Birre maturate in botte, una nuova frontiera?

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Categoria: Varie

Negli ultimi anni, c’è stato un proliferare sempre più spinto di birre maturate in botte di legno, tanto che perfino i monaci trappisti di De Koeninshoeven hanno lanciato il loro prodotto di punta, la famosa La Trappe Quadrupel in versione Oak Aged (ovvero maturata in botte). Tutto questo è solo una moda del momento o può davvero contribuire a donare alla birra una complessità che non è possibile ottenere diversamente?

Innanzitutto, è bene chiarire che in questo articolo si vogliono prendere in considerazione solamente le birre che effettuano la maturazione nel legno, quindi non quelle birre che presentano note di Brett e affini. Birre fatte e finite, quindi, che tramite un ulteriore passaggio nelle botti acquistano nuove sfumature olfattive e gustative. Molto spesso le botti utilizzate sono usate, ovvero in precedenza hanno ospitato distillati, vino o vino fortificato. In questo modo, oltre all’apporto del legno, il distillato/vino presente in precedenza contribuisce a arricchire il gusto della birra.

Ma quanto dovrebbero essere presenti le note di legno/distillato in queste birre?Personalmente le divido in due categorie: birre dominate dalla botte e birre arricchite dalla botte.

Nel primo caso, rientrano sicuramente i prodotti della linea Paradox di Brew Dog. La base comune è sempre la stessa, la loro Riptide, una Imperial Stout. Successivamente subiscono una lunga maturazione in botte in cui precedentemente era stato ospitato del whisky, tale da conferirgli fortissime note derivanti dal distillato precedente. In queste birre il carattere del prodotto base molto spesso è molto coperto dalla botte, tale da renderlo diversissimo dall’originale.

Alla seconda categoria appartengono birre come La Trappe Quadrupel Oak Aged o la Cuveè Delphine di De Struise. La maturazione avviene lo stesso in botte (nel caso de La Trappe addirittura in diversi tipi di botte diversi), ma conservano ben distinto il carattere base della birra d’origine. Si sente che hanno qualcosa in più: normalmente sono più cupe e complesse, sia come aromi che come gusto, ma il carattere della birra originale non viene stravolto o coperto.

Personalmente preferisco il secondo tipo, in modo che il carattere originale non venga radicalmente modificato. Così come nel vino, dove dopo anni di vini particolarmente segnati dal legno si sta tornando a una visione più “gentile” dell’apporto di quest’ultimo, ritengo che la botte debba aggiungere un tocco di complessità alla birra, non diventare il carattere dominante della birra. Ciò non toglie che la prima categoria abbia un gran numero di estimatori, soprattutto quando vengono utilizzati disillati nobili come i whisky di Islay. Il loro carattere fortemente torbato e marino è senza alcun dubbio estremamente affascinante e la maggior bevibilità di una birra rispetto a un whisky dà la possibilità agli amanti dei nobili distillati scozzesi di goderne in modo più disinvolto.

E in Italia?

I birrai nostrani si sono tuffati in questa nuova dimensione, con risultati piuttosto interessanti. Un produttore che sta facendo prodotti molto interessanti in questo stile è il Birrificio del Ducato. La loro Black Jack Verdi Imperial Stout è una “normale” Verdi passata in botti di bourbon. Già il prodotto di base è molto interessante, questa versione è dotata di grande complessità e di un notevole carattere, tanto da fargli vincere il premio Birra dell’Anno 2010 nella categoria delle birre passate in botte. Un altro prodotto interessante del birrificio di Roncole Verdi di Busseto è l’Ultima Luna, un barley wine maturato in botti da vino. Non ha la stessa finezza della Black Jack,ma è sicuramente un prodotto dotato di un suo carattere.

Uno dei primi esprimenti a riguardo è stato fatto da Revelation Cat (non un vero e proprio birrificio, dato che non hanno un impianto proprio), con la linea Woodwork. L’idea di base era quella di avere una Double Ipa prodotta nell’impianto di  De Proef, offerta sia in versione “normale” che passata in quattro essenze diverse. La considero un esperimento, in quanto già il prodotto di base era un prodotto molto estremo (un solo malto, un solo luppolo e 12 gradi alcolici). Più interessanti da bere in batteria per capire l’apporto di ogni singola botte alla birra che come birre a sè stanti, ma l’idea di poter confrontare la stessa birra in differenti versioni è sicuramente innovativa e intrigante.

Anche a Toccalmatto, sempre attenti alle nuove tendenze birraie, non sono stati con le mani in mano. Hanno realizzato una Russian Imperial Stout maturata in botti di Marsala e una Italian Strong Ale maturata in botti di grappa. Ho purtroppo avuto la possibilità di assaggiare solo la seconda, che ricordo ricca, potente, dotata di un finale dolce dato appunto dalla grappa. Molto particolare, da bere davanti a un caminetto ruggente, ma indubbiamente dotata di un gran fascino.

Questi sono solo alcuni esempi, in quanto altri grandi produttori, come Birra del Borgo, Amiata e Montegioco (giusto per nominarne alcuni) hanno realizzato le loro personali versioni.

In conclusione, ritengo che il mondo delle birre maturate in legno abbia delle notevoli possibilità e che possa essere uno dei nuovi territori da esplorare, senza dimenticarsi comunque delle birre normali e tenendo sempre a mente il fattore più importante di una birra, la bevibilità.

Max

Commenti (10)

Cioè parli di botti in Italia e citi (e basta) alla fine Montegioco che ne è l’nterprete di maggior pregio?
neanche una parola per la Draco Cadrega…la Mummia!!!
E non nomini neanche Panil!Renzo Losi con al Barriquée, e la splendida Divina è stato l’antesigano di tutto.
Tralasciando Baladin e la Cantina.
Ecco, quando si parlava di blog e di competenza.
Se non penso all’incompetenza sono costretto a pensare alla malafede.

LOVERIER!!!!!!!!!!

Schigi, ti prego di leggere bene l’articolo nel secondo paragrafo. Le birre che presentano note di brett, per le loro caratteristiche, non vengono prese in considerazione in questo articolo. Ne parlerò in un prossimo articolo dato che hanno delle caratteristiche completamente diverse da quelle qua elencate e la botte (ma soprattutto i vari lieviti selvaggi) giocano un ruolo diverso e molto più complesso. Inserirle qui sarebbe come fare un pout pourri di tutto e di niente. Ti posso assicurare che le conosco, dalle produzioni di Montegioco a Panil, dalla Pausa Caffè Tosta Sour alla Baladin Sour Edition, per finire alle produzioni di Loverier che amo moltissimo, fino alle americane, vedi The Bruery o Jolly Pumpkin. E che ne parlerò attentamente in un prossimo articolo.

Hai ragione, ho letto velocemente.
Ma sono stato tratto in inganno dalla citazione dell’Ultima Luna (con tratti acidi netti) e la non citazione della Cadrega (che di acidità non ne ha)
Insomma, secondo me hai fatto un mischione.

Non è che ti confondi con la Luna Rossa? Io sull’Ultima Luna note brettate non ne ho sentite.
La Cadrega non la ho inserita nello specifico per il semplice fatto che ne ho bevute 2 bottiglie e non erano in forma, quindi non avrei potuto darne un giudizio accurato e veritiero. Come vedi ho comunque citato Montegioco tra coloro da tenere sotto osservazione.
Piuttosto mi piacerebbe conoscere la tua opinione sia sul tipo di apporto che preferisci sia sulla La Trappe Oak Aged, dato che varia moltissimo tra batch e batch.

ma soprattutto la Cadrega, la prima e unica, quella della prima Merla, non ha fatto botte ma solo acciaio…

Sull’Ultima Luna, la ricordo bene, e acidità ce n’é.
Cadrega…mi sbaglio sicuramente, non chiedo mai la ricetta al birraio, ma mi fido di quello che sento nel bicchiere , in questo caso sicuramente sbagliando.
Ma mi sarei giocato una palla, sul legno.
Non mi sono ancora capitate a tiro le Trappe Oak Aged, ma non le ho neanche cercate.
Non apprezzo già le Quadrupel normali e la scritta Oak Aged su una birra con l’esagono trappista mi provoca l’orticaria.

Draco Cadrega, così mi disse Riccardino. fondamentalmente, era una Draco Loerik nel fermentatore che aveva preso un filo di ossidazione. “processo” difficilmente ripetibile, infatti non si è ripetuto… dalla provocazione “statti seduto, aspetta e lascia fare” è nato il “progetto” Cadrega che è in botte

io la La Trappe Quadrupel Oak Aged l’ho assaggiata (dal bicchieri di altri, sono troppo vecchio oramai per cascarci) al Kulminator a marzo 2010. probabile fosse una delle primissime cotte, mi sa la prima. un’industriale infilata in botte. costava pure tipo il 50% in più di una ALBV. ci ho messo una croce sopra senza indugi

Ecco, ecco… mi riferivo al progetto! ;-p

Io la Quad l’ho assaggiata due volte: una batch 1 e una batch 2. La prima l’ho bevuta per curiosità e non mi era dispiaciuta. Niente che cambia la vita, ma il legno era ben misurato e si sposava discretamente bene con la birra. Memore di questo, quando l’ho trovata e ne ho comprata un’altra. Mi sono trovato di fronte a qualcosa di completamente diverso, una birra stanca a con un legno predominante. Tra l’altro la scritta del batch è in retroetichetta, in piccolo ed è tutt’altro che chiaro. Capisco (e non approvo) che vogliano seguire il trend dei vari Mikkeller, ma mi aspetterei una maggiore omogeneità dei lotti.