The Evening Star – Brighton, UK

Category : Locali

Con colpevole ritardo (piA? di un anno e mezzo fa ne avevo fatto cenno in occasione di un beer festival), ho il piacere di presentare a tutti quello che a mio avviso A� senza dubbi uno dei migliori pub della zona sud-orientale dell’Inghilterra, nonchA� (fortunatamente) mio local, dato che A� situato un centinaio scarso di metri da dove vivo. Sto parlando dell’Evening Star di Brighton, pub ufficiale del noto e pluripremiato birrificio Dark Star, che agli albori era situato proprio al piano di sopra del pub stesso. Come potete dedurre dall’immagine sottostante, il grande successo riscosso dalla produzione costrinse, ben presto, a due traslochi verso uno stabilimento sempre piA? grande, che ora A� situato a circa un’ora di macchina dalla costa.

Ma andiamo con ordine: a Brighton, e specialmente nella zona centrale dei Laines e North Lane, perdersi o confondere una via con un altra non A� di certo un’impresa impossibile; trovare l’Evening Star A� invece a prova di stupido, dato che si trova a un centinaio di metri dalla stazione centrale (mappa) e, come se non bastasse, una stella rossa e nera che si sporge dalla facciata potrA? farvi da stella polare nella ricerca di una pinta(perfetta?). Il pub A� decisamente piccolo e tradizionalmente inglese, con un legno chiaro a dominare la scena, unito agli immancabili red bricks a fare da pareti; pareti che sono costellate dei premi ricevuti dalla CAMRA, sia come miglior pub nel Sussex per piA? anni consecutivi, che per le birre presentate ai vari festival a�� tra le tante ricordiamo la Best Golden Ale al GBBF 2009, con la Dark Star APA. Come dicevo, e come si vede dalla foto, il pub A� piccolo, quindi se volete bere qualche birra facendo una chiaccherata in compagnia, di sicuro i momenti peggiori per farlo sono il venerdA� e il sabato sera, quando si fa letteralmente fatica a camminare per la ressa all’interno del pub; gli altri giorni invece potrete stare molto piA? tranquilli e se apprezzate la musica dal vivo, ogni domenica sera un miniconcertino A� allestito al posto di uno dei 5 tavoli presenti.

Nonostante le dimensioni ridotte, l’offerta brassicola A� entusiasmante: 17 spine… sA�, diciassette! 3 a pompa con birre inglesi ospiti, 4 a pompa con Dark Star (calendario rotazione), 3 con Meantime, 2 con birre americane, tedesche e belga e per finire 3 sidri a pompa, tutto rigorosamente a rotazione. Come se non bastasse, un’altrettanto attraente lista di birre in bottiglia, anche questa in vorticosa rotazione, contribuirA? all’immancabile indecisione, oltre che all’hangover del giorno successivo.

Ultime due cose di una certa importanza. Innanzitutto i prezzi: abbordabili per le birre in bottiglia, vantaggiosissimi per le pinte alla spina (sotto i A?3 per tutte le inglesi)! Unica nota dolente (non si puA? pretendere la perfezione) A� la mancanza di cibo, che non siano peanuts, crisps o i piA? tradizionali pork scratchings e biltong; con questi ultimi che non posso esimermi dal consigliarvi se ciA? che cercate A? uno stuzzichino da accompagnare alla birra, che allo stesso tempo non rovinino, anzi esaltino, quell’incantevole atmosfera tradizionalmente inglese che starete respirando se avete seguito il mio consiglio di fare un salto qui nella cosiddetta London-by-the-Sea.

Certo, qualche consiglio in piA? nel caso vi troviate da queste parti potrei anche darvelo, dato che in fondo questa cittA� mi ha ospitato e viziato per piA? di 3 anni… ma questa volta prometto che non vi farA? aspettare un ulteriore anno e mezzo!

Lorenzo

Borefts Festival 2010 @ Brouwerij De Molen, Bodegraven (NL)

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Category : Festival, Viaggi

Avevo proprio voglia, di una gita in Olanda. Qualche giorno ad Amsterdam (con soste obbligate al Wildeman, dove vado da molti anni, e al Beer Temple, dove non ero ancora stato), una bella spesa da mettere in stiva al Bier Koning e poi, venerdA� 24 e sabato 25 settembre, saltare sul treno per recarsi alla seconda edizione del Borefts Beer Festival presso la Brouwerij De Molen di Bodegraven, nel cuore verde dell’Olanda, vale a dire in una zona tutto sommato agreste nel triangolo formato da Amsterdam, Utrecht e Leiden. A causa della sua posizione, Bodegraven si raggiunge molto comodamente sia in treno (sulla linea Leiden-Utrecht) che in automobile.

Un festival dedicato a celebrare la nuova scena birraria europea, con birrifici di chiara ispirazione americana e molto propensi alla collaborazione reciproca. I nomi piA? noti del gruppo sono sicuramente quelli della Mikkeller e della De Molen, ormai molto ben conosciuti anche dagli appassionati di birra italiani. Con loro, una serie di birrifici nord europei accomunati dallo stesso spirito e dalla stessa creativitA�, con la sola Revelation Cat (birrificio piA? internazionale che italiano) a rappresentare l’area mediterranea.

Il festival si A? svolto all’interno del mulino della De Molen e nell’area esterna subito a fianco. Gli stand erano principalmente nell’area coperta, con soli tre birrifici (Mikkeller, Marble e Alvinne) in gazebo situati all’esterno, dove c’era un piccolo tendone, un’altra area-gazebo destinata al pubblico e una serie di tavoloni e tavolini.

La giornata di venerdA� A? stata tutto sommato tranquilla, con un moderato ma significativo afflusso di gente e un tempo benevolo e per lo piA? soleggiato, che fino al tramonto ha riscaldato anche piA? delle birre del festival, per lo piA? molto corpose (con generi come double india pale ale e imperial stout a farla da padrone). Formatosi subito il gruppetto bergamasco piA? uno (io) ci siamo dedicati all’assaggio di tutto ciA? che ci ispirava al momento o di ciA? che ci eravamo prefissi di provare. Sedotti a volte dagli stili, a volte dai nomi, a volte – nel caso ad esempio della Black & Tan Bowmore Barrel Aged di Emelisse – dall’invecchiamento in botte, vero e proprio leit motiv del festival. L’angolo della curiositA� invece era per il concorso per la migliore Vuur & Vlam, uno dei classici della produzione di casa, in questo caso proposta da quasi ogni birrificio presente al festival. Personalmente, avendole provate quasi tutte (De Molen, Haandbryggeriet, NA�rke, Marble, Struise) ho dato la palma del vincitore alla Marble, oscuro (almeno per noi italiani) birrificio inglese che spero di poter trovare quanto prima anche nel nostro paese.

L’offerta culinaria era un po’ scarna, fino alle 17 panini e snack, dopo le 17 una classicissima carbonnade con contorno di verdure o, per i vegetariani, il solo contorno di verdure. Per questo e altri motivi ci siamo affidati a soluzioni alternative (un paio di ristorantini piA? avanti nella via del mulino), delegando al festival il compito di saziarci di birra.

E che birra!

Nei due giorni, tenendomi anche abbastanza tranquillo, la mia lista recita un lungo elenco di capolavori, sia per le birre leggere (la svedese NA�rke e l’inglese Marble sugli scudi) che per quanto riguarda l’infinito elenco di mattoni carichi di luppoli e di caffA?, passati o meno in botti piA? o meno esotiche (whisky, bourbon, cognac, calvados, chi piA? ne ha piA? ne metta), e comunque quasi totalmente trovabili in Italia.

L’organizzazione, a onore del vero, raccomandava l’acquisto di bottigliette d’acqua, per reidratare il corpo e per non asfaltare troppo il palato. Una ottima idea, che ha permesso di non vedere gente crollare sotto i colpi dell’entusiasmo di birra in birra.

Il sabato A? stato invece decisamente meno soleggiato e decisamente piA? affollato. Tra curiosi sbarchi dal canale adiacente (una truppa di signori e signore olandesi sulla cinquantina abbondante), brevi pioggerelline e rapidi cambiamenti di clima in perfetto stile olandese, la degustazione dell’infinita proposta di birre A? proseguita approfittando soprattutto dei “cambiamenti di lista”, ovvero delle birre disponibili in quantitA� molto limitata o solo in uno dei due giorni. Il premio per l’aromatizzazione piA? assurda direi che va alla Rough Snuff della Midtfyns, birrificio danese che ha prodotto questa interessante birra belga che ricorda un po’A� alcune Gouden Carolus e si pregia di contenere, beh, alghe e tabacco da masticare.

Vi saluto con la lista dei miei assaggi della due giorni di festival, in ordine di birrificio.

De Molen Vuur & Vlam, De Molen Kopi Loewak Calvados Barrel, De Molen Black Damnation 666, De Molen Machtig & Mooi Cognac Barrel, Emelisse Black & Tan Bowmore Barrel Aged, Haandbryggeriet Fyr & Flamme (Vuur & Vlam), Haandbryggeriet Dobbel Dose, Marble Golden Ale, Marble Dobber IPA, Marble Vuur &Vlam, Midtfyns Rough Snuff, NA�rke Bitter, NA�rke SlattA�l, NA�rke Bitter Fyra Flammor (Vuur & Vlam), NA�rke Stormaktsporter 2009 Swedish Barrel, Bitter SlattA�lRevelation Cat/De Molen Milk Mild, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics IPA, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics Double IPA, Struise Ignis & Vlamma (Vuur & Vlam), Struise Pannepeut.

Gran finale, il cartello appeso sullo stand di Alex, esilarante.

Great British Beer Festival – il nostro report

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Category : Festival, Fiere

Vorrei incominciare l’articolo parlando delle enormi pressioni che i membri piA? in vista della redazione hanno esercitato su di me per convincermi a scrivere. Anzi, io ero giA� convinto di buttar giA? due righe, ma ho i miei tempi, e penso che il pezzo sul GBBF 2010 sarebbe arrivato a fine luglio 2011, dimodochA� i lettori del sito avrebbero potuto tranquillamente convincersi di partecipare all’edizione in programma pochi giorni dopo. Non capisco la follia di scrivere dopo solo un mese, ma mi adatto

Aeroporto di Bergamo Orio Al Serio, volo per Stansted (Londra) del mattino di un caldo martedA� di agosto. Pronti con armi, bagagli e una sete improponibile per salpare verso il Great Beer British Festival 2010.

Cos’A?: il festival della birra piA? interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.

Dov’A?: nel centro fieristico di Earl’s Court, Londra. Un gigantesco padiglione pieno di stand interessantissimi, raggiungibile con la metro verde (la stessa che poi vi porta a Parsons Green, al White Horse di cui abbiamo parlato qui).

Quando A?: solitamente la prima settimana del mese di agosto. Quest’anno A? iniziato martedA� 3 per concludersi sabato 7.

Com’A?: enorme.

L’ENTRATA

Evito il perchA� e il chi, che sarebbero le altre due domande che un giornalista dovrebbe soddisfare in un articolo perchA� ne ho giA� dato risposta nei punti precedenti. In ogni caso, il polo fieristico di Earl’s Court A? veramente gigantesco e a un passo dalla fermata della “Underground”. E’ possibile scegliere il giorno in cui entrare a visitare la fiera (prezzo singolo di otto sterline) oppure fare il pass per tutte e cinque le giornate a prezzo decisamente piA? modico (23 sterline). Ovviamente, se l’intenzione A? quella di andare lA� per fare un giretto A? conveniente il single pass, in generale io consiglierei sempre il seasonal anche perchA� una volta entrati non vorrete piA? uscire.

LA SCELTA DEL BICCHIERE

Entrando si trova subito il balcone dei “bicchieri”. Cauzione di tre sterline, tripla misura: c’A? la pinta normale, la mezza e il terzo. Consiglio di uno stupido: prendete la mezza pinta. E’ vero, il bicchiere enorme fa “figo”, perA? non A? sempre facile farsi capire dagli addetti alla consegna delle birre e vista la varietA� – e la quantitA� – di spine presenti A? meglio non bere una pinta a birra, altrimenti non avrete modo di provare tutto il resto. A�Ovvio che una IPA sia piA? beverina e magari ne vorrete di piA? del semplice assaggino, per questo la mezza A? una buona scelta fra la dose da fiera e la bevuta da pub. Poi fate come vi pare, quando vi serviranno una pinta di Tsarina Esra e voi dovrete berla, bruciandovi tutte le papille gustative, allora mi darete ragione. E succederA�, ve lo assicuro (colpa di Alex alla botte, e considerando che parlavamo in italiano…).

LE BIRRE

Destra o sinistra, destra o sinistra? E’ la prima cosa che penserete dopo avere ritirato la vostra arma di battaglia, il Sacro Graal che vi accompagnerA� fino a fine giornata. Procedendo verso destra vi ritroverete immersi nelle Real Ale, con i vari padiglioni con un’infinitA� di spine: qualcuno ha il proprio stand dove degustare le birre (Fuller’s, Greene King, Thornbridge etc). E’ difficile provare tutto quanto, quindi il mio consiglio A? semplice: farsi un minimo di prospetto per capire quali sono le birre davvero imperdibili, perchA� A? davvero difficile conoscere ogni singolo produttore: certo, qualche volta bisogna anche provare per capire qual A? il livello.

In generale, A? difficile competere, per le Real Ale, con quello che si trova sul lato mancino dello stand dei bicchieri: ovvero le birre dal mondo, tra ceche e olandesi, dalle americane (sempre strepitose) alle italiane – pochine, a dire la veritA�, e quasi nulle alla spina -, finendo con le solite birre belghe. Impossibile, anche lA�, provare tutto: le birre sono a “rotazione”, quindi non tutti i fusti alla spina sono aperti il primo giorno. Ho provato a non uccidermi lasciando la Older Viscosity della Port Brewing per il secondo giorno.

Indovinate un po’? Non c’era piA?…A�Nell’angolo dedicato alle birre dal mondo non ci sono solamente spine, ma anche una dose nutrita di bottiglie. Ovviamente sono presenti delle chicche interessantissime, perA? – a meno di non riuscire a dividere con gli amici – tendenzialmente ho privilegiato la spina. CosA� come per le Real Ale, visto che anche per loro c’A? lo spazio apposito per le bottiglie. Davanti allo stand delle birre mondiali si trova una selezione di vari “Cider”. Non ho avuto il cuore di provarne nemmeno uno, ma per gli amanti del genere puA? essere un motivo in piA? per visitare la fiera.

I PREZZI

Concorrenziali, davvero. Soprattutto sulle bottiglie, che variano dalle 2-3 sterline per le 33cl, alle 6-9 sterline per le 75cl. Ovviamente ci sono cose che in Italia non arrivano, o che se arrivano costano cifrone. Con la sterlina cosA� bassa, poi, A? davvero una pacchia. Come dicevo precedentemente, per le spine si puA? scegliere la “dose” di liquido: terzo di pinta, metA� pinta o pinta intera. I prezzi sono calcolati scientificamente, la mezza costa esattamente metA� rispetto all’intera, quindi non si ha nemmeno lo scrupolo di scegliere una dose piA? larga per risparmiare qualche soldo. I prezzi vanno – parlo del terzo di bicchiere – dagli 80 pences di alcune real ale, alle oltre due sterline per alcune chicche (stile la Tsarina Esra sopracitata), comunque cifre facilmente accessibili per chiunque. Ovviamente ho speso una cifra clamorosa, perchA� con tutto il ben di Dio che c’era era un peccato lasciare indietro qualcosa.

I VINCITORI

Champion Beer of Britain – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
Second – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
Third – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
MILD
ORO – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
ARGENTO- Greene King, XX Mild (3% ABV, Bury St Edmunds, Suffolk)
BRONZO PARIMERITO – Golcar, Dark Mild (3.4% ABV, Huddersfield, West Yorkshire)
BRONZO PARIMERITO – Nottingham, Rock Ale Mild (3.8% ABV, Nottingham, Notts)

BITTER
ORO -RCH, PG Steam (3.9% ABV, Weston-Super-Mare, Somerset)
ARGENTO – Moor, Revival (3.8% ABV, Pitney, Somerset)
BRONZO PARIMERITO -A�Orkney, Raven (3.8% ABV, Stromness, Orkney)
BRONZO PARIMERITO -A�Purple Moose, Snowdonia Ale (3.6% ABV, Portmadog, Gwynedd)

BEST BITTER
ORO – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
ARGENTO – St Austell, Tribute (4.2% ABV, St Austell, Cornwall)
BRONZO PARIMERITO -A�Evan Evans, Cwrw (4.2% ABV, Llandeilo, Carmarthenshire)
BRONZO PARIMERITO -A�Great Oakley, Gobble (4.5% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

GOLDEN ALE
ORO – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
ARGENTO – Marble, Manchester Bitter (4.2%, Manchester, Gtr Manchester)
BRONZO – St Austell, Proper Job (4.5% ABV, St Austell, Cornwall)

STRONG BITTER

ORO – Thornbridge, Jaipur IPA (5.9% ABV, Bakewell, Derbyshire)
ARGENTO – Fuller’s, Gales HSB (4.8% ABV, Chiswick, Gtr London)
BRONZO – Beckstones, Rev Rob (4.6% ABV, Millom, Cumbria)

BIRRE SPECIALI
ORO – Amber, Chocolate Orange Stout (4% ABV, Ripley, Derbyshire)
ARGENTO – O’Hanlon’s, Port Stout (4.8% ABV, Whimple, Devon)
BRONZO – Breconshire, Ysbrid y Ddraig (6.5% ABV, Brecon, Powys)

BIRRE IN BOTTIGLIA
ORO – St Austell, Admiral’s Ale (5% ABV, St Austell, Cornwall)
ARGENTO – Pitfield, 1850 London Porter (5% ABV, Epping, Essex)
BRONZO – Great Oakley, Delapre Dark (4.6% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

OctobEUR Fest a Roma

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Category : Eventi, Festival

Dalla viva voce di Alex Liberati, incontrato pochi giorni fa in occasione del Borefts Festival 2010 alla De Molen di Bodegraven (NL) siamo venuti a sapere pochi giorni fa della festa in programma tra pochissimi giorni a Roma: la OctobEUR fest, che si svolgerA� a Roma in zona EUR (appunto) dal 6 al 10 ottobre 2010.

Previste poco piA? o poco meno di 60 birre diverse alla spina, un “banco ombra” per appassionati con chicche vintage e altre raritA�, insomma tutto il meglio che la Impex, societA� di Alex che si occupa di importazione e distribuzione di birre di qualitA�, ha da offrire.

La lista delle golositA� prevede Mikkeller (DK), De Molen (NL), Southern Tier (USA), Dark Star (UK), Struise (BE) e una selezione di italiane tra cui la ExtraOmnes di Schigi, White Dog (Real Ale dall’appennino emiliano) e ovviamente la Revelation Cat.

Questa la lista completa delle spine presenti al festival:

Maxlrainer Zwickl Max
Maxlrainer Leo Weisse
Maxlrainer Pils
Braustelle Helios Kolsh
Braustelle Helios Weisse
Braustelle Ehernfelder Alt
Braustelle Summer Ale
Revelation Cat Kolsh IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IIPA
Revelation Cat Cream Ale
Revelation Cat Big Black Poochie
Revelation Cat Fly by Night
Revelation Cat Milk Mild
Darkstar American Pale (Cask)
Darkstar HopHead (Cask)
Darkstar Festival (Cask)
Moor JJJ IPA (Cask)
Moor Hoppiness (Cask)
Moor Sumerland Gold (Cask)
Mikkeller Single Hop East Kent Goldings
Mikkeller Single Hop Warrior
Mikkeller Single Hop Ten
Mikkeller Single Hop Cascade
Mikkeller Y Pale Ale
Mikkeller Green Gold
Mikkeller Triple
Southern Tier Gemini
Southern Tier Pale Ale
Southern Tier Choklat
Southern Tier Unearthly
Uncommon Baltic Porter
SmuttyNose IPA
White Dog IPA
White Dog Yellow Fever
ExtraOmnes Tripel
ExtraOmnes Blond Ale
ExtraOmnes Saison
Real Beer Notte Celtica
Struise Black Albert
Struise Mocha Bomb
Struise Pannepot
De Molen Vuur & Vlaam
De Molen Op & Top
De Molen Black Tovarishch
De Molen Hel & Verdoemenis 2009

Prevista musica dal vivo, set dj, cucina e un angolo beer shop dove poter prendere qualcosa da portare a casa. Ingresso previsto a 15a�� comprensivo di 8 gettoni-degustazione e il bicchiere.

Se volete conoscere meglio Alex e le sue birre vi rimandiamo all’intervista effettuata da Gabriele qualche settimana fa, e giA� che ci siamo vi ricordiamo anche l’intervista realizzata a Luigi “Schigi” D’Amelio in occasione del Villaggio della Birra 2010.

GiA� che siamo in vena di piccole anticipazioni, abbiamo avuto conferma dell’assenza di Alex Liberati alla seconda edizione dell’Isola Che Non C’A? a Suisio (BG), per impegni di lavoro all’estero. La seconda edizione sarA� quindi dedicata esclusivamente a birrifici italiani, con il molto probabile ritorno di nomi ormai classici come Bi.Du. e Orso Verde. Ma non disperate: A? allo studio un nuovo evento con Alex nei mesi successivi…incrociate le dita, perchA� potrebbe essere qualcosa di davvero interessante…

[Update] Pare che per OctobEUR sia cambiata la regola d’ingresso. Non piA? 15a�� con 8 gettoni, ma ingresso gratuito, con perA? il primo “acquisto” fisso a 15a�� che verranno scambiati in 10 gettoni, 1 bicchiere e il programma dell’evento.

“Saranno Famosi”, Locanda del Monaco Felice – Suisio (BG)

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Category : Festival

Sono reduce da un paio di giornate a “Saranno Famosi, Anglo-beer festival per giovani birrifici”, per la precisione la serata di venerdA� e il (lunghissimo) pomeriggio di sabato. Posso quindi candidamente ammettere di aver perso quasi tutta la serata di sabato e il concerto dei Jabberwocky, che mi dicono essere niente male.

Ma andiamo con ordine. Dopo un mese e mezzo circa di temperature tropicali e di afa mortale, venerdA� decide finalmente di piovere, con qualche grandinata leggera qua e lA�. Il tutto nel paio di ore immediatamente precedenti all’orario di inizio. Questo comporta qualche difficoltA� iniziale e qualche leggero ritardo, ma per fortuna la nuvolona malefica decide di proseguire la corsa verso altri lidi. Quel che resta A? un cielo piA? limpido che mai e una temperatura drammaticamente crollata di una quindicina di gradi fino a livelli da inizio primavera che perdurerA� fino a notte fonda. Durante l’allestimento i primi stand (Rurale, Emiliano, Valcavallina) riescono a mettersi sotto a un gazebo, restano fuori quelli che per un motivo o l’altro sono arrivati per ultimi: Alex Liberati (Revelation Cat, 4:20) non fa una piega e monta al volo il suo banchetto (Dark Star Hophead, Revelation Cat/Gadds West Coast IPA, Revelation Cat/De Molen Milk Mild, Struise Black Albert, De Molen Op & Top), il rappresentante del birrificio Geco invece decide che lui non ha sufficiente spazio e torna a casa senza nemmeno avvisare, o almeno cosA� ci riferiscono. Resta l’occasione persa per approfondire la conoscenza delle sue birre, e la perplessitA� tra un comportamento un po’ da star e la descrizione di umiltA� e disponibilitA� fattami da almeno un paio di publican parlando del loro birrificio…Dr. Jekylle e Mr. Hyde o semplicemente una giornata storta?

La serata di venerdA� comincia tardi ma bene, si fanno due chiacchiere tra amici e con i publican. L’offerta cibaria prevede chili con carne, frikadellen (salsicciotti-polpetta direttamente dall’Olanda), patatine fritte e una convenzione con la pizzeria da asporto a fianco alla piazzetta. Quella birraria invece A? forte dell’intera linea del birrificio Rurale (Seta, Milady, Terzo Miglio) e del birrificio Valcavallina (Cavallina, Alba Rossa, Calypso), il birrificio Emiliano invece obbedisce alle indicazioni di stile (anglosassone) e lascia a casa il prodotto di punta, una ottima kolsch bevuta al Goblet di Modena con Mattia qualche tempo fa. Schigi di Extraomnes, che ha solo produzioni in stile belga, porta la sola blonde (giA� gustata con massimo piacere all’OBF) in fusto: una ottima conferma.

Il tempo scorre veloce tra musica rock-blues in chiave acustica, chiacchiere in libertA� con amici e birrai e un passaggio piA? o meno approfondito di birre di facile reperibilitA� (trovare le birre del Rurale alla Locanda e in altre birrerie specializzate A? diventato molto facile, in questi mesi) e non. Abbiamo anche modo di provare un paio di birre di un homebrewer che partecipa al concorso, tutte e due piA? che discrete con la dry stout che mi colpisce particolarmente: l’esito finale sarA� positivo, con la sua APA al terzo posto e la Dry Stout al quarto. Chiusura imperiale con la Black Albert di Struise, che purtroppo A? arrivata a fine fusto: essere favolosa ed essere l’unica birra corposa di tutto il festival ha portato al rapido esaurimento.

La risposta della gente nonostante la temperatura inusuale A? piA? che buona, anche se manca il movimento visto lo scorso novembre. Si guarda con molto ottimismo alla giornata di sabato, che si preannuncia calda e senza nuvole.

Il pomeriggio di sabato perA? porta con sA?, oltre al sole, un vento in stile mare del nord che mi ricorda le tante vacanze olandesi e incasina la fruizione del festival nonchA� la cotta pubblica, con il fornelletto da campo che fatica a reggere l’intensitA� delle folate. Passa un rumoroso e affollato motoraduno attraverso il paese, arriva qualche gruppo di appassionati non visti il venerdA� sera, il pomeriggio scivola via lento di birra in birra, con la Hophead di Dark Star a farla da padrone per estrema beverinitA� e per necessitA� di finire il fusto e passare alla APA dello stesso birrificio, di cui Lorenzo mi aveva detto grandissime cose. Alex ci aveva “ingannato” dicendo che stava finendo giA� a inizio pomeriggio, ma ci vuole tutto l’impegno di un plotone ben selezionato per raggiungere (solo ore e ore dopo) l’obiettivo. Purtroppo una mezza delusione, il fusto sembrava aver sofferto il caldo o il viaggio e non reggeva le aspettative createsi.

L’estrema tranquillitA� mi permette di scambiare qualche parola con i mastri birrai di Valcavallina, Emiliano e Rurale, oltre che con amici vecchi e nuovi. Poco prima dell’inizio del concerto serale, abbiamo deciso di allontanarci verso casa per sopraggiunta stanchezza.

Avevo grandi aspettative per questo festival, e alla fine la sensazione A? un misto di piacere per i due giorni da fanatico di birra (e delle ottime bevute e chiacchierate con amici ed appassionati) e un po’ di delusione per la risposta complessiva del pubblico. Il clima ha sicuramente pesato e non poco, come credo abbia pesato il pesante esodo estivo verso mari e montagne. Penso che un fattore negativo sia stato anche il valore tematico del festival (come stili) e la mancanza di grandi nomi (almeno a livello di popolaritA�) tra i birrifici ospiti, una combinazione forse un po’ azzardata per un festival cosA� avanti nella stagione estiva e alla prima edizione. Qualche perplessitA� su alcune scelte organizzative di posizionamento: a nostro avviso lo stand di Alex Liberati avrebbe trovato perfetta collocazione al bancone della Locanda (come visto lo scorso novembre), mentre attaccato ai birrifici italiani sembrava togliere un po’ di visibilitA�, oltre che a rendere piA? confuso il senso della manifestazione, che era intitolata proprio a loro. Il clima (prima freddo, poi ventoso) non ha reso facile nA� la fruizione del festival nA� la cotta pubblica, ma il vero problema A? stato probabilmente nella scelta del weekend: organizzare a fine luglio era una grande sfida che purtroppo non A? stata vinta (vince l’esodo estivo con mezza Lombardia in giro per laghi, mari e monti), come credo che la scelta dei birrifici possa essere stata tutto sommato controproducente: il solo Rurale ha un profilo che definirei affermato, gli altri forse avevano bisogno di un piccolo “traino” promozionale (che so, mettere una spina a rotazione per i birrifici in arrivo per il festival, in modo da creare aspettativa su nomi ancora minori nella scena birraria nazionale e tutto sommato quasi assenti nell’offerta birraria dei locali specializzati nella zona tra Bergamo e la Brianza).

Nota di chiusura: Davide, ex collaboratore del nostro blog e homebrewer da pochi mesi e poche cotte, ha portato a casa il primo premio del concorso con la sua Zapata APA. Direi un ottimo inizio che fa ben sperare per un futuro radioso da homebrewer.

(si ringraziano Moreno e Simona per le foto)

Un uomo e i suoi viaggi: Stuart Ashby

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Category : Notizie in breve, Viaggi

Mentre Mattia e Giacomo si dedicano a scolare (maledetti) un’infinitA� di pinte favolose dalle parti di Chicago, vi aggiorno con una notizia curiosa trovata in rete.

La Good Beer Guide A? la prima, storica guida pubblicata dagli inglesi della Campaign For Real Ale. Viene pubblicata da un sacco di tempo (1974) e ogni anno viene aggiornata. La cura Roger Protz, che come anticipavamo poco tempo fa quest’anno sarA� ospite al Villaggio della Birra.

Sulla Guida ci si trovano tutti i pub piA? interessanti della Gran Bretagna (no Irlanda, se ricordo bene: ho fatto l’errore di prestare la mia copia di qualche anno fa), e ogni anno viene aggiornata. Ci si trovano informazioni basilari (orari, giorni di chiusura), se e quali Real Ale si trovano alla spina, magari l’offerta di cibo e una breve descrizione su cosa aspettarsi. Per certi versi, A? un po’ l’ispirazione al nostro blog, che oltre a raccontare qualche avvenimento, degustazione, viaggio, si propone soprattutto di segnalare e consigliare posti dove bere bene e passare delle serate piacevoli.

C’A? anche qualche scheda sui birrifici, purtroppo meno godibile di quelle fatte in altre guide sempre a cura della CAMRA, tipo quella del Belgio curata da molti anni da Tim Webb.

PerchA� ve ne parliamo oggi? PerchA� nella vita A? importante darsi degli obiettivi, e fare il possibile per raggiungerli. E’ il caso di Stuart Ashby, pensionato delle ferrovie britanniche di 60 anni, che si era riproposto, molti anni fa, di bere almeno una birra in ognuno dei 700 pub listati nella Guida (edizione 1990, per la precisione). L’ultimo locale scelto per chiudere il lungo viaggio A? stato un pub a poche miglia da casa sua. Se l’impresa vi sembra tutto sommato facile, ad aggiungere difficoltA� A? il fatto che quest’uomo non guidi. Quindi, dove non riusciva ad arrivare con il trasporto pubblico si affidava al buon vecchio autostop. O al traghetto: sulla guida ci sono pure i pub delle isole inglesi, e cosA� il buon Stuart ha dovuto farsi quattro ore di traghetto per potersi bere una birra sull’isola di Lundy, al largo del Devon.

Ne parla il Daily Mail, spiegando come nel corso della ricerca per la pinta perfetta (appunto) abbia visitato, dal 1984 a oggi, qualcosa come 17.000 pub. Se sapete l’inglese, merita una lettura.

Ah, e non crediate che quest’uomo intenda fermarsi: a fine mese farA� un giro nel nord del Galles, e in otto giorni pensa di riuscire a visitare un centinaio di pub. Che dire? Buon viaggio…

Goteborg vista da vicino, parte 2: i(l) Bishops Arms

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Category : Locali, Viaggi

Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti puA? ripartire dall’inizio, ovvero dall’introduzione di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della fiera dell’homebrewing.

Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. PerchA� questa ambiguitA� tra singolare e plurale? E’ presto detto: si tratta di una catena di pub in stile inglese presente nelle principali cittA� svedesi, e che nella sola GA�teborg ha ben tre locali. Personalmente, perA?, ne ho visitato solo uno, quello presente in JA�rntorget 6 (piazza del ferro, dalla fontana al centro della piazza).


Personalmente, non amo molto le catene. Idealmente, mi vengono in mente i freddi franchising di abbigliamento che trovi a ogni longitudine e latitudine oppure, peggio ancora (forse), le catene di fast food.

E ritengo che in un pub la differenza la faccia sempre chi gestisce e il personale, oltre alla qualitA� delle birre (e delle vivande) proposte, la passione e la competenza. Dato che abbiamo trovato, oltre a dell’ottima birra, passione e competenza in abbondanza, direi che vale la pena raccontarvelo.

Gli orari di apertura variano di giorno in giorno, ma in generale si puA? dire che apra nel pomeriggio (16) tranne che nel weekend (12). L’orario di chiusura A? anch’esso variabile, con il venerdA� e sabato notte a fare ovviamente da serate regine per i tiratardi. Il tutto con la differenza di orari e ritmi del resto d’Europa, vale a dire che in generale si cena prima e si va a casa prima, e anche i locali chiudono prima (fuori dal weekend, intorno a mezzanotte).

All’esterno c’A? qualche tavolino, per svedesi e temerari. Essendo a un centinaio di metri o forse meno dal porto, A? un po’ esposto al freddo vento proveniente dall’artico, e quindi poco consigliato a un italiano, a meno che non incappi in una fortunata giornata estiva con vento proveniente da sud. Ad ogni modo, come A? tradizione in Svezia nei posti che hanno tavolini all’aperto, c’A? ricca dotazione di pesanti coperte (viste con i miei occhi) per stare all’aperto senza rischiare un ricovero per assideramento.

All’interno, il “solito” arredamento da pub inglese che si puA? bene o male trovare anche da noi (mi vengono in mente un paio di pub di Milano, ad esempio). Oltre alla sala principale e ai tavolini esterni, c’A? una saletta molto carina e abbastanza piccola che fa molta atmosfera, e che pare essere molto amata dai clienti di mezza etA�.

L’impianto di spillatura fa un bel colpo d’occhio e occupa piA? o meno tutto il banco, con ai lati esterni le birre industriali, al centro invece le linee (una decina o poco piA?, se ricordo bene) dedicate a birrifici artigianali e di fianco tre linee di ale inglese (non Real Ale, purtroppo). Sono presenti birrifici innanzitutto svedesi, con nomi di assoluta qualitA� come NA�rke, SlottskA�llans (di cui ho provato la favolosa BRP) e Ocean. I prezzi sono in linea con quelli visti nelle altre birrerie specializzate della cittA�, con la birra da 0,4L oppure da 0,5L che viagga tra i 6 e 6,50 euro, mentre i piatti di cibo (piatto unico e abbondante, come usa da queste parti) sono gustosi e costano in media tra i 12 e i 14 euro. La scelta, in questo caso, svaria tra piatti classici di un pub inglese (hamburger, fish & chips) e una selezione di piatti svedesi. Il menA? A? bilingue (come in tutto il nord Europa comunque tutti parlano inglese in cittA�).

Le birre in bottiglia seguono piA? o meno la linea tenuta sulle spine artigianali, con una estesa scelta di birra americana e scandinava. Tra le cose da ricordare, questa Wild Dog della Flying DogA� e l’assortimento completo delle Brewdog, comprensivo delle due birre piA? forti del mondo (1 e 2) prodotte dal birrificio scozzese. A proposito di Scandinavia e di Brewdog, c’A? un interessante articolo dedicato a una visita di James Watt in terra norvegese.

Belgio e Germania trovano poco spazio, dell’Italia nessuna traccia. Mentre per quanto riguarda la spina la differenza di prezzo rispetto all’Italia A? tutto sommato risibile, le bottiglie in generale costano (molto) piA? che da noi, per cui vale la pena prendere cose che siamo sicuri di non trovare in Italia.

Notevole il banco di whisky, con una selezione impressionante per quantitA� e qualitA� (Islay e non solo) e dove ho potuto notare qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse.

In conclusione, insomma, il Bishops Arms A? un posto molto piacevole con un’offerta di birra e whisky davvero impressionante, con personale serio e competente. Nel panorama cittadino non svetta come altri locali di cui parlerA? nei prossimi giorni, ma quasi in qualsiasi cittA� d’Italia sarebbe il posto di eccellenza assoluta sia per quanto riguarda la birra che per il whisky.

Questo il sito ufficiale della catena (in svedese).

CAMRA Sussex Beer Festival 2010

Category : Fiere

Come l’anno scorso, giusto al di là della Manica, Marzo fa rima con birra e almeno una serata al Sussex Beer Festival è d’obbigo. Come da tradizione, per un weekend, poco prima della fine dell’inverno, la Hove Town Hall si trasforma in un’imperdibile evento per chi si trova da queste parti. 223 birre – di cui 76 dal Sussex – sono da sole un motivo abbastanza convincente per spingervi a prender parte a questa manifestazione.

Come sempre in Inghilterra non ci sono stands, freebies, etichette, bandiere e compagnia cantante. Tanti tavoli in fila, dietro ai tavoli tanti volontari e dietro di loro tanta (tanta!) birra, direttamente dal produttore in fusti con spillatura per gravità. La serata, giovedì per la precisione (£3.50, caldamente consigliata in quanto la gente non è troppa e le birre non sono finite!), inizia subito con l’incubo macchina fotografica, che decide di morire non appena varcata la soglia. In ogni caso l’assenza di coda per prendere il bicchiere, che poi ci si può portare a casa, e l’acquisto di 100 tagliandi (£10) che verranno presto convertiti in 8 mezze pinte circa mi risollevano il morale. La prima mezza pinta è di Bank Top Dark Mild, le mild sono sempre un buon punto di partenza e questa non tradisce assolutamente le attese con un gusto rotondo de equilibrato. Poi, un po’ preso dalla fretta, – permettetemi l’espressione – cago fuori dal vasino e opto per una BrewDog 5am Saint, che mi esplode in bocca dando vita a un fungo nucleare a forma di luppolo, pressochè priva di corpo e con un finale che più asciutto non si può, mi ha lasciato abbastanza deluso, sia come estimatore della BrewDog, che come amante delle birre molto luppolate, anche se con l’andare dei sorsi si è resa più bevibile – a onor del vero le BrewDog sono arrivate un po’ troppo agitate dal viaggio, quindi il giudizio è da prendere con le pinze. Una mild troppo mild (Hobson’s Mild), seguita dalle buone e tradizionali golden ales Crouch Vale Brewer’s Gold e Oakham Bishops Farewell con un ottimo hot dog mi ristabiliscono dalla “hopverdose”.

Data l’ora era il caso di iniziare a fare sul serio: Sarah Hughes Dark Ruby, che riceve il mio personalissimo voto di miglior birra del festival, condiviso da molti altri presenti al nostro tavolo: molto bilanciata, un po’ liquorosa con caramello e luppolo a dare un vellutato gusto al palato e un finale luppolato e maltoso, ottima! I due seguenti mattoni, Thornbridge Halcyon (Imperial IPA, buona, ma l’alcol si sente un po’ troppo) e Robinsons Old Tom (Old Ale, più che discreta, ma non sono un amante del genere) mi conducono alla mia pietra tombale: BrewDog Hardcore IPA. Per la prima volta provo la nuova edizione, lievemente più alcolica e addirittura più luppolata della precedente, molto buona, ovviamente da bere solo e unicamente a fine serata, dato l’effetto barbiturico provocato dall’esagerazione sotto ogni aspetto di questa IIPA, ma, credetemi, portarsi a casa il sapore di quel luppolo è un piacere!

Lorenzo

Addio pinta di vetro?

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Category : Notizie in breve, Varie

L’allarme, per fortuna di noi italiani, pare limitato ai cittadini di sua maestA� Elisabetta II. Per farla breve, dato che gli inglesi al terzo gallone diventano nostalgici e ci puA? scappare la rissa (citazione obbligatoria), pare che si stia pensando di eliminare la classica pinta in vetro per sostituirla con materiali meno dannosi (magari il plasticone dell’Ikea e di alcune feste all’aperto, che puA? essere anche vagamente “stiloso”, ma in quanto a gusto….), come se i veri colpevoli delle risse fossero i bicchieri e non chi li ha in mano.

La notizia A? rimbalzata sui principali siti italiani (Corriere e Repubblica, tra gli altri) e di bocca in bocca tra gli appassionati di birra. Noi avevamo in programma un sentito “J’accuse” in difesa della pinta perfetta, vale a dire quella in vetro, ma siamo stati preceduti dall’ottimo Andrea Turco sul suo sito Cronache Di Birra.

Le nostre perplessitA� su un’iniziativa di questo genere sono le stesse: puoi anche affidare lo studio alle migliori menti, ma se ti tocca scartare tutti i materiali piA? indicati (vetro, metalli, coccio) restano solo plastica e derivati. Con buona pace della tradizione, del gusto e di tutti i normali consumatori di pinta che verranno brutalizzati da questa decisione. Personalmente troviamo agghiacciante l’idea di bere una Real Ale (le birre simbolo del Regno Unito) in bicchiere di plastica.

La Birroteca di Greve – Greve In Chianti (FI)

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Category : Locali

C’A? chi ad avere un locale “interessante” per gli appassionati di birra ci arriva per gradi, chi quasi per caso, e chi invece giA� all’apertura ha ben chiaro un progetto in testa. E’ sicuramente il caso di Piso e Michela, che hanno inaugurato la Birroteca di Greve un mesetto fa con le idee ben chiare: una lista di bottiglie molto particolare, un menA? ricco di ingredienti autoctoni e biologici e pure qualche idea per incentivare la pratica tanto in disuso (in Italia) del cosiddetto “guidatore sobrio”.

Ma andiamo per gradi. Gabriele (vero e proprio “Uomo del Giappone” del nostro blog) durante l’evento “Slow Beer” a Prato conosce Piso e Michela e viene a sapere della prossima apertura della Birroteca. Non riesce a presentarsi all’inaugurazione, ma un amico conferma una buona impressione. Approfittando di una mia visita in terra toscana, ci rechiamo insieme a Greve (dopo uno scollinamento nel cuore del Chianti e in una delle zone piA? belle della Toscana). Dopo qualche breve giro per la cittadina, complice anche un navigatore satellitare bizzoso, riusciamo a individuare la Birroteca eA� a trovare parcheggio. La Birroteca si trova in uno slargo di via Vittorio Veneto (al 100) che A? una vera e propria piazzetta.

Il locale A? piccolino e molto accogliente, con un paio di linee di spina (entrambe della HofbrA�uhaus di Monaco di Baviera) e un buon numero di birre in bottiglia. Le italiane sono soprattutto toscane (Amiata, BrA?ton, Olmaia, Cajun), ma non solo (l’ottimo e ormai onnipresente Ducato, piA? Cittavecchia e Almond 22), e rappresentano una presenza abbastanza compatta nella lista.

Le inevitabili belghe sono presenti in numero tutto sommato limitato rispetto alla media, e molto legato ai gusti dei gestori: diverse Dupont, qualche trappista (Orval, Westmalle, Rochefort)A� e altro ancora, per un totale di poco meno di 30 bottiglie diverse circa.

La parte del padrone, caso abbastanza strano (e apprezzato), spetta all’offerta proveniente dai paesi di lingua inglese. Cominciamo con le scozzesi: il celebratissimo Brewdog apre le danze, con ampia scelta tra le loro proposte (comprese le spettacolari Paradox), poi Harviestoun e Orkney (di cui non finirA? mai di apprezzare abbastanza la Red McGregor).

Gli inglesi probabilmente sono in testa per numero di bottiglie: tra i birrifici piA? noti in Italia di cui trovare ampia selezione alla Birroteca, non possiamo non menzionare Meantime, Ridgeway e St. Peter’s, tutti presenti con un ampio assortimento dei propri prodotti. La lista si chiude con le americane: potrete scegliere tra la totalitA� (o poco ci manca) delle Flying Dog e delle Anchor (come la Liberty Ale, forse la piA? famosa ale americana) e un paio di ottime Sierra Nevada.

In un’area come la provincia di Firenze, in cui la situazione birraia A? abbastanza indietro rispetto ad altre regioni, qualcosa sta finalmente iniziando a muoversi. La Birroteca A? un locale che non sfigurerebbe neanche in ben altri contesti, che non si mette in concorrenza conA�altri pub della zona ma va adA�integrarsi nelA�panoramaA�con un’offerta ampia, originale e di assoluta qualitA�. Se poi ci mettiamo anche che Greve in Chianti A? proprio un bel posto dove si mangia benissimo, ben vengano altre iniziative del genere!