Birreria Il Cantuccio – Orta S.Giulio (NO)

Category : Locali

Un appunto veloce di servizio.
Se si desidera andare al Cantuccio di Orta S.Giulio, in via Marconi 35, sarebbe preferibile indicare realmente via Marconi 35 al proprio navigatore satellitare. La distrazione porta con sè la pena (vissuta in prima persona), di trovarsi in via Madre Teresa di Calcutta, in un viottolo sperduto con davanti verosimilmente un ospizio per vecchi o un convento (visto il nome della via).
Comunque sia, finita la nota di servizio e ripresa la corretta direzione, eccomi davanti al Cantuccio.

esternocantuccio

Il locale si trova nella graziosa città di Orta S.Giulio, a 100 metri dalla stazione dei treni e quindi con la possibilità di sfruttare un ampio parcheggio.
Esternamente il locale ricorda i vecchi circoli Arci, il baretto di paese, mentre all’interno lo stile è più standard con i classici tavoli in legno su 3 salette, sgabelli, specchi legati a vari marchi birrai (alcuni sinceramente imbarazzanti, per il nome) ma anche fantastici poster di vecchi film (quello di “Chiamatemi Aquila” di Belushi mi ha tolto più di un sorriso).
Il personale, cortese, ricorda molto la laboriosa frenesia di un formicaio (per numero e velocità di movimenti), con un servizio corretto nella presentazione della birra e nella scelta dei bicchieri.

Internocantuccio

Fatti i soliti convenevoli, passiamo al lato beverino, quello decisamente più interessante della segnalazione.
Il Cantuccio nella sua storia più che decennale, vantava un guinness ufficiale per numero di bottiglie (a livello europeo), e tutt’oggi con le sue circa 200 bottiglie alla carta si difende egregiamente. Nella lista il Belgio la fa da padrone come peso sia quantitativo che qualitativo , mentre le altre nazioni sono rappresentate da prodotti validi più come nota di colore (con una birra dello Sri Lanka e una della Tanzania) che di sostanza. A segnalarle tutte mi ci vorrebbe un papiro, ricordo un pò a caso e a gusti le solite trappiste (Rochefort, Orval, Westmalle…. ), le birre della De Dolle (Arabier, Boskeun, Dulle Tuve, Stout…), le Dupont (Saison, Moinette… ) , le Boelens (Birken, Pa-gijs, Wase Wolf) e tanta altra roba buona. Un pò vuota la casella inglese (a parte roba imbevibile) e americana. Guardando alle tipologie, la lacuna vera è sulle acide, rappresentata solo dalle Lindemans (brrrr… ) e presentata come “birra alla frutta”, cosa infondo vera vista la sua natura sciropposa ma che non sarebbe cosa di cui farsi vanto.

La scelta delle spine è apprezzabile e si trovano due birre classiche tedesche (Kulmbacher e Kapuziner Weiss) , la Gordon Finest Blond e due belghe (Mc Chouffe e Bonne Esperance).
Mi rimane la curiosità del fare una vista tra qualche tempo per verificare l’esistenza o meno di una rotazione nelle spine, fattore in grado di dare uno spessore maggiore all’offerta.
I soliti panini, stuzzichini e pizzette non mancano a completare l’offerta del locale. I prezzi sono onesti, con le spine a 2,70 e 4,80 (rispettivamente la piccola e la media), e la gran parte delle bottiglie sui 4,5 per i 33cc.

Giungendo ai commenti finali, il Cantuccio merita sicuramente voti positivi e buone lodi.
L’offerta è sicuramente tra le più abbondanti della zona, in particolare per quanto riguarda le bottiglie belghe e le spine non deludono. Il locale è un pò rumoroso per l’alta frequentazione ma rimane comunque una visita più che piacevole. Da seguire il sito internet per monitorare la presenza di serate di degustazioni, assaggi, feste, nuovi arrivi.
Non mi resta molto da aggiungere, tranne che per l’estate rimarrà aperto tutte le sere. Per concludere consiglio in modo particolare la presenza dell’autista sobrio considerata l’offerta di birra, la strada lungo il lago (qualche curva vigliacca si trova) e la presenza piuttosto abbondante di controlli della forza pubblica. La stazione accanto potrebbe essere un’alternativa, anche se sono dubbioso sull’esistenza di treni in orari serali.

L’epopea dell’acquisto delle Westvleteren

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Category : Birra, Viaggi

Ovvero come qualcosa che sembrerebbe semplice sia in realtà molto complicato.

La maggior parte di voi avrà sicuramente sentito parlare delle birre prodotte dai frati dell’abbazia di Sint Sixtus, a Westvleteren (in Belgio, ovviamente – e dove, sennò?). Nel blog, già altre volte abbiamo fatto riferimento alla bionda Westvleteren 6 e le due brune Westvleteren 8 e 12, delle quali non si può dire altro se non che siano eccellenti; e sono anche le più rare e ricercate tra le birre trappiste. I miei venticinque lettori avranno sicuramente pensato: “volo a comprarne innumerevoli casse!” – ma prima che vi lanciate in questa impresa, è bene dare delle istruzioni per l’uso.

La produzione dell’abbazia di Sint Sixtus è molto limitata: si parla di meno di 5000 hl l’anno. Allo stesso tempo, la richiesta è altissima. Fino a pochi anni fa, la vendita era aperta soltanto alcuni giorni al mese, decisi dall’insidacabile giudizio dei frati e che non venivano rivelati in anticipo per nessuna ragione al mondo. Ovviamente, la gente del luogo ne era spesso al corrente; ma per un visitatore, l’unica speranza era arrivare la mattina presto al punto vendita, e, se c’era una lunga coda di macchine, voleva dire che era il giorno fortunato. Da notare come il tipo e la quantità di birra acquistabili venissero anch’essi decisi dai frati.

Per permettere a più persone di acquistare un po’ di bottiglie, questo sistema è stato cambiato: adesso è necessario prenotare telefonicamente le tanto agognate casse di birra (massimo due a testa, per un totale di 48 bottiglie). Per vedere in quali giorni e quale tipo di birra è possibile prenotare, c’è il sito ufficiale: sono i frati che decidono cosa potrete acquistare in un dato giorno. Il vero problema è che prendere la linea è spesso impossibile, a meno di non avere un numero telefonico belga; io ho provato numerose volte dalla Francia, e quando riesco a prendere la linea, tipicamente non risponde nessuno. Per cui la cosa migliore è appoggiarsi ad un amico “in loco”, se ne avete, che prenoti per voi e dichiari il vostro numero di targa. Eh si, perché al momento della prenotazione è necessario dichiarare il numero di targa della macchina che passerà a ritirare le birre – ovviamente, il punto di ritiro è aperto solo certi giorni, anch’essi disponibili sul calendario ufficiale nel sito.

Scoraggiati? Sicuramente, comprare un po’ di casse da portare via non è una cosa semplice. Tenete anche presente che sulla ricevuta è scritto esplicitamente che la birra non può essere rivenduta: in teoria, non potrete trovarla in nessun bar, beershop, negozio su internet o quant’altro vi possa venire in mente. I frati hanno chiesto e ottenuto di rimuovere la birra dal listino di numerosi negozi. Tuttavia, ci sono ancora molti beershop e bar che ne tengono alcune bottiglie, sebbene in genere non pubblicizzate su internet. Occhio al prezzo: negli Stati Uniti, ho visto una bottiglia di Westvleteren 12 alla modica cifra di 100$ (da non crederci), e su Ebay si trovano spesso a cifre comunque fuori mercato; a queste condizioni, in genere non conviene assolutamente: prese direttamente dai frati, le bottiglie costano meno di 2€ l’una!

Rimane un po’ di speranza. In alcuni beershop in Belgio, e a volte anche in Italia, quando ne trovate (un po’ sottobanco) il prezzo può essere più accessibile; anche qui, dipende dalla fortuna. In più, sembra che tutti gli abitanti della zona di Westvleteren riescano a prenotare infallibilmente (l’importanza di un numero telefonico locale!), oppure che abbiano accordi di altro tipo; fatto sta che in molti bar della zona ne potrete bere in quantità a prezzi irrisori. Difficile però convincere il barista a vendervene qualcuna da portare via. Infine, al pub ufficiale davanti all’abbazia (In de Vrede, foto qui sopra), oltre a poterne gustare in quantità illimitate – sebbene ad un prezzo un po’ più elevato (sui 4 euro circa per la Westvleteren 12, meno le altre), ma comunque ottimo -, in alcuni giorni è possibile acquistare piccole confezioni regalo con 4 o 6 bottiglie. Anche in questo caso il tipo delle bottiglie è deciso insindacabilmente, e non tutti i giorni le confezioni sono in vendita. Il limite è di una confezione a testa, ma in genere, se capitate da quelle parti quando sono disponibili, il mio consiglio personale è di comprare tutte quelle che riuscite a recuperare – sembra che contino anche i bambini, nel limite di una confezione a testa!

Buona caccia alla birra!

Giacomo
(si ringrazia ilGot per la prima foto)

101 – Sassuolo (MO)

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Category : Locali

Ecco un altro locale che si merita il nostro apprezzamento: si tratta del 101 di Sassuolo, in provincia di Modena. E’ proprio nel centro della cittadina (mappa) che ha sede questo locale, aperto dal 1974, che con l’attuale gestione (dal 1997) sta avendo un notevole successo. Scoperto grazie ad amici 3-4 anni fa, il 101 nasce come enoteca, ma nel corso degli anni, a causa della passione per la birra dei proprietari, il numero di etichette birraie comincia a crescere di pari passo con la qualità.

101, Sassuolo (MO)

Ad oggi si possono contare circa una settantina di birre in bottiglia provenienti da Belgio, UK, Usa, Germania, Italia e non solo. Tra queste si apprezzano anche molte particolarità e birre a volte sconosciute, che assieme ad una costante ricerca di prodotti validi danno al cliente sempre l’occasione di provare qualcosa di nuovo. Per esempio si trova una linea artigianale scozzese con le buone Fraoch e Alba, alcune lambic della Cantillon, alcune bottiglie della Rogue e nei periodi natalizi un’ampia selezione di birre di Natale (tra le altre anche la Stille Nacht e la San Bernardus alla spina).
Per quanto riguarda le linee alla spina, il locale ne vanta sei: a parte la Forst che è fissa e una Weiss a rotazione, altre due spine vengono tenute per una Stout (attualmente c’è la buona Oyster della PorterHouse) e per la Birra del Mese: ogni 30 giorni infatti una spina viene cambiata. Negli ultimi mesi son state presenti, tra le altre, la Ciney Triple e la Chimay e nei prossimi giorni, probabilmente già da quesa settimana, ci sarà la XX Bitter – e qui un giro di assaggio non dovrà davvero mancare per chi, come me, adora il prodotto della De Ranke. Ma il vero capolavoro l’abbiamo volutamente lasciato per ultimo: il 101 è l’unico locale della provincia (almeno) che possa vantare di avere fissa alla spina la Westmalle Dubbel, che già da sola vale una visita.

Il nome deriva dalla ricorrenza del numero 101:  sono infatti proprio 101 i metri quadri, e all’atto di costituzione nel 1974, per aprire un club erano necessari 100 soci più un presidente. Il locale è diviso in tre ambienti, due sale ai lati, con circa un’ottantina di posti a sedere, e la grande stanza di ingresso, dove c’è il bancone e la cucina.
A proposito di cucina, anche se qui su PintaPerfetta non ne parliamo quasi mai, segnalo volentieri della eccellente qualità dei piatti, rigorosamente composti da ingredienti scelti e cucinati sul posto: il menù è sempre ben sostanzioso, ma ogni sera c’è almeno uno, se non due piatti extra-menù. Da segnalare anche un paio di piatti cucinati con birra: la superba salsiccia montanara (che in alternativa viene cotta nel vino) e l’anatra all’arancia e weiss, veramente squisita, che però ultimamente è stata temporaneamente tolta dal menù per lasciar spazio a qualcosa di più “invernale”.

La cucina del 101, Sassuolo (MO)

Per gli amanti di altre bevande alcoliche, si sottolinea la grande quantità di whisky e rhum a disposizione dei clienti, nonchè una notevole varietà di ottime etichette di vino, che spesso possono essere abbinate a formaggi artigianali e marmellate rigorosamente fatte in casa. Molto spesso il 101 organizza degustazioni con menù di abbinamenti cibo-birra: da non perdere!

Zythos Beer Festival 2009

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Category : Eventi

Un appuntamento fisso per gli appassionati di birra belga e dintorni, lo Zythos Beer Festival è il più grande evento birrario di quella piccola nazione che tante gioie ci procura. Stiamo parlando di un festival aperto al pubblico con circa 60 birrifici presenti (per la precisione, quest’anno erano 55), e 200 birre da degustare, tutto rigorosamente belga. Infatti Zythos è una associazione non a scopo di lucro che si rivolge ai consumatori di birra, e non tanto ai produttori. Si può quindi immaginare perché lo ZBF sia una fiera tipicamente pensata per gli appassionati di birra, e quindi particolarmente piacevole da vivere.

Il festival si svolge nello Stadsfeestzaal di Sint-Niklaas, vicino ad Antwerpen; l’edificio è molto grande ed aereato, ma buona parte dello spazio è occupata dagli stand dei birrifici, perciò dopo poco tempo tende ad essere strapieno di gente. In compenso è facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione ferroviaria (è praticamente davanti), ed è facile da trovare se siete in macchina.

Una volta entrati, è necessario prendere il bicchiere per la degustazione (3 euro di cauzione), sempre che non ne abbiate uno degli anni passati; dopo si passa all’acquisto dei gettoni. E qui vi verrà da piangere dalla gioia: ogni gettone costa 1.20 euro, e da diritto ad una bevuta qualsiasi. Avete capito bene: tutte le 200 birre presenti costano soltanto 1.20 euro a bicchiere. Un sogno. Da notare che in teoria ogni bevuta dovrebbe consistere in 15 cl, ma il bicchiere è più capiente, e alla fine vi verrano sempre serviti quasi 20 cl. Come resistere?

Ma passiamo ai birrifici presenti. Purtroppo Girardin ha defezionato all’ultimo minuto, ma c’erano comunque birrifici famosissimi ed eccellenti: Rulles, Het Anker, Dupont, De Dolle (ovviamente col loro caratteristico furgone e lo stand più colorato di tutti), Malheur, Boon, Bavik, Caracole, De Koninck, De Ranke, Van Eecke, e uno stand per le varie trappiste (tranne Westvleteren, ovviamente). La scelta era molto vasta, ed ogni stand proponeva in genere almeno 2 o 3 linee di spina, e il resto della selezione in bottiglia. Gli stand più apprezzati dal pubblico, almeno a giudicare dalla quantità di gente davanti, sembravano essere Malheur (soprattutto le eccellenti Brut) e De Dolle, che aveva preparato anche una graditissima sorpresa: una birra in edizione speciale per il festival, la Cosmos Porter alla spina. Una porter molto caratteristica: acida, pungente, con note di mela verde ma un con un corpo rotondo e un finale intenso di luppolo. Ottima. Da ricordare anche le buone acide della Oud Beersel (gueze e kriek), la piacevole sorpresa Petrus Aged Pale, e alcune classiche ma sempre ottime spine (Rulles Estivale, De Dolle Extra Export Stout). C’è stato ovviamente spazio anche per assaggi di qualcosa di sconosciuto, come la Femme Fatale della De Leite (onestamente troppo dolce, non mi è piaciuta), Maagd van Gottem della Sint Canarus, ed altre.  Unica vera delusione: l’anonima Troublette, del birrificio Caracole che mi aveva abituato a ben altri standard.

Ci sono anche vari stand dove comprare qualcosa da mangiare: hot dog, hamburger, patatine, formaggio, e altri ammennicoli. Evitate gli hot dog e gli hamburger, che sono pessimi, ma il resto del cibo era mangiabile; anche se il punto forte del festival è, indiscutibilmente, la vastissima scelta di ottime birre a prezzo irrisorio. Se riuscite ad andare in  Belgio nei giorni della manifestazione, da non perdere per nessuna ragione al mondo.

Giacomo
(photos: Wayne Field)

Guida pratica al Belgio rapido (parte III)

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Category : Viaggi

C’è un luogo, diventato ormai quasi mitologico, dove la birra non è soltanto importante, ma viene venerata. Ovviamente non dai frati che la producono, che traggono ispirazione da un’entità trascendente; ma da noi, che siamo senza alcun dubbio più votati all’immanenza, sicuramente si. Sto parlando della sperduta abbazia di St. Sixtus, a Westvleteren (Google Maps). Un luogo assolutamente impenetrabile: raramente, ad alcuni eletti viene concesso di entrare a visitare il birrificio, che si trova dentro il monastero; ma per i comuni mortali, non c’è speranza di avere altrettanta fortuna. Tuttavia, il posto val bene una visita, per due ragioni che si faranno subito evidenti: la prima è che, se avete seguito il nostro percorso fino ad ora e siete nella zona intorno Kortrijk (o Rubaix, o Brugges), potete arrivarci con meno di mezz’ora di macchina. In questo senso, occhio alle indicazioni: il monastero è sperduto tra campi pieni di barbabietole da zucchero OGM, ma arrivati a Westvleteren troverete dei cartelli che vi indicano la direzione – altrimenti è facilissimo perdersi. La seconda ragione, ben più importante, è che davanti all’abbazia c’è l’unico posto al mondo (un pub chiamato In de Vrede) dove potete bere a volontà la birra considerata da molti la più buona del mondo; un titolo un po’ pretenzioso, ma sicuramente sono tutti d’accordo nell’ammettere che quantomeno sia la birra più ricercata al mondo. Inutile aggiungere che tutte e tre le birre prodotte dai simpatici frati (la bionda Westvleteren 6 e le due punte di diamante Westvleteren 8 e 12) siano dei capolavori assoluti. Il sistema di vendita della birra è molto complicato; se non abitate in Belgio, è praticamente impossibile comprarne, ma a In de Vrede potete degustarla sul posto per tutto il tempo che vorrete. Dopo il primo sorso, avrete voglia di passare tutta la giornata lì (e anche la seguente, e quella dopo ancora…).

Inutile dire che a Vleteren non c’è nient’altro. Non sperate di poter dormire in loco (anche se è possibile dormire nel monastero dietro prenotazione, con una buona dose di fortuna; ma in questo momento l’ala per gli ospiti è in rifacimento, ed è chiusa). Se il vostro obiettivo è passare la giornata a In de Vrede e poi andare a dormire nel posto più vicino possibile, potete andare a Poperinge: ci sono meno di 15 minuti di macchina, la città è carina ed è fornita di vari alberghi, pub e ristoranti. Un’ancora di salvezza.

Tuttavia, sarebbe un peccato fossilizzarsi tutto il giorno a Westvleteren. Non perchè non ne valga la pena, ma perchè siete in una regione ricchissima di birrifici. Poco distante c’è Watou, con la Het Kapittel (di cui ha parlato Andrea) e il pub della St Bernardus. E un’altra perla vi attende ai solito 15 minuti di viaggio: De Dolle Brouwers, ad Esen (Google Maps la segnala approssimativamente qui, ma non è preciso: per arrivarci, andate ad Esen: superata la chiesa di Esen, è sulla destra dopo nemmeno 200 metri). Il pub annesso al birrificio De Dolle è aperto il sabato e la domenica fino alle 7 di sera, ed offre tutte le loro specialità alla spina: Arabier, Oerbier e la birra di stagione: nel periodo prenatalizio Stille Nacht, a inizio anno la stout. Noi abbiamo avuto la fortuna di andarci nel giorno in cui veniva presentata la Stille Nacht 2008: una delizia, come quella degli anni passati. I prezzi, ma non serve dirlo, sono irrisori. Potete anche comprare le loro birre in bottiglia (minimo nel pacco da 6), e si trovano alcune birre che non sono distribuite al di fuori della regione, come la Lichtervelds Blonde. Unico problema: dovrete trovare un guidatore in grado di ricondurvi all’albergo, perchè noi non abbiamo trovato nessun luogo dove pernottare a distanza percorribile a piedi. Ma Poperinge dista meno di 15 minuti, non dovrebbe essere troppo complicato arrivarci. E, onestamente, una visita alla De Dolle vale assolutamente la pena, per concludere in bellezza il vostro weekend birraio!

Giacomo e Davide
(foto: courtesy Bonaga & De Dolle Brouwers)

Guida pratica al Belgio rapido (parte II)

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Category : Viaggi

Riprendiamo il viaggio là dove ci eravamo lasciati, nelle Ardenne. Nella zona vicino ad Achouffe, oltre alla Fantome e alla Rulles (di cui abbiamo già accennato, e che purtroppo erano chiuse – contattate i rispettivi proprietari prima di andare!), c’è un’altra piccola perla da non perdersi: il ristorante/microbirreria Les 3 Fourquets (Google Maps). Lo stabile è una vecchia proprietà del birrificio Achouffe, e infatti si trova a meno di 20 minuti di distanza dall’omonimo villaggio. Quando la Achouffe è stata acquistata dalla Duvel Mortgaat, il vecchio proprietario della Achouffe, Pierre Gobron, ha deciso di tenersi l’attuale Les 3 Fourquets, e trasformarlo in microbirreria. Attualmente produce una sola birra, la Lupulus, un belgian ale con la freschezza della Chouffe di qualche anno fa, e una bella carica di luppolo in più. La sua idea era abbinare buon cibo e buona birra nello stesso posto. Purtroppo al momento il ristorante è chiuso per lavori; noi ci siamo passati lo stesso, e così abbiamo potuto fare quattro chiacchiere col gentilissimo proprietario, che ci ha fatto vedere l’interno del locale e offerto una birra. Potrete anche comprare bottiglie da 75cl dell’eccellente Lupulus (3 euro, un prezzo ridicolo vista la qualità; aggiungo come nota che la Lupulus è piuttosto facile da trovare anche in Italia, in quanto ha un distributore in Veneto). Quando il ristorante sarà riaperto, ci saranno anche tutte le spine del birrificio Achouffe. Vista la bellezza del luogo (d’estate probabilmente è un incanto, noi l’abbiamo trovato innevato), vale la pena farci una visita.

Da lì, abbiamo deciso di spostarci verso nord. Non sono a conoscenza di altri birrifici visitabili con taverna nella zona, oltre quelli già menzionati; quindi era giunto il momento di cambiare regione. Con circa un’ora e mezzo di viaggio si può arrivare nel piccolo villaggio di Tourpes, nella regione dell’Hainaut, sede del famoso birrificio Dupont (Google Maps). Il loro bar è piccolo ma ben fornito: potrete gustare tutte le birre prodotte, alcune alla spina, altre in bottiglia, comprese alcune introvabili nel resto del mondo (una su tutte: la sorprendente pils Redon). C’è anche un negozio di formaggi, sempre prodotti dalla Dupont, e un fornaio, ma il sabato e la domenica sono chiusi. Inoltre avrete modo di intrattenervi con la numerosa gioventù locale.

Secondo noi, una tappa da non perdere, anche se, visto il tipo di clientela, difficilmente sarà aperto fino a tardi. Dove passare la serata, quindi? A Tourpes non ci sono possibilità di pernottare, è un villaggio veramente piccolo. Tuttavia, a 10 minuti di distanza c’è Leuze, attraverso la quale siamo solo passati ma non è piccolissima ed ha sicuramente degli alberghi. Altrimenti, con meno di mezz’ora di macchina si può arrivare in città decisamente più grandi come Mons, Tournai, Kortrijk. C’è solo l’imbarazzo della scelta per alberghi, ostelli, bed & breakfast e, ovviamente, pub. In preparazione per la tappa finale (e più ambita) di questo breve escursione nel Belgio birraio: il selvaggio West.

Giacomo e Davide
(foto: courtesy Bonaga)

Guida pratica al Belgio rapido (parte I)

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Category : Viaggi

Capitano quei weekend lunghi in cui uno non abbia niente da fare. E se uno si organizza per tempo, quei weekend lunghi possono diventare un’ottima scusa per farsi un giro nel Belgio birraio. Quello che ci accingiamo a fare è un resoconto sul nostro viaggio di 3 giorni in Belgio, alla ricerca delle migliori birrerie, in modo tale che possa servirvi come guida se volete ricalcare le nostre orme. I dettagli su alcuni locali dove andare a bere arriveranno in seguito, ma anche le informazioni logistiche possono essere d’aiuto – e per adesso ci atteniamo a quelle.

Il viaggio inizia il venerdì mattina da Parigi, dopo aver noleggiato una macchina; ma siccome abbiamo fatto tappa all’aeroporto di Charleroi per prendere degli amici in arrivo dall’Italia (moltissimi i voli lowcost disponibili), possiamo considerare di partire da lì. Ci sono vari autonoleggi, e non avrete problemi.

Dove dirigersi inizialmente? La nostra idea era partire dal sud del Belgio, e progressivamente dirigersi verso nord. E così abbiamo fatto. Purtroppo la Brasserie Rulles era chiusa, quindi la prima tappa è stata la Fantome, nello sperduto villaggio di Soy, sulle Ardenne. Ci vogliono meno di 2 ore di macchina da Charleroi. La Fantome si è rivelata un disastro: il proprietario, nonostante ci avessimo fissato proprio il giorno prima via mail, si era assolutamente scordato di noi, e doveva andare via causa impegno urgente. L’affidabilità non è il suo forte; e questo si vede anche dalle birre, che alternano ottime produzioni e birre mediocri. Comunque il sabato e la domenica pomeriggio ci ha assicurato che la sua taverna, accanto alla birreria, è aperta. Tra l’altro, per andare a Soy passerete vicino a Rochefort; ma lì purtroppo non c’è nulla da vedere, e nemmeno un pub ufficiale dove bere la famosa trappista. Non bisogna comunque disperarsi: la zona delle Ardenne è ricchissima di birrifici, e a nemmeno 20 minuti di distanza si trova Achouffe, con l’altrettanto noto birrificio. La taverna è aperta la sera e propone ottimo cibo (per essere in Belgio) e birra in quantità a prezzi più che onesti. C’è anche il liquore al caffè da loro prodotto. E’ probabilmente l’unica taverna ufficiale di un birrificio dove potrete mangiare decentemente, quindi approfittatene senza timori. Ci sono anche molti piatti cucinati con la birra (coniglio alla Chouffe, costine di maiale alla McChouffe).

Davanti alla taverna c’è anche un’altro pub, che serve ovviamente tutta la linea Achouffe come ci hanno abituato: Chouffe, McChouffe, Chouffe N’Ice (natalizia) d’inverno, Chouffe Bok d’autunno, e alcuni cocktail Chouffe. Personalmente credo che le più riuscite siano sempre Chouffe e McChouffe. Però, a differenza della taverna della Achouffe, qua si trova anche la Lupulus d’estate: la nuova birra del precedente proprietario della Achouffe (prima che fosse comprata dalla Duvel/Moortgat). Avremo modo di parlarne in seguito, ma se vi capita l’occasione, non lasciatevela sfuggire: la Lupulus è veramente ottima.

Dove passare il resto della serata? A meno di 15 minuti di macchina da Achouffe (che è un po’ sperduto nel nulla) si trova la piccola cittadina di La-Roche-en-Ardennes, decisamente più grande di Achouffe. E’ un luogo di passaggio per camionisti: la sera, vicino al ponte c’è un pub aperto fino a tardi (per le usanze nord-europee). Alla spina ha sempre Chouffe più altre birre meno conosciute, ma se di Chouffe non ne potete proprio più, ha anche una vasta selezione di trappiste in bottiglia ai soliti prezzi irrisori (tutto meno di 3 euro). E ovviamente, il bicchiere è abbinato alla bottiglia.

Potete anche dormire in questo paese. Ci sono molti alberghetti a prezzi dignitosi; se pagate in contanti e dormite in molti nella stessa stanza, probabilmente riuscirete anche a strappare uno sconto. E dopo tutta la Chouffe che avrete bevuto, potrete fare anche voi il Live at Wembley.

Giacomo e Davide
(foto: courtesy of Duccio)

Direttamente dal Belgio: Brouwerij Van Eecke

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Category : Locali, Viaggi

Il pub che sorge affianco alla fabbrica

A inizio ottobre, quando questo blog incominciava la propria storia, ero nel paese birraio per eccellenza: il Belgio. Avevo promesso molti resoconti, inizio con una delle fabbriche di birra più quotate in assoluto, la Brouwerij Van Eecke.

CENNI STORICI – Sita in Watou, a pochi passi dalla chiesa – e conseguente cimitero – inizia la sua storia nel 1629, quando la famiglia van Yedegem diventa proprietaria di un castello al quale la fabbrica è attaccata. Durante la rivoluzione francese sia il castello che la fabbrica vengono distrutti, e solo quest’ultima è stata ricostruita. Nel 1862 lo stabile viene acquistato dalla famiglia Van Eecke e la birreria rinominata Golden Leeuw (Leone D’oro), dove venivano create solo birre ad alta fermentazione. Fino alla seconda guerra mondiale, la fama era decisamente ristretta e locale, ma dopo la fine del conflitto si decise per la produzione di una birra d’abbazia, la Het Kapittel.

IL BAR – Affianco alla fabbrica, si trova il pub ufficiale della Het Kapittel. Un locale non troppo grande, quando ci sono entrato erano presenti un uomo al computer – che faceva suonare un insolito disco di Giorgio Gaber – e una donna sulla quarantina, che parlava inglese, al balcone. I prezzi sono assolutamente accessibili (si parla di circa due euro per ogni birra da trentatré centilitri). Sono presenti tre spine (Blond, Prior e Pater) e tutte le bottiglie, da 33 e da 75. Purtroppo la possibilità di fare scorta è particolarmente limitata, giacché erano presenti solo confezioni regalo. Probabilmente siamo stati sfortunati noi, considerato che Mattia – un altro degli scrittori del sito – aveva avuto una diversa esperienza.

LE BIRRE

Le birre prodotte dalla Brouwerij Van Eecke

POPERINGS HOMMELBIER – Nonostante la qualità altissima delle birre d’abbazia Het Kapittel, la preferita dalla fabbrica è la Poperings Hommelbier. I tanti campi di luppolo nelle vicinanze aiutano a capire il significato di Hommel e il perché di questa preferenza: sono tre i tipi di luppolo mescolati per ottenere la bevanda, che danno un sapore amaro tipico della pianta. La Hommelbier viene rifermentata una seconda volta in bottiglia, con residui che si adagiano sul fondo.  E’ un prodotto completamente naturale, volume alcolico 7,5%.

KAPITTEL BLOND - Birra ad alta fermentazione, colore dorato, sapore fruttato con un retrogusto leggermente luppolato. Volume alcolico 6,2%

KAPITTEL PATER – Birra dal colore marrone scuro con riflessi arancioni. Leggermente amara, volume alcolico 6%.

KAPITTEL DUBBEL - Birra dal colore rubino-bruno, tra la Pater e la Prior. Molto dolce e fruttata, volume alcolico 7,5%.

KAPITTEL PRIOR – Birra scura, si sentono note di frutta, caramello e luppolo. Volume alcolico 9%.

KAPITTEL ABT – Birra dal colore dorato, note di malto, luppolo e frutta. Volume alcolico 10%.

WIT BIER – Birra torbida, con gusto leggermente acido. Prodotta dal 1998, volume alcolico 5%.

Andrea

[Mattia]
Un paio di note di colore e utilità. Il locale è gestito da una coppia, come già detto, nostalgica degli anni 60, abbastanza cordiale, che di solito mette su musica proveniente dal paese natìo degli avventori, o almeno ci prova. A noi ha messo su un disco di Celentano (che dev’essere una novità da quelle parti).
Le confezioni birraie di cui parla Andrea, costano circa 11 euro, e comprendono una bottiglia da 33cl per tipo.
A fianco del locale, c’è un cancello. Entrando lì, si accede direttamente e liberamente al magazzino (occhio alle buche nella stradina, delle vere voragini), dove potersi rifornire di tutto quello che si desidera. Ogni bottiglia costa 1 euro, vetro compreso (in Belgio esiste ancora – e buon per loro, direi -  la storia del vetro a rendere). Le spine nel locale variano, tenendo sempre fissa la Hommel (decente) e la Wit Bier (scarsa), io ho per esempio trovato la Blond, che è superba. Un amico, che ha provato la ABT, ne parla come “capolavoro”.

Nounnette

Category : Birra

Nounnette
Prodottoa da: Abbaye des Rocs (BEL)
Stile: Blonde
Imbottigliamento:10 Aprile 2008

La Nounnette non è certo una birra molto conosciuta, nè rinomatissima a dir la verità: prodotta dalla Abbaye des Rocs (www.abbaye-des-rocs.com), è la loro “terza birra”. Ma, assaggiandola bene, si fa valere eccome. Chiara, leggera anche se ha una gradazione sostenuta per una semplice “Blonde” (7%), si beve con estrema facilità. Non molto fruttata nè amara, è una birra da bere nelle stagioni calde o quantomeno di certo non è una birra invernale. Schiuma abbondante, non densissima e non molto persistente, ha un bellissimo colore giallo-oro, torbida al punto giusto. Il sapore è piacevole e ogni sorso disseta e fa venire voglia di berne immediatamente un altro.

L’Abbaye des Rocs, in Belgio al confine con la Francia (quindi parte Vallona), si trova nel paese di Montignies sur Roc. “Roc” che in realtà è poco più alto di un cavalcavia… il paese ha otto case (di numero) e la birra viene prodotta in un vecchio borgo che ora stanno rimettendo a posto. Per dire quanto la produzione sia artigianale (incredibile come la loro birra più famosa, la Montagnarde, si trovi alla Metro e in parecchi locali pur partendo da un’organizzazione così “familiare”), le etichette vengono incollate a mano, una ad una.

Per chi volesse fare un giro in Belgio, una delle tappe da consigliare.

Duvel

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Category : Birra

Nome: Duvel
Prodotta da: Duvel-Moortgat (BELGIO)
Stile: Belgian Ale
Imbottigliamento: 2007

La Duvel (www.duvel.be) è una delle birre belghe più conosciute in Italia come nel Mondo, e una di quella con la maggiore reperibilità. E’ prodotta alla Duvel-Moortgat, tra Puurs e Brendocnk, due piccoli paesini tra Bruxelles ed Anversa, nel centro-nord del Belgio. La Duvel la si può considerare una delle “potenze” commerciali nel campo delle birre, in quanto negli ultimi anni ha sviluppato un notevole programma di rafforzamento, merchandising e marketing, per esempio acquistando la Maredsous e la Achouffe, promuovendo la propria etichetta in giro per il mondo e costruendo un nuovo e bellissimo centro visitatori. Centro visitatori che però ha un enorme difetto: al contrario di quasi tutte le altre Brouwerij si può “vivere” solamente grazie ad una visita guidata a particolari orari. Il locale sottostante, così come il negozio, sono ad appannaggio dei soli visitatori: scelta a dir poco bizzarra… in pratica alla birreria non vendono niente (nemmeno una bottiglia) a chi non fa la visita guidata di due ore, pur avendo ogni ben di dio al di là di una porta di vetro.

La birra di per sè, ha un bellissimo color giallo-oro, con una schiuma particolarmene vivace (attenti a versarla), densa ma non particolarmente persistente, e un deciso gusto alcolico. La gradazione di 8,5% però non risulta essere esageratamente forte e dà un piacevole sapore di retrogusto amarognolo, rendendo la Duvel simile per certi versi ad uno stile da “Tripel”. Decisamente frizzante, è a parer mio indicata come aperitivo o dopo-pasto.

La Duvel, che produce anche una sua variante di livello decisamente più basso – la Duvel Verte -, si trova principalmente in formato da 33cl e ogni tanto da 75cl. La bottiglia più grande, che risalta meglio il sapore e l’odore intenso e può far sì che la schiuma prenda i suoi spazi (teoria che vale per ogni birra), non è di facilissima reperibilità. Il magnum da 1,5 litri poi è difficilissimo da trovare e il suo prezzo è alto: spesso viene anche abbinato ad una coppia di bicchieri in una cassa di legno. La bottiglia del magnum, a parer mio, è una delle più belle bottiglie di birra in assoluto. Non esiste alla spina.

Mattia