Three Floyds Brewing – Munster (IN), USA

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Leggenda vuole che nel 1996, stanchi delle birre sciapite che si trovavano nei dintorni, i tre Floyds (i fratelli Nick e Simon, e loro padre Mike) decidettero di iniziare a produrre birra per conto loro, puntando su (uso le loro stesse parole) unconventional ales and lagers.

All’inizio, tutto veniva fatto con materiale “d’emergenza” e senza troppe pretese nella ridente cittadina di Hammond (IN); ma, visto il successo che le loro birre stavano ottenendo nell’area di Chicago, bisogni di produzione spinsero le tre fatine a spostarsi in un nuovo castello (leggasi: capannone industriale) nell’ancora piA? ridente borgo di Munster (IN). Finalmente dotati di uno spazio e di materiale adatto, il numero e la quantitA� delle birre prodotte iniziA? a crescere, sempre cercando di mantenere lo spirito iniziale di creare qualcosa di atipico.

Passarono gli anni. Tanti principi sui loro cavalli bianchi (ovvero: motociclisti in Harley) e visitatori da tutte le parti del mondo si fermavano sempre piA? spesso a visitare il regno incantato della Three Floyds Brewing, per scambiare due chiacchiere e ubriacarsi fino allo svenimento. Gli intraprendenti fratelli Floyd, forse stanchi di avere quella massa di alcoolizzati sempre fra i maroni, decidettero allora di trasformare parte della loro magione in un brewpub, direttamente connesso al birrificio e ad un grande giardino incantato (cioA? un orto) in cui coltivare in armonia con Madre Natura. CosA� nacque il brewpub.


Che bel quadretto idilliaco, non trovate? In mezzo a tutta questa tenerezza non richiesta, vediamo di passare finalmente agli argomenti piA? interessanti. Una buona notizia: la Three Floyds Brewing, con pub annesso, A? relativamente vicina a Chicago – circa mezz’ora di macchina, traffico permettendo. Una cattiva notizia: se non avete la macchina, scordatevi pure di andarci. Sul serio – meglio che rinunciate. Tuttavia, A? molto facile trovare birre della Three Floyds nei bar di Chicago (almeno le 3-4 piA? famose), quindi potete continuare a leggere. Se siete fra gli automuniti e volete andare di persona al brewpub, seguite le indicazioni indicate sul sito ufficiale: la zona A? un po’ sperduta, ma non troppo difficile da trovare.

Una volta arrivati, cosa aspettarsi? Il pub A? abbastanza piccolo, si vede che l’ambiente A? ricavato da vecchi uffici del birrificio: grazie ad una vetrata, gli impianti sono in bella vista. La parte visiva A? comunque ben curata: ci sono poster di vecchie fiction (sci-fi, in particolare), gigantografie delle etichette delle birre, manici di spina appesi ovunque. Personalmente apprezzo la veste grafica delle loro birre, e di conseguenza ho apprezzato anche l’arredamento del pub. Una nota folkloristica: in questo posto ho visto (o meglio, Mattia mi ha fatto notare) l’unica bandiera della vecchia USSR che abbia trovato negli USA.

Il pub fa orari da bar di provincia, e chiude a mezzanotte, ma A? aperto anche a pranzo. C’A? anche una cucina, e i proprietari dicono di avere ingredienti di prima qualitA�. Il poco che ho assaggiato era piuttosto buono; non c’A? moltissima scelta, anche perchA� buona parte del menu A? costituita da pasta e pizza, che tendenzialmente non sono la prima scelta di un italiano all’estero (nemmeno per gli emigranti come me) a causa degli ingredienti bizzarri. Bisogna dire perA? che le pizze, almeno all’aspetto e dal profumo, sembravano delle vere pizze, quindi forse potrebbe valere la pena assaggiarle.

Mi sono lasciato per un ultimo la parte piA? importante: le birre. Bisogna dire che qui, di birre, ne fanno tante, e molto varie. Ci sono alcune fisse, e alcune stagionali, ma non mancano nemmeno le cotte speciali che si vedono una volta sola. Quindi, siccome passarle tutte in rassegna sarebbe troppo lungo, mi soffermo su quelle piA? facili da trovare e su quelle che piA? mi hanno colpito.

Iniziamo con un classico: Alpha King Pale Ale. Il perfetto esempio di APA: colore ramato, poca schiuma, non troppo frizzante, aroma leggermente acido e luppolato. Ottimamente bilanciato, con un bel corpo di malto dove si sente l’acido che prelude ad un tripudio di luppoli (Centennial, Cascade, Warrior). Yum.
Impeccabile anche la Gumballhead: uno wheat ale con una bella carica di luppoli in piA?. Consigliato anche a chi non ama il genere, si rivela un’ottima session beer, specie per l’estate (5% ABV e ottima bevibilitA�).
Cercate qualcosa di piA? corposo? Se vi piacciono gli Scottish Ale, eccovi accontati: Robert the Bruce, con l’arroganza del malto tostato che lo rende una birra pienissima. Ben scelti i luppoli per bilanciare il finale, ma a farla da padrone A? indubbiamente il malto con note di cioccolato.
Volevate qualcosa di piA? facile da bere? Pride & Joy Mild Ale A? la risposta. La versione “Three Floyds” di un american mild ale, con un corpo leggero e beverino, che, insieme ad una buona dose di luppoli, nasconde l’insidia principale di questa session beer: l’alcool, addirittura 6.5% ABV molto difficile da percepire.
Preferite passare ad una birra scura? Topless Wych, una baltic porter molto piena, dove a dominare sono il caffA? e il cioccolato. Non la piA? riuscita del gruppo, ma comunque buona.
Ancora non vi basta? Ci sono altre sorprese in serbo. Infatti, se vi piacciono le birre arroganti, alla Three Floyds c’A? solo l’imbarazzo della scelta. Ad esempio Dreadnaught IPA, un imperial IPA che non mancherA� di devastarvi il palato e regalarvi un po’ di felicitA�. Oppure il Behemoth Barleywine, con un corpo denso di malti caramellati, capace di stendere un bisonte ma non per questo spiacevole – anzi (consigliato a fine pasto). Purtroppo non ho mai assaggiato nessuna delle loro stout (in genere sono disponibili in inverno, ma sono stato in quella zona solo d’estate), ma pare che se la cavino molto bene anche su quelle.

Infine, ci sono anche delle birre ospiti. Circa 8 linee di spina a rotazione, sia americane (Sierra Nevada, Victory) che europee (Murphy’s, Kasteel, Brugge), ma anche bottiglie: Dogfish Head, Stone, Jolly Pumpkin, Hair of the Dog cosA� come Rochefort, Nogne O, De Dolle. Incluse alcune bottiglie invecchiate o comunque molto ricercate. C’A? davvero molta varietA�, anche se per le bottiglie i prezzi possono salire un bel po’ (fino ai 200 dollari per una Stone Vertical Epic ’03!). Noi non ci siamo lasciati scappare l’occasione e abbiamo tirato il collo ad una Dogfish Head Squall Ipa, una Imperial Ipa davvero eccellente.

Chiudiamo con un commento in breve. Quello che stupisce di questo piccolo birrificio A? la maturitA� delle proposte. Nonostante la produzione sia ancora limitata, le birre hanno tutte un livello di cura per il dettaglio che lascia sorpresi. Difficile trovare delle imperfezioni: alcune produzioni sono davvero ben riuscite, altre un po’ meno, ma non ci sono mai difetti evidenti, o almeno noi non ne abbiamo trovate. Rimangono alcuni capolavori, come la Dreadnaught IPA e l’Alpha King. Buona ricerca!

Giacomo (alle tastiere)
Mattia (agli effetti visivi)

GA�teborg parte 3: Tre SmA? Rum, Rover, A�lrepubliken

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Per questa terza e (per ora) ultima parte del report sulla scena birraria della seconda cittA� svedese ho deciso di concentrare quelli che sono i locali piA? interessanti. Interessanti perchA� la personalitA� di chi gestisce ha un ruolo importante, interessanti perchA� la birra artigianale locale trova ampio spazio, interessanti perchA� propongono qualcosa di davvero particolare.

Due parole sulle birre artigianali svedesi, forse giA� scritte in occasione di uno degli articoli precedenti. Gli stili che vanno per la maggiore, oltre alle India Pale Ale (vero e proprio trend internazionale degli ultimi anni), prevedono ottime bitter, stout e porter, con una gradazione che, salvo qualche prodotto speciale, si mantiene solitamente tra i 4,5 e i 6,5 gradi. I birrifici provati sono tutti di ottimo livello, per un giudizio complessivo che a mio avviso puA? portare la Svezia al livello di altri ben piA? celebrati paesi birrari. Un segreto ben custodito, se A? vero che fuori dalla Svezia sono praticamente impossibili le possibilitA� di reperire birra artigianale svedese.

I locali di questo articolo rappresentano a mio avviso l’eccellenza cittadina (assieme ai Bishops Arms, di cui avevo parlato in precedenza). Quello da cui voglio cominciare si chiama Tre SmA? Rum. Il pub A? situato in una zona con un discreto numero di locali e (se ho capito bene) non lontano dall’universitA�. Lo gestisce un curioso personaggio mediorientale con due baffi da antologia, sul bancone c’A? un simpatico cartello che vieta anche solo di chiedere birra di scarsa qualitA�.

16 linee di spina, con ampio spazio per le produzioni artigianali svedesi (OppigA?rds, NA�rke, NynA�shamns, Dugges e Ocean), atmosfera tranquilla e rilassata, grande competenza del personaggione (raramente ho visto tanta identitA� tra il gestore e il locale che gestisce, e chi lo conosce dice che ha pure una memoria da elefante). Avrei voluto passarci piA? tempo, ma alla fine abbiamo potuto passare solo un pomeriggio. Dell’esperienza mi ha colpito la competenza del gestore, l’offerta di spine praticamente impeccabile, e l’impressionante vetrina con le bottiglie “dal resto del mondo”, con ottima scelta di prodotti britannici e americani. E i tappeti persiani che adornano le sale del locale, mai visti prima d’ora in una birreria.


The Rover A? il locale birrario di GA�teborg per eccellenza. Due soci a dirigere il tutto, un gruppetto di ragazzi e ragazze di competenza estrema a far la spola tra tavoli e bancone, A? la meta preferita di chi vuole una birra di qualitA� in cittA�. Si viaggia a birra alla spina (oltre 20 linee, tutte scelte tra il meglio della produzione nazionale e non), con qualche piccolo frigo dietro il banco con una selezione di birre in bottiglia (le americane Hoppin’ Frog, o le trappiste belghe, per fare un paio di esempi).

Si mangia bene, ed A? facilmente affollato. Un consiglio A? di andare presto, se volete essere sicuri di trovare posto. Per chi ama le classifiche, il Rover si A? classificato al trentaquattresimo posto della classifica dei migliori beer bar di ratebeer. Una volta al mese aprono un cask sul banco, e noi abbiamo avuto la fortuna di essere presenti (la prima sera che eravamo in cittA�, fortuna sfacciata) per gustare dell’ottima NynA�shamns BrA�nnskA�r Brown Ale, mentre la birra che ha riscosso maggiore successo al nostro tavolo A? stata la OppigA?rds Amarillo Spring Ale.

Cosa fate se siete due soci con estrema competenza, un locale favoloso (il Rover, appunto) e sempre pieno? Semplice, ne aprite un secondo dall’altra parte del centro. CosA� A? nato l’A�lrepubliken, o Repubblica della Birra. Una trentina di spina (a raccontarli insieme sembra quasi una cosa normale, trovare trenta linee di spina in un locale) con maggiore spazio per le produzioni non svedesi (Belgio, Danimarca) e una lista di bottiglie che supera agilmente le 300 unitA�. Il cibo A? simile a quello del Rover (pub food preparato con la massima cura, gustoso e saporito), l’atmosfera piA? moderna.

Concludendo, insomma, GA�teborg si rivela una cittA� di assoluta eccellenza birraria, con due birrifici cittadini e ampia offerta cittadina di birrerie di altissimo livello, in cui A? facile trovare il modo di soddisfare la propria sete. Con l’inglese si viaggia bene ovunque, come in tutte le cittA� scandinave, il costo della trasferta A? simile a quello di una qualsiasi grossa cittA� europea. Ah, e ci si arriva in aereo con una nota compagnia low-cost.

Goteborg vista da vicino, parte 2: i(l) Bishops Arms

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Category : Locali, Viaggi

Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti puA? ripartire dall’inizio, ovvero dall’introduzione di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della fiera dell’homebrewing.

Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. PerchA� questa ambiguitA� tra singolare e plurale? E’ presto detto: si tratta di una catena di pub in stile inglese presente nelle principali cittA� svedesi, e che nella sola GA�teborg ha ben tre locali. Personalmente, perA?, ne ho visitato solo uno, quello presente in JA�rntorget 6 (piazza del ferro, dalla fontana al centro della piazza).


Personalmente, non amo molto le catene. Idealmente, mi vengono in mente i freddi franchising di abbigliamento che trovi a ogni longitudine e latitudine oppure, peggio ancora (forse), le catene di fast food.

E ritengo che in un pub la differenza la faccia sempre chi gestisce e il personale, oltre alla qualitA� delle birre (e delle vivande) proposte, la passione e la competenza. Dato che abbiamo trovato, oltre a dell’ottima birra, passione e competenza in abbondanza, direi che vale la pena raccontarvelo.

Gli orari di apertura variano di giorno in giorno, ma in generale si puA? dire che apra nel pomeriggio (16) tranne che nel weekend (12). L’orario di chiusura A? anch’esso variabile, con il venerdA� e sabato notte a fare ovviamente da serate regine per i tiratardi. Il tutto con la differenza di orari e ritmi del resto d’Europa, vale a dire che in generale si cena prima e si va a casa prima, e anche i locali chiudono prima (fuori dal weekend, intorno a mezzanotte).

All’esterno c’A? qualche tavolino, per svedesi e temerari. Essendo a un centinaio di metri o forse meno dal porto, A? un po’ esposto al freddo vento proveniente dall’artico, e quindi poco consigliato a un italiano, a meno che non incappi in una fortunata giornata estiva con vento proveniente da sud. Ad ogni modo, come A? tradizione in Svezia nei posti che hanno tavolini all’aperto, c’A? ricca dotazione di pesanti coperte (viste con i miei occhi) per stare all’aperto senza rischiare un ricovero per assideramento.

All’interno, il “solito” arredamento da pub inglese che si puA? bene o male trovare anche da noi (mi vengono in mente un paio di pub di Milano, ad esempio). Oltre alla sala principale e ai tavolini esterni, c’A? una saletta molto carina e abbastanza piccola che fa molta atmosfera, e che pare essere molto amata dai clienti di mezza etA�.

L’impianto di spillatura fa un bel colpo d’occhio e occupa piA? o meno tutto il banco, con ai lati esterni le birre industriali, al centro invece le linee (una decina o poco piA?, se ricordo bene) dedicate a birrifici artigianali e di fianco tre linee di ale inglese (non Real Ale, purtroppo). Sono presenti birrifici innanzitutto svedesi, con nomi di assoluta qualitA� come NA�rke, SlottskA�llans (di cui ho provato la favolosa BRP) e Ocean. I prezzi sono in linea con quelli visti nelle altre birrerie specializzate della cittA�, con la birra da 0,4L oppure da 0,5L che viagga tra i 6 e 6,50 euro, mentre i piatti di cibo (piatto unico e abbondante, come usa da queste parti) sono gustosi e costano in media tra i 12 e i 14 euro. La scelta, in questo caso, svaria tra piatti classici di un pub inglese (hamburger, fish & chips) e una selezione di piatti svedesi. Il menA? A? bilingue (come in tutto il nord Europa comunque tutti parlano inglese in cittA�).

Le birre in bottiglia seguono piA? o meno la linea tenuta sulle spine artigianali, con una estesa scelta di birra americana e scandinava. Tra le cose da ricordare, questa Wild Dog della Flying DogA� e l’assortimento completo delle Brewdog, comprensivo delle due birre piA? forti del mondo (1 e 2) prodotte dal birrificio scozzese. A proposito di Scandinavia e di Brewdog, c’A? un interessante articolo dedicato a una visita di James Watt in terra norvegese.

Belgio e Germania trovano poco spazio, dell’Italia nessuna traccia. Mentre per quanto riguarda la spina la differenza di prezzo rispetto all’Italia A? tutto sommato risibile, le bottiglie in generale costano (molto) piA? che da noi, per cui vale la pena prendere cose che siamo sicuri di non trovare in Italia.

Notevole il banco di whisky, con una selezione impressionante per quantitA� e qualitA� (Islay e non solo) e dove ho potuto notare qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse.

In conclusione, insomma, il Bishops Arms A? un posto molto piacevole con un’offerta di birra e whisky davvero impressionante, con personale serio e competente. Nel panorama cittadino non svetta come altri locali di cui parlerA? nei prossimi giorni, ma quasi in qualsiasi cittA� d’Italia sarebbe il posto di eccellenza assoluta sia per quanto riguarda la birra che per il whisky.

Questo il sito ufficiale della catena (in svedese).

Goteborg vista da vicino: parte 1, l’homebrewing festival

Category : Festival, Viaggi

GA�teborg A? la seconda cittA� della Svezia e una delle piA? importanti cittA� scandinave. Una ottima introduzione, a opera dell’amico Andrea C., era comparsa su Pintaperfetta giA� diversi mesi fa.

Lo scorso weekend ho potuto approfondire la scena birraria cittadina, e non sarebbe potuta andare meglio. All’ottimo panorama dei locali cittadini – che tratterA? in articoli separati – si A? infatti aggiunto l’annuale festival di homebrewing svedese, una vera e propria esperienza nell’esperienza.

Ed A? proprio al festival che voglio dedicare il primo articolo del mio report svedese. Del festival stesso abbiamo avuto notizia da uno dei soci del Rover giovedA� sera, mentre venerdA� sera A? stato un cliente del Rover a “notarci” e a invitarci a fare un salto. Si trattava di un appassionato homebrewer, che si presentava al festival con una sua Mild Ale (non eccezionale, a dire la veritA�).

Il festival si A? tenuto in una palestra in legno ai margini di GA�teborg, in una zona molto tranquilla anche per una cittA� tranquilla, comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici (circa 10 minuti di tram dal centro cittadino). Scesi dal tram, improvvisiamo la ricerca del festival, la cui presenza era piA? intuita che segnalata da cartelli o indicazioni.

All’arrivo, la prima “traumatica” sorpresa: l’ingresso al festival costa la bellezza di 25 euro. Ci dicono anche che perA? una volta dentro si assaggia senza pagare, e il sorriso torna all’istante sui nostri assetati volti.

Entriamo, ci danno un braccialetto colorato per entrare e uscire dalla palestra (bagni e risciacquo bicchieri sono situati appena fuori), uno stampato con il programma (premiazioni ed eventi correlati) e la lista completa delle birre con tipologia, produttore e numero identificativo, oltre che al foglio per votare le produzioni preferite. E fin qui, tutto potrebbe sembrare comune a molti festival di homebrewing, ma le nostre esperienze ci dicono che spesso i prodotti di homebrewing sono ai limiti della potabilitA�.

Il festival A? ancora relativamente tranquillo quando arriviamo, popolato ma non affollato. Ci sparpagliamo in giro, chi in cerca di una scura, chi di una india pale ale, chi a caso. Il responso A? praticamente sempre positivo, produzioni interessanti, schede dettagliate di produzione e homebrewer contenti di spiegare le proprie produzioni ad altri appassionati.

Sorprende la professionalitA� dell’homebrewer svedese, che fa pensare che i confini con il professionismo siano in alcuni casi davvero sottili: nomi di prodotti accattivanti (che la nostra amica Nina ci traduceva in tempo reale), slogan, banner pubblicitari, etichette e tutto il possibile per attirare l’attenzione in un festival cosA� concorrenziale.

Si passa quindi dal distinto gentiluomo qui sopra (ovviamente produttore di India Pale Ale) alla Nort Hole Rock’n’Roll Brewery, del tizio qui sotto. Uno slogan geniale (“We brew, we drink, we give you away what’s left”) e uno spillatore montato in una chitarra elettrica. Se non A? genio, poco ci manca (e la birra era pure buona).

A conferma che anche la parte grafico-commerciale A? presa in considerazione, un’idea bella e semplice, un concorso nel concorso: la migliore etichetta del festival, ovvero come trovare un modo simpatico e curioso per vivacizzare un festival.

Da sinistra a destra, dall’alto in basso in ordine di premiazione, con la prima che occupa tutto lo scaffale inferiore (a parte aveva un suo piccolo podio dedicato, con tanto di trofeo).

Un festival insomma interessante e dalle molte sfaccettature, pieno di appassionati e senza ubriaconi senza cognizione di causa, forse per il “passaparola” alternativo alla pubblicizzazione di massa, forse per la grande educazione degli intervenuti, forse perchA� un biglietto cosA� alto scoraggia chi pensa di ubriacarsi in fretta e con poco.

Insomma, una giornata interessante e un’esperienza che rifarei senza esitazioni. Sperando di poter vedere anche da noi, prima o poi, un festival cosA� bene organizzato e una scena di homebrewing cosA� vivace e “agguerrita”.