Nuovo impianto per la De Molen Bierbrouwerij

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Category : Birra, Notizie in breve


Della De Molen, vera star della scena birraria artigianale olandese ed europea (se non mondiale), abbiamo parlato in più occasioni, e immaginiamo sappiate già molto. Per rinfrescare la memoria, intanto, vi segnalo gli articoli più significativi su Pintaperfetta: la mia prima visita al mulino nel giugno 2009, la mia ultima visita (per raccontare la seconda edizione del Borefts Festival, rassegna del meglio della “nuova produzione europea”) e per l’annuncio della collaborazione da urlo con l’americana Flying Dog.

Anche in questo caso raccontiamo una “piccola” notizia, vale a dire l’acquisto del nuovo impianto.

Lascio quindi la parola alla newsletter:

Caro xxx,
stiamo attirando sempre più fan di giorno in giorno. Chiaramente siamo molto orgogliosi di questo, ma questo ci costringe davvero a crescere un po’. Adesso produciamo circa 1200 ettolitri all’anno e puntiamo a una crescita che ci porti a produrre circa 4500 ettolitri. Paragonati ai grandi birrifici continueremo quindi a essere un minuscolo birrificio artigianale.

Giovedì 11 novembre, “giorno pazzo” per gli olandesi, abbiamo firmato un contratto per un impianto di produzione da 25 ettolitri a cotta. Una grande crescita rispetto al nostro attuale impianto da 5 ettolitri. Siamo davvero emozionati, ma probabilmente non saremo ritenuti così pazzi in futuro. Seguiamo semplicemente il nostro sogno e continuiamo a divertirci.

Abbiamo selezionato il nostro nuovo impianto di produzione secondo molti parametri. I più importanti sono qualità, rispetto dell’ambiente ed efficienza. Un birrificio moderno come quello che abbiamo ordinato riutilizza il calore, non produce odori sgradevoli e taglia il consumo dell’acqua. Dato che istalleremo il nuovo impianto in un nuovo edificio ci risparmierà molto tempo e molti sforzi logistici. Le stesse persone potranno quindi produrre più birra.
Il nuovo edificio è proprio dall’altra parte della strada, quindi sarà mantenuto il legame sia fisico che emotivo con il mulino. Il ristorante e il beer shop rimarranno nel bellissimo mulino fresco di ristrutturazione.

Saluti

Brouwerij de Molen”

Insomma, il comunicato dice più o meno tutto ciò che c’è da sapere.

Borefts Festival 2010 @ Brouwerij De Molen, Bodegraven (NL)

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Category : Festival, Viaggi

Avevo proprio voglia, di una gita in Olanda. Qualche giorno ad Amsterdam (con soste obbligate al Wildeman, dove vado da molti anni, e al Beer Temple, dove non ero ancora stato), una bella spesa da mettere in stiva al Bier Koning e poi, venerdì 24 e sabato 25 settembre, saltare sul treno per recarsi alla seconda edizione del Borefts Beer Festival presso la Brouwerij De Molen di Bodegraven, nel cuore verde dell’Olanda, vale a dire in una zona tutto sommato agreste nel triangolo formato da Amsterdam, Utrecht e Leiden. A causa della sua posizione, Bodegraven si raggiunge molto comodamente sia in treno (sulla linea Leiden-Utrecht) che in automobile.

Un festival dedicato a celebrare la nuova scena birraria europea, con birrifici di chiara ispirazione americana e molto propensi alla collaborazione reciproca. I nomi più noti del gruppo sono sicuramente quelli della Mikkeller e della De Molen, ormai molto ben conosciuti anche dagli appassionati di birra italiani. Con loro, una serie di birrifici nord europei accomunati dallo stesso spirito e dalla stessa creatività, con la sola Revelation Cat (birrificio più internazionale che italiano) a rappresentare l’area mediterranea.

Il festival si è svolto all’interno del mulino della De Molen e nell’area esterna subito a fianco. Gli stand erano principalmente nell’area coperta, con soli tre birrifici (Mikkeller, Marble e Alvinne) in gazebo situati all’esterno, dove c’era un piccolo tendone, un’altra area-gazebo destinata al pubblico e una serie di tavoloni e tavolini.

La giornata di venerdì è stata tutto sommato tranquilla, con un moderato ma significativo afflusso di gente e un tempo benevolo e per lo più soleggiato, che fino al tramonto ha riscaldato anche più delle birre del festival, per lo più molto corpose (con generi come double india pale ale e imperial stout a farla da padrone). Formatosi subito il gruppetto bergamasco più uno (io) ci siamo dedicati all’assaggio di tutto ciò che ci ispirava al momento o di ciò che ci eravamo prefissi di provare. Sedotti a volte dagli stili, a volte dai nomi, a volte – nel caso ad esempio della Black & Tan Bowmore Barrel Aged di Emelisse – dall’invecchiamento in botte, vero e proprio leit motiv del festival. L’angolo della curiosità invece era per il concorso per la migliore Vuur & Vlam, uno dei classici della produzione di casa, in questo caso proposta da quasi ogni birrificio presente al festival. Personalmente, avendole provate quasi tutte (De Molen, Haandbryggeriet, Närke, Marble, Struise) ho dato la palma del vincitore alla Marble, oscuro (almeno per noi italiani) birrificio inglese che spero di poter trovare quanto prima anche nel nostro paese.

L’offerta culinaria era un po’ scarna, fino alle 17 panini e snack, dopo le 17 una classicissima carbonnade con contorno di verdure o, per i vegetariani, il solo contorno di verdure. Per questo e altri motivi ci siamo affidati a soluzioni alternative (un paio di ristorantini più avanti nella via del mulino), delegando al festival il compito di saziarci di birra.

E che birra!

Nei due giorni, tenendomi anche abbastanza tranquillo, la mia lista recita un lungo elenco di capolavori, sia per le birre leggere (la svedese Närke e l’inglese Marble sugli scudi) che per quanto riguarda l’infinito elenco di mattoni carichi di luppoli e di caffè, passati o meno in botti più o meno esotiche (whisky, bourbon, cognac, calvados, chi più ne ha più ne metta), e comunque quasi totalmente trovabili in Italia.

L’organizzazione, a onore del vero, raccomandava l’acquisto di bottigliette d’acqua, per reidratare il corpo e per non asfaltare troppo il palato. Una ottima idea, che ha permesso di non vedere gente crollare sotto i colpi dell’entusiasmo di birra in birra.

Il sabato è stato invece decisamente meno soleggiato e decisamente più affollato. Tra curiosi sbarchi dal canale adiacente (una truppa di signori e signore olandesi sulla cinquantina abbondante), brevi pioggerelline e rapidi cambiamenti di clima in perfetto stile olandese, la degustazione dell’infinita proposta di birre è proseguita approfittando soprattutto dei “cambiamenti di lista”, ovvero delle birre disponibili in quantità molto limitata o solo in uno dei due giorni. Il premio per l’aromatizzazione più assurda direi che va alla Rough Snuff della Midtfyns, birrificio danese che ha prodotto questa interessante birra belga che ricorda un po’  alcune Gouden Carolus e si pregia di contenere, beh, alghe e tabacco da masticare.

Vi saluto con la lista dei miei assaggi della due giorni di festival, in ordine di birrificio.

De Molen Vuur & Vlam, De Molen Kopi Loewak Calvados Barrel, De Molen Black Damnation 666, De Molen Machtig & Mooi Cognac Barrel, Emelisse Black & Tan Bowmore Barrel Aged, Haandbryggeriet Fyr & Flamme (Vuur & Vlam), Haandbryggeriet Dobbel Dose, Marble Golden Ale, Marble Dobber IPA, Marble Vuur &Vlam, Midtfyns Rough Snuff, Närke Bitter, Närke Slattöl, Närke Bitter Fyra Flammor (Vuur & Vlam), Närke Stormaktsporter 2009 Swedish Barrel, Bitter SlattölRevelation Cat/De Molen Milk Mild, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics IPA, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics Double IPA, Struise Ignis & Vlamma (Vuur & Vlam), Struise Pannepeut.

Gran finale, il cartello appeso sullo stand di Alex, esilarante.

Great British Beer Festival – il nostro report

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Category : Festival, Fiere

Vorrei incominciare l’articolo parlando delle enormi pressioni che i membri più in vista della redazione hanno esercitato su di me per convincermi a scrivere. Anzi, io ero già convinto di buttar giù due righe, ma ho i miei tempi, e penso che il pezzo sul GBBF 2010 sarebbe arrivato a fine luglio 2011, dimodoché i lettori del sito avrebbero potuto tranquillamente convincersi di partecipare all’edizione in programma pochi giorni dopo. Non capisco la follia di scrivere dopo solo un mese, ma mi adatto

Aeroporto di Bergamo Orio Al Serio, volo per Stansted (Londra) del mattino di un caldo martedì di agosto. Pronti con armi, bagagli e una sete improponibile per salpare verso il Great Beer British Festival 2010.

Cos’è: il festival della birra più interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.

Dov’è: nel centro fieristico di Earl’s Court, Londra. Un gigantesco padiglione pieno di stand interessantissimi, raggiungibile con la metro verde (la stessa che poi vi porta a Parsons Green, al White Horse di cui abbiamo parlato qui).

Quando è: solitamente la prima settimana del mese di agosto. Quest’anno è iniziato martedì 3 per concludersi sabato 7.

Com’è: enorme.

L’ENTRATA

Evito il perché e il chi, che sarebbero le altre due domande che un giornalista dovrebbe soddisfare in un articolo perché ne ho già dato risposta nei punti precedenti. In ogni caso, il polo fieristico di Earl’s Court è veramente gigantesco e a un passo dalla fermata della “Underground”. E’ possibile scegliere il giorno in cui entrare a visitare la fiera (prezzo singolo di otto sterline) oppure fare il pass per tutte e cinque le giornate a prezzo decisamente più modico (23 sterline). Ovviamente, se l’intenzione è quella di andare lì per fare un giretto è conveniente il single pass, in generale io consiglierei sempre il seasonal anche perché una volta entrati non vorrete più uscire.

LA SCELTA DEL BICCHIERE

Entrando si trova subito il balcone dei “bicchieri”. Cauzione di tre sterline, tripla misura: c’è la pinta normale, la mezza e il terzo. Consiglio di uno stupido: prendete la mezza pinta. E’ vero, il bicchiere enorme fa “figo”, però non è sempre facile farsi capire dagli addetti alla consegna delle birre e vista la varietà – e la quantità – di spine presenti è meglio non bere una pinta a birra, altrimenti non avrete modo di provare tutto il resto.  Ovvio che una IPA sia più beverina e magari ne vorrete di più del semplice assaggino, per questo la mezza è una buona scelta fra la dose da fiera e la bevuta da pub. Poi fate come vi pare, quando vi serviranno una pinta di Tsarina Esra e voi dovrete berla, bruciandovi tutte le papille gustative, allora mi darete ragione. E succederà, ve lo assicuro (colpa di Alex alla botte, e considerando che parlavamo in italiano…).

LE BIRRE

Destra o sinistra, destra o sinistra? E’ la prima cosa che penserete dopo avere ritirato la vostra arma di battaglia, il Sacro Graal che vi accompagnerà fino a fine giornata. Procedendo verso destra vi ritroverete immersi nelle Real Ale, con i vari padiglioni con un’infinità di spine: qualcuno ha il proprio stand dove degustare le birre (Fuller’s, Greene King, Thornbridge etc). E’ difficile provare tutto quanto, quindi il mio consiglio è semplice: farsi un minimo di prospetto per capire quali sono le birre davvero imperdibili, perché è davvero difficile conoscere ogni singolo produttore: certo, qualche volta bisogna anche provare per capire qual è il livello.

In generale, è difficile competere, per le Real Ale, con quello che si trova sul lato mancino dello stand dei bicchieri: ovvero le birre dal mondo, tra ceche e olandesi, dalle americane (sempre strepitose) alle italiane – pochine, a dire la verità, e quasi nulle alla spina -, finendo con le solite birre belghe. Impossibile, anche lì, provare tutto: le birre sono a “rotazione”, quindi non tutti i fusti alla spina sono aperti il primo giorno. Ho provato a non uccidermi lasciando la Older Viscosity della Port Brewing per il secondo giorno.

Indovinate un po’? Non c’era più… Nell’angolo dedicato alle birre dal mondo non ci sono solamente spine, ma anche una dose nutrita di bottiglie. Ovviamente sono presenti delle chicche interessantissime, però – a meno di non riuscire a dividere con gli amici – tendenzialmente ho privilegiato la spina. Così come per le Real Ale, visto che anche per loro c’è lo spazio apposito per le bottiglie. Davanti allo stand delle birre mondiali si trova una selezione di vari “Cider”. Non ho avuto il cuore di provarne nemmeno uno, ma per gli amanti del genere può essere un motivo in più per visitare la fiera.

I PREZZI

Concorrenziali, davvero. Soprattutto sulle bottiglie, che variano dalle 2-3 sterline per le 33cl, alle 6-9 sterline per le 75cl. Ovviamente ci sono cose che in Italia non arrivano, o che se arrivano costano cifrone. Con la sterlina così bassa, poi, è davvero una pacchia. Come dicevo precedentemente, per le spine si può scegliere la “dose” di liquido: terzo di pinta, metà pinta o pinta intera. I prezzi sono calcolati scientificamente, la mezza costa esattamente metà rispetto all’intera, quindi non si ha nemmeno lo scrupolo di scegliere una dose più larga per risparmiare qualche soldo. I prezzi vanno – parlo del terzo di bicchiere – dagli 80 pences di alcune real ale, alle oltre due sterline per alcune chicche (stile la Tsarina Esra sopracitata), comunque cifre facilmente accessibili per chiunque. Ovviamente ho speso una cifra clamorosa, perché con tutto il ben di Dio che c’era era un peccato lasciare indietro qualcosa.

I VINCITORI

Champion Beer of Britain – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
Second – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
Third – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
MILD
ORO – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
ARGENTO- Greene King, XX Mild (3% ABV, Bury St Edmunds, Suffolk)
BRONZO PARIMERITO – Golcar, Dark Mild (3.4% ABV, Huddersfield, West Yorkshire)
BRONZO PARIMERITO – Nottingham, Rock Ale Mild (3.8% ABV, Nottingham, Notts)

BITTER
ORO -RCH, PG Steam (3.9% ABV, Weston-Super-Mare, Somerset)
ARGENTO – Moor, Revival (3.8% ABV, Pitney, Somerset)
BRONZO PARIMERITO - Orkney, Raven (3.8% ABV, Stromness, Orkney)
BRONZO PARIMERITO - Purple Moose, Snowdonia Ale (3.6% ABV, Portmadog, Gwynedd)

BEST BITTER
ORO – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
ARGENTO – St Austell, Tribute (4.2% ABV, St Austell, Cornwall)
BRONZO PARIMERITO - Evan Evans, Cwrw (4.2% ABV, Llandeilo, Carmarthenshire)
BRONZO PARIMERITO - Great Oakley, Gobble (4.5% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

GOLDEN ALE
ORO – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
ARGENTO – Marble, Manchester Bitter (4.2%, Manchester, Gtr Manchester)
BRONZO – St Austell, Proper Job (4.5% ABV, St Austell, Cornwall)

STRONG BITTER

ORO – Thornbridge, Jaipur IPA (5.9% ABV, Bakewell, Derbyshire)
ARGENTO – Fuller’s, Gales HSB (4.8% ABV, Chiswick, Gtr London)
BRONZO – Beckstones, Rev Rob (4.6% ABV, Millom, Cumbria)

BIRRE SPECIALI
ORO – Amber, Chocolate Orange Stout (4% ABV, Ripley, Derbyshire)
ARGENTO – O’Hanlon’s, Port Stout (4.8% ABV, Whimple, Devon)
BRONZO – Breconshire, Ysbrid y Ddraig (6.5% ABV, Brecon, Powys)

BIRRE IN BOTTIGLIA
ORO – St Austell, Admiral’s Ale (5% ABV, St Austell, Cornwall)
ARGENTO – Pitfield, 1850 London Porter (5% ABV, Epping, Essex)
BRONZO – Great Oakley, Delapre Dark (4.6% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

OctobEUR Fest a Roma

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Category : Eventi, Festival

Dalla viva voce di Alex Liberati, incontrato pochi giorni fa in occasione del Borefts Festival 2010 alla De Molen di Bodegraven (NL) siamo venuti a sapere pochi giorni fa della festa in programma tra pochissimi giorni a Roma: la OctobEUR fest, che si svolgerà a Roma in zona EUR (appunto) dal 6 al 10 ottobre 2010.

Previste poco più o poco meno di 60 birre diverse alla spina, un “banco ombra” per appassionati con chicche vintage e altre rarità, insomma tutto il meglio che la Impex, società di Alex che si occupa di importazione e distribuzione di birre di qualità, ha da offrire.

La lista delle golosità prevede Mikkeller (DK), De Molen (NL), Southern Tier (USA), Dark Star (UK), Struise (BE) e una selezione di italiane tra cui la ExtraOmnes di Schigi, White Dog (Real Ale dall’appennino emiliano) e ovviamente la Revelation Cat.

Questa la lista completa delle spine presenti al festival:

Maxlrainer Zwickl Max
Maxlrainer Leo Weisse
Maxlrainer Pils
Braustelle Helios Kolsh
Braustelle Helios Weisse
Braustelle Ehernfelder Alt
Braustelle Summer Ale
Revelation Cat Kolsh IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IIPA
Revelation Cat Cream Ale
Revelation Cat Big Black Poochie
Revelation Cat Fly by Night
Revelation Cat Milk Mild
Darkstar American Pale (Cask)
Darkstar HopHead (Cask)
Darkstar Festival (Cask)
Moor JJJ IPA (Cask)
Moor Hoppiness (Cask)
Moor Sumerland Gold (Cask)
Mikkeller Single Hop East Kent Goldings
Mikkeller Single Hop Warrior
Mikkeller Single Hop Ten
Mikkeller Single Hop Cascade
Mikkeller Y Pale Ale
Mikkeller Green Gold
Mikkeller Triple
Southern Tier Gemini
Southern Tier Pale Ale
Southern Tier Choklat
Southern Tier Unearthly
Uncommon Baltic Porter
SmuttyNose IPA
White Dog IPA
White Dog Yellow Fever
ExtraOmnes Tripel
ExtraOmnes Blond Ale
ExtraOmnes Saison
Real Beer Notte Celtica
Struise Black Albert
Struise Mocha Bomb
Struise Pannepot
De Molen Vuur & Vlaam
De Molen Op & Top
De Molen Black Tovarishch
De Molen Hel & Verdoemenis 2009

Prevista musica dal vivo, set dj, cucina e un angolo beer shop dove poter prendere qualcosa da portare a casa. Ingresso previsto a 15€ comprensivo di 8 gettoni-degustazione e il bicchiere.

Se volete conoscere meglio Alex e le sue birre vi rimandiamo all’intervista effettuata da Gabriele qualche settimana fa, e già che ci siamo vi ricordiamo anche l’intervista realizzata a Luigi “Schigi” D’Amelio in occasione del Villaggio della Birra 2010.

Già che siamo in vena di piccole anticipazioni, abbiamo avuto conferma dell’assenza di Alex Liberati alla seconda edizione dell’Isola Che Non C’è a Suisio (BG), per impegni di lavoro all’estero. La seconda edizione sarà quindi dedicata esclusivamente a birrifici italiani, con il molto probabile ritorno di nomi ormai classici come Bi.Du. e Orso Verde. Ma non disperate: è allo studio un nuovo evento con Alex nei mesi successivi…incrociate le dita, perché potrebbe essere qualcosa di davvero interessante…

[Update] Pare che per OctobEUR sia cambiata la regola d’ingresso. Non più 15€ con 8 gettoni, ma ingresso gratuito, con però il primo “acquisto” fisso a 15€ che verranno scambiati in 10 gettoni, 1 bicchiere e il programma dell’evento.

Intervista esclusiva ad Alex Liberati

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Category : Eventi, Interviste, Varie

L’ultima cotta dell’estate“. Questo il nome dell’evento organizzato da Michela e Piso della Birroteca di Greve lo scorso fine settimana (28 e 29 agosto). Il programma della due-giorni non poteva essere migliore: cotta pubblica in piazza, porchetta e, ovviamente, buonissima birra a fiumi. Protagonista assoluto dell’evento è stato Alex Liberati, che tra i suoi mille viaggi birrai (dovremmo prenderlo a scrivere per PintaPerfetta!!) ha trovato il tempo per allietarci con le sue birre e la sua totale disponibilità.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla birra. Il sabato è stato all’insegna di Revelation Cat, il progetto più conosciuto e più apprezzato di Alex, con 4 diverse spine ataccate in contemporanea. In ordine rigorosamente alcoolico: Milk Mild, Cream Ale, Back to Basic IPA e Triple Hop Bock. Delle quattro, tutte assolutamente ottime e in forma, direi che quella che incontra meglio i miei gusti attuali è la Cream Ale, morbida, ben luppolata ma non aggressiva e assolutamente estiva. Tant’è che è stata la prima a finire, come da previsioni.
E piano piano i fusti terminati sono stati sostituiti da altri non esattamente estivissimi. Direttamente dalla Brouwerij de Molen, prima la Mout & Mocca (coffee stout da 9.5%, favolosa) poi la Bommen & Granaten (barley wine da oltre 15%, non il mio genere), che completavano il menu altrettanto estivo a base di porchetta.

La parte più interessante è stata comunque quella delle cotte pubbliche. I molti mastri birrai chiamati in causa (lo stesso Liberati e i suoi compari, più Fabio Giovannoni di Pinta Medicea) sono stati disponibilissimi con gli avventori di ogni genere, dagli homebrewers desiderosi di scambiare consigli ed opinioni, ai curiosi che si chiedevano come mai la polenta dentro il pentolone fosse così scura. E’ stata un’ottima occasione per rivedere molte facce note della scena birraia toscana, e per approfondire la conoscenza di Alex. Proprio quest’ultimo è stato così gentile da concedermi una breve intervista improvvisata, nella quale ci illustra un interessante progetto in rampa di lancio (parola d’ordine: lambic!) e ci dice la sua sulla situazione birraia in Italia (nonostante io non glielo avessi chiesto :) ).
Prima di concludere, permettetemi di menzionare ancora Michela e Piso, che con eventi come questo (ma non solo) stanno trasformando un locale giovanissimo come la Birroteca di Greve in uno dei must per gli appassionati di birra in Toscana e in Italia.

Basta indugiare, dunque. Ecco a voi Alex Liberati:

L’estate sta arrivando…

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Category : Viaggi

… e un anno se ne va? No, anzi, siamo qui a farvi conoscere i nostri progetti vacanzieri, per una sorta di preview di quello che leggerete su pintaperfetta nei prossimi mesi, ma anche per darvi un’idea nel caso aveste ancora la mente annebbiata riguardo la meta delle vostre vacanze. Partiamo col dire che di mete birraie ce ne sono davvero per tutti i tipi di gusti, persone, luoghi: potete fare un salto nella splendida Goteborg (parte IIIIII), un giro in Belgio a caccia di abbazie e trappiste (parte IIIIII), patatine e cozze o cioccolato, a Bamberg, Edimburgo o nel Regno Unito per uno dei tantissimi festival estivi dedicati alle Real Ales…

Proprio in uno di questi, più precisamente al Great British Beer Festival, si recherà il nostro Andrea (sì, esatto – quello che non scrive da una vita): lo mettiamo per primo perchè Londra è una città facilmente raggiungibile, perchè il Festival inizia a breve e perchè così sarà obbligato a scrivere un resoconto. La manifestazione è il tempio mondiale della Real Ale e della produzione nazionale britannica, oltre 500 etichette alla spina (con alcune proposte italiane e straniere)… immancabile.

Il nostro Gabriele è in questo momento ad Amsterdam dove sta ripassando i posti che abbiamo descritto, come il Beer Temple, il De Wildeman, l’Arendsnest… e magari chissà che non ne scopra uno nuovo. Proprio di oggi è la notizia che i canali di Amsterdam son diventati partimonio dell’Unesco: non che ci fosse bisogno di questo per apprezzare la splendida città olandese, anzi, ma una bella gita rilassante sui canali con la vostra amante ehm… ragazza, risulterà davvero indimenticabile.

Olanda che visiterà anche Alessio nel weekend del 24-25 Settembre per l’annuale festa del De Molen Brouweij (la nostra recensione), ormai conosciutissimo sia per le fantastiche produzioni che per i nomi impronunciabili e facilmente dimenticabili: regno di una quantità infinita di etichette, moltissime delle quali sperimentazioni ad alto contenuto alcolico, si trovano orami con una discreta facilità nei beershop e in alcuni locali italiani.
Prima però di recarsi nell’amata Olanda, Alessio farà visita (per l’ennesima volta) alla magnifica Praga, passando sicuramente nei locali storici che ho visitato l’ultima volta lo scorso gennaio, come il Zlateho Tygra, il Cerneho Vola, il Kolkovna, provando magari a fare un salto al Pivovarsky Dum e saltando a piè pari il Fleku.

Per quel che riguarda me, sabato prossimo partirò con destinazione San Francisco, Las Vegas, i parchi nazionali e finale a Denver. Nelle varie tappe avrò la possibilità di approfondire la mia conoscenza con templi birrai come i già descritti Toronado e Rogue Public House a San Francisco, e scoprire ex-novo la Sin City Brewery di Las Vegas, il trio Steamworks, Carver e Ska Brewing in quel di Durango (Colorado), la Aspen Brewing Co. nell’omonima cittadina tempio mondiale degli sport invernali e infine la Great Divide a Denver. Un percorso niente male che avrò l’occasione di raccontarvi per filo e per segno al mio rientro.

Lorenzo probabilmente sarà anche lui dalla parti della California (dove è già stato questa primavera: parte IIIIII), più precisamente Los Angeles, e punta a fare una visita sia alla AleSmith ahce alla The Bruery, ma non sa ancora quando. Giacomo invece anche se bloccato al lavoro, riuscirà probabilmente a fare una scappata al Taco Mac di Atlanta (Georgia), al Church Brew Works di Pittsburgh (Pennsylvania) e infine al Rattle ‘n Hum nella bellissima New York.

Tutte queste saranno le nostre visite estive (e preview per gli articoli dei prossimi mesi), perchè quando si rientra c’è subito il Villaggio della Birra a Bibbiano (Siena)… ed ovviamente Alessio e Gabriele ci saranno come l’anno scorso.

Insomma, le proposte non mancano, noi le nostre idee ve le abbiamo date. Se siete a casa, continuate a seguirci anche in Agosto,  sia qui che su Twitter e Facebook (dove i miei aggiornamenti birrai saranno in tempo reale)… altrimenti se partite, buone vacanze e al rientro se volete scriverci per raccontarci qualcosa, fatelo pure che lo leggiamo volentieri (e magari, perchè no, lo pubblichiamo). Ciao!

mattia

‘t Arendsnest – Amsterdam (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Amsterdam è una città stupenda e molto frequentata dai turisti italiani. Quello che non molti conoscono, però, sono i luoghi della birra di Amsterdam. Il Wildeman, un’autentica istituzione per gli appassionati di birra di tutto il mondo, l’abbiamo raccontato in precedenza.

Situato in Herengracht al 90, nel pieno centro di Amsterdam (per chi conosce la città è uno dei canali più famosi, più o meno a metà strada tra piazza Dam e il museo dedicato ad Anna Frank: per chi avesse meno dimestichezza con la geografia della capitale olandese, c’è sempre Google Maps ) l’Arendsnest è un posto più unico che raro.

Peter Van der Arend, competente appassionato di birra e whisky, ha aperto il suo locale diversi anni fa. L’intento era di creare qualcosa di diverso, vale a dire un locale che servisse birre prodotte nei Paesi Bassi: niente Belgio, niente Germania, ma solamente ciò che viene brassato all’interno dei confini nazionali, proprio in risposta ai tantissimi locali che servono birra belga (curiosità: proprio a fianco dell’Arendsnest c’è un ristorante di cucina belga).

Un locale fatto a misura del gestore fin dal nome (tradotto letteralmente, infatti, è “il nido dell’aquila”, un gioco di parole con il suo cognome), tutto in legno, confortevole e accogliente, che vanta di essere l’insolito “privilegio” di essere l’unico bar specializzato nel servire almeno una birra per ogni birrificio olandese, dai microbirrifici ai grossi marchio industriali. La traduzione in pratica del seminale “Nederlandse bierbrouwerijen”, scritto da Peter qualche anno fa e testo di riferimento per conoscere la scena birraria del paese nella sua interezza.

Per certi versi, ricorda il Popeye Beer Club di Tokyo (che serve quasi esclusivamente birra giapponese), di cui si era parlato qui.

Alla solita lavagna tocca il compito di illustrare l’offerta alla spina, che è di assoluto prestigio, con oltre 20 linee scelte a rappresentare il meglio della produzione nazionale. Una buona parte dell’attenzione è dedicata a La Trappe, l’unica birra trappista prodotta al di fuori del Belgio. La produzione della birra nell’abbazia di Onze Lieve Vrouw van Koningshoeven, come testimonia la fotografia qui sopra, è ampiamente rappresentata all’Arendsnest.

Non c’è luogo migliore al mondo per approfondire la scena microbirraria olandese dell’Arendsnest: per lo più si tratta di nomi che in Italia sono ancora quasi sconosciuti, ma che Tim Webb trattava già nell’edizione 2002 della Good Beer Guide to Belgium & Holland. A proposito di nomi famosi: da qualche parte nel pub c’è l’immancabile testimonianza fotografica del passaggio di Michael Jackson, che fu presente addirittura all’inaugurazione del pub, avvenuta nell’ormai lontano 12 luglio 2000.

Qualche nome che merita considerazione? Volendam, ‘t Ij (il birrificio di Amsterdam: vi consiglio Struis, Plzen, Columbus e Vlo), Us Heit (il birrificio della Frisia), Jopen (favolosa la Extra Stout alla spina, ma anche Koyt e 4 Granen Bok non deludono) e ovviamente la “sensazione” De Molen (da provare: Amarillo, Amerikaans e Hel & Verdoemenis, sia alla spina che in bottiglia), un birrificio che anche in Italia comincia a riscuotere successo tra gli appassionati.

Curiosità: c’è anche una house beer (Herengracht 90, prodotta dalla de Schans), anche se non ho ancora avuto occasione di provarla. Poco male, sarò da quelle parti tra circa un mese e mezzo e vi saprò dire.

Bierkoning – Amsterdam (NL)

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Category : Beershop

Il Bierkoning (Re della Birra, perfettamente raffigurato nell’insegna-logo nell’atto di bere da un boccale grande quanto lui) è un beer shop di Amsterdam, situato nelle immediate vicinanze di piazza Dam, a non più di un centinaio di metri dalla piazza. Non ricordo di preciso come lo scoprii, anni fa, ma il colpo d’occhio fu impressionante appena entrato.

Con 23 anni di storia e una posizione a dir poco invidiabile nel pieno centro della città il Bierkoning rappresenta una gioia sia per l’appassionato di birra che abita in città, che per il turista di passaggio.

Oltre 950 bottiglie diverse, scelte con cura e tra il meglio della produzione mondiale (U.S.A., Belgio e Olanda, ma anche U.K. e Germania, più qualche curiosità anche da altri paesi: nel 2007 trovai la Panil Barriquée a tenere alto il nome della birra artigianale italiana), più una parete impressionante di bicchieri (oltre 300, pare) sono le cifre con cui si presenta questo beer shop che a ragione potremmo definire “ideale”. Personale competente e amichevole, una selezione di libri a tema birrario, magliette altrove introvabili, un reparto dedicato alle acide, e poi birre trappiste invecchiate (Rochefort e Westvleteren) e a prezzi interessantissimi, un paio di piccoli frigo per le esigenze più immediate, confezioni regalo e tanto altro ancora.

Impressionante la quantità di birre di difficile reperibilità viste sugli scaffali, roba da far impallidire anche il consumatore più esigente, e prezzi onestissimi. Affittano anche spine mobili, se per caso aveste voglia di organizzare una festicciola da quelle parti.

Bierkoning
Paleisstraat 125
Amsterdam

Sito del Bierkoning.

In De Wildeman – Amsterdam (NL)

Category : Locali, Viaggi

Questo è stato il primo posto “da birra” che ho scoperto ad Amsterdam, diversi anni fa, tramite conoscenze. E, proprio lì, scoprii tante cose che per me erano nuove: la Good Beer Guide di Tim Webb dedicata a Belgio e Olanda, l’esistenza della CAMRA e di altre importanti associazioni che promuovono la birra “di qualità”, insomma di una cultura della birra consolidata da pubblicazioni, associazioni di esperti e di appassionati. Tra cui la Alliantie van Bier Tapperijen, di cui il Wildeman è orgoglioso promotore, che raduna i migliori pub olandesi dove trovare birra di qualità.

Un po’ di storia: il Wildeman (o meglio: In De Wildeman, che si traduce come “Dal Cavernicolo”) esiste sotto l’attuale gestione da oltre 20 anni (1986). Da allora, è stato meta importante del turismo birrario mondiale e segnalato su ogni guida possibile dai migliori beer writer al mondo (Tim Webb, Michael Jackson e altri ancora). Allora i bar specializzati in birra erano ancora delle rarità, e per certi versi lo sono ancora.

Il locale, che si trova in un vicolo (Kolksteeg 3) a pochi passi da piazza Dam e 5 minuti di camminata dalla stazione centrale, è una  vera gemma. La passione qui è palpabile nei muri (che hanno visto passare ogni epoca giacché il locale serve liquori da centinaia di anni), nel personale preparatissimo, nei clienti. Non è cambiato molto da allora: qualche ritocco alla lista, il divieto di fumo introdotto dal governo olandese recentemente (prima solo in una delle due sale era vietato fumare), mentre sono rimaste invariate alcune caratteristiche specifiche, l’offerta limitata di cibo (qualche salsiccia fresca molto interessante, qualche formaggio trappista, qualche stuzzichino “da birreria”) e l’assenza totale di musica: silenzio, parla la birra, parlano le persone.

La lista delle 200 birre in bottiglia è dedicata in particolar modo a Belgio e Olanda, ed è suddivisa per tipologia (trappiste, abbazia, acide) o provenienza (il Belgio è diviso in birre fiamminghe e valloni, poi ci sono piccole sezioni dedicate a una selezione di americane, tedesche e via dicendo). Oltre a tutte queste, si trova sempre una selezione di birre fuori lista: per scoprirle bisogna tenere d’occhio le lavagnette al banco o vicino alla lavagna delle spine.

Il meglio, infatti, arriva con i fusti. Non si parla infatti del normale pub di provincia a cui siamo abituati, con le sue linee di spina rigidamente inchiodate ai contratti di fornitura, ma di un locale che fa del continuo rinnovarsi della proposta alla spina un vanto e una bandiera. Le spine sono circa 18, e in pratica l’unica fissa è la Guinness. Il resto delle proposte varia di settimana in settimana, e spesso è facile trovare novità e sostituzioni anche a distanza di pochissimi giorni. In generale, segue certi schemi per coprire le tipologie più richieste (Pils, Weizen, Bock, Tripel e via dicendo) senza disdegnare birre particolari o fuori dagli schemi. Mi limiterò a nominare alcune squisitezze trovate durante la mia ultima trasferta: Hel en Verdoemenis (De Molen, NL), 4 Granen Bock (Jopen, NL), Snake Dog I.P.A. (Flying Dog, U.S.A.) e la Fuller’s E.S.B (UK).

Il modo per conoscere le proposte in anticipo è visitare il pub o sito del Wildeman (in inglese), aggiornato con puntualità.