Great Divide Brewing Co., Denver (Colorado, USA)

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Category : Birra, Locali, Viaggi

Forse basterebbe il titolo, forse basterebbe auto-citarmi quando sono entrato nel brewpub… “un bambino a Disneyland“. Ma visto che questo è il “nostro” regalo di Natale ai nostri amici e lettori, farò lo “sforzo” di descrivere ogni cosa come si comanda.
Per prima cosa, però, una premessa: sono arrivato a Denver con idee già ben precise, in poche parole sono di parte. Considero Great Divide il mio birrificio americano preferito, e quello di riferimento per tantissimi stili di birra.

Il birrificio con annesso brewpub si trova a pochi blocks da Downtown Denver, non lontano anche dalle già descritte Wynkoop Brewing Company e Falling Rock Tap House e dallo stadio dei Colorado Rockies. Ci si arriva comodamente con una passeggiata di 10 minuti dalla centrale Market Street (mappa). Dalle foto che si trovano sul sito ufficiale e sulla pagina di FB, sembrava che il brewpub fosse davvero sotto i grattacieli, in realtà la zona non è proprio delle migliori, diciamo che è ben trascurata e davvero poco frequentata.

Arrivo a Denver in auto da Aspen nel primo pomeriggio, scarico i bagagli in hotel e mi fiondo fuori affrontando il caldo torrido e le cavallette volanti che assaltano un po’ tutto e tutti, tutto per arrivare in tempo per le 16 al birrificio, visto che ogni giorno alle 15 e alle 16 è prevista la visita dell’impianto, visita completamente gratuita della durata di 15 minuti senza nessun obbligo di prenotazione.
Che dire, il tour è divertente perchè organizzato davvero rusticamente: a noi (eravamo 5, oltre me la mia Santa Donna e tre ragazze di college in vacanza da quelle parti) ha accompagnato e “spiegato” le varie fasi del procedimento brassicolo una ragazza, l’unica, che da un lato non pareva lavorare nè lì nè al brewpub, ma dall’altro era sicuramente amica di qualcuno e le lasciavano condurre i tours in maniera cialtronesca e in visibile stato di alterazione alcolica. Grasse risate quando per due minuti non è riuscita a dire altro che “ah, Italia, mi piace il gelato” (sleccazzando il collo della sua bottiglia di Titan) e quando ha adottato una sequela di rutti come intercalare tra  le spiegazioni dei vari processi brassicoli. Tra le cose interessanti, i mega fermentatori, io ne ho contati 9, probabilmente da 5000 litri l’uno, e la supermacchina imbottigliatrice (costo indicativo che mi han detto, circa 1 milione di dollari) che da sola trasformava un pallet di bottiglie vuote in casse da 24 perfettamente etichettate, tappate e pronte per la spedizione. Stiamo quindi parlando di ben altre cifre rispetto anche al più grande dei ns. microbirrifici.

Finita la visita, si attacca con l’assaggio sistematico di tutto. Qui, al contrario delle visite in altri birrifici, decido di non utilizzare il sistema dei samplers e di buttarmi sulle pinte o le mezzepinte: alla spina conto ben 10 produzioni: Titan Ipa, Samurai, Yeti Imperial Stout, Rumble Ipa, Wild Strawberry, Tripel, Hoss, Hades, 16th Anniversary Wood Aged Double Ipa e Smoked Baltic Porter. Proprio quest’ultima era non solo al “mio” debutto, ma credo proprio di essere stato uno dei primissimi italiani ad averla provata, visto che era alla prima cotta assoluta. A tutte queste si aggiunge poi un comodo e pratico frigorifero in cui poter andare ad afferrare ciò che non c’è alla spina – già, come se la selezione fosse povera e ci si potesse permettere di fare anche gli snob – e portarla al bancone per una pronta bevuta. Quest pratica l’ho adottata una sola volta con la Santa’s Bridget Porter, in quanto le meravigliose Hibernation Ale e Fresh Hop Pale Ale, essendo estate, non c’erano.

Inutile dire che tra quel pomeriggio e il giorno dopo, mi son spazzolato tutto il banco, senza lasciare nulla al rimpianto. Partendo dal basso, direi Tripel (dolciona in stile belga, non amo per niente le versioni americane delle birre belghe), Hoss (una specie di Marzen che non mi ha per nulla colpito) e la Hades (Belgian Ale). Al gradino leggermente superiore metto la luppolata Rumble Ipa (passata in botti di quercia) a la sorprendente Wild Raspberry Ale dal colore rosa porcello: non gli avrei dato una lira, eppure…

Passando all’eccellenza, qua ci sarebbe da palare per ore. La Santa’s Bridget Porter (unica assaggiata in bottiglia) è favolosa, equilibratissima, sarebbe probabilmente ancora meglio se assaggiata alla spina. La “vera” sorpresa è stata la meravigliosa Samurai, una curiosa ma superba Rice Ale, beverina al massimo ma particolarmente gustosa. Poco da dire, se non parlare di meraviglia assoluta quando mi imbatto nel quartetto finale: la Titan Ipa è praticamente perfetta, la mia Ipa in stile americano di riferimento, una birra di cui non ci si può stancare. La Yeti Imperial Stout (esistente anche nelle versioni Oak Aged, Espresso Oak Aged e Chocolate Oak Aged… il tutto per renderla ancora più complessa) è una bomba micidiale, di una maestosità, di una potenza unica, che maschera i suoi 9.5%, facendovi stare bene col mondo… almeno finche non ne bevete quattro e provate ad alzarvi di scatto…

La 16th Anniversary Wood Aged Double Ipa è probabilmente la loro birra più complessa, più difficile. A Grand Rapids a Giugno avevo presa una bottiglia da 0.65 a fine serata di 15th Anniversary, e mi aveva mandato a letto soddisfatto ma virtualmente “morto”. Ben conscio di questo fatto, opto per la mezzapinta, che vi assicuro è più che sufficiente per farvi godere della sua bontà e non trascinarvi verso l’oblìo. Infine, riprovata per ben due volte e con due bottiglie portate a casa in valigia, la Smoked Baltic Porter è la mia personale vincitrice tra le novità, nonchè vincitrice assoluta (ex-aequo con la Yeti) tra le birre provate nel tour americano. Per un amante delle note affumicate come me, delle birre scure come me e in particolare delle porter e delle stout, si può, con ragione, dire che alla Great Divide si è davvero al top dei top, anche per il servizio, la cortesia e la disponibilità dei ragazzi dietro al bancone.

Il brewpub (locale piccolino, ci sono 15-20 posti a sedere più qualche tavolino fuori – solo in estate) fa orari abbastanza strani, sia durante la settimana che nel weekend chiude decisamente presto (alle 20 dalla Domenica al Martedì, alle 22 dal Mercoledì al Sabato). I tours come detto sono alle 15 e alle 16 dal Lunedì al Venerdì, ogni ora dalle 14 alle 18 il Sabato e solo fino alle 17 la Domenica. Esiste un Happy Hours durante la settimana, i prezzi sono davvero bassi su tutte le spine, le bottiglie variano tra i 3$ e gli 8$ per le produzioni speciali in formato grande. La Great Divide, come quasi tutti gli altri birrifici visitati in Usa, fa del marketing un suo cavallo di battaglia: anche qui potrete trovare cappellini, magliette, spille, borse, felpe, targhe metalliche (che fatica portare a casa in aereo quella gigante…), adesivi e ovviamente birre, growlers e six-packs. Personalmente devo dire d’averci lasciato oltre 120 dollari… escluso il manico di spina portato a casa per Gabriele…

Fateci un salto, due o anche tre (ricordando il passaporto per poter bere!). La GDBC vale da sola la visita della città.

mattia

p.s. per la serie “quanto è piccolo il mondo”, alla GD ho incontrato Stefano, birraio di Lambrate. Se mi legge, un salutone da parte mia.

Falling Rock Tap House, Denver (CO)

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Category : Locali, Viaggi

Dopo essere stato alla Wynkoop Bewing Company, mi son quindi diretto verso un locale “indipendente”, sempre nella zona centrale di Denver. Avevo cercato notizie su internet prima di partire e avendo trovato anche buone recensioni, decido quindi di seguirle e fare una scappata al Falling Rock Tap House (sito ufficiale).

Il locale è considerato, per il momento, il pub in città con più linee (75, più  100 bottiglie). Dico “per il momento” perchè il prossimo anno aprirà il nuovo bar dello Sheraton Hotel con 130 spine. Per carità, non sta a me giudicare numeri del genere perchè non ho davvero idea del consumo e del ricambio dei fusti, ma 130 (non che 75 sia un numero misero, eh) son davvero troppe: come si fa a gestirle e mantenere alta la qualità e il servizio?

Il locale è enorme, e quando son arrivato era aperto solo il piano terra, perchè da quel che ho potuto intuire (ma non visitare), al piano sotterraneo c’è tanto altro spazio per accogliere i numersosi (evidentemente) appassionati di birra locale: la vicinanza con lo stadio dei Colorado Rockies può darsi che faccia una gran differenza quando la squadra di casa gioca a Denver. Arredamento tipico con abbondanti rivestimenti in legno, panche, bancone lunghissimo e davvero pochissima illuminazione. Maxischermi, neon e insegne pubblicitarie fanno il resto.

Le 75 spine sono a rotazione, e viene stampato un menù ogni giorno con le spine di partenza e le spine che verranno messe su, in una sorta di sottomenù-preview. Le birre sono divise per indicazione geografica, infatti il Falling Rock sostiene la campagna “Drink Local” (che come vedremo è appoggiata anche dalla Great Divide e da tanti tanti appassionati), e la prima parte del corposo menù è dedicata alle produzioni del Colorado (circa una trentina, includendo anche birrifici assolutamente sconosciuti). Il resto è per buona parte focalizzato sulle produzioni americane, ma non mancano anche birre del vecchio continente.

Tra i birrifici del Colorado, ricordo Odell, Avery, New Belgium (che in altre occasioni ho apprezzato piuttosto poco), Ska, Steamworks, Boulder, Tommyknocker e le famose Left Hand e Great Divide. Essendo ovviamente impossibilitato a provale tutte, ma avendo anche problemi di tempo, sono purtroppo restato al Falling Rock giusto un paio di ore abbondanti, e mi son “dato” alle birre scure, che però, essendo estate al tempo della mia visita, non erano presenti in gran quantità. Nell’ordine, ho provato solo birre statali: la splendida Deschutes Black Butte Porter, la Bell & Bush Big Ben Brown Ale che mi ha soddisfatto in pieno e la “legnosissima” Tommyknocker Oaked Butthead Bock.

Il locale serve anche piatti da pub, dalle classiche chicken wings (provate, niente di eccezionale, si mangiano meglio da altre parti come allo Small Bar di Chicago), i più o meno farciti Burgers eccetera. Servizio al tavolo non particolarmente cortese e fortemente interessato alla mancia, come dappertutto in Usa. Anche qui, scordatevi di bere se non portate con voi il passaporto (e solo quello) per poter dimostrare di aver più di 21 anni.

mattia

p.s. scusate per l’ultima foto ma non avevo la mano molto ferma :-)

Wynkoop Brewing Co., Denver (Colorado)

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Category : Locali, Viaggi

Nel mio viaggio estivo dalla California attraverso i parchi e le Montagne Rocciose (tappe precedenti a Durango (CarverSteamworks) e Aspen), arrivo alla mia destinazione finale: la grande città di Denver, giusto ai piedi della catena montuosa che divide, in pratica, la parte occidentale dalle grandi pianure che si estendono  fino quasi alla sponda dell’Atlantico.
Perchè Denver è la mia meta finale? Motivi realmente interessanti pochi, l’unico grosso era che c’è un grande areoporto internazionale e che quindi avrei trovato buone offerte per il volo verso casa.

La scelta è poi stata confermata quando ho avuto modo di dare un’occhiata alle proposte birraie che la città offre: svariati piccoli birrifici, alcuno sconosciutissimi, nella città che ospita il Great American Beer Festival, la più grande e importante rassegna-vetrina-premiazione sulla scena artigianale statunitense. Inoltre, il Colorado è lo stato Usa con la più alta quantità di birra trangugiata pro capite, e nella sua capitale esistono tre chicche da non perdere: oltre alla Great Divide di cui parlerò in futuro, al Falling Rock TapHouse con 75 spine artigianali, c’è quello che è l’argomento del giorno. Leggo buone critiche su internet e il sito ufficiale mi convince a fare una tappa alla Wynkoop Brewing Company, che dista davvero poco dal centro della città, dalle altre due grandi proposte e dallo stadio dei Colorado Rockies.

Vado alla Wynkoop verso le 12 del mio secondo (e ultimo, per fortuna) giorno passato a Denver. L’inutilità completa della città, la mancanza di qualsivoglia attrazione, monumento, negozio, evento, fa sì che ci sia poco altro da fare se non bere (e schivare le cavallette mentre si passeggia…). Entrando, si viene gentilmente accolti a sedersi o nella zona ristorazione, o nella zona del bancone, un’isola piuttosto ampia di pianta quadrata. Dovendo tener d’occhio la lavagna luminosa con le proposte birraie, scelgo il bancone, e mi appollaio nell’angolino. Cosa piacevole, come in quasi tutti i locali che ho frequentato, c’è il wi-fi gratis, per cui ne approfitto anche per aggiornarmi sui fatti di casa e sugli orari del volo del giorno dopo.

Venendo alle birre, come già precedentemente sperimentato, scelgo di nuovo il sistema dei samplers, ma qui al contrario degli altri posti, le birre prodotte son tante (12) e quindi è dura pensare di poter poi fare dei bis. Mi metto d’accordo con il cameriere per averle tutte quante, e lui sceglierà l’ordine in cui servirle a gruppi di 4 bicchierini per servizio.

Gruppo 1
Partiamo con la prima serie di bicchierini, che scopro (giustamente) essere quelli delle birre leggere: la prima che sento è la Light Rail Ale, beverina, molto leggera, piacevole, seguita a ruota dalla buona Two Guns Pilsner, la prima pilsner più che dignitosa trovata fino ad oggi in Usa. La terza non lascia grandi soddisfazioni, la curiosità è che si chiama Tut’s Royal Beer e prende il nome dal faraone Tut, ospite d’onore della mostra egizia nel museo a pochi blocchi di distanza. Concludo il primo giro con la non meglio identificata Railyard Ale, che ha avuto la sfortuna di arrivare contemporaneamente al mio intruglio di chili, nachos e altre schifezze varie (buono ma pesantissimo).

Gruppo 2
La prima ad essere posata sul bancone è la Wixa Weiss Beer, che strano a dirsi non è niente male anche se ha una punta di gusto acidulo, non so se voluto o meno; la Patty’s Chili Beer, vincitrice di qualche premio qua e là, è davvero unica nel suo genere: sia al naso che in bocca sono fortissimi i sentori di speziato e piccante dati da uno strano intruglio al chili… meglio sorvolare. Scorrendo la lista, finalmente cominciano a delinearsi le birre apparentemente migliori, tra cui la buona ma poco luppolata Mile Hi.p.a., che prende il nome dalla caratteristica principale di Denver (figuratevi le altre…): la città si trova esattamente a 1609m slm, cioè 1 miglio, ed è detta Mile High City. Addirittura una fila di seggiolini allo stadio dei Colorado Rockies e una striscia colorata sul muro del municipio ricordano ai (pochi) turisti l’unica peculiarità positiva della città. Il secondo gruppo di birre finisce con un’anonima St. Chrales Extra Special Bitter, spinata dal cask… niente di eccezionale.

Gruppo 3
Nell’ultimo guppo mi aspettavo qualcosa di decisamente “impegnativo”, ma rimango deluso: la Monkey’ Fist Ipa (in cask) è dignitosa, la McKenzie Milks Stout è una stucchevolissima esplosione di zucchero – io e le birre dolci siamo come Steve McQueen e un corso di guida sicura -, per fortuna intervengono la maltosa e piacevole B3K Schwarz Bier (B3K = Batch 3000, ovvero “ricetta” n.3000 della Wynkoop, è una birra relativamente nuova), e l’ottima Silverback Porter, che avrebbe meritato un secondo assaggio se solo non fossero passate 3 ore dal mio ingresso nel locale e non sentissi un deciso senso di gonfiore allo stomaco…

Le peculiarità del locale sono tante: come già detto, è comodo al centro, è davvero gigante, al piano superiore c’è un’immensa sala con una dozzina di biliardi e di nuovo tutte le spine oltre al negozio ufficiale del merchandising (ci sarebbe tanto da imparare in Italia su questi argomenti…) con magliette, birre, insegne, cappellini, spille con i colorati loghi Wynkoop e perfino il sapone alla B3K. La vera curiosità però sta al piano interrato: dirigendomi verso i bagni scopro che il corridoio d’accesso è costellato da poster teatrali e insospettabilmente illuminato a giorno, così allungo la camminata e con mia grande sorpresa noto che i bagni sono in comune col teatro a fianco, e addirittura c’è un piccolo ticket booth: tra una birra e l’altra, in fondo, perchè non metterci, oltre ad una sosta per il pit-stop idraulico, anche un biglietto per il vostro spettacolo preferito?

Concludendo, nessuna birra alla Wynkoop pare avere grande carattere, ma d’altro canto nessuna è davvero fatta male e, tranne forse quella davvero bizzarra al chili, la sufficienza la prendono quasi tutte. Il consiglio è di farci un salto se siete a Denver e avete voglia di provare qualcosa di nuovo, o se la Great Divide è chiusa. Il fatto che poi voi siate a Denver, è un problema vostro – io ho già dato -, visto che io in due giorni, birra a parte, non ho trovato nemmeno una cosa decente di cui ricordarsi.

mattia

L’estate sta arrivando…

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Category : Viaggi

… e un anno se ne va? No, anzi, siamo qui a farvi conoscere i nostri progetti vacanzieri, per una sorta di preview di quello che leggerete su pintaperfetta nei prossimi mesi, ma anche per darvi un’idea nel caso aveste ancora la mente annebbiata riguardo la meta delle vostre vacanze. Partiamo col dire che di mete birraie ce ne sono davvero per tutti i tipi di gusti, persone, luoghi: potete fare un salto nella splendida Goteborg (parte IIIIII), un giro in Belgio a caccia di abbazie e trappiste (parte IIIIII), patatine e cozze o cioccolato, a Bamberg, Edimburgo o nel Regno Unito per uno dei tantissimi festival estivi dedicati alle Real Ales…

Proprio in uno di questi, più precisamente al Great British Beer Festival, si recherà il nostro Andrea (sì, esatto – quello che non scrive da una vita): lo mettiamo per primo perchè Londra è una città facilmente raggiungibile, perchè il Festival inizia a breve e perchè così sarà obbligato a scrivere un resoconto. La manifestazione è il tempio mondiale della Real Ale e della produzione nazionale britannica, oltre 500 etichette alla spina (con alcune proposte italiane e straniere)… immancabile.

Il nostro Gabriele è in questo momento ad Amsterdam dove sta ripassando i posti che abbiamo descritto, come il Beer Temple, il De Wildeman, l’Arendsnest… e magari chissà che non ne scopra uno nuovo. Proprio di oggi è la notizia che i canali di Amsterdam son diventati partimonio dell’Unesco: non che ci fosse bisogno di questo per apprezzare la splendida città olandese, anzi, ma una bella gita rilassante sui canali con la vostra amante ehm… ragazza, risulterà davvero indimenticabile.

Olanda che visiterà anche Alessio nel weekend del 24-25 Settembre per l’annuale festa del De Molen Brouweij (la nostra recensione), ormai conosciutissimo sia per le fantastiche produzioni che per i nomi impronunciabili e facilmente dimenticabili: regno di una quantità infinita di etichette, moltissime delle quali sperimentazioni ad alto contenuto alcolico, si trovano orami con una discreta facilità nei beershop e in alcuni locali italiani.
Prima però di recarsi nell’amata Olanda, Alessio farà visita (per l’ennesima volta) alla magnifica Praga, passando sicuramente nei locali storici che ho visitato l’ultima volta lo scorso gennaio, come il Zlateho Tygra, il Cerneho Vola, il Kolkovna, provando magari a fare un salto al Pivovarsky Dum e saltando a piè pari il Fleku.

Per quel che riguarda me, sabato prossimo partirò con destinazione San Francisco, Las Vegas, i parchi nazionali e finale a Denver. Nelle varie tappe avrò la possibilità di approfondire la mia conoscenza con templi birrai come i già descritti Toronado e Rogue Public House a San Francisco, e scoprire ex-novo la Sin City Brewery di Las Vegas, il trio Steamworks, Carver e Ska Brewing in quel di Durango (Colorado), la Aspen Brewing Co. nell’omonima cittadina tempio mondiale degli sport invernali e infine la Great Divide a Denver. Un percorso niente male che avrò l’occasione di raccontarvi per filo e per segno al mio rientro.

Lorenzo probabilmente sarà anche lui dalla parti della California (dove è già stato questa primavera: parte IIIIII), più precisamente Los Angeles, e punta a fare una visita sia alla AleSmith ahce alla The Bruery, ma non sa ancora quando. Giacomo invece anche se bloccato al lavoro, riuscirà probabilmente a fare una scappata al Taco Mac di Atlanta (Georgia), al Church Brew Works di Pittsburgh (Pennsylvania) e infine al Rattle ‘n Hum nella bellissima New York.

Tutte queste saranno le nostre visite estive (e preview per gli articoli dei prossimi mesi), perchè quando si rientra c’è subito il Villaggio della Birra a Bibbiano (Siena)… ed ovviamente Alessio e Gabriele ci saranno come l’anno scorso.

Insomma, le proposte non mancano, noi le nostre idee ve le abbiamo date. Se siete a casa, continuate a seguirci anche in Agosto,  sia qui che su Twitter e Facebook (dove i miei aggiornamenti birrai saranno in tempo reale)… altrimenti se partite, buone vacanze e al rientro se volete scriverci per raccontarci qualcosa, fatelo pure che lo leggiamo volentieri (e magari, perchè no, lo pubblichiamo). Ciao!

mattia