IBF Milano 2012

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Categoria: Festival

Dieci righe per dirvi le mie impressioni. Non voglio fare un articolo, ne potete leggere diecimila in giro.

  • Bella la location, l’unica è che quando è arrivata la folla siamo scappati, non si girava più: era previsto di andare via verso le 18, e per fortuna che ce la siamo giocata così. Davvero sempre piacevole scambiare idee, opinioni e ovviamente idiozie con gente conosciuta e non. L’organizzazione in sè è sempre ottima, grazie a Paolo Polli e l’ADB, e il riscontro di presenze l’ha ben sottolineato.
  • S’è fatta sentire la mancanza degli spull-boy. Il megalavandino dove lavare (e buttare, in alcuni casi) era a fianco dell’entrata, e quando s’è creata coda per cassa e gettoni, era davvero arduo farsi largo per arrivarci.
  • Bene le birre di casa del BQ, fatte dal nostro amico Davide. Pulite, semplici, corrette, in stile, piacevoli.
  • Il birrificio del momento, mi ripeto e mi ripeterò a morte, è BrewFist. I ragazzi l’han vista lunga e bene, hanno prodotti davvero eccellenti con packaging aggressivo e sono lì per aprire Terminal 1, il loro primo brewpub, a fianco del birrificio stesso. Io non posso che fargli i miei complimenti e  i migliori auguri.
  • Ho trovato una buona batteria di birre scure / stout / porter a sto giro: molto bene la Pecora Nera di Geco, la X-Ray di BrewFist, la Camoz di Via Priula, la Onice di Bauscia, la Dark Metal di Elav e la B Space Invaders di Toccalmatto. Non ho assaggiato la Nubia di Orso Verde che rimane una delle mie preferite, preferendo cercare qualcosa di nuovo.
  • La Tainted Love (collaborazione tra Extraomnes e Toccalmatto) mi è piaciuta ma non è la “mia” birra, farei fatica a berne più di un bicchiere. Mi han detto molto bene della Zest, che purtroppo mi son dimenticato di assaggiare.
  • Continua a non convincermi la Rodersch, assaggiata sabato pomeriggio verso le 17, aveva al naso e in bocca un saporaccio di formaggio/diacetile. A detta di molti amici e conoscenti del mondo della birra, non era a posto, qualcuno (io, tra gli altri) diceva anche “andata”. Immagino che quella portata al concorso, avendo vinto nella categoria kolsch, sia stata un’altra cotta. Facendola assaggiare a Tyrser, lui ha trovato che fosse in forma. E dire che una volta la Rodersch era una delle migliori tre birre italiane…
  • Tra le altre, bene la Loertis di Via Priula, la Backdoor Bitter con randall di Citra, bene la Caterpillar di BrewFist. Passabile (a me pareva un po’ troppo stucchevole ma ad altri è piaciuta) la Affumicata di Sguaraunda, non nelle mie corde (pur rimanendo fatta come si comanda) LA30 di Bauscia. Qualche birra non presentabile ovviamente c’era, inspiegabile la Forum Gallorum del Birrificio Emiliano che era stata fatta a bassa fermentazione, quando in forma è davvero una buona birra. Qualcuno mi ha riportato una Zona Cesarini non in formissima (mi dicevano per colpa del luppolo nel randall), ma non ho avuto modo di provarla. Spiace dirlo, ma ho saltato a piè pari anche lo stand di Foglie d’Erba, che a Rimini non mi aveva (ancora) convinto e quello di Bad Attitude in quanto deserto fino a pomeriggio inoltrato.

 

Un IBF ben riuscito, pieno di gente, in una bella location, un po’ piccola. Su birragenda, Maestrelli si lamentava anche del rumore prodotto dal concerto della sera precedente, il sabato fino alle 18 non c’è stato niente del genere e ne son davvero contento.

Queste vogliono essere le mie opinioni, lungi da me fare polemica gratuita, ma mi sentivo di condividerle con voi.
Ovviamente commenti come al solito aperti per dirmene quattro o aggiungere le vostre opinioni.

mat

Commenti (25)

Per quel che vale il mio parere da poco più che appassionato (non molto, me ne rendo conto) mi sento prima di tutto di condividere quanto scritto: abbiamo bevuto più o meno le stesse birre e avuto impressioni simili. Vorrei sottolineare la “nota di merito” a BrewFist, che per me sta diventando un must. Mi rammarico anch’io di non aver bevuto la Zest (anche e soprattutto nella versione “real”), assaggiata tempo fa, ma che avrebbe meritato un ripassino. E per quanto riguarda Bad Attitude, sono rimasto un po’ deluso dalla Dude: mi è sembrata semplicemente una versione più luppolata e alcolica della Hobo (mi chiedo, erano queste le intenzioni?)
Da reggiano vorrei segnalare non solo il risultato dell’American Amber Ale (Ghost Batch #2) di Dada, vincitrice del mini-concorso dell’IBF, ma anche l’ottima Brown Ale (Ghost Batch #1).

Grazie per la cit e la recensione.
Si continua a parlare in giro delle mie standiste (e si capisce il perchè) e poco delle mie birre che iniziavo a entrare nel tunnel della depressione… 🙂

Ps, la 30 è una strana bestia, domare la damiana è impossibile nel bene e nel male (e si spera possibilmente anche nel post bevuta.. 😀 )

Le mie considerazioni: parto dalla Rodersch, che è una birra che da parecchio tempo altalena un po’ tra cotte molto riuscite (spettacolare quella bevuta la scorsa estate a Greve) e cotte meno riuscite. Difetti particolari non ne ho sentiti, ma neanche pregi, purtroppo. Mi è arrivato qualche parere negativo sulla Artigianale, a questo giro, mentre le altre che ho bevuto io (Confine, Ley Line) mi sembravano ai loro livelli abituali. Mi è piaciuta la Tenten, anche se vorrei riassaggiarla più con calma e fuori festival.

Location: capitolo complesso. Partiamo dai presupposti: Paolo Polli aveva molta paura che la mancanza di una fermata della metropolitana nelle vicinanze scoraggiasse l’afflusso, e in effetti di lamentele in merito ne ho sentite tante. Invece la risposta è stata di grande afflusso fin dal venerdì sera. Sabato me ne sono andato prima della grande invasione, ma era abbastanza prevedibile che a quel punto si sarebbe riempito fino all’inverosibile. La location in sè era molto bella, molto comoda con i mezzi (tram frequenti anche la sera), purtroppo però era inadeguata a livelli di capienza e soprattutto di bagni. Bene la lavabicchieri a rubinetto, meno bene che ce ne fosse solo una e si incrociasse con la coda per i gettoni.

Mi ha colpito Foglie d’Erba, che vedo sempre poco nominato e non capisco il perchè, a mio avviso aveva le 3 birre più in forma al festival. La Ulysses era un po’ pesante nei sapori e pur apprezzandola molto non credo sia una birra da più di un bicchiere, la Haraban non sarà proprio una pilsner come presentato ma va giù che è un piacere e la hopfelia è davvero un’ottima APA.

Visto che sono mezzo invischiato (come birraio dell’organizzatore), confermo quanto detto da Alessio sulla location. La posizione preoccupava anche me e invece è andata alla grande.
Domenica sera Paolo ha annunciato che per il prossimo anno rimarrà la stessa location ma in un padiglione limitrofo più grande vista l’affluenza sopra le aspettative di questo giro.
Sul lavabicchieri siamo migliorati assai come comodità (i rubinetti funzionali), peggiorati come qualità dell’acqua che non era perfettamente indore come dovrebbe essere. Certo che dover assaggiare anche l’acqua quando pensi di affittare un padiglione è proprio difficile a pensarsi, ma forse io ragiono così perchè ho sempre vissuto in posti dove l’acqua era un dato di fatto e sempre favolosa…

Considerazioni sulle singole birre: delusione per la Sunflower di Valcavallina, una birra che negli ultimi mesi ho imparato ad amare alla follia nei miei passaggi in Lombardia (Ines in particolare). Stavolta mi sembrava un po’ spenta, mancante di quella ricchezza aromatica che fa venire voglia di berne a litri. Peccato.
Tainted Love: da Extraomnes e Toccalmatto una collaboration originale e molto piacevole. Tra le due versioni il round della prima cotta lo vincono i primi, vedremo in futuro.
American Lager del Birrone: una bassa fermentazione che ricorda un po’ la Irish Lager di Rogue (che, per paradosso, non mi ha mai entusiasmato). Grandiosa.

Considerazioni sui birrifici:
– Bi-du vedi primo commento;
– Brewfist in grande spolvero, si va davvero sul sicuro;
– per Dada mi hanno colpito Sciliporter e le due Ghost.
– B Space Invader di Toccalmatto favolosa, così come la Ulysses di Foglie d’Erba.
– discreta prova di BQ-Bauscia, quelle della linea BQ le avevo assaggiate un paio di settimane fa e già avevano ottimi spunti. Sono curioso di vedere lo sviluppo delle birre e del birrificio.
– Extraomnes sempre più lanciato, e ho provato per la prima volta (bottiglia) Straff e Donker, entrambe favolose.

Grazie Alessio per i complimenti, ma soprattutto per aver scritto correttamente Straff…mastichi il fiammingo?;-)

Ecco, vedi… uno prende qualcosa di Foglie d’erba (io a Rimini) e la birra non va proprio. Allora, la volta dopo che fai? Salti lo stand… e va a finire che ci son pareri positivi…
Ci beccassi una volta…

Sono mezzo olandese.

Alessio……..lo sapevo.

Concordo assolutamente sulla necessità di piu’ postazioni risciacquo..Verso le 22 era improponibile farsi largo tra la fila dei gettoni e quella degli ingressi!

Tra i vari assaggi, ho molto gradito la Pecan di San Paolo e la LeyLine di bi-du.

Scusandomi per l’OT e facendo finta di non saperlo, chiedo: ma secondo voi perché la qualità dei birrifici Italiani è così altalenante?

Mi interessa molto il vostro parere.

Grazie a chi vorrà rispondere.

Per Cerevisia.
Perchè le birre sono fatte da persone improvvisate che non hanno la cultura della grande tradizione ceca e fanno birre strane perchè non sono in grado di replicare i grandi classici, tipo le Pils scure.
Almeno si affidassero a consulenti esperti che saprebbero indirizzarli su metodi produttivi più sicuri, tipo l’utilizzo di estratto di malto….

Grazie per la risposta, ma non condivido. Le Ale hanno un tradizione ben più antica delle Pils e non esiste nessun consulente o estratto che garantisca la qualità.

Pensavo che come esimia personalità birraria mi avresti potuto dare un parere più tecnico ed invece scadi nei luoghi comuni.

Pazienza comunque grazie per la risposta, sarebbe bello ricevere altri pareri, magari senza tanti preconcetti.

Io penso che il primo motivo sia la mancanza di preparazione scientifica, di attrezzature di controllo anche di base (quanti birrifici hanno un microscopio e lo usano o sanno usare?) e un certo atteggiamento mentale da “stregoni”.
A proposito di problemi a tenere la qualità, un mesetto fa ho comprato delle bottiglie in un beer shop di un birrificio in Lombardia. Due bottiglie da 75 cl. (su tre acquistate in totale) le ho già lavandinate, nei prossimi giorni apro la terza. Avevo anche preso due bottiglie da 33 cl., quelle non sembravano a postissimo ma si lasciavano bere. Dubito che comprerò altro di quel birrificio nel breve e medio periodo.

Di base è come hai detto, nello specifico si trascurano del tutto due variabili essenziali: la stabilizzazione del malto e la maturazione in bottiglia.

La prima causa cotte riuscite e cotte sfigate e la seconda non consente il controllo della saturazione e della qualità stessa di quanto imbottigliato.

Poi ci sarebbe una miriade di cose che solitamente vengono trascurate, come ad esempio, il maltrattamento del lievito, ma le prime due variabili sono più che sufficienti a determinare questa altalena tra apposto e lavandino.

@Cerevisia
Ci stiamo arrivando!
Stabalizzazione del malto……..scommetto che hai da proporre del fantastico estratto di malto

Non sono qui per proporre niente. (deluso?) Si stava invece riflettendo sulle cause della qualità altalenante delle birre artigianali Italiane e sulle possibili cause.

Una di queste è senz’altro la mancata stabilizzazione del malto previo impiego.

Poi le soluzioni sono molteplici la più classica delle quali è stabilizzare il malto. Per la quale servono appositi strumenti per la determinazione della percentuale d’estratto secco (resa del malto) e le competenze per saperli usare.

Solo che molti birrai oltre ad ignorare l’esistenza di questi strumenti e metodi, sono all’oscuro sull’esistenza stessa del problema.

@Schigi & Alex

Come oracoli non ci azzeccate, ma tecnicamente come siete messi?

Niente da dire a riguardo? Ad esempio sarebbe interessante saper da Schigi, che ha un birrificio, come procedono a riguardo?

Forse le loro soluzioni possono essere d’aiuto ad altri, sempre ammesso che ne abbiano e che vogliano condividerle.

Visto che non è proprio normale avere birre non apposto così frequenti, da parte dei micro Italiani. Anzi il termine “non apposto” dovrebbe proprio scomparire dal gergo degli appassionati.

Il mio interesse a riguardo non è quello di cercare cause e soluzione, che peraltro già conosco, ma capire se il problema è percepito e se c’è la volontà e la capacità di risolverlo.

Sulla stabilizzazione del malto penso di poter affermare che siamo all’avanguardia nel mondo, con tecniche così innovative che non possono essere svelate qui.

Le tecniche normalmente impiegate sono comuni e conosciute dagli addetti ai lavori e per questi voglio intendere qualsiasi mastro birraio, mentre sono sconosciute alla maggior parte dei birrai, visti i risultati.

Esistono appositi strumenti per la determinazione della percentuale d’estratto secco presente nel malto e normalmente questi strumenti sono fuori portata per la maggior parte dei microbirrifici.

In Italia esiste, che io sappia, un unico rivenditore e so per certo che non ha venduto nemmeno un pezzo ai micro Italiani.

Quindi concedimi di dubitare fortemente della tua affermazione, propendo più per una chiosa alla Schigi atta a salvare capra, cavoli e faccia.

Addirittura all’avanguardia nel mondo poi, mi sembra eccessivo. O siete i nostri vanti nazionali e povero resto del mondo o la stai sparando grossa. Flight down please.

Bah, io la sparo lì al volo perchè non son un grande esperto di produzione, ma secondo me il processo di conservazione e trasporto lascia parecchio a desiderare, con birrifici che, operando anche con la GDO, mandano fuori birre fatte la sera prima, e altri che, non vendendo nulla, stoccano immani quantità di birra in luoghi o a temperature killer.

E spesso anche publican che non sono in gradao di capre quando una birra è andata, o peggio lo capiscono benissimo e se ne strafottono.

Vero, il sistema poi della maturazione in bottiglia è l’altra variabile non considerata che non consente di calcolare la saturazione e la qualità della birra prodotta.

C’è chi pensa che basti calcolare la quantità di zucchero immesso col priming, per determinare la saturazione, senza considerare e misurare la vitalità del lievito. Questo genera fontane, birre piatte ed altri problemi ben noti ai birrai.

Ad essere poco note sono le cause. Poi come da formazione home brewing only, si esegue il priming su qualsiasi tipologia di birra, basse comprese, scrivendo in etichetta “rifermentata in bottiglia”.

Scrivere ciò su una bassa sarebbe come dire: passito di Pantelleria prodotto con metodo Champenoise. Che anche non capendoci niente di vino, come me, si capisce che non ha senso.

Tra la variabile iniziale della resa del malto e quella finale della maturazione in bottiglia, c’è tutto il resto della produzione, che può anche essere fatta benissimo, cosa che non spesso avviene, ma se si trascurano le variabili citate, si continuerà a parlare di “birra non apposto e cotte sfigate”, senza che poi ci sia una spiegazione o una causa individuata con possibilità di correzione e miglioramento.

Solo che se nei difetti citatati ci s’imbatte l’appassionato chiude un occhio, se ci si trova un neofita, s’assiste ad un fiasco.