De Molen Beer Festival

1

Category : Eventi

Si terrà nei giorni del 27 e 28 Maggio 2011 il primo De Molen Beer Festival a Roma, nei locali della Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Saranno 20 le birre presenti, tutte del birrificio olandese di Bodegraven. Inutile dire che molte di esse sono dei piccoli capolavori, dalle più semplici ed estremamente beverine (la Op & Top, per dirne una) a quelle molto più complesse e alcoliche (Rasputin o la Hel & Verdoemenis).


cliccate sull’immagine per ingrandirla

Gli orari di apertura saranno dalle 17 alle 24, e per le prime tre ore di apertura, ogni 4 birre prese nello stesso momento, una è offerta!
Se siete a Roma e non sapete cosa fare, credo proprio valga la pena di fare un salto in compagnia!

mattia

OctobEUR Fest – Report

3

Category : Festival

E’ finita ieri a Roma la prima edizione di OctobEUR Fest, svoltasi al Parco Rosati tra le giornate di mercoledì e domenica. Pianificato dalla “macchina organizzatrice” di Alex Liberati comprendente Brasserie 4:20, ImpexBeer, Revelation Cat e con il patrocinio del Comune di Roma, si può dire sia stato davvero un grande successo. Io son stato alla serata di venerdì, con arrivo molto presto (praticamente all’apertura delle 18.30) e con la mia partenza dieci minuti prima delle 3.

Nell’arco della serata, l’affluenza è stata elevata e anche negli ultimi istanti prima della chiusura, il posto (davvero bello) era praticamente pieno: alla punta di affluenza, verso le 23, in alcuni degli stand ci voleva più di mezz’ora per poter arrivare al banco-spina.
Come vi avevamo anticipato qua le spine erano davvero notevoli e tante, ed erano divise in stands-isola in base alla provenienza: Germania, Inghilterra, Belgio-Olanda, Danimarca, Stati Uniti e Italia, più lo stand della zona mangereccia e il beer shop per portarsi a casa qualche bottiglia.

L’ingresso era gratuito, ma il primo acquisto era “obbligato” a 15€, che venivano scambiati con il bicchiere (scelta tra pinta e mezza pinta), 10 gettoni e il programma con tutte le birre servite. A proposito del bicchiere, avendo lo scopo di gustare più birre possibili, la scelta è caduta sulla mezza pinta: per riempirla al banco ci volevano 2 gettoni (per la pinta, 5), e ogni “ricarica” di gettoni costava 1,20€, il che rendeva gli assaggi a buon prezzo (2,40€ la mezza, 6€ la pinta).

Dichiaro subito la mia birra preferita, perchè l’ho (l’abbiamo tutti, in realtà) trovata davvero eccezionale: la Op&Top di De Molen, una bitter ale stupendamente bilanciata. Nel corso della serata ho visitato almeno una volta tutti gli stands (tranne quello italiano perchè le birre presenti – le ottime ExtraOmnes di Schigi – le avevo già provate in altre occasioni), partendo con la Braustelle Kolsch, Moor Hoppiness e DarkStar American Pale, seguita dalla Mikkeller Ten (Ipa, 6.5% secondo me molto lontana dagli standard di eccellenza di Mikkeller), Revelation Cat Back to Basic West Coast Ipa (molto buona), Southern Tier Pale Ale e Gemini (era presente, tra le altre, anche la Choklat che avevo già sentito tempo fa al 4:20) e l’eccellente Uncommon Baltic Porter.

La vera sorpresa, però, si trovava ben nascosta e grazie ad un’anticipazione che avevamo avuto tempo fa siamo riusciti facilmente a scoprie il segreto che la celava. Proprio dietro allo stand mangereccio, tramite un piccolo (e pericolosissimo, ho sbattuto la testa in un paio di occasioni) passaggio tra le siepi, si arrivava ad un banco-spina nascosto, dove abbiam trovato delle vere chicche: io ho provato la BrewDog Paradox (ottima, ma purtroppo non so dire di quale batch si trattasse), la Pizza Port Welcome Back Wipeout e un’altra, sempre di Pizza Port, che mi son scordato, due Lambic (uno di Boon e uno con dry hopping) e la Hel & Verdoemenis 2009 di De Molen.

Inutile dire che dopo tutte queste fosse giunto il momento di andare verso qualcosa di morbido e orizzontale, anche perchè le ore di treno fatte al mattino non avevano certo aiutato ad accumulare energia. Alla fine erano poi quasi le 3 di mattina e dovendo tornare a Modena il sabato pomeriggio, farlo col mal di testa non sarebbe stata una grandissima idea. L’impressione definitiva è super-positiva: grandi pecche non ne ho viste, le lamentele sui prezzi (che ci erano giunte nei giorni precedenti) erano assolutamente ingiustificate, la qualità (e ricercatezza) delle birre era altissima. Forse, volendo fare un piccolo appunto, a volte si arrivava dopo un po’ di coda al banco e alcune birre risultavano esaurite, oppure alcuni dei cask nello stand inglese sono arrivati a temperatura ben oltre le 8.30: piccoli dettagli praticamente inutili nel valutare, nel complesso, una manifestazione di grande rilevanza che speriamo possa avere lunga vita.

mattia

Ma che siete venuti a fà, Roma

3

Category : Locali

Terza tappa del nostro viaggio alla scoperta dei locali della Capitale: oggi focalizziamo l’attenzione sul primo dei due locali di Mauele Colonna: entrambi si trovano a Trastevere, nella parte per certi versi più affascinante della città, ed entrambi hanno sede in via Benedetta (mappamappa dettagliata), trovandosi infatti l’uno di fronte all’altro.

Partiamo oggi con il Ma che siete venuti a fà, affettuosamente chiamato Makke dai suoi clienti abitudinali: il locale è davvero un must assoluto, per una svariata serie di ragioni che ora spiegherò.
Intanto comincio a dire che, seppure io non sia un grande appassionato di premi e onorificenze varie (ho da sempre il parere che la vera soddisfazione sia quella che ti regalano i clienti non abitudinali), il Makke quest’anno è stato votato “Miglior locale del Mondo” dagli utenti di ratebeer.com (trovate la classifica qui). Un premio prestigioso perchè dato appunto dai clienti e non dalle grandi associazioni: nella video-intervista esclusiva che ho realizzato con Manuele, e che uscirà a breve qui su pintaperfetta, è lui stesso a dichiararsi soddisfatto senza però esaltare il solo risultato.

Ma che siete venuti a fà, Roma

Ma che siete venuti a fà, Roma

Detto questo, il locale ha aspetti davvero importanti: partiamo dall’ampio numero di spine, sono 16 di cui 3 in cask. Passando alla rotazione, nelle mie tre visite ho avuto modo di vedere con quale frequenza la lavagna delle spine venga aggiornata… state attenti quindi, se doveste mai capitarci, a prendere subito la birra che volete e non aspettare e tenerla per ultima… rischiate di non trovarne più.  Le spine fisse sono quelle della Beck Bräu (Zoigl, Tiberator, Affumicator), la Weihenstephaner Weiss, la Tipopils e la Bibock del Birrificio Italiano. Oltre a queste, le altre cambiano di volta in volta: durante la mia visita ho avuto modo e piacere di gustarmi una Bayerischer Bahnof Gose (la birra “al sale” del Nord della Germania), un’ottima Brooklyn Ipa, una Beer Here Päske (una Ipa danese a 7%, luppolatissima con gran presenza di cascade), una IV Saison de Jandrain Jandrouille (saison erbacea davvero notevole), una sempre buona Rulles Triple e almeno un paio di Tipopils. Sulla lavagna presenti anche produzioni di Lambrate (Urtiga), Cantillon (Vigneronne e St. Lamvinus), Harviestoun e la produzione speciale di Montegioco: la Makkestout.

Ma che siete venuti a fà, Roma

Ma che siete venuti a fà, Roma

I lati negativi. A chi considera come lati negativi l’assenza di qualsiasi tipo di cucina (noccioline a parte!) e il ristretto numero di posti a sedere (25, a stare davvero abbondanti), suggerisco di provare orari differenti rispetto al venerdì o sabato sera. Gli orari di apertura, consultabili anche sul sito ufficiale, sono piuttosto ampi. Da parte mia, per esempio, adoro i posti piccoli e caciaroni e, anche se solo, ho potuto conoscere un sacco di persone in breve tempo. Sicuramente, per l’esatto opposto per cui avevo detto che il 4:20 era a parer mio più adatto ad una serata tranquilla con un paio di amici o la ragazza, il Makke invece sembra essere fatto apposta per una serata più “movimentata”.

Il Ma che siete venuti a fà in conclusione è un super-locale: è gestito con estrema professionalità (così poi come in tutti gli altri posti visitati nella tappa romana) e cortesia – almeno nei miei confronti – e non deve davvero mancare nella tabella di marcia di un buon bevitore.

E se vi viene fame, non potete far altro che attraversare la strada ed entrare al Bir & Fud.

mattia

Brasserie 4:20, Roma

14

Category : Locali

Proseguiamo il viaggio birraio di Roma con uno di locali più famosi e più apprezzati: la Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Diverso, diversissimo da tutti gli altri locali romani che ho recensito o recensirò a breve, è aperto tre anni e mezzo e si trova in zona Portuense (mappamappa dettagliata), non lontano dal famoso mercato di Porta Portese. Tra i suoi “difetti”, sicuramente ha quello della non facile raggiungibilità (almeno per chi come me non conosce bene la città e le linee di trasporto pubblico): la metropolitana non gli passa nemmeno vicino, quindi, in mancanza di mezzi autonomi, suggerisco di visitarlo presto o di mettere in conto una bella camminata o una bella botta da tassametro.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Ricavato all’interno di vecchi magazzini, la Brasserie 4:20 è, al colpo d’occhio, uno dei locali più belli in cui mi sia mai capitato d’entrare, forse il più bello in assoluto: composto da un’unica enorme sala, si presenta con arredamenti scintillanti e di grande impatto visivo. Al contrario, rimane probabilmente un pò freddo, meno intimo e accogliente di altri locali… diciamo il posto adatto più per portare la ragazza o un paio di amici che quello dove andare a fare della gran baracca. Al piano di sopra, invece, presente una terrazza, dove c’è più possibilità di fare baccano, e dove troverete altre sei spine 🙂

Io ci sono stato due volte in quattro giorni, ed entrambe le volte mi son seduto a bancone, che è ampio e dà la possibilità di stare comodi (e non stretti stretti) anche nel caso si volesse mangiare qualcosa. A proposito di cibo, i piatti succulenti non mancano nel menù e la specialità è il pesce. I prezzi, d’altro canto, non aiutano troppo ad organizzare delle abbuffate.

Venendo alla scena birraia interna, bisogna dire che è di primissimo livello: se nell’articolo sul Mastro Titta elogiavo la classicità dei prodotti, la sicurezza che i grandi nomi storici possono dare alla clientela, il 4:20 basa la sua “politica” sull’esatto contrario… la sorpresa. La quasi totalità delle persone può tranquillamente entrare e trovare un sacco di birre sconosciute, anche io, pur conoscendo i prodotti di Alex, son rimasto colpito da nomi, etichette e sapori che non credevo nemmeno esistessero.

Le spine sono ben 34: quando son stato io, 17 erano attaccate e 11 no (non conosco lo stato delle sei spine al piano di sopra). Si trovavano tre Mikkeller (due delle quali della linea Single Hop, cioè fatte con un solo tipo di luppolo e spesso usate a scopo “didattico” per trovare profumi, aromi e sentori erbacei o fruttati), la meravigliosa Southern Tier Choklat (100 su ratebeer) – che è una stout talmente cioccolatosa (passatemi il termine) che se non fosse alcolica si potrebbe tranquillamente scambiare con una tazza di Nesquik – e la sorella Southern Tier Ipa (ratebeer 97), davvero notevole. Inutile aggiungere che qui le spine cambiano a velocità vorticosa.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Tra le bottiglie, si trovano tutte le Revelation Cat (etichetta – di proprietà di Liberati – che collabora principalmente con i danesi di Mikkeller e gli olandesi di De Molen), Mikkeller, tutte le Southern Tier, le Nogne O, Portbrewing, Hoppin’ Frog, Haandbryggeriet, De Molen… nomi da mozzare il fiato ma anche birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi: è l’altro lato della medaglia. Io ho assaggiato la Southern Tier Jah-Va che su ratebeer prende un “normalissimo” 100 e una ottima la Nogne O Dobbel Ipa (98). Perchè metto il voto di ratebeer (pur non essendo io un gran fan di voti e premi)? Perchè al 4:20 ogni spina ha segnalato voto e descrizione originale del famoso sito di rating.

In conclusione, posto eccezionale. Ma per mia personale convinzione, il 4:20 rimane il locale in cui chiudere la serata e non quello dell’aperitivo… in ogni caso, chapeau.

mattia

Mastro Titta, Roma

3

Category : Locali

Comincio il mio giro di recensioni sui locali di Roma con quello che non conoscevo affatto e che invece è un must assoluto, e molto differente dagli altri che recensirò fra qualche giorno. Parlo del Mastro Titta di Roma (mappa piccolamappa grande), locale che nella capitale è considerato uno dei primi promotori della birra artigianale sulla scena cittadina. Il locale prende il nome da Giovanni Battista Bugatti, detto appunto Mastro Titta, che tra il 1796 e il 1864 fu il boia di Roma.

Particolarmente ampio, e disposto su due livelli, la prima caratteristica che viene in mente quando si entra è l’atmosfera: il Mastro Titta, almeno al piano terra, è particolarmente buio e all’ingresso si rimane stupiti su come sarà possibile vederci. Pian piano però gli occhi si abituano e le varie cose cominciano a prendere forma e colori: il locale è arredato nel classico stile irlandese, in legno e presenta numerosi tavoli con divanetti.

Il locale Mastro Titta di Roma con Giorgione, il gestore

Il locale "Mastro Titta" di Roma con Giorgione, il gestore

Le spine sono di grande rispetto e a prezzi decisamente contenuti (5.00 – 5.50 €) . Essendo a vorticosa rotazione, posso dirvi quello che c’era quando son stato io. L’impianto prevede una quindicina di spine, di cui due erano riservate alla Sierra Nevada Ipa e alla Sierra Nevada Harvest, e 4-5 alle classiche birre tedesche. Il meglio arriva quando ci si sposta sulle spine belghe: qui la scelta è ampissima con Gouden Carolus, Rulles Estivale e Rulles Triple, St. Bernardus Abt 12, Moinette Blonde più altre due di altissimo livello che non ricordo. Tra queste mi son bevuto la Harvest e successivamente la Estivale, e le ho trovate in splendida forma.

Il piano interrato offre circa una cinquantina di posti a sedere, con tavoli e panche di legno, sicuramente un pò più spartano e più illuminato del piano terra, e per questo meno fascinoso. Il simpatico gestore Giorgione – che vedete nella foto e che mi dicono essere uno dei più grandi bevitori conosciuti al mondo – propone anche cucina tipica romana, io ho mangiato dei rigatoni alla carbonara davvero ottimi ed abbondanti.
Sicuramente un posto da tenere in alta considerazione in quel di Roma, soprattutto se intendete bere quancosa di belga o molto classico, con i grandi nomi valloni e fiamminghi a darsi battaglia sul bancone… in fondo i classici son sempre di qualità, sempre buoni e non bisogna mai dimenticarli.

mattia