Una domanda al volo…

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… mi chiedo come mai quando si parla di birra artigianale, anche chi non ha la minima idea della differenza tra una Ceres e una Spaceman pensa di poterne non solo parlare (legittimissimo) ma farne “cultura”, scrivendo su riviste, blog, siti, giornali e guide varie.
Io di economia non ne capisco una mazza, di politica estera non sono esperto (pur piacendomi molto), per cui non ne parlo, non ne scrivo, anzi ascolto le volte che posso i commenti di chi ne sa più di me.
Perchè i neofiti del “nostro” mondo invece ragionano al contrario?
Negli ultimi mesi ne sto sentendo (e vedendo) di tutti i colori, da “la raccolta del malto nei campi” a “triplo malto” ai “sette luppoli” a “lagher” a “la birra con frutto della passione” (luppolo Nelson Sauvin) “Ipa che hanno colore meno intenso delle Stout” chi più ne ha più ne metta.

Si vuole fare cultura? Benissimo, ben venga. Ma non la si faccia in maniera approsimativa e superficiale, se no tanto vale parlare del mondo della tradizione pasticcera italiana prendendo ad esempio la fiesta, le girelle e il buondì.

mat

Chiocciole VS Squali?

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Dopo aver seguito, letto ed essermi documentato sulle polemiche riguardo l’uscita della Guida Slow Food 2013, ed aver espresso velocemente il mio paere su twitter qualche giorno fa, credo sia il caso che io continui ad occuparmi dei fattacci miei invece di scrivere di un mondo che mi appartiene sempre meno, e sempre più per colpa delle persone che lo popolano – ovviamente con le dovute eccezioni.

Vi chiederete – ma questo qua cosa avrà mai di tanto importante da fare che non ha tenpo per scrivere due righe e insultare Tizio o Sempronio?
Ve lo spiego, cosa ho da fare: andare a bere della birra.
No, perchè questa sembra sempre più l’occupazione dei ritagli di tempo, nel “nostro” ambiente. E guardate la cosa incredibile: non solo vado a bere birra (aspettando il 31 Maggio che per me è l’inizio delle vacanze estive), ma mi son perso a programmare quella che sarà un’estate impegnativa, tra la Festa del Luppolo, la Crociera Un Mare di Birra, Birreggio (a cui, notiziona, parteciperò come aiuto/co-organizzatore), lo United Indupubs di Luglio, il consueto viaggio Belgio-Amsterdam-Bamberga con l’amico Rob.

Perchè non so se negli ultimi anni son riuscito nell’intento di far passare il messaggio subliminale “muovete il culo dal pc e girate il mondo, per quello che potete e quando potete, ad attaccare bottone con gente sconosciuta ai banconi dei pub” – vale a dire, il mio sport preferito, di sicuro l’unico che pratico assiduamente – ma credo di averci provato qualche volta.
Se poi preferite ingastrirvi davanti a dei byte, fate vobis, io la mia l’ho detta.

mattia

Kulminator, Moeder Lambic, Aecht Schlenkerla, Berliner Republik…

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… sono alcuni dei locali che ho visitato nelle scorse due settimane. E per “visitato”, intendo vissuto. Con il Kulminator è stato il mio secondo incontro dopo quello dell’estate 2009, mentre per molti altri, compresi quelli di Amsterdam (Arendsnest e Beer Temple, e la ‘t IJ), s’è trattato della prima visita.
Inutile dire adesso quello che penso e quello che mi hanno trasmesso questi templi, ognuno con le sua caratteristiche, dal modernissimo Moeder Lambic Fontainas all’incasinato e affascinante Kulminator, dalla storica Aecht Schlenkerla all’innovativo Berliner Republik.
Nei prossimi giorni, lavoro permettendo, cominceranno ad arrivare le recensioni condite da qualche foto, o i commenti nel caso i locali siano già stati trattati qui su Pintaperfetta.
Una piccola, piccolissima preview per darvi modo di farvi sapere che siamo ancora vivi, che sono in arrivo tante cose speciali, e darmi modo di provare a raccogliere le idee e organizzare scritti e foto.

A presto.

mattia

Pintaperfetta vi saluta…

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… per le vacanze. Impossibile per me stare dietro al sito nei prossimi giorni, qualche controllata verrà ovviamente fatta ma non mi sarà possibile (ne’ avrò voglia) di mettermi a scrivere mentre sono in vacanza. Sarò troppo impegnato a bere qualche specialità.
Più probabile l’aggiornamento di twitter e facebook, internet permettendo, con foto o cavolate varie lungo il mio percorso tedesc-olande-belga.

Da fine Agosto si tornerà alla normalità, anche se queste due settimane di “stacco” aiuteranno a farmi capire quello che c’è da fare e da cambiare su sto sito. Insomma, possibili novità, soprattutto sulla struttura della redazione. Ma questo non so ancora come farlo, quindi qualche Schlenkerla a Bamberg, un paio di Gose a Lipsia, la visita degli storici locali di Amsterdam, il Kulminator ad Anversa e il Moeder Lambic a Bruxelles mi faranno schiarire le idee.

Intanto, buone vacanze a tutti voi, se andate, oppure buon proseguimento, nel caso restiate.
Quale che sia il caso, parafrasando una vecchia pubblicità da stadio: “se andate in vacanza, festeggiate con una pinta; se restate a casa, consolatevi con una pinta”.

mattia

… e per me una “mediachiara”.

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L’altra sera, infrasettimanale, ero al bancone in un locale. Inutile dire quale locale sia, non ha alcuna importanza (anche se va detto che certi posti attraggono un po’ meno la clientela newbie). Tra una chiacchiera e l’altra con gestore e i ragazzi al banco, nelle tre orette circa in cui son stato seduto ho avuto modo di sentirne parecchie: dal tizio che cercava di fare il fenomeno con la ragazza a fianco a quello che non voleva la schiuma, insomma, le solite cose.

Mi stavo appunto cominciando a chiedere come reagirei io di fronte a siffatto profluvio di cultura birraia, quando un paio di ragazze si avvicinano al bancone e ordinano (testuali parole) “una rossa piccola, due doppio malto e per me una media chiara”. La prima reazione è ovviamente stata un sorriso ironico e un leggero scuotimento di testa. Ma questo, per fortuna, non sarà l’ennesimo articolo sulla denigrazione dell’ignoranza altrui (ignoranza nel senso di non conoscenza, nessuno si senta offeso): ormai nei blog si possono tranquillamente incontrare decine e decine di sberleffi verso chi non ha esperienza in materia birraia. Dimenticandosi, fra l’altro, che chiunque di noi è partito bevendo robaccia e facendo differenze tra le birre dei supermercati.

Ecco che mi balena alla mente un simpatico giochetto da fare: voi in questo caso siete il gestore del locale, a cui vengono appunto ordinate “una rossa piccola, due doppio malto e per me una media chiara”. Mettiamo anche caso che voi abbiate una sorta di borsa di Eta Beta e possiate far materializzare all’istante qualsiasi birra del panorama mondiale. Ci siete?

Ecco, vorrei farmi due risate su cosa servireste alle ragazze in questione, mantenendo le “specifiche” dell’ordine stesso e dividendolo però in tre categorie, basate sul vostro comportamento dietro al bancone:
1) categoria “light” – qualcosa di appropriato ma leggero ed estremamente bevibile
2) categoria “pignazza” – per poter mandare a dormire il cliente
3) categoria “trash” – il peggio del peggio che potete tirare fuori

Vi dico le mie?

  • 1) Zona Cesarini – XX Bitter – Tipopils
  • 2) Sierra Nevada Bigfoot – Rochefort 10 – Southern Tier Un*Earthly IIPA
  • 3) Adelscott – Tennent’s – Red Stripe

Tutto ciò nasce appunto dal fatto che l’ordine piazzato era talmente generico da poter comprendere qualsiasi tipo di birra in questione, e il gestore del locale sarebbe in questo caso completamente “responsabile” della scelta della birra. Il che ovviamente è davvero difficile, perchè come vedete, e il mio è solo un esempio, si può giostrare con gusti, definizioni e colori, ma è davvero arduo, con un ordine così, riuscire a far contento il cliente. Che, immagino, vorrebbe farsi servire la categoria n.3…

Sotto a chi tocca…

mattia

Birre maturate in botte, una nuova frontiera?

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Negli ultimi anni, c’è stato un proliferare sempre più spinto di birre maturate in botte di legno, tanto che perfino i monaci trappisti di De Koeninshoeven hanno lanciato il loro prodotto di punta, la famosa La Trappe Quadrupel in versione Oak Aged (ovvero maturata in botte). Tutto questo è solo una moda del momento o può davvero contribuire a donare alla birra una complessità che non è possibile ottenere diversamente?

Innanzitutto, è bene chiarire che in questo articolo si vogliono prendere in considerazione solamente le birre che effettuano la maturazione nel legno, quindi non quelle birre che presentano note di Brett e affini. Birre fatte e finite, quindi, che tramite un ulteriore passaggio nelle botti acquistano nuove sfumature olfattive e gustative. Molto spesso le botti utilizzate sono usate, ovvero in precedenza hanno ospitato distillati, vino o vino fortificato. In questo modo, oltre all’apporto del legno, il distillato/vino presente in precedenza contribuisce a arricchire il gusto della birra.

Ma quanto dovrebbero essere presenti le note di legno/distillato in queste birre?Personalmente le divido in due categorie: birre dominate dalla botte e birre arricchite dalla botte.

Nel primo caso, rientrano sicuramente i prodotti della linea Paradox di Brew Dog. La base comune è sempre la stessa, la loro Riptide, una Imperial Stout. Successivamente subiscono una lunga maturazione in botte in cui precedentemente era stato ospitato del whisky, tale da conferirgli fortissime note derivanti dal distillato precedente. In queste birre il carattere del prodotto base molto spesso è molto coperto dalla botte, tale da renderlo diversissimo dall’originale.

Alla seconda categoria appartengono birre come La Trappe Quadrupel Oak Aged o la Cuveè Delphine di De Struise. La maturazione avviene lo stesso in botte (nel caso de La Trappe addirittura in diversi tipi di botte diversi), ma conservano ben distinto il carattere base della birra d’origine. Si sente che hanno qualcosa in più: normalmente sono più cupe e complesse, sia come aromi che come gusto, ma il carattere della birra originale non viene stravolto o coperto.

Personalmente preferisco il secondo tipo, in modo che il carattere originale non venga radicalmente modificato. Così come nel vino, dove dopo anni di vini particolarmente segnati dal legno si sta tornando a una visione più “gentile” dell’apporto di quest’ultimo, ritengo che la botte debba aggiungere un tocco di complessità alla birra, non diventare il carattere dominante della birra. Ciò non toglie che la prima categoria abbia un gran numero di estimatori, soprattutto quando vengono utilizzati disillati nobili come i whisky di Islay. Il loro carattere fortemente torbato e marino è senza alcun dubbio estremamente affascinante e la maggior bevibilità di una birra rispetto a un whisky dà la possibilità agli amanti dei nobili distillati scozzesi di goderne in modo più disinvolto.

E in Italia?

I birrai nostrani si sono tuffati in questa nuova dimensione, con risultati piuttosto interessanti. Un produttore che sta facendo prodotti molto interessanti in questo stile è il Birrificio del Ducato. La loro Black Jack Verdi Imperial Stout è una “normale” Verdi passata in botti di bourbon. Già il prodotto di base è molto interessante, questa versione è dotata di grande complessità e di un notevole carattere, tanto da fargli vincere il premio Birra dell’Anno 2010 nella categoria delle birre passate in botte. Un altro prodotto interessante del birrificio di Roncole Verdi di Busseto è l’Ultima Luna, un barley wine maturato in botti da vino. Non ha la stessa finezza della Black Jack,ma è sicuramente un prodotto dotato di un suo carattere.

Uno dei primi esprimenti a riguardo è stato fatto da Revelation Cat (non un vero e proprio birrificio, dato che non hanno un impianto proprio), con la linea Woodwork. L’idea di base era quella di avere una Double Ipa prodotta nell’impianto di  De Proef, offerta sia in versione “normale” che passata in quattro essenze diverse. La considero un esperimento, in quanto già il prodotto di base era un prodotto molto estremo (un solo malto, un solo luppolo e 12 gradi alcolici). Più interessanti da bere in batteria per capire l’apporto di ogni singola botte alla birra che come birre a sè stanti, ma l’idea di poter confrontare la stessa birra in differenti versioni è sicuramente innovativa e intrigante.

Anche a Toccalmatto, sempre attenti alle nuove tendenze birraie, non sono stati con le mani in mano. Hanno realizzato una Russian Imperial Stout maturata in botti di Marsala e una Italian Strong Ale maturata in botti di grappa. Ho purtroppo avuto la possibilità di assaggiare solo la seconda, che ricordo ricca, potente, dotata di un finale dolce dato appunto dalla grappa. Molto particolare, da bere davanti a un caminetto ruggente, ma indubbiamente dotata di un gran fascino.

Questi sono solo alcuni esempi, in quanto altri grandi produttori, come Birra del Borgo, Amiata e Montegioco (giusto per nominarne alcuni) hanno realizzato le loro personali versioni.

In conclusione, ritengo che il mondo delle birre maturate in legno abbia delle notevoli possibilità e che possa essere uno dei nuovi territori da esplorare, senza dimenticarsi comunque delle birre normali e tenendo sempre a mente il fattore più importante di una birra, la bevibilità.

Max

Il “classicone” passa di moda?

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L’altro giorno ero a fidenza a trovare Bruno Carilli di Toccalmatto (presente anche Davide di Bussola) ed è saltato fuori un argomento interessante, più volte ripreso anche in chiacchierate con gli amici. Tutto nasce a volte per gioco o scherzo, ma la valutazione che ne fate voi mi interesserebbe eccome.

Partendo dal fatto che questo blog nasce dall’idea di recensire, spiegare e vantarsi un po’ dei propri viaggi birrai in Italia e all’estero, ho notato che nell’ambiente sempre più persone mi chiedono “dove andrai la prossima volta?”, cercando un argomento che mi interessa da vicino e di cui sono appassionato come slancio per una (spesso piacevolissima) conversazione. Negli anni scorsi devo dire di aver avuto la fortuna, il privilegio e la costanza di poter girare un po’ del mondo birraio, e visitando posti stra-apprezzati, spesso senza nemmeno riportare qui le esperienze fatte (per esempio, il veglione dell’ultimo dell’anno 2010, passato a cena al White Horse di Londra).

Così salta fuori che il mio prossimo viaggio birraio sarà una summa di tanti posti dove son già stato più volte, più qualcosina di nuovo: Bamberg, Amsterdam, Anversa e il Kulminator (per riprovare la magnifica Courage Limited Imperial Stout 1983), Bruxelles e il Moeder eccetera. Spesso dopo questa sorte di rivelazione, le persone assumono un’espressione di “delusione” o di mancata sorpresa. Allora mi trovo a pensare che nell’ambiente si rischi troppo di essere “drogati” di novità: se nel mio piccolissimo provoco involontariamente queste piccole reazioni, figuriamoci quante alte volte io stesso, come magari molti di voi, diventi esageratamente snob e sempre alla ricerca di qualcosa di stupefacente.

Negli ultimi tempi ho avuto modo di pensare che le vere cose stupefacenti, siano quelle che hanno portato ognuno di noi, e ognuno per la sua strada, all’interno di questo bizzarro mondo. Sono poprio queste birre, quelle che ci han fatto innamorare di uno stile o di un profumo, che ci hanno fatto scoccare la scintilla, la passione… non certamente le novità attuali. Attenzione, non intendo dire che le novità modaiole (per fortuna un pelo calate negli ultimi mesi) non vadano bene, apprezzo buona parte degli stili estremi o nuovi. Credo però che nessuno di noi dovrebbe dimenticare troppo in fretta le sue origini birraie.

Per me i capolavori senza tempo, i classiconi, sono tanta roba. Poche birre valgono la pena di essere bevute per un’intera serata, e quello, per dire, è un “paletto” che normalmente uso per classificarle. Facendo dei nomi (personalissimi, ci mancherebbe), birre come la Orval, le Dupont, una fantastica bitter inglese, una cremosa stout, le Tripel come la St Feuillien o la Carolus, le Pale Ales a pompa in un pub, una Tipopils e via discorrendo… perchè dimenticarsene? A ste robe qua io voglio un bene dell’anima, e non solo ne berrò sempre una quando la troverò, ma spesso me le andrò anche a cercare.

Come quest’estate.

mattia

p.s. e per voi…? Quali sono i classiconi a cui non rinucereste mai?

Una birra da Brewfist

Category : Birra, Varie

Il logo di Brewfist

Pietro e Andrea li abbiamo conosciuti ai tempi epici del primo Birreggio (altre edizioni: 20092010). Tre anni fa. Allora erano al Birrificio Lodigiano e rimasi del tutto estasiato dalla Vecchia Lodi e non so quanti boccali ne bevvi in quei tre giorni. Pietro passò una nottata di fuoco con una banda di scooteristi che gli seccarono ogni fusto e credo che quella serata non la dimenticherà. L’anno dopo dovevano tornare ma all’improvviso gli eventi fecero saltare la partecipazione.
Quando li abbiamo rivisti ci hanno comunicato che avevano in ballo una cosa grossa: aprire con un terzo socio un birrificio a Codogno, luogo un po’ dimenticato del lodigiano, che conoscevo solo per il fatto che ci si ferma il regionale per Milano.
A distanza di qualche tempo li siamo tornati a trovare: il birrificio si chiama Brewfist, ha aperto a dicembre del 2010 e si trova nella zona industriale di Codogno. Li siamo andati a trovare la prima volta qualche mese fa e siamo tornati di recente (il noi non è certo maiestatico, ma deriva dal fatto che parlo a nome dei Carbonari reggiani).

Il birrificio è nuovo e ben curato: si vede che c’è stata un’attenzione al progetto in tutti i suoi dettagli e l’impressione che danno Pietro e Andrea è di due persone appassionate di birra ma attente a pianificare un’attività imprenditoriale. Anche nell’impianto si nota che chi lo ha scelto ha saputo valutare ogni dettaglio. E questo è importante in questo periodo tumultuoso per la birra artigianale: tanti birrifici nascono, ma la mia impressione è che ci siano anche tanti sprovveduti che non sanno bene fare i conti dal principio.
Le birre proposte hanno una marcata impronta inglese: non a caso Pietro ha lavorato in Inghilterra da Fuller’s e la passione per la ale all’inglese si sente (vale la pena anche di sentire i vari aneddoti che ha da raccontare sugli inglesi).
Al primo incontro comprammo le prime cotte (il birrificio aveva appena aperto) delle birre in produzione. Premetto che il giudizio su tutte le bire è del tutto positivo e in certi casi entusiasta.
Ci siamo innamorati della Burocracy, una IPA in cui è in bella evidenza il luppolo e gli aromi “americani” che prevalgono sul malto. E’ un po’ il momento di questo stile di birre e questa ne è una interpretazione davvero piacevole.
Mi è piaciuta molto anche la 24k, una golden ale di gradiazione più elevata, con un amaro più resinoso.
La Fear è una stout e, pur non essendo io un amante dello stile, ne ho apprezzato la morbidezza e l’aroma arricchito dall’uso di fave di cacao.
Infine la Jale, che a noi è piaciuta molto, ma che ha ricevuto in generale giudizi altalenanti dovuti al fatto che le prime cotte si sono un po’ rovinate nel tempo. Ci hanno detto di aver modificato e migliorato la ricetta, per cui meriterà un assaggio supplementare. Va detto comunque che le bottiglie fatte con la vecchia ricetta le abbiamo finite in pochi giorni e a mio modesto parere erano molto buone.
Più recente è la Space Man, una IPA di gradazione più forte e maltosa, dal colore più chiaro della Burocracy e con i toni del malto in maggiore evidenza. Pur nella sua potenza la birra mantiene un carattere beverino che la rende “pericolosa” nelle bevute estive.

Jale e Space Man

Un mio apprezzamento particolare va anche alle etichette, molto curate nei dettagli, dallo stile un po’ “futurista” che mi ricordano quelle della Brasserie de la Senne. I nomi delle birre sono ispirate dalle esperienze personali dei birrai, in particolare la Burocracy, figlia della faticosa trafila per ottenere tutti i permessi per aprire il birrificio e delle notti insonni per adempiere a tutti gli obblighi formali e sostanziali che sono richiesti.
Come ultime annotazioni vale la pena di ricordare che i ragazzi hanno in cantiere l’apertura di un pub a Codogno, che le birre hanno prezzi decisamente buoni per la qualità e che c’è uno spaccio aperto al pubblico presso il birrificio con possibilità anche di bere le produzioni Brewfist in loco.

Rob

5a “Festa del Luppolo”

Category : Varie

Si terrà il giorno 11 Giugno (Sabato), dalle ore 11:30 fino a tarda serata, la quinta edizione della “Festa del Luppolo“, organizzara dal Circolo del Luppolo presso il Birrificio Corte Pilone a Castellucchio (MN). Saranno una ventina le spine artigianali presenti, più cibarie varie e intrattenimento musicale. Per ora non si hanno ulteriori notizie circa le birre presenti o altro, tranne il prezzo (30€ cad.) e l’obbligatorietà della prenotazione.
Per ulteriori informazioni: locandina ufficiale

mattia

Etichettebirra.it

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Qualcuno di voi probabilmente avrà già notato il mio nuovo progetto legato al mondo della birra. Diverso da questo in tutto e per tutto, Etichettebirra.it vuole arrivare ad essere il primo database delle etichette delle birre artigianali italiane.
Nei giorni scorsi son partite le mail per tutti i birrifici a cui son risalito, e la risposta, sebbene coincidesse per molti con la Fiera a Rimini, è stata positivissima. In una sola settimana già oltre 40 birrifici hanno aderito al progetto (vuol dire circa il 15% dei birrifici artigianali italiani, includendo tutti, dai giganti come Baladin ai piccolissimi impianti), inviando tutto il loro materiale.

In questi giorni, hosting premettendo, sono al lavoro per creare le pagine di tutti i birrifici (ognuno avrà la propria scheda personale) e i post con le varie immagini. Ogni lettore o visitatore, che sia registrato o meno, potrà visualizzare tutte le etichette e votare quelle che più preferisce.

Etichettebira.it è e sarà per sempre completamente gratuito, sia per i lettori che per i birrifici  che vorranno aderire al progetto, e costituirà una importante vetrina per chi vorrà far conoscere la sua attività, il suo marchio e promuovere quindi i suoi prodotti.

Sperando che possa piacervi, vi invito a visitare il sito, a iscrivervi alla pagina di Facebook dedicata per seguire gli aggiornamenti in tempo reale e, se avete un birrificio ancora non inserito, a spedire in vostro materiale, seguendo le istruzioni che trovate su Etichettebirra.it.

mattia