Grazie a tutti.

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Category : PintaPerfetta

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato alla vita del blog negli ultimi (quasi) 5 anni.
Grazie a chi ha scritto, chi si è informato, chi ha condiviso, criticato a fin di bene, apprezzato.
Grazie a chi ha voluto prendere una birra assieme, un saluto a chi ho incontranto e apprezzato grazie al blog e nonostante il blog.

Oggi l’avventura finisce.
Sono da solo per troppo tempo e non ho più spinta, voglia e sufficiente passione per spingermi ancora lontano a recensire una birra o un locale, o per andare a trenta festival all’anno.
Spero, nel mio piccolo, di aver lasciato qualcosa, anche di insignificante, nel “nostro” mondo.
La decisione era nell’aria da un po’ ed è davvero molto sofferta, ma è la cosa migliore.

Ciao a tutti, ragazzuoli. Ci si vede ad un bancone.

mattia

Pinta-mercato. Arrivi e partenze dell’estate

Category : PintaPerfetta

E’ da un po’ che come sapete sono rimasto solo a scrivere qua sopra. Non potendo garantire ne’ un impegno a tempo pieno, ne’ volendo snaturare l’idea iniziale di Pintaperfetta, che era quella di un blog collettivo, annuncio qualche novità nell’organico del sito.
Alcuni di quelli che sono qui dall’inizio, come avete visto, per motivi di lavoro o personali o di tempo, non riescono a scrivere, per cui ringrazio vivamente Giacomo e gli faccio i migliori auguri per la sua carriera (sperando poi di rivederti a Natale!).
Alessio ha intrapreso una nuova strada, che è quella dell’apertura di un’attività legata alla birra in quel di Firenze. Se tutto va bene, potremmo andarlo a trovare e rompergli le scatole direttamente là. Starà poi a lui rivelare quando, cosa e dove. Da parte mia un grosso abbraccio e un in bocca al lupo enorme. Per i motivi di cui sopra, Alessio non riesce più a scrivere e collaborerà saltuariamente quando potrà.
Rob e Jacopo non son presenti, come articoli, da un po’, ma li continueremo a sentire e leggere ogni volta che vorranno.

Però non è tutto. Non ci sono solo partenze: c’è anche un lieto arrivo.
Dopo una trattativa serrata, durata qualche minuto, dò il benvenuto su Pintaperfetta ad una grande conoscenza del mondo birrario. Lo conoscete tutti come Eric, ma il suo vero nome è PatrickBateman (tutto attaccato). Eric diventerà il mio principale collaboratore. Il suo blog losinghopegrowinghops.splinder.com è purtroppo sparito con la chiusura di splinder, per cui da adesso potrete leggerlo e molestarlo qui sopra.
Dò quindi spazio alla sua voce, che ci racconta due cose su se’ stesso.
Benvenuto!

mat

31 inverni al 2012. Dopo innumerevoli sane sbronze di gioventù a Tennents e Dragoon, per non parlare del periodo d’oro dei cicchetti, mi sono orientato verso la birra artigianale dopo la scoperta di molte belghe. Da quasi tre anni ubriacon… ehm, bevitore a tempo pieno, la passione si è anche trasformata in un lavoro grazie alla gestione in una piccola birroteca della provincia della mia città (Caserta), esperienza grazie alla quale ho intenzione, in un prossimo futuro, di mettermi in gioco come publican in una piazza più grande. Anche se il mio reale scopo resta sempre Bere Tutto (cit.). M’interessano le culture brassicole di tutti i paesi, sia storici che recenti, e amo tutti gli stili, dalle Zwickl alle IRS passando per le IPA, basta che s’intoni al gusto personale del periodo e alla stagione. Coltivo poi tante passioni, di conseguenza poco tempo per gestirle a dovere, ma tra cui, su tutte, assolutamente scrivere. Raccontare storie, in particolare. Ed è di birra e di viaggi che cercherò di raccontare un po’ alla volta.

Eric / PatrickBateman

Degli affari correnti

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Category : PintaPerfetta

Sì, lo so, non scrivo tanto in questo periodo. Un po’ mi sono imbolsito dalle vacanze, e riprendere il ritmo è davvero difficile. Un po’ non ci sono grandi notizie e non ho ancora avuto voglia e tempo di mettere a posto le foto e le idee del viaggio in Germania, Olanda e Belgio, e raccontarvi qualcosa.

Negli ultimi giorni però ho pensato che queste sono motivazioni reali su cui ho ricamato, e c’è qualcosa di più profondo dietro. Credo di essermi un po’ stufato del mondo birrario internettiano, e italiano in modo particolare. Ormai è impossibile riuscire ad andare fuori a bersi una birra in santa pace senza sentire commentacci su questo o quell’altro, senza sentire sparlare, ascoltare malignità, congetture eccetera. Per carità, non sono di certo un santo nemmeno io, né ipocrita nel dire che tutto debba essere rose e fiori, però c’è un limite.

Mi piacerebbe ritornare a parlare di birra per quel che si beve, e bere per il piacere di fare due chiacchiere con amici, publican e il mio gruppo sociale preferito: gli sconosciuti. Cosa, peraltro, difficilissima da fare nella città dove vivo, che al 99% è composta da cerchie ristrette e a tenuta stagna, che si scandalizzano se qualcuno al bancone a fianco a loro fa una battuta.
Ho iniziato a incuriosirmi del mondo birrario artigianale ascoltando le storie, gli aneddoti e le cose divertenti, i viaggi e le esperienze, e ascoltando ho imparato tante cose. Ora si parla del mezzo punto di vantaggio su ratebeer, polemiche, il classico italiano “io piscio più lontano di te” (ma poi in privato ci beviamo la birra assieme), amicizie e marchette.

E’ il business – mi si dirà – e tu non puoi farci nulla.

Verissimo. L’aumento del giro di soldi, di interessi, di relazioni commerciali tra piccolini e squali, ha creato sto mostro, dove il nerd (me compreso) diventa sempre più nerd, più snob, più “indie” e sembra sempre più assomigliare ad uno di quei bizzarri pinguino-sommelier dell’AIS che non sorridono nemmeno sotto tortura; il publican o lascia tutto andare in vacca, si trova la sua clientela e gli propina sempre le stesse 6 cose, o ogni sera è costretto ad avere 50 nuove spine, creare dieci eventi al mese tipo “l’utilizzo della rapa rossa nelle stout e delle stout nella zuppa di rapa rossa” per avere quelle 4 persone che poi recensiranno tutto online; chi si sta appassionando al mondo artigianale, e ha davvero intenzione di spendere tempo e soldi per apprezzarlo ancora di più, si trova davanti un muro e una cerchia sempre più chiusa di “nicchioni”; i birrifici sono anche loro “costretti” dalle mode ondivaghe a produrre birre sempre più strambe, o fare sperimentazioni: e questo va benissimo fino a quando non vengono però trascurate le produzioni base e di grande beva; inoltre spacciare una birra (buona, tra le altre cose) all'”ananas e frutto della passione” perché imbottita di Nelson Sauvin, per poterne vendere tanta alle ragazzine…; 16enni che si bevono 3 Tokyo alle 6 di sera e ti guardano male se stai bevendo una Tipopils…

Tutte queste cose, e tutti gli episodi che nel tempo mi son tenuto per me, dagli strafalcioni megagalattici di esperti o presunti tali, alle birre etichettate con nomi famosi e invece comprate al discount (e fatte pagare come oro liquido), cattiverie gratuite (sia su internet sia dal vivo) per massacrare un ex amico, un concorrente o un’altra associazione mi hanno stancato.

Pintaperfetta, visto che ormai oltretutto son rimasto quasi solo io del gruppo originale, tornerà a parlare di viaggi e locali, quando e se potrà. Non per snobismo né per fare il paraculo, ma ora come ora è meglio un articolo in meno che uno sciocco riempitivo.

Scusate per lo sfogo, ho scritto di getto e probabilmente non vi ho nemmeno fatto capire nulla.
Abbiate pazienza.

mattia

Nuovo impianto (o quasi) in casa Toccalmatto

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Category : Notizie in breve, PintaPerfetta

Fervono i lavori in casa Toccalmatto: settimana scorsa sono arrivati i nuovi “pezzi di impianto” che permetteranno di aumentare sensibilmente i volumi di produzione, ma senza far il salto nel buio qualitativo che spesso si verifica quando si cambia l’intero impianto di produzione passando da dimensioni modeste a impianti di medie o grosse dimensioni.

In questo caso, si tratta di quattro nuovi pezzi, un “pentolone” di bollitura di dimensioni ragguardevoli, un mixer e due fermentatori da 1750L che vanno così ad aggiungersi all’impianto già presente.

Il birrificio, che aveva chiuso il primo anno di attività con una produzione di circa 400 hl e il secondo con un ottimo 700 hl, avrà così la possibilità di poter aumentare la produzione fino a raggiungere i circa 1500 hl annuali.

Questo permetterà di poter aumentare progressivamente la produzione fino a portarla a circa il doppio di quella attuale, permettendo così di dissetare molti più palati e di raggiungere, in futuro, anche gli obiettivi di esportazione che sono nelle corde del birrificio.

Centomila!

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Category : PintaPerfetta

Oggi prendiamo una pausa dagli scritti birrai per ringraziare i nostri lettori, occasionali e non, per averci fatto raggiungere e superare la cifra di 100.000 contenuti visti in soli 2 anni e mezzo. Sono una cifra enorme, considerato che siamo partiti dal nulla, un po’ per gioco e per curiosità, e col tempo abbiamo affinato il nostro target. I nostri racconti di viaggi e luoghi birrai sono fatti in prima persona, come sapete recensiamo solo locali, birrifici o quant’altro dopo esserci stati… potete capire che non è un “lavoro” facile.

Da maggio 2010 la svolta, i contatti iniziano a raddoppiare quasi ogni mese, e si passa in breve tempo dai 30 ai 300 e rotti visitatori al giorno. Abbiamo purtroppo perso pezzi per strada, per scelte di vita, come Davide; alcuni di noi sono troppo impegnati per riuscire a garantire molti articoli; abbiamo però caricato sul nostro birrafurgone itinerante Rob e alcuni amici come Martino e Jacopo ci danno una mano quando hanno voglia di raccontare una loro esperienza di viaggio.

Se ci leggete da tempo sapete anche che ogni festeggiamento di un risultato è cosa buona per regalarvi un articolo coi fiocchi, che magari aspettava in redazione solo il momento giusto per essere pubblicato: domani uscirà una chicca speciale, e saremo (di nuovo, visto l’argomento) i primi a parlarne in maniera diffusa. Ovviamente non vi sveliamo un bel niente, così tornerete qua domattina con la curiosità.

Per ultima cosa, grazie ancora e avanti così… verso l’infinito e oltre!

mattia, alessio, giacomo, gabriele, lorenzo, rob

Buon Compleanno, Pintaperfetta!

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Category : PintaPerfetta

Son passati due anni… proprio oggi, nel 2008, faceva la sua comparsa sulla blogsfera il nostro piccolo sito. L’obiettivo che ci eravamo prefissi era sfuocato e troppo grande, forse, ma con la pazienza dei primi mesi e con tanta voglia e dedizione, siamo giunti fin qua. Ricordiamo bene i primi articoli, ordinati e seriosi, e le prime divagazioni sul tema (le recensioni delle birre). Poi pian pianino, aiutati anche dalle nostre propensioni al viaggio (birraio e non) e dalla nostra residenza (chi a Parigi, chi a Brighton, chi negli Usa e chi in Italia), abbiamo preferito sviluppare il tema della ricerca della birra perfetta.

E’ un tema che credo stia a cuore a tutti i grandi e piccoli cacciatori di birra: non fermarsi mai, prendere al volo l’occasione di provarne sempre una in più, che poi piaccia o no non lo si può sapere prima e, in fondo, nemmeno importa. La birra va cercata, scovata, versata senza togliere la polvere dalla bottiglia, e infine bevuta e gustata tra le chiacchiere degli amici. Si dice che la birra vada bevuta all’origine, e non si può non essere d’accordo… una Real Ale bevuta al White Horse, una Westvleteren bevuta all’In De Vrede, una Dead Guy Ale bevuta alla Rogue Public House, una Narke a Goteborg o un salto al Popeye di Tokyo sono esperienze uniche, che non si potranno mai avere sorseggiando la stessa birra sul divano di casa.

Ma non si possono dimenticare nemmeno i pub di fiducia, magari proprio quelli sotto casa, posti eccezionali dove viene curato anche lo spirito, dove si conoscono personaggi indimenticabili, dove abbiamo tutti imparato a bere bene e a volte a bere tanto, a conoscere i propri limiti e i propri gusti. La ricerca della birra perfetta in fondo non è altro che una maturazione consapevole, a volte lenta e a volte repentina, che ci ha preso tutti quanti, a partire dalla prima Corona a 15 anni e per finire con chissà cosa.

Impossibile, per noi, fare un elenco dei ringraziamenti alle persone che ci hanno portato ad essere così tanto seguiti e apprezzati, a raddoppiare gli accessi ogni due mesi, e ad essere a volte criticati quando si sbaglia (ma sempre in buona fede): in fondo le nostre sono opinioni e un blog, soprattutto se collettivo, ha per forza opinioni diverse rispetto all’esterno (e a volte anche all’interno).

Noi cerchiamo di dare sempre il meglio e di esserci. Non ci guadagniamo nulla, lo facciamo solo per passione, e pintaperfetta finirà il giorno in cui cesserà la passione di conoscere persone, luoghi, locali e birre.
Invitiamo tutti gli autori, gli amici e i lettori a lasciare due righe di commento sul sito su come hanno vissuto birrariamente i nosti primi due anni, ci farebbe davvero piacere.

Buon compleanno, Pintaperfetta.

EurHop!

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Category : Notizie in breve, PintaPerfetta, Varie

E’ un pò che aspettavo il momento di scrivere questo articolo. La sensazione è uguale a quella degli altri, probabilmente più quotati, autori, ma la gioia non è di certo inferiore, e ora lo si può annunciare: nasce finalmente EurHop!, la prima guida birraia d’Europa, tutta in italiano, che come le famose lonely planet vi porterà in giro per i vari paesi unendo la passione dei monumenti a quella per la birra.
E direte voi, perchè son così contento? Perchè nel piccolino ho dato un contributo anche io. In occasione dell’IBF di Roma e soprattutto dell’incontro con i birrai (di cui ho parlato qui), ho avuto la fortuna di conoscere due giovani editori di Roma, che con la loro Publigiovane stavano già da tempo sulle orme di questo progetto. Me l’han spiegato per bene e mi han chiesto di collaborare… per me era, come diciamo a Modena, “invitare un’oca a bere”.

Di articoli veri e propri ne ho scritti uno solo, quello su Cardiff, più qualche revisione qua e là, e la differenza con i miei colleghi, che han scritto molto più di me, è grande. Ma l’importante era riuscire ad entrare, anche solo all’ultimo istante, nel progetto, perchè, che venga bene o no (ma verrà bene, fidatevi!), che la guida sia apprezzata o no, questa resterà una piccola pietra miliare nel campo delle pubblicazioni birraie.

La guida, a cui hanno collaborato con grande impegno anche Manuele Colonna, Andrea Turco di “Cronache di birra“, Marco Manieri sulla parte turistica, Davide e Monica Bertinotti, Kuaska sulla parte riguardante l’Italia, Nicola Utzeri, Tomas Danko e Dave Szweikowsi (oltre al qui presente Mattia Simoni), sarà presentata il 20 Giugno ad Arcidosso (GR) e poi di nuovo il 29 Giugno a Roma. Nelle prime settimane di Luglio i ragazzi della Publigiovane guidati da Marco Carìa saranno impegnati in un tour de force per le provincie italiane nel progetto di promozione di EurHop!, quindi state attenti e seguite il sito ufficiale per vedere dove e quando la guida verrà presentata e quindi sarà messa in vendita. Le pagine saranno all’incirca 400, in formato classico da lonely planet, e il costo sarà di 20€.

I locali, così come i beershop, le enoteche e librerie che ne volessero fare richiesta per averla in conto-vendita, possono mandare una mail a noi di Pintaperfetta o al sito ufficiale www.eurhop.com. Fra qualche tempo sarà possibile acquistare EurHop! anche sul nostro sito.

Nel mio piccolo sono orgoglioso di aver partecipato alla stesura e ringrazio i ragazzi di Publigiovane che me ne han dato, a suo tempo, la possibilità.

mattia

Guida di sopravvivenza – Trento

Category : Beershop, Birra, Locali, PintaPerfetta

Trento è una città in cui “prima o poi ci si capita”, per il suo essere graziosamente turistica o per i mercatini natalizi o per la stagione sciistica invernale.
Bere birra a Trento però, birra buona, non è un’impresa così semplice come può apparire. Da questa premessa nasce la mia breve guida di sopravvivenza in una città in cui vivo da (troppi) anni e che purtroppo è ben distante dall’essere un’oasi felice per la birra artigianale e di qualità.
Innanzitutto uno degli ostacoli maggiori è dato dalla clientela stessa. I « giovani » sono in gran parte interessati alla quantità, al minor costo, allo sfondarsi di birraccia da happy hours, sbobba annacquata di cui potrei dire ogni male possibile. Dove invece gira la grana, tra i cosiddetti « borghesi », l’offerta e la storia vinicola è sufficiente a colmare le richieste affibbiando alla birra il ruolo che può avere un succo di frutta: dissetare se fa caldo o al limite sbronzare qualche adolescente alle prime armi.
Un ulteriore ostacolo è dato dalla presenza, quasi invadente nella zona, del birrificio Forst in quel di Lagundo, non troppo distante da Merano. La Forst probabilmente è uno dei rari esempi di prodotto altoatesino amato nel Trentino, dove un po’ per sana tradizione montagnina, un po’ per la classica chiusura provinciale italiana, si è portati a magnificare le lodi di qualsiasi cosa prodotta in loco e di diffidare di conseguenza delle novità portate dai « foresti ».
Quindi trovare un bar che serve Forst a Trento è come trovare una boulangerie a Parigi, impresa veramente semplice. Raccontare la Forst è piuttosto banale. Discreta pils, buona doppelbock ma rimane comunque un prodotto industriale.
Passando in rassegna i luoghi della città, non posso che iniziare dalla birreria Pedavena (di cui potete osservare il sito particolarmente trash, alzate il volume della casse e gustatevi l’intro… )
Da non confondere con l’omonima di Feltre, il Pedavena si trova poco fuori le mura, in zona ancora centrale e turistica.
Il locale è enorme, esteticamente invitante e attrezzato per ricevere le frotte di turisti alla ricerca di un luogo caratteristico per un pranzo e un boccale.
Il cibo è senza infamia e senza lode, anche per la quantità stile mensa di persone che al suo interno girano (per mangiare attraversate la strada, all’ottima Trattoria del Volt), mentre la birra è prodotta in casa.
La birreria segue la legge di purezza tedesca offrendo una lager piuttosto ordinaria, una bock non eccelsa e una buona Weiss. Il problema di fondo, a mio avviso, è nella gestione del locale : frenetica e a volte “dittatoriale” che poco punta sulla qualità del servizio e molto invece sulla velocità e sulla capienza e aspetto delle sale.
I baristi ruotano frequentemente (mentre la birra è sempre quella), non affinandosi mai e sembrando scelti più per la pazienza che per la competenza. Un ricordo su tutti è il mesto bicchiere della schiuma, preparato a parte e usato indistintamente su tutte le birre per il rabbocco in caso di necessità. Roba da bollino rosso a vita.


Altre alternative birrose purtroppo sono legate a locali, anche ben gestiti e curati, ma nati e tutt’oggi vissuti per il vino, che timidamente si affacciano nella mescita di birra.

Tra questi segnalo l’osteria della Mal’Ombra, nel sud della città e l’enoteca della Sgeva nella zona nord. Nel primo si trova la promessa perenne (spero prima o poi mantenuta) di 2 spine di birra artigianale e una lista di circa 15 bottiglie di birra artigianale italiana, con una tendenza dolente alle birre di castagne che personalmente non amo.
La Sgeva invece è ancora più rudimentale, con bottiglie di Baladin, Hy e Montegioco (se la memoria non mi tradisce), vendute però a prezzi esorbitanti.
Ultima segnalazione più speranzosa verso il futuro è data dall’enoteca Grado 12°, in pieno centro storico.
Enoteca di ottimo livello per quanto riguarda i vini, il personale impeccabile e la presentazione dei prodotti, negli ultimi mesi si sta progressivamente aprendo alla vendita di bottiglie di birra di qualità.
La rotazione dei prodotti è abbastanza costante, si intuisce il desiderio di provarci e nell’offerta di circa 30 bottiglie è spesso possibile reperire prodotti non banali (come la belga Embrasse o l’americana Brooklyn Local 1) e a prezzi invitanti.
Concludo questa breve rassegna, ricordando che questa è una guida di sopravvivenza. Trento ad oggi ha un’offerta limitata, forse in crescita e il meglio che posso consigliarvi è di passarci le vacanze, girare i mercatini, ma se non siete dei feticisti della Forst, bevete altrove.

Guida rapida di Praga

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Category : Locali, PintaPerfetta, Viaggi

Difficile, difficilissimo fare una sorta di “recensione” di tutti i locali praghesi di ottimo livello. Difficile perchè sono tanti, e molti sono “nascosti” agli occhi di chi vive la città solo per qualche giorno. Essendoci però stato poche settimane fa, provo  a fare una sorta di piccolo compendio a quei locali che valgono bene una visita, o a quelli forse un pò troppo pubblicizzati.

Partiamo subito con quello che considero la migliore birreria a Praga: U Zlateho Tygra (La Tigre d’oro).
Centralissimo, tra la piazza principale e Ponte Carlo, apre al primo pomeriggio e l’ideale è andarci subito. Il perchè è presto detto: dalle 16-17 in poi solitamente i tavoli son tutti prenotati e si viene più o meno educatamente fatti spostare (se esistono sedie libere) o cacciati fuori. Le prenotazioni, da quel che so, sono praticamente inaccessibili a breve termine. Locale per praghesi doc, difficile vedere troppi turisti, e questo è un bene, ovviamente. Birra eccellente a prezzi che paragonati a quelli italiani risultano ridicoli (35-40 CZK la 0.5), si mangia anche qualcosa, ma quest’anno non mi son buttato sulle cibarie, che invece avevo provato nel lontano 2003 e non mi avevano colpito. Servizio “sgustoso”, pochi sorrisi, si ordina, si beve e stop. Viene più o meno automaticamente messo un bicchiere pieno non appena si svuota il precedente. Per sospendere la bevuta, uno dei metodi più usati è quello del sottobicchiere a coprire il boccale. Grazie alle irrispettate leggi antifumo ceche, per chi come me non è amante della sigaretta, il locale risulta sicuramente un pò troppo “fumoso”.
Sito: http://www.uzlatehotygra.cz

Kolkovna (V Kolkovna)
Nel quartiere ebraico a fronte della Sinagoga Spagnola e a due passi dal Cimitero Ebraico, è il primo locale praghese ad aver servito la celebre Pilsner Urquell (di cui potrete trovare ogni sorta di gadget compresi degli splendidi boccali in ceramica), che lì viene spillata direttamente dal tank da 300lt, non filtrata, ed ovviamente è di qualità eccezionale. Prezzi anche qui decisamente bassi (75 CZK per il litro, 40 per la 0.5). Si mangia, e bene (tanti piatti tradizionali, di buona quantità e qualità, tra cui un gustosissimo piatto di salsicce miste della casa). Tra tutti quanti, probabilmente il posto più “in” da visitare, sicuramente il più comodo e spazioso, e l’unico che divide fumatori e non. Io ci son stato tre volte in tre giorni.
Sito: http://www.kolkovna.cz/index.php?place=11&show=hot

U Cerneho Vola (Il Toro nero)
A Hradčany, molto vicino al Santuario di Loreta, non lontano dal Castello. L’entrata non è particolarmente visibile, si trova sulla sinistra (dando le spalle al Castello) proprio di fronte ad un’edicola che fa angolo con Loreta. Piccolissimo (40 posti a sedere se si sta stretti), i due burberi gestori non sono poroprio due milord, si mangiano poche cose e tutte già pronte (formaggio firtto, patatine, uovo e prosciutto, poca altro. Esiste un menù in inglese anche se non è presente sul tavolo).  Le tre loro birre sono la classica Pilsner Urquell e le due Kozel 10 (la Kozel Cerny, scura, piuttosto buona) e Kozel 12 (Lager), la bionda davvero niente male. Prezzi decisamente i più bassi tra le birrerie recensite in questo articolo (io ho preso 3 birre da 0.5, due formaggi fritti e ho speso attorno ai 150 CZK, circa 6 euro). Tipicissimo anche questo locale, anche qui si fuma ma essendo meno affollato rispetto al Tygra, l’aria risulta ben più respirabile. Nota di colore, fate ben attenzione al “bancone”, che da noi farebbe fatica ad essere usato in una rudimentale e rusticissima fiera agricola.
Sito (non ufficiale): http://www.allpraha.com/d/31229/U_Cerneho_Vola/

U Kalicha (Il Calice)
Spostiamoci ora in un’altra parte di Praga per vedere U Kalicha. Qua siamo non lontani da p.zza Venceslao, nella zona appena fuori dal “giro” turistico. Io consiglierei eventualmente un pranzo, di sera la zona non è che sia il massimo della vita (niente di pericoloso, anzi, ma sicuramente non è centro). Si mangia (bene, anche qui piatti tradizionali e menù addirittura in italiano), è forse assieme al Fleku la più cara tra le birrerie storiche, e dopo Fleku sicuramente quella più “commerciale” e turistica. Anche qua non c’è un gran servizio, le porzioni di birra sono di norma 0.5 per le donne, 1lt per gli uomini (e non lo chiedono), e la loro  birra Svejka (più che discreta) viene accompagnata da mandorle spellate ( che ci stanno “come il cacio sui maccheroni”). Insomma, U Kalicha non è un must assoluto, ma ci si può fare un salto, anche se in zona probabilmente non ci capiterete quasi mai.
Sito: http://www.ukalicha.cz/shop/index.php?lang=IT

U Fleku
Qui so che mi attirerò delle critiche ma Fleku, con tutti le dovute proporzioni, è la HB praghese, e purtroppo la HB vince il confronto. Questo perchè è imballato di turisti (specialmente italiani e russi), incasinatissima di gente che tende a fare un pò troppo casino. Si mangia appena appena decentemente (piatti tipici), è la più cara delle birrerie e soprattutto i camerieri non demordono nel volervi vendere bicchierini e bicchierini  di Becherovka, che, al contrario di quanto dicono, non si sposa per nulla con la birra della casa. Oltretutto, un bicchierino costa come 2 boccali. Particolarità proprio del Fleku non è solo che pagherete decisamente di più per una birra, ma ne riceverete anche meno: al contrario delle altre Pivovar, qui è servita la 0.4 anzichè la 0.5. La birra è una lager scura (forse uno dei pochi esempi mondiali), 6 gradi, abbastanza dolciastra, che personalmente stanca abbastanza presto. Già nella visita del 2003 non ero rimasto affascinato da luogo e birra, a sto giro proprio ho dato l’addio ufficiale, e non credo ci tornerò più.
Sito (n italiano): http://it.ufleku.cz/

U Hrocha (L’Ippopotamo)
Sulla parallela della Nerudova che da Ponte Carlo va verso il Castello, è un piccolo locale piuttosto fumoso e zeppo di gente (del loco). Purtroppo quando son andato non c’era nemmeno un mezzometro quadro di spazio vitale per poter valutare il locale, ma chi c’è stato ne parla bene.

Detto questo, altri posti son presenti a Praga, e vi invito a riportare nei commenti le vostre segnalazioni.

Mattia

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La nostra idea sulle Birre di Natale 2009

Category : Birra, PintaPerfetta, Varie

Quello che avete iniziato a leggere è un articolo sulle Birre di Natale. Partiamo con una sorta di spiegazione-base.
Cosa sono le “Birre di Natale”? Sono produzioni speciali che i birrifici commercializzano circa tra metà Novembre e metà Gennaio. Alcune di queste produzioni hanno una storia e si sono evolute nel tempo, altre sono solo operazioni commerciali per vendere un prodotto in più, altre sono semplicemente troppo “nuove” per poterne dire granchè. Alcune Birre di Natale cambiano poi ricetta ogni anno, in minima parte o completamente, rendendo così un’annata completamente diversa da quella precedente o quella successiva. Tendenzialmente, anche se è una generalizzazione piuttosto forzata che però rende bene l’idea, le Birre di Natale sono principalmente ambrate o scure, dolciastre e speziate e un pò inflazionate per quello che riguarda il tasso alcolico.

Detto questo, iniziamo una breve carrellata-antologia delle produzioni migliori, curiose, più trovabili tra quelle che abbiamo assaggiato.
Cominciamo con una delle più famose “natalizie”, più per il nome che per la qualità: stiamo parlando della natalizia di casa Achouffe, la N’Ice Chouffe (provata alla spina), che si lascia bere se non avete troppe pretese di gusto, una rossa da 8%, con la pecca di non aver un gusto particolarmente persistente e risultare un pò annacquata. La sua versiona invecchiata di un anno (provata alla spina) risulta tuttavia eccessivamente alcolica, e sebbene il gusto ne possa appena guadagnare, la bevibilità cala notevolmente. Per quanto riguarda la bottiglia, il tasso alcolico è maggiore (ben 10%) e risulta facilmente stucchevole.
Restando in Belgio, una tra le nuove produzioni è la Kapittel Christmas, nel formato da 75cl. Il 2009 pare essere solo il secondo anno di produzione. Nel 2008 l’avevo trovata abbastanza scialba, senza particolari note positive nè carattere. Avendola potuta riprovare poche sere fa (bottiglia, 75cl), devo dire che non arriva all’eccellenza ma una sorta di sufficienza la conquista senza grossi problemi… probabilmente meglio della N’Ice.
Tra i marchi che stanno guadagnando popolarità in Italia in questi ultimi tempi, ho avuto un buon incontro gustativo con la Corsendonk Christmas (8.5%, bottiglia da 75cl), che rispetto alle due appena citate risulta essere decisamente più corposa ed equilibrata, e si lascia bere in modo piacevole. Una vera sorpresa – forse LA sorpresa dell’anno – riguarda la produzione natalizia della Trappe, la Isid’or (provata alla spina), che si distacca notevolmente dalle succitate invernali, piuttosto classiche. Il colore leggermente ambrato, la schiuma non troppo persistente anche se molto densa, e i mille profumi di spezie la rendono particolarmente beverina, e i suoi 7.5% non risultano essere esagerati – almeno per quanto riguarda le sensazioni delle mie papille gustative.
Attraversiamo per un attimo l’Oceano Atlantico e spostiamoci in California: è qui che viene prodotta un’eccellente Anchor Christmas (bottiglia 33cl), che come tutte le sue “sorelle” prodotte a San Francisco, è un’eccezione per quel che riguarda il tasso alcolico: con i suoi “soli” 5.5% è una delle invernali più leggere. Preparatevi però all’esplosione di gusto quando la sentirete: spezie, liquerizia, profumo di malto tostato per un’eccellente ambrata scura. Questa birra in linea di massima cambia più o meno radicalmente ricetta ogni anno, per cui probabilmente servirà un assaggio per produzione… mi sacrificherò volentieri 🙂
Niente di speciale invece la K9 di Flying Dog (spina) che ai suoi 7% abbina un gusto non troppo forte, e si lascia dimenticare abbastanza in fretta.
Tornando in Belgio, ho assaggiato con piacere per l’ennesima volta la St. Feuillien, che di rado sbaglia una birra, e la loro Cuvèe de Noel (33cl, bottiglia) è semplicemente fantastica nonchè una delle più impegnative per quel che concerne tasso alcolico e gusto. Scrussima a prima vista, in realtà se messa controluce rivela un bellissimo colore rosso-rubino, ha una schiuma ben persistente e molto molto densa. La bevuta, come detto, è molto piacevole ma non facile: la birra, corposa ed equilibrata, ha i sentori della liquerizia e i suoi 9% si fanno sentire.
Tra le natalizie più acoliche, ricordiamo la produzione della De Dolle, la Stille Nacht (33cl, bottiglia) che con i suoi 12% risulta essere eccellente ma anche di difficilissima degustazione, non disconstandosi troppo dalle altre produzioni del birrificio di Esen (la piccola “punta” di acidulo è sempre presente). Particolarmente adatta all’invecchiamento, quest’estate al Kulminator di Anversa ne ho assaggiata una del 1999: il suo tasso alcolico era accentuato dai 10 anni trascorsi in bottiglia e faceva assomigliare la Stille Nacht ad un liquore.
Una delle birre che più escono dal contesto è la Père Noel della De Ranke (33cl, bottiglia) che, come le altre produzioni della casamadre, non solo non ha nulla di dolce, ma anzi è amara, molto luppolata e, gradazione di 7% a parte, per certi versi assomiglia molto alla sua sorella XX Bitter. Non male, anzi, ma niente di clamoroso, soprattutto se vi aspettate qualcosa di dolciastro.

Un vero classico del periodo natalizio, da ormai tanti anni, è la Gouden Carolus Christmas, dolce e fortemente speziata, straordinariamente piacevole e adatta ad accompagnarsi alle specialità natalizie di casa nostra, panettone in primis. Una birra che invece (fin dal nome) nasce come natalizia è la Avec Le Bons Voeux (letteralmente: con i migliori auguri) della Dupont, un birrificio belga che ci ha sempre conquistato. Tasso alcolico importante (9,5%), bilanciatissima ed estremamente piacevole, è però diventata da diversi anni una birra prodotta e venduta durante tutto l’anno.

Tra le meno interessanti (ma non sempre terribili) possiamo citare Gordon Xmas (che quest’anno ci è sembrata, almeno alla spina, in discreta ripresa) e Delirium Noel. Entrambe sono discreti prodotti che però non ci sentiamo di consigliare come “speciali”.

Il discorso cambia (relativamente), quando ci troviamo a parlare di birre natalizie nella nostra giovane (maltosamente parlando) Italia. Se è pur vero che la categoria “Birra di Natale” indica tutto e nulla, nel contesto locale questa variabilità aumenta in modo ancora più netto sia tra birra e birra, sia nella stessa birra tra un anno e il successivo.
Quest’anno nel mio personale taccuino del 2009 qualche assaggio da raccontare c’è pure, ovviamente senza avere la pretesa di citare le birre più buone o più rappresentative del nostro scenario, quindi introduciamo qualche nome per mettere un pò di ciccia al fuoco.
Il primo personale assaggio natalizio è stato la Babbo Bastardo prodotta dal lombardo birrificio Geco, birra dal nome clamoroso e caratterizzata da una speziatura con bacche di ginepro e pepe rosa. Purtroppo al palato la speziatura è difficilmente percettibile e il tutto affonda in un alcool fin troppo invadente. Discorso opposto per la natalizia del birrificio Inconsueto. Sgraziata e con un tenore alcolico veramente poco natalizio.

Ma non tutto è male, pur ammettendo che in Italia le natalizie realmente commoventi mancano ancora all’appello. Buona e ribevibile volentieri la Noel Du Sanglier , con piacevoli sapori di candito, dolce e un amaro ben bilanciato. Una spanna leggermente sotto la Natalizia di Maltus Faber, una “tripel” secca ma equilibrata e scorrevole al palato. In ultimo, l’assaggio più recente (è in questo momento nel mio bicchiere 🙂 ), la Natale 2009 del Orso Verde. Assaggio che conferma come il mio Orso preferito sia tornato nuovamente in sella dopo una natalizia 2008 finita nel lavandino (e qualche cotta sfortunata nel nuovo impianto). Birra robusta (l’alcool batte il suo conto), di colore ambrato carico e con sentori di anice. Promossa, pur senza essere clamorosa. Un pò come i miei italici assaggi 2009.

Dall’altra parte dell’oceano, ecco che cosa è arrivato sulla slitta quest’anno:

Decisamente inconsueta, visto lo stile, tutti gli anni fa la sua comparsa la Bells Winter White: una bianca sullo stile belga, con frumento americano e lieviti Hefe mescolati con lieviti belga. Nonostante non sia un fan delle witbier, devo ammettere che questa è piuttosto ben fatta, molto beverina; quantomeno rappresenta una variazione alle alcooliche birre invernali che si trovano di solito.
Infatti, per non smentirsi la Bells propone anche, nel periodo invernale, il devastante Expedition Stout: un concentrato di malti e luppoli per un Imperial Stout di prima qualità. Il malto tostato la fa da padrone, con un potente aroma di caffè, frutti scuri, cioccolato e un sentore di spezie (vaniglia). Denso, densissimo, cremoso e poco carbonato, è in assoluto un piacevole colpo di grazia. Consigliato a fine serata.
Sempre nel periodo invernale, poco prima di Natale, arriva, attesa come i dolci della befana dai bambini che sanno di essere stati buoni, la Brooklyn Black Chocolate Stout. Un’esplosione di gusto che non mancherà di invadere il vostro palato, se avrete occasione di bere questo capolavoro: colore intenso, corpo potente di malto con un deciso sapore di cioccolato, non troppo dolce, finale ben bilanciato dal luppolo. Ottimo candidato anche per l’invecchiamento – da non perdere.
Ci offre qualcosa di natalizio anche la Rogue: la sua Santa’s Private Reserve è un amber ale prodotto con molti luppoli, carbonazione vivace, malti leggermente aromatici, un tocco di spezie, e amaro luppolato finale. Non una delle mie preferite, ma ben fatta.
Smuttynose produce un ben più modesto Winter Ale, disponibile di solito da fine Ottobre a Gennaio. Corposo, sullo stile di una Dubbel belga, ma mi convince poco – come molte delle produzione americane fatte sullo stile europeo. Leggermente speziato, non troppo alcoolico, passa piuttosto inosservato.
Great Divide si getta invece su un old ale, con il suo ormai tradizionale Hibernation Ale natalizio: invecchiato almeno tre mesi prima di essere distribuito, inizia con malto prepotente, noci, abbastanza dolce; finisce più acidulo, con alcool ben presente, adatto a riscaldare le notti invernali. Può essere ulteriormente lasciato in cantina per intensificare il già complesso profilo.
Infine, personalmente considero natalizia anche la Stone Double Bastard: disponibile per poco tutti gli anni a partire da Novembre, è in tutto e per tutto una versione “incattivita” dell’Arrogant Bastard ale, con tutto ciò che questo comporta. Un Ale americano potente, opaca, con un corpo deciso di malto che viene presto annichilito dal luppolo. Estrema sotto ogni punto di vista, eppure piacevole. Un bel regalo di Natale.

Mattia (Belgio&Usa)
Davide (Italia)
Giacomo (Usa)

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