Il futuro del bolleke

Category : Birra, Notizie in breve

Ovvero, come si chiama il boccale classico da belga in Olanda e nella regione fiamminga del Belgio.

Se chiedete un bolleke (il bicchiere a balloon per eccellenza) vi arriverà una sola birra, se è tra quelle spillate dal locale: la De Koninck, ovvero l’aperitivo e il passatempo ideale di buona parte dei paesi sopra indicati.

La notizia, in breve, è che la Heineken sta comprando le attività della De Koninck. Questo include un centinaio abbondante di bar in giro per il Belgio (in particolare nella regione dove viene prodotta, vale a dire quella di Anversa), lo stabilimento, ma pare non includa il marchio e le ricette De Koninck, che invece dovrebbe essere destinata al più piccolo tra gli squali del mercato della birra belga, vale a dire la Duvel Moortgat.

Nonostante il blog di Roger Protz dica diversamente, fonti attendibili sembrano dire che si vada verso lo scenario appena descritto. Se fosse vero, sarebbe una ulteriore morsa dei grandi gruppi birrari verso il controllo della produzione e dei consumi della birra in Belgio, con tre grandi gruppi a fare la parte del leone (AB-InBev, Heineken e Duvel Moortgat). Se per i primi due gruppi è pratica abituale lavorare su questo tipo di azioni, per la Duvel Moortgat si tratterebbe di una ulteriore espansione dopo l’acquisizione dei marchi Chouffe (forse la birra belga più famosa fuori dal Benelux che non sia mai passata per le mani della Interbrew/Inbev/AB-Inbev) e Liefmans. Oltre alla birra “di abbazia” Maredsous, del cui nome la Duvel Moortgat è da sempre licenziataria.

Insomma, per tutti i piccoli produttori resterebbe il mercato locale* e una vaga possibilità di crescita legata più al mercato estero che a quello locale, perché da quelle parti è normale per un grosso gruppo birrario controllare anche la stragrande maggioranza dei pub del paese…

* chi ha girato un po’ il Belgio in cerca di birra può testimoniare come, al di là di grossi marchi o abbazie, nella regione francofona si bevano birre vallone e viceversa, con particolare attenzione ai marchi locali. Figuriamoci se il bar è diretta emanazione di un grosso gruppo….

Göteborg parte 3: Tre Små Rum, Rover, Ölrepubliken

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Category : Locali, Viaggi

Per questa terza e (per ora) ultima parte del report sulla scena birraria della seconda città svedese ho deciso di concentrare quelli che sono i locali più interessanti. Interessanti perché la personalità di chi gestisce ha un ruolo importante, interessanti perché la birra artigianale locale trova ampio spazio, interessanti perché propongono qualcosa di davvero particolare.

Due parole sulle birre artigianali svedesi, forse già scritte in occasione di uno degli articoli precedenti. Gli stili che vanno per la maggiore, oltre alle India Pale Ale (vero e proprio trend internazionale degli ultimi anni), prevedono ottime bitter, stout e porter, con una gradazione che, salvo qualche prodotto speciale, si mantiene solitamente tra i 4,5 e i 6,5 gradi. I birrifici provati sono tutti di ottimo livello, per un giudizio complessivo che a mio avviso può portare la Svezia al livello di altri ben più celebrati paesi birrari. Un segreto ben custodito, se è vero che fuori dalla Svezia sono praticamente impossibili le possibilità di reperire birra artigianale svedese.

I locali di questo articolo rappresentano a mio avviso l’eccellenza cittadina (assieme ai Bishops Arms, di cui avevo parlato in precedenza). Quello da cui voglio cominciare si chiama Tre Små Rum. Il pub è situato in una zona con un discreto numero di locali e (se ho capito bene) non lontano dall’università. Lo gestisce un curioso personaggio mediorientale con due baffi da antologia, sul bancone c’è un simpatico cartello che vieta anche solo di chiedere birra di scarsa qualità.

16 linee di spina, con ampio spazio per le produzioni artigianali svedesi (Oppigårds, Närke, Nynäshamns, Dugges e Ocean), atmosfera tranquilla e rilassata, grande competenza del personaggione (raramente ho visto tanta identità tra il gestore e il locale che gestisce, e chi lo conosce dice che ha pure una memoria da elefante). Avrei voluto passarci più tempo, ma alla fine abbiamo potuto passare solo un pomeriggio. Dell’esperienza mi ha colpito la competenza del gestore, l’offerta di spine praticamente impeccabile, e l’impressionante vetrina con le bottiglie “dal resto del mondo”, con ottima scelta di prodotti britannici e americani. E i tappeti persiani che adornano le sale del locale, mai visti prima d’ora in una birreria.


The Rover è il locale birrario di Göteborg per eccellenza. Due soci a dirigere il tutto, un gruppetto di ragazzi e ragazze di competenza estrema a far la spola tra tavoli e bancone, è la meta preferita di chi vuole una birra di qualità in città. Si viaggia a birra alla spina (oltre 20 linee, tutte scelte tra il meglio della produzione nazionale e non), con qualche piccolo frigo dietro il banco con una selezione di birre in bottiglia (le americane Hoppin’ Frog, o le trappiste belghe, per fare un paio di esempi).

Si mangia bene, ed è facilmente affollato. Un consiglio è di andare presto, se volete essere sicuri di trovare posto. Per chi ama le classifiche, il Rover si è classificato al trentaquattresimo posto della classifica dei migliori beer bar di ratebeer. Una volta al mese aprono un cask sul banco, e noi abbiamo avuto la fortuna di essere presenti (la prima sera che eravamo in città, fortuna sfacciata) per gustare dell’ottima Nynäshamns Brännskär Brown Ale, mentre la birra che ha riscosso maggiore successo al nostro tavolo è stata la Oppigårds Amarillo Spring Ale.

Cosa fate se siete due soci con estrema competenza, un locale favoloso (il Rover, appunto) e sempre pieno? Semplice, ne aprite un secondo dall’altra parte del centro. Così è nato l’Ölrepubliken, o Repubblica della Birra. Una trentina di spina (a raccontarli insieme sembra quasi una cosa normale, trovare trenta linee di spina in un locale) con maggiore spazio per le produzioni non svedesi (Belgio, Danimarca) e una lista di bottiglie che supera agilmente le 300 unità. Il cibo è simile a quello del Rover (pub food preparato con la massima cura, gustoso e saporito), l’atmosfera più moderna.

Concludendo, insomma, Göteborg si rivela una città di assoluta eccellenza birraria, con due birrifici cittadini e ampia offerta cittadina di birrerie di altissimo livello, in cui è facile trovare il modo di soddisfare la propria sete. Con l’inglese si viaggia bene ovunque, come in tutte le città scandinave, il costo della trasferta è simile a quello di una qualsiasi grossa città europea. Ah, e ci si arriva in aereo con una nota compagnia low-cost.

Segnalazioni: Venezia Beer Festival (in corso) + Fa’ La Cosa Giusta (Milano) 2010

Category : Festival, Fiere

E’ cominciato ieri (e durerà fino a lunedì 14 marzo) il Venezia Beer Festival, organizzato dal Voodoo Child Pub in via Gorgo 56 a Caltana di S. Maria di Sala (Venezia).

Un assortimento di birra impressionante, forse addirittura esagerato (anche se il grosso è ovviamente in bottiglia) che propone alcune delle migliori produzioni italiane (i ben noti 32 via dei birrai, Toccalmatto, Ducato, Orso Verde, Borgo e tanti altri ancora, alcuni con mastri birrai in loco, altri no), alcuni dei principali importatori (Interbrau, ma anche Ales & Co.) e una scelta smodata di produzioni artigianali belghe, inglesi, tedesche, americane. Interverrà il solito Lorenzo “Kuaska” Dabove ed è prevista la cucina di ricette “di birra” (coniglio alla Westmalle Tripel, pasta e fagioli alla Bi-bock, chi più ne ha più ne metta).

Noi non ci saremo, salvo sorprese dell’ultimora. Abbiamo infatti in programma una festa di addio al celib un weekend di volontariato e impegno sociale. Se qualcuno vuole farci sapere com’è stato saremo lieti di raccogliere le impressioni nei commenti, sul forum o per e-mail (info chiocciola pintaperfetta punto com).

Altra segnalazione interessante per vive in Lombardia è Fa’ La Cosa Giusta 2010, la fiera del commercio equo e solidale, del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Oltre a tutti gli stand che potete immaginare avendo visto un negozietto del commercio equo e solidale, c’è una significativa presenza del mondo birrario artigianale italiano e lombardo. Birrificio Italiano, Rurale, Hibu, Br’hant, Gedeone e Birradamare sono alcuni dei produttori che saranno presenti nei padiglioni 1 e 2 della Fieramilanocity (la vecchia Fiera di Milano, insomma).

Buon weekend birrario, ovunque voi siate.

A giorni: report sul Sussex Beer Festival della CAMRA. Se intanto volete vedere com’è andata lo scorso anno potete leggere il nostro report a cura di Lorenzo.

Birroteca “Al Goblet”, Modena

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Category : Locali

Scriviamo ora di quello che è diventato uno dei (se non “il”) locali più frequentati di Modena: la Birroteca Al Goblet (sito): Goblet che vuol dire “Calice”, sia in francese che in inglese, e infatti metà delle persone lo chiama in modo anglofono e metà alla transalpina. Il locale è in pieno centro storico di Modena, nella vivace zona della Pomposa (dal nome della chiesa e della piazza antistante), dove coesistono locali ben diversi gli uni dagli altri, e dove buona parte della movida cittadina si ritrova il venerdì e il sabato.

Il locale, aperto soltanto a luglio 2008, è abbastanza piccolo (una trentina di posti a sedere nei vari tavolini da 4, più il dehors esterno che tiene una ventina di persone) e nelle serate affollate o con maltempo non è sempre semplice trovare un posto a sedere. Il bancone, particolarmente curato, offre 10 spine in ottone: le classiche e fisse sono Auerbrau (Rosenheimer), Fischer, Murphy’s Stout, Erdinger Weiss, Goldenfire, Affligem Blonde, Affligem Rouge, La Chouffe. Le altre due spine ogni tanto ruotano (ultimamente Blanche de Namur, Chouffe N’Ice) e ogni tanto vengono occupate dalle produzioni del locale. Avete capito bene: i gestori del locale sono due dei tre soci del Birrificio Emiliano di Ponte Samoggia e sono l’unico locale (sicuramente a Modena e dintorni, ma per ora credo al mondo vista la “tiratura” ridotta del Birrifico) ad avere le loro spine. La Forum Gallorum è una bionda chiara, abbastanza luppolata, da 6%, ottima bevibilità. La rossa, che prende il nome di Pomposa (come detto, la piazza in cui si trova il locale) ha 6.2%, in stile Ale inglese, è ben bilanciata pur non essendo particolarmente corposa. In arrivo so di certo che ci sarà la nuova produzione dei San Geminiano (dal nome del patrono di Modena), che verrà prodotta seguendo una ricetta per una Blonde belga.

Al di là delle spine (che purtroppo va detto: la rotazione è per ora praticamente nulla) il locale offre più di cento etichette tra birre belghe, italiane, americane, olandesi, britanniche, tedesche e chi più ne ha più ne metta: alcune etichette come Jaipur e Kipling (Thornbridge), tutte le trappiste, un ottimo assortimento di Cantillon, tutta la linea della Dupont e del Ducato, Sierra Nevada, Brooklyn, Flying Dog, BrewDog sono solo alcune delle proposte. Sulle bottiglie la varietà è decisamente più in “movimento” rispetto alle spine e non manca mai qualche bella sorpresa. Simpatica anche la possibilità di affittare una megabrocca da 2lt, farsela riempire della birra preferita e portarsela a casa per berla assieme agli amici.

Il locale offre un buon servizio di paninoteca, con specialità tagliere di salumi e formaggi con tigelle. Ogni tanto il Goblet organizza eventi a tema come abbinamenti cibo-birra, cene a base di sushi, imperdibili degustazioni di formaggi o serate musicali con dj. Il servizio è iper cortese e particolarmente “alla mano”. E’ aperto tutti i giorni dalle 18 all’1 e nel weekend fino alle 2: happy hour halle 18 alle 20.30.

Insomma, Modena città non offre ancora troppo dal punto di vista birraio, e non ci si può fare problemi nel consigliare questo bel locale. Se solo la scelta delle spine ruotasse di più, magari affidandosi un pò di più al coraggio invece che al mantenimento dello status quo, potrebbe veramente far fare un enorme salto di qualità al Goblet, portandolo di diritto  tra i migliori locali in provincia e in regione.

mattia

AGGIORNAMENTO Maggio 2011.
Le cose non son cambiate molto dall’articolo. Le birre alla spina sono le stesse identiche, non son mai cambiate (Affligem, Auerbrau Export, Goldenfire, Muphy’s Stout, La Chouffe, Erdinger), e questo è un lato deludente. Le spine dedicate al Birrificio Emiliano sono aumentate e sono diventate 3 fisse, a rotazione. Cancellati praticamente tutti gli eventi come le degustazioni e le serate particolari, rimane solo la festa del birrificio a metà Dicembre. Le referenze in bottiglia sono sempre parecchie e abbastanza varie ma in generale  si tratta di cose particolarmente facili da trovare (tra cui però pochissime italiane: oltre alle bottiglie del Birrificio Emiliano, rimangono solo qualche Ducato e alcune Baladin). Il locale rimane sempre molto affollato, in qualsiasi sera della settimana, nel weekend è davvero difficile trovare posto (tranne in estate che invece il “dentro” rimane deserto). Purtroppo la grande affluenza si ripercuote moltissimo sulla modalità di servizio, che rimane estremamente cortese ma molto frettoloso: la spinatura delle birre è fatta in pochissimi secondi, il che non le fa di certo rendere al massimo.

Festival “Le bire de Nadal” al “Dome” (BG)

Category : Eventi

Presso il “The Dome” di Nembro va in scena nel weekend del 18-19 e 20 Dicembre la prima edizione del Festival “Le bire de Nadal”. Riportiamo qui le anticipazioni scritteci da Michele Galati.

Birre alla spina:
K9 (Flying Dog), Avec le Bons Voeux (Dupont), Christmas Ale (St. Bernardus), Christmas (Gouden Carolus), Pere Noel (De Ranke), Cuvee de Noel (St. Feuillien), Bashah & Stones (Brewdog), Santa’s Butt (Ridgeway), Bad Elf (Ridgeway), Santa’s Little Hepler (Mikkeler), Winterkininkske (Kerkom), Rasputin (De Molen), Tsjesees 2008 (Struise), Birra di Natale (Orso Verde), Brighella (Lambrate), X-treem (Bidu), Anteprima&Ultima (Montegioco).

Birre in bottiglia:
K9 (Flying Dog), Avec le Bons Voeux (Dupont), Christmas Ale (St. Bernardus), Christmas (Gouden Carolus), Pere Noel (De Ranke), Christmas 09 (Anchor), Tournay de Noel (Cazeau), Hibernation Ale (Great Divide), Rochefort Cuvee 09, N’Ice (Achouffe), Cuvee Mellieur Voeux (Rulles), Tsesees Reserva (Struise), Stille Nacht (De Dolle), Fra…Til (Mikkeler), Santa’s Little Hepler 08, Star Festival Special Ed. (Mikkeler), Cru de Noel (Almond 22), Birra di Natale (Maltus Faber), Platinum (Croce di Malto).

Birre “vintage”:
N’Ice (Achouffe), Christmas 07 (Anchor), Tournay de Noel (Cazeau), Rochefort Cuvee 08, Tsesees Reserva (Struise), Pannepot Reserva (Struise), Stille Nacht (De Dolle), Pere Noel (De Ranke), Cuvee Mellieur Voeux (Rulles), Santa Bee (Boelens), Canaster (glazen Toren), Special Noel (Abbaye des Rocs), Special Noel (Binchoise).

Orari di apertura:
Venerdì 18-03, Sabato 14-03, Domenica 12-23
Possibilità di degustazioni da 0,1o

Ci sarà la possibilità di partecipare ai laboratori:

  • Sabato ore 17.30
    Laboratorio “vintage” a 3 nasi, con Kuaska, Schigi e Giorgio
  • Domenica ore 17.30
    Laboratorio “produzioni 2009” sempre a 3 nasi

Durante i laboratori verranno servite “le stuzzicherie di fabrio”, chef del The Dome
Prenotazione obbligatoria, costo di € 20.00 per laboratorio.

  • Domenica ore 13.00
    Primo pranzo di Natale
    Cannelloni gratinati ricotta & spinaci
    Stracotto di “maiale setoloso” con polenta
    Dolce, caffè e ammazzacaffè
    Ogni portata sarà accompagnata da una birra
    Prenotazione consigliata, costo € 30.00.

Per prenotazioni:
The Dome 035 522555 dopo le 15.00
cell. 3939315880
mail: galati.michele@virgilio.it
thedome1510@gmail.com
info@birrabelga.org

Cerveceria Trastos, Burriana [SPA]

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Category : Locali, Viaggi

Chi conosce il mondo birraio sa benissimo che nella penisola iberica i capolavori sono rari, rarissimi. Le birre più famose provenienti dalla terra di paella e toreri, sono le tristemente note San Miguel, Cruzcampo, Damm, e le meno note Mahou e Alhambra. Roba da impallidire. E’ forse per questo che nasce l’esigenza di avere, anche in una cittadina di modeste dimensioni e tagliata fuori dal grosso giro turistico come Burriana / Borriana, un locale che riesce a offrire qualcosa di buono.

Non stiamo parlando del Kulminator di Anversa, per carità. Però il locale, gestito da due giovani fratelli (che curiosamente paiono avere origini italiane), si presenta come un lodevole “porto” per sperduti viaggiatori birrai. Situata sul lungo (molto lungo)-mare all’altezza del porto commerciale (mappa), la Cerveceria Trastos offre 6 spine, tra cui (quando sono andato io) le due Affligem blonde e Affligem rouge, una Grimbergen e le tradizionali birre spagnole. E’ però in bottiglia che il locale riesce ad emergere dal piattume generale, includendo non solo oltre 100 diversi tipi di birra da tutto il mondo, non solo la quasi totalità delle birre trappiste, ma anche prezzi davvero concorrenziali. Per fare un esempio, quando son andato io, una Duvel e una Achel Brune le ho pagate 4,50 euro. In totale.
La carta delle birre è in continua evoluzione e include parecchie etichette del Sudamerica, quindi non solo specialità ma anche qualcosa di esotico e difficilmente reperibile.

Il locale offre anche da mangiare con vari tipi di salumi, piatti caldi e degustazioni. Divertenti le gare dei tavoli (su richiesta): in un maxischermo un grafico in continuo aggiornamento ci sono le quantità di “liquidi” trangugiate, divise per ogni tavolo, dove si trova una spina. Le foto dei vincitori dei “concorsi” passati fanno veramente venire voglia di andare a dare una “lezione”, se non fosse per un problema: l’unica birra con cui è consentito sfidarsi è, ahimè, la Foster’s.

Quindi, se vi capiterà di passare per Burriana, cosa assai improbabile, sapete dove andare. Del resto, è facile trovare un buon locale a Bruxelles o Londra… e le imprese facili non danno particolare gusto, no? 🙂

Birreria Il Cantuccio – Orta S.Giulio (NO)

Category : Locali

Un appunto veloce di servizio.
Se si desidera andare al Cantuccio di Orta S.Giulio, in via Marconi 35, sarebbe preferibile indicare realmente via Marconi 35 al proprio navigatore satellitare. La distrazione porta con sè la pena (vissuta in prima persona), di trovarsi in via Madre Teresa di Calcutta, in un viottolo sperduto con davanti verosimilmente un ospizio per vecchi o un convento (visto il nome della via).
Comunque sia, finita la nota di servizio e ripresa la corretta direzione, eccomi davanti al Cantuccio.

esternocantuccio

Il locale si trova nella graziosa città di Orta S.Giulio, a 100 metri dalla stazione dei treni e quindi con la possibilità di sfruttare un ampio parcheggio.
Esternamente il locale ricorda i vecchi circoli Arci, il baretto di paese, mentre all’interno lo stile è più standard con i classici tavoli in legno su 3 salette, sgabelli, specchi legati a vari marchi birrai (alcuni sinceramente imbarazzanti, per il nome) ma anche fantastici poster di vecchi film (quello di “Chiamatemi Aquila” di Belushi mi ha tolto più di un sorriso).
Il personale, cortese, ricorda molto la laboriosa frenesia di un formicaio (per numero e velocità di movimenti), con un servizio corretto nella presentazione della birra e nella scelta dei bicchieri.

Internocantuccio

Fatti i soliti convenevoli, passiamo al lato beverino, quello decisamente più interessante della segnalazione.
Il Cantuccio nella sua storia più che decennale, vantava un guinness ufficiale per numero di bottiglie (a livello europeo), e tutt’oggi con le sue circa 200 bottiglie alla carta si difende egregiamente. Nella lista il Belgio la fa da padrone come peso sia quantitativo che qualitativo , mentre le altre nazioni sono rappresentate da prodotti validi più come nota di colore (con una birra dello Sri Lanka e una della Tanzania) che di sostanza. A segnalarle tutte mi ci vorrebbe un papiro, ricordo un pò a caso e a gusti le solite trappiste (Rochefort, Orval, Westmalle…. ), le birre della De Dolle (Arabier, Boskeun, Dulle Tuve, Stout…), le Dupont (Saison, Moinette… ) , le Boelens (Birken, Pa-gijs, Wase Wolf) e tanta altra roba buona. Un pò vuota la casella inglese (a parte roba imbevibile) e americana. Guardando alle tipologie, la lacuna vera è sulle acide, rappresentata solo dalle Lindemans (brrrr… ) e presentata come “birra alla frutta”, cosa infondo vera vista la sua natura sciropposa ma che non sarebbe cosa di cui farsi vanto.

La scelta delle spine è apprezzabile e si trovano due birre classiche tedesche (Kulmbacher e Kapuziner Weiss) , la Gordon Finest Blond e due belghe (Mc Chouffe e Bonne Esperance).
Mi rimane la curiosità del fare una vista tra qualche tempo per verificare l’esistenza o meno di una rotazione nelle spine, fattore in grado di dare uno spessore maggiore all’offerta.
I soliti panini, stuzzichini e pizzette non mancano a completare l’offerta del locale. I prezzi sono onesti, con le spine a 2,70 e 4,80 (rispettivamente la piccola e la media), e la gran parte delle bottiglie sui 4,5 per i 33cc.

Giungendo ai commenti finali, il Cantuccio merita sicuramente voti positivi e buone lodi.
L’offerta è sicuramente tra le più abbondanti della zona, in particolare per quanto riguarda le bottiglie belghe e le spine non deludono. Il locale è un pò rumoroso per l’alta frequentazione ma rimane comunque una visita più che piacevole. Da seguire il sito internet per monitorare la presenza di serate di degustazioni, assaggi, feste, nuovi arrivi.
Non mi resta molto da aggiungere, tranne che per l’estate rimarrà aperto tutte le sere. Per concludere consiglio in modo particolare la presenza dell’autista sobrio considerata l’offerta di birra, la strada lungo il lago (qualche curva vigliacca si trova) e la presenza piuttosto abbondante di controlli della forza pubblica. La stazione accanto potrebbe essere un’alternativa, anche se sono dubbioso sull’esistenza di treni in orari serali.

La Birroteca di Greve – Greve In Chianti (FI)

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Category : Locali

C’è chi ad avere un locale “interessante” per gli appassionati di birra ci arriva per gradi, chi quasi per caso, e chi invece già all’apertura ha ben chiaro un progetto in testa. E’ sicuramente il caso di Piso e Michela, che hanno inaugurato la Birroteca di Greve un mesetto fa con le idee ben chiare: una lista di bottiglie molto particolare, un menù ricco di ingredienti autoctoni e biologici e pure qualche idea per incentivare la pratica tanto in disuso (in Italia) del cosiddetto “guidatore sobrio”.

Ma andiamo per gradi. Gabriele (vero e proprio “Uomo del Giappone” del nostro blog) durante l’evento “Slow Beer” a Prato conosce Piso e Michela e viene a sapere della prossima apertura della Birroteca. Non riesce a presentarsi all’inaugurazione, ma un amico conferma una buona impressione. Approfittando di una mia visita in terra toscana, ci rechiamo insieme a Greve (dopo uno scollinamento nel cuore del Chianti e in una delle zone più belle della Toscana). Dopo qualche breve giro per la cittadina, complice anche un navigatore satellitare bizzoso, riusciamo a individuare la Birroteca e  a trovare parcheggio. La Birroteca si trova in uno slargo di via Vittorio Veneto (al 100) che è una vera e propria piazzetta.

Il locale è piccolino e molto accogliente, con un paio di linee di spina (entrambe della Hofbräuhaus di Monaco di Baviera) e un buon numero di birre in bottiglia. Le italiane sono soprattutto toscane (Amiata, Brùton, Olmaia, Cajun), ma non solo (l’ottimo e ormai onnipresente Ducato, più Cittavecchia e Almond 22), e rappresentano una presenza abbastanza compatta nella lista.

Le inevitabili belghe sono presenti in numero tutto sommato limitato rispetto alla media, e molto legato ai gusti dei gestori: diverse Dupont, qualche trappista (Orval, Westmalle, Rochefort)  e altro ancora, per un totale di poco meno di 30 bottiglie diverse circa.

La parte del padrone, caso abbastanza strano (e apprezzato), spetta all’offerta proveniente dai paesi di lingua inglese. Cominciamo con le scozzesi: il celebratissimo Brewdog apre le danze, con ampia scelta tra le loro proposte (comprese le spettacolari Paradox), poi Harviestoun e Orkney (di cui non finirò mai di apprezzare abbastanza la Red McGregor).

Gli inglesi probabilmente sono in testa per numero di bottiglie: tra i birrifici più noti in Italia di cui trovare ampia selezione alla Birroteca, non possiamo non menzionare Meantime, Ridgeway e St. Peter’s, tutti presenti con un ampio assortimento dei propri prodotti. La lista si chiude con le americane: potrete scegliere tra la totalità (o poco ci manca) delle Flying Dog e delle Anchor (come la Liberty Ale, forse la più famosa ale americana) e un paio di ottime Sierra Nevada.

In un’area come la provincia di Firenze, in cui la situazione birraia è abbastanza indietro rispetto ad altre regioni, qualcosa sta finalmente iniziando a muoversi. La Birroteca è un locale che non sfigurerebbe neanche in ben altri contesti, che non si mette in concorrenza con altri pub della zona ma va ad integrarsi nel panorama con un’offerta ampia, originale e di assoluta qualità. Se poi ci mettiamo anche che Greve in Chianti è proprio un bel posto dove si mangia benissimo, ben vengano altre iniziative del genere!

L’epopea dell’acquisto delle Westvleteren

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Category : Birra, Viaggi

Ovvero come qualcosa che sembrerebbe semplice sia in realtà molto complicato.

La maggior parte di voi avrà sicuramente sentito parlare delle birre prodotte dai frati dell’abbazia di Sint Sixtus, a Westvleteren (in Belgio, ovviamente – e dove, sennò?). Nel blog, già altre volte abbiamo fatto riferimento alla bionda Westvleteren 6 e le due brune Westvleteren 8 e 12, delle quali non si può dire altro se non che siano eccellenti; e sono anche le più rare e ricercate tra le birre trappiste. I miei venticinque lettori avranno sicuramente pensato: “volo a comprarne innumerevoli casse!” – ma prima che vi lanciate in questa impresa, è bene dare delle istruzioni per l’uso.

La produzione dell’abbazia di Sint Sixtus è molto limitata: si parla di meno di 5000 hl l’anno. Allo stesso tempo, la richiesta è altissima. Fino a pochi anni fa, la vendita era aperta soltanto alcuni giorni al mese, decisi dall’insidacabile giudizio dei frati e che non venivano rivelati in anticipo per nessuna ragione al mondo. Ovviamente, la gente del luogo ne era spesso al corrente; ma per un visitatore, l’unica speranza era arrivare la mattina presto al punto vendita, e, se c’era una lunga coda di macchine, voleva dire che era il giorno fortunato. Da notare come il tipo e la quantità di birra acquistabili venissero anch’essi decisi dai frati.

Per permettere a più persone di acquistare un po’ di bottiglie, questo sistema è stato cambiato: adesso è necessario prenotare telefonicamente le tanto agognate casse di birra (massimo due a testa, per un totale di 48 bottiglie). Per vedere in quali giorni e quale tipo di birra è possibile prenotare, c’è il sito ufficiale: sono i frati che decidono cosa potrete acquistare in un dato giorno. Il vero problema è che prendere la linea è spesso impossibile, a meno di non avere un numero telefonico belga; io ho provato numerose volte dalla Francia, e quando riesco a prendere la linea, tipicamente non risponde nessuno. Per cui la cosa migliore è appoggiarsi ad un amico “in loco”, se ne avete, che prenoti per voi e dichiari il vostro numero di targa. Eh si, perché al momento della prenotazione è necessario dichiarare il numero di targa della macchina che passerà a ritirare le birre – ovviamente, il punto di ritiro è aperto solo certi giorni, anch’essi disponibili sul calendario ufficiale nel sito.

Scoraggiati? Sicuramente, comprare un po’ di casse da portare via non è una cosa semplice. Tenete anche presente che sulla ricevuta è scritto esplicitamente che la birra non può essere rivenduta: in teoria, non potrete trovarla in nessun bar, beershop, negozio su internet o quant’altro vi possa venire in mente. I frati hanno chiesto e ottenuto di rimuovere la birra dal listino di numerosi negozi. Tuttavia, ci sono ancora molti beershop e bar che ne tengono alcune bottiglie, sebbene in genere non pubblicizzate su internet. Occhio al prezzo: negli Stati Uniti, ho visto una bottiglia di Westvleteren 12 alla modica cifra di 100$ (da non crederci), e su Ebay si trovano spesso a cifre comunque fuori mercato; a queste condizioni, in genere non conviene assolutamente: prese direttamente dai frati, le bottiglie costano meno di 2€ l’una!

Rimane un po’ di speranza. In alcuni beershop in Belgio, e a volte anche in Italia, quando ne trovate (un po’ sottobanco) il prezzo può essere più accessibile; anche qui, dipende dalla fortuna. In più, sembra che tutti gli abitanti della zona di Westvleteren riescano a prenotare infallibilmente (l’importanza di un numero telefonico locale!), oppure che abbiano accordi di altro tipo; fatto sta che in molti bar della zona ne potrete bere in quantità a prezzi irrisori. Difficile però convincere il barista a vendervene qualcuna da portare via. Infine, al pub ufficiale davanti all’abbazia (In de Vrede, foto qui sopra), oltre a poterne gustare in quantità illimitate – sebbene ad un prezzo un po’ più elevato (sui 4 euro circa per la Westvleteren 12, meno le altre), ma comunque ottimo -, in alcuni giorni è possibile acquistare piccole confezioni regalo con 4 o 6 bottiglie. Anche in questo caso il tipo delle bottiglie è deciso insindacabilmente, e non tutti i giorni le confezioni sono in vendita. Il limite è di una confezione a testa, ma in genere, se capitate da quelle parti quando sono disponibili, il mio consiglio personale è di comprare tutte quelle che riuscite a recuperare – sembra che contino anche i bambini, nel limite di una confezione a testa!

Buona caccia alla birra!

Giacomo
(si ringrazia ilGot per la prima foto)

‘t Arendsnest – Amsterdam (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Amsterdam è una città stupenda e molto frequentata dai turisti italiani. Quello che non molti conoscono, però, sono i luoghi della birra di Amsterdam. Il Wildeman, un’autentica istituzione per gli appassionati di birra di tutto il mondo, l’abbiamo raccontato in precedenza.

Situato in Herengracht al 90, nel pieno centro di Amsterdam (per chi conosce la città è uno dei canali più famosi, più o meno a metà strada tra piazza Dam e il museo dedicato ad Anna Frank: per chi avesse meno dimestichezza con la geografia della capitale olandese, c’è sempre Google Maps ) l’Arendsnest è un posto più unico che raro.

Peter Van der Arend, competente appassionato di birra e whisky, ha aperto il suo locale diversi anni fa. L’intento era di creare qualcosa di diverso, vale a dire un locale che servisse birre prodotte nei Paesi Bassi: niente Belgio, niente Germania, ma solamente ciò che viene brassato all’interno dei confini nazionali, proprio in risposta ai tantissimi locali che servono birra belga (curiosità: proprio a fianco dell’Arendsnest c’è un ristorante di cucina belga).

Un locale fatto a misura del gestore fin dal nome (tradotto letteralmente, infatti, è “il nido dell’aquila”, un gioco di parole con il suo cognome), tutto in legno, confortevole e accogliente, che vanta di essere l’insolito “privilegio” di essere l’unico bar specializzato nel servire almeno una birra per ogni birrificio olandese, dai microbirrifici ai grossi marchio industriali. La traduzione in pratica del seminale “Nederlandse bierbrouwerijen”, scritto da Peter qualche anno fa e testo di riferimento per conoscere la scena birraria del paese nella sua interezza.

Per certi versi, ricorda il Popeye Beer Club di Tokyo (che serve quasi esclusivamente birra giapponese), di cui si era parlato qui.

Alla solita lavagna tocca il compito di illustrare l’offerta alla spina, che è di assoluto prestigio, con oltre 20 linee scelte a rappresentare il meglio della produzione nazionale. Una buona parte dell’attenzione è dedicata a La Trappe, l’unica birra trappista prodotta al di fuori del Belgio. La produzione della birra nell’abbazia di Onze Lieve Vrouw van Koningshoeven, come testimonia la fotografia qui sopra, è ampiamente rappresentata all’Arendsnest.

Non c’è luogo migliore al mondo per approfondire la scena microbirraria olandese dell’Arendsnest: per lo più si tratta di nomi che in Italia sono ancora quasi sconosciuti, ma che Tim Webb trattava già nell’edizione 2002 della Good Beer Guide to Belgium & Holland. A proposito di nomi famosi: da qualche parte nel pub c’è l’immancabile testimonianza fotografica del passaggio di Michael Jackson, che fu presente addirittura all’inaugurazione del pub, avvenuta nell’ormai lontano 12 luglio 2000.

Qualche nome che merita considerazione? Volendam, ‘t Ij (il birrificio di Amsterdam: vi consiglio Struis, Plzen, Columbus e Vlo), Us Heit (il birrificio della Frisia), Jopen (favolosa la Extra Stout alla spina, ma anche Koyt e 4 Granen Bok non deludono) e ovviamente la “sensazione” De Molen (da provare: Amarillo, Amerikaans e Hel & Verdoemenis, sia alla spina che in bottiglia), un birrificio che anche in Italia comincia a riscuotere successo tra gli appassionati.

Curiosità: c’è anche una house beer (Herengracht 90, prodotta dalla de Schans), anche se non ho ancora avuto occasione di provarla. Poco male, sarò da quelle parti tra circa un mese e mezzo e vi saprò dire.