Report dallo United Indipubs – parte II e mezzo

Category : Festival



E così è giunto anche il mio turno di provare a riassumere lo splendido weekend birresco che è stato lo United Indipubs. Avrei potuto fare finta di nulla e negare la mia presenza, ma la foto postata da Mattia nella prima parte del suo resoconto ha distrutto ogni possibile alibi (oltre alla mia reputazione). Lasciamo quindi per un attimo da parte i “discorsi da adulti” ben esposti da Alessio, e ributtiamoci a capofitto nella scoppiettante Vezzano sul Crostolo, cercando di fare ordine tra i pochi appunti presi, rigorosamente meno leggibili ad ogni birra bevuta.

Cominciamo dalle birre, vere protagoniste della rassegna. E comincio confermando un’eccellente qualità media delle proposte, sia per quanto riguarda il giudizio sulle birre, sia per il loro stato di forma, generalmente ottimo, nonostante al sabato un paio di stand si dicessero preoccupati per il troppo poco tempo passato tra il trasporto dei fusti e la loro apertura. Tantissimi gli stili e i paesi rappresentati, cosa che ha stimolato la curiosità e mandato all’aria in breve tempo tutti i progetti di “scaletta ragionata delle bevute”, anche perchè non tutte le birre proposte erano attaccate contemporaneamente. Personalmente poi, erano molte le birre mai provate, con alcune addirittura mai nemmeno sentite dire, e quindi la sete di conoscenza ha sopperito alla fisiologica fine della sete “vera”.

Partiamo da chi giocava più in casa degli altri, l’Arrogant e il Goblin. Le birre fatte brassare appositamente da Alle erano decisamente buone, specialmente la Ready Made, la cui secchezza finale la rende a mio parere un’ottima birra da aperitivo. Già detto altrove della Bitch Please, molto complessa ma allo stesso tempo sufficientemente ruffiana, una menzione va anche alla Working Class Mild di Toccalmatto, ennesima dimostrazione che Bruno e i suoi difficilmente sbagliano un colpo. Umbe replica con una serie di Fantome di varie annate, sempre troppo acide per i miei gusti. Sugli scudi invece le birre del De Graal: alla pluriacclamata Goblin 21° Anniversary, di cui si è già scritto, aggiungerei l’ottima blanche Triverius, in formissima. Ne viene fuori l’immagine di un birrificio che passa agevolmente dalle birre estremamente complesse come la prima, a ricette più semplici e più da beva come la seconda, complimenti davvero.

Scendiamo verso sud, e incontriamo Gianni e il suo TNT Pub, di sicuro il publican del lotto con cui ho più familiarità e per questo quello da cui mi sono rifornito di meno. Però da quello che ho sentito dire pare che la Rodenbach fosse davvero in forma stratosferica, mentre io ho buone parole sia per la Witkap Tripel che per la Monk’s Stout di Dupont, una belgian stout atipica e molto bevibile. Accanto a lui lo stand del Macche, dove finalmente riesco a fare la conoscenza del Colonna. Anche qui si andava abbastanza sul sicuro, e ne approfitto per salire anch’io sul carro degli entusiasti sia della Fanø Vestkyst (pulita ed elegante), che della Kama Citra (davvero difficile da classificare, però il contrasto tra il corpo da brown ale e l’agrumato esotico del citra è tutto da provare), che della Kissmeyer London Honey Porter (dove per fortuna il miele non era in primo piano ma ben dosato).

E chiudiamo col nord, e non posso evitare di ringraziare Michele per aver deciso di portare una Suffolk Gold di St. Peters a pompa, per me la birra migliore del festival. Allo stand del Dome comunque il tricolore si faceva rispettare alla grande: sia la Loertis di Via Priula che la Spaceman di Brewfist hanno confermato all’assaggio ciò che di buono ne avevo già letto in giro. Da applausi anche la Abbay de St Bon Chien che ogni tanto emergeva dal retrobanco, con tanto di decanter. A difendere i nostri colori ci ha pensato anche Nino dello Sherwood con le produzioni di Bi-Du. In gran forma sia la ormai classica Rodersch che la Inverno Nucleare, imperial porter molto rotonda ed equilibrata, ma non certo timida. L’ho preferita nella sue versione normale rispetto a quella oak aged, forse un pochino troppo giovane.

Detto delle birre, vorrei ribadire anch’io i complimenti alla macchina organizzativa dell’Indupubs. La location era perfetta (gli stand al chiuso ci hanno subito rassicurati in vista di eventuale pioggia, cosa che per fortuna alla fine non c’è stata) e logisticamente organizzata come meglio non si poteva. Gli stand gastronomici hanno funzionato a ritmo serrato e ininterrottamente, e anche nei momenti di maggiore richiesta le code per il cibo sono state limitate. Tanto di cappello davvero a chi è riuscito a trasformare in punto di forza ciò che in questo tipo di manifestazioni è solitamente un grosso punto debole. Sarà difficile fare di meglio in futuro.

Chiudo con quella che potrebbe sembrare un’inutile sviolinata, ma mi piace dare a Cesare ciò che gli spetta. La tre giorni dello United Indipubs ci ha messi, noi appassionati, di fronte a 6 esempi di publican, 6 modi anche molto diversi tra loro di lavorare con la birra. E di queste 6 realtà, ma in realtà il discorso è ampliabile a tutti coloro che gestiscono un pub con cognizione di causa, si può dire tutto e il contrario di tutto: il gestore può essere simpatico o antipatico, si può essere d’accordo o meno con la sua politica dei prezzi o con la selezione delle birre. Ma nessuno mi toglierà dalla testa che all’Indipubs si sono viste 6 realtà gestite da persone, scusate il termine, con due palle così, che fanno il loro lavoro con passione competenza e rappresentano una parte di quell’eccellenza di in un ambiente, quello della birra artigianale, che ti richiede enormi sacrifici già solo per restare a galla. E che se io in questo momento sono qui a scrivere su un blog che parla principalmente di viaggi birrai, è in gran parte colpa loro.

Gabriele

Interludio – l’Indipubs (controrecensione)

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Category : Birra, Festival

Ovvero, come farsi pochi amici (diciamo pure nessuno) e molti nemici (temo un lungo elenco).

Premessa: la prima edizione dello United Indipubs mi è piaciuta per tutta una serie di motivi che potrete trovare nei due articoli (unodue) di Mattia. Splendida location (difficilmente se ne troverà una altrettanto bella e funzionale, nelle prossime edizioni), ottima birra, publican indubbiamente appassionati e competenti, un sacco di amici da salutare e con cui scambiare pareri e impressioni.

Seconda premessa: questo articolo forse interesserà solo a “chi fa parte del giro”. Spero di non annoiare nessun con la mia serie di considerazioni, che spero possano essere uno spunto di riflessione.

C’erano (alcuni de) i migliori publican, c’è stato un gran festival. Davvero, la selezione delle spine era assolutamente di livello, c’erano alcune indiscusse eccellenze della birra italiana (Bi-Du, Birrificio Italiano, Lambrate, Montegioco, Toccalmatto) e uno sparuto manipolo di nuovi birrifici italiani (Brewfist, Dada, Extraomnes, Loverbeer, San Paolo, Via Priula). Qualcuno mi ha detto che complessivamente, rispetto al numero di proposte straniere, erano molto poche e di pochi birrifici. Forse c’è del vero, anche se ripensandoci numericamente l’Italia era ben rappresentata, al limite mancava un po’ di varietà negli stili (le infinite declinazioni di IPA, APA e luppolate varie, ma è innegabile che il mercato e gli appassionati, ora come ora, cerchino soprattutto quel tipo di sensazioni, noi compresi). Stranamente quasi assenti le Imperial Stout, nonostante l’immensa popolarità di cui godono.

Qualche tempo fa ero a Selezione Birra a Rimini, e tra i vari incontri c’era questo che ritenevo molto interessante:

“IndiPub United, proposte e discussioni su una rete di gestori di locali birrari indipendenti.”

Ovviamente intervenivano e seguivano la presentazione diversi gestori di locali che amiamo molto. Sembrava che tutto questo dovesse portare alla nascita di una associazione o movimento, e anche il festival United Indipubs doveva essere un evento finalizzato allo sviluppo di una rete di questo tipo.

Le chiacchiere scambiate questo weekend invece hanno dato più l’idea di un gruppo di locali amici e in un certo senso “eletti” e non di un tentativo di creare una comunità o un movimento unito e aperto verso l’esterno. Intendiamoci: Pintaperfetta è nata innanzitutto come occasione di testimoniare e di vantarci dei nostri viaggi e dei nostri assaggi. E non troviamo sbagliato, in sè, il vantarsi dei propri successi. E’ la mancanza di uno sbocco propositivo quello che un po’ dà la sensazione di occasione mancata. Perché a oggi quel che sappiamo del futuro è una intenzione di fare un festival annuale (cosa buona e giusta), itinerante (preferirei di no, visto che un Podere Elisa non si trova facilmente, ma capisco che questo onore è anche e soprattutto un onere, per chi organizza):  con questi sei publican e le loro spine (ok) e, se proprio, un publican ospite a turno. Ecco, questo mi dà qualche perplessità in più, perché i publican meritori di dare un contributo a una iniziativa di questo tipo sono di più, e probabilmente molti sono propensi a “esserci”. Non è molto chiaro come potrebbero essere coinvolti, visto che l’iniziativa sembra abbastanza blindata nelle sue modalità, almeno a giudicare da quanto sentito al festival.

Quando ho chiesto come mai si fosse deciso di fare il festival nei tre giorni sabato-lunedì (con il lunedì lavorativo) mi è stato detto che era stato fatto soprattutto per poter sensibilizzare e coinvolgere chi lavora nel settore. Effettivamente per molti sganciarsi nel weekend è tutt’altro che facile, ma allora capisco poco la decisione di tenere (esempio) l’incontro sul rapporto birra-cibo (mi dicono interessante, dalla regia, ma me lo sono perso) di domenica.

A proposito degli incontri della domenica, il più atteso era senza dubbio lo scontro tra titani, la resa dei conti, vale a dire:

15,30 incontro con le associazioni Birraie (mobi,unionbirrai,ADB,…) presente un membro del C.A.M.R.A. presentato da Agostino Arioli e Andrea Camaschella, che illustreranno il movimento Inglese, per nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale nei locali con impianti di proprietà.

Sul forum della prima associazione citata nel comunicato c’erano state fior di polemiche e venivano promesse scintille.

L’incontro è cominciato in leggero anticipo, erano presenti le associazioni (Giorgio Marconi per Mo.Bi., Simone Monetti per Unionbirrai, Paolo Polli per Associazione Degustatori Birra) più i publican dei sei locali e gli ospiti del Moeder Lambic di Bruxelles (Andy Mengal e Cinthya Paladini).

Legge le formazioni e dirige l’incontro l’arbitro signor Andrea Camaschella. Inciampa nel rapido giro introduttivo (presentando Paolo Polli come publican, anche se era stato invitato per il suo ruolo in campo associativo), poi passa la palla ad Agostino Arioli del Birrificio Italiano, che ha fatto una rapida introduzione auspicando l’unità di intenti tra i vari soggetti. Agostino si libera della sfera, che finisce in possesso di Colin Valentine della CAMRA. Questi riesce ad addormentare il gioco e una buona percentuale degli astanti con un paziente resoconto delle attività della CAMRA dalla nascita a inizio anni ’70 ad oggi. Sua instancabile spalla, una interprete senza la minima idea dell’argomento birra, di cosa sia il CAMRA e di cosa distingue una Real Ale inglese da una Heineken. Quello che ne risulta è un (estremamente) palloso resoconto di parti di storia dell’associazione con dettagli sulla storia birraria inglese e scozzese, dettagliata fin nelle sfumature regionali. Un intervento da mezzora buona, reso più lungo e confuso dai tempi di consecutiva e dalle evidenti difficoltà della volonterosa ragazza nel tradurre (memorabili perle come “birra vera” e “birra chimica”). Pur capendo le difficoltà della poverina, non capisco bene perché qualcuno non sia corso in aiuto suo e del pubblico, in fondo quasi tutti noi conoscono l’inglese in modo almeno decente e la birra quanto basta per non cadere in sfondoni. Fior di publican e di associazioni che hanno come impegno dichiarato quello di spiegare e raccontare la birra in modo adeguato, per assistere a tutto questo. Memorabili le fughe di alcuni dei partecipanti (oltre che del pubblico, me compreso) a caccia di birra durante l’infinita sequenza di aneddoti in uno scozzese talmente profondo da sembrare quasi parodistico.

Ci ha risvegliati dal torpore l’intervento di Cynthia Paladini del Moeder Lambic, con un racconto abbastanza veloce e molto concreto di quello che è gestire un pub “di nuova generazione” nella capitale belga. Interrotta purtroppo da un maldestro e barcollante publican di provincia in cerca di protagonismo (memorabile il “corvo fritto”). La “partita” è proseguita con veloci fraseggi un po’ inconcludenti da parte dei publican, prima di una veloce carrellata sulle varie realtà associative, Unionbirrai come associazione (soprattutto) di produttori, Mo.Bi. di consumatori, ADB per i corsi e i festival, con appelli più o meno congiunti all’unità di intenti e frecciatine rapidamente sedate dall’arbitro che rapidamente poneva fine a una partita che prometteva grande spettacolo e invece ha rivelato ritmi lenti, gioco lento e pastoso e un finale tutto sommato prevedibile. Unico vero lampo, il piccolo racconto di Umberto del Goblin di Pavullo, visionario e poetico, tra una citazione illuminante di Bukowski e l’emozione di credere nei propri sogni e nel proprio lavoro.

“nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale”

Ecco, tutto questo non c’è stato. C’erano i personaggi annunciati, ognuno ha recitato la sua parte, ma sono mancate le idee, la progettualità annunciata, o se c’erano non sono uscite durante l’incontro. I leoni dell’associazione consumatori sono stati docili e mansueti, nonostante un pubblico più o meno pagante che ha seguito l’incontro soprattutto per vederli ruggire contro l’associazione rivale. Intendiamoci, io amo le partite di calcioni ed espulsioni. E credo che finché non si affronteranno certe questioni, che siano di principio o di rivalità personale, la tanto declamata “collaborazione” e “unità” non potrà essere che un miraggio. E l’unico modo per superare certe divisioni è lavorare insieme, non ruggire sui forum o sui blog contro i nemici reali o presunti.

Spulciando nei vari articoli di presentazione da qualche parte (non ricordo dove) avevo letto anche che l’incontro era una occasione per prendere spunto dalle iniziative e dai metodi della CAMRA (il “modello inglese”) e confrontare la loro attuabilità nel Belpaese. Se questo c’è stato, non se n’è accorto nessuno, temo.

Alessio

Report dallo United Indipubs – Parte II

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Category : Festival

La prima parte del report la trovate qui.

Parto con la serie post-cena dal banchetto del TNT Pub: sono un grande fan delle birre di Dupont e la loro Monk Stout di certo non esce di troppo dai livelli di eccellenza che il birrificio di Tourpes ci ha regalato. Non è la Biologique, non è la Moinette nè la Bons Voeux, ma la birra riesce decisamente apprezzabile sebbene le stout belghe non siano, generalmente, dei grandissimi capolavori. Purtroppo la IV Saison di Jandrain de Jandrenouille non era a posto e così, su consiglio di Alessio, ho provveduto a saltarla. Di contro, mi han parlato un gran bene della Rodenbach presente alla postazione del TNT.

Al Macche bevo una Mikkeller/Grassroots/Stillwater Gypsy Juice che piace quasi a tutti tranne ad Alessio: la gradazione alcolica è importante ma non è particolarmente pesante, o almeno mi sembra… Prendo poi una ottima Beer Here Kama Citra (*) – quanto mi piace il profumo del Citra! – e un piccolo assaggio della D’uvaBeer di Valter Loverier: non sono un fanatico delle “acide” ma le birre di Loverbeer sono semplicemente fantastiche, riescono ad essere sempre morbide, beverine e a soddisfare il mio palato.

Al banchetto del Goblin – dietro il quale è presente anche Franco Fratoni di RealBeer – Umberto mi serve una Notte Celtica (RealBeer), una spaziale Fantome Gillmor 2009 (quella al mandarino, che Gabriele ha trovato un po’ troppo acida e che invece secondo me era perfetta) e una delle birre più buone del weekend, ovvero la Saison de Dottignies di De Ranke, in una forma spettacolare. Nota di colore: i vari “soldati” del Goblin hanno poi “sfidato” ad una epica bevuta, a notte inoltrata (io me ne son andato poco prima delle 4), i ragazzi del Macche, e voci attendibili mi dicono che la legione emiliana ha soverchiato e signoreggiato sulla banda di via Benedetta.

Per ultimo vi parlo del banchetto dell’Arrogant Pub, padrone di casa e grande “braccio” dell’organizzazione. L’ho tenuto per ultimo perchè credo gli vada attribuito un giusto merito e un bel riconoscimento per lo sbattimento e la voglia che Alle e il suo staff ci hanno messo per creare dal nulla quello che, si spera, possa diventare un appuntamento fisso e imperdibile nel panorma birraio italiano.
Qui ho occasione di bere una Altbier di cui mi son scordato il nome (buona ma non favolosa), l’ottima Schlenkerla Fastenbier e una tonnellata di English IPA di Lambrate (almeno tre sicure, poi qualche rabbocco a fine serata). Amici mi han parlato molto bene anche della Ready Made del Birrificio Dada, brassata apposta per l’occasione. Presenti anche le birre di Toccalmatto. Chi invece ha un po’ (molto) deluso le aspettative è stata BrewDog, che doveva consegnare ad Alle e all’Arrogant Pub la birra fatta per l’occasione, la Arrogant Dog. Purtroppo i 1800 litri fatti produrre in Scozia non sono arrivati per ritardi imputabili, da quanto ho capito – se sbaglio correggetemi) al birrificio scozzese. Anche l’annunciata presenza di James è andata a ramengo: il birraio non è venuto a Vezzano: vista da fuori, pare davvero un bel flop.

L’atteso incontro – “tavola rotonda” – sulle associazioni birraie, inizialmente osteggiato da MoBi per questioni davvero di lana caprina, è stato condotto da Andrea Camaschella e ha visto la partecipazione dei “Sei”, più Simone Monetti per Unionbirrai, Giorgio Marconi per MoBi, Paolo Polli per ADB, Agostino Arioli del Birrificio Italiano, Colin Valentine presidente del CAMRA e Cynthia Paladini e Andy Mengal per il Moeder Lambic. Noi abbiamo assistito sperando di veder mozzata qualche testa, in realtà, devo essere sincero, si son sentite cose interessanti e piene di belle idee ma magari un po’ banali e già ascoltate mille volte: l’idea che mi son fatto è stata di un incontro in cui pochi volevano/sapevano cosa dire e nessuno, sui temi importanti e conflittuali, s’è voluto sbilanciare.

Del resto, che dire? Erano presenti svariate altre birre oltre a quelle che ho bevuto, ma elencarvele tutte (senza averle provate) sarebbe un mero esercizio di scrittura e sarebbe davvero poco interessante. Gli stand gastronomici hanno lavoato a pieno regime e le cibarie assaggiate eano di ottima qualità. Nella giornata di domenica era presente un piccolo chiosco dei gelati, mentre anche sabato era stata allestita una zona per i più piccoli, con un teatrino di marionette – idea molto carina per tener occupati i piccoli.

La notizia è che lo United Indipubs diverrà manifestazione annuale e che sarà itinerante: verrà portato nelle varie sedi dei locali, non si sa ancora bene se cercando di coinvolgere anche altre realtà o volendo rimanere un gruppo ben chiuso (e questo sarebbe un vero peccato). Dove andremo a bere allo United 2012?

mattia

(PS e *) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva. La Kama Citra è stata messa fuori dal Macche nella giornata di domenica.

(PPS) Auguri Elisa e Luca!

Report dallo United Indipubs – Parte I

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Category : Festival

Nel weekend appena trascorso, e in più nella giornata di ieri, s’è tenuto, come molti di voi sapranno, il primo United Indipubs Beer Festival. Il tutto si è svolto vicino a Vezzano sul Crostolo (RE), presso il bellissimo Podere Elisa (sito ufficiale). Dire che la manifestazione ha avuto successo sarebbe davvero poca roba: la tre giorni è stata senza dubbio una pietra miliare dei ritrovi birrai, sia per i numeri (che pubblicheremo nel caso ci venissero offerti, una volta ufficializzati) che per la qualità, sia per i nomi presenti che per gli incontri tenuti, che per il divertimento e le belle ore spese assieme a persone che hanno i tuoi stessi interessi.

La clemenza del tempo, soprattutto nella giornata di domenica, ha dato uno slancio fantastico all’atmosfera di baldoria che si provava vicino ai banchetti spine e fuori all’aperto. Sono arrivato sabato poco prima delle 18, proprio quando il Podere Elisa si stava cominciando a rimpire di persone: l’affluenza, come detto, è stata notevole, ma gli ampi spazi e l’ottima disposizione dei vari stands (anche gastronomici) hanno aiutato a rendere tutto estremamente vivibile anche nel momento di massimo affollamento.

Dopo il mio arrivo, pago l’ingresso (6€, comprensivo di bicchiere e due gettoni-consumazione) e faccio incetta di altri gettoni: il prezzo è 1,50€ cadauno, valevole per circa 15cl di birra – spesso gli spinatori di turno erano più generosi. Mi piazzo all’inizio al piano terra e esploro i due banchetti dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV) e del The Dome di Nembro (BG). Dal primo prendo una Rodersch (in forma, a Roma a inizio Aprile l’avevo trovata estremamente lievitosa) e una Kriek di Cantillon, dal secondo una Loertis (la bohemian pils di Via Priula, buona) e una White Star Titanic Stout (buono il sapore, la corposità era davvero minima, anche tenendo conto dell’inglesità e della spinatura in cask), in più faccio un piccolo assaggio di St. Peter’s Suffolk Gold spinto da Gabriele che la trova straordinariamente sorprendente: non posso che dargli ragione.

Faccio giusto in tempo a salire le scale per vedere cosa trovo di buono al piano di sopra che viene annunciato l’inizio del Laboratorio di degustazione birra e Parmigiano Reggiano: mi accomodo nel giardino esterno e malgrado la mia cronica allergia alle graminacee, riesco a godermi al massimo le varie stagionature (18, 36 e il magnifico e intergalattico 50 mesi) accompagnate da abbondanti razioni birraie (rispettivamente abbinate a Bayerischer Gose, Fano Vestkyst, Goblin 21th Anniversary). Tutte e tre le birre si sposano con le rispettive contropartite formaggesche e tutte e tre sono, ognuna a modo suo, dei piccoli capolavori: la Gose salata, tipica di Lipsia, è uno stile che, almeno ultimamente, sta prendendo piede e moda. Ricordo di aver sentito la mia prima Gose a Novembre 2009 a Milano presso il BQ e di essermene innamorato all’istante. Le bire di Fano (DK) stanno davvero scalando le classifiche d’interesse mio e di tanti altri appassionati.

Due righe a parte per la 21th Anniversary, la birra che Umberto ha fatto brassare da De Graal in Belgio per celebrare il 21°, appunto, compleanno del suo locale, compleanno che cade tutti gli anni a inizio Marzo (il giorno preciso credo sia l’8, se mi sbaglio correggetemi). E’ venuto fuori un piccolo grande capolavoro, una birra scura, con una forte nota olfattiva di chinotto e un sapore particolarmente speziato e intenso, che non dimostra affatto i suoi 8% ma anzi ha una morbidità e una facilità di beva davvero straordinarie. Complimenti quidi a Umberto (e, ovviamente anche alla De Graal).

Qui sopra potete vedere parte dello staff di Pintaperfetta al massimo dell’impegno per immagazzinare birr informazioni da raccontarvi!

Ripresomi dall’esplosione gustativa dell’abbinamento 21th-50mesi, ritrovo i miei compari di bevute al piano di sopra: dopo aver mangiato qualcosa di sostazioso per cominciare a fare del “fondo” (che la mattina dopo s’è rivelato del tutto inutile) e del tutto ignorato il corpo che mi diceva che ero sotto antistaminici (e tutti sappiamo quanto sia godurioso l’abbinamento antistaminico-alcool), si riattacca a bere. Al piano superiore trovo i restanti 4 banchetti-spina. Oltre ai padroni di casa dell’Arrogant Pub, trovo, in rigoroso ordine alfabetico, il Goblin Pub di cui ho già accennato, il Ma che siete venuti a fà di Roma con il magnifico Manuele, e il TNT Pub di Buonconvento (SI), amatissimo, tra le altre cose, in quanto organizzatore del Villaggio della Birra a metà settembre.

Per sapere com’è andata… non vi resta che leggere la seconda parte del report!

mattia

(PS) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva.

IBF Roma e Vittoria al 3° Campionato Italiano Homebrewer

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Category : Festival

Eccomi di ritorno dal centro Italia, pronto per stilarvi un bel report su quello che ormai è diventato uno degli appuntamenti più importanti dell’anno del panorama birrario italiano: IBF Roma.

Quest’anno l’organizzazione ha optato per una splendida location poco a sud del Vaticano, Villa Piccolomini. Essendo in posizione sopraelevata rispetto alla città, gode di una splendida vista sul cupolone, inoltre l’abbondante ettaro di parco e il caldo sole di domenica, hanno offerto ai visitatori l’occasione di passare una giornata all’aperto diversa dal solito.

Purtroppo note negative sono state il parcheggio inesistente (anche se pare che questo non abbia avuto ripercussioni sull’affluenza, ogni anno sempre più in ascesa) e la carenza di bagni: ho idea che le numerose siepi abbiano svolto il loro sporco lavoro! La formula è rimasta quella degli anni passati, con gli stand dei birrifici, una zona “ristorante” e laboratori per neofiti o appassionati.

A tal proposito, prima di passare alle birre presenti al festival, colgo l’occasione per spendere qualche parola sul laboratorio a cui ho potuto assistere io: La birra artigianale nei pub e locali romani e confronto con pub milanesi. In verità ci si è concentrati molto sull’analisi della realtà romana, grazie anche alla presenza di molti rappresentanti (Makke, Blind Pig, Mastro Titta, Birrifugio, Il Maltese, Bir&Fud, No Name). In questa occasione ha trovato ossigeno una querelle che ormai sta spopolando in rete e non solo, riguardo l’estrema eccedenza di birre ispirate ad uno fantomatico stile “IPA” (che a mio parere ben pochi conoscono). Non è questo il momento per approfondire l’argomento (anche se ci tengo a suggerire a tutti di andarsi a cercare cosa sia veramente una IPA…si potrebbero scoprire qualità inaspettate), malgrado ciò comprendo la frustrazione di certi publican romani, quando si lamentano che ormai un cliente su due al banco chiede: “Damme la più amara che cc’hai!”, e non aggiungo il commento…
Opinione personale: quanto tempo ci vorrà per sentirsi dire “Damme la più barricada che cc’hai!” ???
Le mode vanno prese per quello che sono.

Ora passiamo alle birre del festival. Una ventina i produttori presenti. In linea di massima non ho riscontrato difetti eclatanti nelle birre; per contro non ho trovato nulla che mi abbia toccato nel profondo. Un po’ perché effettivamente molti si concentrano su uno stile molto luppolato, appiattendo così una biodiversità che è invece fondamentale per la sopravvivenza della bevanda “birra”; un po’ perché tante le conoscevo già. Si confermano ottimi i grandi nomi e direi che il concorso Birra Artigianale dell’Anno rispecchia pienamente questo dato: tra i presenti infatti riluccicano sempreverdi Lambrate, Toccalmatto, Bi-Du e Bad Attitude (che non partecipa perché non è italiano). I nuovi Brewfist e Dada mi sembrano decisamente sulla buona strada.

Per chi volesse leggere la classifica completa del CIBA, rimando al sito dell’ADB: http://www.degustatoribirra.it/page.php?10

Altro evento interessante, anche se di minor rilievo rispetto a Birra dell’Anno è stato il 3° Campionato Italiano Homebrewer. Il terzo posto se l’è aggiudicato una interessante Stout, il secondo una intrigante California Common e il primo…una OTTIMA Brown Ale… del sottoscritto, in collaborazione con il fido compare Marchino. Come tutti gli anni il premio consiste in un buono da 100 euro per materiale di homebrewing e la possibilità di fare una cotta della ricetta vincitrice in un birrificio. In quanto a ciò posso solo anticipare che stiamo pensando di tenere da parte un fusto per un open day verso settembre-ottobre, in cui saranno invitati vecchi e nuovi corsisti ADB dell’Emilia-Romagna; prometto di tenervi aggiornati.

Sono decisamente soddisfatto di avere vinto con uno stile “sfigato, poco cool” come la Brown Ale. Provocatoriamente è una birra che non desidera affatto stupire per ingredienti improbabili, livello di amaricatura o altri estremismi, a dimostrazione del fatto che una produzione è buona se tutti gli elementi che la compongono sono armonizzati tra loro, sia essa una Pils, un’Imperial Stout o una Pale Ale. Ovviamente ciò non toglie che la birra sia ancora da migliorare!!

Detto questo, ne approfitto anche per salutare tutti gli altri homebrewers che hanno partecipato, con i quali nella giornata di domenica ho potuto scambiare qualche idea e provare qualcuna delle birre in concorso.

Per il resto mi ritengo soddisfatto dalla fiera: come sempre IBF è stato un evento che unisce il piacere di bere buona birra a quello di fare due chiacchere dal vivo con i birrai, conoscerli, ascoltare e dare consigli e maturare nuove idee per il futuro. Un arrivederci a Roma, a presto!

Jacopo

Italia Beer Festival Milano 2011 @ Palasharp – report

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Category : Birra, Festival

Vi avevamo dato per tempo le indicazioni più importanti sull’Italia Beer Festival di Milano, ora è il momento di raccontare com’è andata l’edizione 2011.

La location si è dimostrata molto più adatta di quelle precedenti alla gestione di un evento che per vocazione trascende la sola platea di appassionati e che ormai comincia ad attirare l’interesse dei media nazionali, tra un articolo del Corriere e un servizio del TG5. Metropolitana per chi viene con i mezzi, ampio parcheggio e raccordo autostradale per chi viene da fuori, sarà una bella sfida per l’Associazione Degustatori Birra trovare una struttura più adatta per le prossime edizioni. Qualche leggera difficoltà, a dire il vero, si è avuta sia nel trovare dei servizi accessibili (molto comodi per chi vede un concerto o una partita dalle tribune, meno adatti per chi dal basso deve andarseli a cercare, specie se non conosce la struttura) e nel lavaggio dei bicchieri, con una sola postazione decisamente inadeguata alle grandi folle viste al festival.

Ottime invece la conferma dei prezzi per quanto riguarda l’accesso e l’acquisto dei gettoni-consumazione, come ottima è stata la presenza di espositori gastronomici che sono andati a sostituire il banco-bar. Prezzi abbastanza contenuti, ottimi salumi e insaccati (con commenti entusiastici del pubblico dell’IBF), e velocità di servizio che sicuramente ha reso più facile e piacevole la permanenza del pubblico alla manifestazione. Molto riuscita anche l’introduzione di un altro grande prodotto a base di malto, vale a dire il whisky: laboratori, assaggi, vendita di prodotti molto interessanti e molto graditi agli appassionati frequentatori del festival.

Ma veniamo al piatto forte della rassegna, la birra. Gli stand erano un buon mix tra birrifici ormai classici nelle passate edizioni dell’IBF Milano (Bidu, Orso Verde, Toccalmatto), birrifici di recente apertura già apprezzati a Rimini (Brewfist, Bad Attitude e Opperbacco), più un gruppetto di birrifici visti all’IBF Torino (Lungo Sorso, San Paolo).

Ad arricchire l’offerta, la presenza delle birre del Ducato (portate da Stefano Allera, valente distributore lombardo del birrificio di Roncole Verdi). Oltre alle celebrate produzioni “classiche”, qualche fusto della Machete Double IPA, un piccolo capolavoro che spero possa diventare una produzione regolare. Il successo di questa produzione all’IBF di Milano è stato sorprendente quanto inequivocabile. Per quanto riguarda le produzioni abituali, ennesima ottima prova per la Verdi Imperial Stout.

A proposito di scure di carattere: grandissima eccitazione tra gli appassionati per l’arrivo della Inverno Nucleare del BiDu, una Confine che si è allenata in palestra. Con risultati un po’ scarsini, purtroppo. Pur partendo da una favolosa base, la Inverno Nucleare non riesce nell’impresa riuscita (ad esempio) alla Imperial Ghisa del Lambrate, tanto per fare un esempio. Ottima invece la classica Confine, mentre ho trovato la Rodersch un po’ poco convincente.

Arrivo a Lampugnano venerdì sera con l’eccitazione di un bambino in gita, con l’intenzione di provare un po’ di tutto nel corso delle varie giornate. Avevo anche un mezzo programma di assaggi, ma programmarli mi riesce male, mi piace lasciarmi trascinare dai consigli raccolti in giro, o dalla curiosità per le nuove produzioni. In tutto questo, mi sono perso il compito di riassaggiare Opperbacco: lo faccio adesso, lo faccio dopo, lo farò la prossima volta (vedi fine articolo). Un amico birraio mi ha comunque detto la 10elode (provata pochi giorni prima a Rimini) fosse la miglior birra dell’IBF.

Tra i primi assaggi colpisce la Bitterland di Doppio Malto, con un interessante blend di cinque luppoli americani che dà un aroma veramente intrigante mantenendo la tipica beverinità dello stile. Assente dallo stand purtroppo la Zingibeer (aromatizzata allo zenzero), ripiego con qualche dubbio sulla India Pale Ale, che mi dicono essere nata come produzione natalizia.

Tra un riassaggio e l’altro di produzioni ormai classiche, vengo attirato con l’esca perfetta per un appassionato di luppoli: il randall. Si parte con una Valcavallina filtrata in luppolo neozelandese motueka: il profumo è intenso ed erbaceo, ma al palato l’erbaceo diventa quasi fieno. Le piacevoli chiacchiere con Renato lasciano capire i lavori in corso su due delle tre produzioni del birrificio, vale a dire la Valcavallina stessa e la Alba Rossa. Sarò curioso di poter testare i risultati di questa evoluzione tra qualche mese. Decisamente più proficuo il passaggio (ormai storico) in randall della Backdoor Bitter, uno dei grandi classici della produzione dell’Orso Verde. Ottima forma anche per la Nubia.

Tra una chiacchiera e l’altra ho modo di ripassare da Brewfist e Bad Attitude (per entrambi confermo i giudizi positivi espressi dopo Rimini, e si conferma la bravura nell’allestire stand colorati e caratteristici: anche l’occhio vuole la sua parte) e da Rurale (anche qui tutto bene, e la Castigamatt l’ho trovata più gradevole che a Rimini: probabilmente mi sto abituando a una Black IPA un pochino fuori stile).

Come ogni anno, c’era anche una specie di concorso tra le birre del festival, con ogni birrificio che sceglieva la propria sfidante. Questo l’esito finale:

1) ZestExtraomnes
2) Two PennyBad Attitude
3) WeissManerba Brewery
4) CanizzaHenquet
5) BurocracyBrew Fist

Concludendo, l’Italia Beer Festival di Milano si conferma un festival molto riuscito, dove trovare (quasi) tutto il meglio della produzione brassicola artigianale del nord Italia. Appuntamento tra un mesetto circa a Roma, con una prima lista di birrifici presenti che comprende Bad Attitude, Borgo, Brewfist, Croce di Malto, Lambrate, Opperbacco, Toccalmatto

Emilia Hold’Em Festival!

Category : Birra, Eventi, Festival

La settimana dal 7 al 13 febbraio è stata speciale per gli appassionati birrofili. La prima settimana della birra artigianale: una bella idea che ha prodotto eventi di ogni tipo in tutta Italia.
Noi siamo stati spettatori e protagonisti del bellissimo evento organizzato all’Arrogant Pub, a Scandiano (Reggio Emilia) domenica 13 febbraio: Emilia Holdem!
Le province di Reggio e Modena erano povere di birra fino a pochi anni fa: si trovavano solo prodotti industriali o qualche perla artigianale occasionale. Chi proprio voleva bere bene doveva arrampicarsi sulle montagne e andare da Umberto al Goblin Pub a Pavullo nel Frignano (la nostra recensione). Un locale che da quasi due decenni pesca il meglio della birra artigianale europea (e non solo) e lo propone ai sempre più affezionati clienti.
Ma poi negli ultimi anni la qualità è salita a dismisura: basta solo sfogliare la recente guida “Tavole di birra” per trovare segnalati e con ottime recensioni il succitato Goblin, il Dickinson Pub di Scandiano, l’Arrogant Pub (la nostra recensione) sempre a Scandiano e la Terra di Mezzo di Savignano sul Panaro (la nostra recensione). Quale migliore occasione di questa festa dunque per riunire questo quartetto delle meraviglie? I quattro assi avevano ciascuno il proprio banco, liberi di servire le birre che consideravano migliori. L’evento è stato ospitato dall’Arrogant, locale che dispone degli spazi per garantire il successo di una festa simile.

L’Arrogant Pub di Scandiano

Ma solo fuoriclasse non fanno una squadra! La manovalanza è stata offerta da una ampia schiera di appassionati, riuniti in piccole e grandi associazioni e gruppi di amici: Brewlab, Birra Divin Piacere, Carboneria Reggiana, I Vizi del Pellicano e La Grande Schiuma hanno fornito le loro mani (e poi le loro gole) alla causa della birra artigianale.
L’evento è iniziato alle 10 con la calma delle domeniche mattina con la rifinitura dei banchi mentre i primi assetati arrivavano. All’ingresso, al prezzo di 5 euro, era necessario acquistare il bicchiere  prodotto per l’evento: compresa nel prezzo la prima consumazione di una birra a scelta. Alle 11 è cominciata la cotta tenuta dal sempre ottimo Andrea Inoki Ferri sotto la supervisione del grande Cesare Gualdoni, birraio dell’Orso Verde. Per tutta la giornata sono state servite ottime birre provenienti da tutta Europa, con un occhio attento ai prodotti italiani.
Difficile elencare tutte le birre servite: tra prodotti a listino e chicche trovate per l’occasione la birra è stata protagonista.

Cesare Gualdoni, Andrea Inoki Ferri e Steve Dawson durante la cotta

Il banco del Dickinson con Maso alla consolle ha avuto Burocracy (la IPA del Brew Fist di Codogno), Taras Boulba di Brasserie de la Senne (Belgio), Cuvèe e Hop Harvest di de Ranke (ottimo birrificio belga e queste sono due perle davvero introvabili), Carbone di Zimella (local brewery di Bagno a pochi km da Scandiano), Vogel Pils (introvabile e ottima pils del brewpub Vogel di Karlsruhe), Statale 63 (kellerbier realizzata da Birrone appositamente per il locale), Backdoor Bitter e Wabi dal Birrificio Orso Verde (due grandi classici).
Impossibile elencare senza errori la potenza di fuoco messa in campo dall’Arrogant: Alle, con la sua grande passione, sa sempre trovare nuove perle da luoghi esotici. Quello che trovo nel mio archivio confuso (e figuratevi la memoria…) è il Birrificio Dada di Correggio come local brewery con la Tzara (una atipica blanche), la gustosa IPA Zona Cesarini di Toccalmatto (quasi local brewery vista la relativa vicinanza), Punk, Riptide e 5am Saint da Brewdog (il birrificio scozzese è una delle grandi passioni di Alle), la sempre ottima Via Emilia del Birrificio del Ducato del cugino parmigiano Giovanni Campari, la Jacky Brown di Mikeller una brown ale particolarmente luppolata, la Ley Line di Bidù (eccezionale prodotto al miele di corbezzolo del grande Beppe Vento), Ortiga del Birrificio Lambrate e infine il peso supermassimo Bommen e Granaten di De Molen, un Barley Wine da 18° di De Molen!!!
Il sempre eccezionale Umberto del Goblin aveva sulla sua lavagnetta la Trippel Slaapmutske (impossibile da pronunciare e scrivere ma ottima da bere), Fantome Blanche Pamplemousse una delle istrioniche creazioni di Dany Prignon, una saison al pompelmo, la classica affumicata Schlenkerla Urbock, la Queue de Charrue, una oud bruin (un vecchio stile belga con birre dalla spicata acidità acetica che virano sul dolce, inutile dire che è introvabile) e infine la IPA Dishwater del White Dog, local brewery di Rocchetta di Guiglia (MO) prodotta dallo spettacolare Steve Dawson (un inglese trapiantato sull’appennino modenese, tra l’altro anche lui presente alla festa).
Infine al banco de La Terra di Mezzo l’oste proponeva in prima linea alcune produzioni di Statale 9, local brewery di Crespellano nel bolognese, che spaziavano dalla classica Levante (una pils), alla Zenit (una weizen, la tipica birra di frumento bavarese), alla Cobra Jet, una American Pale Ale veramente gustosa, per concludere con la ben più ricercata Gold, aromatizzata con pere Williams (veramente curioso abbinamento ma particolarmente ben riuscito). A completare il quadro una spettacolare Oyster Stout di Portehouse che ha conquistato anche me che non amo le stout (le birre nere all’”irlandese”) e alcune perle fuori menù, tra cui in particolare la Saison Dupont, un classico tra le birre belghe.

Il banco del Dickinson e di Carboneria Reggiana

Impossibile riassumere tutti i discorsi fatti in tante ore, impossibile ringraziare tutti i presenti che hanno allietato queste ore, impossibile anche ricordare tutte le birre bevute, assaggiate, annusate, godute.
Una festa bellissima, riuscita benissimo, tanta gente a qualsiasi ora a divertirsi, parlare, conoscere persone e birre.
Un grazie a tutti quelli che hanno partecipato e lavorato per la festa, un grazie ad Alle, a Umbe, a Maso e all’Oste che sono stati i protagonisti di questa giornata!

Rob

Eccellenza Birra (Prato, dicembre 2010) – Report

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Category : Festival

E’ già passato un po’ di tempo dalla prima edizione di quello che, lo dico subito, potrebbe diventare un appuntameno fisso per i prossimi anni.
Eccellenza Birra, di questo stiamo parlando, si è infatti svolto dal 3 al 5 Dicembre scorsi presso l’area Fabbricone a Prato. Si è trattato praticamente di una novità assoluta per la zona; in Toscana infatti, se si esclude il Villaggio della Birra che comunque ha luogo ad almeno 2 ore di auto di distanza, è difficile trovare eventi che coinvolgano nomi di tale importanza nel panorama della birra artigianale italiana.
Infatti, sulla carta le impressioni erano ottime fin da subito. Intanto per la direzione artistica del sempre affidabile Kuaska, che per certe cose è sempre una garanzia. Poi per una davvero corposa lista di eventi e laboratori di degustazione, mai troppo tecnici e spesso rivolti ad analizzare alcuni degli aspetti più curiosi della birra artigianale, come gli abbinamenti con la cioccolata, coi prodotti del territorio e con… la musica! E poi, ultima ma non ultima, per una lista di birrifici ospiti davvero ottima, specie se si pensa che eravamo di fronte ad un vero e proprio “numero zero”. Buona parte dell’offerta era data da birrifici toscani, tra cui ben quattro pratesi a fare gli onori di casa, più lcuni birrifici ospiti di valore assoluto (tra cui Almond 22, Maltus Faber e Birra del Borgo. Per la lista completa c’è il sito ufficiale). A questi, si aggiunge uno stand gestito dallo staff del TNT Pub di Bibbiano che proponeva alcune natalizie dal Belgio più altre rarità direttamente dal magazzino di ImpexBeer.

Ma veniamo al sodo. Premetto che non ho partecipato a nessuno degli incontri e delle degustazioni e che ho girato il festival nei momenti di minor affluenza (venerdi sera e domenica pomeriggio) ma tutti mi hanno detto che al sabato era davvero difficile respirare data tutta la gente presente. Ottimo, perchè il successo di pubblico è l’ingrediente fondamentale per qualsiasi manifestazione. In effetti, Eccellenza Birra era stato pubblicizzato molto a Prato e dintorni, e l’impressione che avevo avuto era che il tutto fosse indirizzato non tanto a chi già ha familiarità con la birra artigianale, ma più alla “gente normale”. Idea che poi è stata confermata in pieno da alcune iniziative, come l’angolo per i bambini, la presenza di musica dal vivo decisamente “soft” e la zona molto grande dedicata al cibo, quasi più grande di quella della birra, con vari stand che vendevano specialità locali e non. Se davvero questo era l’intento, direi che il risultato è stato soddisfacente, dato che l’impressione era che la maggior parte degli avventori fosse gente curiosa di provare qualcosa di nuovo.

Sì, ma insomma, la birra? Diciamo che non avendo molto tempo ho preferito centellinare, evitando alcuni stand che già conoscevo e che di solito offrono prodotti non esattamente a posto. Ci saranno altre occasioni. Tra i birrifici (per me) meno conosciuti, due su tutti mi hanno favorevolmente colpito. Il primo, Doppio Malto di Erba, non è esattamente una novità dato che ultimamente si sta portando a casa qualche premio qua e là. Sia la pils che la IPA erano decisamente in forma e, benche non avessero niente di particolare o di stravagante, si sono lasciate ricordare come due tra le migliori birre della manifestazione. L’altro invece, Real Beer di Firenze, è decisamente meno celebrato e per questo forse è stata una sorpresa più grande. Birre forse non sempre perfettamente in stile, ma che a me sono piaciute parecchio (e non solo a me, stando ai commenti sentiti in giro). Una menzione particolare per la Notte Celtica, una stout che d’ispirazione irlandese ha probabilmente solo il nome. Un corpo molto robusto e un’abbondante dose di amarillo la rendono più simile a una stout americana (quindi molto più nelle mie corde… sì, capisco la soggettività del giudizio).
Poi, qualche assaggio di natalizie da birrifici conosciuti, come la 25dodici di Birra del Borgo e la Christmas Duck di Olmaia (entrambe buone ma non indimenticabili) prima di buttarsi sul belgio dagli amici del TNT. Non mi capita spesso di trovare una Avec les Bons Voeux alla spina, e devo dire che è sempre un bel bere. E c’è da dire che lo stand TNT è stato uno tra i più divertenti da osservare, specialmente per quanto riguarda la sincera curiosità degli avventori meno esperti nei confronti delle birre targate Impex. Tutti dei discreti mattoni, poco da dire, che però hanno avuto molta presa, sarà per l’elevato grado alcoolico generale (che sui più giovani ha sempre il suo fascino), sarà per i nomi strani, sarà perchè alcune erano davvero davvero buone. Tra tutte merita una menzione la Choklat di Southern Tier, una delle birre più sfacciatamente cioccolatose mai assaggiate. Non certo una session beer, ma sufficientemente strutturata da evitare di farsi archiviare dopo i primi due sorsi. Se proprio invece devo indicare una sorpresa in negativo, c’è da dire che il fusto di Extra Brune di Maltus Faber era davvero imbevibile. Peccato, perchè la birra la conosciamo ed è solitamente ottima, ma un fusto andato può succedere a chiunque.

Tirando le somme: organizzazione ottima (qualche erroruccio di valutazione lo si può perdonare essendo un numero zero), affluenza di pubblico oltre le attese e, soprattutto, tanta birra buona. Direi che gli ingredienti per fare di Eccellenza Birra un appuntamento fisso ci sono tutti. Ora non ci resta che aspettare la prossima edizione, e si sa che le seconde volte sono le più difficili, specialmente quando le prime riescono bene. In bocca al lupo, che di manifestazioni così non ce n’è mai abbstanza.

Anteprima!! “United Indipub Beer Festival”

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Category : Festival

Grazie alla conferma definitiva di Alle dell’Arrogant Pub di Scandiano (RE), posso svelarvi in anteprima assoluta quello che bolliva in pentola ormai da tempo, e che non vedevo l’ora di poter comunicare. Prendendo l’idea dal movimento inglesse Free House, che consiste in una sorta di “associazione” (perdonatemi ma non so la cosa nei particolari) dei pub che hanno l’impianto spina di proprietà – cosa che in Italia, per via degli accordi con i distibutori è davvero sempre più difficile -, verrà organizzata una super tre giorni di birra con la presenza importante di alcuni tra i migliori locali d’Italia ad avere l’impianto “libero”.

Saranno presenti ovviamente l’Arrogant Pub di Scandiano, il Goblin Pub di Pavullo (MO), il The Dome di Nembro (BG), il Ma che siete venuti a fà di Roma, lo Sherwood Pub di Nicorvo (PV) e il TNT di Bibbiano (SI). Un sestetto di nomi da far impallidire chiunque: ogni locale interverrà portando con sè 4 vie, saranno quindi 24 le vie disponibili (ma magari le birre di più!). Molto bella anche la possibilità di incontro con i publican: a parte Alle che sarà padrone di casa, potremo/potrete avere l’occasione di conoscere e chiacchierare anche con (rispettivamente) Umberto, Michele Galati, Manuele Colonna, Nino e Gianni Tacchini.

Interverranno anche alcune associazioni birraie (non avendo ancora la conferma di tutte, non mi pare il caso di anticipare nulla, ma i nomi più conosciuti saranno probabilmente presenti) e addirittura un membro associato della Camra che verrà direttamente dalla perfida Albione per tenere un incontro.

Il tutto si svolgerà nei giorni di Sabato 30 Aprile (dalle 15), Domenica 1 e Lunedì 2 Maggio (entrambi i giorni dalle 13) presso il Podere Elisa, nel comune di Vezzano sul Crostolo in provincia di Reggio Emilia (mappa).

Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati e conoscitori del mondo birraio e una fantastica occasione per chi è alle prime armi di conoscere magari produzioni speciali e persone che hanno dato e stanno dando tanto alla scena birraia italiana.

Non mancate!

mattia

L’Isola Che Non C’è 2010 – Suisio (BG)

Category : Birra, Festival

Sono passate un paio di settimane dall’Isola Che Non C’è, festival organizzato dalla Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG) e dalla Compagnia del Luppolo, storica associazione di appassionati di Bergamo.

Anche dopo la defezione di quelli del Birrificio del Ducato (uno dei birrifici più in vista in Italia), la lista dei birrifici vecchi e nuovi partecipanti alla seconda edizione del festival restava corposa e interessante. I motivi di curiosità c’erano tutti, dal tastare il polso ai nomi storici come Bi.Du. e Orso Verde, al valutare birrifici di non facile reperibilità (penso soprattutto a B.A.B.B. e Civale, quasi inedito in Lombardia) o addirittura freschi di apertura (Endorama e Via Priula) per chiudere con Hibu, birrificio brianzolo sconosciuto ai più.

Il festival, come lo scorso anno, si è svolto in un tendone riscaldato nella piazzetta antistante la Locanda. A differenza dello scorso anno, il clima poco propizio ha portato a spostare la musica all’interno del tendone. Della musica dirò che mi è piaciuto molto il trio acustico guidato da Carmen Cangiano, con una scaletta piacevole e molto adatta al festival. Degli Arimo che dire? Ero un po’ terrorizzato dall’idea di una batteria all’interno del tendone, ma sono stato smentito, la musica – a differenza di (tante) altre volte – non è stata un peso per chi voleva godersi innanzitutto la birra e le chiacchiere in compagnia, anzi è stata molto apprezzata dai presenti. Nota di merito anche per il tastierista rubato a qualche parrocchia locale.

L’organizzazione, oltre alla birra, prevedeva cibo olandese sia in panino (frikandelle) che zuppa (ai piselli e alla coda di bue). Gustose, economiche e molto adatte alla temperatura esterna. Il Monaco Felice riesce quindi in un nuovo miracolo, far apprezzare piatti poveri e sconosciuti anche ai diffidenti.

Ma veniamo alla birra, vera regina dell’evento. Mi ero ripromesso, anche in fase di presentazione del festival, di riassaggiare le birre di Civale provate la settimana prima all’IBF di Torino. Non l’ho fatto, limitandomi a raccogliere pareri dagli amici e conoscenti. Pareri vergini e non legati al mio assaggio della settimana precedente, quindi. La Lumina raccoglie diversi consensi, pochi entusiasmi per la Ulula, mentre la Punto di Fuga divide.

Grossa curiosità suscitava il debutto dei due birrifici bergamaschi, entrambi con tre birre ciascuno. Di Via Priula sapevo solo quanto mi avevano detto gli amici appassionati: vincitori del concorso a Piozzo (CN) sui cloni birrari con una similGonzo, brassano in casa del B.A.B.B., come fino a pochissimo tempo fa accadeva ad Hibu. Sembra un complicato rompicapo, vero? E in effetti non sapevo che aspettarmi, anche se i pareri degli amici erano assolutamente positivi. Tre birre, tre stili. La Loertis è una pils di stampo boemo con luppoli giusti e giusta piacevolezza, la Bacio una A.P.A. godibile, la Camoz mi è sembrata un po’ giovane ma senza dubbio riuscita. Promosse tutte con riserva, anche perché tutte buone anche se mancano un po’ di originalità (d’altra parte…). La speranza è di verificare tra qualche mese lo stato di cose, dato che immagino che per tutte fosse la prima cotta o quasi.

Endorama era, almeno per i clienti abituali della Locanda, un nome ancora più atteso. Simone Casiraghi è “uno dei nostri”, e dopo numerose peripezie burocratiche è finalmente riuscito a fare il passo da celebrato homebrewer a birraio.Sulla Vermillion sospendo il giudizio, vuoi per qualche problemino di carbonazione, vuoi perché dopo aver bevuto bidoni di A.P.A. italiane (vero genere nazionale italiano, ormai?) ho deciso di alzare l’asticella. Rimandata alla cotta successiva, per quanto mi riguarda, anche se amici e appassionati ne ingollavano a bidoni. La Malombra l’ho assaggiata fugacemente, ma mi ha lasciato piacevolmente colpito, fresca e invitante, anche se la stagione (discorso valido anche per la Loertis di via Priula) è quella meno adatta per birre leggere e dissetanti. Meglio, molto meglio, la Milkyman, milk stout che mi ha riconciliato con il genere, sarà perché il dosaggio di lattosio è misurato e funzionale, riuscendo a non risultare stucchevole nemmeno ai più diffidenti. Complimenti!

Ottima forma per Bi.Du. e Orso Verde (Rebelde a parte, purtroppo davvero irriconoscibile), birrifici storici di cui vi abbiamo parlato in lungo e largo nei due anni di Pintaperfetta, oltre che protagonisti di mille fiere e festival, compresa la passata edizione dell’Isola. Basti dire che ho aperto la prima serata con una Wabi e ho chiuso la seconda con una Confine per capire quanto sono legato alle loro produzioni.

Del Birrificio Artigianale Bassa Bresciana, meglio noto come B.A.B.B., avevo perso le tracce un paio di anni fa. Ricordavo delle birre buone, forse un po’ dolcione ma piacevoli. Avevo incrociato il birraio Riccardo Redaelli qualche mese fa all’Ines Pub di Nibionno (LC), con cui avevo scambiato qualche parere. Le birre mi hanno tutte piacevolmente sorpreso, meno dolci di quanto le ricordavo, più bilanciate e beverine. Ottima la Rubinia (produzione ormai storica del birrificio), come anche la Mellis, che come suggerisce il nome ha una discreta dose di miele. Normalmente, fuggirei inorridito verso altre destinazioni, in realtà c’è un ottimo bilanciamento con un finale amaro che la rende molto, molto piacevole. Applausi a scena aperta per la Föm, le cui note di torbato mi hanno letteralmente conquistato.

Anche Rai del birrificio Hibu l’avevo incrociato recentemente, sia al Clock Tower di Treviglio che al già citato Ines Pub. In quest’ultima occasione, mi aveva fatto provare la sua nuova creatura, la Vai Tra’, una APA che mi aveva dato ottime sensazioni nonostante fosse estremamente giovane. Ero quindi fiducioso che l’avrei trovata in ottima forma al festival, e così è stato. Non solo, ho notato passi da gigante in tutte le produzioni, evidentemente in passato si soffriva e non poco la produzione senza un proprio impianto. Complimenti e un incoraggiamento a continuare sulla buona strada intrapresa.

Chiusura con Extra Omnes: a causa dei ritardi negli spedizionieri che dovevano fornire le birre del banco ombra, è passato agilmente da comprimario di lusso a protagonista della Locanda “indoor” con la sua natalizia, la Kerst (che avevamo annunciato qua). Birra piacevole e abbastanza classica, forse poco “ambiziosa” ma senza dubbio riuscita.

P.S: un ringraziamento speciale a tutti quanti: Claudio e Carla, Moreno e Simona (grazie di tutto!), Patrizia, Davide e Antonella, Gian e tutti i compagni del luppolo, e soprattutto agli amici di sempre.