Ich Liebe Dickinson

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Category : Eventi

Il must del momento sono birre iperluppolate con luppoli samoani? Vanno di moda le birre coreane? Non si beve altro che birra aromatizzata al lichene lappone? Certo.
E Maso cosa fa? Propone una serata di sole birre tedesche!
Disapprovo ovviamente il suo atteggiamento disfattista, nondimeno vi segnalo questo evento che si svolgerà al Dickinson pub a Scandiano sabato 29 ottobre. In settimana Maso va in Franconia a fare un carico di birre di Bamberga e dintorni. Il carico sarà ghiotto, anche se svariati nomi mi sono ignoti (la galassia delle birre artigianali tedesche è difficilmente gestibile per una persona disattenta come me), altri li ho assaggiati in bottiglie portate avventurosamente da amici di ritorno da quelle lande.
La Franconia è una regione storica nel nord della Baviera, una delle città principali è Bamberga, famosa per le birre affumicate e, per gli homebrewer, per essere sede della malteria Weyermann. Nei dintorni c’è un ampio panorama della tradizione teutonica.

La locandina della serata

Se vi piace la birra tedesca i prodotti sono ottimi: tra pils, hell, birre affumicate, dunkel, la scelta è molto più varia di quello che si può pensare.
La serata avrà l’evocativo nome di “Ich Liebe Dickinson” (che secondo me merita una menzione d’onore, anche se l’altrettanto evocativo “Ich Liebe Dick” è stato scartato temendo fraintendimenti) e si svolgerà secondo lo stile già sperimentato nelle serate de “La Grande Sete”. Verrà servita un’unica birra per 30 minuti e quindi si passerà alla successiva: studiatevi dunque il programma per capitare all’ora giusta, Maso è incredibilmente preciso in questi eventi.
Gli appassionati vedono sempre un po’ di traverso il panorama tedesco, molto più legato alla tradizione di altri scenari innovativi e, devo dire, spesso modaioli, che compaiono periodicamente. E’ pur vero che la maggior parte di noi si è innamorata alla bevanda birra passando dalle lager, dalle pils, dalle “chiare”.
Ecco, queste sono lager, pils, “chiare” di grande qualità.
Non mi troverete a questo evento tuttavia (e già questa potrebbe essere una ragione per partecipare): sarò troppo impegnato a sniffare luppoli esotici in Afghanistan, assaporare nuovi malti ad Andorra, tostare cacao in Angola,… (non riesco a ricordare il paese con la “A” in cui sto per andare…).
Prost!

 

Un pub per amico

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Category : Locali

Scrivere una recensione del Dickinson Pub non è una cosa semplice per me. Perchè in questi anni il Dickinson non è stato solo un pub o il mio local pub, è stata una estensione del mio soggiorno, un luogo di ritrovo con amici, un posto dove finire in gloria le giornate felici, dove affogare quelle deprimenti, un posto dove conoscere una umanità che più varia non si può. C’eran quelle serate tristi, senza voglia di stare in casa, dove andando al Dick sapevi che qualcosa sarebbe successo, non sapevi cosa, ma qualcosa sarebbe successo. Qualcosa che ti avrebbe allietato la serata, da una chiacchierata con le splendide cameriere che lavorano o hanno lavorato lì, o un’improbabile conversazione con qualche metallaro del posto o anche solo a bersi una birretta dietro l’altra con Maso se la serata stentava.
Il Maso e lo storico socio, il Bilo (ora tornato a ricomporre una coppia gol degna di Vialli e Mancini), hanno aperto il locale alla fine del 2005: la birreria è ricavata in un vecchio caseificio del parmigiano-reggiano dalla forma tradizionale, un edificio protetto dai beni culturali, e si trova a Scandiano (il secondo centro della provincia di Reggio Emilia, a circa 15 km dal capoluogo). Il locale è molto accogliente, arredato in stile rustico e negli ultimi anni ampliato fino a comprendere locali adiacenti di proprietà del comune.

Maso in tenuta bavarese

Da subito la passione per la birra del Maso è virata verso le birre artigianali: nel primo menù c’erano bottiglie di Baladin, che nell’asfittico panorama reggiano di allora erano una novità senza precedenti. Poi pian piano il gusto per la scoperta li (ci) ha condotti a cercare birre in lungo in largo per l’Italia e per l’Europa: l’innata idiosincrasia di Maso per gli intermediari ha fatto sì che ben presto abbia cercato contatti diretti con i produttori, sia andato in loco ad assaggiare e scegliere, spesso in birrifici semisconosciuti che poi ha “arruolato” per il suo locale. In tutto questo io e altri amici carbonari reggiani abbiamo il nostro posticino, siamo stati i compagni di tanti viaggi di bevute e di ricerca di birre, in Italia, in Germania, in Belgio, facendo carichi con i quali tornavamo orgogliosi come i mercanti del medioevo tornavano da luoghi esotici, a dorso (è il caso di dirlo) del mitico afrofurgone.
Il Dickinson propone solo birre artigianali, sia in fusto che in bottiglia. Il numero di spine è variabile e a tratti casuale, ma si attesta attorno alle 7-8: non c’è un menù fisso, nel tempo si sono alternati molti produttori su quelle spine, a volte si è trattato di fusti arrivati da qualche magazzino belga una tantum, più spesso si tratta di fusti che Maso si fa riempire appositamente per sé dai birrifici con cui decide di collaborare.
Il triangolo classico del Dickinson copre Belgio, Germania e Italia, mentre non sono generalmente presenti prodotti inglesi o americani: in Belgio collabora prevalentemente con il birrificio Boelens situato tra Anversa e Gent, del quale in genere propone alla spina Bieken (una blonde aromatizzata al miele), Tripel Klok (che io trovo una ottima Tripel) e sotto Natale Santa Bee, nonché la birra prodotta per il locale, la Resdora (“la donna di casa” in dialetto reggiano), una saison ambrata scura dai gusti tipicamente belgi. Dal Belgio sono presenti anche, occasionalmente, fusti da altri birrifici più o meno celebrati, trovati nei vari viaggi fatti in Belgio. Tra questi ricordo Taras Boulba della Brasserie de la Senne, svariate birre di de Ranke tra cui la Cuvèe, la Saison de Dottignies, la Hop Flower, XX bitter, IV Saison di Jandrain-Jandrenouille per citarne alcuni.
Anche i birrifici tedeschi sono una scoperta del publican: nelle numerose vacanze tedesche ha battuto la campagna bavarese alla ricerca di posti che lo soddisfacessero e, individuati prodotti tipici ma con note particolari, li ha arruolati. Oggi la birra tedesca che più frequentemente si trova è la Mittenwalder, che, nella perfetta tradizione tedesca, propone una Edel, una Pils, una Dunkel e qualche prodotto stagionale come la Marzen. Si tratta di birre molto pulite in perfetto stile tedesco che giocano su pochi ingredienti per realizzare prodotti puliti e freschi.
Sul fronte italiano, data la vicinanza, negli ultimi anni Maso si è sbizzarrito di più: agli inizi era un po’ titubante con i prodotti di casa nostra, mentre ora collabora abbastanza stabilmente con svariati produttori. Attualmente le collaborazioni più assidue sono con Orso Verde (di cui è presente, alternatamente, praticamente tutta la gamma), Birrone (che produce anche per il locale una keller venduta come Statale 63) e più recentemente Brewfist. Occasionalmente sono presenti fusti di altri birrifici italiani, come i locali Dada e Zimella, ma anche Opperbacco, Birranova e altri, in genere in occasione di feste o eventi birrari organizzati dal locale, come la Grande Sete o i vari compleanni.

Maso e la Carboneria Reggiana in visita da Boelens

Anche la scelta delle bottiglie è piuttosto ricca e si orienta prevalentemente sul fronte belga, frutto dei numerosi viaggi fatti nelle Fiandre. Il menù è abbastanza variabile (Maso è poco avvezzo alle standardizzazioni) e comprende in bottiglie da 33 cl un vasto panorama di birre belghe, dalle più classiche a nuovi birrifici emergenti (Brasserie de la Senne, Schelde,…). Più limitata la scelta di bottiglie da 75 cl che ultimamente è orientata verso le classiche perle di Glazen Toren. Occasionalmente sono presenti gueuze, quasi mai a menù, estratte dal banco frigo come conigli dal cappello.
Per quanto riguarda il cibo fino a poco tempo fa il menù proponeva classici piatti e panini da birreria, con particolari punte per i gran piatti alla tedesca (salsicce, wurstel, patatine,…). Un locale cucina un po’ limitato ha sempre impedito al Dickinson di proporre piatti troppo elaborati: per un felice periodo erano serviti primi della tradizione reggiana fatti a mano (tortelli in particolare) ma purtroppo lo spazio limitato ha impedito di proseguire su questa strada. Negli ultimi tempi invece è stato introdotto un piatto che può dare dipendenza a chi lo ama: gli arrosticini di pecora, estremamente gustosi ma con il difetto di impedirti di smettere di mangiare!
Maso è poco incline all’ordine e alla disciplina e una situazione a cui i clienti affezionati sono abituati è la discrepanza a volte totale tra quanto è presente alla spina e quello che c’è scritto sulla spina stessa… meglio sempre chiedere anche perchè a volte si scopre della presenza di chicche occasionali che non compaiono a menù.
Il Dickinson è spesso organizzatore o co-organizzatore (come ad esempio l’Emilia Hold ‘em), o anche solo attore, di eventi birrari. Con noi carbonari reggiani organizza Birreggio. Presso il locale invece, soprattutto in autunno e primavera organizza eventi basati sulla birra, come la sopracitata Grande Sete (che in genere si svolge verso aprile) o il compleanno del locale, che si tiene tutti gli anni in un momento imprecisati tra settembre e novembre. In queste occasioni sono spesso presenti fusti di birrifici diversi dal solito, con la presenza occasionale di qualche birraio.
Se passate dal Dickinson è molto probabile che troviate a banco me o qualcuno degli appassionati locali di birra, oltre a una improbabile fauna umana tipica dei paesini della provincia emiliana. Non importa se nel primo dopo cena o a tarda notte in quelle serate indimenticabili nate per caso.
Saremo là ad aspettarvi.

Rob

Emilia Hold’Em Festival!

Category : Birra, Eventi, Festival

La settimana dal 7 al 13 febbraio è stata speciale per gli appassionati birrofili. La prima settimana della birra artigianale: una bella idea che ha prodotto eventi di ogni tipo in tutta Italia.
Noi siamo stati spettatori e protagonisti del bellissimo evento organizzato all’Arrogant Pub, a Scandiano (Reggio Emilia) domenica 13 febbraio: Emilia Holdem!
Le province di Reggio e Modena erano povere di birra fino a pochi anni fa: si trovavano solo prodotti industriali o qualche perla artigianale occasionale. Chi proprio voleva bere bene doveva arrampicarsi sulle montagne e andare da Umberto al Goblin Pub a Pavullo nel Frignano (la nostra recensione). Un locale che da quasi due decenni pesca il meglio della birra artigianale europea (e non solo) e lo propone ai sempre più affezionati clienti.
Ma poi negli ultimi anni la qualità è salita a dismisura: basta solo sfogliare la recente guida “Tavole di birra” per trovare segnalati e con ottime recensioni il succitato Goblin, il Dickinson Pub di Scandiano, l’Arrogant Pub (la nostra recensione) sempre a Scandiano e la Terra di Mezzo di Savignano sul Panaro (la nostra recensione). Quale migliore occasione di questa festa dunque per riunire questo quartetto delle meraviglie? I quattro assi avevano ciascuno il proprio banco, liberi di servire le birre che consideravano migliori. L’evento è stato ospitato dall’Arrogant, locale che dispone degli spazi per garantire il successo di una festa simile.

L’Arrogant Pub di Scandiano

Ma solo fuoriclasse non fanno una squadra! La manovalanza è stata offerta da una ampia schiera di appassionati, riuniti in piccole e grandi associazioni e gruppi di amici: Brewlab, Birra Divin Piacere, Carboneria Reggiana, I Vizi del Pellicano e La Grande Schiuma hanno fornito le loro mani (e poi le loro gole) alla causa della birra artigianale.
L’evento è iniziato alle 10 con la calma delle domeniche mattina con la rifinitura dei banchi mentre i primi assetati arrivavano. All’ingresso, al prezzo di 5 euro, era necessario acquistare il bicchiere  prodotto per l’evento: compresa nel prezzo la prima consumazione di una birra a scelta. Alle 11 è cominciata la cotta tenuta dal sempre ottimo Andrea Inoki Ferri sotto la supervisione del grande Cesare Gualdoni, birraio dell’Orso Verde. Per tutta la giornata sono state servite ottime birre provenienti da tutta Europa, con un occhio attento ai prodotti italiani.
Difficile elencare tutte le birre servite: tra prodotti a listino e chicche trovate per l’occasione la birra è stata protagonista.

Cesare Gualdoni, Andrea Inoki Ferri e Steve Dawson durante la cotta

Il banco del Dickinson con Maso alla consolle ha avuto Burocracy (la IPA del Brew Fist di Codogno), Taras Boulba di Brasserie de la Senne (Belgio), Cuvèe e Hop Harvest di de Ranke (ottimo birrificio belga e queste sono due perle davvero introvabili), Carbone di Zimella (local brewery di Bagno a pochi km da Scandiano), Vogel Pils (introvabile e ottima pils del brewpub Vogel di Karlsruhe), Statale 63 (kellerbier realizzata da Birrone appositamente per il locale), Backdoor Bitter e Wabi dal Birrificio Orso Verde (due grandi classici).
Impossibile elencare senza errori la potenza di fuoco messa in campo dall’Arrogant: Alle, con la sua grande passione, sa sempre trovare nuove perle da luoghi esotici. Quello che trovo nel mio archivio confuso (e figuratevi la memoria…) è il Birrificio Dada di Correggio come local brewery con la Tzara (una atipica blanche), la gustosa IPA Zona Cesarini di Toccalmatto (quasi local brewery vista la relativa vicinanza), Punk, Riptide e 5am Saint da Brewdog (il birrificio scozzese è una delle grandi passioni di Alle), la sempre ottima Via Emilia del Birrificio del Ducato del cugino parmigiano Giovanni Campari, la Jacky Brown di Mikeller una brown ale particolarmente luppolata, la Ley Line di Bidù (eccezionale prodotto al miele di corbezzolo del grande Beppe Vento), Ortiga del Birrificio Lambrate e infine il peso supermassimo Bommen e Granaten di De Molen, un Barley Wine da 18° di De Molen!!!
Il sempre eccezionale Umberto del Goblin aveva sulla sua lavagnetta la Trippel Slaapmutske (impossibile da pronunciare e scrivere ma ottima da bere), Fantome Blanche Pamplemousse una delle istrioniche creazioni di Dany Prignon, una saison al pompelmo, la classica affumicata Schlenkerla Urbock, la Queue de Charrue, una oud bruin (un vecchio stile belga con birre dalla spicata acidità acetica che virano sul dolce, inutile dire che è introvabile) e infine la IPA Dishwater del White Dog, local brewery di Rocchetta di Guiglia (MO) prodotta dallo spettacolare Steve Dawson (un inglese trapiantato sull’appennino modenese, tra l’altro anche lui presente alla festa).
Infine al banco de La Terra di Mezzo l’oste proponeva in prima linea alcune produzioni di Statale 9, local brewery di Crespellano nel bolognese, che spaziavano dalla classica Levante (una pils), alla Zenit (una weizen, la tipica birra di frumento bavarese), alla Cobra Jet, una American Pale Ale veramente gustosa, per concludere con la ben più ricercata Gold, aromatizzata con pere Williams (veramente curioso abbinamento ma particolarmente ben riuscito). A completare il quadro una spettacolare Oyster Stout di Portehouse che ha conquistato anche me che non amo le stout (le birre nere all’”irlandese”) e alcune perle fuori menù, tra cui in particolare la Saison Dupont, un classico tra le birre belghe.

Il banco del Dickinson e di Carboneria Reggiana

Impossibile riassumere tutti i discorsi fatti in tante ore, impossibile ringraziare tutti i presenti che hanno allietato queste ore, impossibile anche ricordare tutte le birre bevute, assaggiate, annusate, godute.
Una festa bellissima, riuscita benissimo, tanta gente a qualsiasi ora a divertirsi, parlare, conoscere persone e birre.
Un grazie a tutti quelli che hanno partecipato e lavorato per la festa, un grazie ad Alle, a Umbe, a Maso e all’Oste che sono stati i protagonisti di questa giornata!

Rob

Guida rapida di Berlino

Category : Viaggi

Ospitiamo oggi il racconto di Jacopo Mazzeo, che potete seguire anche su Facebook, homebrewer e, ovviamente, nostro affezionato lettore.

Nel dicembre 2010 mi sono ritrovato a Berlino per motivi di lavoro e, nel tempo libero, come ogni altro adepto della religione birraria, non mi sono fatto mancare copiose degustazioni. Con questo contributo desidero sfatare un mito negativo, imperversante tra i viaggiatori birrai, che reputa Berlino una città non-birraria, in particolare rispetto ad altre importanti mete tedesche. Non voglio dire che la si debba posizionare sul podio, ma sottolineare come, con i dovuti ragguagli, sia possibile godere di buona birra anche nella capitale tedesca. Berlino sta scalando le classifiche delle città più apprezzate dai giovani, sprizza energia e vitalità da tutti i pori quindi: perché non unire l’utile al dilettevole? Fino ad un decennio fa Berlino fondava le radici della sua anima brassicola solamente nei tre storici brand: Berliner, Kindl e Schulteiss che ora si sono uniti in un unico colosso, tracciando così una netta linea di demarcazione dalle produzioni più piccole. Queste sono fungivamente affiorate, come in molte altre zone d’Europa, soprattutto negli ultimi anni. Nella mia tasting session berlinese non mi sono fatto mancare nessuna di queste realtà. La mia prima fruttuosa visita infatti è stata proprio alla Berliner-Kindl-Schulteiss, nel quartiere di Prenzlauer Berg, abbastanza fuori dal centro, zona est. Ho potuto programmare il tour mandando in anticipo una mail. Una volta arrivato, ho goduto della compagnia di un gruppone di scalmanati ed esaltati turisti cinesi e di una enorme scolaresca danese. La visita è stata condotta da un simpatico braumeister del birrificio, Heiko Rohde, che saluto con affetto. Heiko, e questo è molto interessante per noi amanti dell’artigianale, un giorno a settimana lavora in un risto-brewpub poco fuori Berlino: Schloss Königs (Königs Wusterhausen). Consiglio la visita della Berliner-Kindl-Schulteiss soprattutto per farsi un’idea di cosa voglia veramente dire produrre birra industrialmente: per uno come me, abituato ad impianti da 500 litri, sapere che un loro tank di fermentazione ne contiene 50000 è impressionante (soprattutto quando lo si vede). Alla fine del tour, nella tasting room, oltre a fare amicizia con la guida del gruppo cinese, ho potuto scambiare quattro chiacchere col nostro Heiko, mastro birraio e…musicista, nel tempo libero! Ho testato tre loro birre: Berliner Kindl Jubiläums Pilsner, Märkischer Landman Schwarzbier e Berliner Kindl Bock. Tutte ottime produzioni, tenendo sempre comunque conto che si tratti di birra industriale. Privatamente mi sono anche scolato qualche bottiglia della loro Berliner Kindl Weisse. Ormai è l’unica Berliner Weisse in circolazione e ciò mi riempie di tristezza. Non solo si sta perdendo l’unico tratto veramente rappresentativo (birrariamente parlando) di una città stupenda come Berlino, ma si sta anche perdendo un vero e proprio unicum degustativo e produttivo, in linea con l’imperante appiattimento del gusto. Consiglio agli homebrewer di cimentarsi talvolta anche con stili in decadenza, invece di ammassarsi su quelli in rapida ascesa. Questa pratica potrebbe salvarne tanti. Prima di passare alle artigianali segnalo un piccolo gossip legato alla Berliner Weisse. Mi sono sempre chiesto come fosse venuta in mente al nostro buon Agostino del Birrificio Italiano il design del bicchiere della sua VUDU (la dunkelweizen)…visitando la Kindl ho potuto scoprirlo. Si tratta proprio di un tradizionale bicchiere in cui si beve la Berliner Weisse! http://www.schloss-koenigs-wusterhausen.de/index.php

Veniamo quindi ora ai nostri microbirrifici: Berlino al momento ne conta circa una ventina, censiti dalla guida del CAMRA e dal sito http://www.german-breweries.com Io, lavoro permettendo, ne ho potuti visitare sette: Brauhaus Lemke, Brauhaus Mitte, Marcus Bräu, Brewbacker, Brauhaus in Rixdorf, Brauhaus in Südstern, Brauhaus in Spandau. Sono tutti raggiungibilissimi dai mezzi pubblici, ad una distanza di al massimo tre quarti d’ora dal centro. I primi tre si trovano nei dintorni di Alexanderplatz, per cui si possono a buona ragione considerare locali piuttosto turistici. I prezzi sono un po’ più alti che in altre zone ma, almeno per quel che riguarda le birre, comunque accettabilissimi. In generale le birre vengono sempre servite molto fredde (a temperatura di fermentazione), le pils come le bock, e ciò spesso crea non pochi problemi al degustatore.

BRAUHAUS LEMKE Cominciamo quindi dal centro. Situato nei locali sotto alla S-Bahn, appunto nei dintorni di Alexanderplatz, questa brauhaus, col suo pranzo a buffet, rappresenta una soluzione economica per mangiare nell’unica zona molto turistica della città. La Pils è interessante, forse più simile ad una hell, ben bilanciata tra malto e luppolo, al naso risulta poco complessa ma riscaldandosi si sente anche un po’ di miele. La Weihnachtsbock, per essere una birra di Natale è forse poco complessa, eccessivamente watering e calda in bocca, dove trova malgrado tutto una sua personalità. Tra le loro produzioni annuali offrono anche una Weizen, che però non ho provato. http://www.brauhaus-lemke.com/index.php

BRAUHAUS MITTE Decisamente il più turistico di tutti, per la sua posizione ultra-centrale (il nome non lascia dubbi). Offre l’ottima soluzione del Bierkostprobe, cioè un “tagliere” con un assaggio di ciascuna delle loro birre: Pils, Dunkel, Weizen ed una Saisonbier (in questo caso pare una Maibock). La prima è assai equilibrata e la seconda fruttata, dolce e beverina. La Weizen è decisamente caratterizzata dal lievito, spiccano infatti le note speziate di chiodo di garofano, ed in bocca una certa acidità. La Maibock ricorda piuttosto una weizen alquanto carica, è infatti contraddistinta al naso da un fruttato di banana. Il locale è accogliente e, con gli addobbi natalizi, ricorda un po’ il fast-food-style. http://www.brauhaus-mitte.de

MARCUS BRÄU Vicino ai precedenti ma leggermente più defilato. Confortevole, anche se molto piccolo: per questo la “zona fumatori” risulta un po’ invasiva. La Pils non è delle migliori, con una schiuma di grana troppo grossolana ed un corpo quasi assente. Viceversa la Dunkel è più accattivante, con sentori fruttati e una punta di diacetile (accettabile relativamente allo stile). In bocca, una volta riscaldatasi dalla ormai abituale temperatura pinguinica, aumenta di complessità, con toni caramellati, tostati e di frutta secca. Se non sbaglio qui si dovrebbe vendere anche materiale per produrre birra in casa da kit. La gentilezza della cameriera accredita ancor di più il locale. http://www.marcus-braeu.de

BREWBACKER Qui ci troviamo sempre in centro, ma in una zona meno battuta dai turisti, proprio sotto la stazione di Bellvue, zona Tiergarten. Probabilmente il migliore brewpub di Berlino, almeno tra quelli ch’io abbia provato. Da apprezzare, oltre alla qualità, anche l’originalità delle birre proposte. In un paese come la Germania, trovare un birrificio che vada oltre al solito trittico Pils, Dunkel, Weizen e derivati, è un’impresa titanica. Qui quindi, oltre ad una ottima Pils, ho potuto degustare anche una sorprendente Otmeal Stout (Oaty Stout) e una Birra di Natale (Wiener Nacht). Nella Pils si trova un perfetto equilibrio tra note erbacee e maltate, e la carbonatazione è stranamente moderata. La stout è impenetrabile, ricca di intensi profumi che ricordano il cappuccino, con note lattiche e tostate: quasi una chocolate stout dalla carbonatazione però, tipicamente tedesca. La Birra di Natale è forse quella meno notevole del terzetto. Ad oltranza è possibile trovare le sacre fermentazioni anche in bottiglia a prezzi, per noi italiani, veramente irrisorii. Faccio notare che sul menu si legge, tra le loro produzioni stagionali: una Pumpkin Lager (per Halloween), una Alt-Berliner New (in cui immagino si giochi sulle parole Alt=vecchio e New=nuovo) ed una copiosa schiera di stout. Il birraio, a cui sono andati i miei sentiti complimenti, mi ha voluto consigliare altri due microbirrifici berlinesi. Mi sento in dovere di riportarli in quest’articolo anche se non ho potuto visitarli, per questioni di tempo: Hops&Barley (vicino alla fermata di Warshauer Str.) ed Eschenbräu, adiacente invece alla stazione di Leopoldplatz. Lo giuro! Saranno tappe fisse nella mia prossima personale prussiana sortita [sic!]. http://www.brewbaker.de/ http://www.hopsandbarley-berlin.de http://www.eschenbraeu.de

BRAUHAUS IN RIXDORF Siamo nel quartiere di Neukölln, equidistanti dalle stazioni Hermanstrasse e Grenzallee della metropolitana. Il locale è accogliente, arredato in legno e frequentato da una clientela non certo giovane. Purtroppo le birre non sono il loro forte. Troviamo Hell, Dunkel e, come stagionale una Birra di Natale (X-Mas). La Hell è troppo carbonata e di corpo inesistente, la Dunkel l’ho trovata pervasa di diacetile. Nella scura natalizia ho riscontrato gli stessi difetti della Hell. La nota positiva è il servizio, veramente cortese, inoltre i piatti sembrano assai invitanti. http://www.brauhaus-in-rixdorf.de/

BRAUHAUS IN SÜDSTERN Sito nella zona più centrale del quartiere Kreuzberg, è un tipico pub che offre Hell, Dunkel e stagionali a rotazione (Bock di Natale, in questo caso) tutte e tre ben fatte e gustabili in felicità. La musica di sottofondo può variare sensibilmente di stile da un brano all’altro. Adatto per una birra in compagnia, ci si possono portare anche gli amici meno “esperti”. http://www.brauhaus-suedstern.de/

BRAUHAUS IN SPANDAU Il pittoresco paesino, Spandau appunto, che ospita questo birrificio è assolutamente da visitare nel periodo natalizio, quando il centro storico – pedonalizzato – ospita una serie infinita di bancarelle a tema. Sicuramente è il mercatino di Natale più famoso nella zona, e si configura come ottima meta per le famiglie. Inoltre qualche centinaio di metri fuori dal paese si può visitare la Zitadelle, unica cittadella medievale brandeburghese sopravvissuta alla II Guerra Mondiale. Per quel che riguarda il birrificio, segnalo che offre anche sistemazioni per dormire. Il locale è molto ampio ed accogliente, raggiungibile in appena mezz’ora di U-Bahn da Mitte. La scelta delle produzioni casalinghe è limitata al massimo: troverete sempre una generica Hell accompagnata alla loro Spezial, cioè la stagionale. Da questo punto di vista l’offerta è però variegata se si è disposti a tornare al locale ogni mese. Si potranno infatti assaggiare: Märzen, Maibock, Dunkles Weizen, Landbier e altre birre meno classificabili burrificate a rotazione. La “bionda” è beverina e secca come tante altre, ben fatta. Forse eccessiva nei sentori di lievito ma credo, a giudicare dalla estrema opalescenza, che mi sia stata servita la fine di un fusto. Il luppolo si sente poco sia al naso che in bocca, quindi escluderei di poterla classificare come pura pils. La natalizia è probabilmente più interessante: molto simile ad una bock, è sempre poco caratterizzata all’olfatto (accidenti alla temperatura di servizio!) ma in bocca rivela sentori caramellati e biscottati. In sostanza birre corrette dalle poche pretese. Mi sento comunque di consigliare il locale non foss’altro come scusa per visitare questi incantevole paesino. http://www.brauhaus-spandau.de/

Come dicevo qualche riga fa Berlino è da qualche anno rinomata come città giovane, moderna, aperta alle novità. Sapere che ci si può trovare anche della buona birra è un motivo in più per sceglierla come meta di una vacanza. Inoltre, con appena un’ora di treno, si può raggiungere Lipsia, patria della famosa Göse, unico esempio tedesco di birra speziata.

Jacopo

Una birra ai mercatini di Natale

Category : Birra, Locali, Viaggi

Ormai quando si avvicina il Natale mercatini di ogni tipo invadono le nostre piazze ed è diventato piuttosto di moda spingersi dove ci sono i veri tradizionali mercatini di Natale, verso l’Alto Adige/Sud Tirolo, dove effettivamente, hanno un sapore diverso rispetto a quelli che riempiono le nostre piazze. L’appassionato di birra è spesso costretto dalla sua dolce metà a partecipare a questi eventi natalizi, sotto le più terribili minacce… ma una visita a questa parte di Italia che un po’ è Italia e un po’ è già Tirolo può essere un’opportunità birraria interessante.

Bolzano (Bozen come vuole il bilinguismo) è una deliziosa piccola città di provincia. Nella valle dell’Adige, alla confluenza con l’Isarco, ha un piccolo centro storico molto curato e dall’atmosfera mitteleuropea. Ovviamente la tradizione birraria è tipicamente germanica, ma come accade un po’ ovunque in Italia, la birra artigianale non è onnipresente nei locali ma va cercata con attenzione.

L'Hopfen a Bolzano

Nella pittoresca Piazza delle Erbe (Obstplatz), in un antico edificio, c’è Hopfen&Co. (www.boznerbier.it) , un brewpub che presenta birre artigianali di produzione propria (la Bozner Bier) abbinata a un ricco menù di piatti tipici.
Il locale è accogliente e rustico, con il tradizionale impianto di produzione in rame in bella vista dietro il banco spine. Da una grata si intravvede al piano di sotto la cantina con i maturatori. Il locale è suddiviso in più stanze e se appena entrati può sembrare pieno, sicuramente un posticino nelle stanze ai piani superiori o nella sala adiacente si libererà a breve.

Sono proposte tre birre nella più classica tradizione germanica: una chiara in tipico stile tedesco/bavarese, una dunkel, una weizen. Durante l’anno a queste si alternano birre stagionali: in particolare nei mesi invernali è presente una birra di Natale scura e affumicata. La chiara è beverina, si sentono distintamente i profumi del luppolo, che spicca più nell’aroma che nell’amaro. E’ una birra moderatamente alcoolica come vuole lo stile, ottima da aperitivo o per aprire una bevuta più … articolata. Mi è stata servita molto bene, con un bel cappello di schiuma e soprattutto non troppo gasata, difetto che ho notato in molti locali tedeschi non specializzati.
La birra di Natale era presente in sostituzione della dunkel: è una sorta di dunkel con l’aggiunta di malto affumicato che dà un’aroma inconfondibile e facilmente percepibile. Nel complesso gustosa, non mi è parsa eccessivamente alcoolica (c’è spesso nei bevitori distratti l’idea sbagliata che alcool e colore vadano a braccetto…), prevale il dolce nel sapore ad accompagnare l’affumicato. I boccali che mi sono arrivati erano però un pochino troppo gasati per i miei gusti.
Nel complesso sono birre ben progettate e realizzate in stile tedesco, piacevoli, come vuole la tradizione semplici e non estrose, da bere anche in grandi quantità (si sa quanto può essere terribile la sete invernale…). Esiste anche la possibilità di asportare la birra in bottiglioni da 2 litri (che possono essere anche portati vuoti al locale per un rabbocco) e in fustini da 5 litri.

Costine di maiale

Alle birre si possono accompagnare interessanti piatti della tradizione tirolese: ho gustato le costine di maiale, servite con varie salsine. Molto gustose: ho notato che nei paesi nordici le costine sono servite sotto forma di costato e non già divise come da noi. Questo stimola ancora di più l’istinto primordiale del bevitore che tra un sorso e l’altro può macellare il suo pasto! Ho provato anche gli spaetzli, tipici gnocchetti diffusi nelle terre germaniche, molto gustosi, conditi con pancette e varie erbette. Nella mia ultima visita, ormai provato da tanto mangiare, ho provato la zuppa del birraio: le zuppe sono valide alternative per chi non vuole appesantirsi con piatti che, inevitabilmente, sono molto sostanziosi … per usare un eufemismo. Ovviamente consiglio i brezern, la mia passione, che qui sono particolarmente gustosi, più di quanto abbia provato nei banchetti dei mercatini. Il menù è comunque molto ricco, con piatti tradizionali particolarmente sostanziosi, come lo stinco di maiale o il filetto di cervo o i canederli.
Bolzano/Bozen è una piccola deliziosa cittadina del nord. Visitarla sotto Natale, nonostante il freddo, è una esperienza calorosa, con le strade piene di gente alle prese con i regali e i banchetti dei mercatini che vendono candele, vestiti, tovaglie, tutto in stile tirolese. Può essere anche una buona tappa in un viaggio di ritorno dalla Germania (cosa che mi è accaduta più volte).
Buona bevuta!

rob

Luppoli americani @ Brau Beviale Norimberga (DE)

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Category : Birra, Fiere

Ho avuto la fortuna, qualche settimana fa, di visitare uno degli appuntamenti birrari più importanti del continente, vale a dire la fiera Brau Beviale presso il centro fieristico di Norimberga. Intendiamoci: quando dico birrari, in questo caso, non parlo di festival con stand dei birrai che fanno provare i propri prodotti, ma di tutti gli altri aspetti che possono interessare a chi la birra la deve produrre o vendere.

Questo, quindi, vuol dire una fiera per operatori del settore beverage in senso lato, con espositori più disparati, dai produttori di sottobicchieri e bicchieri a quelli di impianti di produzione o imbottigliamento, passando per vestiario personalizzabile e un sacco di altra roba che perderei una giornata ad elencare.

Da raccontare, quindi, ci sarebbe davvero tanto, ma non so a quanti davvero potrebbe interessare tutto questo. Ai birrifici artigianali che conosciamo e apprezziamo, però, questa fiera interessa e non poco.

C’è chi ci va per partecipare all’European Beer Star, premio internazionale di un certo rilievo che già nelle precedenti edizioni aveva visto trionfare diversi birrifici italiani (Birrificio Italiano, Birrificio del Ducato e Rienzbrau). Questa edizione si è conclusa con un bel bottino di medaglie per l’Italia, con il trionfo del Birrificio del Ducato (oro con la Via Emilia in casa dei tedeschi, poi due argenti e un bronzo) e della Doppio Malto Brewing Company di Erba, che vince l’oro con la zenzerona Zingibeer (che già avevamo adorato all’IBF di Milano in primavera) e i piazzamenti del Birrificio Italiano (un argento e un bronzo).

C’è chi ci va per parlare con i fornitori di materie prime, di impianti o di accessori vari. Tra i birrai italiani incrociati nei miei giorni a Norimberga con Bruno Carilli di Toccalmatto, c’erano quelli di Lambrate, di Croce di Malto e Claudio Cerullo di Amiata. E quelli di Bad Attitude, che non ho incontrato ma che hanno raccontato la loro Norimberga.

Fatta la digressione sul premio, sulla fiera e sugli italiani presenti, passiamo oltre. La degustazione era fissata il giorno 11 novembre nella tarda mattinata. Organizzava la Hop Growers of America (associazione dei coltivatori di luppolo americani) e gli anfitrioni erano il grande Charlie Papazian della Brewers Association con al suo fianco Matt Brynildson della californiana Firestone Walker ed Eric Toft della Private Landbrauerei Schönram, vale a dire un mastro birraio americano di un birrificio regionale bavarese, combinazione alquanto bizzarra. Al nostro fianco, una piccola truppa di scandinavi che comprendeva, tra gli altri, gli svedesi della Närke e della Dugges.

Una breve introduzione ci ha presentato i tre guru americani e la tradizione della coltivazione del luppolo in America, cominciata nel New England e poi spostatasi praticamente in massa verso una manciata di stati a Nord Ovest (Washington, Oregon e Idaho in particolare), con una tradizione di aziende familiari e una ricerca continua di nuove varietà, spesso in modo mirato, a volte meno: a quanto pare il Cascade nacque dal Fuggle incrociato con una varietà russa, incrocio nato per non meglio specificate ragioni ma che ha portato a una delle varietà più usate e amate in tutto il mondo.

La degustazione, svoltasi di fronte a una platea piuttosto variegata (circa 50% di europei non tedeschi, 10% di tedeschi, 40% di extraeuropei con larga rappresentanza di statunitensi), aveva lo scopo di presentare le varietà di luppolo e la raffinata arte di usare un elemento storicamente amaricante in un qualcosa di diverso, che arricchisca di aromi e sensazioni che ormai conosciamo bene.

Le birre presentate erano sei, vale a dire Sierra Nevada Porter, Caldera Pale Ale, Rogue Shakespeare Oatmeal Stout, Firestone Walker 31 California Pale Ale, Firestone Walker Union Jack, Moylan’s Hopsickle Imperial Ale. Allo stand dell’associazione, il giorno prima, avevamo avuto modo di testare anche Stone I.P.A. (ottima) e Rogue Kells Irish Style Lager (piatta da morire, e visto come viene valutata in rete viene da chiedersi cosa volessero produrre).

La degustazione è cominciata con la ben nota Sierra Nevada Porter, forse la meno celebrata tra le birre della Sierra distribuite in Italia. Assaggiata con gusto ma senza troppo interesse, visto che era l’unica tra quelle proposte facilmente reperibile dalle nostre parti. L’unica birra non presentata in bottiglia era la Caldera Pale Ale, lattina da 33 cl. con una freschezza aromatica invidiabile. Da bere a secchiate, più che da degustare, con una luppolatura non aggressiva ma molto presente: davvero una bella rivelazione. Back in black con la Shakespeare Oatmeal Stout della Rogue, trovata alla spina a Tokyo un paio di anni fa, o anche (non io, purtroppo) a San Francisco: si conferma eccezionale, e restano interrogativi sui misteri della distribuzione e importazione in Italia: pochi anni fa si trovavano le Rogue con una certa facilità (anche in pub non troppo specializzati), poi sono praticamente sparite, nonostante il mercato delle birre americane in Italia sia in netta crescita. Boh?

Giunge così il momento della doppietta del mastro birraio presente, vale a dire le due Firestone Walker: 31 California Pale Ale e Firestone Walker Union Jack, due birre da luppolature importanti e freschissime, da bere giovani. La prima è leggera alcolicamente (4,6%) ma tutt’altro che banale, con una ricchezza di gusto che lascia senza fiato (e non voglio immaginare alla spina). La seconda è una India Pale Ale con luppoli americani e retrogusto con note abbastanza dolcine, ricorda un po’ alcune interpretazioni americane dello “stile scozzese”. Promosse a piene voti, con la speranza di berne ancora presto. Ma mi sa che dovrò organizzare un viaggio nella west coast per riuscirci…

Chiusura di spessore con la Moylans Hopsickle Imperial India Pale Ale, che già a pronunciarla tutta ci vuole pazienza. Birrificio mai visto né sentito nominare, il risultato è una Imperial I.P.A. imponente, con luppoli freschi ben bilanciati, aggressiva ma non fastidiosa, ricca ma non banale. Durante la degustazione è partito un buffo dibattito tra le due filosofie su come e soprattutto quando bere questo tipo di birre: secondo Charlie Papazian e forse anche Eric Toft, qualche mese in più aggiungerebbe complessità e maturazione, secondo il buon Matt Brynildson, queste sono birre da bere più fresche possibili, meglio se brassate da un paio di settimane appena….

The Evening Star – Brighton, UK

Category : Locali

Con colpevole ritardo (più di un anno e mezzo fa ne avevo fatto cenno in occasione di un beer festival), ho il piacere di presentare a tutti quello che a mio avviso é senza dubbi uno dei migliori pub della zona sud-orientale dell’Inghilterra, nonché (fortunatamente) mio local, dato che é situato un centinaio scarso di metri da dove vivo. Sto parlando dell’Evening Star di Brighton, pub ufficiale del noto e pluripremiato birrificio Dark Star, che agli albori era situato proprio al piano di sopra del pub stesso. Come potete dedurre dall’immagine sottostante, il grande successo riscosso dalla produzione costrinse, ben presto, a due traslochi verso uno stabilimento sempre piú grande, che ora é situato a circa un’ora di macchina dalla costa.

Ma andiamo con ordine: a Brighton, e specialmente nella zona centrale dei Laines e North Lane, perdersi o confondere una via con un altra non é di certo un’impresa impossibile; trovare l’Evening Star é invece a prova di stupido, dato che si trova a un centinaio di metri dalla stazione centrale (mappa) e, come se non bastasse, una stella rossa e nera che si sporge dalla facciata potrá farvi da stella polare nella ricerca di una pinta(perfetta?). Il pub é decisamente piccolo e tradizionalmente inglese, con un legno chiaro a dominare la scena, unito agli immancabili red bricks a fare da pareti; pareti che sono costellate dei premi ricevuti dalla CAMRA, sia come miglior pub nel Sussex per piú anni consecutivi, che per le birre presentate ai vari festival – tra le tante ricordiamo la Best Golden Ale al GBBF 2009, con la Dark Star APA. Come dicevo, e come si vede dalla foto, il pub é piccolo, quindi se volete bere qualche birra facendo una chiaccherata in compagnia, di sicuro i momenti peggiori per farlo sono il venerdí e il sabato sera, quando si fa letteralmente fatica a camminare per la ressa all’interno del pub; gli altri giorni invece potrete stare molto piú tranquilli e se apprezzate la musica dal vivo, ogni domenica sera un miniconcertino é allestito al posto di uno dei 5 tavoli presenti.

Nonostante le dimensioni ridotte, l’offerta brassicola é entusiasmante: 17 spine… sí, diciassette! 3 a pompa con birre inglesi ospiti, 4 a pompa con Dark Star (calendario rotazione), 3 con Meantime, 2 con birre americane, tedesche e belga e per finire 3 sidri a pompa, tutto rigorosamente a rotazione. Come se non bastasse, un’altrettanto attraente lista di birre in bottiglia, anche questa in vorticosa rotazione, contribuirá all’immancabile indecisione, oltre che all’hangover del giorno successivo.

Ultime due cose di una certa importanza. Innanzitutto i prezzi: abbordabili per le birre in bottiglia, vantaggiosissimi per le pinte alla spina (sotto i £3 per tutte le inglesi)! Unica nota dolente (non si puó pretendere la perfezione) é la mancanza di cibo, che non siano peanuts, crisps o i piú tradizionali pork scratchings e biltong; con questi ultimi che non posso esimermi dal consigliarvi se ciò che cercate è uno stuzzichino da accompagnare alla birra, che allo stesso tempo non rovinino, anzi esaltino, quell’incantevole atmosfera tradizionalmente inglese che starete respirando se avete seguito il mio consiglio di fare un salto qui nella cosiddetta London-by-the-Sea.

Certo, qualche consiglio in più nel caso vi troviate da queste parti potrei anche darvelo, dato che in fondo questa città mi ha ospitato e viziato per più di 3 anni… ma questa volta prometto che non vi farò aspettare un ulteriore anno e mezzo!

Lorenzo

OctobEUR Fest a Roma

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Category : Eventi, Festival

Dalla viva voce di Alex Liberati, incontrato pochi giorni fa in occasione del Borefts Festival 2010 alla De Molen di Bodegraven (NL) siamo venuti a sapere pochi giorni fa della festa in programma tra pochissimi giorni a Roma: la OctobEUR fest, che si svolgerà a Roma in zona EUR (appunto) dal 6 al 10 ottobre 2010.

Previste poco più o poco meno di 60 birre diverse alla spina, un “banco ombra” per appassionati con chicche vintage e altre rarità, insomma tutto il meglio che la Impex, società di Alex che si occupa di importazione e distribuzione di birre di qualità, ha da offrire.

La lista delle golosità prevede Mikkeller (DK), De Molen (NL), Southern Tier (USA), Dark Star (UK), Struise (BE) e una selezione di italiane tra cui la ExtraOmnes di Schigi, White Dog (Real Ale dall’appennino emiliano) e ovviamente la Revelation Cat.

Questa la lista completa delle spine presenti al festival:

Maxlrainer Zwickl Max
Maxlrainer Leo Weisse
Maxlrainer Pils
Braustelle Helios Kolsh
Braustelle Helios Weisse
Braustelle Ehernfelder Alt
Braustelle Summer Ale
Revelation Cat Kolsh IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IIPA
Revelation Cat Cream Ale
Revelation Cat Big Black Poochie
Revelation Cat Fly by Night
Revelation Cat Milk Mild
Darkstar American Pale (Cask)
Darkstar HopHead (Cask)
Darkstar Festival (Cask)
Moor JJJ IPA (Cask)
Moor Hoppiness (Cask)
Moor Sumerland Gold (Cask)
Mikkeller Single Hop East Kent Goldings
Mikkeller Single Hop Warrior
Mikkeller Single Hop Ten
Mikkeller Single Hop Cascade
Mikkeller Y Pale Ale
Mikkeller Green Gold
Mikkeller Triple
Southern Tier Gemini
Southern Tier Pale Ale
Southern Tier Choklat
Southern Tier Unearthly
Uncommon Baltic Porter
SmuttyNose IPA
White Dog IPA
White Dog Yellow Fever
ExtraOmnes Tripel
ExtraOmnes Blond Ale
ExtraOmnes Saison
Real Beer Notte Celtica
Struise Black Albert
Struise Mocha Bomb
Struise Pannepot
De Molen Vuur & Vlaam
De Molen Op & Top
De Molen Black Tovarishch
De Molen Hel & Verdoemenis 2009

Prevista musica dal vivo, set dj, cucina e un angolo beer shop dove poter prendere qualcosa da portare a casa. Ingresso previsto a 15€ comprensivo di 8 gettoni-degustazione e il bicchiere.

Se volete conoscere meglio Alex e le sue birre vi rimandiamo all’intervista effettuata da Gabriele qualche settimana fa, e già che ci siamo vi ricordiamo anche l’intervista realizzata a Luigi “Schigi” D’Amelio in occasione del Villaggio della Birra 2010.

Già che siamo in vena di piccole anticipazioni, abbiamo avuto conferma dell’assenza di Alex Liberati alla seconda edizione dell’Isola Che Non C’è a Suisio (BG), per impegni di lavoro all’estero. La seconda edizione sarà quindi dedicata esclusivamente a birrifici italiani, con il molto probabile ritorno di nomi ormai classici come Bi.Du. e Orso Verde. Ma non disperate: è allo studio un nuovo evento con Alex nei mesi successivi…incrociate le dita, perché potrebbe essere qualcosa di davvero interessante…

[Update] Pare che per OctobEUR sia cambiata la regola d’ingresso. Non più 15€ con 8 gettoni, ma ingresso gratuito, con però il primo “acquisto” fisso a 15€ che verranno scambiati in 10 gettoni, 1 bicchiere e il programma dell’evento.

Clock Tower Pub – Treviglio (BG)

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Category : Locali

Il Clock Tower, situato ai margini del centro storico di Treviglio, in provincia di Bergamo, si  presenta a primo impatto come un irish pub che più classico non si può: arredamento in legno, cartelli stradali a indicare improbabili destinazioni irlandesi (io un giorno lo vorrei conoscere, uno che vede la distanza e la direzione per Galway e si fionda fuori dalla porta per rientrare a distanza di giorni o settimane con la barba lunga e con l’aria soddisfatta) e abbondanza di poster pubblicitari della stout più venduta nel mondo.

Qualche locandina presente e passata segnala la passione del gestore per la buona musica, con concerti abbastanza regolari sia nel pub che nell’ambito di un festival estivo a Bergamo.

Un poster Baladin d’annata, delle spine a pompa all’inizio del bancone e un frigo in bella evidenza (con Mikkeller, St. Peter’s, Ridgeway e altro ancora) segnalano subito l’attenzione alla birra di qualità. Il personale è molto preparato e sa consigliare sia gli appassionati che i neofiti.

La lista di birre in bottiglia è una delle più impressionanti d’Italia per varietà e numero (oltre 400): ampia scelta di belghe, buona carrellata sul panorama italiano (il lombardo Hi.Bu., il genovese Maltus Faber e diversi altri) e americano (Flying Dog, Sierra Nevada, Hoppin’ Frog…) e per finire c’è un angolo beer shop favoloso per prezzi e assortimento.

Per quanto riguarda le spine c’è diversa roba fissa (Guinness, e poi qualche inglese come Bombardier e 1698), con qualche belga “spessa” della Roman come Ename Tripel e Sloeber. Un posto rilevante va (e non potrebbe essere altrimenti) alla linea Elav, creata su commissione per il Clock Tower e per il locale gemello in città alta a Bergamo dalla bavarese Lauterbacher, un po’ ingannevolmente definito come piccolo birrificio a dimensione familiare. Con una produzione di 50.000 hl annui (fonte: Good Beer Guide to Germany di Steve Thomas, CAMRA 2005) si attesta tra i più grossi piccoli birrifici tedeschi, o tra i più piccoli tra i grandi. Per fare qualche paragone con la realtà italiana, circa 20 volte la produzione attuale del birrificio di Lambrate (2.700hl secondo l’ultima pubblicazione di rilievo nazionale). Settimana prossima so che verranno servite un paio di St. Georgen (Helles e Keller), un birrificio della Franconia che apprezzo particolarmente.

Sempre presente qualche luppolata alla spina, dalla Sierra Nevada Pale Ale alla gamma Brewdog (credo sia l’unico posto dove ho visto l’analcolica Nanny State alla spina). C’è spazio per Real Ale inglesi (tra cui la favolosa Red Mc Gregor della Orkney) come per quelle emiliane: Toccalmatto e White Dog sono presenze ricorrenti in cask, la dimensione perfetta in cui gustare le loro produzioni migliori.

La cucina prevede tavola fredda classica, pizza e una manciata di primi piatti piuttosto promettenti.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito web o la pagina facebook.

Pils Pride 2010 – report in breve

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Category : Birra, Festival

Ieri mi sono recato a Lurago Marinone con gli amici per l’atteso appuntamento con il Pils Pride, evento annuale di inizio maggio organizzato dal Birrificio Italiano di Agostino Arioli. Un pomeriggio uggioso, con tempo estremamente variabile che durante la giornata è passato dal tiepido all’assolato e quindi all’acquazzone con tanto di leggera grandinata.

Appena arrivati l’atmosfera è molto tranquilla, vuoi anche per la conferenza sullo stile Pils che si sta concludendo. Il tempo di scambiare qualche saluto con gli amici della Compagnia del Luppolo (associazione storica di appassionati con base nella bergamasca) presenti e di cambiare i buoni e cominciano gli assaggi.

All’esterno un banchetto vende il miglior libro sulla birra uscito in lingua italiana in lungo tempo, vale a dire Un’Altra Birra di Massimo Acanfora (lo potete trovare qui o nei negozi del commercio equo e solidale). Torneremo su questa e altre pubblicazioni con più calma, intanto consigliamo a chi se la fosse persa l’acquisto.

Le birre sono tutte in forma e molto interessanti, personalmente ho preferito concentrare gli assaggi su ciò che è più difficile da trovare in giro, mentre gli altri hanno optato per un “giro completo” delle spine presenti. Il prezzo del buono-assaggio è tra i 2,50 e i 3,00 euro a seconda del numero di buoni acquistati (il carnet da 5 costa 11,50, più 3,00 euro di cauzione del bicchiere, comodamente lasciati in cassa per portarsi a casa un delizioso ricordo della manifestazione), le magliette (molto belle) invece vengono 15 e 20 euro a seconda della lunghezza della manica.

Il pomeriggio prosegue tranquillo negli assaggi, forse appena troppo tranquillo. Se per gustarsi una birra senza troppi affanni il numero dei presenti è ideale (e simile a quello della “festival bitter” dello scorso dicembre), forse l’organizzazione sperava in qualcosa di più simile delle edizioni precedenti, che ci risultano parecchio affollate. Non sappiamo se a causa del tempo, della possibile festa scudetto interista o di che altro, nella fascia oraria in cui siamo presenti purtroppo si vedono solo i “soliti noti” o quasi della birra italiana.

Tra quelle che più mi sono piaciute, l’accoppiata tedesca composta da Zwickel Pils di Beck Bräu e dalla Keller Pils di Shoenramer, ottima anche la Omnia del B.A.B.B. si confermano alla grande anche le due produzioni di Agostino, vale a dire la Tipopils (ormai reperibile alla spina con una certa facilità) e Extra Hop (stagionale abbastanza aggressiva e decisamente piacevole). La Sausa del Vecchio Birraio è un po’ troppo morbida per il mio palato, e decido di saltare (anche se a malincuore) le pur ottime Via Emilia, Radeberger e Jever.

Unica nota un po’ stonata, negli assaggi di birra, la P.IL.S. di Pausa Caffè. Molto caramellata e con note di liquirizia, la birra esce dallo stile Pils in un modo che resta da capire quanto sia voluto, dato che le testimonianze di amici ben più preparati di noi (che l’hanno provata anche diversi mesi fa)  dicono che è molto diversa da come la ricordavano. Rimandata a futuri assaggi, per capire se è un percorso intrapreso con convinzione oppure se si è trattato di una cotta non perfetta. Il risultato è comunque piacevole.