Marcos lascia Bad Attitude

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Category : Notizie in breve

Chi frequenta i blog birrari o ha controllato facebook probabilmente giA� lo sa: Lorenzo “Marcos” Bottoni non lavora piA? per la Bad Attitude, birrificio ticinese di fatto piA? presente sul mercato italiano che su quello svizzero.

Ho conosciuto Marcos durante una registrazione di BQ TV un annetto e mezzo fa. Fu una puntata scoppiettante e che non mancA? di sollevare polemiche. Ora il rapporto tra il birrificio e Marcos sembra arrivato al capolinea, con un messaggio di addio che non lascia molti dubbi sulle cause che hanno portato alla fine dello stesso. Ci mancherA�, il Marcos che abbiamo conosciuto in questi mesi. Idee rivoluzionarie, progetti come la Bomb e piccole gioie per noi blogger come la tasting room.

Un fulmine a ciel sereno, specie pensando che domenica a Milano lui era lA� e parlava di birra e di progetti futuri, a partire dalla collaboration con NA?gne A? che aveva accennato presentandoci l’omone norvegese che da qualche ora si aggirava per gli stand. Collaborazione che, se confermata, ora assumerA� un significato del tutto nuovo.

ChissA� che ne A? di quella birra, chissA� se ritroveremo a breve Marcos nel mondo birrario.

Intanto, un post che vuole essere un saluto e un arrivederci da parte di Pintaperfetta.

p.s. la foto A? proprietA� di Fermento Birra

Torna l’Italia Beer Festival a Milano!

Category : Festival

Marzo, torna la bella stagione, torna uno dei festival piA? amati e piA? affollati del panorama italiano. Stiamo parlando ovviamente dell’Italia Beer Festival di Milano, organizzato come ogni anno dall’Associazione Degustatori Birra (ADB).

Il festival si terrA� da venerdA� 9 a domenica 11 marzo 2012 presso lo SPAZIO ANTOLOGICO (East End Studios) in Via Mecenate 84/10, molto facilmente raggiungibile in macchina da fuori cittA� (uscite C.A.M.M. o via Mecenate della tangenziale Est) oppure con i mezzi di superficie dell’ATM.

Questi gli orari di apertura dell’Italia Beer Festival 2012 di Milano:

VenerdA� 9: 17:00-02:00
Sabato 10: 12:00-02:00
Domenica 11: 12:00-00:00

Parteciperanno ben 28 (!) birrifici, tra nomi storici (Bi-Du, Orso Verde, Doppio Malto), quasi storici (Croce di Malto, San Paolo, Toccalmatto) ed emergenti (Brewfist, Elav, Extraomnes). Abbastanza nutrita la presenza di birrifici da fuori regione: circa un terzo, provenienti per lo piA? dalle regioni limitrofe, ma anche dal Friuli (Foglie d’Erba), dal Veneto (Acelum e Birrone) e dal Lazio (Birradamare).

Come ogni anno, non mancheranno laboratori, musica e altro ancora. Per tutte le informazioni (elenco espositori, trasporti pubblici e altro ancora) potete visitare il sito ufficiale della manifestazione.

Noi ci saremo, ovviamente.

Birra Nostra 2012

Category : Birra, Eventi, Festival, Fiere

Ecco in arrivo le nuove dalla��ultima edizione di Birra Nostra, tenutasi dal 4 alla��8 Febbraio scorsi a Padova, alla��interno di Tecno&Food. La mia giornata di visita A? stata a�?obbligatoriamentea�? il lunedA�, siccome vi dovevo tenere un paio di laboratori.

Malgrado le inspiegabili soppressioni di treni da parte della nostra compagnia di bandiera, sono arrivato sano e salvo in fiera nel pomeriggio del 6 Febbraio. Come lo scorso anno la��ingresso era gratuito, con possibilitA� di acquistare bicchiere di vetro (per chi non si accontentasse di quelli di plastica a gratis) e gettoni da 30 cl. (3a��). Interessante scelta: le degustazioni nel bicchierino piccolo erano esplicitamente gratuite, permettendo cosA� agli avventori di scegliere con accuratezza cosa bere ed evitare di a�?lavandinarea�? i propri denari. Per quel che riguarda gli eventi, si sono susseguiti laboratori tenuti da Agostino Arioli (Birrificio Italiano), me medesimo, Fabiano Toffoli (32 Via dei Birrai) e il consueto torneo di cultura birraria.

Dovendo scegliere le birre da degustare durante i laboratori mi sono messo subito a lavoro per provarne il piA? possibile. Quindi con spirito di ferro ho cominciato dal primo espositore procedendo poi a casaccio per non s/favorire alcuno negli assaggi. Come avvenuto negli ultimi anni, vi era una grande presenza di aziende venete, con rare eccezioni. Per il sottoscritto A? stata una��ottima possibilitA� per testare prodotti di una regione che conta numerosi birrifici ma che fa molta fatica ad uscire dalla��ambito prettamente locale. Speculazioni su questo argomento le rimanderei ad una��altra occasionea��

Primo birrificio degno di menzione A? sicuramente il neonato Umami, di Olgiate Comasco. Su tre prodotti ciA? che piA? mi ha colpito A? una bassa fermentazione ambrata (Desmo 5,5%): a metA� strada tra una MA�rzen e una Bock, presenta profumi molto delicati e una sottile nota di amaretto che la caratterizza.

Altro interessante prodotto, oltre che idea imprenditoriale, riguarda Marcello Colombari di Birra Frara. Ha sede a Ferrara (come dice il nome stesso, per chi avesse confidenza con la��Emilia Romagna) ma il birraio produce al Beerbante. Questi, quando non impegnato nella produzione, si muove col suo furgone per la cittA� scegliendo sempre posti diversi e updatando la clientela su Facebook riguardo i suoi spostamenti. Devo ammettere che la��idea mi A? apparsa alquanto interessante. Degna di nota A? sicuramente la sua Boia, una export stout. Questo stile, un poa�� come le piA? diffuse oatmeal e imperial stout, A? decisamente accessibile ad un pubblico non ancora alfabetizzato, ma che riscuote non poco successo anche tra gli appassionati.

Altre birre accattivanti le ho bevute davanti alle spine del BrA?ton, a mio parere ottimo esponente toscano della realtA� italiana. La Lilith A? una degnissima rappresentante delle APA, la Bianca A? invece adatta per chi andasse in cerca di sperimentazioni. Alla ricetta base di una blanche viene aggiunto un buon 10% di farro della Garfagnana; ne risulta una piacevole e rinfrescante birra di frumento ben tendente alla��acido. Ottima anche la loro Dieci (barley wine).

Al centro del capannone troneggiavano le numerose spine di Ferro Distribuzione, dalle quali si poteva mescere un buon bicchiere del Birrificio Italiano,A� diverse trappiste, belghe in generale, qualche tedesca e qualche ceca. Ammetto che non mi sono soffermato molto in quanto preferisco di solito fare due chiacchere col birraio; inoltre avevo fin troppo da bere tra le italiane per potermi permettere di sbevazzare birre ottime, ma giA� conosciute.

Giunti a questo punto vi chiederete dove sono finiti i birrifici venetia��per quelli rimando al mio articolo del Maggio scorso, in cui ho speso qualche parola sugli interessanti Ma��anis e San Gabriel, presenti anche questa��anno.

Alla prossima edizione!

Jacopo

Londra: Pub Crawl tra il Borough Market e il Covent Garden

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Category : Birra, Locali, Pub Crawl, Viaggi

Un saluto vivissimo dalla��Inghilterra, dove mi sono da poco trasferito per immergermi nella ricerca accademica. Non per questo ho pensato di abbandonare i lettori di PP, anzi, ecco che vi propongo il primo Pub Crawl fatto in compagnia della mia sezione del CAMRA, ovvero il Southern Hampshire (Southampton, Hampshire). Da dove si poteva iniziare se non dalla capitale? Londra puA? risultare molto dispersiva, e proprio per questo A? necessario stabilire quale zona si vuole battere, quindi un percorso ben preciso. Differentemente da altre cittadine inglesi ben fornite ma piA? piccole, qui non si puA? certamente pensare di a�?perdersi tra i vicolia�?a��

La guida che vi propongo oggi riguarda quindi la��area circostante la stazione di Waterloo, facilmente raggiungibile in treno dai dintorni di Londra, senza la��obbligo di dover utilizzare i costosissimi mezzi pubblici cittadini. Nove pubs in tutto, che potrete facilmente trovare come sempre utilizzando la mia mappa googlizzata.

Incamminiamoci di buona lena che la giornata sarA� lunga. Usciti dalla stazione il primo pub che incontriamo A? il Kinga��s Arms, in Roupell St. Staff giovane ma interni gustosamente datati, con isola-bar centrale e pompe su entrambi i lati del locale. Tavolini generalmente piccoli e tondi. Nella stagione fredda troverete facilmente mull cider, cioA? sidro scaldato con spezie e zucchero.

Proseguendo per Union St verso il Borough Market si incontra il Charles Dickens, forse un poa�� meno accogliente del precedente ha dalla sua la��ampiezza degli spazi, ergo i tavoli sono piA? capienti e quindi adatti ad ospitare gruppi numerosi. Indipendentemente dalla corpositA� della vostra compagine consiglio di seguire la��opzione LocAle e provare uno dei prodotti della londinese By The Horns: sebbene il birrifico abbia solo pochi anni di vita, la Red vi darA� una��idea di cosa sia una vera bitter inglese, dura e pura. PossibilitA� di mangiare a prezzi ragionevoli.

Nei pressi della fermata Borough della metro troverete The Royal Oak, altro pub con buona cucina, isola-bar tradizionalmente centrale che divide il locale in due parti. Generalmente offrono le birre prodotte dal birrificio Harveys Sussexs. Tutti ottimi prodotti tra cui, oltre le solite bitter e pale ales, troverete anche una mild e una interessantissima old ale.

Risaliamo verso il London Bridge per approdare finalmente ad una delle zone piA? incantevoli e caratteristiche della cittA� (a mio parere, ovviamente): il Borough Market. Dispendioso e fighetto come pochi altri, gode pero del tipico respiro cosmopolita londinese, che fortunatamente si rispecchia anche nella��offerta delle birre. Nei due sempre stipati pubs della zona troverete infatti alla spina o a pompa, oltre alla normale offerta locale, anche prodotti internazionali quali la��americana Sierra Nevada o la tedesca Schlenkerla (soprattutto la seconda ha un tocco da��esotico, per Loro) e altre. Il Market Porter, accerchiato da una splendida cornice floreale, A? costantemente pieno di gente e ordinare una birra potrebbe diventare una��impresa. Poco importa. Appena piA? avanti, girato la��angolo sulla destra, nei pressi del trendy Vinopolis (solo il nome A? un programmaa��) troveremo il Rake. Sito giusto dietro il mercato, ospita una��ottima selezione di bottiglie (cosa davvero rara da queste parti!) e non si fa mancare neanche le sopracitate spine internazionali. In entrambi i casi la coda A? assicurata, ma la qualitA� non viene mai meno. Inoltre se il tempo lo permette, si puA? tranquillamente sostare per strada, davanti o dietro al pub, senza noie. Nel caso del Rake vi ritroverete a bere una pinta in mezzo alle bancarelle dei formaggi, con il cavalcavia della ferrovia che vi passa sopra la testa e la Southwark Cathedral come sfondo.

Superata la metA� del percorso, la prossima tappa A? situata a nord del Tamigi. Per oltrepassarlo non fatevi mancare una passeggiata sul Millenium Bridge, ponte pedonale dal quale si gode di uno splendido paesaggio sulla cittA�. Prendendo sulla sinistra Queen Victoria St raggiungerete il Blackfriar, in prossimitA� della London Blackfriars Rail Station. Il pub A? un capolavoro della��Art Nouveau. Costruito nel 1905 su vecchi possedimenti dominicani, ha mantenuto la vocazione del luogo presentando sulle pareti innumerevoli raffigurazioni di fraticelli in ogni posa. PuA? essere una buoa idea optare per una saporitissima cornish bitter, la King di Keltek. Tra tutti i citati, direi che senza dubbio alcuno meriti la medaglia del piA? elegante.

Ci dirigiamo ora verso una��altra delle zone piA? coinvolgenti della metropoli, la��incantevole Covent Garden. Consiglio vivamente di arrivare in zona col buio, perchA� le luci dei teatri alla sera sono qualcosa di eccezionale e vi rapiranno lo sguardo mentre cercate di convincervi di avere ancora sete, prima di giungere al Cross Keys, in Endell St. Qui le birre da provare sono davvero tante, perchA� il pub tiene i prodotti di Brodiea��s, un ottimo birrificio della Nuova scena londinese (se mi permettete i termini). SarA� il paradiso per gli amanti del luppolo, lo posso assicurare. Infatti spesso potrete trovare alla pompa le loro single hops (luppoli americani, australiani, neo zelandesi e compagnia bella). Anche chi cerca qualcosa piA? di nicchia non sarA� scontentato. Da buon amante del diverso, personalmente mi son fiondato su da��una belgian saison tanto stagionale da non aver meritato neanche la clip sulla pompa. Vi ho potuto solo leggere scritto a penna a�?Brodiea��s Saison 4%a�?: poco alcool per lo stile, ma direi che il gusto ca��era tutto, e mi reputo soddisfatto della scelta. Non voglio assolutamente fare una crociata sul grado alcolico: da��altro canto, anche le Italian English Bitter sono molto piA? strong delle originali (a dire il vero delle originali hanno poco e nulla, con rare eccezioni)a��pensando ad una British Belgian Saison potrebbe aprirsi un dibattito molto simile a quello riguardante le Black IPAa��!!! Che ne pensate?

La strada e lunga e sarA� meglio scannarci sui dettagli strada facendo. Circumnavighiamo il Covent Garden scendendo per Upper Saint Martina��s Lane ed eccoci piombati nella��Harp. Una tappa che non puA? assolutamente e categoricamente mancare nel nostro itinerario, in quanto il locale in questione A? stato premiato in occasione della��ultima [2011] edizione della��ambito premio CAMRA Pub of the Year. A giudicare dal casino che lo circondaa��la gente deve essersene accorta! Per quanto lo spazio non sia tantissimo, dietro al bancone lavora freneticamente senza sosta un nutrito gruppo di barmen. La sala di sopra (la��immagine non rende un granchA�, lo ammetto) regala qualche momento di relativa calma, con la possibilitA� di sedersi in poltrona o di rimirare accattivanti quadri alle pareti, e fuori dalla finestra le luci del Covent Garden.

Per trascinarci verso la ferrovia percorriamo nuovamente un ponte pedonale, questa volta perA? quello che parte da Embankement e ci rituffa in Waterloo. Se siete cosA� arditi da voler visitare anche l’ultima tappa, The Hole in the Wall, Mepham St, sicuramente prima di bere dovrete pensare a sfrattare il proverbiale ragno. Non mi credete? Pensate al ragno come a liquido in eccesso e i conti vi torneranno a quadrare immediatamente! Detto ciA?, anche qui il movimento non manca, e si ha la��impressione che sia piA? legato allo sport che ad altro. Nella prima sala magliette di calcio e rugby troneggiano alle pareti, mentre nella seconda, la piA? ampia, si riuniscono i tifosi davanti al megaschermo. Concedetevi una Dorking Brew, la Number One vi lascerA� un bel ricordo e anche, si spera, un piacevole senso di…sazietA�.

Quando ne avete abbastanza potete finalmente strisciare (alla fine A? questo il senso del pub crawla��) fino alla stazione e ritornarvene da dove siete venuti.

Alla prossima trascinata.

Jacopo

Programma BeVeg – presso Arci Girone a Fiesole (FI)

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Category : Eventi, Festival

Qualche riga per segnalare un evento a cui collaboro personalmente. E’ una manifestazione dedicata alla birra artigianale e alla cucina vegetariana, forse la prima nel suo genere a combinare due universi un po’ distanti. Io mi sono occupato, come potrete immaginare, della gestione birraria.

E’ articolata su due weekend, vale a dire quello del 14-15-16 ottobre 2011 e quello immediatamente successivo (21-22-23 ottobre 2011). Per ogni weekend abbiamo scelto tre birrifici che venissero a presentare e servire le proprie produzioni. Una piccola ma significativa rappresentanza di birrifici di cui abbiamo che i frequentatori del nostro sito conoscono bene, avendone parlato in occasione di festival, fiere ed eventi.

I birrifici saranno cosA� distribuiti:

14-15-16 ottobre 2011:

Birrificio Emiliano – Anzola nell’Emilia (BO)

Birrificio Endorama – Grassobbio (BG)

Birrificio Mosto Dolce– Prato (PO)

21-22-23 ottobre 2011:

Birrificio Bad Attitude – Stabio (Canton Ticino, CH)

Birrificio Brewfist – Codogno (PV)

Birrificio Dada – Correggio (RE)

L’evento si svolgerA� in orario serale (19-23.30 circa) al circolo Arci del Girone nel comune di Fiesole, alle porte di Firenze. Nella giornata di domenica, si apre a pranzo (ore 12 circa) e si tira fino a chiusura. Sono previsti concerti, mercatini e laboratori per bambini.

 

Italia Beer Festival Bologna 2011 – preview

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Category : Notizie in breve

Come anticipato (e pure con qualche piccola coda polemica) da oggi comincia l’Italia Beer Festival di Bologna, che si terrA� dal 25 agosto al 19 settembre 2011 nell’ambito della Festa de la��UnitA� del Partito Democratico presso l’Area Parco Nord. E’ la prima volta che si svolge in questa prestigiosa e affollata sede, e la seconda volta sul suolo bolognese (un vecchio report invece vi racconta come andA? l’edizione di due anni fa).

La manifestazione si svolgerA� nei 300 metri quadri dello stand 45, con orario variabile, e precisamente:

Feriali 19:00 a�� 01:00
Festivi 18:00 a�� 01:00
In concomitanza di eventi principali (quali ad esempio l’MTV day) l’apertura A? fissata addirittura per le ore 13.00.

La lista espositori confermati vede la presenza di 10 birrifici:

Bauscia
Croce di Malto
Doppio Malto
Geco
Grado Plato
La��Orso Verde
Maltovivo
MM 1989
Statale Nove
Toccalmatto

Tutte le informazioni utili si trovano sul sito ufficiale dell’Associazione Degustatori Birra, mentre quelle generali sul resto del festival (concerti e quant’altro) si trovano qui.

Ho una domanda: ma secondo voi ci sarA� birra sufficiente per un mese consecutivo di festival, con tanto di qualche grosso evento correlato?

Ora vi saluto, sennA? faccio tardi per l’apertura….

Alessio

Quattro birre (diverse) per l’Estate

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Category : Birra

L’estate ormai A? al suo culmine, e non c’A? niente di meglio di un’ottima birra artigianale per placare la sete e rinfrescarci sotto al solleone. Ormai le preferenze dei maggiori publican e esperti di birra riguardo alle birre estive A�le conosciamo, ed A? ovvio che compaiano i grandi nomi del panorama birrario. Ma se a un’ottima Tipopils o a una freschissima Rulles Estivale volessimo alternare qualcos’altro?

L’idea era quella di suggerirvi 4 birre italiane, non troppo conosciute, assaggiate di recente e che ho trovato perfette per il periodo estivo e che si abbinano bene con i piatti tipici della stagione.

La prima birra A? la Alba del B.A.B.B. una weizen che esce dagli schemi classici dello stile. Sulle ultime cotte, i sentori di banana tipici delle weizen sono parecchio attenuati da un’abbondante speziatura, dominata in primis da sentori di pepe bianco, che ricorda le blanche belghe. In bocca A? leggera, con il carattere del frumento assolutamente non dominante, fresca, beverina e con un finale delicato e morbido. E’ interessante perchA? si pone fuori dagli schemi classici weisse(weizen)/blanche risultando una via di mezzo davvero interessante.

Passiamo alla Ruis di Orso Verde, prodotta dal “folle” e simpaticissimo Cesare Gualdoni. E’ una birra estiva prodotta con 4 cereali, ovvero orzo, segale, frumento e avena. Ha un bel profumo di cereali, fresco grazie al frumento e alla segale, molto leggero. In bocca ritorna il concetto di freschezza e bevibilitA�: sottile, molto watery, ha un luppolatura molto misurata che gli conferisce un bel finale secco. Davvero golosa e pericolosamente beverina, impossibile fermarsi dopo il primo sorso.

Cambiando decisamente stile, passiamo alla TropicAle del Birrificio Emiliano. Dietro un nome di una “originalitA�” sconcertante, si cela una Ipa molto interessante. Molto spinta al naso, dove trionfano note tropicali date del luppolo utilizzato (Nelson Sauvin), in bocca invece l’amaro A? estremamente moderato e gentile. Buona la bevibilitA�, grazie a un corpo medio-sottile e a questa luppolatura elegante e mai sfacciata che invita a un’altro sorso. Fuori dagli schemi delle varie Ipa ispirate agli Stati Uniti, qua il luppolo A? un mezzo e non un fine, quindi non aspettatevi una hop bomb. La nota negativa riguarda la reperibilitA�: la maggior parte della produzione A? destinata al pub Goblet di Modena (di cui i proprietari sono anche soci del Birrificio Emiliano), ma lo spaccio del birrificio A? aperto il sabato mattina e qualcosa si riesce a reperire in giro per l’Italia. Spero vivamente che crescendo le loro birre diventino piA? reperibili sul mercato.

Ultima nell’elenco A? la Hugo Ball Bitter del Birrificio Dada. Le bitter sono, purtroppo, birre non troppo considerate dai produttori italiani, anche se quando sono ben fatte hanno una bevibilitA� straordinaria. In questo caso, ci troviamo di fronte a una bitter da 4% , leggera, con un naso tenue dominato da note di radici, in bocca A? delicatamente maltata, per chiudere con un finale secco e pulente. Beverina e leggera proprio come deve essere una vera bitter, una pinta tira l’altra.

E voi? Quali sono le vostre grandi o piccole scoperte per dissetarvi nel periodo estivo?

Max

Le nostre birre estive preferite!

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Category : Birra

In questi giorni, tra una chiacchiera sui classici birrari e l’altra, ci A? venuta un’idea abbastanza semplice. Fare un piccolo sondaggio interno nell’affollata redazione di Pintaperfetta per capire quali erano le nostre birre estive preferite, dando come unico parametro la reperibilitA� delle stesse. Per dirla in modo molto semplice, evitando di nominare quella birra bevuta una sola volta in uno sperduto pub giapponese o americano o addirittura in crociera.

CosA� abbiamo incominciato a stilare dei parametri con cui ordinare le classifiche che ognuno di noi avrebbe compilato. E giA� che c’eravamo, ci A? venuto in mente che poteva essere carino chiedere la classifica a qualche amico del sito: publican, birrai, appassionati. Chi voleva, poteva anche scrivere due righe sul perchA� ha fatto determinate scelte.

Nel giro di una settimana circa abbiamo raccolto le classifiche e le impressioni e ci siamo messi a fare i conteggi.

Veniamo alla nuda classifica finale:

1- Tipopils (Birrificio Italiano, IT) “Mi vizio col mio flute pieno di Tipo, tavolino esterno al Birfud intorno alle 5 del pomeriggio e mi godo i vicoletti di Trastevere ancora privi del caos notturno…Se ci aggiungi il leggero venticello romano hai fatto il resto…Non c’A? niente di meglio!” (il Colonna)

2- Estivale (Rulles, BE) “una birra che, insieme alla Dupont, mi ha introdotto nel meraviglioso mondo delle saison. E quella che ancora oggi mi scivola via dal bicchiere piA? veloce di tutte nelle calde serate estive” (Gabriele)

3- Gose (Bayerischer Bahnhof, DE) la grande “novitA�” del 2011, anche se di novitA� non si tratta affatto. “Sentita la prima volta al BQ di Paolo Polli, me ne sono subito innamorato, beverina come pochissime birre, leggera ma al tempo stesso speziata e sapida, disseta e soddisfa il palato al tempo stesso. Il suo grosso problema? La reperibilitA�. Ma per chi ha l’Arrogant Pub a pochi km da casa, tutto diventa piA? facile…” (Nota di colore: chi ha avuto modo di passare all’Arrogant e sentirla, l’ha messa come prima assoluta)

4- Taras Boulba (De La Senne, BE) “Belgio da bere in spiaggia” (Tyrser) “Da bere a secchiate. Anzi, ora vado a farmene una…” (Darkav di Mo.Bi.: frase valida sia per la Taras Boulba che per la Estivale)

5- XX Bitter (De Ranke, BE)

6- Saison (Dupont, BE) “birra dalla quale non si puA? prescindere” (il Laschi)

7- RosA� de Gambrinus (Cantillon, BE)

8- Rodersch (Bi-Du, IT) una birra storica nella produzione artigianale italiana. Ha sofferto di un andamento un po’ altalenante dai tempi del vecchio Bi-Du, ma A? senza dubbio un classico da cui A? difficile prescindere.

9- Orval (Orval, BE) “fresca, con una puntina acida rinfrescante e facilmente reperibile, per le giornate di caldo e sete tra le mura domestiche” (Tyrser)

10- Ortiga (Lambrate, IT) “la mia prima scelta, e chi ha avuto la fortuna di berla alla spina (al Lambrate, a Roma, e nei pochi altri posti dove si ha la fortuna di trovarla) sa senza dubbio a cosa mi riferisco. Luppoli sloveni, la Ortiga A? una golden ale elegante e amara quanto basta per non stancare mai” (Alessio)

Ora un po’ di dati:

  • tra le birre non in classifica che hanno ricevuto non pochi voti e commenti, ricordiamo Op & Top (De Molen, NL), Zona Cesarini (Toccalmatto, IT), Iris (Cantillon, BE), Magut (Lambrate, IT) e Wabi (Orso Verde, IT).
  • In totale sono state 83 le birre scelte dai nostri amici, dimostrando cosA� che la scelta sul mercato A? ampia e di qualitA�.
  • La birra piA? volte inserita nella lista A? stata la Tipopils (13 volte), seguita da Rulles Estivale (8), Saison Dupont (7), XX Bitter (6) e Zona Cesarini (5).
  • Tra le birre che hanno sono state messe al primo posto piA? di una volta, ricordiamo Gose (4 vittorie), Tipopils (3), RosA? de Gambrinus e Taras Boulba (2 ciascuna). Trentacinque le birre che hanno avuto almeno un podio, 13 quelle che hanno conseguito almeno un primo posto. Le uniche due ad avere fatto l’en-plein dei primi tre piazzamenti, sono Tipopils e Estivale, ovvero le prime due classificate.

Infine, i ringraziamenti a chi in questi giorni ci ha risposto: in ordine di tempistica (cosA� da non fare torto a nessuno) Stefano Ricci, Davide di Bussola dell Birra, Manuele Colonna, Claudio de La Locanda del Monaco Felice, Gianluca di BeerMessenger, Velleitario, Livio di Beertop Beershop, Darkav di MoBi, Tyrser, Alle dell’Arrogant, Maso del Dickinson, Alberto Laschi di inbirrerya e Bruno Carilli di Toccalmatto. Questi quelli che hanno risposto, per gli altri, buon per la prossima volta…

mattia e alessio

Un Mare di Birra! (report)

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Category : Festival, Viaggi

Vi avevamo anticipato pochi giorni fa che un paio di noi (io e Andrea, nello specifico) si sarebbero imbarcati sulla crociera organizzata dal Ma Che Siete Venuti A Fa’ per festeggiare i primi 10 anni del pub romano.

L’occasione era di quelle davvero da non perdere: una festa organizzata da uno dei locali piA? apprezzati (giA� vincitore del titolo di miglior pub dell’anno secondo Ratebeer, come molti di voi giA� sapranno) del mondo birrario, con tantissimi nomi di prestigio coinvolti, un concorso di homebrewing (ambito premio, il rimborso totale della quota di partecipazione alla crociera stessa), degustazioni e un sacco di chiacchiere tra appassionati.

Partiamo dall’inizio. La paura di imprevisti e intoppi motivava chi partiva da lontano a prendere in considerazione ampi margini di tempo sulla partenza. Questo ha portato a un primissimo assembramento di appassionati giA� a inizio pomeriggio, nonostante la partenza ufficiale fosse fissata intorno alle 22. Per non farmi mancare niente, la fortuna ha voluto che finissi nella primissima macchina a presentarsi nel piazzale del porto di Civitavecchia. Ci si sposta subito per un panino o due al terminal, dove piano piano vediamo arrivare, nell’ordine, un gruppetto dal Veneto, un simpatico irlandese amico della comitiva di Almond ’22, un gruppo di danesi. Poi un momento di stanca, l’arrivo dei primi birrai (Almond 22, Bi-Du, Olmaia) e poi di tutti gli altri. La nave A? in ritardo, prima leggero poi piA? pronunciato, prolungando la lunga attesa e il sospirato primo sorso. Finalmente ci si imbarca, ricevendo braccialetto e bandana arancione e bicchiere e di ordinanza. Salto in camera a liberarsi dei bagagli, folla al ristorante, forsennato lavoro dello staff per aprire in tempi record le spine, e poi si parte (dal porto, e con le birre), con buona parte dei 500 partecipanti a Un Mare Di Birra che carichi di entusiasmo si recano a procurarsi i primi assaggi.

La lista delle birre e dei birrifici annunciati a bordo era qualcosa di impressionante e forse mai visto, almeno in Italia. Tutti i migliori nomi dell’Italia della birra, supportati da un nutritissimo gruppo di birrifici danesi e scandinavi, piA? chicche dal Belgio ad opera dello staff del Moeder Lambic di Bruxelles e tanto altro ancora.

La prima nottata si A? trascorsa nell’entusiasmo generale che ci ha portato ad assaggiare quante piA? cose nuove possibili tra quelle attaccate, piA? qualche classicone qui e lA� a cui A? difficile rinunciare. Abbiamo passato tutto il tempo possibile al pub nella sala principale, salutando vecchi e nuovi amici e lasciandoci coinvolgere nell’entusiasmo e nella follia che regnava su di noi. E poi, dato che non ci bastava e dato che c’era qualche mattone prestigioso, tutti a bordo piscina dove aveva nel frattempo aperto il “pub sotto le stelle”. Ancora birre, chiacchiere, casino, altre birre, fino alla splendida alba sulle bocche di Bonifacio, tra Corsica e Sardegna, giusto in tempo per cedere alla stanchezza e rifugiarci in cabina.

Qualche ora di sonno, un caffA? propizio per ritrovare le forze, e un giro al pub mattutino, sempre a bordo piscina (a dire la veritA�, piA? simile a un grosso bidet, ma non era per quello che ci eravamo imbarcati). Sole, sorrisi, facce stanche ma non disposte a cedere: si ricomincia, chi con la Biscotti, chi con la Not So Mild Ale (forse la miglior birra della crociera, anche se la concorrenza A? spietata e so che ognuno ha eletto le sue) di Shiga Kogen/NA?gne A?. Corsa a sfamarsi in mensa, riposino, e via di nuovo al pub principale, con qualche fusto nuovo e qualcuno giA� aperto la sera prima. I piA? attenti erano reduci da una degustazione sulle birre lavorate in botte di cui ho sentito dire (non mi ero iscritto, ahimA?) cose favolose, con il coinvolgimento di nomi noti e nobili come quelli di Lorenzo “Kuaska” Dabove, Jos Brouwer e Derek Walsh.

Sbarchiamo a Barcellona domenica sera, sorprendentemente puntuali: la nave aveva recuperato il ritardo alla partenza. Raggruppamento in direzione di un ristorante poi trovato chiuso, cena in un posto abbastanza turistico, dopocena in un brewpub barcellonese di cui mostro una foto. Delle birre non parlerA?, limitandomi a dire che non sono state trovate particolarmente gradevoli da nessuno dei presenti. Se passate da quelle parti, trovate altro a cui dedicarvi. E’ andata meglio a chi ha attraversato la cittA� per recarsi a un evento in un locale abbastanza valido, anche se l’accoglienza pare sia stata abbastanza fredda. Attendo testimonianze piA? specifiche da chi c’era.

La mattinata di lunedA� A? cominciata con la solita routine (colazione, raggruppamento, e poi via a trotterellare per un giro turistico – le due case di GaudA�, poi Sagrada Familia, poi un ristorante dove ci siamo trovati benissimo (la Cerveceria Catalana, raccomandatissima). Due passi nel barrio Gotico, vagando senza meta, per vedere il centro storico e per digerire l’impegnativo pranzo. Per puro caso ritroviamo un gruppo di crocieristi (Gennaro di Amiata, Bruno e Allo di Toccalmatto, Nino dello Sherwood Pub e altri ancora), il tempo di fare 20-30 metri a piedi e ci ritroviamo, senza averla cercata, alla Cerveteca. Locale promosso a pieni voti, piccolo e caotico (c’era mezza nave!), con buone spine e ottime bottiglie, e il piacere di ritrovare le Rogue, forse la birra americana importanta con piA? discontinuitA� in Italia. Anche la birra spagnola, stavolta, ne esce benone, con la Pura Pale (giA� provata mesi fa al Moeder Lambic Fontainas) fresca e beverina.

La festa prosegue in nave, dato che A? ormai sera e bisogna ripartire. Stavolta non ci sono imprevisti, e si parte senza contrattempi per un’altra lunga notte di bevute e risate in direzione Porto Torres. Stavolta perA? facciamo un pochino piA? i bravi, e rientriamo in cabina ben prima dell’alba. La notte pare sia durata molto a lungo, con scene che voi umani non potete immaginare. Nemmeno io, a dire il vero, e mi toccherA� vivere con la curiositA�.

La mattina il pub a bordo piscina gode della piscina finalmente aperta e di un sole battente (qualcuno commenterA� “sembra Rimini a Ferragosto”). Da buon vampiro, sopporto male cosA� tanta luce e lascio ad altri la tintarella e le sdraio. Mi dirigo verso la sala principale, dove si sta consumando il giudizio delle birre homebrewing. Numero abbastanza moderato (poco sotto le 20) ma qualitA� molto alta, con diverse birre davvero interessanti. Primi classificati due amici (uno A? Valentino Roccia, purtroppo mi sfugge il nome del secondo) che hanno fatto cotte a quattro mani. Bravi!

Dopo pranzo (e dopo la premiazione del concorso hb), degustazione su barley wine e dintorni. Si comincia con un raffinatissimo progetto del Birrificio del Ducato, vale a dire la Beersel Morning, che come il nome fa capire trattasi di una birra basata sul lambic 18 mesi di Armand Debelder della Drie Fonteinen e, come avrete intuito, sulla New Morning del birrificio di Roncole Verdi. La birra A? interessante ed equibrata, davvero una piacevole scoperta.

Si prosegue con due produzioni a cura degli statunitensi di Stillwater, vale a dire la Stateside Saison e la Existent. Due birre che partono dal Belgio per arrivare…boh? Devo dire la veritA�, non mi hanno conquistato. La prima A? una saison con sentori fruttati molto piacevoli, ma che scalda un po’ troppo il palato. La seconda A? scura, si sente del tostato(ne) e pare abbia passato del tempo in botti di bourbon. Forse la mia preferita tra le due, ma per nessuna mi sarei strappato i capelli.

Arriva il momento di Valter Loverier, che presenta una birra che rappresenta l’inizio (A? stata brassata all’apertura del birrificio) e la fine (viene commercializzata ora) di Loverbeer, almeno fino a ora. La Dama Bruna basa la sua struttura su quella della Madamin, ma c’A? un percorso di riposo e maturazione aggiuntivo per arrivare a quello che A? un dichiarato omaggio alle oud bruin belghe. Il risultato A? soddisfacente ma direi perfezionabile, specie in prospettiva di un annunciato cambio di zuccheri che dovrebbe far giovare sia l’aspetto visivo (“scurendo” il prodotto finito) sia aggiungendo complessitA� organolettica.

Chiusura di degustazione con un birrificio che come pochi sa farsi amare o odiare. Personalmente, ci ho messo davvero tanto, spaventato a volte dai sentori acidi a volte dalla potenza alcolica di buona parte delle sue produzioni piA? celebrate. Una combinazione che raramente amo, ma che ultimamente mi sta cominciando ad affascinare. L’ultimo assurdo progetto parte da un’idea nata dopo una buona sbronza, protagonisti lo stesso Jerome RA�betez e il birraio di Terrapin (Athens, Georgia, USA). Trattasi di un birrone (barley wine?) carico di stranezze che ho apprezzato e non poco, e con un nome credo ancora provvisorio (qualcosa tipo “incredibile cuvA�e di Jerome e xxx”).

C’A? il tempo per un paio di birre, stiamo scegliendo cosa quando veniamo convogliati a un assaggio per pochi di perle della NA�rke Kulturbryggeri (Skvatt GALEn, BA�sta RA�kA�l, BA�ver). La prima A? erbale piA? che erbacea, se ho capito bene brassata con acqua in cui sono state bollite bacche di ginepro. La seconda A? affumicatona, la terza A? un’assurditA� che contiene estratto di ghiandole di castoro. Medicinale come uno sciroppo di altri tempi, ma non cattiva. Chiusura con la classicissima Kaggen Stormaktsporter 2005, un dannato capolavoro di cui non ci si stancherebbe mai.

Che dire? Un’esperienza fantastica, forse irripetibile. Chi c’A? stato sa cosa intendo, gli altri spero che potranno avere un’altra occasione.

Alessio

Un salto nell’Essex: Colchester

Category : Viaggi

Aeroporto London Stansted: il buon vecchio low cost Ryanair non delude mai (per dire che delude sempre). Appena atterrato mi dirigo verso la stazione dei pullman, e mentre i piA? salgono a ripetizione sui bus in direzione Londra-Victoria Station, io attendo i ben piA? rari mezzi che fan rotta verso la campagna. Voi direte: a�?Ma cosa ci viene a raccontare? Un posto di questo genere, a chi interessa?a�?.

Interessa, interessa. PerchA� chi ama il turismo birraio non si ferma davanti a nulla, che si tratti di numero di abitanti o estensione del territorio. Certo, va detto che io a Colchester ci sono capitato per lavoro, altrimenti forse non mi sarebbe mai venuto in mente di recarmi proprio lA�a��ma andiamo con ordine.

Una tappa nella provincia inglese non puA? davvero mancare: A? proprio fuori dalle grandi cittA�, dove meno lo si aspetta, che ci si puA? parare di fronte una sorpresa sfavillante. E per spezzare una��ulteriore lancia a favore della campagna, vi posso dire che solamente questa��anno, per la prima volta, la��ambito trofeo National Pub of the Year A? stato vinto da un locale londinesea��abbiamo cosA� concesso qualche stimolo in piA? per gli scettici.

Visualizza Colchester in una mappa di dimensioni maggiori

In una cittA� come Colchester la chiusura dei negozi entro le 17 e il calar del sole invernale ancora prima, comunicherebbe sentimenti di vuota desolazione anche alla grigia nebbia della bassa padana. Fortunatamente non tutto A? come appare. La vita in realtA� scorre argentina nei pub, assaliti nel tardo pomeriggio dai lavoratori stanchi e bisognosi di schiarirsi la gola. In effetti qui il pub, al secolo public house, mantiene fede al significato letterale del suo buon nome. Gli avventori fanno il loro ingresso solitari, come entrassero a casa propria, si siedono al bancone, ordinano da bere e aspettano qualcuno che abbia voglia di scambiare quattro chiacchere con loro.

PerchA� allora non seguire questa tradizione? Dico io.

Il primo locale sarA� quindi THE ODD ONE OUT. Rinomato per la��abbondante offerta di cider e perry provenienti da tutta la contea: le piccole botti di plastica vengono posizionate in bella vista sul bancone, un foglietto di carta scritto a penna ci indica nome della��azienda produttrice, grado alcolico e prezzo per pinta. Non per nulla questo sperduto pub A? risultato finalista al concorso Cider & Perry Pub of the Year nel 2008.

Mai nome fu piA? azzeccato (odd one out = pesce fuor da��acqua, circaa��): entrando si ha proprio la sensazione di essere corpo estraneo rispetto agli altri clienti, i quali seduti ciascuno nel proprio cantuccio, fanno quasi parte della mobilia, statici come se dovessero aspettare di essere immortalati in un quadro di Constable. Ed ecco la mia storia: da dietro un angolo, dopo avermi studiato per una mezza��oretta, ecco giungere un simpatico signore di Budapest, da una vita a Colchester, che ha voglia di parlare di Dio, di politica italiana, e dei miei viaggi in Ungheria. Prima di lui, per fortuna, mi hanno fatto anche compagnia una corpulenta moretta (Mauldons Black Adder) e una biondina ben luppolata (Crouch Vale Brewera��s Gold). Offerta dal mio amico ungherese ecco che invece arriva una pretenziosa pinta di sidro. Mai bevuto niente che mi abbia stupito tanto (e forse mai capiterA� piA?): Cronea��s Organic Cider, Rum Cask Aged! Ottimo sidro di mele da 7,5A� alcolici invecchiato in botti di rum. Inutile approfondire il mio zizzagante ritorno a casa…

Rimanendo in a�?periferiaa�? ci spostiamo di poco per entrare al FAT CAT. Accogliente. Al suo interno(!!), dopo aver osservato per 10 minuti un vecchio chino sulle proprie fatiche scendere da uno scalino, ho potuto assistere alla��arresto di un borseggiatore, tra la tranquillitA� generale di tutti (cioA? mia, del vecchio e della barista). Offre birre ben tenute, tra cui una della casa.

Non molto piA? distante merita menzione il NEW INN, gestito dal simpaticissimo Duncan Adkinson. Sotto la sua gestione il pub ha appena aperto, ma in realtA� A? un locale di vecchia data, passato piA? volte di mano. Le sue piccole dimensioni favoriscono la socializzazione. Ho quindi potuto scambiare due chiacchere col landlord, e tramite queste ho anche compreso meglio la situazione dei pubs in UK. Dopo la��avvento delle grandi catene, come ad esempio Wetherspoon (vedi sotto), le piA? modeste free-house rischiano di scomparire. Per essere chiari, e a voler utilizzare parole povere, la free-house sarebbe un locale con le pompe o le spine di proprietA�, che puA? quindi decidere in autonomia quali birre servire. Nel nostro paese sono ancora pochi i locali che seguono questa direzione. Nel caso del New Inn, tre pompe in tutto, ben tenute, e alla��impareggiabile prezzo di A?2 ogni pinta, come offerta-lancio.

Che nostalgia mi sovrasta, se penso ai prezzi in Italia!

Ritornando ora verso il centro cittA�, entriamo nel discusso THE PLAYHOUSE. Discusso in quanto appartenente alla grande catena Wetherpoon e quindi, per i camriani del posto, simbolo di consumismo. Concordo. Non si puA? perA? negare che il locale sia veramente suggestivo. Con grande isola-bar al centro, il pub A? ricavato da un vecchio teatro; oltre al piano interrato, ca��A? la possibilitA� di sedersi in zona a�?plateaa�? oppure in zona a�?palcoscenicoa�?. LA�, sopra la propria testa, aleggiano i pannelli delle scenografie, le luci di scena e tutto il resto della brigata. Osservando dal palcoscenico si staglia la galleria, non accessibile ai clienti, ma festosamente addobbata con manichini-spettatori in stile retrA? a grandezza naturale. Per fortuna niente di troppo kitch. Certo, il fine-settimana A? facile trovare i buttafuori alla��uscita (abovvvoooo), ma per il resto si mangia bene e a poco prezzo, senza dimenticare una decina di real ales diverse tra cui sbizzarrirsi! Sito del The Playhouse

Infine col FOX & FIDDLER, proprio di fianco al precedente, ci ritroviamo nuovamente immersi in una tipica atmosfera homemade. Infatti il cibo A? fatto in casa. Troverete spesso una Mild, cosa ormai non cosA� semplice nemmeno nella vecchia Inghilterra, malgrado gli sforzi del CAMRA. A me A? toccata la Mighty Oak Oscar Wilde, forti sentori tostati e note di cacao.

Consiglio a chiunque volesse avventurarsi in queste zone di procurarsi la��apposita guida edita dal CAMRA (ce ne sono per tutte le contee del Regno Unito) oppure di spulciare la grande offerta online. Le informazioni piA? attendibili sono solitamente raggiungibili tramite i siti delle sezioni locali del CAMRA, in questo caso: http://www.colchestercamra.org.uk/

Buon viaggio!

Jacopo