Etichettebirra.it

Category : Varie

Qualcuno di voi probabilmente avrà già notato il mio nuovo progetto legato al mondo della birra. Diverso da questo in tutto e per tutto, Etichettebirra.it vuole arrivare ad essere il primo database delle etichette delle birre artigianali italiane.
Nei giorni scorsi son partite le mail per tutti i birrifici a cui son risalito, e la risposta, sebbene coincidesse per molti con la Fiera a Rimini, è stata positivissima. In una sola settimana già oltre 40 birrifici hanno aderito al progetto (vuol dire circa il 15% dei birrifici artigianali italiani, includendo tutti, dai giganti come Baladin ai piccolissimi impianti), inviando tutto il loro materiale.

In questi giorni, hosting premettendo, sono al lavoro per creare le pagine di tutti i birrifici (ognuno avrà la propria scheda personale) e i post con le varie immagini. Ogni lettore o visitatore, che sia registrato o meno, potrà visualizzare tutte le etichette e votare quelle che più preferisce.

Etichettebira.it è e sarà per sempre completamente gratuito, sia per i lettori che per i birrifici  che vorranno aderire al progetto, e costituirà una importante vetrina per chi vorrà far conoscere la sua attività, il suo marchio e promuovere quindi i suoi prodotti.

Sperando che possa piacervi, vi invito a visitare il sito, a iscrivervi alla pagina di Facebook dedicata per seguire gli aggiornamenti in tempo reale e, se avete un birrificio ancora non inserito, a spedire in vostro materiale, seguendo le istruzioni che trovate su Etichettebirra.it.

mattia

Riguardo al turismo birraio in Italia

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Category : Viaggi

Giusto non molto tempo fa si parlava tra di noi, con conoscenti e anche con gli editori di EurHop, del turismo birraio in Italia, e il discorso era rimasto un po’ in sospeso in quanto chi ha potuto davvero viaggiare (anche all’estero) può capire benissimo che differenza ci sia tra il visitare birrifici e produttori vari in Belgio o in Germania o in Usa e quello che succede quando lo si prova a fare in Italia. Chi invece ha avuto poco modo/possibilità di viaggiare sosteneva che non c’è reale differenza.

L’occasione per rispolverare il discorso è (purtroppo) capitata proprio lo scorso weekend. Parto con amici in direzione Langhe, per un paio di giorni all’insegna dell’enogastronomia: le zone paesaggisticamente splendide, il cibo meraviglioso e dell’ottimo vino (ogni tanto bisogna prendersi una pausa dalle birre!) la facevano da padrone. Ma, siccome il brutto tempo non ci avrebbe dato tregua, decido di allungare un po’ la strada per passare da un birrificio di cui mi avevano parlato bene (ne avevo letto anche su BirraZen).

Quindi, che faccio? Sapendo degli stranoti problemi di turismo birraio, contatto il Birrificio tramite facebook per sapere se nei giorni di ponte avrebbero avuto orari diversi:

Ci trovi tutti e due i giorni dalle 11 in poi” è, a parer mio, una frase che non lascia molti spazi di dubbio o interpretazioni. Il mio successivo commento che indica il momento di arrivo a cui non è mai stata data risposta, indicava un’ulteriore conferma che la domenica pomeriggio avrei trovato aperto per “portare via qualche bottiglia“.

Arrivo alle ore 16.35 a Bricco di Neive e i miei amici mi fanno subito notare che non ci sono macchine, la porta è chiusa. Vabè, parcheggio e mi dico “con tutta l’acqua, magari non c’è molta affluenza”. Bussiamo e suoniamo il campanello e ci vien ad aprire un ragazzo. Il quale, non ci fa entrare dicendo che “stava mettendo a posto le cose visto che aveva appena chiuso” e che “avrebbe riaperto alle 7“. Sbigottito, e sempre sotto l’acqua, prima gli spiego del messaggio ricevuto (del quale il ragazzo “non sa niente“), poi già visibilmente alterato gli chiedo se fosse possibile solo prendere due bottiglie da portar via.

No, ci sono solo io adesso, non c’è nessun altro e abbiamo chiuso. Riapriamo alle 7, tornate dopo“.
Ovviamente, alle sette non torno, intanto perchè avevo impegni e, come recita il mio primo messaggio, ero “di passaggio“. Ma anche perchè a quel punto mi son sentito trattato da bestia. Ho ripensato subito al discorso del turismo birraio: i birrifici che hanno una sorta di locale-brewpub sono pochissimi, si contano su due mani a stare larghi. Orari di apertura ridicoli e/o scostanti, con chiusure la domenica e per i ponti, e come abbiamo visto nessuna garanzia di apertura (e vendita al dettaglio!!) nemmeno chiedendo il giorno prima.

L’impossibilità di avere sicurezza di trovare i birrifici aperti, spesso di non riuscire a degustare nulla e/o di trovare qualcuno disponibile è un macigno sullo sviluppo della cultura della birra artigianale. Si tratta così un cliente, chiunque esso sia? E se io fossi venuto apposta da Modena fino in provincia di Cuneo (300km solo l’andata)?

Di contro, per dare un’idea, appena dopo che ci avevano sbattuto la porta in faccia, siamo stati in un’enoteca poco distante, che ha tenuto aperto apposta per noi sei, ci ha trattato con i guanti e ci ha offerto anche un piccolo buffet. Lunedì siamo stati, senza avvertire, ad una (ottima) cantina vinicola, e i proprietari ci hanno offerto qualsiasi cosa potessero, spendendo la loro ora di pranzo di un giorno festivo con noi sconosciuti, per farci conoscere le loro storie, le loro passioni, la loro cultura e i loro (ottimi) prodotti.  E’ così che si fa.

C’è ancora tanta, tanta strada da fare. E Citabiunda, che sul proprio profilo facebook scrive che “non gli interessano stelle e stelline”, può stare tranquilla: stelline zero.

mattia

Eventi a breve

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Category : Festival, Fiere

Una carrellata degli eventi birrai che si svolgeranno nei prossimi giorni.
(cliccate sulle locandine per ingrandirle)

2 Luglio 2010
Presentazione di EurHop
c/o Domus Birrae, via Cavour 88, Roma, ore 19:00
Con la partecipazione di Manuele Colonna, Andrea Turco, Lorenzo Dabove (Kuaska), Marco Caria, Marco Manieri e il sottoscritto Mattia Simoni, ci sarà le presentazione per la stampa e gli appassionati di EurHop, la Guida delle Birre d’Europa, di cui abbiamo parlato qui. Occasione unica per partecipare e conoscere il progetto e le persone che si sono impegnate a dare vita alla Guida. Dopo (verso le 2-21.30) ci si sposterà tutti al Ma che siete venuti a fà (la nostra recensione) dove proseguiremo la festa. Non mancate!

3-4 Luglio 2010
Orobie Beer Festival
c/o The Dome, via Case Sparse Europa 15, Nembro (BG)
La Compagnia del Luppolo, il The Dome, con il patricinio del comune di Nembro, Mo-Bi e Slowfood Valli Orobiche presenta la prima edizione dell’Orobie Beer Festival. Ci saranno oltre 30 diverse birre (tutte rigorosamente italiane) a disposizione. I birrifici presenti saranno quelli di Amiata (GR), Bi-Du (CO), Extraomnes (VA), Lodigiano (LO), Loverbeer (TO), Maltus Faber (GE), Menaresta (MB) e Toccalmatto (PR). Ogni produttore porterà almeno due birre, che saranno spillate direttamente dai birrai. Interverranno Giaccone, Camaschella, Boero. Info più dettagliate sul sito ufficiale: http://www.obf.bg.it

8 Luglio 2010
Presentazione di EurHop (Greve in Chianti)
c/o La Birroteca di Greve, Greve in chianti (FI)
Con la partecipazione di Marco Caria e Marco Manieri di Publigiovane, ci sarà le presentazione per gli appassionati di EurHop, la Guida delle Birre d’Europa, di cui abbiamo parlato qui. Anche qui, come a Roma, occasione unica per partecipare e conoscere il progetto e le persone che si sono impegnate a dare vita alla Guida. Alessio di Pintaperfetta sarà quasi sicuramente sul posto. La Birroteca di Greve è stata recensita qui.

8-9-10 Luglio
Birreggio (2a edizione)
Stadio “Giglio”, Reggio Emilia
Seconda edizione di Birreggio, piccolo ma curato festival delle birre. Presenti, come l’anno scorso (qui la nostra recensione dell’edizione 2009), il Dickinson Pub di Scandiano (RE) che porterà le birre belghe, lo stand di Orso Verde e quello di Mo-Bi, nonchè uno stand che presenterà le birre del Birrificio del Ducato, White Dog, Bi-Du, Birrone. Sabato 10 presentazione di EurHop con me e i due editori di Roma e chiacchierata con i birrai di Zimella e Dada, due nuovi birrifici della zona. Musica e ampie cibarie disponibili.
Per maggiori info: http://www.birreggio.tk

10-11 Luglio
Presentazione di EurHop (Modena e Reggio Emilia)
Di nuovo presentazione di EurHop a Birreggio (leggi sopra, orario indicativo 21,30). La domenica 11, presentazione persso la Birroteca Al Goblet di Modena (che abbiamo recensito qui), poi a Scandiano presso l’Arrogant Pub la domenica sera con presentazione dalle 21 in poi. Saranno presenti Marco Caria, Marco Manieri e il sottoscritto.

17-18 Luglio 2010
Spinalamberto
Centro Storico, Spilamberto (MO)
Prima edizione di Sinalamberto, che vedrà partecipare i seguenti birrifici: White Dog (Rocchetta di Guiglia, MO), Birrificio Emiliano (Anzola dell’Emilia, BO), Toccalmatto (Fidenza, PR), Statalenove (Crespellano, BO), Real Beer (Firenze). Laboratori di degustazione presenti sia il sabato che la domenica (previa prenotazione, che è obbligatoria in quanto i posti sono pochi). Stand gastronomici. Non abbiamo ulteriori info.

23-24 Luglio
Saranno Famosi – Giovani Microbirrifici Italiani
c/o La Locanda del Monaco Felice, Suisio (BG)
La Locanda del Monaco Felice e La Compagnia del Luppolo vi invitano a partecipare al Festival dei Microbirrifici emergenti: saranno presentiil Birrificio Emiliano (Anzola nell’Emilia, BO), Geco (Cornaredo, MI), Rurale (Certosa di Pavia, PV), Valcavallina (Endine Gaiano, BG) e Extraomnes (Marnate, VA). Ogni birrificio porterà almeno due birre e l’offerta sarà completata dalla presenza di Alex Liberati che proporrà le birre di sua produzione (Revelation Cat, Roma) e qualche rara ed eccellente importazione (Usa, Olanda, Scandinavia). Per ulteriori informazioni: http://www.birrabelga.org/sarannofamosi

mattia

Guida Alle Birre d’Italia 2011 – Slow Food

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Category : Birra, Varie

E’ uscita la Guida Alle Birre d’Italia 2011 di Slow Food, pubblicazione abbastanza attesa fosse anche solo per cancellare il triste ricordo dell’edizione precedente, un libro con ottime promesse (il primo a voler fotografare nei dettagli il crescente movimento birrario italiano) ma con numerose pecche. Doveva essere la nostra prima recensione, quella dell’edizione precedente, ma decidemmo di soprassedere, non sapendo bene da che parte affrontare quel curioso volumetto. Già la presenza di pagine pubblicitarie in un libro (specie in una guida) mi risulta strana, ma almeno era un po’ meno fuorviante dell’insertino di una nota multinazionale presente sulla Guida Alle Birre del Mondo del compianto Michael Jackson, edita anch’essa da Slow Food.

Tra le tante perle, ricordo la totale assenza del Mosto Dolce (storico brewpub di Prato con almeno un paio di produzioni di tutto rispetto) e la presenza di nomi improbabili come il brianzolo Novecento. Difetti prontamente corretti nella nuova edizione della guida, che si concede il lusso di giocare d’anticipo inserendo birrifici in via di apertura come Extraomnes (di Luigi “Schigi” D’Amelio, letteralmente atteso al varco da un bel po’ di gente con cui ha avuto vivaci confronti in rete) ed Endorama (dell’amico Simone Casiraghi).

La vecchia guida ci diceva che le birre alla spina non meritavano giudizio né, quindi, apprezzamento. Criterio un po’ surreale, anche perché ci sono stili birrari che in bottiglia perdono tanto, se non tutto. Inoltre, ci sembrava un modo un po’ pigro e snob di liquidare i brewpub e le loro produzioni: difetto non ancora superato. Il giudizio sulle bottiglie invece vedeva un profluvio di capolavori da quattro e cinque stelle, e anche i grandi nomi dell’industria (trattati a parte nel finale) non avevano grosse difficoltà a raggiungere le due-tre stelle.

Questo, in passato. Guardiamo avanti, guardiamo al futuro, affidandoci alle stelle, appunto. Sembra esserci stata una discreta revisione in basso, con un generale abbassamento del voto che ha colpito quasi tutti.

Sul web, si è partiti dall’anteprima dell’ottimo Andrea Turco (che ha curato la parte dedicata alla birra in rete, e che ci ha segnalato: grazie) che anticipa la lista delle birre-capolavoro, quelle birre talmente buone da meritare il massimo punteggio possibile. Lista che ha destato polemiche fin dai primi commenti, con diversi lettori che contestavano l’una o l’altra birra, o facevano ironia sulle (legittime) perplessità di Paolo Polli. Ve la copiamo pari pari, per chi non avesse ancora avuto occasione di poterla apprezzare:

Chocarrubica – Grado Plato
Draco – Montegioco
Elixir – Baladin
Erika – Baladin
Filo Forte Oro – Birra Pasturana
Frakè – San Paolo
Ipè – San Paolo
Isaac – Baladin
Mama Kriek – Baladin
Martina – Pausa Cafè
Mummia – Montegioco
Nora – Baladin
Panada – Troll
Quarta Runa – Montegioco
Sticher – Grado Plato
Strada San Felice – Grado Plato
Tibir – Montegioco
Tosta – Pausa Cafè
Tosta Cuvée Acida – Pausa Cafè
Xyauyù – Baladin
Amber Shock – Birrificio Italiano
ArtigianAle – BI-DU
Ghisa – Lambrate
Nubia – Orso Verde
Porpora – Lambrate
Rodersch – BI-DU
Scires – Birrificio Italiano
Tipopils – Birrificio Italiano
Wabi – Orso Verde
Admiral – 32 Via dei Birrai
Extra Brune – Maltus Faber
Triple – Maltus Faber
BIA Golden Ale – Ducato
Divinatale – Torrechiara
Panil Enhanced Final – Torrechiara
Re Hop – Toccalmatto
Skizoid – Toccalmatto
Via Emilia – Ducato
Winterlude – Ducato
Contessa – Amiata
La 9 – L’Olmaia
Duchessa – Birra del Borgo
Enkyr – Birra del Borgo
Genziana – Birra del Borgo
Re Ale – Birra del Borgo
Reale Extra – Birra del Borgo
Re Porter – Birra del Borgo
Bianca Piperita – Opperbacco
Blanche du Valerie – Almond ‘22
10 e Lode – Opperbacco
Maxima – Almond ‘22
Noscia – Maltovivo
BB10 – Barley
BB Evò – Barley
Toccadibò – Barley

Questi dunque i capolavori dell’arte birraria italiana, curiosamente concentrati in pochissime regioni di produzione, tanto che uno potrebbe pensare che l’autore si sia lasciato un po’ trasportare dall’entusiasmo, o, come temiamo, dalle simpatie.

Altrove, invece, il neo-mastro birraio Schigi (vedi sopra) in veste di maestrina dalla penna rossa offre le sue cinque stelle e tira la riga su alcune produzioni e ne aggiunge altre, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di aumentare le Baladin in lista, che assieme a Birra del Borgo occupano mezza lista delle eccellenze. Intendiamoci: a me, le birre del Borgo piacciono, specie alla spina. Della Genziana, provata in bottiglia un paio di volte, mi ha colpito la totale assenza dell’aromatizzazione promessa. Ma ammetto che un paio di assaggi non sono sufficienti a giudicare la complessità di una birra, e magari mi è capitata la bottiglia sfortunata. Lo stesso riesame me lo riservo per la collaborazione di lusso (con Sam Calagione della Dogfish Head) My Antonia, che almeno ha il pregio di spaccare gli appassionati tra chi la adora e chi no.

Da parte nostra, quello che notiamo è un grosso livellamento: una volta deciso che un birrificio fa roba buona, si sprecano le quattro stelle, con punte di cinque per le eccellenze e con un bel tre per le birre che a chi ha curato la guida non sono piaciute. Raramente (mai?) un birrificio “cinque stelle” si prende le due stelle per una produzione sballata, piuttosto si fa finta di nulla e si mette solo la schedina in breve senza valutazione, forse per non sporcare la scheda di qualche produttore più o meno intoccabile. A sentire i curatori, ogni birra valutata è stata assaggiata almeno tre volte. Io ho forti dubbi, specie per qualche “produzione speciale” che si è rivelata di difficile reperibilità pure nelle zone di produzione (un nome su tutti, per chi come me abita in Lombardia, può essere quello della Birra Madre di Menaresta, un frullato di lieviti impazziti di difficile valutazione: tre stelle).

A proposito di birre tre stelle: la mia più grande perplessità è proprio sulla presenza di moltissime birre liquidate con una breve scheda che riprende quasi calligraficamente la scheda del produttore e vengono liquidate con un giudizio medio senza troppi approfondimenti. Alcuni birrifici hanno una fila di stelle praticamente uguali per ogni birra prodotta, con una variabilità quasi assente. La sensazione è che le birre non siano state provate con la dovuta attenzione, perché la maggior parte dei birrifici ha un paio di prodotti di punta e un prodotto o due ai limiti della potabilità. Qui invece tutto è livellato sulla norma, come se al birrificio fosse stato assegnato un determinato punteggio e in base ad esso poi si fanno gli aggiustamenti del caso. Non si sa quindi se sarebbe utile pensare a un nuovo sistema di valutazione o se cancellare il sistema di stelle in tutto e per tutto.

Inoltre, quando leggo una guida birraria mi piace una certa personalità nelle scelte e anche nelle schede. Certo, c’è il rischio di sbagliare, di dire qualche fesseria, ma almeno si giustifica in qualche modo il proprio lavoro, o almeno si fa vedere che c’è un lavoro dietro. Fare il verso alla scheda del produttore, per quanto dettagliata possa essere, mi fa chiedere cosa una guida del genere aggiunga rispetto alla semplice lettura delle etichette, comodamente possibile sia nel proprio pub-beer shop di fiducia che, ancora più facilmente, sulle pagine web dei produttori stessi.

15 (quindici) euro sono tanti, per un libro con le inserzioni pubblicitarie. Inserzioni di prestigio, da un noto distributore di birra alla maggiore banca italiana, passando per il marchio più noto di caffè del Belpaese e il consorzio di una nota specialità casearia. Gente con i soldi, insomma, mica parliamo di una paginetta di qualche oscura associazione locale di appassionati.

Le cose più carine sono la breve scheda introduttiva al birrificio e la tabellina che in pochi simboli riassume le birre. Velo pietoso sulla chiocciolona Slow Food.

Giudizio finale? Compratelo se vi serve una sorta di elenco del telefono della birra italiana, con due linee guida su quello che va assolutamente evitato (birre da 1-2 stelle) e quello che andrebbe provato almeno una volta (birre dalle 3 stelle in su). A proposito, tra le birre da due stelle ci sono la Grigna, pils del Lariano, e la Dreher, che “colpisce per facilità di beva” (sic). Prosit?

Open, Roma

Category : Locali

Come ultima tappa romana, dopo Ma che seiete venuti a fà, Brasserie 4:20, Bir & Fud, Mastro Titta, in Aprile ho visitato anche l’Open, sito in via degli Specchi, in zona Campo de’ Fiori (mappa), facilmente raggiungibile da Piazzale Torre Argentina. Il locale è al piano terra in una piccola stradina, e si divide in due ambienti: quello in cui si entra, più grande e che ospita la maggiorparte dei tavoli e delle spine, e quello più piccolino riservato alle produzioni estere.

Il locale, nella sala principale, offre una sessantina di posti a sedere, divisi più o meno equamente tra tavoli alti e divanetti. Praticamente inservibili, a meno che non siate dei giganti, gli sgabelli al bancone: vi trovereste comodi come seduta ma la vostra birra appoggiata sul bancone orbiterebbe almeno 10 cm più in alto di voi… la situazione mi ha lasciato piuttosto perplesso e non ho capito se era voluta o meno. L’arredamento, tutto il stile-Baladin è accogliente, con colori caldi ma anche moderno (acciaio). Il menù è presentato su un’enorme lavagna-parete alla sinistra del bancone, dove vengono aggiornate tutte le spine presenti al momento.

Nonostante ciò, è disponibile anche un menù, anche questo in stile-Baladin, con tutte le birre del giorno (è stampato “fresco”, complimenti per questo), divise per stile . Dietro al bancone sono esposte le bottiglie disponibili all’acquisto, anche se alcune voci mi han detto che pian pianino andranno a calare rendendo l’offerta del “take-away” meno interessante.

Open, Roma

Open, Roma

Sulle spine il discorso è semplice e tuttavia molto gustoso: come molti di voi sapranno, ci sono una quarantina di produzioni italiane a furiosa rotazione, tanto che anche qui come da altre parti, suggerisco di prendere subito le birre desiderate per non rischiare di doverle mancare. I birrifici presenti sono svariati, si va dal Bi-Du al Birra del Borgo, da Baladin a Citabiunda, da Ducato a Birrificio Italiano passando per Scarampola, Pausa Cafè, Orso Verde, Toccalmatto, Bruton, L’Olmaia, B94 e tanti tanti altri. I nomi sono eccellenti e davvero ogni serata “rischia” di essere stravolta dalla grande rotazione presente.

Nella sala “estera” invece si danno il cambio le produzioni di BrewDog (io ho preso una eccellente 5 am Saint), Het Anker, De Ranke eccetera. Birre anche qua eccellenti. I prezzi in linea di massima non sono proprio competitivi, e sono fissi sui 5€ per la 0.33: c’è da dire che sono bene o male allineati a quelli di tutti gli altri locali di Roma.

L’offerta sul cibo è buona, io ho solo preso delle gustose patate tipo “crisp” chiamate “fatata” con condimento a piacere, ma anche qui i prezzi non sono davvero troppo popolari. Vedo l’Open come un locale dove fare un buon e lungo aperitivo, magari poi spostandosi per mangiare qualcosa di più appagante, ma è solo la mia modesta opinione.

In conclusione, un eccellente locale che ha puntato tutto sulle artigianali italiane, e pur non essendo io un grande (e a volte nemmeno piccolo) amante nè delle birre Baladin nè della “politica” societaria, bisogna comunque apprezzare la vasta offerta dell’Open e la cortesia del personale: un salto, se si è a Roma, è giusto farlo, anche per poter esprimere la propria opinione a riguardo.

mattia