La Pazzeria – Milano

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Category : Birra, Locali

Milano è sempre stata una città ricca di pub e birrerie, ma che sul fronte artigianale si è mossa con colpevole ritardo, specie se paragonata a Roma. Uno dei locali più interessati del panorama meneghino negli ultimi anni si è senza dubbio rivelata la Pazzeria, situata in piazza Bande Nere. Ci si arriva comodamente sia in macchina che con i mezzi pubblici, complice la fermata della metropolitana (linea rossa). E’ aperta tutti i giorni dalle 18.00 alle 02.00.

Le spine propongono una linea di birre tedesche abbastanza interessanti direttamente da Chemnitz (Einsiedler, viste solo alla Pazzeria sinora), poi spazio alla Scozia con diverse produzioni Belhaven (in questo periodo è tempo di Howell at the Moon) e al Belgio con le classicissime St. Feuillien (alla spina trovo favolosa la Brune, in particolare) da Le Roeulx.

Molto interessante il grande spazio dato al panorama artigianale italiano, con una selezione di spine a rotazione di produttori locali (Orso Verde da Busto Arsizio, Geco da Cornaredo, appena fuori Milano) e non (Toccalmatto, San Paolo). Birrifici affermati o emergenti, che raggiungono o rasentano l’eccellenza nazionale, e di una certa difficoltà da reperire in città.

Due frigo hanno il compito di ospitare e mostrare la selezione di bottiglie, che ospita anche le birre di Barley (praticamente introvabili in Lombardia), di gran lunga il produttore artigianale sardo più noto e celebrato. Tra i prodotti di alta fascia reperibili in Pazzeria, va sicuramente menzionata la BB10 di Barley, vero e proprio capolavoro birrario contenente anche una percentuale di sapa (mosto cotto) di uve Cannonau, come vanno menzionate le due produzioni in barrique di Toccalmatto, la Italian Strong Ale e la Imperial Russian Stout.

L’arredamento e l’atmosfera sono abbastanza classici da pub, come la cucina, che pur non proponendo piatti troppo ricercati permette di saziarsi con gusto e con una spesa contenuta, e anche i prezzi delle birre sono assolutamente onesti.  Il locale, di medie dimensioni, ha un buon movimento di clientela. D’estate qualche tavolo in legno permette di poter sorseggiare la propria birra all’esterno, comodamente a contatto con l’ottima aria milanese.

Ultima cosa, ma non meno importante, il sito internet è sempre aggiornato e fa sapere quali birre si troveranno alla spina in quel periodo. Cosa abbastanza importante per chi, come me, arriva da fuori e spesso decide se passare o meno da un locale anche in base all’offerta birraria di quella serata-periodo.

Stasera (lunedì 15 novembre 2010), per chi ci sarà, è prevista una interessante serata di presentazione di birre natalizie italiane, a titolo “Venite Adoremus“, ovvero “la famigerata degusta di Natale“. A fare gli onori, oltre ai padroni di casa, i mastri birrai di Geco, Jeb, Orso Verde, San Paolo e Toccalmatto, che presenteranno le proprie strenne natalizie 2010. Dei primi sinceramente non ho mai provato nulla, e dopo una rapida ricerca su ratebeer so solo che sono della provincia di Biella. Fatemi sapere, se andate…

Festival Brassigaume, Marbehan (BE) – Report

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Category : Festival

Sono tornato da pochi giorni a casa dal Brassigaume, piccolo e affollato festival birrario della provincia belga del Lussemburgo. Un festival che diverse volte mi aveva “chiamato” tramite i racconti di chi ci era già stato, e a cui avevamo accennato poco tempo fa in occasione dell’intervista a Grégory della Rulles, una delle menti del festival (non a caso sia il birrificio Rulles che il festival hanno compiuto quest’anno i primi 10 anni di vita).

L’occasione si è presentata un po’ per caso, e ho approfittato delle circostanze per saltare sulla Toccalmattomobile e vivere il festival da molto vicino. Dopo una serata al Moeder Lambic Fontainas che avrò modo di raccontare nei prossimi giorni, ci siamo messi in viaggio nella mattina del sabato per arrivare in tempo utile per allestire lo stand in tempo per l’apertura.

Il festival si svolge ogni anno in un tendone riscaldato a fianco del campo sportivo della cittadina di Marbehan, paesotto a fianco di Rulles (paesotto e birrificio), e vede tra gli organizzatori lo stesso Grégory Verhelst (mastro birraio della Rulles) e un nutrito drappello di amici e appassionati. Tra i birrifici invitati, oltre a un discreto numero di volti noti del Villaggio della Birra (Cazeau, St. Helène, Lion à Plume e forse anche qualche altro che ora non mi sovviene), la birra d’abbazia Valdieu, un discreto numero di birrifici locali (non tutti eccezionali), qualche birrificio francese e quattro birrifici italiani (Lambrate, Orso Verde, Toccalmatto e Torrechiara, vale a dire le birre Panil).

Alle 14 di sabato 16 ottobre non c’era molta ressa, ma una certa attesa per i prodotti italiani si poteva percepire, con gruppetti di appassionati che puntavano gli stand in attesa della prima birra. Via via che il pomeriggio procedeva, il festival si popolava di tanta “gente comune” di tutte le età, con un buon numero di appassionati e superappassionati, provenienti sia dal Belgio che dai paesi confinanti (Germania, in particolar modo). Non moltissimi italiani (poco più di una manciata), anche se tutti con tanta sete e tanta voglia di vivere il festival nel migliore dei modi. Da parte mia, ho passato buona parte dei due giorni a dare una mano allo stand di Toccalmatto, avendo modo di servire ottima birra e parlare con tantissimi appassionati e curiosi.

Chiacchierando nel corso della due giorni di festival, ho avuto conferma di come molti appassionati (belgi e tedeschi) trovassero una delle principali ragioni della visita al Brassigaume nella presenza dei birrifici italiani ospiti, che presentano stili e approcci ben diversi da quelli autoctoni a cui sono tanto (troppo?) abituati. Devo dire la verità, a servire la birra e a leggere il loro entusiasmo negli occhi veniva naturale sentirsi orgogliosi del profilo che la birra artigianale italiana si è conquistata e si sta conquistando nella scena europea e, perché no, mondiale. Un entusiasmo molto simile a quello che si provava (questa volta da appassionato in viaggio di piacere) poche settimane prima al Borefts, anche se in quel caso a scatenare gli entusiasmi erano le produzioni del nord Europa (Olanda e Scandinavia in testa).

Tra birre belghe molto particolari e riuscite (si rinnova il plauso convinto alla Métisse del microbirrificio Lion à Plume, già apprezzata al Villaggio), birre meno convincenti, e veri capolavori (la Rulles Triple finalmente tornata sugli scudi, dopo anni di opacità in cui si era ridotta a un dolcione pallido ricordo di quella che tanto ci aveva entusiasmato). Purtroppo tra una spillatura e una chiacchiera mi sono perso la nuova produzione di Jandrain-Jandrouille, microbirrificio in rapida crescita che ha già sfornato un capolavoro come la Saison IV e la interessante V Cense (in bottiglia forse un po’ piatta, alla spina invece davvero meritoria di lode).

Concludendo, insomma, il Brassigaume è un festival che merita assolutamente una visita e che non deluderà chi ama manifestazioni come il Villaggio della Birra.

Alessio

Borefts Festival 2010 @ Brouwerij De Molen, Bodegraven (NL)

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Category : Festival, Viaggi

Avevo proprio voglia, di una gita in Olanda. Qualche giorno ad Amsterdam (con soste obbligate al Wildeman, dove vado da molti anni, e al Beer Temple, dove non ero ancora stato), una bella spesa da mettere in stiva al Bier Koning e poi, venerdì 24 e sabato 25 settembre, saltare sul treno per recarsi alla seconda edizione del Borefts Beer Festival presso la Brouwerij De Molen di Bodegraven, nel cuore verde dell’Olanda, vale a dire in una zona tutto sommato agreste nel triangolo formato da Amsterdam, Utrecht e Leiden. A causa della sua posizione, Bodegraven si raggiunge molto comodamente sia in treno (sulla linea Leiden-Utrecht) che in automobile.

Un festival dedicato a celebrare la nuova scena birraria europea, con birrifici di chiara ispirazione americana e molto propensi alla collaborazione reciproca. I nomi più noti del gruppo sono sicuramente quelli della Mikkeller e della De Molen, ormai molto ben conosciuti anche dagli appassionati di birra italiani. Con loro, una serie di birrifici nord europei accomunati dallo stesso spirito e dalla stessa creatività, con la sola Revelation Cat (birrificio più internazionale che italiano) a rappresentare l’area mediterranea.

Il festival si è svolto all’interno del mulino della De Molen e nell’area esterna subito a fianco. Gli stand erano principalmente nell’area coperta, con soli tre birrifici (Mikkeller, Marble e Alvinne) in gazebo situati all’esterno, dove c’era un piccolo tendone, un’altra area-gazebo destinata al pubblico e una serie di tavoloni e tavolini.

La giornata di venerdì è stata tutto sommato tranquilla, con un moderato ma significativo afflusso di gente e un tempo benevolo e per lo più soleggiato, che fino al tramonto ha riscaldato anche più delle birre del festival, per lo più molto corpose (con generi come double india pale ale e imperial stout a farla da padrone). Formatosi subito il gruppetto bergamasco più uno (io) ci siamo dedicati all’assaggio di tutto ciò che ci ispirava al momento o di ciò che ci eravamo prefissi di provare. Sedotti a volte dagli stili, a volte dai nomi, a volte – nel caso ad esempio della Black & Tan Bowmore Barrel Aged di Emelisse – dall’invecchiamento in botte, vero e proprio leit motiv del festival. L’angolo della curiosità invece era per il concorso per la migliore Vuur & Vlam, uno dei classici della produzione di casa, in questo caso proposta da quasi ogni birrificio presente al festival. Personalmente, avendole provate quasi tutte (De Molen, Haandbryggeriet, Närke, Marble, Struise) ho dato la palma del vincitore alla Marble, oscuro (almeno per noi italiani) birrificio inglese che spero di poter trovare quanto prima anche nel nostro paese.

L’offerta culinaria era un po’ scarna, fino alle 17 panini e snack, dopo le 17 una classicissima carbonnade con contorno di verdure o, per i vegetariani, il solo contorno di verdure. Per questo e altri motivi ci siamo affidati a soluzioni alternative (un paio di ristorantini più avanti nella via del mulino), delegando al festival il compito di saziarci di birra.

E che birra!

Nei due giorni, tenendomi anche abbastanza tranquillo, la mia lista recita un lungo elenco di capolavori, sia per le birre leggere (la svedese Närke e l’inglese Marble sugli scudi) che per quanto riguarda l’infinito elenco di mattoni carichi di luppoli e di caffè, passati o meno in botti più o meno esotiche (whisky, bourbon, cognac, calvados, chi più ne ha più ne metta), e comunque quasi totalmente trovabili in Italia.

L’organizzazione, a onore del vero, raccomandava l’acquisto di bottigliette d’acqua, per reidratare il corpo e per non asfaltare troppo il palato. Una ottima idea, che ha permesso di non vedere gente crollare sotto i colpi dell’entusiasmo di birra in birra.

Il sabato è stato invece decisamente meno soleggiato e decisamente più affollato. Tra curiosi sbarchi dal canale adiacente (una truppa di signori e signore olandesi sulla cinquantina abbondante), brevi pioggerelline e rapidi cambiamenti di clima in perfetto stile olandese, la degustazione dell’infinita proposta di birre è proseguita approfittando soprattutto dei “cambiamenti di lista”, ovvero delle birre disponibili in quantità molto limitata o solo in uno dei due giorni. Il premio per l’aromatizzazione più assurda direi che va alla Rough Snuff della Midtfyns, birrificio danese che ha prodotto questa interessante birra belga che ricorda un po’  alcune Gouden Carolus e si pregia di contenere, beh, alghe e tabacco da masticare.

Vi saluto con la lista dei miei assaggi della due giorni di festival, in ordine di birrificio.

De Molen Vuur & Vlam, De Molen Kopi Loewak Calvados Barrel, De Molen Black Damnation 666, De Molen Machtig & Mooi Cognac Barrel, Emelisse Black & Tan Bowmore Barrel Aged, Haandbryggeriet Fyr & Flamme (Vuur & Vlam), Haandbryggeriet Dobbel Dose, Marble Golden Ale, Marble Dobber IPA, Marble Vuur &Vlam, Midtfyns Rough Snuff, Närke Bitter, Närke Slattöl, Närke Bitter Fyra Flammor (Vuur & Vlam), Närke Stormaktsporter 2009 Swedish Barrel, Bitter SlattölRevelation Cat/De Molen Milk Mild, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics IPA, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics Double IPA, Struise Ignis & Vlamma (Vuur & Vlam), Struise Pannepeut.

Gran finale, il cartello appeso sullo stand di Alex, esilarante.

OctobEUR Fest a Roma

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Category : Eventi, Festival

Dalla viva voce di Alex Liberati, incontrato pochi giorni fa in occasione del Borefts Festival 2010 alla De Molen di Bodegraven (NL) siamo venuti a sapere pochi giorni fa della festa in programma tra pochissimi giorni a Roma: la OctobEUR fest, che si svolgerà a Roma in zona EUR (appunto) dal 6 al 10 ottobre 2010.

Previste poco più o poco meno di 60 birre diverse alla spina, un “banco ombra” per appassionati con chicche vintage e altre rarità, insomma tutto il meglio che la Impex, società di Alex che si occupa di importazione e distribuzione di birre di qualità, ha da offrire.

La lista delle golosità prevede Mikkeller (DK), De Molen (NL), Southern Tier (USA), Dark Star (UK), Struise (BE) e una selezione di italiane tra cui la ExtraOmnes di Schigi, White Dog (Real Ale dall’appennino emiliano) e ovviamente la Revelation Cat.

Questa la lista completa delle spine presenti al festival:

Maxlrainer Zwickl Max
Maxlrainer Leo Weisse
Maxlrainer Pils
Braustelle Helios Kolsh
Braustelle Helios Weisse
Braustelle Ehernfelder Alt
Braustelle Summer Ale
Revelation Cat Kolsh IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IIPA
Revelation Cat Cream Ale
Revelation Cat Big Black Poochie
Revelation Cat Fly by Night
Revelation Cat Milk Mild
Darkstar American Pale (Cask)
Darkstar HopHead (Cask)
Darkstar Festival (Cask)
Moor JJJ IPA (Cask)
Moor Hoppiness (Cask)
Moor Sumerland Gold (Cask)
Mikkeller Single Hop East Kent Goldings
Mikkeller Single Hop Warrior
Mikkeller Single Hop Ten
Mikkeller Single Hop Cascade
Mikkeller Y Pale Ale
Mikkeller Green Gold
Mikkeller Triple
Southern Tier Gemini
Southern Tier Pale Ale
Southern Tier Choklat
Southern Tier Unearthly
Uncommon Baltic Porter
SmuttyNose IPA
White Dog IPA
White Dog Yellow Fever
ExtraOmnes Tripel
ExtraOmnes Blond Ale
ExtraOmnes Saison
Real Beer Notte Celtica
Struise Black Albert
Struise Mocha Bomb
Struise Pannepot
De Molen Vuur & Vlaam
De Molen Op & Top
De Molen Black Tovarishch
De Molen Hel & Verdoemenis 2009

Prevista musica dal vivo, set dj, cucina e un angolo beer shop dove poter prendere qualcosa da portare a casa. Ingresso previsto a 15€ comprensivo di 8 gettoni-degustazione e il bicchiere.

Se volete conoscere meglio Alex e le sue birre vi rimandiamo all’intervista effettuata da Gabriele qualche settimana fa, e già che ci siamo vi ricordiamo anche l’intervista realizzata a Luigi “Schigi” D’Amelio in occasione del Villaggio della Birra 2010.

Già che siamo in vena di piccole anticipazioni, abbiamo avuto conferma dell’assenza di Alex Liberati alla seconda edizione dell’Isola Che Non C’è a Suisio (BG), per impegni di lavoro all’estero. La seconda edizione sarà quindi dedicata esclusivamente a birrifici italiani, con il molto probabile ritorno di nomi ormai classici come Bi.Du. e Orso Verde. Ma non disperate: è allo studio un nuovo evento con Alex nei mesi successivi…incrociate le dita, perché potrebbe essere qualcosa di davvero interessante…

[Update] Pare che per OctobEUR sia cambiata la regola d’ingresso. Non più 15€ con 8 gettoni, ma ingresso gratuito, con però il primo “acquisto” fisso a 15€ che verranno scambiati in 10 gettoni, 1 bicchiere e il programma dell’evento.

Intervista esclusiva ad Alex Liberati

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Category : Eventi, Interviste, Varie

L’ultima cotta dell’estate“. Questo il nome dell’evento organizzato da Michela e Piso della Birroteca di Greve lo scorso fine settimana (28 e 29 agosto). Il programma della due-giorni non poteva essere migliore: cotta pubblica in piazza, porchetta e, ovviamente, buonissima birra a fiumi. Protagonista assoluto dell’evento è stato Alex Liberati, che tra i suoi mille viaggi birrai (dovremmo prenderlo a scrivere per PintaPerfetta!!) ha trovato il tempo per allietarci con le sue birre e la sua totale disponibilità.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla birra. Il sabato è stato all’insegna di Revelation Cat, il progetto più conosciuto e più apprezzato di Alex, con 4 diverse spine ataccate in contemporanea. In ordine rigorosamente alcoolico: Milk Mild, Cream Ale, Back to Basic IPA e Triple Hop Bock. Delle quattro, tutte assolutamente ottime e in forma, direi che quella che incontra meglio i miei gusti attuali è la Cream Ale, morbida, ben luppolata ma non aggressiva e assolutamente estiva. Tant’è che è stata la prima a finire, come da previsioni.
E piano piano i fusti terminati sono stati sostituiti da altri non esattamente estivissimi. Direttamente dalla Brouwerij de Molen, prima la Mout & Mocca (coffee stout da 9.5%, favolosa) poi la Bommen & Granaten (barley wine da oltre 15%, non il mio genere), che completavano il menu altrettanto estivo a base di porchetta.

La parte più interessante è stata comunque quella delle cotte pubbliche. I molti mastri birrai chiamati in causa (lo stesso Liberati e i suoi compari, più Fabio Giovannoni di Pinta Medicea) sono stati disponibilissimi con gli avventori di ogni genere, dagli homebrewers desiderosi di scambiare consigli ed opinioni, ai curiosi che si chiedevano come mai la polenta dentro il pentolone fosse così scura. E’ stata un’ottima occasione per rivedere molte facce note della scena birraia toscana, e per approfondire la conoscenza di Alex. Proprio quest’ultimo è stato così gentile da concedermi una breve intervista improvvisata, nella quale ci illustra un interessante progetto in rampa di lancio (parola d’ordine: lambic!) e ci dice la sua sulla situazione birraia in Italia (nonostante io non glielo avessi chiesto 🙂 ).
Prima di concludere, permettetemi di menzionare ancora Michela e Piso, che con eventi come questo (ma non solo) stanno trasformando un locale giovanissimo come la Birroteca di Greve in uno dei must per gli appassionati di birra in Toscana e in Italia.

Basta indugiare, dunque. Ecco a voi Alex Liberati:

“Saranno Famosi”, Locanda del Monaco Felice – Suisio (BG)

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Category : Festival

Sono reduce da un paio di giornate a “Saranno Famosi, Anglo-beer festival per giovani birrifici”, per la precisione la serata di venerdì e il (lunghissimo) pomeriggio di sabato. Posso quindi candidamente ammettere di aver perso quasi tutta la serata di sabato e il concerto dei Jabberwocky, che mi dicono essere niente male.

Ma andiamo con ordine. Dopo un mese e mezzo circa di temperature tropicali e di afa mortale, venerdì decide finalmente di piovere, con qualche grandinata leggera qua e là. Il tutto nel paio di ore immediatamente precedenti all’orario di inizio. Questo comporta qualche difficoltà iniziale e qualche leggero ritardo, ma per fortuna la nuvolona malefica decide di proseguire la corsa verso altri lidi. Quel che resta è un cielo più limpido che mai e una temperatura drammaticamente crollata di una quindicina di gradi fino a livelli da inizio primavera che perdurerà fino a notte fonda. Durante l’allestimento i primi stand (Rurale, Emiliano, Valcavallina) riescono a mettersi sotto a un gazebo, restano fuori quelli che per un motivo o l’altro sono arrivati per ultimi: Alex Liberati (Revelation Cat, 4:20) non fa una piega e monta al volo il suo banchetto (Dark Star Hophead, Revelation Cat/Gadds West Coast IPA, Revelation Cat/De Molen Milk Mild, Struise Black Albert, De Molen Op & Top), il rappresentante del birrificio Geco invece decide che lui non ha sufficiente spazio e torna a casa senza nemmeno avvisare, o almeno così ci riferiscono. Resta l’occasione persa per approfondire la conoscenza delle sue birre, e la perplessità tra un comportamento un po’ da star e la descrizione di umiltà e disponibilità fattami da almeno un paio di publican parlando del loro birrificio…Dr. Jekylle e Mr. Hyde o semplicemente una giornata storta?

La serata di venerdì comincia tardi ma bene, si fanno due chiacchiere tra amici e con i publican. L’offerta cibaria prevede chili con carne, frikadellen (salsicciotti-polpetta direttamente dall’Olanda), patatine fritte e una convenzione con la pizzeria da asporto a fianco alla piazzetta. Quella birraria invece è forte dell’intera linea del birrificio Rurale (Seta, Milady, Terzo Miglio) e del birrificio Valcavallina (Cavallina, Alba Rossa, Calypso), il birrificio Emiliano invece obbedisce alle indicazioni di stile (anglosassone) e lascia a casa il prodotto di punta, una ottima kolsch bevuta al Goblet di Modena con Mattia qualche tempo fa. Schigi di Extraomnes, che ha solo produzioni in stile belga, porta la sola blonde (già gustata con massimo piacere all’OBF) in fusto: una ottima conferma.

Il tempo scorre veloce tra musica rock-blues in chiave acustica, chiacchiere in libertà con amici e birrai e un passaggio più o meno approfondito di birre di facile reperibilità (trovare le birre del Rurale alla Locanda e in altre birrerie specializzate è diventato molto facile, in questi mesi) e non. Abbiamo anche modo di provare un paio di birre di un homebrewer che partecipa al concorso, tutte e due più che discrete con la dry stout che mi colpisce particolarmente: l’esito finale sarà positivo, con la sua APA al terzo posto e la Dry Stout al quarto. Chiusura imperiale con la Black Albert di Struise, che purtroppo è arrivata a fine fusto: essere favolosa ed essere l’unica birra corposa di tutto il festival ha portato al rapido esaurimento.

La risposta della gente nonostante la temperatura inusuale è più che buona, anche se manca il movimento visto lo scorso novembre. Si guarda con molto ottimismo alla giornata di sabato, che si preannuncia calda e senza nuvole.

Il pomeriggio di sabato però porta con sè, oltre al sole, un vento in stile mare del nord che mi ricorda le tante vacanze olandesi e incasina la fruizione del festival nonché la cotta pubblica, con il fornelletto da campo che fatica a reggere l’intensità delle folate. Passa un rumoroso e affollato motoraduno attraverso il paese, arriva qualche gruppo di appassionati non visti il venerdì sera, il pomeriggio scivola via lento di birra in birra, con la Hophead di Dark Star a farla da padrone per estrema beverinità e per necessità di finire il fusto e passare alla APA dello stesso birrificio, di cui Lorenzo mi aveva detto grandissime cose. Alex ci aveva “ingannato” dicendo che stava finendo già a inizio pomeriggio, ma ci vuole tutto l’impegno di un plotone ben selezionato per raggiungere (solo ore e ore dopo) l’obiettivo. Purtroppo una mezza delusione, il fusto sembrava aver sofferto il caldo o il viaggio e non reggeva le aspettative createsi.

L’estrema tranquillità mi permette di scambiare qualche parola con i mastri birrai di Valcavallina, Emiliano e Rurale, oltre che con amici vecchi e nuovi. Poco prima dell’inizio del concerto serale, abbiamo deciso di allontanarci verso casa per sopraggiunta stanchezza.

Avevo grandi aspettative per questo festival, e alla fine la sensazione è un misto di piacere per i due giorni da fanatico di birra (e delle ottime bevute e chiacchierate con amici ed appassionati) e un po’ di delusione per la risposta complessiva del pubblico. Il clima ha sicuramente pesato e non poco, come credo abbia pesato il pesante esodo estivo verso mari e montagne. Penso che un fattore negativo sia stato anche il valore tematico del festival (come stili) e la mancanza di grandi nomi (almeno a livello di popolarità) tra i birrifici ospiti, una combinazione forse un po’ azzardata per un festival così avanti nella stagione estiva e alla prima edizione. Qualche perplessità su alcune scelte organizzative di posizionamento: a nostro avviso lo stand di Alex Liberati avrebbe trovato perfetta collocazione al bancone della Locanda (come visto lo scorso novembre), mentre attaccato ai birrifici italiani sembrava togliere un po’ di visibilità, oltre che a rendere più confuso il senso della manifestazione, che era intitolata proprio a loro. Il clima (prima freddo, poi ventoso) non ha reso facile né la fruizione del festival né la cotta pubblica, ma il vero problema è stato probabilmente nella scelta del weekend: organizzare a fine luglio era una grande sfida che purtroppo non è stata vinta (vince l’esodo estivo con mezza Lombardia in giro per laghi, mari e monti), come credo che la scelta dei birrifici possa essere stata tutto sommato controproducente: il solo Rurale ha un profilo che definirei affermato, gli altri forse avevano bisogno di un piccolo “traino” promozionale (che so, mettere una spina a rotazione per i birrifici in arrivo per il festival, in modo da creare aspettativa su nomi ancora minori nella scena birraria nazionale e tutto sommato quasi assenti nell’offerta birraria dei locali specializzati nella zona tra Bergamo e la Brianza).

Nota di chiusura: Davide, ex collaboratore del nostro blog e homebrewer da pochi mesi e poche cotte, ha portato a casa il primo premio del concorso con la sua Zapata APA. Direi un ottimo inizio che fa ben sperare per un futuro radioso da homebrewer.

(si ringraziano Moreno e Simona per le foto)

Clock Tower Pub – Treviglio (BG)

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Category : Locali

Il Clock Tower, situato ai margini del centro storico di Treviglio, in provincia di Bergamo, si  presenta a primo impatto come un irish pub che più classico non si può: arredamento in legno, cartelli stradali a indicare improbabili destinazioni irlandesi (io un giorno lo vorrei conoscere, uno che vede la distanza e la direzione per Galway e si fionda fuori dalla porta per rientrare a distanza di giorni o settimane con la barba lunga e con l’aria soddisfatta) e abbondanza di poster pubblicitari della stout più venduta nel mondo.

Qualche locandina presente e passata segnala la passione del gestore per la buona musica, con concerti abbastanza regolari sia nel pub che nell’ambito di un festival estivo a Bergamo.

Un poster Baladin d’annata, delle spine a pompa all’inizio del bancone e un frigo in bella evidenza (con Mikkeller, St. Peter’s, Ridgeway e altro ancora) segnalano subito l’attenzione alla birra di qualità. Il personale è molto preparato e sa consigliare sia gli appassionati che i neofiti.

La lista di birre in bottiglia è una delle più impressionanti d’Italia per varietà e numero (oltre 400): ampia scelta di belghe, buona carrellata sul panorama italiano (il lombardo Hi.Bu., il genovese Maltus Faber e diversi altri) e americano (Flying Dog, Sierra Nevada, Hoppin’ Frog…) e per finire c’è un angolo beer shop favoloso per prezzi e assortimento.

Per quanto riguarda le spine c’è diversa roba fissa (Guinness, e poi qualche inglese come Bombardier e 1698), con qualche belga “spessa” della Roman come Ename Tripel e Sloeber. Un posto rilevante va (e non potrebbe essere altrimenti) alla linea Elav, creata su commissione per il Clock Tower e per il locale gemello in città alta a Bergamo dalla bavarese Lauterbacher, un po’ ingannevolmente definito come piccolo birrificio a dimensione familiare. Con una produzione di 50.000 hl annui (fonte: Good Beer Guide to Germany di Steve Thomas, CAMRA 2005) si attesta tra i più grossi piccoli birrifici tedeschi, o tra i più piccoli tra i grandi. Per fare qualche paragone con la realtà italiana, circa 20 volte la produzione attuale del birrificio di Lambrate (2.700hl secondo l’ultima pubblicazione di rilievo nazionale). Settimana prossima so che verranno servite un paio di St. Georgen (Helles e Keller), un birrificio della Franconia che apprezzo particolarmente.

Sempre presente qualche luppolata alla spina, dalla Sierra Nevada Pale Ale alla gamma Brewdog (credo sia l’unico posto dove ho visto l’analcolica Nanny State alla spina). C’è spazio per Real Ale inglesi (tra cui la favolosa Red Mc Gregor della Orkney) come per quelle emiliane: Toccalmatto e White Dog sono presenze ricorrenti in cask, la dimensione perfetta in cui gustare le loro produzioni migliori.

La cucina prevede tavola fredda classica, pizza e una manciata di primi piatti piuttosto promettenti.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito web o la pagina facebook.

Il futuro del bolleke

Category : Birra, Notizie in breve

Ovvero, come si chiama il boccale classico da belga in Olanda e nella regione fiamminga del Belgio.

Se chiedete un bolleke (il bicchiere a balloon per eccellenza) vi arriverà una sola birra, se è tra quelle spillate dal locale: la De Koninck, ovvero l’aperitivo e il passatempo ideale di buona parte dei paesi sopra indicati.

La notizia, in breve, è che la Heineken sta comprando le attività della De Koninck. Questo include un centinaio abbondante di bar in giro per il Belgio (in particolare nella regione dove viene prodotta, vale a dire quella di Anversa), lo stabilimento, ma pare non includa il marchio e le ricette De Koninck, che invece dovrebbe essere destinata al più piccolo tra gli squali del mercato della birra belga, vale a dire la Duvel Moortgat.

Nonostante il blog di Roger Protz dica diversamente, fonti attendibili sembrano dire che si vada verso lo scenario appena descritto. Se fosse vero, sarebbe una ulteriore morsa dei grandi gruppi birrari verso il controllo della produzione e dei consumi della birra in Belgio, con tre grandi gruppi a fare la parte del leone (AB-InBev, Heineken e Duvel Moortgat). Se per i primi due gruppi è pratica abituale lavorare su questo tipo di azioni, per la Duvel Moortgat si tratterebbe di una ulteriore espansione dopo l’acquisizione dei marchi Chouffe (forse la birra belga più famosa fuori dal Benelux che non sia mai passata per le mani della Interbrew/Inbev/AB-Inbev) e Liefmans. Oltre alla birra “di abbazia” Maredsous, del cui nome la Duvel Moortgat è da sempre licenziataria.

Insomma, per tutti i piccoli produttori resterebbe il mercato locale* e una vaga possibilità di crescita legata più al mercato estero che a quello locale, perché da quelle parti è normale per un grosso gruppo birrario controllare anche la stragrande maggioranza dei pub del paese…

* chi ha girato un po’ il Belgio in cerca di birra può testimoniare come, al di là di grossi marchi o abbazie, nella regione francofona si bevano birre vallone e viceversa, con particolare attenzione ai marchi locali. Figuriamoci se il bar è diretta emanazione di un grosso gruppo….

Yeast series: la Mikkeller si dà ai lieviti (e non solo)

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Category : Birra, Notizie in breve

Sono arrivate anche in Italia le nuove produzioni Mikkeller, che vanno a completare il percorso “didattico” tanto amato da degustatori e publican.

Di cosa sa il luppolo Centennial? Toh, beviti questa Mikkeller e sei sistemato. Ideali per corsi di degustazione birraria, tanto amate dai feticisti dei luppoli, le birre della serie single hop della Mikkeller non mi hanno mai entusiasmato, pur trovandomi d’accordo con chi ne afferma l’indubbia utilità e direi anche necessarietà. Come spiegava un amico che conduce corsi, prima si faceva arrivare il luppolo apposta per la lezione del corso, con costi maggiori e benefici meno evidenti (un conto è dare a un corsista una birra, un conto fargli annusare un luppolo).

Visto l’incredibile successo della Single Hop Series, la Mikkeller ha pensato bene di coprire quella che (in tempi di birre palestrate da quintali di luppoli, specie americani) era la parte più oscura per tanti appassionati di birra: i lieviti. Trattasi di birre identiche in tutto e per tutto (acqua, malto, luppoli), tranne che per la scelta, appunto, dei lieviti. Lo stile prescelto è quello della strong ale, l’alcool fissato a 8%, i lieviti prescelti invece sono US Ale, Hefeweizen, Belgian Ale, Lager. Come nel caso della Single Hop Series, sono brassate alla De Proef in Belgio.

Così come cercheremo l’altra nuova serie didattica Mikkeller: vale a dire quella dedicata agli invecchiamenti in botte. Birra completamente identica e dalla gradazione importante (Black Hole da 13,1%) invecchiata in quattro tipi di botte diverse (bourbon, whisky torbato, rum, vino rosso). Le cercheremo a breve nei nostri locali di fiducia, per sapervi dire di più.

Goteborg vista da vicino, parte 2: i(l) Bishops Arms

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Category : Locali, Viaggi

Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti può ripartire dall’inizio, ovvero dall’introduzione di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della fiera dell’homebrewing.

Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. Perché questa ambiguità tra singolare e plurale? E’ presto detto: si tratta di una catena di pub in stile inglese presente nelle principali città svedesi, e che nella sola Göteborg ha ben tre locali. Personalmente, però, ne ho visitato solo uno, quello presente in Järntorget 6 (piazza del ferro, dalla fontana al centro della piazza).


Personalmente, non amo molto le catene. Idealmente, mi vengono in mente i freddi franchising di abbigliamento che trovi a ogni longitudine e latitudine oppure, peggio ancora (forse), le catene di fast food.

E ritengo che in un pub la differenza la faccia sempre chi gestisce e il personale, oltre alla qualità delle birre (e delle vivande) proposte, la passione e la competenza. Dato che abbiamo trovato, oltre a dell’ottima birra, passione e competenza in abbondanza, direi che vale la pena raccontarvelo.

Gli orari di apertura variano di giorno in giorno, ma in generale si può dire che apra nel pomeriggio (16) tranne che nel weekend (12). L’orario di chiusura è anch’esso variabile, con il venerdì e sabato notte a fare ovviamente da serate regine per i tiratardi. Il tutto con la differenza di orari e ritmi del resto d’Europa, vale a dire che in generale si cena prima e si va a casa prima, e anche i locali chiudono prima (fuori dal weekend, intorno a mezzanotte).

All’esterno c’è qualche tavolino, per svedesi e temerari. Essendo a un centinaio di metri o forse meno dal porto, è un po’ esposto al freddo vento proveniente dall’artico, e quindi poco consigliato a un italiano, a meno che non incappi in una fortunata giornata estiva con vento proveniente da sud. Ad ogni modo, come è tradizione in Svezia nei posti che hanno tavolini all’aperto, c’è ricca dotazione di pesanti coperte (viste con i miei occhi) per stare all’aperto senza rischiare un ricovero per assideramento.

All’interno, il “solito” arredamento da pub inglese che si può bene o male trovare anche da noi (mi vengono in mente un paio di pub di Milano, ad esempio). Oltre alla sala principale e ai tavolini esterni, c’è una saletta molto carina e abbastanza piccola che fa molta atmosfera, e che pare essere molto amata dai clienti di mezza età.

L’impianto di spillatura fa un bel colpo d’occhio e occupa più o meno tutto il banco, con ai lati esterni le birre industriali, al centro invece le linee (una decina o poco più, se ricordo bene) dedicate a birrifici artigianali e di fianco tre linee di ale inglese (non Real Ale, purtroppo). Sono presenti birrifici innanzitutto svedesi, con nomi di assoluta qualità come Närke, Slottskällans (di cui ho provato la favolosa BRP) e Ocean. I prezzi sono in linea con quelli visti nelle altre birrerie specializzate della città, con la birra da 0,4L oppure da 0,5L che viagga tra i 6 e 6,50 euro, mentre i piatti di cibo (piatto unico e abbondante, come usa da queste parti) sono gustosi e costano in media tra i 12 e i 14 euro. La scelta, in questo caso, svaria tra piatti classici di un pub inglese (hamburger, fish & chips) e una selezione di piatti svedesi. Il menù è bilingue (come in tutto il nord Europa comunque tutti parlano inglese in città).

Le birre in bottiglia seguono più o meno la linea tenuta sulle spine artigianali, con una estesa scelta di birra americana e scandinava. Tra le cose da ricordare, questa Wild Dog della Flying Dog  e l’assortimento completo delle Brewdog, comprensivo delle due birre più forti del mondo (1 e 2) prodotte dal birrificio scozzese. A proposito di Scandinavia e di Brewdog, c’è un interessante articolo dedicato a una visita di James Watt in terra norvegese.

Belgio e Germania trovano poco spazio, dell’Italia nessuna traccia. Mentre per quanto riguarda la spina la differenza di prezzo rispetto all’Italia è tutto sommato risibile, le bottiglie in generale costano (molto) più che da noi, per cui vale la pena prendere cose che siamo sicuri di non trovare in Italia.

Notevole il banco di whisky, con una selezione impressionante per quantità e qualità (Islay e non solo) e dove ho potuto notare qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse.

In conclusione, insomma, il Bishops Arms è un posto molto piacevole con un’offerta di birra e whisky davvero impressionante, con personale serio e competente. Nel panorama cittadino non svetta come altri locali di cui parlerò nei prossimi giorni, ma quasi in qualsiasi città d’Italia sarebbe il posto di eccellenza assoluta sia per quanto riguarda la birra che per il whisky.

Questo il sito ufficiale della catena (in svedese).