Ich Liebe Dickinson

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Category : Eventi

Il must del momento sono birre iperluppolate con luppoli samoani? Vanno di moda le birre coreane? Non si beve altro che birra aromatizzata al lichene lappone? Certo.
E Maso cosa fa? Propone una serata di sole birre tedesche!
Disapprovo ovviamente il suo atteggiamento disfattista, nondimeno vi segnalo questo evento che si svolgerà al Dickinson pub a Scandiano sabato 29 ottobre. In settimana Maso va in Franconia a fare un carico di birre di Bamberga e dintorni. Il carico sarà ghiotto, anche se svariati nomi mi sono ignoti (la galassia delle birre artigianali tedesche è difficilmente gestibile per una persona disattenta come me), altri li ho assaggiati in bottiglie portate avventurosamente da amici di ritorno da quelle lande.
La Franconia è una regione storica nel nord della Baviera, una delle città principali è Bamberga, famosa per le birre affumicate e, per gli homebrewer, per essere sede della malteria Weyermann. Nei dintorni c’è un ampio panorama della tradizione teutonica.

La locandina della serata

Se vi piace la birra tedesca i prodotti sono ottimi: tra pils, hell, birre affumicate, dunkel, la scelta è molto più varia di quello che si può pensare.
La serata avrà l’evocativo nome di “Ich Liebe Dickinson” (che secondo me merita una menzione d’onore, anche se l’altrettanto evocativo “Ich Liebe Dick” è stato scartato temendo fraintendimenti) e si svolgerà secondo lo stile già sperimentato nelle serate de “La Grande Sete”. Verrà servita un’unica birra per 30 minuti e quindi si passerà alla successiva: studiatevi dunque il programma per capitare all’ora giusta, Maso è incredibilmente preciso in questi eventi.
Gli appassionati vedono sempre un po’ di traverso il panorama tedesco, molto più legato alla tradizione di altri scenari innovativi e, devo dire, spesso modaioli, che compaiono periodicamente. E’ pur vero che la maggior parte di noi si è innamorata alla bevanda birra passando dalle lager, dalle pils, dalle “chiare”.
Ecco, queste sono lager, pils, “chiare” di grande qualità.
Non mi troverete a questo evento tuttavia (e già questa potrebbe essere una ragione per partecipare): sarò troppo impegnato a sniffare luppoli esotici in Afghanistan, assaporare nuovi malti ad Andorra, tostare cacao in Angola,… (non riesco a ricordare il paese con la “A” in cui sto per andare…).
Prost!

 

Garibaldi incontra San Patrizio

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Category : Eventi

Il 17 marzo è stata festa a sorpresa per l’Italia. Festa sì…festa no…se famo du spaghi…festa sì, festa no, la terra dei caki… Una festa anche per la birra artigianale italiana. Al Dickinson Pub di Scandiano (RE) Garibaldi ha incontrato San Patrizio. La sera di mercoledì 16 è stata grande festa con “E’ arrivato Garibaldi”, serata dedicata alle birre artigianali provenienti da tutta Italia. Il giorno dopo, festa dell’Unità d’Italia e festa di San Patrizio, un bis con particolare attenzione alle stout, le birre scure della tradizione irlandese.

Nella serata di Garibaldi sono state scelte birre da tutto lo stivale: San Paolo di Torino in rappresentanza del regno sabaudo, Birrone di Vicenza a rappresentare la Serenissima, Birrificio Rurale di Pavia, Orso Verde di Busto Arsizio, Brew Fist di Codogno per il Lombardo-Veneto, la zona d’Italia tradizionalmente più dinamica nel mondo della birra artigianale, Opperbacco di Teramo per il fu Stato Pontificio e Birranova dalla Puglia per il Regno borbonico.
Per ogni birrificio erano presenti più perle: particolarmente positivo è stato il giudizio di pubblico per le birre di Birranova. Molto apprezzata (seppur con qualche distinguo…) la Why Not, una birra delicatamente affumicata piuttosto originale e la Linfa, una simil kolsch decisamente fruttata e invitante.
Per Opperbacco erano presenti la Quattropuntosette, che ha spopolato per le sue caratteristiche di lagerina chiara non molto alcoolica, ma che personalmente ho trovato un po’ troppo watery, mentre molto positivo è il giudizio sulla Triplipa, una belgian ipa decisamente saporita e con un buon taglio amaro.
Anche San Paolo era una novità per le disperate lande reggiane: la Ipè è sempre una delle mie favorite nel panorama italiano, una ale luppolata all’americana molto gustosa. La Jatobà mi ha impressionato meno: è una altbier abbastanza classica, ma forse questo stile non è nelle mie corde.

Per Rurale di Pavia sono state presentate Milady, una bitter che ha incontrato il favore di molti clienti storici del Dickinson, e Black Out, una dry stout decisamente ben fatta che ha pure trovato numerosi estimatori.
Questo per parlare degli ospiti: presente anche Brew Fist, storico amico di Carboneria Reggiana, il braccio armato dei birrofili reggiani, che proponeva la per me sempre ottima Burocracy, una IPA da manuale che merita ben più che un assaggio, e la Fear, una stout morbida che rimane, al momento, la mia preferita nello stile tra le birre italiane.
Orso Verde e Birrone sono invece di casa al Dickinson: per il birrificio bustocco le classicissime Backdoor bitter e Nubia, cavalli di battaglia di Cesare e per il Birrone, San Lorenzo e Statale 63, quest’ultima una kellerbier, variante prodotta appositamente per il Dickinson della più classica Statale 46.
Il 16 sera è stata un delirio con il povero Maso preso a spinare mille boccali contemporanemente, il 17, una domenica pomeriggio più tranquilla finita con il concerto live dei Sixpence 66, in onore del protettore dell’Irlanda a bere le Stout italiane, Nubia, Fear, Black Out, in onore della verde isola del nord.
Anche nel nome della birra, abbiamo festeggiato l’Unità d’Italia!

rob

[Evento c/o] Arrogant Pub, Scandiano (RE)

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Category : Locali

Era l’occasione di festeggiare il primo compleanno dell’Arrogant Pub di Scandiano (RE) (mappa), e non me la sono lasciata scappare. Per un motivo più che valido: l’offerta delle spine per questo evento era di primissimo ordine, e non si poteva certo mancare.
Ho iniziato la serata con una Schizoid di Toccalmatto, in formissima come già due settimane fa a Rimini, ha davvero un forte carattere, profumatissima e ben bilanciata. Nel “furioso” ruotare dei nomi sulla lavagna delle spine, ho avuto appena il tempo di assaggiare al volo una St. Peter’s Ipa (che non mi ha particolarmente soddisfatto: dolcina e stucchevole) prima di fiondarmi a mani basse sulla Rasputin (De Molen). L’imperial stout olandese è davvero qualcosa di eccezionale: a parte i suoi gradi alcolici, il profumo di caffè e di tostato, il corpo decisamente vellutato e morbido e un gusto che non aveva alcuna voglia di sparire, la rendevano praticamente perfetta.

Nel successivo passaggio, ho preso una Mikkeller Single Hop Tomahawk, già sentita a Rimini, e anche qui nulla da dire: amara come si vuole, pur essendo molto meno profumata della Schizoid, ha forse una persistenza maggiore. Buona, molto molto buona. Lo step dopo è stato invece tragico: dovendo aspettare una ventina di minuti per il cambio spine (quello che c’era su in quel momento lo avevo già abbondantemente assaggiato in altre occasioni), ho deciso di prendere una Bad Elf (Ridgeway): mai scelta fu peggiore. Poi probabilmente va a gusti, ci mancherebbe, ma questa bitter proprio non ha nulla per cui valga la pena prenderla. Stucchevolissima per il suo gusto dolciastro e pesante, non dà alcun piacere sensoriale, se non la voglia di finire presto il bicchiere o sbolognarlo alla ragazza (che però, avendo le papille gustative intatte, non accetta).

Dovendo recuperare l’equilibrio del palato… mi arriva l’occasione giusta con la magnifica e strepitosa Cantillon Rosè de Gambrinus, sicuramente la mia preferita del birrificio di Bruxelles. Il bicchiere non dura più di tre minuti, e finalmente un’espressione soddisfatta si restaura sul mio volto. La mia ragazza, che mi ha assecondato per tutto il tempo (lode a lei!), ormai mi guarda storto e così decido di prendere l’ultima birra della serata. Sapendo che sta per arrivare la BrewDog Tokyo 18°, cerco di temporeggiare, ma l’alcolicissima birra scozzese non si manifesta in tempo, e così “ripiego” su una Lambrate Imperial Ghisa. Il confronto con la Rasputin è quasi automatico, l’Imperial Ghisa ha molti pregi (tra cui l’impatto visivo, una schiuma meravigliosa e profumi molto marcati) e alla fine, a mio modesto parere, ritengo che le due birre si equivalgano. Tra quelle che non ho assaggioato in questa occasione, Fantome Gillmor, BrewDog Punk Ipa, Cinnamon Bitter Ale, Fumè de Sanglier.

Da lì a poco sarebbero arrivate altre rinomate birre, ma il mio tempo era giunto al termine. Serata piacevolissima in un locale che nell’ultimo anno ha conquistato “punti”, e che non mancherò di visitare spesso e volentieri nei prossimi tempi. Solitamente le spine presenti sono 5-6 più una o due a caduta o a pompa. Non mancano mai le italiane Tipopils e Wudù, le altre sono in costante rotazione, con predilezione per BrewDog, americane e belghe. Notevole anche l’assortimento in bottiglia e, mi dicono – io non ho provato – anche la cucina: per questo spazio a prossimi aggiornamenti.

mattia