Quattro birre (diverse) per l’Estate

8

Category : Birra

L’estate ormai A? al suo culmine, e non c’A? niente di meglio di un’ottima birra artigianale per placare la sete e rinfrescarci sotto al solleone. Ormai le preferenze dei maggiori publican e esperti di birra riguardo alle birre estive A�le conosciamo, ed A? ovvio che compaiano i grandi nomi del panorama birrario. Ma se a un’ottima Tipopils o a una freschissima Rulles Estivale volessimo alternare qualcos’altro?

L’idea era quella di suggerirvi 4 birre italiane, non troppo conosciute, assaggiate di recente e che ho trovato perfette per il periodo estivo e che si abbinano bene con i piatti tipici della stagione.

La prima birra A? la Alba del B.A.B.B. una weizen che esce dagli schemi classici dello stile. Sulle ultime cotte, i sentori di banana tipici delle weizen sono parecchio attenuati da un’abbondante speziatura, dominata in primis da sentori di pepe bianco, che ricorda le blanche belghe. In bocca A? leggera, con il carattere del frumento assolutamente non dominante, fresca, beverina e con un finale delicato e morbido. E’ interessante perchA? si pone fuori dagli schemi classici weisse(weizen)/blanche risultando una via di mezzo davvero interessante.

Passiamo alla Ruis di Orso Verde, prodotta dal “folle” e simpaticissimo Cesare Gualdoni. E’ una birra estiva prodotta con 4 cereali, ovvero orzo, segale, frumento e avena. Ha un bel profumo di cereali, fresco grazie al frumento e alla segale, molto leggero. In bocca ritorna il concetto di freschezza e bevibilitA�: sottile, molto watery, ha un luppolatura molto misurata che gli conferisce un bel finale secco. Davvero golosa e pericolosamente beverina, impossibile fermarsi dopo il primo sorso.

Cambiando decisamente stile, passiamo alla TropicAle del Birrificio Emiliano. Dietro un nome di una “originalitA�” sconcertante, si cela una Ipa molto interessante. Molto spinta al naso, dove trionfano note tropicali date del luppolo utilizzato (Nelson Sauvin), in bocca invece l’amaro A? estremamente moderato e gentile. Buona la bevibilitA�, grazie a un corpo medio-sottile e a questa luppolatura elegante e mai sfacciata che invita a un’altro sorso. Fuori dagli schemi delle varie Ipa ispirate agli Stati Uniti, qua il luppolo A? un mezzo e non un fine, quindi non aspettatevi una hop bomb. La nota negativa riguarda la reperibilitA�: la maggior parte della produzione A? destinata al pub Goblet di Modena (di cui i proprietari sono anche soci del Birrificio Emiliano), ma lo spaccio del birrificio A? aperto il sabato mattina e qualcosa si riesce a reperire in giro per l’Italia. Spero vivamente che crescendo le loro birre diventino piA? reperibili sul mercato.

Ultima nell’elenco A? la Hugo Ball Bitter del Birrificio Dada. Le bitter sono, purtroppo, birre non troppo considerate dai produttori italiani, anche se quando sono ben fatte hanno una bevibilitA� straordinaria. In questo caso, ci troviamo di fronte a una bitter da 4% , leggera, con un naso tenue dominato da note di radici, in bocca A? delicatamente maltata, per chiudere con un finale secco e pulente. Beverina e leggera proprio come deve essere una vera bitter, una pinta tira l’altra.

E voi? Quali sono le vostre grandi o piccole scoperte per dissetarvi nel periodo estivo?

Max

Le nostre birre estive preferite!

6

Category : Birra

In questi giorni, tra una chiacchiera sui classici birrari e l’altra, ci A? venuta un’idea abbastanza semplice. Fare un piccolo sondaggio interno nell’affollata redazione di Pintaperfetta per capire quali erano le nostre birre estive preferite, dando come unico parametro la reperibilitA� delle stesse. Per dirla in modo molto semplice, evitando di nominare quella birra bevuta una sola volta in uno sperduto pub giapponese o americano o addirittura in crociera.

CosA� abbiamo incominciato a stilare dei parametri con cui ordinare le classifiche che ognuno di noi avrebbe compilato. E giA� che c’eravamo, ci A? venuto in mente che poteva essere carino chiedere la classifica a qualche amico del sito: publican, birrai, appassionati. Chi voleva, poteva anche scrivere due righe sul perchA� ha fatto determinate scelte.

Nel giro di una settimana circa abbiamo raccolto le classifiche e le impressioni e ci siamo messi a fare i conteggi.

Veniamo alla nuda classifica finale:

1- Tipopils (Birrificio Italiano, IT) “Mi vizio col mio flute pieno di Tipo, tavolino esterno al Birfud intorno alle 5 del pomeriggio e mi godo i vicoletti di Trastevere ancora privi del caos notturno…Se ci aggiungi il leggero venticello romano hai fatto il resto…Non c’A? niente di meglio!” (il Colonna)

2- Estivale (Rulles, BE) “una birra che, insieme alla Dupont, mi ha introdotto nel meraviglioso mondo delle saison. E quella che ancora oggi mi scivola via dal bicchiere piA? veloce di tutte nelle calde serate estive” (Gabriele)

3- Gose (Bayerischer Bahnhof, DE) la grande “novitA�” del 2011, anche se di novitA� non si tratta affatto. “Sentita la prima volta al BQ di Paolo Polli, me ne sono subito innamorato, beverina come pochissime birre, leggera ma al tempo stesso speziata e sapida, disseta e soddisfa il palato al tempo stesso. Il suo grosso problema? La reperibilitA�. Ma per chi ha l’Arrogant Pub a pochi km da casa, tutto diventa piA? facile…” (Nota di colore: chi ha avuto modo di passare all’Arrogant e sentirla, l’ha messa come prima assoluta)

4- Taras Boulba (De La Senne, BE) “Belgio da bere in spiaggia” (Tyrser) “Da bere a secchiate. Anzi, ora vado a farmene una…” (Darkav di Mo.Bi.: frase valida sia per la Taras Boulba che per la Estivale)

5- XX Bitter (De Ranke, BE)

6- Saison (Dupont, BE) “birra dalla quale non si puA? prescindere” (il Laschi)

7- RosA� de Gambrinus (Cantillon, BE)

8- Rodersch (Bi-Du, IT) una birra storica nella produzione artigianale italiana. Ha sofferto di un andamento un po’ altalenante dai tempi del vecchio Bi-Du, ma A? senza dubbio un classico da cui A? difficile prescindere.

9- Orval (Orval, BE) “fresca, con una puntina acida rinfrescante e facilmente reperibile, per le giornate di caldo e sete tra le mura domestiche” (Tyrser)

10- Ortiga (Lambrate, IT) “la mia prima scelta, e chi ha avuto la fortuna di berla alla spina (al Lambrate, a Roma, e nei pochi altri posti dove si ha la fortuna di trovarla) sa senza dubbio a cosa mi riferisco. Luppoli sloveni, la Ortiga A? una golden ale elegante e amara quanto basta per non stancare mai” (Alessio)

Ora un po’ di dati:

  • tra le birre non in classifica che hanno ricevuto non pochi voti e commenti, ricordiamo Op & Top (De Molen, NL), Zona Cesarini (Toccalmatto, IT), Iris (Cantillon, BE), Magut (Lambrate, IT) e Wabi (Orso Verde, IT).
  • In totale sono state 83 le birre scelte dai nostri amici, dimostrando cosA� che la scelta sul mercato A? ampia e di qualitA�.
  • La birra piA? volte inserita nella lista A? stata la Tipopils (13 volte), seguita da Rulles Estivale (8), Saison Dupont (7), XX Bitter (6) e Zona Cesarini (5).
  • Tra le birre che hanno sono state messe al primo posto piA? di una volta, ricordiamo Gose (4 vittorie), Tipopils (3), RosA? de Gambrinus e Taras Boulba (2 ciascuna). Trentacinque le birre che hanno avuto almeno un podio, 13 quelle che hanno conseguito almeno un primo posto. Le uniche due ad avere fatto l’en-plein dei primi tre piazzamenti, sono Tipopils e Estivale, ovvero le prime due classificate.

Infine, i ringraziamenti a chi in questi giorni ci ha risposto: in ordine di tempistica (cosA� da non fare torto a nessuno) Stefano Ricci, Davide di Bussola dell Birra, Manuele Colonna, Claudio de La Locanda del Monaco Felice, Gianluca di BeerMessenger, Velleitario, Livio di Beertop Beershop, Darkav di MoBi, Tyrser, Alle dell’Arrogant, Maso del Dickinson, Alberto Laschi di inbirrerya e Bruno Carilli di Toccalmatto. Questi quelli che hanno risposto, per gli altri, buon per la prossima volta…

mattia e alessio

Una crociera davvero diversa

Category : Viaggi

Per farmi toccare il suolo iberico (terre quantomai infauste per la birra, almeno fino ad ora) ci voleva un’occasione speciale. E quale migliore occasione di Un Mare Di Birra, la crocieraA� organizzata da Publigiovane (ricordate Eurhop?) e dallo staff del Ma Che Siete Venuti A Fa’ (qui l’articolo di Mattia) per il decimo compleanno del pub trasteverino.

Il programma A? semplice, si parte sabato 11 da Civitavecchia in direzione Barcellona, con sosta di un giorno nella cittA� catalana fresca di trionfo in Champions League. A bordo qualche centinaio di bevitori entusiasti, qualche decina di birrai italiani e non, qualche ospite straniero, qualche degustatore piA? o meno famoso.

La lista delle birre confermate A? una lista di eccellenza, con nomi importanti dall’Italia e dall’estero, con rappresentati paesi come Danimarca (in gran numero), Olanda (De Molen), Belgio (Cantillon), Svezia (NA�rke) e Norvegia (Nogne A?).

Che altro dire? Per Pintaperfetta saremo presenti io e Andrea (quello che non scrive quasi mai). Seguiteci su Twitter (@pintaperfetta), vi terremo aggiornati.

Alessio

L’oca fallisce il decollo

Category : Locali

Non molto tempo fa parlavamo dell’acquisizione della Goose Island da parte di Anheuser-Busch InBev, acquisizione che non ha lasciato felici molti dei fan del birrificio di Chicago. Oggi vi racconto le mie impressioni sulA� loro pub di recentissima apertura nell’aeroporto O’Hare (ovvero l’aeroporto di Chicago).

Sebbene non sia riuscito a capire di preciso quando abbia aperto, sono abbastanza sicuro che l’estate scorsa non ci fosse (ndMattia: quando son rientrato in Italia, a Giugno 2010, era in costruzione e lontano dall’essere ultimato); le poche notizie che ho avuto collocano l’apertura al massimo 8-10 mesi fa, probabilmente meno. Non so quindi quanto InBev abbia influito sulla decisione: probabilmente poco o nulla.

Il pub si trova vicino al gate L10, terminal C (quello della American Airlines). In attesa del volo per il rientro a casa, sebbene con molto poco riposo alle spalle, decido di fermarmi per un paio di birre mentre leggo un po’. L’offerta di Goose Island non e’ molto ampia: 4 birre alla spina e 7-8 bottiglie. Alla spina, ci sono fisse Honker’s Ale e 312 Urban Wheat Ale, che sono probabilmente le piA? vendute; completano il quadro la Green Line Pale Ale, e la Matilda (quest’ultima linea credo sia a rotazione). Ad essere sincero, queste birre non completano il quadro. Infatti, per i piA? desiderosi, il pub ha ben pensato di dotarsi anche di Miller Lite, Budweiser e non ricordo cos’altro (nota: potrei confondermi sui nomi di quest’ultime birre, dato che hanno tutte esattamente lo stesso sapore e il mio cervello non fa distinzione – potrebbe essere stata anche una Coors Lite, spero che nessuno me ne voglia per la dimenticanza).

Quale potrebbe essere il motivo di una sA� misteriosa scelta? E’ presto detto: le produzioni Goose Island sono care assatanate (almeno 9 dollari per una pinta), e per i meno dotati di portafogli, non rimane che l’opzione Budweiser. Per mia fortuna il portafogli non era vuoto, e quindi ho iniziato con una Green Line Pale Ale alla spina, molto rinfrescante e ben bilanciata, ma non eccelsa (ormai negli USA ci hanno abituati ad APA di altra caratura), per poi proseguire con una sempre impeccabile Bourbon County Stout in bottiglia. Quest’ultima, che credo di aver pagato ben 12 dollari, non ha certo bisogno di introduzioni, e a chi non l’avesse mai bevuta, segnalo soltanto il 100/99 su ratebeer, su cui mi trovo senza dubbio d’accordo. Completamente annichilito dalla bomba appena bevuta, era ormai arrivato il momento di prendere l’aereo, e quindi me ne sono andato senza troppe esitazioni.

Vediamo di riassumere. Il pub A? arredato in maniera decente – niente da eccepire su questo. La scelta delle birre A? limitata, ma in un aeroporto, forse non si puA? chiedere troppo. Almeno le birre sono di qualitA�, sebbene le spine siano solo le produzioni piA? “commerciali” della Goose Island. Tuttavia, il prezzo A? assolutamente esagerato: ai due brewpub in cittA�, le stesse birre costano meno della metA�. PerchA� qui sono cosA� care? Mentre al tempo stesso, le birracce non Goose Island alla spina hanno un prezzo normale. E se vengo in un brewpub, non mi aspetto certo di essere invogliato a bere una Miller Lite. Quante persone sono entrate qui dentro e hanno preso la loro affezionatissima Budweiser invece di sperimentare una Honker’s Ale, solo perchA� la prima costa quasi 3 volte di meno? Forse il cibo A? di buona qualitA�? Non posso dare giudizi personali, ma da quanto mi A? stato detto ed ho letto in giro, il cibo A? di qualitA� mediocre e anch’esso piuttosto caro. Certo, le scelte mangerecce nel terminal C sono limitate e meglio di un McDonald’s c’A? anche la segatura dei bagni dell’aeroporto, ma qui forse si esagera un po’. Infine, il servizio, almeno per quanto mi riguarda, A? stato piuttosto scadente, con la cameriera che si A? scordata per ben due volte di portarmi l’ambita Bourbon County.

Onestamente non ho trovato molti lati positivi in questo esperimento di Goose Island all’aeroporto. Se passate da quelle parti e assolutamente morite dalla voglia di assaggiare qualche Goose Island perchA� sarA� la vostra unica occasione, fate pure. In tutti gli altri casi, consiglio di recarsi ai molto piA? forniti, economici ed accoglienti brewpub a Chicago, oppure in un qualsiasi altro bar decente della Windy City. Non credo sia questo il modo giusto di farsi pubblicitA� ed aiutare la diffusione della buona birra.

Giacomo

Nuova fabbrica per la Revolution Brewing di Chicago

1

Category : Notizie in breve

La scena birraria di Chicago non conosce soste. Se da una parte la Anheuser-Busch InBev si A? dedicata all’ennesima acquisizione mettendo le mani sulla Goose Island, scatenando commenti che oscillano tra il preoccupato e l’indignato nella community del web, dall’altra la Revolution Brewing (visitata poco tempo fa da Giacomo e Mattia) si attrezza per crescere, annunciando la costruzione di un impianto di produzione di circa 10.000 metri quadri, con laboratorio e taproom interna di circa 1.000 metri quadri.

Le ambizioni dichiarate di Josh Deth (che non fa mistero di seguire il modello di crescita della Goose Island) di diventare il nuovo birrificio cittadino di Chicago trovano quindi nuova forza produttiva che porterA� il birrificio anche alla produzione e distribuzione di lattine e bottiglie che, almeno per il primo periodo, saranno destinate esclusivamente alla zona di Chicago.

Per maggiori informazioni, l’articolo del Chicago Tribune (in inglese, ovviamente).

Selezione Birra Rimini 2011 – report

7

Category : Birra, Fiere

Quella che si A? conclusa martedA� scorso A? stata la mia prima volta alla fiera di Rimini, quindi questo report sarA� per forza di cose un giudizio senza termini di paragone diretti con le edizioni precedenti. Detto questo, vi invito a rileggere i report di Mattia dedicati alle edizioni 2009 e 2010, giusto per darvi un termine di paragone almeno con il passato piA? recente.

Selezione Birra 2011 A? stata soprattutto, per me, una buona occasione per provare i nuovi birrifici o quelli che provengono da regioni lontane, quelli che non trovo con facilitA� nei pub del nord, oltre che per chiacchierare e fare assaggi in compagnia di amici vecchi e nuovi.

Grandi cose mi hanno detto di Ducato e Borgo, ma, mea culpa, in fiera non ho assaggiato nulla. Per quanto riguarda i primi (a cui rivolgo i complimenti per la razzia di premi nel concorso Birra dell’Anno di Unionbirrai), l’occasione si presenterA� giA� il prossimo weekend a Milano.

ParlerA? pochissimo del concorso, non avendo provato almeno due terzi delle birre premiate, anche se lascia un po’ perplessi vedere come tanti nomi storici o affermati siano assenti tra i premiati. Non so, provo a ipotizzare una voglia di premiare chi si A? appena presentato sul mercato con prodotti indubbiamente di ottimo livello, anche se forse A? un po’ presto per definire le loro birre come tra le migliori prodotte a livello nazionale.

Del lanciatissimo birrificio Foglie d’Erba ho provato pochino, anche perchA� il loro stand era spesso inesorabilmente vuoto (fino al pomeriggio inoltrato) oppure preso d’assalto. C’A? stato modo di fare un assaggio di BabA?l, birra che sembra suscitare entusiasmi che ancora non capisco. Avevo avuto sottomano una bottiglia presa al Domus Birrae di Roma, era discreta ma non mi dava grandi sensazioni. Mi ero ripromesso, anche per i tanti elogi spesi da amici e conoscenti, di riprovarla. Speravo che in fusto potesse darmi quel qualcosa in piA?, ma non ho notato grandi differenze. Rimando alla prossima occasione, chiedendomi perA? che senso abbia che un birrificio sia certificato per la salvaguardia di aghi e resine di pino. Misteri delle birre di montagna (a proposito, il dominio del birrificio mi sembra un bel colpo di genio). Complimenti anche per lo stand, uno dei pochi facilmente riconoscibili.

Tra i tanti birrifici visitati, un plauso a Bad Attitude per l’attenzione dimostrata nei confronti dei blogger (prima il progetto Tasting Room, poi gli inviti alla fiera) e per lo stand, curatissimo come e piA? che all’Italia Beer Festival diA� Torino. Per me A? stata la prima occasione per provare le loro produzioni in fusto e per testare, sia dalla lattina che dalla spina, l’ultima nata Kurt, una pale ale beverina e paracula quanto basta.

Molto attesa era anche la Working Class Mild di Toccalmatto, alla primissima cotta. Il risultato A? una mild molto piacevole e molto inglese ma che manca di quella caratterizzazione tanto tipica delle produzioni del birrificio fidentino: chiacchierando con Allo e Bruno l’intenzione sembra proprio quella di intervenire in tal senso. Le altre produzioni, a partire da birre ormai classiche come Zona Cesarini e Stray Dog Bitter, si confermano invece di altissimo livello.

Sempre sulla linea dei birrifici “amici”, non potevo non esimermi da un salto dai brianzoli di Menaresta: un po’ la voglia di provare la Bevera, birra originariamente destinata al Bardo di Carate Brianza e arrivata nientemeno che a Roma, vera Hollywood della scena birraria italiana, un po’ la voglia di provare la nuova Verguenza, che nella sua versione iniziale (estate 2010) avevo trovato un po’ troppo ruvida e con una nota un po’ alcolica. La nuova versione corregge gli eccessi di gioventA? diventando una luppolata di valore assoluto. Sempre restando in Brianza, ottima anche la TripA? di Lariano, tripla belga senza gli eccessi da dolcione.

Luci e ombre nei miei assaggi di Opperbacco: bene TriplIpa, un po’ anonima Eipiei, un po’ un dolcione la 10elode. Meglio, forse anche perchA� meno impegnative, le produzioni di Brewfist, senza tanti fronzoli ma assolutamente godibili. Promossa in particolare la Burocracy, ma buone sensazioni anche dalle altre produzioni. RipasserA? da entrambi a Milano.

Sono rimasto un po’ deluso, invece, dalla Castigamatt di Rurale, che perA? vince il primo premio nella sua categoria. Forse me l’aspettavo diversa, chissA�. Ad ogni modo, le altre birre (Blackout e Terzo Miglio) si confermano su livelli altissimi. Resta la perplessitA� qualche dubbio, tornando al concorso, per una categoria-calderone che racchiude birre scure che vanno dalla Confine del Bidu (sei gradi, non starebbe meglio a far la gara con le altre stout o porter?) fino alle piA? impegnative Imperial Stout e Double IPA…

In conclusione: Pianeta Birra (questo il nome storico della fiera) A? stato per tanti anni un colossale carrozzone della birra e del beverage che fa i grandi numeri, con tutti i piA? grandi nomi delle multinazionali del settore presi ad allestire stand faraonici con cui conquistare il favore di piccoli e grandi clienti. Negli ultimi anni, tutto questo A? andato scomparendo, trasformando quella che era la fiera nazionale del settore birra in quello che A? un lussuoso (a giudicare dal prezzo dell’ingresso) appuntamento destinato a replicare vagamente gli stilemi del Salone del Gusto, con un solo padiglione dedicato alla birra, e neanche per intero (un padiglione per intero, invece, era dedicato all’olio extravergine di oliva), con stand piA? disparati che arrivavano a includere il Consolato (o era l’Ambasciata? o la camera di Commercio? boh) della Namibia. Tutte queste riflessioni ho cercato di farle con amici appassionati e con qualche birraio, oltre che con Simone Monetti di Unionbirrai, che perA? invitava (giustamente) a guardare il bicchiere mezzo pieno del settore artigianale che rappresenta. Un po’ le stesse riflessioni le ha fatte con un post una persona ben piA? autorevole di me, che esprime un po’ lo stesso spaesamento. Insomma, solo il futuro saprA� rispondere agli interrogativi sulle prossime edizioni di questa manifestazione.

(solito ringraziamento a Moreno e Simona per le foto dell’articolo)

Eccellenza Birra (Prato, dicembre 2010) – Report

1

Category : Festival

E’ giA� passato un po’ di tempo dalla prima edizione di quello che, lo dico subito, potrebbe diventare un appuntameno fisso per i prossimi anni.
Eccellenza Birra, di questo stiamo parlando, si A? infatti svolto dal 3 al 5 Dicembre scorsi presso l’area Fabbricone a Prato. Si A? trattato praticamente di una novitA� assoluta per la zona; in Toscana infatti, se si esclude il Villaggio della Birra che comunque ha luogo ad almeno 2 ore di auto di distanza, A? difficile trovare eventi che coinvolgano nomi di tale importanza nel panorama della birra artigianale italiana.
Infatti, sulla carta le impressioni erano ottime fin da subito. Intanto per la direzione artistica del sempre affidabile Kuaska, che per certe cose A? sempre una garanzia. Poi per una davvero corposa lista di eventi e laboratori di degustazione, mai troppo tecnici e spesso rivolti ad analizzare alcuni degli aspetti piA? curiosi della birra artigianale, come gli abbinamenti con la cioccolata, coi prodotti del territorio e con… la musica! E poi, ultima ma non ultima, per una lista di birrifici ospiti davvero ottima, specie se si pensa che eravamo di fronte ad un vero e proprio “numero zero”. Buona parte dell’offerta era data da birrifici toscani, tra cui ben quattro pratesi a fare gli onori di casa, piA? lcuni birrifici ospiti di valore assoluto (tra cui Almond 22, Maltus Faber e Birra del Borgo. Per la lista completa c’A? il sito ufficiale). A questi, si aggiunge uno stand gestito dallo staff del TNT Pub di Bibbiano che proponeva alcune natalizie dal Belgio piA? altre raritA� direttamente dal magazzino di ImpexBeer.

Ma veniamo al sodo. Premetto che non ho partecipato a nessuno degli incontri e delle degustazioni e che ho girato il festival nei momenti di minor affluenza (venerdi sera e domenica pomeriggio) ma tutti mi hanno detto che al sabato era davvero difficile respirare data tutta la gente presente. Ottimo, perchA? il successo di pubblico A? l’ingrediente fondamentale per qualsiasi manifestazione. In effetti, Eccellenza Birra era stato pubblicizzato molto a Prato e dintorni, e l’impressione che avevo avuto era che il tutto fosse indirizzato non tanto a chi giA� ha familiaritA� con la birra artigianale, ma piA? alla “gente normale”. Idea che poi A? stata confermata in pieno da alcune iniziative, come l’angolo per i bambini, la presenza di musica dal vivo decisamente “soft” e la zona molto grande dedicata al cibo, quasi piA? grande di quella della birra, con vari stand che vendevano specialitA� locali e non. Se davvero questo era l’intento, direi che il risultato A? stato soddisfacente, dato che l’impressione era che la maggior parte degli avventori fosse gente curiosa di provare qualcosa di nuovo.

SA�, ma insomma, la birra? Diciamo che non avendo molto tempo ho preferito centellinare, evitando alcuni stand che giA� conoscevo e che di solito offrono prodotti non esattamente a posto. Ci saranno altre occasioni. Tra i birrifici (per me) meno conosciuti, due su tutti mi hanno favorevolmente colpito. Il primo, Doppio Malto di Erba, non A? esattamente una novitA� dato che ultimamente si sta portando a casa qualche premio qua e lA�. Sia la pils che la IPA erano decisamente in forma e, benche non avessero niente di particolare o di stravagante, si sono lasciate ricordare come due tra le migliori birre della manifestazione. L’altro invece, Real Beer di Firenze, A? decisamente meno celebrato e per questo forse A? stata una sorpresa piA? grande. Birre forse non sempre perfettamente in stile, ma che a me sono piaciute parecchio (e non solo a me, stando ai commenti sentiti in giro). Una menzione particolare per la Notte Celtica, una stout che d’ispirazione irlandese ha probabilmente solo il nome. Un corpo molto robusto e un’abbondante dose di amarillo la rendono piA? simile a una stout americana (quindi molto piA? nelle mie corde… sA�, capisco la soggettivitA� del giudizio).
Poi, qualche assaggio di natalizie da birrifici conosciuti, come la 25dodici di Birra del Borgo e la Christmas Duck di Olmaia (entrambe buone ma non indimenticabili) prima di buttarsi sul belgio dagli amici del TNT. Non mi capita spesso di trovare una Avec les Bons Voeux alla spina, e devo dire che A? sempre un bel bere. E c’A? da dire che lo stand TNT A? stato uno tra i piA? divertenti da osservare, specialmente per quanto riguarda la sincera curiositA� degli avventori meno esperti nei confronti delle birre targate Impex. Tutti dei discreti mattoni, poco da dire, che perA? hanno avuto molta presa, sarA� per l’elevato grado alcoolico generale (che sui piA? giovani ha sempre il suo fascino), sarA� per i nomi strani, sarA� perchA? alcune erano davvero davvero buone. Tra tutte merita una menzione la Choklat di Southern Tier, una delle birre piA? sfacciatamente cioccolatose mai assaggiate. Non certo una session beer, ma sufficientemente strutturata da evitare di farsi archiviare dopo i primi due sorsi. Se proprio invece devo indicare una sorpresa in negativo, c’A? da dire che il fusto di Extra Brune di Maltus Faber era davvero imbevibile. Peccato, perchA? la birra la conosciamo ed A? solitamente ottima, ma un fusto andato puA? succedere a chiunque.

Tirando le somme: organizzazione ottima (qualche erroruccio di valutazione lo si puA? perdonare essendo un numero zero), affluenza di pubblico oltre le attese e, soprattutto, tanta birra buona. Direi che gli ingredienti per fare di Eccellenza Birra un appuntamento fisso ci sono tutti. Ora non ci resta che aspettare la prossima edizione, e si sa che le seconde volte sono le piA? difficili, specialmente quando le prime riescono bene. In bocca al lupo, che di manifestazioni cosA� non ce n’A? mai abbstanza.

Luppoli americani @ Brau Beviale Norimberga (DE)

6

Category : Birra, Fiere

Ho avuto la fortuna, qualche settimana fa, di visitare uno degli appuntamenti birrari piA? importanti del continente, vale a dire la fiera Brau Beviale presso il centro fieristico di Norimberga. Intendiamoci: quando dico birrari, in questo caso, non parlo di festival con stand dei birrai che fanno provare i propri prodotti, ma di tutti gli altri aspetti che possono interessare a chi la birra la deve produrre o vendere.

Questo, quindi, vuol dire una fiera per operatori del settore beverage in senso lato, con espositori piA? disparati, dai produttori di sottobicchieri e bicchieri a quelli di impianti di produzione o imbottigliamento, passando per vestiario personalizzabile e un sacco di altra roba che perderei una giornata ad elencare.

Da raccontare, quindi, ci sarebbe davvero tanto, ma non so a quanti davvero potrebbe interessare tutto questo. Ai birrifici artigianali che conosciamo e apprezziamo, perA?, questa fiera interessa e non poco.

C’A? chi ci va per partecipare all’European Beer Star, premio internazionale di un certo rilievo che giA� nelle precedenti edizioni aveva visto trionfare diversi birrifici italiani (Birrificio Italiano, Birrificio del Ducato e Rienzbrau). Questa edizione si A? conclusa con un bel bottino di medaglie per l’Italia, con il trionfo del Birrificio del Ducato (oro con la Via Emilia in casa dei tedeschi, poi due argenti e un bronzo) e della Doppio Malto Brewing Company di Erba, che vince l’oro con la zenzerona Zingibeer (che giA� avevamo adorato all’IBF di Milano in primavera) e i piazzamenti del Birrificio Italiano (un argento e un bronzo).

C’A? chi ci va per parlare con i fornitori di materie prime, di impianti o di accessori vari. Tra i birrai italiani incrociati nei miei giorni a Norimberga con Bruno Carilli di Toccalmatto, c’erano quelli di Lambrate, di Croce di Malto e Claudio Cerullo di Amiata. E quelli di Bad Attitude, che non ho incontrato ma che hanno raccontato la loro Norimberga.

Fatta la digressione sul premio, sulla fiera e sugli italiani presenti, passiamo oltre. La degustazione era fissata il giorno 11 novembre nella tarda mattinata. Organizzava la Hop Growers of America (associazione dei coltivatori di luppolo americani) e gli anfitrioni erano il grande Charlie Papazian della Brewers Association con al suo fianco Matt Brynildson della californiana Firestone Walker ed Eric Toft della Private Landbrauerei SchA�nram, vale a dire un mastro birraio americano di un birrificio regionale bavarese, combinazione alquanto bizzarra. Al nostro fianco, una piccola truppa di scandinavi che comprendeva, tra gli altri, gli svedesi della NA�rke e della Dugges.

Una breve introduzione ci ha presentato i tre guru americani e la tradizione della coltivazione del luppolo in America, cominciata nel New England e poi spostatasi praticamente in massa verso una manciata di stati a Nord Ovest (Washington, Oregon e Idaho in particolare), con una tradizione di aziende familiari e una ricerca continua di nuove varietA�, spesso in modo mirato, a volte meno: a quanto pare il Cascade nacque dal Fuggle incrociato con una varietA� russa, incrocio nato per non meglio specificate ragioni ma che ha portato a una delle varietA� piA? usate e amate in tutto il mondo.

La degustazione, svoltasi di fronte a una platea piuttosto variegata (circa 50% di europei non tedeschi, 10% di tedeschi, 40% di extraeuropei con larga rappresentanza di statunitensi), aveva lo scopo di presentare le varietA� di luppolo e la raffinata arte di usare un elemento storicamente amaricante in un qualcosa di diverso, che arricchisca di aromi e sensazioni che ormai conosciamo bene.

Le birre presentate erano sei, vale a dire Sierra Nevada Porter, Caldera Pale Ale, Rogue Shakespeare Oatmeal Stout, Firestone Walker 31 California Pale Ale, Firestone Walker Union Jack, Moylan’s Hopsickle Imperial Ale. Allo stand dell’associazione, il giorno prima, avevamo avuto modo di testare anche Stone I.P.A. (ottima) e Rogue Kells Irish Style Lager (piatta da morire, e visto come viene valutata in rete viene da chiedersi cosa volessero produrre).

La degustazione A? cominciata con la ben nota Sierra Nevada Porter, forse la meno celebrata tra le birre della Sierra distribuite in Italia. Assaggiata con gusto ma senza troppo interesse, visto che era l’unica tra quelle proposte facilmente reperibile dalle nostre parti. L’unica birra non presentata in bottiglia era la Caldera Pale Ale, lattina da 33 cl. con una freschezza aromatica invidiabile. Da bere a secchiate, piA? che da degustare, con una luppolatura non aggressiva ma molto presente: davvero una bella rivelazione. Back in black con la Shakespeare Oatmeal Stout della Rogue, trovata alla spina a Tokyo un paio di anni fa, o anche (non io, purtroppo) a San Francisco: si conferma eccezionale, e restano interrogativi sui misteri della distribuzione e importazione in Italia: pochi anni fa si trovavano le Rogue con una certa facilitA� (anche in pub non troppo specializzati), poi sono praticamente sparite, nonostante il mercato delle birre americane in Italia sia in netta crescita. Boh?

Giunge cosA� il momento della doppietta del mastro birraio presente, vale a dire le due Firestone Walker: 31 California Pale Ale e Firestone Walker Union Jack, due birre da luppolature importanti e freschissime, da bere giovani. La prima A? leggera alcolicamente (4,6%) ma tutt’altro che banale, con una ricchezza di gusto che lascia senza fiato (e non voglio immaginare alla spina). La seconda A? una India Pale Ale con luppoli americani e retrogusto con note abbastanza dolcine, ricorda un po’ alcune interpretazioni americane dello “stile scozzese”. Promosse a piene voti, con la speranza di berne ancora presto. Ma mi sa che dovrA? organizzare un viaggio nella west coast per riuscirci…

Chiusura di spessore con la Moylans Hopsickle Imperial India Pale Ale, che giA� a pronunciarla tutta ci vuole pazienza. Birrificio mai visto nA� sentito nominare, il risultato A? una Imperial I.P.A. imponente, con luppoli freschi ben bilanciati, aggressiva ma non fastidiosa, ricca ma non banale. Durante la degustazione A? partito un buffo dibattito tra le due filosofie su come e soprattutto quando bere questo tipo di birre: secondo Charlie Papazian e forse anche Eric Toft, qualche mese in piA? aggiungerebbe complessitA� e maturazione, secondo il buon Matt Brynildson, queste sono birre da bere piA? fresche possibili, meglio se brassate da un paio di settimane appena….

Wynkoop Brewing Co., Denver (Colorado)

2

Category : Locali, Viaggi

Aspen Brewing Co., Aspen, Colorado

Category : Viaggi

I nostri lettori che hanno la passione dello sci (dalla poltrona o lanciati a uovo non fa differenza) non possono non conoscere Aspen, la localitA� di turismo invernale forse piA? famosa degli Usa, paragonabile per tantissimi aspetti (la vita carissima, le mega-boutique di lusso, la difficile accessibilitA�, le gare internazionali e, non da ultimo, il magnifico panorama) alla nostra Cortina d’Ampezzo.
Tra gli altri, i miei coetanei trentenni non possono non ricordare che proprio ad Aspen (gli Aspennini…) si svolgeva buona parte di un film cult degli anni 90: Scemo e piA? Scemo.
Ecco, avete inquadrato? Bene, perchA? oggi vi “porto” proprio lA�. Io ci son stato questa estate, nel mio viaggio dalla California a Denver. La scelta A? caduta su Aspen per molteplici aspetti, adoro la montagna e il clima fresco, i panorami e la fotografia: purtroppo perA? il bruttissimo tempo trovato al mio arrivo mi ha fatto “guadagnare” tempo sulla tabella di marcia, cosA� ho deciso per una visita prolungata alla Aspen Brewing Company, il solo birrificio della cittadina (mappa).

Nei giorni precedenti all’arrivo, controllando il sito ufficiale, mi aspettavo decisamente una cosa un po’ posh: il birrificio invece A? piccolino, appena fuori dal centro (ci si arriva comodamente a piedi) e ospitato in un piccolo capannone senza insegna (solo uno striscione in pvc). Entrando, l’ambiente A? familiare, molto “montanaro”, tavoloni grossi in legno, porta-sci ovunque. Sorprende un po’ la scarsitA� di posti a sedere, alla fine sono solo due tavoloni da 10, un trespolo e 5-6 posti a bancone (piccolo): sicuramente nei giorni di intenso turismo – al netto degli scicconi che vanno altrove per pagare 100$ a portata – potrebbe essere davvero difficile riuscire a trovare da sedere. Fortunatamente di turismo ad Aspen ad Agosto ce n’A? davvero poco, per cui prendo posizione, assieme alla mia pazientissima “Santa Donna”, nell’angolino del locale, vicino alla finestra per tenere anche monitorato il clima.

Una volta lA�, non conoscendo nulla di nulla delle specialitA� indigene, chiedo consigli al bancone, e il ragazzo (gentile) mi spiega un po’ tutto. Innanzitutto, mi dice che non hanno nessuna bevanda analcolica, niente acqua, niente soda ma solo una orrenda analcolica Root Beer (Silvia ne ha presa una piccola e in due non siamo riusciti a finirla, mentre nel tavolo dietro a noi due bambini di 8-10 anni ne avranno tracannato un litro a testa). Ulteriore smacco ai miei programmi A? che non servono cibo, non hanno proprio la cucina e non offrono nemmeno due noccioline.

Opto cosA� per il sampler tray, con gli assaggini da 0.15 delle loro 6 birre. Curiosamente i bicchierini mi vengono serviti su un vassoio particolare (foto qui sopra): uno sci (Rossignol) tagliato in due con appunto sei buchi. Totale 10$, un buon prezzo. Venendo alle birre… le prime due (a destra nella foto – Ajax Pilsner e Season Blonde) sono troppo anonime, acquose e non lasciano nulla di piacevole. La Independence Pass Ipa (7.5%, prende il nome del passo a 3686m s.l.m. a pochi km da Aspen, un posto magnifico – foto sotto) A? invece particolarmente gradevole, anche se non confrontabile con le Ipa stra-luppolate che arrivano solitamente da noi: riprendo cosA� fiducia nel birrificio e passo alla Conundrum Red Ale che si presenta secca ma troppo speziata per essere una Bitter, ma risulta alla fine passabile.

Le ultime due birre sono a parer mio le due migliori, assieme alla Ipa: il quinto sampler A? di Brown Bear Ale, una buona brown ale con intenso gusto di nocciola, ben equilibrata: peccato fosse un po’ troppo dolce (forse anche per essere venuta subito dopo la Bitter), ma gradevolissima. E’ perA? il sesto sampler a contenere il meglio del birrificio: la Pyramid Peak Porter A? buona buona, un intenso ma fresco gusto di caffA? e di tostato e i suoi 6% scarsi (non ricordo esattamente) la rendono equilibrata, piacevolissima tanto da prendermene una pinta dopo aver riconsegnato lo sci-porta-bicchierini. Oltre al sampler tray, A? possibile, come in ogni brewery o brewpub americano, farsi dare un Growler (1/2 gallone, circa 1.9 litri) di birra da portare a casa e da bere con o senza amici.

Independence Pass, 12.075 ft (3680m circa)

In definitiva, non so quanto possiate essere in zona per poter fare una visita, l’area A? magnifica ma davvero inaccessibile (il giorno dopo nel tragitto verso Denver sarA� ancora peggio). Un piccolo consiglio, fate benzina ad Aspen anche se l’unico distributore ha prezzi folli (per gli Usa), andando verso Denver non c’A? nulla per 70-80km, solo un panorama mozzafiato (che non vi salverA� comunque dal rimanere a secco!).

Ormai A? ora di cena, e visto che alla Aspen Brewing Company di mangiare non se ne parla, A? meglio dirigersi a ingoiare l’ennesimo hamburger della vacanza, sperando che abbia il gusto di un piatto di tortellini della nonna. Purtroppo non sarA� cosA�.

mattia