Una birra da Brewfist

Category : Birra, Varie

Il logo di Brewfist

Pietro e Andrea li abbiamo conosciuti ai tempi epici del primo Birreggio (altre edizioni: 20092010). Tre anni fa. Allora erano al Birrificio Lodigiano e rimasi del tutto estasiato dalla Vecchia Lodi e non so quanti boccali ne bevvi in quei tre giorni. Pietro passò una nottata di fuoco con una banda di scooteristi che gli seccarono ogni fusto e credo che quella serata non la dimenticherà. L’anno dopo dovevano tornare ma all’improvviso gli eventi fecero saltare la partecipazione.
Quando li abbiamo rivisti ci hanno comunicato che avevano in ballo una cosa grossa: aprire con un terzo socio un birrificio a Codogno, luogo un po’ dimenticato del lodigiano, che conoscevo solo per il fatto che ci si ferma il regionale per Milano.
A distanza di qualche tempo li siamo tornati a trovare: il birrificio si chiama Brewfist, ha aperto a dicembre del 2010 e si trova nella zona industriale di Codogno. Li siamo andati a trovare la prima volta qualche mese fa e siamo tornati di recente (il noi non è certo maiestatico, ma deriva dal fatto che parlo a nome dei Carbonari reggiani).

Il birrificio è nuovo e ben curato: si vede che c’è stata un’attenzione al progetto in tutti i suoi dettagli e l’impressione che danno Pietro e Andrea è di due persone appassionate di birra ma attente a pianificare un’attività imprenditoriale. Anche nell’impianto si nota che chi lo ha scelto ha saputo valutare ogni dettaglio. E questo è importante in questo periodo tumultuoso per la birra artigianale: tanti birrifici nascono, ma la mia impressione è che ci siano anche tanti sprovveduti che non sanno bene fare i conti dal principio.
Le birre proposte hanno una marcata impronta inglese: non a caso Pietro ha lavorato in Inghilterra da Fuller’s e la passione per la ale all’inglese si sente (vale la pena anche di sentire i vari aneddoti che ha da raccontare sugli inglesi).
Al primo incontro comprammo le prime cotte (il birrificio aveva appena aperto) delle birre in produzione. Premetto che il giudizio su tutte le bire è del tutto positivo e in certi casi entusiasta.
Ci siamo innamorati della Burocracy, una IPA in cui è in bella evidenza il luppolo e gli aromi “americani” che prevalgono sul malto. E’ un po’ il momento di questo stile di birre e questa ne è una interpretazione davvero piacevole.
Mi è piaciuta molto anche la 24k, una golden ale di gradiazione più elevata, con un amaro più resinoso.
La Fear è una stout e, pur non essendo io un amante dello stile, ne ho apprezzato la morbidezza e l’aroma arricchito dall’uso di fave di cacao.
Infine la Jale, che a noi è piaciuta molto, ma che ha ricevuto in generale giudizi altalenanti dovuti al fatto che le prime cotte si sono un po’ rovinate nel tempo. Ci hanno detto di aver modificato e migliorato la ricetta, per cui meriterà un assaggio supplementare. Va detto comunque che le bottiglie fatte con la vecchia ricetta le abbiamo finite in pochi giorni e a mio modesto parere erano molto buone.
Più recente è la Space Man, una IPA di gradazione più forte e maltosa, dal colore più chiaro della Burocracy e con i toni del malto in maggiore evidenza. Pur nella sua potenza la birra mantiene un carattere beverino che la rende “pericolosa” nelle bevute estive.

Jale e Space Man

Un mio apprezzamento particolare va anche alle etichette, molto curate nei dettagli, dallo stile un po’ “futurista” che mi ricordano quelle della Brasserie de la Senne. I nomi delle birre sono ispirate dalle esperienze personali dei birrai, in particolare la Burocracy, figlia della faticosa trafila per ottenere tutti i permessi per aprire il birrificio e delle notti insonni per adempiere a tutti gli obblighi formali e sostanziali che sono richiesti.
Come ultime annotazioni vale la pena di ricordare che i ragazzi hanno in cantiere l’apertura di un pub a Codogno, che le birre hanno prezzi decisamente buoni per la qualità e che c’è uno spaccio aperto al pubblico presso il birrificio con possibilità anche di bere le produzioni Brewfist in loco.

Rob

The Evening Star – Brighton, UK

Category : Locali

Con colpevole ritardo (più di un anno e mezzo fa ne avevo fatto cenno in occasione di un beer festival), ho il piacere di presentare a tutti quello che a mio avviso é senza dubbi uno dei migliori pub della zona sud-orientale dell’Inghilterra, nonché (fortunatamente) mio local, dato che é situato un centinaio scarso di metri da dove vivo. Sto parlando dell’Evening Star di Brighton, pub ufficiale del noto e pluripremiato birrificio Dark Star, che agli albori era situato proprio al piano di sopra del pub stesso. Come potete dedurre dall’immagine sottostante, il grande successo riscosso dalla produzione costrinse, ben presto, a due traslochi verso uno stabilimento sempre piú grande, che ora é situato a circa un’ora di macchina dalla costa.

Ma andiamo con ordine: a Brighton, e specialmente nella zona centrale dei Laines e North Lane, perdersi o confondere una via con un altra non é di certo un’impresa impossibile; trovare l’Evening Star é invece a prova di stupido, dato che si trova a un centinaio di metri dalla stazione centrale (mappa) e, come se non bastasse, una stella rossa e nera che si sporge dalla facciata potrá farvi da stella polare nella ricerca di una pinta(perfetta?). Il pub é decisamente piccolo e tradizionalmente inglese, con un legno chiaro a dominare la scena, unito agli immancabili red bricks a fare da pareti; pareti che sono costellate dei premi ricevuti dalla CAMRA, sia come miglior pub nel Sussex per piú anni consecutivi, che per le birre presentate ai vari festival – tra le tante ricordiamo la Best Golden Ale al GBBF 2009, con la Dark Star APA. Come dicevo, e come si vede dalla foto, il pub é piccolo, quindi se volete bere qualche birra facendo una chiaccherata in compagnia, di sicuro i momenti peggiori per farlo sono il venerdí e il sabato sera, quando si fa letteralmente fatica a camminare per la ressa all’interno del pub; gli altri giorni invece potrete stare molto piú tranquilli e se apprezzate la musica dal vivo, ogni domenica sera un miniconcertino é allestito al posto di uno dei 5 tavoli presenti.

Nonostante le dimensioni ridotte, l’offerta brassicola é entusiasmante: 17 spine… sí, diciassette! 3 a pompa con birre inglesi ospiti, 4 a pompa con Dark Star (calendario rotazione), 3 con Meantime, 2 con birre americane, tedesche e belga e per finire 3 sidri a pompa, tutto rigorosamente a rotazione. Come se non bastasse, un’altrettanto attraente lista di birre in bottiglia, anche questa in vorticosa rotazione, contribuirá all’immancabile indecisione, oltre che all’hangover del giorno successivo.

Ultime due cose di una certa importanza. Innanzitutto i prezzi: abbordabili per le birre in bottiglia, vantaggiosissimi per le pinte alla spina (sotto i £3 per tutte le inglesi)! Unica nota dolente (non si puó pretendere la perfezione) é la mancanza di cibo, che non siano peanuts, crisps o i piú tradizionali pork scratchings e biltong; con questi ultimi che non posso esimermi dal consigliarvi se ciò che cercate è uno stuzzichino da accompagnare alla birra, che allo stesso tempo non rovinino, anzi esaltino, quell’incantevole atmosfera tradizionalmente inglese che starete respirando se avete seguito il mio consiglio di fare un salto qui nella cosiddetta London-by-the-Sea.

Certo, qualche consiglio in più nel caso vi troviate da queste parti potrei anche darvelo, dato che in fondo questa città mi ha ospitato e viziato per più di 3 anni… ma questa volta prometto che non vi farò aspettare un ulteriore anno e mezzo!

Lorenzo

Borefts Festival 2010 @ Brouwerij De Molen, Bodegraven (NL)

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Category : Festival, Viaggi

Avevo proprio voglia, di una gita in Olanda. Qualche giorno ad Amsterdam (con soste obbligate al Wildeman, dove vado da molti anni, e al Beer Temple, dove non ero ancora stato), una bella spesa da mettere in stiva al Bier Koning e poi, venerdì 24 e sabato 25 settembre, saltare sul treno per recarsi alla seconda edizione del Borefts Beer Festival presso la Brouwerij De Molen di Bodegraven, nel cuore verde dell’Olanda, vale a dire in una zona tutto sommato agreste nel triangolo formato da Amsterdam, Utrecht e Leiden. A causa della sua posizione, Bodegraven si raggiunge molto comodamente sia in treno (sulla linea Leiden-Utrecht) che in automobile.

Un festival dedicato a celebrare la nuova scena birraria europea, con birrifici di chiara ispirazione americana e molto propensi alla collaborazione reciproca. I nomi più noti del gruppo sono sicuramente quelli della Mikkeller e della De Molen, ormai molto ben conosciuti anche dagli appassionati di birra italiani. Con loro, una serie di birrifici nord europei accomunati dallo stesso spirito e dalla stessa creatività, con la sola Revelation Cat (birrificio più internazionale che italiano) a rappresentare l’area mediterranea.

Il festival si è svolto all’interno del mulino della De Molen e nell’area esterna subito a fianco. Gli stand erano principalmente nell’area coperta, con soli tre birrifici (Mikkeller, Marble e Alvinne) in gazebo situati all’esterno, dove c’era un piccolo tendone, un’altra area-gazebo destinata al pubblico e una serie di tavoloni e tavolini.

La giornata di venerdì è stata tutto sommato tranquilla, con un moderato ma significativo afflusso di gente e un tempo benevolo e per lo più soleggiato, che fino al tramonto ha riscaldato anche più delle birre del festival, per lo più molto corpose (con generi come double india pale ale e imperial stout a farla da padrone). Formatosi subito il gruppetto bergamasco più uno (io) ci siamo dedicati all’assaggio di tutto ciò che ci ispirava al momento o di ciò che ci eravamo prefissi di provare. Sedotti a volte dagli stili, a volte dai nomi, a volte – nel caso ad esempio della Black & Tan Bowmore Barrel Aged di Emelisse – dall’invecchiamento in botte, vero e proprio leit motiv del festival. L’angolo della curiosità invece era per il concorso per la migliore Vuur & Vlam, uno dei classici della produzione di casa, in questo caso proposta da quasi ogni birrificio presente al festival. Personalmente, avendole provate quasi tutte (De Molen, Haandbryggeriet, Närke, Marble, Struise) ho dato la palma del vincitore alla Marble, oscuro (almeno per noi italiani) birrificio inglese che spero di poter trovare quanto prima anche nel nostro paese.

L’offerta culinaria era un po’ scarna, fino alle 17 panini e snack, dopo le 17 una classicissima carbonnade con contorno di verdure o, per i vegetariani, il solo contorno di verdure. Per questo e altri motivi ci siamo affidati a soluzioni alternative (un paio di ristorantini più avanti nella via del mulino), delegando al festival il compito di saziarci di birra.

E che birra!

Nei due giorni, tenendomi anche abbastanza tranquillo, la mia lista recita un lungo elenco di capolavori, sia per le birre leggere (la svedese Närke e l’inglese Marble sugli scudi) che per quanto riguarda l’infinito elenco di mattoni carichi di luppoli e di caffè, passati o meno in botti più o meno esotiche (whisky, bourbon, cognac, calvados, chi più ne ha più ne metta), e comunque quasi totalmente trovabili in Italia.

L’organizzazione, a onore del vero, raccomandava l’acquisto di bottigliette d’acqua, per reidratare il corpo e per non asfaltare troppo il palato. Una ottima idea, che ha permesso di non vedere gente crollare sotto i colpi dell’entusiasmo di birra in birra.

Il sabato è stato invece decisamente meno soleggiato e decisamente più affollato. Tra curiosi sbarchi dal canale adiacente (una truppa di signori e signore olandesi sulla cinquantina abbondante), brevi pioggerelline e rapidi cambiamenti di clima in perfetto stile olandese, la degustazione dell’infinita proposta di birre è proseguita approfittando soprattutto dei “cambiamenti di lista”, ovvero delle birre disponibili in quantità molto limitata o solo in uno dei due giorni. Il premio per l’aromatizzazione più assurda direi che va alla Rough Snuff della Midtfyns, birrificio danese che ha prodotto questa interessante birra belga che ricorda un po’  alcune Gouden Carolus e si pregia di contenere, beh, alghe e tabacco da masticare.

Vi saluto con la lista dei miei assaggi della due giorni di festival, in ordine di birrificio.

De Molen Vuur & Vlam, De Molen Kopi Loewak Calvados Barrel, De Molen Black Damnation 666, De Molen Machtig & Mooi Cognac Barrel, Emelisse Black & Tan Bowmore Barrel Aged, Haandbryggeriet Fyr & Flamme (Vuur & Vlam), Haandbryggeriet Dobbel Dose, Marble Golden Ale, Marble Dobber IPA, Marble Vuur &Vlam, Midtfyns Rough Snuff, Närke Bitter, Närke Slattöl, Närke Bitter Fyra Flammor (Vuur & Vlam), Närke Stormaktsporter 2009 Swedish Barrel, Bitter SlattölRevelation Cat/De Molen Milk Mild, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics IPA, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics Double IPA, Struise Ignis & Vlamma (Vuur & Vlam), Struise Pannepeut.

Gran finale, il cartello appeso sullo stand di Alex, esilarante.

Great British Beer Festival – il nostro report

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Category : Festival, Fiere

Vorrei incominciare l’articolo parlando delle enormi pressioni che i membri più in vista della redazione hanno esercitato su di me per convincermi a scrivere. Anzi, io ero già convinto di buttar giù due righe, ma ho i miei tempi, e penso che il pezzo sul GBBF 2010 sarebbe arrivato a fine luglio 2011, dimodoché i lettori del sito avrebbero potuto tranquillamente convincersi di partecipare all’edizione in programma pochi giorni dopo. Non capisco la follia di scrivere dopo solo un mese, ma mi adatto

Aeroporto di Bergamo Orio Al Serio, volo per Stansted (Londra) del mattino di un caldo martedì di agosto. Pronti con armi, bagagli e una sete improponibile per salpare verso il Great Beer British Festival 2010.

Cos’è: il festival della birra più interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.

Dov’è: nel centro fieristico di Earl’s Court, Londra. Un gigantesco padiglione pieno di stand interessantissimi, raggiungibile con la metro verde (la stessa che poi vi porta a Parsons Green, al White Horse di cui abbiamo parlato qui).

Quando è: solitamente la prima settimana del mese di agosto. Quest’anno è iniziato martedì 3 per concludersi sabato 7.

Com’è: enorme.

L’ENTRATA

Evito il perché e il chi, che sarebbero le altre due domande che un giornalista dovrebbe soddisfare in un articolo perché ne ho già dato risposta nei punti precedenti. In ogni caso, il polo fieristico di Earl’s Court è veramente gigantesco e a un passo dalla fermata della “Underground”. E’ possibile scegliere il giorno in cui entrare a visitare la fiera (prezzo singolo di otto sterline) oppure fare il pass per tutte e cinque le giornate a prezzo decisamente più modico (23 sterline). Ovviamente, se l’intenzione è quella di andare lì per fare un giretto è conveniente il single pass, in generale io consiglierei sempre il seasonal anche perché una volta entrati non vorrete più uscire.

LA SCELTA DEL BICCHIERE

Entrando si trova subito il balcone dei “bicchieri”. Cauzione di tre sterline, tripla misura: c’è la pinta normale, la mezza e il terzo. Consiglio di uno stupido: prendete la mezza pinta. E’ vero, il bicchiere enorme fa “figo”, però non è sempre facile farsi capire dagli addetti alla consegna delle birre e vista la varietà – e la quantità – di spine presenti è meglio non bere una pinta a birra, altrimenti non avrete modo di provare tutto il resto.  Ovvio che una IPA sia più beverina e magari ne vorrete di più del semplice assaggino, per questo la mezza è una buona scelta fra la dose da fiera e la bevuta da pub. Poi fate come vi pare, quando vi serviranno una pinta di Tsarina Esra e voi dovrete berla, bruciandovi tutte le papille gustative, allora mi darete ragione. E succederà, ve lo assicuro (colpa di Alex alla botte, e considerando che parlavamo in italiano…).

LE BIRRE

Destra o sinistra, destra o sinistra? E’ la prima cosa che penserete dopo avere ritirato la vostra arma di battaglia, il Sacro Graal che vi accompagnerà fino a fine giornata. Procedendo verso destra vi ritroverete immersi nelle Real Ale, con i vari padiglioni con un’infinità di spine: qualcuno ha il proprio stand dove degustare le birre (Fuller’s, Greene King, Thornbridge etc). E’ difficile provare tutto quanto, quindi il mio consiglio è semplice: farsi un minimo di prospetto per capire quali sono le birre davvero imperdibili, perché è davvero difficile conoscere ogni singolo produttore: certo, qualche volta bisogna anche provare per capire qual è il livello.

In generale, è difficile competere, per le Real Ale, con quello che si trova sul lato mancino dello stand dei bicchieri: ovvero le birre dal mondo, tra ceche e olandesi, dalle americane (sempre strepitose) alle italiane – pochine, a dire la verità, e quasi nulle alla spina -, finendo con le solite birre belghe. Impossibile, anche lì, provare tutto: le birre sono a “rotazione”, quindi non tutti i fusti alla spina sono aperti il primo giorno. Ho provato a non uccidermi lasciando la Older Viscosity della Port Brewing per il secondo giorno.

Indovinate un po’? Non c’era più… Nell’angolo dedicato alle birre dal mondo non ci sono solamente spine, ma anche una dose nutrita di bottiglie. Ovviamente sono presenti delle chicche interessantissime, però – a meno di non riuscire a dividere con gli amici – tendenzialmente ho privilegiato la spina. Così come per le Real Ale, visto che anche per loro c’è lo spazio apposito per le bottiglie. Davanti allo stand delle birre mondiali si trova una selezione di vari “Cider”. Non ho avuto il cuore di provarne nemmeno uno, ma per gli amanti del genere può essere un motivo in più per visitare la fiera.

I PREZZI

Concorrenziali, davvero. Soprattutto sulle bottiglie, che variano dalle 2-3 sterline per le 33cl, alle 6-9 sterline per le 75cl. Ovviamente ci sono cose che in Italia non arrivano, o che se arrivano costano cifrone. Con la sterlina così bassa, poi, è davvero una pacchia. Come dicevo precedentemente, per le spine si può scegliere la “dose” di liquido: terzo di pinta, metà pinta o pinta intera. I prezzi sono calcolati scientificamente, la mezza costa esattamente metà rispetto all’intera, quindi non si ha nemmeno lo scrupolo di scegliere una dose più larga per risparmiare qualche soldo. I prezzi vanno – parlo del terzo di bicchiere – dagli 80 pences di alcune real ale, alle oltre due sterline per alcune chicche (stile la Tsarina Esra sopracitata), comunque cifre facilmente accessibili per chiunque. Ovviamente ho speso una cifra clamorosa, perché con tutto il ben di Dio che c’era era un peccato lasciare indietro qualcosa.

I VINCITORI

Champion Beer of Britain – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
Second – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
Third – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
MILD
ORO – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
ARGENTO- Greene King, XX Mild (3% ABV, Bury St Edmunds, Suffolk)
BRONZO PARIMERITO – Golcar, Dark Mild (3.4% ABV, Huddersfield, West Yorkshire)
BRONZO PARIMERITO – Nottingham, Rock Ale Mild (3.8% ABV, Nottingham, Notts)

BITTER
ORO -RCH, PG Steam (3.9% ABV, Weston-Super-Mare, Somerset)
ARGENTO – Moor, Revival (3.8% ABV, Pitney, Somerset)
BRONZO PARIMERITO – Orkney, Raven (3.8% ABV, Stromness, Orkney)
BRONZO PARIMERITO – Purple Moose, Snowdonia Ale (3.6% ABV, Portmadog, Gwynedd)

BEST BITTER
ORO – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
ARGENTO – St Austell, Tribute (4.2% ABV, St Austell, Cornwall)
BRONZO PARIMERITO – Evan Evans, Cwrw (4.2% ABV, Llandeilo, Carmarthenshire)
BRONZO PARIMERITO – Great Oakley, Gobble (4.5% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

GOLDEN ALE
ORO – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
ARGENTO – Marble, Manchester Bitter (4.2%, Manchester, Gtr Manchester)
BRONZO – St Austell, Proper Job (4.5% ABV, St Austell, Cornwall)

STRONG BITTER

ORO – Thornbridge, Jaipur IPA (5.9% ABV, Bakewell, Derbyshire)
ARGENTO – Fuller’s, Gales HSB (4.8% ABV, Chiswick, Gtr London)
BRONZO – Beckstones, Rev Rob (4.6% ABV, Millom, Cumbria)

BIRRE SPECIALI
ORO – Amber, Chocolate Orange Stout (4% ABV, Ripley, Derbyshire)
ARGENTO – O’Hanlon’s, Port Stout (4.8% ABV, Whimple, Devon)
BRONZO – Breconshire, Ysbrid y Ddraig (6.5% ABV, Brecon, Powys)

BIRRE IN BOTTIGLIA
ORO – St Austell, Admiral’s Ale (5% ABV, St Austell, Cornwall)
ARGENTO – Pitfield, 1850 London Porter (5% ABV, Epping, Essex)
BRONZO – Great Oakley, Delapre Dark (4.6% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

OctobEUR Fest a Roma

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Category : Eventi, Festival

Dalla viva voce di Alex Liberati, incontrato pochi giorni fa in occasione del Borefts Festival 2010 alla De Molen di Bodegraven (NL) siamo venuti a sapere pochi giorni fa della festa in programma tra pochissimi giorni a Roma: la OctobEUR fest, che si svolgerà a Roma in zona EUR (appunto) dal 6 al 10 ottobre 2010.

Previste poco più o poco meno di 60 birre diverse alla spina, un “banco ombra” per appassionati con chicche vintage e altre rarità, insomma tutto il meglio che la Impex, società di Alex che si occupa di importazione e distribuzione di birre di qualità, ha da offrire.

La lista delle golosità prevede Mikkeller (DK), De Molen (NL), Southern Tier (USA), Dark Star (UK), Struise (BE) e una selezione di italiane tra cui la ExtraOmnes di Schigi, White Dog (Real Ale dall’appennino emiliano) e ovviamente la Revelation Cat.

Questa la lista completa delle spine presenti al festival:

Maxlrainer Zwickl Max
Maxlrainer Leo Weisse
Maxlrainer Pils
Braustelle Helios Kolsh
Braustelle Helios Weisse
Braustelle Ehernfelder Alt
Braustelle Summer Ale
Revelation Cat Kolsh IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IIPA
Revelation Cat Cream Ale
Revelation Cat Big Black Poochie
Revelation Cat Fly by Night
Revelation Cat Milk Mild
Darkstar American Pale (Cask)
Darkstar HopHead (Cask)
Darkstar Festival (Cask)
Moor JJJ IPA (Cask)
Moor Hoppiness (Cask)
Moor Sumerland Gold (Cask)
Mikkeller Single Hop East Kent Goldings
Mikkeller Single Hop Warrior
Mikkeller Single Hop Ten
Mikkeller Single Hop Cascade
Mikkeller Y Pale Ale
Mikkeller Green Gold
Mikkeller Triple
Southern Tier Gemini
Southern Tier Pale Ale
Southern Tier Choklat
Southern Tier Unearthly
Uncommon Baltic Porter
SmuttyNose IPA
White Dog IPA
White Dog Yellow Fever
ExtraOmnes Tripel
ExtraOmnes Blond Ale
ExtraOmnes Saison
Real Beer Notte Celtica
Struise Black Albert
Struise Mocha Bomb
Struise Pannepot
De Molen Vuur & Vlaam
De Molen Op & Top
De Molen Black Tovarishch
De Molen Hel & Verdoemenis 2009

Prevista musica dal vivo, set dj, cucina e un angolo beer shop dove poter prendere qualcosa da portare a casa. Ingresso previsto a 15€ comprensivo di 8 gettoni-degustazione e il bicchiere.

Se volete conoscere meglio Alex e le sue birre vi rimandiamo all’intervista effettuata da Gabriele qualche settimana fa, e già che ci siamo vi ricordiamo anche l’intervista realizzata a Luigi “Schigi” D’Amelio in occasione del Villaggio della Birra 2010.

Già che siamo in vena di piccole anticipazioni, abbiamo avuto conferma dell’assenza di Alex Liberati alla seconda edizione dell’Isola Che Non C’è a Suisio (BG), per impegni di lavoro all’estero. La seconda edizione sarà quindi dedicata esclusivamente a birrifici italiani, con il molto probabile ritorno di nomi ormai classici come Bi.Du. e Orso Verde. Ma non disperate: è allo studio un nuovo evento con Alex nei mesi successivi…incrociate le dita, perché potrebbe essere qualcosa di davvero interessante…

[Update] Pare che per OctobEUR sia cambiata la regola d’ingresso. Non più 15€ con 8 gettoni, ma ingresso gratuito, con però il primo “acquisto” fisso a 15€ che verranno scambiati in 10 gettoni, 1 bicchiere e il programma dell’evento.

Intervista esclusiva ad Alex Liberati

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Category : Eventi, Interviste, Varie

L’ultima cotta dell’estate“. Questo il nome dell’evento organizzato da Michela e Piso della Birroteca di Greve lo scorso fine settimana (28 e 29 agosto). Il programma della due-giorni non poteva essere migliore: cotta pubblica in piazza, porchetta e, ovviamente, buonissima birra a fiumi. Protagonista assoluto dell’evento è stato Alex Liberati, che tra i suoi mille viaggi birrai (dovremmo prenderlo a scrivere per PintaPerfetta!!) ha trovato il tempo per allietarci con le sue birre e la sua totale disponibilità.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla birra. Il sabato è stato all’insegna di Revelation Cat, il progetto più conosciuto e più apprezzato di Alex, con 4 diverse spine ataccate in contemporanea. In ordine rigorosamente alcoolico: Milk Mild, Cream Ale, Back to Basic IPA e Triple Hop Bock. Delle quattro, tutte assolutamente ottime e in forma, direi che quella che incontra meglio i miei gusti attuali è la Cream Ale, morbida, ben luppolata ma non aggressiva e assolutamente estiva. Tant’è che è stata la prima a finire, come da previsioni.
E piano piano i fusti terminati sono stati sostituiti da altri non esattamente estivissimi. Direttamente dalla Brouwerij de Molen, prima la Mout & Mocca (coffee stout da 9.5%, favolosa) poi la Bommen & Granaten (barley wine da oltre 15%, non il mio genere), che completavano il menu altrettanto estivo a base di porchetta.

La parte più interessante è stata comunque quella delle cotte pubbliche. I molti mastri birrai chiamati in causa (lo stesso Liberati e i suoi compari, più Fabio Giovannoni di Pinta Medicea) sono stati disponibilissimi con gli avventori di ogni genere, dagli homebrewers desiderosi di scambiare consigli ed opinioni, ai curiosi che si chiedevano come mai la polenta dentro il pentolone fosse così scura. E’ stata un’ottima occasione per rivedere molte facce note della scena birraia toscana, e per approfondire la conoscenza di Alex. Proprio quest’ultimo è stato così gentile da concedermi una breve intervista improvvisata, nella quale ci illustra un interessante progetto in rampa di lancio (parola d’ordine: lambic!) e ci dice la sua sulla situazione birraia in Italia (nonostante io non glielo avessi chiesto 🙂 ).
Prima di concludere, permettetemi di menzionare ancora Michela e Piso, che con eventi come questo (ma non solo) stanno trasformando un locale giovanissimo come la Birroteca di Greve in uno dei must per gli appassionati di birra in Toscana e in Italia.

Basta indugiare, dunque. Ecco a voi Alex Liberati:

White Horse, London (UK)

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Category : Locali, Viaggi

A Londra, come potete ben immaginare e forse sapete meglio di me, i pub dove bere non mancano, e certamente non manca la cultura birraia che pero non è distribuita in maniera uniforme. Come da noi ci sono locali e persone che preferiscono la quantità alla qualità: ecco perché è buona cosa prepararsi qualche indirizzo prima di partire per la perfida Albione.

Uno, se non IL, locale  immancabile è il White Horse (sito ufficiale), situato a pochi metri dalla stazione di metropolitana di Parsons Green (district line direzione Wimbledon). E’ qui che il compianto Michael Jackson veniva a cercare qualcosa di speciale, e dopo la mia visita non mi resta che inchinarmi alla scelta del beerhunter più famoso di tutti.

Più di trenta spine, alcune doppie, fanno bella mostra sul bancone di legno a pianta quadrata. Il locale è ampio, con spazio anche all’esterno e al piano superiore. Noi arriviamo in una serata fortunata e troviamo posto abbastanza in fretta nel locale affollato anche da persone reduci dal GBBF (che recensiremo a breve), che si svolge e poca distanza. Serata fortunata perché è in corso un festival di birre americane, che affiancano le cask ales fisse. Insomma, altro da fare non c’è che mettersi sotto: parto con una leggera e eccellente Harvey’s Best Bitter mentre scorro con l’occhio il bancone per l’ispirazione. Impossibile per me bere troppo, poche ore dopo ho il volo per San Francisco e non riuscendo a prendere sonno in aereo, meglio star svegli senza mal di testa: opto quindi per delle mezze pinte.

La prima è una 90 Shilling della Odell Brewing, una ale ambrata, equilibrata e fresca, davvero niente male. Riesco ad assaggiare una Tommyknocker Maple Nut Brown Ale che però è troppo dolce per i miei gusti (anche se il sapore di nocciola era invitante): mi butto a sorpresa su una Mikkeller SpontanAle, che risulta piacevole anche se mi aspettavo tutt’altro. Questo perché la pecca del locale è che i ragazzi dietro al bancone non sono particolarmente esperti e non sanno spiegare le birre, preferendo dare un mezzo dito di assaggio.

Per l’ultima birra sono stato indeciso tra una De Molen Zomer Hop IPA e la Great Divide Yeti… alla fine decido per la seconda perché una delle mie preferite e le volte che si trova non si può certo mancare. Quello che rimane al bancone con mio sommo rammarico sono fiumi di eccellenti birre come la Ruination Stone, 4-5 Real Ales, Schneider Weisse, la Revelation Cat di Alex Liberati, un paio di americane sconosciute da 12% e le più commerciali come Veltins.

Il cibo è il classico da pub inglese, presentato e cucinato un po’ meglio del solito, e a prezzi decisamente più sostenuti. Spiace aver fatto una visita poco approfondita ma la stanchezza preventiva chiamava. Ci saranno mille altre occasioni per tornare a bere una pinta, perfetta, allo splendido White Horse.

mattia

Note di Andrea – Torno a scrivere in un’occasione speciale, per un locale altrettanto speciale. Il White Horse di Parsons Green mi ha rubato il cuore, vista la presenza di spine assolutamente interessantissime, ma anche l’atmosfera decisamente interessante. Sono stato in questo pub sia giovedì 5 agosto (dopo una giornata al GBBF), la sera, che venerdì 6: nella prima occasione ho bevuto pochino, giusto una Stone IPA e una Southern Tier 2xIPA. Ero cotto dall’intera giornata nella fiera londinese, quindi mi sono presentato l’indomani, verso mezzogiorno, munito del mio fegato di riserva per non mancare all’appuntamento: il nome della giornata è assolutamente indicativo “American Beer Celebration“.

Vent’otto spine, tutte americane, che vi riporto di seguito: Sky High Rye e Whitsun (Arcadia Ales); Amber Ale e Big Eye IPA (Ballast Point); Porkslap e Moo Thunder (Butternuts); Midas Touch (Dogfish); Hoss Rye Lager, 16th anniversary IPA e Yeti (Great Divide); Double Stout (Green Flash); Milk e Imperial Stout (Left Hand); IPA e 90 Shilling (Odell); Dale’s Pale Ale e Ten Fidy (Oskar Blue); Baltic Porter (Smutty Nose); 2xIPA e Mokah (Southern Tier); IPA e Old Guardian Barley Wine (Stone); Black Rye IPA e Maple Nut Brown Ale (Tommyknocker); Siamese Twin e Bacon Brown (Uncommon Brewery); Hopdevil e Golden Monkey (Victory). Nei prossimi giorni vedrò di scannerizzare i fogli e postarne qui le immagini. Potete solamente immaginare quanto il mio fegato sia stato contento di trovarsi lì.

andrea

Clock Tower Pub – Treviglio (BG)

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Category : Locali

Il Clock Tower, situato ai margini del centro storico di Treviglio, in provincia di Bergamo, si  presenta a primo impatto come un irish pub che più classico non si può: arredamento in legno, cartelli stradali a indicare improbabili destinazioni irlandesi (io un giorno lo vorrei conoscere, uno che vede la distanza e la direzione per Galway e si fionda fuori dalla porta per rientrare a distanza di giorni o settimane con la barba lunga e con l’aria soddisfatta) e abbondanza di poster pubblicitari della stout più venduta nel mondo.

Qualche locandina presente e passata segnala la passione del gestore per la buona musica, con concerti abbastanza regolari sia nel pub che nell’ambito di un festival estivo a Bergamo.

Un poster Baladin d’annata, delle spine a pompa all’inizio del bancone e un frigo in bella evidenza (con Mikkeller, St. Peter’s, Ridgeway e altro ancora) segnalano subito l’attenzione alla birra di qualità. Il personale è molto preparato e sa consigliare sia gli appassionati che i neofiti.

La lista di birre in bottiglia è una delle più impressionanti d’Italia per varietà e numero (oltre 400): ampia scelta di belghe, buona carrellata sul panorama italiano (il lombardo Hi.Bu., il genovese Maltus Faber e diversi altri) e americano (Flying Dog, Sierra Nevada, Hoppin’ Frog…) e per finire c’è un angolo beer shop favoloso per prezzi e assortimento.

Per quanto riguarda le spine c’è diversa roba fissa (Guinness, e poi qualche inglese come Bombardier e 1698), con qualche belga “spessa” della Roman come Ename Tripel e Sloeber. Un posto rilevante va (e non potrebbe essere altrimenti) alla linea Elav, creata su commissione per il Clock Tower e per il locale gemello in città alta a Bergamo dalla bavarese Lauterbacher, un po’ ingannevolmente definito come piccolo birrificio a dimensione familiare. Con una produzione di 50.000 hl annui (fonte: Good Beer Guide to Germany di Steve Thomas, CAMRA 2005) si attesta tra i più grossi piccoli birrifici tedeschi, o tra i più piccoli tra i grandi. Per fare qualche paragone con la realtà italiana, circa 20 volte la produzione attuale del birrificio di Lambrate (2.700hl secondo l’ultima pubblicazione di rilievo nazionale). Settimana prossima so che verranno servite un paio di St. Georgen (Helles e Keller), un birrificio della Franconia che apprezzo particolarmente.

Sempre presente qualche luppolata alla spina, dalla Sierra Nevada Pale Ale alla gamma Brewdog (credo sia l’unico posto dove ho visto l’analcolica Nanny State alla spina). C’è spazio per Real Ale inglesi (tra cui la favolosa Red Mc Gregor della Orkney) come per quelle emiliane: Toccalmatto e White Dog sono presenze ricorrenti in cask, la dimensione perfetta in cui gustare le loro produzioni migliori.

La cucina prevede tavola fredda classica, pizza e una manciata di primi piatti piuttosto promettenti.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito web o la pagina facebook.

Un uomo e i suoi viaggi: Stuart Ashby

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Category : Notizie in breve, Viaggi

Mentre Mattia e Giacomo si dedicano a scolare (maledetti) un’infinità di pinte favolose dalle parti di Chicago, vi aggiorno con una notizia curiosa trovata in rete.

La Good Beer Guide è la prima, storica guida pubblicata dagli inglesi della Campaign For Real Ale. Viene pubblicata da un sacco di tempo (1974) e ogni anno viene aggiornata. La cura Roger Protz, che come anticipavamo poco tempo fa quest’anno sarà ospite al Villaggio della Birra.

Sulla Guida ci si trovano tutti i pub più interessanti della Gran Bretagna (no Irlanda, se ricordo bene: ho fatto l’errore di prestare la mia copia di qualche anno fa), e ogni anno viene aggiornata. Ci si trovano informazioni basilari (orari, giorni di chiusura), se e quali Real Ale si trovano alla spina, magari l’offerta di cibo e una breve descrizione su cosa aspettarsi. Per certi versi, è un po’ l’ispirazione al nostro blog, che oltre a raccontare qualche avvenimento, degustazione, viaggio, si propone soprattutto di segnalare e consigliare posti dove bere bene e passare delle serate piacevoli.

C’è anche qualche scheda sui birrifici, purtroppo meno godibile di quelle fatte in altre guide sempre a cura della CAMRA, tipo quella del Belgio curata da molti anni da Tim Webb.

Perché ve ne parliamo oggi? Perché nella vita è importante darsi degli obiettivi, e fare il possibile per raggiungerli. E’ il caso di Stuart Ashby, pensionato delle ferrovie britanniche di 60 anni, che si era riproposto, molti anni fa, di bere almeno una birra in ognuno dei 700 pub listati nella Guida (edizione 1990, per la precisione). L’ultimo locale scelto per chiudere il lungo viaggio è stato un pub a poche miglia da casa sua. Se l’impresa vi sembra tutto sommato facile, ad aggiungere difficoltà è il fatto che quest’uomo non guidi. Quindi, dove non riusciva ad arrivare con il trasporto pubblico si affidava al buon vecchio autostop. O al traghetto: sulla guida ci sono pure i pub delle isole inglesi, e così il buon Stuart ha dovuto farsi quattro ore di traghetto per potersi bere una birra sull’isola di Lundy, al largo del Devon.

Ne parla il Daily Mail, spiegando come nel corso della ricerca per la pinta perfetta (appunto) abbia visitato, dal 1984 a oggi, qualcosa come 17.000 pub. Se sapete l’inglese, merita una lettura.

Ah, e non crediate che quest’uomo intenda fermarsi: a fine mese farà un giro nel nord del Galles, e in otto giorni pensa di riuscire a visitare un centinaio di pub. Che dire? Buon viaggio…

Goteborg vista da vicino, parte 2: i(l) Bishops Arms

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Category : Locali, Viaggi

Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti può ripartire dall’inizio, ovvero dall’introduzione di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della fiera dell’homebrewing.

Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. Perché questa ambiguità tra singolare e plurale? E’ presto detto: si tratta di una catena di pub in stile inglese presente nelle principali città svedesi, e che nella sola Göteborg ha ben tre locali. Personalmente, però, ne ho visitato solo uno, quello presente in Järntorget 6 (piazza del ferro, dalla fontana al centro della piazza).


Personalmente, non amo molto le catene. Idealmente, mi vengono in mente i freddi franchising di abbigliamento che trovi a ogni longitudine e latitudine oppure, peggio ancora (forse), le catene di fast food.

E ritengo che in un pub la differenza la faccia sempre chi gestisce e il personale, oltre alla qualità delle birre (e delle vivande) proposte, la passione e la competenza. Dato che abbiamo trovato, oltre a dell’ottima birra, passione e competenza in abbondanza, direi che vale la pena raccontarvelo.

Gli orari di apertura variano di giorno in giorno, ma in generale si può dire che apra nel pomeriggio (16) tranne che nel weekend (12). L’orario di chiusura è anch’esso variabile, con il venerdì e sabato notte a fare ovviamente da serate regine per i tiratardi. Il tutto con la differenza di orari e ritmi del resto d’Europa, vale a dire che in generale si cena prima e si va a casa prima, e anche i locali chiudono prima (fuori dal weekend, intorno a mezzanotte).

All’esterno c’è qualche tavolino, per svedesi e temerari. Essendo a un centinaio di metri o forse meno dal porto, è un po’ esposto al freddo vento proveniente dall’artico, e quindi poco consigliato a un italiano, a meno che non incappi in una fortunata giornata estiva con vento proveniente da sud. Ad ogni modo, come è tradizione in Svezia nei posti che hanno tavolini all’aperto, c’è ricca dotazione di pesanti coperte (viste con i miei occhi) per stare all’aperto senza rischiare un ricovero per assideramento.

All’interno, il “solito” arredamento da pub inglese che si può bene o male trovare anche da noi (mi vengono in mente un paio di pub di Milano, ad esempio). Oltre alla sala principale e ai tavolini esterni, c’è una saletta molto carina e abbastanza piccola che fa molta atmosfera, e che pare essere molto amata dai clienti di mezza età.

L’impianto di spillatura fa un bel colpo d’occhio e occupa più o meno tutto il banco, con ai lati esterni le birre industriali, al centro invece le linee (una decina o poco più, se ricordo bene) dedicate a birrifici artigianali e di fianco tre linee di ale inglese (non Real Ale, purtroppo). Sono presenti birrifici innanzitutto svedesi, con nomi di assoluta qualità come Närke, Slottskällans (di cui ho provato la favolosa BRP) e Ocean. I prezzi sono in linea con quelli visti nelle altre birrerie specializzate della città, con la birra da 0,4L oppure da 0,5L che viagga tra i 6 e 6,50 euro, mentre i piatti di cibo (piatto unico e abbondante, come usa da queste parti) sono gustosi e costano in media tra i 12 e i 14 euro. La scelta, in questo caso, svaria tra piatti classici di un pub inglese (hamburger, fish & chips) e una selezione di piatti svedesi. Il menù è bilingue (come in tutto il nord Europa comunque tutti parlano inglese in città).

Le birre in bottiglia seguono più o meno la linea tenuta sulle spine artigianali, con una estesa scelta di birra americana e scandinava. Tra le cose da ricordare, questa Wild Dog della Flying Dog  e l’assortimento completo delle Brewdog, comprensivo delle due birre più forti del mondo (1 e 2) prodotte dal birrificio scozzese. A proposito di Scandinavia e di Brewdog, c’è un interessante articolo dedicato a una visita di James Watt in terra norvegese.

Belgio e Germania trovano poco spazio, dell’Italia nessuna traccia. Mentre per quanto riguarda la spina la differenza di prezzo rispetto all’Italia è tutto sommato risibile, le bottiglie in generale costano (molto) più che da noi, per cui vale la pena prendere cose che siamo sicuri di non trovare in Italia.

Notevole il banco di whisky, con una selezione impressionante per quantità e qualità (Islay e non solo) e dove ho potuto notare qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse.

In conclusione, insomma, il Bishops Arms è un posto molto piacevole con un’offerta di birra e whisky davvero impressionante, con personale serio e competente. Nel panorama cittadino non svetta come altri locali di cui parlerò nei prossimi giorni, ma quasi in qualsiasi città d’Italia sarebbe il posto di eccellenza assoluta sia per quanto riguarda la birra che per il whisky.

Questo il sito ufficiale della catena (in svedese).