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	<title>PintaPerfetta - Luoghi, viaggi e persone legate alla birra &#187; Viaggi</title>
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		<title>Australia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono andato in Australia per visitare l&#8217;Australia e le bellissime attrazioni di un continente eccezionale. Dalla partenza non pensavo alla birra. Anzi, mi ero detto che non avrei studiato. Per quanto il tempo era poco e avrei bevuto quel che capitava. Però il destino ha voluto un po&#8217; diversamente. O forse l&#8217;istinto. Passeggiavo per Sydney, sceso dall&#8217;Harbour Bridge e non pensavo alla birra. Ho visto un locale affollato. Ma non mi interessava. Stavo solo pensando a dove cenare. Sono passato di fianco al locale distrattamente: c&#8217;erano dei buttafuori che erano quasi dei buttadentro. Poi ho buttato l&#8217;occhio.<br />
Stand. Anzi, stands. L&#8217;inconfondibile clima dell&#8217;happening a base di birra artigianale. Musica dal vivo. Gente sbronza. Timidamente ho chiesto se potevo entrare e il buttadentro mi ha buttato dentro. Era davvero una festa della birra artigianale. Un Australian Beer Festival. Un bel clima, molto festoso, musica, gente che si divertiva, tutti giovani. Un po&#8217; sbronzi. Una ragazza mi ha cantato urlando in faccia “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Y5fBdpreJiU&amp;ob=av2e">Somebody told me..that you had a boyfriend&#8230;</a>” mentre il gruppo cantava la canzone. Il moroso l&#8217;ha trascinata via.<br />
Il tempo era poco. Non volevo stravolgere il mio programma, ma volevo approfittare dell&#8217;occasione. Il primo stand vendeva tickets e bicchieri in perfetto stile Zythos o TNT Pub. Dieci tagliandi. Assaggi da 100 cc. A stomaco vuoto. In breve tempo. Un piano suicida.<br />
Gli stand presenti saranno stati una ventina, ciascuno con le sue spine e i birrai dietro a servire e impressionare il pubblico. Tutti birrifici artigianali australiani provenienti da tutta l&#8217;Australia (che è grossa e non poco).<br />
Lo ammetto. L&#8217;eccitazione c&#8217;era. Ero nel mio ambiente: il classico bevitore di birra artigianale nel contesto di un beer festival. Ero come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rafael_Nadal">Rafa Nadal</a> sul centrale del Roland Garros. Un pesce nella sua acqua. Il mio essere europeo e persino non angolofono mi dava anche quel tocco di esotismo che mi avrebbe ingraziato i birrai.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img title="Australian glass" src="http://img818.imageshack.us/img818/9918/dscn1988i.jpg" alt="" width="400" height="600" /><p class="wp-caption-text">Australian glass</p></div>
<p style="text-align: justify;">Le premesse erano perfette, la realizzazione un po&#8217; meno. Il bicchierino in plastica era carino e adatto allo scopo, ma le birre meno. Al primo stand (non faccio nomi, li ricordo ma potrei recuperarli dalle foto che ho appositamente fatto) la produzione era decisamente da homebrewers. Anzi, i proprietari erano ex homebrewer che producono professionalmente, ma i prodotti erano ruvidi e poco significativi. Unica nota positiva, affittano l&#8217;attrezzatura ad homebrewers perchè ognuno faccia la propria birra come vuole. Lodevole, simpatico. Ma le birre non granchè.<br />
Anche il seguito non è stato appassionante: dieci birre bevute, due-tre buone ma a livello che in Italia se ne trovano molte di più nel similare contesto. Le altre tra il passabile e l&#8217;orrido. Alcune esotiche come una alla zucca, ma in generale ruvide, con sapori troppo sbilanciati e grezzi. E in generale poco luppolo da aroma.<br />
Sono uscito dal festival un po&#8217; deluso. Sì, atmosfera simpatica, molti birrifici, con birrai agli stand, disponibili, simpatici, ma alla prova dei fatti poco più che simpatici homebrewer in un contesto semplice ma che prometteva di più. Sono tuttavia convinto che esista un movimento di appassionati australiani abbastanza vivace: al festival vendevano una guida e mi è parso che ci sia una associazione di appassionati. Chissà che non si possa fare uno cambio culturale.<br />
Nel resto della vacanza qualcosa ho bevuto, senza mai rimanere davvero impressionato. Ovviamente quasi ovunque quando chiedi something australian ti danno orrende lager che assomigliano alla Corona. Due soli sono stati i miei punti di riferimento. Parlo delle produzioni di <a href="https://www.littlecreatures.com.au/">Little Creatures</a>, birrificio di Perth (o meglio Freemantle) nel quale sono poi anche stato, in particolare della pale ale facilmente reperibile, e Fat Yak di <a href="http://www.matildabay.com.au/">Matilda Bay Brewing</a>.<br />
Che dire? Buone birre. Pale in stile americano. Non troppo luppolo da aroma, beverine, gradevoli, ma di meglio ho bevuto in Italia francamente. Non voglio essere troppo severo, forse troppe aspettative da un paese anglofono, ma in effetti non ho trovato sapori che mi hanno fatto urlare al miracolo né ho trovato produzioni particolarmente originali.<br />
Quando volevo birra e le trovavo prendevo queste. Verso la fine della vacanza mi sono dato un po&#8217; al vino, visto che la birra non era lo scopo e non dava soddisfazioni e lì mi son divertito di più.<br />
Locali carini invece ne ho visti. A parte svariati pub di atmosfera, si segnalano i classici di Freemantle, Sail and Anchor e Little Creatures (sì, gli stessi di cui sopra).<br />
<a href="http://www.sailandanchor.com.au/">Sail and Anchor</a> aveva una abbondante e intrigante scelta di spine (mi sono dovuto contenere purtroppo). E&#8217; un pub classico quanto ad atmosfera, tavoli in legno, grande bancone. Molto inglese. Piacevole. Little Creatures è ricavato in una rimessa per barche nel porto di Freemantle. Molto grande, con possibilità di mangiare e anche bene direi (imballatissimo) con alla spina le produzioni del birrificio, che è a fianco e visitabile.<br />
Ottimi posti, curioso che siano nella stessa cittadina in un continente grosso come l&#8217;Europa. Curioso anche che il nostro beer lover <a href="https://www.facebook.com/PUTRO88">Putro</a> abbia deciso di andare proprio là.<br />
Lui però mi ha detto di recente che si sta ambientando con il mondo della birra australiana e sta trovando perle che sicuramente nella mia gita fugace sono sfuggite.<br />
Chissà che non abbia voglia di scriverci lui qualcosa di più approfondito.</p>
<p style="text-align: justify;">Rob</p>
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		<title>Una visita ad Edimburgo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mattia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso weekend me ne son andato per una tre giorni di relax, visite e birre, e come mi capita spesso, ho deciso di andare di nuovo ad Edimburgo. Il perchè è facile: la considero semplicemente la più bella città d&#8217;Europa, per fascino, storia, camminate, clima&#8230; tutto. Essendo la mia quinta visita in cttà, sapevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scorso weekend me ne son andato per una tre giorni di relax, visite e birre, e come mi capita spesso, ho deciso di andare di nuovo ad <strong>Edimburgo</strong>. Il perchè è facile: la considero semplicemente la più bella città d&#8217;Europa, per fascino, storia, camminate, clima&#8230; tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo la mia quinta visita in cttà, sapevo già bene come muovermi tra i locali, e rileggendo anche <a title="Guida Rapida… a Edimburgo." href="http://www.pintaperfetta.com/2009/03/20/guida-rapida-a-edimburgo/">la mia guida introduttiva</a> e <a title="Edimburgo Pub Walks" href="http://www.pintaperfetta.com/2011/03/22/edimburgo-pub-walks/">quella di Jacopo</a>, ho capito che dovevo provare anche qualcosa di nuovo, così mi sono affidato al libro della <a href="http://www.camra.co.uk">Camra</a> <strong>&#8220;Good Beer Guide 2010&#8243;</strong>, spulciando tra i locali suggeriti e vedendo cosa faceva più al caso mio.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi2011-a.JPG"><img title="Kay's Bar, Edinburgh" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi2011-a.JPG" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Kay&#39;s Bar, Edinburgh</p></div>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://kaysbar.co.uk/">Kay&#8217;s Bar</a> e <strong>The Kenilworth</strong> li ho già trattati <a title="Guida Rapida… a Edimburgo." href="http://www.pintaperfetta.com/2009/03/20/guida-rapida-a-edimburgo/">nel primo articolo</a>. Il primo dei due rimane un locale eccezionale, vuoi per posizione (secondo me incastonato nel più bel quartiere residenziale di Edimburgo e a tre passi dalla città nuova), vuoi per qualità e servizio, scelta e atmosfera. Purtroppo stavolta ci son arrivato già abbastanza piegato dalle visite precedenti, per cui non ho avuto modo di restare troppo tempo, ma vi ri-stra-consiglio di perderci del tempo. Per chi arriva poi in giorni da Sei Nazioni, il Kay&#8217;s è tappa stra-obbligata!</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove visite sono state: <strong>The Tass</strong>, <strong>The World&#8217;s End</strong>, <strong>Cafè Royal</strong>, <strong>Guilford Arms</strong> e il <strong>BrewDog Bar</strong>.<br />
Partiamo dai due migliori: <a href="http://www.caferoyal.org.uk/">Cafè Royal</a> e <a href="http://www.guildfordarms.com/">Guildford Arms</a>. Del primo ha parlato Jacopo nel suo articolo; ciononostante, vorrei aggiungere due parole. Il locale è davvero splendido, nasce come &#8220;costola&#8221; del ristorante / Oyster Bar a fianco, con cui ha la cucina in comune (ma solo una piccola parte del menù). Prezzi delle birre decisamente in linea &#8211; non fatevi spaventare dalla lussuosità del posto, sui prezzi del cibo confermo che sono un po&#8217; alti. Anche il menù non è proprio quello tipico da pub, si varia dai taglieri di formaggi alle (immagino pregiate, io non le amo affatto) ostriche.<br />
All&#8217;angolo opposto dello stesso &#8220;block&#8221;, si trova il <strong>Guildford Arms</strong>. Splendido anche questo, con un bellissimo soppalco-ristorante e con soffitti e pareti lavorati, è un piccolo gioiellino. Sono capitato in un periodo fortunato, evidentemente, in quanto proprio in quei giorni si teneva un piccolo Festival birrario sulle <strong>Real Ales</strong>: dal 27 Ottobre al 6 Novembre infatti sono state 50 le Real Ales servite a pompa nel locale, a rotazione ovviamente. Possibilità di mangiare al pub con menù ridotto o al piano superiore con menù alla carta.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi2011-b.JPG"><img title="The Cafè Royal, Edinburgh" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi2011-b.JPG" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">The Cafè Royal, Edinburgh</p></div>
<p><strong>The Tass</strong> e <strong>The World&#8217;s End</strong> sono uno di fronte all&#8217;altro sul High Street / angolo Jeffrey St. Non trovando aperto il primo a pranzo, mi son fiondato nel secondo. Il locale è piccolo, pieno zeppo di roba appiccicata, accogliente. Decente la scelta delle birre (Orkney, Fraoch) ma il miglior fish&amp;chips mai mangiato, subito soprannominato <em>filetto di balena</em> per le dimensioni &#8211; tanto grande che è persino prevista in menù la mezza porzione.<br />
Al Tass ho ripiegato la sera, andandoci a mangiare in quanto vicino all&#8217;hotel dove ero alloggiato. Ecco, qui mi son davvero stupito del giudizio Camra e un po&#8217; anche di quello di Jacopo. Può darsi fosse una giornata &#8220;no&#8221; del locale, ma mai mi era capitato un servizio così svogliato e superficiale, un locale non all&#8217;altezza di standard igienici sufficienti, e una scortesia verso noi &#8220;turisti&#8221; davvero non equivocabile. Il cibo al limite della decenza e io al limite della e-mail di lamentela/segnalazione alla Camra. <em>Evitatelo, se possibile (cit.)</em>. Per fortuna il fine serata al <a href="http://www.whiskibar.co.uk/">Whiski Bar</a>, situato a poche decine di metri, ha allietato il mio spirito con gli <em>spiriti</em> giusti!</p>
<p style="text-align: justify;">Per il BrewDog Bar ci sentiamo per il prossimo articolo, in quanto preferisco trattarlo da solo, essendo cosa a se&#8217; stante nel panorama dei locali di Edimburgo, ma sappiate che non m&#8217;è piaciuto per nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudo con la mia classifichina dei pub da visitare: Kay&#8217;s, Royal Cafè, Guildford Arms, The Kenilworth, e se amate come me i single malts, Whiski Bar. Buon viaggio!</p>
<p style="text-align: justify;">mattia</p>
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		<title>Bologna: collezione autunno-inverno</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:48:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per gli amanti di birra bolognesi questi ultimi mesi sono stati particolarmente significativi. Lo dico con non poco orgoglio perché, lo ammetto, credevo che una Bologna birraria non sarebbe mai esistita e che, malgrado la generale vitalità cittadina, sarebbe rimasta per sempre all’ombra di province minori, ma birrariamente assai più evolute. Chiariamoci: la situazione non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per gli amanti di birra bolognesi questi ultimi mesi sono stati particolarmente significativi. Lo dico con non poco orgoglio perché, lo ammetto, credevo che una Bologna birraria non sarebbe mai esistita e che, malgrado la generale vitalità cittadina, sarebbe rimasta per sempre all’ombra di province minori, ma birrariamente assai più evolute.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiariamoci: la situazione non è ancora cambiata, è solo migliorata!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi eventi rappresentano infatti solo i primi vagiti di un pupo che sta tentando di lasciare il grembo materno per cominciare a giocare con gli amici più grandi. Questa città è stata finora talmente rappresentativa del suo ruolo di confine tra Emilia e Romagna da rispecchiare tale “ambiguità” anche nell’offerta birraria. Partendo dal centro e uscendo dalla città verso Est…il nulla assoluto (con rare eccezioni), verso Ovest…il tutto relativo. Cioè: quattro birrifici e una buona quantità di locali interessanti dispersi in mezzo alla Bassa.</p>
<p style="text-align: justify;">Vado ora a spiegare il motivo di tanto entusiasmo, partendo da quest&#8217;estate.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mese di IBF all’interno della Festa dell’Unità infatti (25 agosto-19 settembre), è stata una dura prova, a cui la città reputo abbia risposto tutto sommato bene, tenendo conto della carente attività di promozione dell’evento e di altri problemi non trascurabili (avere di fianco a noi la balera non ci ha agevolati!). Appena una settimana dopo, <em>BrewLab</em> ha organizzato l’anagrammatico FBI, una tre giorni che ha ottenuto un’ottima risposta di pubblico, soprattutto del più giovane, dimostrando così che gli studenti non sono una fetta di pubblico da ignorare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non solo di eventi si parla. Procedendo in ordine cronologico citerei l’apertura del nuovo birrificio <a href="http://www.birradelreno.it/birra_del_reno.html">Birra del Reno</a>, sull’Appennino bolognese. Amici fidati mi hanno parlato piuttosto bene delle sue birre, soprattutto della loro <em>Bianca</em>, che ahimé non ho potuto provare personalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo ora al nuovo progetto di Roberto Poppi di <em>Vecchia Orsa</em> e dell’ex presidente di <em>BrewLab</em> Gianfranco Sansolino. Prendendo in gestione un locale già esistente, poche centinaia di metri fuori porta, lo hanno trasformato in un pub totalmente votato all’artigianale, riempiendo così l’enorme vuoto che affliggeva il Capoluogo (in particolare se parliamo di spine). Il loro <a href="http://www.harvest-pub.com">Harvest Pub</a> è piccolo ma piuttosto accogliente, ed è gestito con passione. Le birre offerte alla spina e a pompa hanno prezzi ragionevoli e variano costantemente. Come fissa viene proposta l’interessante Bender, brassata appositamente dalla <em>Vecchia Orsa</em> per il locale, afferente allo stile <em>American Wheat Ale</em>. è rinfrescante e ben luppolata, ottima come birra estiva, buona rappresentante dello stile in Italia (sicuramente l’unica). Aggiornamenti costanti sulla pagina <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.265308873507611.62035.144767282228438&amp;type=1#!/pages/Harvest-Pub/248064165236644?sk=wall">facebook</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, fresca di pochi giorni, è l’apertura del beer shop <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.265308873507611.62035.144767282228438&amp;type=1#!/Astral.Beers?sk=wall">Astral Beers</a> di Roberto Astolfi. Pochi metri al di là del famoso Meloncello, è stato inaugurato lo scorso sabato 15 ottobre. Il negozio è ben organizzato, con le birre ordinate per provenienza su eleganti scaffali, a muro ed in mezzo alla sala. L’offerta già dal primo giorno è piuttosto ampia ma promette di crescere col tempo. Il simpatico e competente titolare, inoltre, intende utilizzare gli spazi del negozio per organizzare eventi legati al mondo dell’arte, così da creare un’offerta il più possibile variegata.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembrano ottimi propositi per il futuro, segno che il movimento in Italia sta continuando a crescere, soprattutto in qualità, riuscendo a espugnare anche le città più restie. Bologna era una di queste, ma forse -speriamo- la strada è ormai spianata.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona fortuna a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Jacopo</p>
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		<title>Un Mare di Birra! (report)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 08:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi avevamo anticipato pochi giorni fa che un paio di noi (io e Andrea, nello specifico) si sarebbero imbarcati sulla crociera organizzata dal Ma Che Siete Venuti A Fa&#8217; per festeggiare i primi 10 anni del pub romano. L&#8217;occasione era di quelle davvero da non perdere: una festa organizzata da uno dei locali più apprezzati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vi <a href="http://www.pintaperfetta.com/2011/06/11/una-crociera-davvero-diversa/">avevamo anticipato</a> pochi giorni fa che un paio di noi (io e Andrea, nello specifico) si sarebbero imbarcati sulla <a href="http://www.unmaredibirra.com/index.php">crociera</a> organizzata dal <strong>Ma Che Siete Venuti A Fa&#8217;</strong> per festeggiare i primi 10 anni del <a href="http://www.football-pub.com/">pub romano</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occasione era di quelle davvero da non perdere: una festa organizzata da uno dei locali più apprezzati (già vincitore del titolo di miglior pub dell&#8217;anno secondo <a href="http://www.ratebeer.com/">Ratebeer</a>, come molti di voi già sapranno) del mondo birrario, con tantissimi nomi di prestigio coinvolti, un concorso di homebrewing (ambito premio, il rimborso totale della quota di partecipazione alla crociera stessa), degustazioni e un sacco di chiacchiere tra appassionati.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-WnPrKZISwGE/Tfi84KGU7tI/AAAAAAAABnQ/edM1QUkFI_U/P1000977.JPG" alt="" width="600" height="451" /></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dall&#8217;inizio. La paura di imprevisti e intoppi motivava chi partiva da lontano a prendere in considerazione ampi margini di tempo sulla partenza. Questo ha portato a un primissimo assembramento di appassionati già a inizio pomeriggio, nonostante la partenza ufficiale fosse fissata intorno alle 22. Per non farmi mancare niente, la fortuna ha voluto che finissi nella primissima macchina a presentarsi nel piazzale del porto di Civitavecchia. Ci si sposta subito per un panino o due al terminal, dove piano piano vediamo arrivare, nell&#8217;ordine, un gruppetto dal Veneto, un simpatico irlandese amico della comitiva di Almond &#8217;22, un gruppo di danesi. Poi un momento di stanca, l&#8217;arrivo dei primi birrai (<strong>Almond 22</strong>, <strong>Bi-Du</strong>, <strong>Olmaia</strong>) e poi di tutti gli altri. La nave è in ritardo, prima leggero poi più pronunciato, prolungando la lunga attesa e il sospirato primo sorso. Finalmente ci si imbarca, ricevendo braccialetto e bandana arancione e bicchiere e di ordinanza. Salto in camera a liberarsi dei bagagli, folla al ristorante, forsennato lavoro dello staff per aprire in tempi record le spine, e poi si parte (dal porto, e con le birre), con buona parte dei 500 partecipanti a <strong>Un Mare Di Birra</strong> che carichi di entusiasmo si recano a procurarsi i primi assaggi.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-gvt7cE0swC4/Tfi8lc13CtI/AAAAAAAABmw/e40p6BpfbIc/P1000966.JPG" alt="" width="600" height="451" /></p>
<p style="text-align: justify;">La lista delle birre e dei birrifici annunciati a bordo era qualcosa di impressionante e forse mai visto, almeno in Italia. Tutti i migliori nomi dell&#8217;Italia della birra, supportati da un nutritissimo gruppo di birrifici danesi e scandinavi, più chicche dal Belgio ad opera dello staff del <strong>Moeder Lambic</strong> di Bruxelles e tanto altro ancora.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.unmaredibirra.com/images/stories/logomanu.png" alt="" width="194" height="213" /></p>
<p style="text-align: justify;">La prima nottata si è trascorsa nell&#8217;entusiasmo generale che ci ha portato ad assaggiare quante più cose nuove possibili tra quelle attaccate, più qualche classicone qui e là a cui è difficile rinunciare. Abbiamo passato tutto il tempo possibile al pub nella sala principale, salutando vecchi e nuovi amici e lasciandoci coinvolgere nell&#8217;entusiasmo e nella follia che regnava su di noi. E poi, dato che non ci bastava e dato che c&#8217;era qualche mattone prestigioso, tutti a bordo piscina dove aveva nel frattempo aperto il &#8220;pub sotto le stelle&#8221;. Ancora birre, chiacchiere, casino, altre birre, fino alla splendida alba sulle bocche di Bonifacio, tra Corsica e Sardegna, giusto in tempo per cedere alla stanchezza e rifugiarci in cabina.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche ora di sonno, un caffè propizio per ritrovare le forze, e un giro al pub mattutino, sempre a bordo piscina (a dire la verità, più simile a un grosso bidet, ma non era per quello che ci eravamo imbarcati). Sole, sorrisi, facce stanche ma non disposte a cedere: si ricomincia, chi con la <em>Biscotti</em>, chi con la <em>Not So Mild Ale</em> (forse la miglior birra della crociera, anche se la concorrenza è spietata e so che ognuno ha eletto le sue) di <strong>Shiga Kogen/Nøgne Ø</strong>. Corsa a sfamarsi in mensa, riposino, e via di nuovo al pub principale, con qualche fusto nuovo e qualcuno già aperto la sera prima. I più attenti erano reduci da una degustazione sulle birre lavorate in botte di cui ho sentito dire (non mi ero iscritto, ahimè) cose favolose, con il coinvolgimento di nomi noti e nobili come quelli di <strong>Lorenzo &#8220;Kuaska&#8221; Dabove</strong>, <strong>Jos Brouwer</strong> e <strong>Derek Walsh</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sbarchiamo a Barcellona domenica sera, sorprendentemente puntuali: la nave aveva recuperato il ritardo alla partenza. Raggruppamento in direzione di un ristorante poi trovato chiuso, cena in un posto abbastanza turistico, dopocena in un brewpub barcellonese di cui mostro una foto. Delle birre non parlerò, limitandomi a dire che non sono state trovate particolarmente gradevoli da nessuno dei presenti. Se passate da quelle parti, trovate altro a cui dedicarvi. E&#8217; andata meglio a chi ha attraversato la città per recarsi a un evento in un locale abbastanza valido, anche se l&#8217;accoglienza pare sia stata abbastanza fredda. Attendo testimonianze più specifiche da chi c&#8217;era.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-1E5tqhT2d8M/Tfi-cHAI2WI/AAAAAAAABoI/SaZwlL60tEM/P1000996.JPG" alt="" width="600" height="451" /></p>
<p style="text-align: justify;">La mattinata di lunedì è cominciata con la solita routine (colazione, raggruppamento, e poi via a trotterellare per un giro turistico &#8211; le due case di Gaudì, poi <strong>Sagrada Familia</strong>, poi un ristorante dove ci siamo trovati benissimo (la <em>Cerveceria Catalana</em>, raccomandatissima). Due passi nel barrio Gotico, vagando senza meta, per vedere il centro storico e per digerire l&#8217;impegnativo pranzo. Per puro caso ritroviamo un gruppo di crocieristi (Gennaro di <strong>Amiata</strong>, Bruno e Allo di <strong>Toccalmatto</strong>, Nino dello <strong>Sherwood Pub</strong> e altri ancora), il tempo di fare 20-30 metri a piedi e ci ritroviamo, senza averla cercata, alla <a href="http://www.lacerveteca.com/">Cerveteca</a>. Locale promosso a pieni voti, piccolo e caotico (c&#8217;era mezza nave!), con buone spine e ottime bottiglie, e il piacere di ritrovare le <strong>Rogue</strong>, forse la birra americana importanta con più discontinuità in Italia. Anche la birra spagnola, stavolta, ne esce benone, con la <em>Pura Pale</em> (già provata mesi fa al <em>Moeder Lambic Fontainas</em>) fresca e beverina.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="https://lh3.googleusercontent.com/-FFSQiyXkMxw/TfjB63t_FnI/AAAAAAAABqg/vjczLm9V-Jc/P1010035.JPG" alt="" width="600" height="451" /></p>
<p style="text-align: justify;">La festa prosegue in nave, dato che è ormai sera e bisogna ripartire. Stavolta non ci sono imprevisti, e si parte senza contrattempi per un&#8217;altra lunga notte di bevute e risate in direzione Porto Torres. Stavolta però facciamo un pochino più i bravi, e rientriamo in cabina ben prima dell&#8217;alba. La notte pare sia durata molto a lungo, con scene che voi umani non potete immaginare. Nemmeno io, a dire il vero, e mi toccherà vivere con la curiosità.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina il pub a bordo piscina gode della piscina finalmente aperta e di un sole battente (qualcuno commenterà &#8220;sembra Rimini a Ferragosto&#8221;). Da buon vampiro, sopporto male così tanta luce e lascio ad altri la tintarella e le sdraio. Mi dirigo verso la sala principale, dove si sta consumando il giudizio delle birre homebrewing. Numero abbastanza moderato (poco sotto le 20) ma qualità molto alta, con diverse birre davvero interessanti. Primi classificati due amici (uno è Valentino Roccia, purtroppo mi sfugge il nome del secondo) che hanno fatto cotte a quattro mani. Bravi!</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/-oR2J3-oxB5o/TfjCw7PCqEI/AAAAAAAABrk/ustqtoyplvM/P1010072.JPG" alt="" width="600" height="451" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo pranzo (e dopo la premiazione del concorso hb), degustazione su barley wine e dintorni. Si comincia con un raffinatissimo progetto del <strong>Birrificio del Ducato</strong>, vale a dire la <em>Beersel Morning</em>, che come il nome fa capire trattasi di una birra basata sul lambic 18 mesi di Armand Debelder della <em>Drie Fonteinen</em> e, come avrete intuito, sulla <em>New Morning</em> del birrificio di Roncole Verdi. La birra è interessante ed equibrata, davvero una piacevole scoperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si prosegue con due produzioni a cura degli statunitensi di <strong>Stillwater</strong>, vale a dire la <em>Stateside Saison</em> e la <em>Existent</em>. Due birre che partono dal Belgio per arrivare&#8230;boh? Devo dire la verità, non mi hanno conquistato. La prima è una saison con sentori fruttati molto piacevoli, ma che scalda un po&#8217; troppo il palato. La seconda è scura, si sente del tostato(ne) e pare abbia passato del tempo in botti di bourbon. Forse la mia preferita tra le due, ma per nessuna mi sarei strappato i capelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriva il momento di Valter Loverier, che presenta una birra che rappresenta l&#8217;inizio (è stata brassata all&#8217;apertura del birrificio) e la fine (viene commercializzata ora) di <strong>Loverbeer</strong>, almeno fino a ora. La <em>Dama Bruna</em> basa la sua struttura su quella della <em>Madamin</em>, ma c&#8217;è un percorso di riposo e maturazione aggiuntivo per arrivare a quello che è un dichiarato omaggio alle oud bruin belghe. Il risultato è soddisfacente ma direi perfezionabile, specie in prospettiva di un annunciato cambio di zuccheri che dovrebbe far giovare sia l&#8217;aspetto visivo (&#8220;scurendo&#8221; il prodotto finito) sia aggiungendo complessità organolettica.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh4.googleusercontent.com/-fh78lTF4jfE/TfjDGm-dGKI/AAAAAAAABsI/lH1lJ6dw464/P1010098.JPG" alt="" width="600" height="451" /></p>
<p style="text-align: justify;">Chiusura di degustazione con un birrificio che come pochi sa farsi amare o odiare. Personalmente, ci ho messo davvero tanto, spaventato a volte dai sentori acidi a volte dalla potenza alcolica di buona parte delle sue produzioni più celebrate. Una combinazione che raramente amo, ma che ultimamente mi sta cominciando ad affascinare. L&#8217;ultimo assurdo progetto parte da un&#8217;idea nata dopo una buona sbronza, protagonisti lo stesso Jerome Rébetez e il birraio di <strong>Terrapin</strong> (Athens, Georgia, USA). Trattasi di un birrone (barley wine?) carico di stranezze che ho apprezzato e non poco, e con un nome credo ancora provvisorio (qualcosa tipo &#8220;incredibile cuvée di Jerome e xxx&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è il tempo per un paio di birre, stiamo scegliendo cosa quando veniamo convogliati a un assaggio per pochi di perle della <strong>Närke Kulturbryggeri</strong> (<em>Skvatt GALEn, Bästa Rököl, Bäver</em>). La prima è erbale più che erbacea, se ho capito bene brassata con acqua in cui sono state bollite bacche di ginepro. La seconda è affumicatona, la terza è un&#8217;assurdità che contiene estratto di ghiandole di castoro. Medicinale come uno sciroppo di altri tempi, ma non cattiva. Chiusura con la classicissima <em>Kaggen Stormaktsporter 2005</em>, un dannato capolavoro di cui non ci si stancherebbe mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire? Un&#8217;esperienza fantastica, forse irripetibile. Chi c&#8217;è stato sa cosa intendo, gli altri spero che potranno avere un&#8217;altra occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">Alessio</p>
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		<title>Un salto nell&#8217;Essex: Colchester</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 07:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aeroporto London Stansted: il buon vecchio low cost Ryanair non delude mai (per dire che delude sempre). Appena atterrato mi dirigo verso la stazione dei pullman, e mentre i più salgono a ripetizione sui bus in direzione Londra-Victoria Station, io attendo i ben più rari mezzi che fan rotta verso la campagna. Voi direte: “Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Aeroporto <em>London Stansted</em>: il buon vecchio low cost Ryanair non delude mai (per dire che delude sempre). Appena atterrato mi dirigo verso la stazione dei pullman, e mentre i più salgono a ripetizione sui bus in direzione <em>Londra-Victoria Station</em>, io attendo i ben più rari mezzi che fan rotta verso la campagna. Voi direte: “Ma cosa ci viene a raccontare? Un posto di questo genere, a chi interessa?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessa, interessa. Perché chi ama il turismo birraio non si ferma davanti a nulla, che si tratti di numero di abitanti o estensione del territorio. Certo, va detto che io a <em>Colchester</em> ci sono capitato per lavoro, altrimenti forse non mi sarebbe mai venuto in mente di recarmi proprio lì…ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tappa nella provincia inglese non può davvero mancare: è proprio fuori dalle grandi città, dove meno lo si aspetta, che ci si può parare di fronte una sorpresa sfavillante. E per spezzare un’ulteriore lancia a favore della campagna, vi posso dire che solamente quest’anno, per la prima volta, l’ambito trofeo <em>National Pub of the Year</em> è stato vinto da un locale londinese…abbiamo così concesso qualche stimolo in più per gli scettici.</p>
<p><small></p>
<p><small>Visualizza <a style="color: #0000ff; text-align: left;" href="http://maps.google.it/maps/ms?source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;aq=0&amp;gl=it&amp;ie=UTF8&amp;hq=The+Fox+%26+Fiddler,&amp;hnear=St.+Johns+Street,+Colchester+CO2,+Regno+Unito&amp;msa=0&amp;msid=215975307676047010605.00049f27cb4aec8113cc3&amp;ll=51.886928,0.901308&amp;spn=0.007946,0.023561&amp;z=15">Colchester</a> in una mappa di dimensioni maggiori</small><br />
</small></p>
<p style="text-align: justify;">In una città come Colchester la chiusura dei negozi entro le 17 e il calar del sole invernale ancora prima, comunicherebbe sentimenti di vuota desolazione anche alla grigia nebbia della bassa padana. Fortunatamente non tutto è come appare. La vita in realtà scorre argentina nei pub, assaliti nel tardo pomeriggio dai lavoratori stanchi e bisognosi di schiarirsi la gola. In effetti qui il pub, al secolo <em>public house</em>, mantiene fede al significato letterale del suo buon nome. Gli avventori fanno il loro ingresso solitari, come entrassero a casa propria, si siedono al bancone, ordinano da bere e aspettano qualcuno che abbia voglia di scambiare quattro chiacchere con loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché allora non seguire questa tradizione? Dico io.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo locale sarà quindi <strong>THE ODD ONE OUT</strong>. Rinomato per l’abbondante offerta di <em>cider</em> e <em>perry</em> provenienti da tutta la contea: le piccole botti di plastica vengono posizionate in bella vista sul bancone, un foglietto di carta scritto a penna ci indica nome dell’azienda produttrice, grado alcolico e prezzo per pinta. Non per nulla questo sperduto pub è risultato finalista al concorso <em>Cider &amp; Perry Pub of the Year</em> nel 2008.</p>
<p style="text-align: justify;">Mai nome fu più azzeccato (<em>odd one out</em> = pesce fuor d’acqua, circa…): entrando si ha proprio la sensazione di essere corpo estraneo rispetto agli altri clienti, i quali seduti ciascuno nel proprio cantuccio, fanno quasi parte della mobilia, statici come se dovessero aspettare di essere immortalati in un quadro di Constable. Ed ecco la mia storia: da dietro un angolo, dopo avermi studiato per una mezz’oretta, ecco giungere un simpatico signore di Budapest, da una vita a Colchester, che ha voglia di parlare di Dio, di politica italiana, e dei miei viaggi in Ungheria. Prima di lui, per fortuna, mi hanno fatto anche compagnia una corpulenta moretta (<em>Mauldons Black Adder</em>) e una biondina ben luppolata (<em>Crouch Vale Brewer’s Gold</em>). Offerta dal mio amico ungherese ecco che invece arriva una pretenziosa pinta di sidro. Mai bevuto niente che mi abbia stupito tanto (e forse mai capiterà più): <em>Crone’s Organic Cider, Rum Cask Aged</em>! Ottimo sidro di mele da 7,5° alcolici invecchiato in botti di rum. Inutile approfondire il mio zizzagante ritorno a casa&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Rimanendo in “periferia” ci spostiamo di poco per entrare al <strong>FAT CAT</strong>. Accogliente. Al suo interno(!!), dopo aver osservato per 10 minuti un vecchio chino sulle proprie fatiche scendere da <span style="text-decoration: underline;">uno</span> scalino, ho potuto assistere all’arresto di un borseggiatore, tra la tranquillità generale di tutti (cioè mia, del vecchio e della barista). Offre birre ben tenute, tra cui una della casa.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/colchester01.jpg"><img class="aligncenter" title="Io e Duncan Adkinson al New Inn" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/colchester01.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non molto più distante merita menzione il <strong>NEW INN</strong>, gestito dal simpaticissimo <em>Duncan Adkinson</em>. Sotto la sua gestione il pub ha appena aperto, ma in realtà è un locale di vecchia data, passato più volte di mano. Le sue piccole dimensioni favoriscono la socializzazione. Ho quindi potuto scambiare due chiacchere col <em>landlord</em>, e tramite queste ho anche compreso meglio la situazione dei pubs in UK. Dopo l’avvento delle grandi catene, come ad esempio <em>Wetherspoon</em> (vedi sotto), le più modeste <em>free-house</em> rischiano di scomparire. Per essere chiari, e a voler utilizzare parole povere, la <em>free-house</em> sarebbe un locale con le pompe o le spine di proprietà, che può quindi decidere in autonomia quali birre servire. Nel nostro paese sono ancora pochi i locali che seguono questa direzione. Nel caso del <em>New Inn</em>, tre pompe in tutto, ben tenute, e all’impareggiabile prezzo di £2 ogni pinta, come offerta-lancio.</p>
<p style="text-align: justify;">Che nostalgia mi sovrasta, se penso ai prezzi in Italia!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/colchester02.jpg"><img class="aligncenter" title="The Playhouse" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/colchester02.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ritornando ora verso il centro città, entriamo nel discusso <strong>THE PLAYHOUSE</strong>. Discusso in quanto appartenente alla grande catena <em>Wetherpoon</em> e quindi, per i camriani del posto, simbolo di consumismo. Concordo. Non si può però negare che il locale sia veramente suggestivo. Con grande isola-bar al centro, il pub è ricavato da un vecchio teatro; oltre al piano interrato, c’è la possibilità di sedersi in zona “platea” oppure in zona “palcoscenico”. Lì, sopra la propria testa, aleggiano i pannelli delle scenografie, le luci di scena e tutto il resto della brigata. Osservando dal palcoscenico si staglia la galleria, non accessibile ai clienti, ma festosamente addobbata con manichini-spettatori in stile retrò a grandezza naturale. Per fortuna niente di troppo <em>kitch</em>. Certo, il fine-settimana è facile trovare i buttafuori all’uscita (abovvvoooo), ma per il resto si mangia bene e a poco prezzo, senza dimenticare una decina di <em>real ales</em> diverse tra cui sbizzarrirsi! <a href="http://www.jdwetherspoon.co.uk/home/pubs/the-playhouse">Sito del The Playhouse</a></p>
<p style="text-align: justify;">Infine col <strong>FOX &amp; FIDDLER</strong>, proprio di fianco al precedente, ci ritroviamo nuovamente immersi in una tipica atmosfera <em>homemade</em>. Infatti il cibo è fatto in casa. Troverete spesso una <em>Mild</em>, cosa ormai non così semplice nemmeno nella vecchia Inghilterra, malgrado gli sforzi del CAMRA. A me è toccata la <em>Mighty</em><em> Oak</em><em> Oscar Wilde</em>, forti sentori tostati e note di cacao.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiglio a chiunque volesse avventurarsi in queste zone di procurarsi l’apposita guida edita dal CAMRA (ce ne sono per tutte le contee del Regno Unito) oppure di spulciare la grande offerta online. Le informazioni più attendibili sono solitamente raggiungibili tramite i siti delle sezioni locali del CAMRA, in questo caso: <a href="http://www.colchestercamra.org.uk/">http://www.colchestercamra.org.uk/</a></p>
<p>Buon viaggio!</p>
<p>Jacopo</p>
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		<title>Una crociera davvero diversa</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 08:05:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.unmaredibirra.com/images/stories/logomanu.png" alt="" width="164" height="181" />Per farmi toccare il suolo iberico (terre quantomai infauste per la birra, almeno fino ad ora) ci voleva un&#8217;occasione speciale. E quale migliore occasione di <a href="http://www.unmaredibirra.com/index.php">Un Mare Di Birra</a>, la crociera  organizzata da Publigiovane (ricordate <a href="http://eurhop.com/">Eurhop</a>?) e dallo staff del <strong>Ma Che Siete Venuti A Fa&#8217;</strong> (<a href="http://www.pintaperfetta.com/tag/ma-che-siete-venuti-a-fa-roma/">qui l&#8217;articolo di Mattia</a>) per il decimo compleanno del pub trasteverino.</p>
<p>Il programma è semplice, si parte sabato 11 da Civitavecchia in direzione Barcellona, con sosta di un giorno nella città catalana fresca di trionfo in Champions League. A bordo qualche centinaio di bevitori entusiasti, qualche decina di birrai italiani e non, qualche ospite straniero, qualche degustatore più o meno famoso.</p>
<p>La lista delle birre confermate è una lista di eccellenza, con nomi importanti dall&#8217;Italia e dall&#8217;estero, con rappresentati paesi come Danimarca (in gran numero), Olanda (<strong>De Molen</strong>), Belgio (<strong>Cantillon</strong>), Svezia (<strong>Närke</strong>) e Norvegia (<strong>Nogne Ø)</strong>.</p>
<p>Che altro dire? Per Pintaperfetta saremo presenti io e Andrea (quello che non scrive quasi mai). Seguiteci su Twitter (<a href="http://twitter.com/#!/pintaperfetta">@pintaperfetta</a>), vi terremo aggiornati.</p>
<p>Alessio</p>
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		<title>Edimburgo Pub Walks</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 08:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa può chiedere di più un birrofilo in cerca di tradizione e calorosa accoglienza? Un susseguirsi di pub senza soluzione di continuità, di metro in metro, di yarda in yarda, di piede in piede, di pollice in pollice, di pinta in pinta… Sì: pint by pint! Qui un “continentale” si troverà piuttosto spaesato se vorrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa può chiedere di più un birrofilo in cerca di tradizione e calorosa accoglienza? Un susseguirsi di pub senza soluzione di continuità, di metro in metro, di yarda in yarda, di piede in piede, di pollice in pollice, di pinta in pinta…</p>
<p style="text-align: justify;">Sì: <em>pint by pint</em>! Qui un “continentale” si troverà piuttosto spaesato se vorrà dar credito alle bizzarre unità di misura che corrono parallele alla guida mancina. Ma al sopracitato feticista basterà adottare l’unica vera, inestimabile dimensione: la PINTA per trovarsi subito a casa. Certo, poi si scopre che anche quella è passibile di mille varianti, e che quella inglese si è da poco ridotta di circa 16 cl., ma su questo si può soprassedere. Come non emozionarsi, in un paese in cui l’associazione birraria nazionale, il <a href="http://www.camra.org.uk/">CAMRA</a> (per chi ancora non la conoscesse…), fa del titolo di questo blog una vera e propria campagna di sensibilizzazione verso i publican: serve a Perfect Pint!</p>
<p><center><iframe width="550" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;gl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=215975307676047010605.00049de2ead386f80c99f&amp;ll=55.952083,-3.19479&amp;spn=0.028833,0.094414&amp;z=13&amp;output=embed"></iframe><br /><small>Visualizza <a href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;gl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=215975307676047010605.00049de2ead386f80c99f&amp;ll=55.952083,-3.19479&amp;spn=0.028833,0.094414&amp;z=13&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Edinburgh Pub Walks</a> in una mappa di dimensioni maggiori</small></center></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, Edimburgo è una capitale che offre tantissimo e allo stesso tempo appare decisamente a misura d’uomo; per cui potrete girarla senza affanno, con il solo sforzo dei buoni vecchi piedi. A tal proposito non potrete farvi mancare <strong>Edinburgh Pub Walks</strong>, ottimo testo curato da Bob Steel ed edito dal CAMRA. Vi permetterà non solo di visitare imperdibili locali &#8211; interessanti tanto architettonicamente quanto nell’offerta delle birre &#8211; ma vi aiuterà anche a scoprire gli angoli più nascosti e accattivanti di questa perla gaelica. Consiglio: non vi fate mancare qualche assaggio di ottimo whisky: il cugino distillato della birra è un po’ caro in Scozia, ma ossimoricamente impagabile!<br />
Un’attrattiva più specificamente birraia è sicuramente costituita dal tradizionale sistema di mescita scozzese: ad aria compressa. Questi consiste in una leva che si apre verso il lato, la quale permette all’aria di entrare nel cask e sospingere il liquido attraverso il tubo della “spina”. Differentemente dalla più famosa pompa inglese, con questo metodo la birra viene spinta dal basso invece che risucchiata dall’alto. Da molti viene considerato il migliore (ma “molti di questi molti” sono scozzesi…).<br />
A questo punto manca solo da rammentarvi che ad Edimburgo, come in tutto il Regno Unito e al contrario che in Italia, potete tranquillamente chiedere un tasting di qualsiasi Real Ale prima di acquistare alcunché, evitando così di dovervi ingerire a forza mezzo litro di schifezza!</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche riga sulla città in generale, passiamo ai locali, tralasciando quelli che il giramondico staff di pintaperfetta ha già <a href="http://www.pintaperfetta.com/2009/03/20/guida-rapida-a-edimburgo/">provveduto a censire</a>.</p>
<p><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi01.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi01.jpg" alt="" width="650" height="346" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In primis: <strong>THE BOW BAR</strong>. Locale molto piccolo ma fornitissimo. Proprio nel periodo della mia permanenza aveva organizzato un piccolo festival, il che mi ha permesso di trovare birre differenti ad ogni mia visita. Tutte tenute benissimo. Sicuramente rappresenta una tappa fissa in città, oltretutto trovandosi nella zona più turistica, non ci sono scuse per lasciarselo scappare. Buona scelta di whisky, cibo a prezzi ragionevoli. È proprio al Bow Bar che Roger Prece, il presidente del distaccamento edimburghese del CAMRA, mi diede appuntamento lo scorso gennaio. Si fece trovare “come nei migliori film di spionaggio, con un impermeabile addosso e la Good Beer Guide sotto braccio”. Simpaticissimo e disponibilissimo, ha fatto da Cicerone a me e al buon Marchino, mio collega degustatore nei primi giorni scozzesi. Con lui abbiamo fatto un pub walk indimenticabile, qualità delle birre: ovviamente impeccabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi05.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi05.jpg" alt="" width="141" height="188" /></a></strong>Seguendo proprio le orme di quella serata, passiamo al <strong>THE ABBOTSFORD BAR &amp; RESTAURANT</strong>. Tipico pub scozzese, con l’isola-bar al centro della sala e la possibilità quindi di fare l’ordinazione su tutti i lati. Il personale è competente e come sempre vi permetterà di assaggiare la birra prima di ordinarla. Pur sito nella famosa Rose St., non risente del casino totale che vive questa strada tipicamente studentesca, essendo defilato nel braccio ovest, meno popolato. <a href="http://www.theabbotsford.com">www.theabbotsford.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>HALFWAY HOUSE</strong>. Accogliente e giovanile, decisamente piccolo ma locato in una stradina pittoresca. Nota dolente: l’odore che potreste trovare all’interno potrebbe non essere di vostro gusto… <a href="http://www.halfwayhouse-edinburgh.com">www.halfwayhouse-edinburgh.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi04.jpg"><img class="alignright" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi04.jpg" alt="" width="176" height="235" /></a><strong>THE TASS</strong>. Centralissimo, sulla Royal Mile. Un paio di pompe interessanti, tra cui la Tass, birra della casa. A  quanto pare dovrebbero servire da bere anche in un terzo di pinta…ma che figura ci farei a chiederlo? Ci sono capitato una sera in cui un gruppetto di musicisti folk si era riunito lì per un concertino. Giovani ed anziani uniti da canti tradizionali e da innumerevoli bicchieri sui tavolini. Guardandoli, le decine di bicchieri vuoti mi sembrano i “caduti” di una pacifica battaglia per la socializzazione, e quelli pieni i prossimi ad essere “immolati” in suo nome. Che spettacolo!</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro gioiello è il <strong>CAFE ROYAL</strong>, si può anche mangiare ma fate attenzione, perché i prezzi del ristorante attiguo &#8211; che va sotto lo stesso nome &#8211; sono piuttosto salati. Gli interni pieni di sfarzo e l’isola-bar al centro costituiscono un vero pezzo di storia della città, non fatevi mancare per nulla al mondo una macchina fotografica. <a href="http://www.caferoyal.org.uk">www.caferoyal.org.uk</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>DAGDA BAR</strong> è un po’ più defilato rispetto ai precedenti, zona sud-est della città, molto popolata da studenti. Sala singola, poche pompe ma ben tenute. Qui ho provato una Raj IPA di Tryst: un buon vecchio stile, anche se decisamente amara, regala all’olfatto i complessi sentori fruttati del malto. La maggior parte delle IPA in UK sono di questo genere, e a dire la verità, quando ben fatte, le adoro.<br />
<a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi02.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi02.jpg" alt="" width="650" height="344" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>THE ANTIQUARY</strong> si trova invece nella New Town. Più in stile scozzese, quindi con l’isola-bar al centro di una grande sala, è decisamente più ampio del precedente e popolato anche negli orari meno di punta. Prevalgono i toni del legno e il camino nel centro della sala aiuta a rendere caldo e accogliente l’ambiente. A dir la verità le pompe non mi hanno esaltato ma i prezzi non sono alti e potrete sempre trovare in offerta il whisky della settimana. <a href="http://www.theantiquarybar.co.uk/">www.theantiquarybar.co.uk</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi03.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/edi03.jpg" alt="" width="178" height="238" /></a>Con <strong>THE GUILDFORD ARMS</strong> approdiamo in uno dei locali più belli che possiate trovare ad Edimburgo. Rimarrete stupefatti dal calore che comunica la sala bar. Merita una sosta anche solo per poterlo ammirare; da provare assolutamente il piano superiore. <a href="http://www.guildfordarms.com/">www.guildfordarms.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">Va citato anche il <strong>BLUE BLAZER</strong>, sito dove il centro storico lascia spazio al West End, forse una delle zone più “modaiole” della città. Non mancano infatti le discoteche: nel cammino verso il pub si stagliavano al mio fianco lunghe file di giovani in attesa di essere “messi in lista”. Rispetto alla tranquillità di cui si poteva godere nei pub finora menzionati, qui vige la legge del casino totale. Per quanto ben fornito un certo indispettimento mi ha suscitato la riluttanza del barista alla mia richiesta di togliere lo sparkle dalla pompa. Giudizio comunque positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mancherebbero altri due locali che voglio solo velocemente ricordare: l’ottimo <strong>KAY’S BAR</strong>, consigliatomi da Mattia, autore infatti del <a href="http://www.pintaperfetta.com/2009/03/20/guida-rapida-a-edimburgo/">relativo articolo qui sul sito</a>, ed il <strong>BLACK BULL</strong>. Vi ho potuto mangiare un ottimo haggis ad un costo irrisorio: con una qualsiasi tessera studentesca avrete infatti diritto al 10% di sconto, partendo inoltre da prezzi di base decisamente bassi.  Infine una piccola sezione sui microbirrifici. Non è certo un problema trovare le creazioni locali nelle città del Regno Unito, basta fare attenzione ai “LocAle” pub…ma fare una visita di persona nei luoghi di produzione, dico io, è sempre una esperienza piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella campagna a sud-est di Edimburgo, distante circa tre quarti d’ora dal centro, si trova <strong>STEWART BREWING</strong>. Le visite sono su appuntamento ma anche se vi presentate lì senza preavviso non vi negheranno certo un assaggio e qualche minuto di attenzione per spiegarvi le birre. In generale si trovano le tipiche scozzesi &#8211; con nomi che vogliono strettamente legarsi al territorio &#8211; e sperimentazioni luppolose. Le stagionali riservano qualche sorpresa più allettante: doppelbock, weizen, pils. <a href="http://www.stewartbrewing.co.uk">www.stewartbrewing.co.uk</a></p>
<p style="text-align: justify;">A conti fatti cosa troverete ad Edimburgo? Basse gradazioni alcoliche ma alte fermentazioni, una piccola città, ma una grande offerta da ogni punto di vista, clima freddo ma calda accoglienza. Che dire? <em>Slan-je</em> va!</p>
<p>Jacopo</p>
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		<title>Guida rapida di Berlino</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 08:41:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ospitiamo oggi il racconto di Jacopo Mazzeo, che potete seguire anche su Facebook, homebrewer e, ovviamente, nostro affezionato lettore. Nel dicembre 2010 mi sono ritrovato a Berlino per motivi di lavoro e, nel tempo libero, come ogni altro adepto della religione birraria, non mi sono fatto mancare copiose degustazioni. Con questo contributo desidero sfatare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ospitiamo oggi il racconto di Jacopo Mazzeo, che potete seguire anche su <a href="http://www.facebook.com/home.php#!/pages/Jacopo-Mazzeo-Beer-Tasting-Page/168175656549280">Facebook</a>, homebrewer e, ovviamente, nostro affezionato lettore.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel dicembre 2010 mi sono ritrovato a <strong>Berlino</strong> per motivi di lavoro e, nel tempo libero, come ogni altro adepto della religione birraria, non mi sono fatto mancare copiose degustazioni. Con questo contributo desidero sfatare un mito negativo, imperversante tra i viaggiatori birrai, che reputa Berlino una città non-birraria, in particolare rispetto ad altre importanti mete tedesche. Non voglio dire che la si debba posizionare sul podio, ma sottolineare come, con i dovuti ragguagli, sia possibile godere di buona birra anche nella capitale tedesca. Berlino sta scalando le classifiche delle città più apprezzate dai giovani, sprizza energia e vitalità da tutti i pori quindi: perché non unire l’utile al dilettevole? Fino ad un decennio fa Berlino fondava le radici della sua anima brassicola solamente nei tre storici brand: <strong>Berliner</strong>, <strong>Kindl</strong> e <strong>Schulteiss</strong> che ora si sono uniti in un unico colosso, tracciando così una netta linea di demarcazione dalle produzioni più piccole. Queste sono fungivamente affiorate, come in molte altre zone d’Europa, soprattutto negli ultimi anni. Nella mia tasting session berlinese non mi sono fatto mancare nessuna di queste realtà. La mia prima fruttuosa visita infatti è stata proprio alla Berliner-Kindl-Schulteiss, nel quartiere di Prenzlauer Berg, abbastanza fuori dal centro, zona est. Ho potuto programmare il tour mandando in anticipo una mail. Una volta arrivato, ho goduto della compagnia di un gruppone di scalmanati ed esaltati turisti cinesi e di una enorme scolaresca danese. La visita è stata condotta da un simpatico braumeister del birrificio, <strong>Heiko Rohde</strong>, che saluto con affetto. Heiko, e questo è molto interessante per noi amanti dell’artigianale, un giorno a settimana lavora in un risto-brewpub poco fuori Berlino: <strong>Schloss Königs</strong> (Königs Wusterhausen). Consiglio la visita della <strong>Berliner-Kindl-Schulteiss</strong> soprattutto per farsi un’idea di cosa voglia veramente dire produrre birra industrialmente: per uno come me, abituato ad impianti da 500 litri, sapere che un loro tank di fermentazione ne contiene 50000 è impressionante (soprattutto quando lo si vede). Alla fine del tour, nella tasting room, oltre a fare amicizia con la guida del gruppo cinese, ho potuto scambiare quattro chiacchere col nostro Heiko, mastro birraio e&#8230;musicista, nel tempo libero! Ho testato tre loro birre: <strong>Berliner Kindl Jubiläums Pilsner</strong>, <strong>Märkischer Landman Schwarzbier</strong> e <strong>Berliner Kindl Bock</strong>. Tutte ottime produzioni, tenendo sempre comunque conto che si tratti di birra industriale. Privatamente mi sono anche scolato qualche bottiglia della loro <strong>Berliner Kindl Weisse</strong>. Ormai è l’unica Berliner Weisse in circolazione e ciò mi riempie di tristezza. Non solo si sta perdendo l’unico tratto veramente rappresentativo (birrariamente parlando) di una città stupenda come Berlino, ma si sta anche perdendo un vero e proprio unicum degustativo e produttivo, in linea con l’imperante appiattimento del gusto. Consiglio agli homebrewer di cimentarsi talvolta anche con stili in decadenza, invece di ammassarsi su quelli in rapida ascesa. Questa pratica potrebbe salvarne tanti. Prima di passare alle artigianali segnalo un piccolo gossip legato alla Berliner Weisse. Mi sono sempre chiesto come fosse venuta in mente al nostro buon Agostino del Birrificio Italiano il design del bicchiere della sua VUDU (la dunkelweizen)…visitando la Kindl ho potuto scoprirlo. Si tratta proprio di un tradizionale bicchiere in cui si beve la Berliner Weisse! <a href="http://www.schloss-koenigs-wusterhausen.de/index.php">http://www.schloss-koenigs-wusterhausen.de/index.php</a></p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo quindi ora ai nostri microbirrifici: Berlino al momento ne conta circa una ventina, censiti dalla guida del CAMRA e dal sito <a href="http://www.german-breweries.com">http://www.german-breweries.com</a> Io, lavoro permettendo, ne ho potuti visitare sette: <strong>Brauhaus Lemke</strong>,<strong> Brauhaus Mitte</strong>,<strong> Marcus Bräu</strong>,<strong> Brewbacker</strong>,<strong> Brauhaus in Rixdorf</strong>,<strong> Brauhaus in Südstern</strong>,<strong> Brauhaus in Spandau</strong>. Sono tutti raggiungibilissimi dai mezzi pubblici, ad una distanza di al massimo tre quarti d’ora dal centro. I primi tre si trovano nei dintorni di Alexanderplatz, per cui si possono a buona ragione considerare locali piuttosto turistici. I prezzi sono un po’ più alti che in altre zone ma, almeno per quel che riguarda le birre, comunque accettabilissimi. In generale le birre vengono sempre servite molto fredde (a temperatura di fermentazione), le pils come le bock, e ciò spesso crea non pochi problemi al degustatore.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/berlinolemke.jpg"><img class="aligncenter" title="Lemke" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/berlinolemke.jpg" alt="" width="630" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BRAUHAUS LEMKE</strong> Cominciamo quindi dal centro. Situato nei locali sotto alla S-Bahn, appunto nei dintorni di <strong>Alexanderplatz</strong>, questa brauhaus, col suo pranzo a buffet, rappresenta una soluzione economica per mangiare nell’unica zona molto turistica della città. La Pils è interessante, forse più simile ad una hell, ben bilanciata tra malto e luppolo, al naso risulta poco complessa ma riscaldandosi si sente anche un po’ di miele. La <strong>Weihnachtsbock</strong>, per essere una birra di Natale è forse poco complessa, eccessivamente watering e calda in bocca, dove trova malgrado tutto una sua personalità. Tra le loro produzioni annuali offrono anche una Weizen, che però non ho provato. <a href="http://www.brauhaus-lemke.com/index.php">http://www.brauhaus-lemke.com/index.php</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BRAUHAUS MITTE</strong> Decisamente il più turistico di tutti, per la sua posizione ultra-centrale (il nome non lascia dubbi). Offre l’ottima soluzione del Bierkostprobe, cioè un “tagliere” con un assaggio di ciascuna delle loro birre: Pils, Dunkel, Weizen ed una Saisonbier (in questo caso pare una Maibock). La prima è assai equilibrata e la seconda fruttata, dolce e beverina. La Weizen è decisamente caratterizzata dal lievito, spiccano infatti le note speziate di chiodo di garofano, ed in bocca una certa acidità. La Maibock ricorda piuttosto una weizen alquanto carica, è infatti contraddistinta al naso da un fruttato di banana. Il locale è accogliente e, con gli addobbi natalizi, ricorda un po’ il fast-food-style. <a href="http://www.brauhaus-mitte.de/">http://www.brauhaus-mitte.de</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/berlinomitte.jpg"><img class="aligncenter" title="Mitte" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/berlinomitte.jpg" alt="" width="630" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARCUS BRÄU</strong> Vicino ai precedenti ma leggermente più defilato. Confortevole, anche se molto piccolo: per questo la “zona fumatori” risulta un po’ invasiva. La Pils non è delle migliori, con una schiuma di grana troppo grossolana ed un corpo quasi assente. Viceversa la Dunkel è più accattivante, con sentori fruttati e una punta di diacetile (accettabile relativamente allo stile). In bocca, una volta riscaldatasi dalla ormai abituale temperatura pinguinica, aumenta di complessità, con toni caramellati, tostati e di frutta secca. Se non sbaglio qui si dovrebbe vendere anche materiale per produrre birra in casa da kit. La gentilezza della cameriera accredita ancor di più il locale. <a href="http://www.marcus-braeu.de">http://www.marcus-braeu.de</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BREWBACKER</strong> Qui ci troviamo sempre in centro, ma in una zona meno battuta dai turisti, proprio sotto la stazione di Bellvue, zona <strong>Tiergarten</strong>. Probabilmente il migliore brewpub di Berlino, almeno tra quelli ch’io abbia provato. Da apprezzare, oltre alla qualità, anche l’originalità delle birre proposte. In un paese come la Germania, trovare un birrificio che vada oltre al solito trittico Pils, Dunkel, Weizen e derivati, è un’impresa titanica. Qui quindi, oltre ad una ottima Pils, ho potuto degustare anche una sorprendente Otmeal Stout (<strong>Oaty Stout</strong>) e una Birra di Natale (<strong>Wiener Nacht</strong>). Nella Pils si trova un perfetto equilibrio tra note erbacee e maltate, e la carbonatazione è stranamente moderata. La stout è impenetrabile, ricca di intensi profumi che ricordano il cappuccino, con note lattiche e tostate: quasi una chocolate stout dalla carbonatazione però, tipicamente tedesca. La Birra di Natale è forse quella meno notevole del terzetto. Ad oltranza è possibile trovare le sacre fermentazioni anche in bottiglia a prezzi, per noi italiani, veramente irrisorii. Faccio notare che sul menu si legge, tra le loro produzioni stagionali: una <strong>Pumpkin Lager</strong> (per Halloween), una <strong>Alt-Berliner New</strong> (in cui immagino si giochi sulle parole Alt=vecchio e New=nuovo) ed una copiosa schiera di stout. Il birraio, a cui sono andati i miei sentiti complimenti, mi ha voluto consigliare altri due microbirrifici berlinesi. Mi sento in dovere di riportarli in quest’articolo anche se non ho potuto visitarli, per questioni di tempo: <strong>Hops&amp;Barley</strong> (vicino alla fermata di Warshauer Str.) ed <strong>Eschenbräu</strong>, adiacente invece alla stazione di Leopoldplatz. Lo giuro! Saranno tappe fisse nella mia prossima personale prussiana sortita [sic!]. <a href="http://www.brewbaker.de/">http://www.brewbaker.de/</a> <a href="http://www.hopsandbarley-berlin.de">http://www.hopsandbarley-berlin.de</a> <a href="http://www.eschenbraeu.de">http://www.eschenbraeu.de</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/berlinobrewbacker.jpg"><img class="aligncenter" title="Brewbacker" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/berlinobrewbacker.jpg" alt="" width="630" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BRAUHAUS IN RIXDORF</strong> Siamo nel quartiere di <strong>Neukölln</strong>, equidistanti dalle stazioni Hermanstrasse e Grenzallee della metropolitana. Il locale è accogliente, arredato in legno e frequentato da una clientela non certo giovane. Purtroppo le birre non sono il loro forte. Troviamo Hell, Dunkel e, come stagionale una Birra di Natale (X-Mas). La Hell è troppo carbonata e di corpo inesistente, la Dunkel l’ho trovata pervasa di diacetile. Nella scura natalizia ho riscontrato gli stessi difetti della Hell. La nota positiva è il servizio, veramente cortese, inoltre i piatti sembrano assai invitanti. <a href="http://www.brauhaus-in-rixdorf.de/">http://www.brauhaus-in-rixdorf.de/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BRAUHAUS IN SÜDSTERN</strong> Sito nella zona più centrale del quartiere Kreuzberg, è un tipico pub che offre Hell, Dunkel e stagionali a rotazione (Bock di Natale, in questo caso) tutte e tre ben fatte e gustabili in felicità. La musica di sottofondo può variare sensibilmente di stile da un brano all’altro. Adatto per una birra in compagnia, ci si possono portare anche gli amici meno “esperti”. <a href="http://www.brauhaus-suedstern.de/">http://www.brauhaus-suedstern.de/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BRAUHAUS IN SPANDAU</strong> Il pittoresco paesino, <strong>Spandau</strong> appunto, che ospita questo birrificio è assolutamente da visitare nel periodo natalizio, quando il centro storico – pedonalizzato – ospita una serie infinita di bancarelle a tema. Sicuramente è il mercatino di Natale più famoso nella zona, e si configura come ottima meta per le famiglie. Inoltre qualche centinaio di metri fuori dal paese si può visitare la Zitadelle, unica cittadella medievale brandeburghese sopravvissuta alla II Guerra Mondiale. Per quel che riguarda il birrificio, segnalo che offre anche sistemazioni per dormire. Il locale è molto ampio ed accogliente, raggiungibile in appena mezz’ora di U-Bahn da Mitte. La scelta delle produzioni casalinghe è limitata al massimo: troverete sempre una generica Hell accompagnata alla loro Spezial, cioè la stagionale. Da questo punto di vista l’offerta è però variegata se si è disposti a tornare al locale ogni mese. Si potranno infatti assaggiare: Märzen, Maibock, Dunkles Weizen, Landbier e altre birre meno classificabili burrificate a rotazione. La “bionda” è beverina e secca come tante altre, ben fatta. Forse eccessiva nei sentori di lievito ma credo, a giudicare dalla estrema opalescenza, che mi sia stata servita la fine di un fusto. Il luppolo si sente poco sia al naso che in bocca, quindi escluderei di poterla classificare come pura pils. La natalizia è probabilmente più interessante: molto simile ad una bock, è sempre poco caratterizzata all’olfatto (accidenti alla temperatura di servizio!) ma in bocca rivela sentori caramellati e biscottati. In sostanza birre corrette dalle poche pretese. Mi sento comunque di consigliare il locale non foss’altro come scusa per visitare questi incantevole paesino. <a href="http://www.brauhaus-spandau.de/">http://www.brauhaus-spandau.de/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Come dicevo qualche riga fa Berlino è da qualche anno rinomata come città giovane, moderna, aperta alle novità. Sapere che ci si può trovare anche della buona birra è un motivo in più per sceglierla come meta di una vacanza. Inoltre, con appena un’ora di treno, si può raggiungere Lipsia, patria della famosa Göse, unico esempio tedesco di birra speziata.</p>
<p style="text-align: justify;">Jacopo</p>
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		<title>Hop Cat &#8211; Grand Rapids (MI), USA</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 08:47:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://farm6.static.flickr.com/5204/5301854241_31471b3c2a.jpg"><img class="alignleft" src="http://farm6.static.flickr.com/5204/5301854241_31471b3c2a.jpg" alt="" width="267" height="400" /></a>Non molto tempo fa parlavamo della <a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/10/19/founders-brewing-company-grand-rapids-mi-usa/">Founders</a>, a <strong>Grand Rapids</strong>; sicuramente un gran bel birrificio, con un altrettanto ben gestito brew pub. Ora, quanti altri posti soprendenti ci potranno mai essere nella ridente cittadina di Grand Rapids, si chiederanno i miei venticinque lettori? Di preciso non lo sappiamo, ma almeno un altro c&#8217;è di sicuro: stiamo parlando di <strong>Hop Cat</strong>, votato terzo miglior &#8220;beer bar&#8221; al mondo su Beer Advocate. E si capisce che la ridente cittadina di Grand Rapids è ridente perché gli abitanti possono permettersi di essere felicemente alticci, con della buona birra di qualità assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti Hop Cat, che <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=25+Ionia+Ave+SW+Grand+Rapids,+Michigan+49503&amp;sll=42.962641,-85.670271&amp;sspn=0.008762,0.026157&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=25+Ionia+Ave+SW,+Grand+Rapids,+Kent,+Michigan+49503&amp;ll=42.962374,-85.670593&amp;spn=0.008762,0.026157&amp;t=h&amp;z=16&amp;iwloc=lyrftr:h,9131497225853826415,42.962264,-85.670164">si trova</a> a circa 10 minuti a piedi dalla Founders (mica vogliamo costringere i clienti a guidare, se vogliono spostarsi da un posto all&#8217;altro?), presenta circa una cinquantina di spine con una<strong> varietà</strong> da lasciare a bocca aperta. Invece di focalizzarsi solo su alcune tipologie di birra, qui puntano sull&#8217;avere disponibile quasi tutto lo spettro del bevibile: dalle birre di frumento ai barley wine, passando per ogni sorta di ale (pale ale, old ale, amber ale, brown ale, IPA) e senza dimenticarsi stout, porter, lager, tripel. E altrettanto varia è la lista dei birrifici rappresentati: su 50 spine, troverete almeno una trentina di birrifici diversi, da ogni angolo brassicolo del mondo: la parte del leone ovviamente spetta agli Stati Uniti, ma non mancano le importazioni europee &#8211; Belgio, Germania, Regno Unito, Danimarca. Gli unici birrifici che sono presenti un po&#8217; più in massa sono l&#8217;Hop Cat  stesso (con 6-7 spine proprie), e la vicinissima Founders. A proposito di Danimarca, una nota di colore: parlando con uno dei gestori della selezione delle birre a fine serata, se non ricordo male i dettagli della conversazione, è saltato fuori che all&#8217;Hop Cat la Mikkeller è talmente apprezzata, che quando arriva la Geek Breakfast, metà cassa sparisce  magicamente appena aperta per colpa dei gestori stessi!  E poi si hanno problemi a trovarla sul menu&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa varietà si riscontra nella scelta delle bottiglie. Che sono tante (sebbene non in numero così esagerato, credo di ricordare circa due pagine di menu), e stavolta, oltre ai paesi citati prima, si aggiungono Canada, Italia (<strong>Baladin</strong>, <strong>Panil</strong>), Norvegia (<strong>HaandBryggeriet</strong>, <strong>Nogne O</strong> &#8211; mai viste tante Nogne O in un posto solo!), Olanda (<strong>De Molen</strong>, <strong>De Scheldebrouwerij</strong>) e sicuramente mi scordo qualcosa. Tutte ottime birre, con una attenzione per le rarità, specialmente nel caso degli USA: birre vintage, cotte speciali, bottiglie commemorative, eccetera.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://farm6.static.flickr.com/5245/5302446882_d23d941a4e_z.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm6.static.flickr.com/5245/5302446882_d23d941a4e_z.jpg" alt="" width="650" height="434" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe quasi insensato farvi una lista di tutto quello che potete trovare. Da quello che ho visto, e seguendo un po&#8217; la rotazione (anche grazie al loro praticissimo <a href="http://hopcatgr.com/">sito ufficiale</a>), qualsiasi birrificio americano di un certo livello c&#8217;è, oppure c&#8217;è stato, oppure ci sarà in un futuro prossimo. Non mancavano nemmeno i nomi a noi sconosciuti o quasi, quindi se avete voglia di sperimentare fidandovi della loro selezione, siete liberi di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Capitolo mangereccio: venite tranquillamente a cena in questo posto e non resterete delusi. Gli ingredienti sono, per quanto possibile, prodotti locali e spesso biologici, e il risultato sono piatti ottimi ed equilibrati: ci sono alternative vegetariane, piatti &#8220;salutari&#8221;, ma anche paninozzi ripieni di carne. A detta di Mattia, il miglior hamburger che avesse mai mangiato in USA (manzo brasato con Porter). I prezzi, sia per il cibo che per la birra, non sono popolari, ma nemmeno troppo elevati, e in nessun caso li ho trovati sproporzionati alla qualità di quello che veniva offerto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto rose e fiori, quindi? Quasi. Mi permetto di fare un paio di appunti, assolutamente personali e che non guastano l&#8217;esperienza nel suo complesso, decisamente molto, molto positiva. Primo: non ho apprezzato molto le loro birre. Il loro cavallo di battaglia dovrebbe essere la <strong>Sage Against the Machine</strong> (bello il nome!), un American Pale Ale con note di salvia; l&#8217;ho trovato mediocre, un po&#8217; troppo erbaceo e senza quella luppolatura impeccabile che mi aspetto da un APA. Non convince nemmeno l<strong>&#8216;Hoppopotamus</strong>, IPA troppo blando. Non si capisce perché, in mezzo alle birre migliori provenienti da tutto il mondo, debbano occupare 6-7 linee di spina con le loro produzioni che non reggono minimamente il confronto. Capisco favorire i prodotti locali, però&#8230; E questo mi porta al secondo punto: credo ci siano un po&#8217; troppe Founders sulla lista. Ok, la Founders è uno dei miei birrifici preferiti, ma si trova a 10 minuti a piedi dall&#8217;Hop Cat &#8211; perché dovrei prendere una Founders qui, se posso trovarla direttamente dal produttore a prezzo più basso?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://farm6.static.flickr.com/5241/5301853949_ab19a724f4.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm6.static.flickr.com/5241/5301853949_ab19a724f4.jpg" alt="" width="650" height="434" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo con delle note più positive, perché questo posto si merita decisamente  i complimenti ricevuti: bello e accogliente l&#8217;arredamento, meraviglioso il logo del locale (basato sul famoso sketch di Le Chat Noir di Toulouse Lautrec), gentilissimo e cordiale lo staff, che è sempre disponibile a dispensare consigli, suggerimenti, assaggi e due chiacchiere con gli avventori. Il plauso finale va a Mattia, che dopo una giornata iniziata alle 3PM con la visita alla Founders e conclusasi in tarda serata all&#8217;Hop Cat (senza alcuna pausa intermedia dalla durissima attività del turista birraio), ha avuto il coraggio di affrontare in solitaria, agli sgoccioli della serata, una meravigliosa <strong>Great Divide 15th Anniversary Wood-aged Double IPA</strong>, in bottiglia da 75cl, della quale ho bevuto solo un assaggio (in quanto, ahimé, guidatore sobrio designato). Non credo se la scorderà molto facilmente!</p>
<p style="text-align: right;">Giacomo (testi)<br />
Mattia (foto)</p>
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		<title>Una birra ai mercatini di Natale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 08:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ormai quando si avvicina il Natale mercatini di ogni tipo invadono le nostre piazze ed è diventato piuttosto di moda spingersi dove ci sono i veri tradizionali mercatini di Natale, verso l&#8217;Alto Adige/Sud Tirolo, dove effettivamente, hanno un sapore diverso rispetto a quelli che riempiono le nostre piazze. L&#8217;appassionato di birra è spesso costretto dalla sua dolce metà a partecipare a questi eventi natalizi, sotto le più terribili minacce&#8230; ma una visita a questa parte di Italia che un po&#8217; è Italia e un po&#8217; è già Tirolo può essere un&#8217;opportunità birraria interessante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bolzano</strong> (Bozen come vuole il bilinguismo) è una deliziosa piccola città di provincia. Nella valle dell&#8217;Adige, alla confluenza con l&#8217;Isarco, ha un piccolo centro storico molto curato e dall&#8217;atmosfera mitteleuropea. Ovviamente la tradizione birraria è tipicamente germanica, ma come accade un po&#8217; ovunque in Italia, la birra artigianale non è onnipresente nei locali ma va cercata con attenzione.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://img257.imageshack.us/img257/9021/rszdscn1043.jpg"><img class=" " title="Hopfen a Bolzano" src="http://img257.imageshack.us/img257/9021/rszdscn1043.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;Hopfen a Bolzano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nella pittoresca <em>Piazza delle Erbe</em> (Obstplatz), in un antico edificio, c&#8217;è <strong>Hopfen&amp;Co.</strong> (<a href="http://www.boznerbier.it">www.boznerbier.it</a>) , un brewpub che presenta birre artigianali di produzione propria (la Bozner Bier) abbinata a un ricco menù di piatti tipici.<br />
Il locale è accogliente e rustico, con il tradizionale impianto di produzione in rame in bella vista dietro il banco spine. Da una grata si intravvede al piano di sotto la cantina con i maturatori. Il locale è suddiviso in più stanze e se appena entrati può sembrare pieno, sicuramente un posticino nelle stanze ai piani superiori o nella sala adiacente si libererà a breve.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono proposte tre birre nella più classica tradizione germanica: una chiara in tipico stile tedesco/bavarese, una dunkel, una weizen. Durante l&#8217;anno a queste si alternano birre stagionali: in particolare nei mesi invernali è presente una birra di Natale scura e affumicata. La chiara è beverina, si sentono distintamente i profumi del luppolo, che spicca più nell&#8217;aroma che nell&#8217;amaro. E&#8217; una birra moderatamente alcoolica come vuole lo stile, ottima da aperitivo o per aprire una bevuta più … articolata. Mi è stata servita molto bene, con un bel cappello di schiuma e soprattutto non troppo gasata, difetto che ho notato in molti locali tedeschi non specializzati.<br />
La birra di Natale era presente in sostituzione della dunkel: è una sorta di dunkel con l&#8217;aggiunta di malto affumicato che dà un&#8217;aroma inconfondibile e facilmente percepibile. Nel complesso gustosa, non mi è parsa eccessivamente alcoolica (c&#8217;è spesso nei bevitori distratti l&#8217;idea sbagliata che alcool e colore vadano a braccetto&#8230;), prevale il dolce nel sapore ad accompagnare l&#8217;affumicato. I boccali che mi sono arrivati erano però un pochino troppo gasati per i miei gusti.<br />
Nel complesso sono birre ben progettate e realizzate in stile tedesco, piacevoli, come vuole la tradizione semplici e non estrose, da bere anche in grandi quantità (si sa quanto può essere terribile la sete invernale&#8230;). Esiste anche la possibilità di asportare la birra in bottiglioni da 2 litri (che possono essere anche portati vuoti al locale per un rabbocco) e in fustini da 5 litri.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://img263.imageshack.us/img263/1117/rszdscn1044.jpg"><img class=" " title="Costine di maiale" src="http://img263.imageshack.us/img263/1117/rszdscn1044.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Costine di maiale</p></div>
<p style="text-align: justify;">Alle birre si possono accompagnare interessanti piatti della tradizione tirolese: ho gustato le costine di maiale, servite con varie salsine. Molto gustose: ho notato che nei paesi nordici le costine sono servite sotto forma di costato e non già divise come da noi. Questo stimola ancora di più l&#8217;istinto primordiale del bevitore che tra un sorso e l&#8217;altro può macellare il suo pasto! Ho provato anche gli spaetzli, tipici gnocchetti diffusi nelle terre germaniche, molto gustosi, conditi con pancette e varie erbette. Nella mia ultima visita, ormai provato da tanto mangiare, ho provato la zuppa del birraio: le zuppe sono valide alternative per chi non vuole appesantirsi con piatti che, inevitabilmente, sono molto sostanziosi … per usare un eufemismo. Ovviamente consiglio i brezern, la mia passione, che qui sono particolarmente gustosi, più di quanto abbia provato nei banchetti dei mercatini. Il menù è comunque molto ricco, con piatti tradizionali particolarmente sostanziosi, come lo stinco di maiale o il filetto di cervo o i canederli.<br />
Bolzano/Bozen è una piccola deliziosa cittadina del nord. Visitarla sotto Natale, nonostante il freddo, è una esperienza calorosa, con le strade piene di gente alle prese con i regali e i banchetti dei mercatini che vendono candele, vestiti, tovaglie, tutto in stile tirolese. Può essere anche una buona tappa in un viaggio di ritorno dalla Germania (cosa che mi è accaduta più volte).<br />
Buona bevuta!</p>
<p>rob</p>
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