Eventi fine Maggio e Giugno

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Category : Eventi

Nei prossimi giorni saranno tanti gli eventi birrai da seguire. Proviamo a fare un piccolo elenco, in ordine cronologico.

Fiera di Castelnuovo Rangone
Castelnuovo Rangone (MO) – 18-21 Maggio 2011
In uno degli stand della fiera di Castelnuovo, tra borlenghi, tigelle, gnocco fritto e maiale in tutte le salse, ci sarà anche il banchetto de La Grande Schiuma, che ogni anno organizza la quattro giorni con birre provenienti un po’ da tutto il mondo, alcune rare e praticamente tutte di ottima qualità. Qui potete trovare l’elenco completo delle birre.

Segui il Gallo!
Greve in Chianti (FI) – 19-21 Maggio
Presso la Birroteca di Greve in Chianti, da questo venerdì sarà possibile gustare 5 birre del Birrificio Rurale: Milady, Seta, Blackout Stout, Castigamatt, Terzo Miglio. Ci saranno inoltre abbinamenti e la sempre ottima cucina del locale non vi lascerà a stomaco vuoto!

WOW Notte Bianca
Scandiano (RE) – 21 Maggio 2011
Dalla “regia” mi dicono che la Notte Bianca di Scandiano sia davvero ben organizzata. Quest’anno, per allietare non solo la controparte femminile attraverso l’apertura polungata dei negozi, i due grandi publican e amici Alle e Maso, rispettivamente dell’Arrogant Pub e del Dickinson Pub, faranno squadra, prendendo in co-gestione un banchetto spina. Quindi, niente paura di dover decidere da chi dei due andare… basta presentarsi in centro a Scandiano!

BeerGhèm
San Pellegrino Terme (BG) – 27-28-29 Maggio
Il birrificio Via Priula assieme a La compagnia del Luppolo di Zogno (BG) organizza una rassegna di tutti i birrifici bergamaschi: oltre ai padroni di casa ci saranno Elav, Endorama, Maivisto, Maspy, Valcavallina e Sguaraunda (solo bottiglie). L’evento sarà organizzato con il classico sistema dei gettoni (1,50€ l’uno, 15cl 1 gettone, 30cl 2 gettoni). Orari Ven 18-24, Sab 11-24, Dom 11-22.

White Dog Dayz
Rocchette di Guiglia (MO) – 4-5 Giugno
Tornano come ogni anni i White Dog Dayz, rassegna birraia di natura più che casalinga. Proprio al birrificio potrete trovare le spine di White Dog, musica, cibo e tanta gente. Non accanonate l’idea di prendere con voi la tenda!

Italians do it Better
Bologna 7 Giugno, Rubiera (RE) 8 Giugno
Una doppia occasione per partecipare alle degustazioni organizzate da ADB con le due birre vincitrici del campionato del mondo della birra di Strasburgo: la Triplexx di Croce di Malto e la Chocarrubica del Birrificio Grado Plato. Oltre a queste due, ci saranno altre due birre, e il tutto verrà accompagnato con stuzzichini e abbinamenti. Prenotazione obbligatoria a info@degustatoribirra-er.it, costo 17€ (Bologna), 15€ (Rubiera). sconto di 2e per soci ADB.

5a Festa del Luppolo
Castellucchio (MN) – 11 Giugno
Organizzata dal Circolo del Luppolo in collaborazione con il Birrificio Corte Pilone, torna la 5a Festa del Luppolo. Dalle 11.30 di mattina fino a sera (notte) inoltrata, birra a fiumi, porchetta, riso con salamella, sbrisolona e altre tipiche specialità culinarie mantovane. Prenotazione obbligatoria, costo 30€ a persona, numero chiuso. Per ulteriori info, guardate qua.

Gli eventi e le possibilità, insomma, non mancano davvero. A qualcosa, non a tutto purtroppo, parteciperò anche io, quindi se avete voglia di fare due chiacchiere, sapete dove trovarmi!

mattia

 

L’Isola Che Non C’è 2010 – Suisio (BG)

Category : Birra, Festival

Sono passate un paio di settimane dall’Isola Che Non C’è, festival organizzato dalla Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG) e dalla Compagnia del Luppolo, storica associazione di appassionati di Bergamo.

Anche dopo la defezione di quelli del Birrificio del Ducato (uno dei birrifici più in vista in Italia), la lista dei birrifici vecchi e nuovi partecipanti alla seconda edizione del festival restava corposa e interessante. I motivi di curiosità c’erano tutti, dal tastare il polso ai nomi storici come Bi.Du. e Orso Verde, al valutare birrifici di non facile reperibilità (penso soprattutto a B.A.B.B. e Civale, quasi inedito in Lombardia) o addirittura freschi di apertura (Endorama e Via Priula) per chiudere con Hibu, birrificio brianzolo sconosciuto ai più.

Il festival, come lo scorso anno, si è svolto in un tendone riscaldato nella piazzetta antistante la Locanda. A differenza dello scorso anno, il clima poco propizio ha portato a spostare la musica all’interno del tendone. Della musica dirò che mi è piaciuto molto il trio acustico guidato da Carmen Cangiano, con una scaletta piacevole e molto adatta al festival. Degli Arimo che dire? Ero un po’ terrorizzato dall’idea di una batteria all’interno del tendone, ma sono stato smentito, la musica – a differenza di (tante) altre volte – non è stata un peso per chi voleva godersi innanzitutto la birra e le chiacchiere in compagnia, anzi è stata molto apprezzata dai presenti. Nota di merito anche per il tastierista rubato a qualche parrocchia locale.

L’organizzazione, oltre alla birra, prevedeva cibo olandese sia in panino (frikandelle) che zuppa (ai piselli e alla coda di bue). Gustose, economiche e molto adatte alla temperatura esterna. Il Monaco Felice riesce quindi in un nuovo miracolo, far apprezzare piatti poveri e sconosciuti anche ai diffidenti.

Ma veniamo alla birra, vera regina dell’evento. Mi ero ripromesso, anche in fase di presentazione del festival, di riassaggiare le birre di Civale provate la settimana prima all’IBF di Torino. Non l’ho fatto, limitandomi a raccogliere pareri dagli amici e conoscenti. Pareri vergini e non legati al mio assaggio della settimana precedente, quindi. La Lumina raccoglie diversi consensi, pochi entusiasmi per la Ulula, mentre la Punto di Fuga divide.

Grossa curiosità suscitava il debutto dei due birrifici bergamaschi, entrambi con tre birre ciascuno. Di Via Priula sapevo solo quanto mi avevano detto gli amici appassionati: vincitori del concorso a Piozzo (CN) sui cloni birrari con una similGonzo, brassano in casa del B.A.B.B., come fino a pochissimo tempo fa accadeva ad Hibu. Sembra un complicato rompicapo, vero? E in effetti non sapevo che aspettarmi, anche se i pareri degli amici erano assolutamente positivi. Tre birre, tre stili. La Loertis è una pils di stampo boemo con luppoli giusti e giusta piacevolezza, la Bacio una A.P.A. godibile, la Camoz mi è sembrata un po’ giovane ma senza dubbio riuscita. Promosse tutte con riserva, anche perché tutte buone anche se mancano un po’ di originalità (d’altra parte…). La speranza è di verificare tra qualche mese lo stato di cose, dato che immagino che per tutte fosse la prima cotta o quasi.

Endorama era, almeno per i clienti abituali della Locanda, un nome ancora più atteso. Simone Casiraghi è “uno dei nostri”, e dopo numerose peripezie burocratiche è finalmente riuscito a fare il passo da celebrato homebrewer a birraio.Sulla Vermillion sospendo il giudizio, vuoi per qualche problemino di carbonazione, vuoi perché dopo aver bevuto bidoni di A.P.A. italiane (vero genere nazionale italiano, ormai?) ho deciso di alzare l’asticella. Rimandata alla cotta successiva, per quanto mi riguarda, anche se amici e appassionati ne ingollavano a bidoni. La Malombra l’ho assaggiata fugacemente, ma mi ha lasciato piacevolmente colpito, fresca e invitante, anche se la stagione (discorso valido anche per la Loertis di via Priula) è quella meno adatta per birre leggere e dissetanti. Meglio, molto meglio, la Milkyman, milk stout che mi ha riconciliato con il genere, sarà perché il dosaggio di lattosio è misurato e funzionale, riuscendo a non risultare stucchevole nemmeno ai più diffidenti. Complimenti!

Ottima forma per Bi.Du. e Orso Verde (Rebelde a parte, purtroppo davvero irriconoscibile), birrifici storici di cui vi abbiamo parlato in lungo e largo nei due anni di Pintaperfetta, oltre che protagonisti di mille fiere e festival, compresa la passata edizione dell’Isola. Basti dire che ho aperto la prima serata con una Wabi e ho chiuso la seconda con una Confine per capire quanto sono legato alle loro produzioni.

Del Birrificio Artigianale Bassa Bresciana, meglio noto come B.A.B.B., avevo perso le tracce un paio di anni fa. Ricordavo delle birre buone, forse un po’ dolcione ma piacevoli. Avevo incrociato il birraio Riccardo Redaelli qualche mese fa all’Ines Pub di Nibionno (LC), con cui avevo scambiato qualche parere. Le birre mi hanno tutte piacevolmente sorpreso, meno dolci di quanto le ricordavo, più bilanciate e beverine. Ottima la Rubinia (produzione ormai storica del birrificio), come anche la Mellis, che come suggerisce il nome ha una discreta dose di miele. Normalmente, fuggirei inorridito verso altre destinazioni, in realtà c’è un ottimo bilanciamento con un finale amaro che la rende molto, molto piacevole. Applausi a scena aperta per la Föm, le cui note di torbato mi hanno letteralmente conquistato.

Anche Rai del birrificio Hibu l’avevo incrociato recentemente, sia al Clock Tower di Treviglio che al già citato Ines Pub. In quest’ultima occasione, mi aveva fatto provare la sua nuova creatura, la Vai Tra’, una APA che mi aveva dato ottime sensazioni nonostante fosse estremamente giovane. Ero quindi fiducioso che l’avrei trovata in ottima forma al festival, e così è stato. Non solo, ho notato passi da gigante in tutte le produzioni, evidentemente in passato si soffriva e non poco la produzione senza un proprio impianto. Complimenti e un incoraggiamento a continuare sulla buona strada intrapresa.

Chiusura con Extra Omnes: a causa dei ritardi negli spedizionieri che dovevano fornire le birre del banco ombra, è passato agilmente da comprimario di lusso a protagonista della Locanda “indoor” con la sua natalizia, la Kerst (che avevamo annunciato qua). Birra piacevole e abbastanza classica, forse poco “ambiziosa” ma senza dubbio riuscita.

P.S: un ringraziamento speciale a tutti quanti: Claudio e Carla, Moreno e Simona (grazie di tutto!), Patrizia, Davide e Antonella, Gian e tutti i compagni del luppolo, e soprattutto agli amici di sempre.

L’Isola Che Non C’è, Suisio (BG) il 26-27 novembre

Category : Birra, Eventi

Fine novembre, tempo di Isola Che Non C’è, ovvero il festival dedicato alle birre invernali curato dalla Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG) e dalla Compagnia del Luppolo (branca bergamasca di Mo.Bi.). L’anno scorso (prima edizione) andò così. Rispetto alla passata edizione, mancherà il carisma di Alex Liberati, personaggio tra i più conosciuti della scena romana e importatore di parecchie chicche dagli U.S.A. e dall’Europa settentrionale.

Il programma di quest’anno è comunque molto ricco e si fa forte di birrifici noti, emergenti e neonati.

Ecco la lista:

B.A.B.B. – Manerbio (BS), attivi ormai da diversi anni;

Bi.Du. – Olgiate Comasco (CO), uno dei nomi storici della scena birraria italiana, con produzioni storiche e imperdibili come Rodersch, Artigianale e tantissime altre;

Civale – Spinetta Marengo (AL), selezionato da Slowfood come uno degli 8 birrifici “emergenti” del 2010;

Ducato (Roncole di Busseto – PR), vincitori di numerosi premi in Italia e all’estero: tra le produzioni più note, la pils Via Emilia e la Verdi Imperial Stout, più tantissime altre;

Endorama – Grassobbio (BG), una delle novità più attese;

Hibu – Cornate d’Adda (MB)…freschi del nuovo impianto hanno cominciato a rielaborare vecchie ricette e proporne di nuove…e i primi assaggi sono davvero interessanti…

Orso Verde – Busto Arsizio (VA), forte di cavalli di battaglia come Wa.Bi., Backdoor Bitter e Rebelde;

Via Priula – San Pellegrino Terme (BG), altra novità della scena bergamasca, e vincitore di un prestigioso concorso per homebrewer pochissimi mesi fa.

Il tutto si svolgerà, come lo scorso anno, nella piazza antistante la Locanda del Monaco Felice nel pieno centro di Suisio (BG). Ogni birrificio porterà almeno una produzione invernale e/o natalizia, e all’interno della Locanda sarà presente un “banco ombra” dove Claudio proporrà altre favolose birre, mentre Carla come sempre si occuperà della (ottima) cucina.

Il pagamento delle birre avverrà con buoni da acquistare alla cassa: saranno disponibili due formati, da 30cl. (3€) e da 10cl (1,5€, anche bicchiere singolo).

Nelle serate della festa si terranno spettacoli musicali (a partire dalle ore 22.00): il Venerdì ci sarà un gruppo acustico che esplora le perle del blues e del jazz, il “Carmen Cangiano Acoustic trio”, (Carmen ha appena vinto a Savona il prestigioso premio Janis Joplin 2010 http://www.myspace.com/carmencangiano), mentre Sabato sarete coinvolti dal Folk-Rock Brembano degli “Arimo” e del loro storico leader Renato Carminati (http://www.myspace.com/arimoetnorock).

Ci si vede lì, insomma.

“Saranno Famosi”, Locanda del Monaco Felice – Suisio (BG)

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Category : Festival

Sono reduce da un paio di giornate a “Saranno Famosi, Anglo-beer festival per giovani birrifici”, per la precisione la serata di venerdì e il (lunghissimo) pomeriggio di sabato. Posso quindi candidamente ammettere di aver perso quasi tutta la serata di sabato e il concerto dei Jabberwocky, che mi dicono essere niente male.

Ma andiamo con ordine. Dopo un mese e mezzo circa di temperature tropicali e di afa mortale, venerdì decide finalmente di piovere, con qualche grandinata leggera qua e là. Il tutto nel paio di ore immediatamente precedenti all’orario di inizio. Questo comporta qualche difficoltà iniziale e qualche leggero ritardo, ma per fortuna la nuvolona malefica decide di proseguire la corsa verso altri lidi. Quel che resta è un cielo più limpido che mai e una temperatura drammaticamente crollata di una quindicina di gradi fino a livelli da inizio primavera che perdurerà fino a notte fonda. Durante l’allestimento i primi stand (Rurale, Emiliano, Valcavallina) riescono a mettersi sotto a un gazebo, restano fuori quelli che per un motivo o l’altro sono arrivati per ultimi: Alex Liberati (Revelation Cat, 4:20) non fa una piega e monta al volo il suo banchetto (Dark Star Hophead, Revelation Cat/Gadds West Coast IPA, Revelation Cat/De Molen Milk Mild, Struise Black Albert, De Molen Op & Top), il rappresentante del birrificio Geco invece decide che lui non ha sufficiente spazio e torna a casa senza nemmeno avvisare, o almeno così ci riferiscono. Resta l’occasione persa per approfondire la conoscenza delle sue birre, e la perplessità tra un comportamento un po’ da star e la descrizione di umiltà e disponibilità fattami da almeno un paio di publican parlando del loro birrificio…Dr. Jekylle e Mr. Hyde o semplicemente una giornata storta?

La serata di venerdì comincia tardi ma bene, si fanno due chiacchiere tra amici e con i publican. L’offerta cibaria prevede chili con carne, frikadellen (salsicciotti-polpetta direttamente dall’Olanda), patatine fritte e una convenzione con la pizzeria da asporto a fianco alla piazzetta. Quella birraria invece è forte dell’intera linea del birrificio Rurale (Seta, Milady, Terzo Miglio) e del birrificio Valcavallina (Cavallina, Alba Rossa, Calypso), il birrificio Emiliano invece obbedisce alle indicazioni di stile (anglosassone) e lascia a casa il prodotto di punta, una ottima kolsch bevuta al Goblet di Modena con Mattia qualche tempo fa. Schigi di Extraomnes, che ha solo produzioni in stile belga, porta la sola blonde (già gustata con massimo piacere all’OBF) in fusto: una ottima conferma.

Il tempo scorre veloce tra musica rock-blues in chiave acustica, chiacchiere in libertà con amici e birrai e un passaggio più o meno approfondito di birre di facile reperibilità (trovare le birre del Rurale alla Locanda e in altre birrerie specializzate è diventato molto facile, in questi mesi) e non. Abbiamo anche modo di provare un paio di birre di un homebrewer che partecipa al concorso, tutte e due più che discrete con la dry stout che mi colpisce particolarmente: l’esito finale sarà positivo, con la sua APA al terzo posto e la Dry Stout al quarto. Chiusura imperiale con la Black Albert di Struise, che purtroppo è arrivata a fine fusto: essere favolosa ed essere l’unica birra corposa di tutto il festival ha portato al rapido esaurimento.

La risposta della gente nonostante la temperatura inusuale è più che buona, anche se manca il movimento visto lo scorso novembre. Si guarda con molto ottimismo alla giornata di sabato, che si preannuncia calda e senza nuvole.

Il pomeriggio di sabato però porta con sè, oltre al sole, un vento in stile mare del nord che mi ricorda le tante vacanze olandesi e incasina la fruizione del festival nonché la cotta pubblica, con il fornelletto da campo che fatica a reggere l’intensità delle folate. Passa un rumoroso e affollato motoraduno attraverso il paese, arriva qualche gruppo di appassionati non visti il venerdì sera, il pomeriggio scivola via lento di birra in birra, con la Hophead di Dark Star a farla da padrone per estrema beverinità e per necessità di finire il fusto e passare alla APA dello stesso birrificio, di cui Lorenzo mi aveva detto grandissime cose. Alex ci aveva “ingannato” dicendo che stava finendo già a inizio pomeriggio, ma ci vuole tutto l’impegno di un plotone ben selezionato per raggiungere (solo ore e ore dopo) l’obiettivo. Purtroppo una mezza delusione, il fusto sembrava aver sofferto il caldo o il viaggio e non reggeva le aspettative createsi.

L’estrema tranquillità mi permette di scambiare qualche parola con i mastri birrai di Valcavallina, Emiliano e Rurale, oltre che con amici vecchi e nuovi. Poco prima dell’inizio del concerto serale, abbiamo deciso di allontanarci verso casa per sopraggiunta stanchezza.

Avevo grandi aspettative per questo festival, e alla fine la sensazione è un misto di piacere per i due giorni da fanatico di birra (e delle ottime bevute e chiacchierate con amici ed appassionati) e un po’ di delusione per la risposta complessiva del pubblico. Il clima ha sicuramente pesato e non poco, come credo abbia pesato il pesante esodo estivo verso mari e montagne. Penso che un fattore negativo sia stato anche il valore tematico del festival (come stili) e la mancanza di grandi nomi (almeno a livello di popolarità) tra i birrifici ospiti, una combinazione forse un po’ azzardata per un festival così avanti nella stagione estiva e alla prima edizione. Qualche perplessità su alcune scelte organizzative di posizionamento: a nostro avviso lo stand di Alex Liberati avrebbe trovato perfetta collocazione al bancone della Locanda (come visto lo scorso novembre), mentre attaccato ai birrifici italiani sembrava togliere un po’ di visibilità, oltre che a rendere più confuso il senso della manifestazione, che era intitolata proprio a loro. Il clima (prima freddo, poi ventoso) non ha reso facile né la fruizione del festival né la cotta pubblica, ma il vero problema è stato probabilmente nella scelta del weekend: organizzare a fine luglio era una grande sfida che purtroppo non è stata vinta (vince l’esodo estivo con mezza Lombardia in giro per laghi, mari e monti), come credo che la scelta dei birrifici possa essere stata tutto sommato controproducente: il solo Rurale ha un profilo che definirei affermato, gli altri forse avevano bisogno di un piccolo “traino” promozionale (che so, mettere una spina a rotazione per i birrifici in arrivo per il festival, in modo da creare aspettativa su nomi ancora minori nella scena birraria nazionale e tutto sommato quasi assenti nell’offerta birraria dei locali specializzati nella zona tra Bergamo e la Brianza).

Nota di chiusura: Davide, ex collaboratore del nostro blog e homebrewer da pochi mesi e poche cotte, ha portato a casa il primo premio del concorso con la sua Zapata APA. Direi un ottimo inizio che fa ben sperare per un futuro radioso da homebrewer.

(si ringraziano Moreno e Simona per le foto)

Orobie Beer Festival – il mio report

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Category : Birra, Festival

L’Orobie Beer Festival 2010 è stato il primo dei due eventi estivi organizzati nel mese di luglio dalla sezione bergamasca di Mo.Bi., vale a dire la attivissima Compagnia del Luppolo.

Un evento molto atteso, sia per l’indubbia qualità dei birrifici già noti coinvolti che per la possibilità di poter conoscere le novità, sia in termini di birrifici che di nuove produzioni.

Ma andiamo per ordine. Sabato sono arrivato nel primissimo pomeriggio al The Dome, un locale che visto da fuori sembra un sogno di Fox Mulder dopo una abbondante peperonata, situato all’inizio della val Seriana in quel di Nembro (BG) e inaugurato poco meno di un anno fa da Michele Galati dell’Abbazia di Sherwood.

Giornata soleggiata e afosa, con gruppetti di appassionati che via via raggiungono il festival e fanno scorta di gettoni da degustazione. Il formato sembra un po’ replicare quello del Villaggio della Birra, con apertura limitata al sabato e alla domenica, ma che comincia già più o meno all’ora di pranzo (domenica) o subito dopo (sabato). La grossa differenza sta nell’offerta birraria, che in Toscana è dedicata soprattutto al Belgio, mentre qui è dedicata ai birrifici italiani, con la sola eccezione di un habitué degli eventi targati Michele Galati, vale a dire lo svizzero Jérôme Rebetez del BFM, che oltre a portare un paio di birre è presente nella giuria tecnica incaricata di decidere le produzioni migliori del festival. Come al Villaggio, l’apertura pomeridiana è amata soprattutto dagli appassionati, che nella tranquillità dell’assolato pomeriggio trovano l’habitat ideale per chiacchiere con i birrai o con amici e conoscenti che seguono con regolarità questi appuntamenti.

Decido di dedicare il sabato soprattutto alle scoperte e alle novità. Ma da cosa partire, con un’offerta così sterminata?  Da Extraomnes, vale a dire Luigi “Schigi” D’Amelio. Le birre presenti (in bottiglia) sono due, di chiara ispirazione belga, una blonde e una tripel. Assente la Saison, di cui pure qualcuno (ma non ricordo bene chi) mi aveva detto buone cose. Escludo, per temperatura e orario, la più corposa e mi dedico alla blonde. Una birra che mi ha colpito come poche tra quelle del festival, semplice, beverina e per niente banale, che già al primo sorso sembra un classico. Carine anche le etichette, semplici e di buon impatto visivo.

Di blonde in blonde, per il secondo assaggio faccio meno strada possibile, affidandomi allo stand confinante, vale a dire quello dei genovesi di Maltus Faber. La novità del festival è alla spina, e come il nome stesso suggerisce (Blonde Hop) è una versione della classica Blonde con dry hopping. Il risultato è notevolte, e risulterà una delle birre più apprezzate del festival.

Sempre nell’ottica di tenermi su birre leggere, raggiungo Maurizio Cancelli allo stand del birrificio Lodigiano. Maurizio è stato protagonista di diverse degustazioni e presentazioni alla Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), e in questi anni ci è capitato di assaggiare numerose produzioni nel suo peregrinare di birrificio in birrificio (BABB, Manerba, Lambrate, ora Lodigiano). La sua pils (anch’essa con dry hopping) non delude, anzi, e nel corso del pomeriggio avrò modo di chiacchierare con Maurizio di progetti per il futuro. Meno entusiasti i commenti dei conoscenti (non ho avuto modo di verificare) sulle altre due produzioni, in particolare la bitter pare non fosse troppo in forma.

E’ quindi il momento di raggiungere Valter Loverier, che sta dietro al banco e con passione e gentilezza spiega le sue birre. Che dire delle Loverbeer? Il mio primo assaggio di Madamin è stato circa una settimana prima del festival quando ho conosciuto Valter, e sono rimasto colpito, dopo le tante parole positive spese su di lui da amici e conoscenti che già avevano avuto modo di provare le sue produzioni. Nel weekend ho avuto modo di provare le altre due produzioni presenti e di riassaggiare la prima: la Beer-bera è vinosa e beverina, mentre la Papessa (l’unica delle tre servita alla spina) è una vera sorpresa, una imperial stout tutt’altro che scontata e moderatamente (per il genere) alcolica. Nella mia scala di gradimento, la Beer-Bera resta leggermente dietro alle altre due, ma sono tutte e tre produzioni entusiasmanti di un produttore originale che sta raccogliendo tutta la meritata attenzione.

Il resto del pomeriggio di sabato passa attraverso qualche scambio di battute con Paolo Polli (che promette scintille sulla guida Eurhop), la visione del partitone Germania-Argentina, un paio di assaggi di Zona Cesarini di Toccalmatto (purtroppo servita a temperatura eccessiva) e un giro da Enrico di Menaresta, per la nera Pan-negar (ottima come la ricordavo) e per bere una Verguenza ascoltando gli scambi di opinione tra Marco Valeriani (l’homebrewer che l’ha prodotta presso Menaresta) e Stefano Ricci.

Tra una birra e l’altra, ovviamente, c’è spazio anche per uno spuntino. Il numero di proposte è abbastanza limitato, la qualità buona, i prezzi onesti. Ottimi gli anelli di cipolla e il piattino di formaggio e salumi locali, buona anche la salamella, un po’ insapori invece i primi piatti.

La domenica invece scorre più tranquilla, quasi sonnacchiosa. Arriviamo appena in tempo per incrociare qualche amico presente fin dal pranzo, ma in generale c’è meno gente rispetto al giorno precedente. A differenza del giorno precedente, che ho dedicato soprattutto alle nuove produzioni, mi dedico a un giro di “ripassi” di produzioni note, magari non bevute ultimamente. Trovo la Wabi in forma strepitosa, e pur avendo buoni profumi e una discreta luppolatura in passato l’avevo trovata poco interessante. Saranno le 5 stelle appena ricevute da Slow Food, sarà la stagione propizia, ma non l’ho mai trovata così buona.

Tra una Groovin’ Hop (Toccalmatto) e un paio di produzioni toscane (BK di Olmaia e Contessa di Amiata, che in teoria sarebbe una IPA) trovo tempo e modo di fare il ripasso delle tre produzioni Bi.Du. presenti: SuperanAle, Black Mamba, Rodersch. La prima è una riscoperta e non la bevevo da almeno un anno e mezzo, per chi non la conoscesse è una specie di ArtigianAle con un’esagerazione di luppoli, la seconda la favolosa stout estiva di Beppe Vento, la terza invece ha reso popolare il genere kolsch tra i produttori artigianali italiani.

Ah, come accennavo sopra, c’era un concorso con giuria. I primi due posti sono andati a due produzioni gemelle di Maltus Faber (Blonde e BlondeHop, unica differenza nota il dry hopping sulla seconda), il terzo a un classicone di Menaresta (Bockstaele Dirk), quarta piazza sempre per Menaresta con la “birra ospite” Verguenza, quinto per la Madamin di Loverbeer. Una scelta (quella delle prime due) che mi lascia un po’ perplesso, perché se è vero che la birra è buona ed è giustamente piaciuta alla giuria, mi fa un po’ strano vedere due versioni della stessa produzione premiate insieme, e vedere al primo posto una delle poche birre in bottiglia di tutto il festival. Le altre posizioni non ci sono note, purtroppo, forse sarebbero servite a capire meglio la classifica finale.

Concludendo, il bilancio sulla prima edizione dell’Orobie Beer Festival è ampiamente positivo, e ci auguriamo che possa diventare un appuntamento fisso dell’estate birraria. Vi salutiamo con questa ultima foto…

(un ringraziamento a Moreno e Simona per le foto presenti sull’articolo e per gli scambi di idee e assaggi durante il festival)

Clock Tower Pub – Treviglio (BG)

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Category : Locali

Il Clock Tower, situato ai margini del centro storico di Treviglio, in provincia di Bergamo, si  presenta a primo impatto come un irish pub che più classico non si può: arredamento in legno, cartelli stradali a indicare improbabili destinazioni irlandesi (io un giorno lo vorrei conoscere, uno che vede la distanza e la direzione per Galway e si fionda fuori dalla porta per rientrare a distanza di giorni o settimane con la barba lunga e con l’aria soddisfatta) e abbondanza di poster pubblicitari della stout più venduta nel mondo.

Qualche locandina presente e passata segnala la passione del gestore per la buona musica, con concerti abbastanza regolari sia nel pub che nell’ambito di un festival estivo a Bergamo.

Un poster Baladin d’annata, delle spine a pompa all’inizio del bancone e un frigo in bella evidenza (con Mikkeller, St. Peter’s, Ridgeway e altro ancora) segnalano subito l’attenzione alla birra di qualità. Il personale è molto preparato e sa consigliare sia gli appassionati che i neofiti.

La lista di birre in bottiglia è una delle più impressionanti d’Italia per varietà e numero (oltre 400): ampia scelta di belghe, buona carrellata sul panorama italiano (il lombardo Hi.Bu., il genovese Maltus Faber e diversi altri) e americano (Flying Dog, Sierra Nevada, Hoppin’ Frog…) e per finire c’è un angolo beer shop favoloso per prezzi e assortimento.

Per quanto riguarda le spine c’è diversa roba fissa (Guinness, e poi qualche inglese come Bombardier e 1698), con qualche belga “spessa” della Roman come Ename Tripel e Sloeber. Un posto rilevante va (e non potrebbe essere altrimenti) alla linea Elav, creata su commissione per il Clock Tower e per il locale gemello in città alta a Bergamo dalla bavarese Lauterbacher, un po’ ingannevolmente definito come piccolo birrificio a dimensione familiare. Con una produzione di 50.000 hl annui (fonte: Good Beer Guide to Germany di Steve Thomas, CAMRA 2005) si attesta tra i più grossi piccoli birrifici tedeschi, o tra i più piccoli tra i grandi. Per fare qualche paragone con la realtà italiana, circa 20 volte la produzione attuale del birrificio di Lambrate (2.700hl secondo l’ultima pubblicazione di rilievo nazionale). Settimana prossima so che verranno servite un paio di St. Georgen (Helles e Keller), un birrificio della Franconia che apprezzo particolarmente.

Sempre presente qualche luppolata alla spina, dalla Sierra Nevada Pale Ale alla gamma Brewdog (credo sia l’unico posto dove ho visto l’analcolica Nanny State alla spina). C’è spazio per Real Ale inglesi (tra cui la favolosa Red Mc Gregor della Orkney) come per quelle emiliane: Toccalmatto e White Dog sono presenze ricorrenti in cask, la dimensione perfetta in cui gustare le loro produzioni migliori.

La cucina prevede tavola fredda classica, pizza e una manciata di primi piatti piuttosto promettenti.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito web o la pagina facebook.

Abbazia di Sherwood – Caprino Bergamasco (BG)

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Category : Birra, Locali

L’Abbazia di Sherwood di Caprino Bergamasco (poco oltre Pontida per chi arriva da Bergamo, pochi chilometri oltre il ponte di Brivio per chi arriva dalla Brianza) è una delle birrerie di qualità storiche della Lombardia.

Sono infatti ormai diversi anni che Michele Galati e la sua famiglia gestiscono questo pub-pizzeria che ha sempre potuto vantare una selezione di birre in bottiglia tra le più numerose e interessanti d’Italia, facendolo diventare un ritrovo abituale di appassionati e non. L’ambiente è accogliente e tranquillo, il personale sempre indaffarato tra una pizza (indubbiamente buona) e un consiglio competente e appassionato.

La selezione di birre alla spina prevede una pils di tutto rispetto e due birre che hanno fatto la storia (commerciale e non) del loro genere: Guinness (stout) e Hoegaarden (bianca belga), più un paio di altre belghe interessanti. Ad esse si aggiungono con una certa regolarità e buona rotazione birre artigianali italiane (Montegioco su tutte, ma anche Maltus Faber) e vere e proprie chicche come come Brewdog (nel corso degli ultimi mesi sono passate quasi tutte dalle spine dell’Abbazia), Mikkeller, Sierra Nevada, Anchor e tante altre ancora. Purtroppo è capitato di tanto in tanto che  i fusti delle linee di spina più particolare  non siano in condizioni ottimali, anche se problemi veri li abbiamo riscontrati raramente. Sul sito dell’Abbazia di Sherwood potete verificare quotidianamente la lista delle spine “in tempo reale”.

Tra le bottiglie domina il Belgio, vuoi per ragioni storiche vuoi per lo storico successo delle birre “artigianali” belghe in Italia, successo che ha ispirato tanti mastri birrai italiani e che ha contribuito a diffondere cultura birraria e abitudine a stili di birra diversi dalle classiche lager e pils industriali di casa nostra. All’Abbazia, oltre alle classiche trappiste e di abbazia, si trova una prestigiosa selezione di birre a fermentazione spontanea con nomi quali Cantillon o Girardin, o anche l’assortimento quasi completo della De Dolle (compresa la prestigiosa Oerbier Reserva) e numerosissime rarità sapientemente custodite nella cantina di Michele Galati. Una liste di bottiglie che è sempre stata in lenta ma costante espansione, e che ha saputo allargarsi ai paesi emergenti della scena birraria artigianale: bretoni, canadesi, scandinave (Mikkeller, Nøgne Ø), olandesi (De Molen), e soprattutto americane (Flying Dog, Left Hand, Great Divide, Sierra Nevada), in uno sguazzare di imperial stout, india pale ale e barley wine adatti a ogni palato e occasione.

Oltre a tutto questo, un impegno costante sul fronte dell’approfondimento della conoscenza della birra, dalle degustazioni (Kuaska e Schigi sono di casa, ormai) ai corsi spesso in collaborazione con l’associazione  Compagnia del Luppolo, meritorio e attivo gruppo di appassionati con base nella bergamasca.

L’Abbazia di Sherwood si trova in via Cava di Sopra, 20 a Caprino Bergamasco (BG, ovviamente). Anche se l’indirizzo lascia presagire chissà quali complicate ricerche, si trova in realtà proprio sulla statale 342 Briantea che collega Como a Bergamo, ed è abbastanza facile da trovare. Il parcheggio di fronte al locale può essere un po’ pieno, specie nelle sere del weekend, ma la ricerca di un posto dietro l’angolo (si trova tra la statale e una zona residenziale) non è troppo complicata. Nel weekend può capitare di aspettare che si liberi un tavolo per sedersi, ma di solito non passa troppo tempo.

Alessio

Un’altra opinione:

Sono stato all’Abbazia solo una volta, nel periodo natalizio; devo ammettere che le spine, sebbene di buon livello, non mi hanno colpito, e non c’era nulla che mi abbia fatto gridare “al miracolo”. Ma la selezione di bottiglie, quella si era impressionante: sia per le belga più ricercate, che – soprattutto – per la buona scelta di americane. Trovo infatti che trascurare le produzioni USA sia un grosso difetto della maggior parte dei pub italiani (e in generale dell’Europa continentale), perché c’è roba buonissima, che si conserva senza troppi problemi, e con un prezzo all’origine molto, molto basso. All’Abbazia ho visto decisamente delle buone cose – non al prezzo a cui le trovo oltreoceano, ma questo è comprensibile. Bene anche per le birre scandinave. Guardare quei frigoriferi era veramente un piacere, e chissà quante me ne sono perse in cantina.

Giacomo