Il “classicone” passa di moda?

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Categoria: Varie

L’altro giorno ero a fidenza a trovare Bruno Carilli di Toccalmatto (presente anche Davide di Bussola) ed è saltato fuori un argomento interessante, più volte ripreso anche in chiacchierate con gli amici. Tutto nasce a volte per gioco o scherzo, ma la valutazione che ne fate voi mi interesserebbe eccome.

Partendo dal fatto che questo blog nasce dall’idea di recensire, spiegare e vantarsi un po’ dei propri viaggi birrai in Italia e all’estero, ho notato che nell’ambiente sempre più persone mi chiedono “dove andrai la prossima volta?”, cercando un argomento che mi interessa da vicino e di cui sono appassionato come slancio per una (spesso piacevolissima) conversazione. Negli anni scorsi devo dire di aver avuto la fortuna, il privilegio e la costanza di poter girare un po’ del mondo birraio, e visitando posti stra-apprezzati, spesso senza nemmeno riportare qui le esperienze fatte (per esempio, il veglione dell’ultimo dell’anno 2010, passato a cena al White Horse di Londra).

Così salta fuori che il mio prossimo viaggio birraio sarà una summa di tanti posti dove son già stato più volte, più qualcosina di nuovo: Bamberg, Amsterdam, Anversa e il Kulminator (per riprovare la magnifica Courage Limited Imperial Stout 1983), Bruxelles e il Moeder eccetera. Spesso dopo questa sorte di rivelazione, le persone assumono un’espressione di “delusione” o di mancata sorpresa. Allora mi trovo a pensare che nell’ambiente si rischi troppo di essere “drogati” di novità: se nel mio piccolissimo provoco involontariamente queste piccole reazioni, figuriamoci quante alte volte io stesso, come magari molti di voi, diventi esageratamente snob e sempre alla ricerca di qualcosa di stupefacente.

Negli ultimi tempi ho avuto modo di pensare che le vere cose stupefacenti, siano quelle che hanno portato ognuno di noi, e ognuno per la sua strada, all’interno di questo bizzarro mondo. Sono poprio queste birre, quelle che ci han fatto innamorare di uno stile o di un profumo, che ci hanno fatto scoccare la scintilla, la passione… non certamente le novità attuali. Attenzione, non intendo dire che le novità modaiole (per fortuna un pelo calate negli ultimi mesi) non vadano bene, apprezzo buona parte degli stili estremi o nuovi. Credo però che nessuno di noi dovrebbe dimenticare troppo in fretta le sue origini birraie.

Per me i capolavori senza tempo, i classiconi, sono tanta roba. Poche birre valgono la pena di essere bevute per un’intera serata, e quello, per dire, è un “paletto” che normalmente uso per classificarle. Facendo dei nomi (personalissimi, ci mancherebbe), birre come la Orval, le Dupont, una fantastica bitter inglese, una cremosa stout, le Tripel come la St Feuillien o la Carolus, le Pale Ales a pompa in un pub, una Tipopils e via discorrendo… perchè dimenticarsene? A ste robe qua io voglio un bene dell’anima, e non solo ne berrò sempre una quando la troverò, ma spesso me le andrò anche a cercare.

Come quest’estate.

mattia

p.s. e per voi…? Quali sono i classiconi a cui non rinucereste mai?

Commenti (5)

E’ che li abbiamo viziati con mille destinazioni esotiche, tutti si aspettano sempre cose nuove o mai sentite prima.
Classicone a cui non rinuncerei mai una Plzen al mulino ad Amsterdam, seduto ai tavoli esterni in una giornata di sole.

Sottoscrivo tutto.
Aggiungo che certe novità mi hanno un po’ stufato e non le baratterei mai con l’amata Saison Dupont (tanto per fare un nome).

L’ Orval per me rimane una delle birre migliori in assoluto, e anche una delle poche birre che non ha imitazioni presentate da altri. Ammetto di non prenderla mai al pub, il fatto di trovarla spesso al supermercato e l’assenza di spine mi fa sempre propendere verso qualcos’altro

Io credo che alla fine non si faccia altro che coltivare la nostra curiosità. Quella stessa curiosità che ci ha fatto avvicinare al mondo della birra artigianale qualche anno fa, adesso ci porta a provare cose nuove, nella speranza di trovare qualche altra birra da far entrare nel novero dei “classiconi”.

Nel mio piccolo, nei miei giri ad Amsterdam difficilmente mi siedo ad un pub per una Orval o una Westmalle, sono molto più portato a provare qualche nuova produzione americana o olandese. Ma questo anche (o soprattutto) perchè è roba che a casa mia non trovo.
Di contro, quando devo fare la spesa grossa per rinpinguare la cantina, il primo posto dove vado è il TNT, perchè davvero non posso fare a meno della mia dose di Rulles, Dupont e Glazen-Toren.

Cadi troppo spesso in errori madornali, equiparando le “birre modaiole” alle “birre estreme” quasi fossero sinonimi. Ben vengano i classiconi, ma è indubbio che negli ultimi anni il modo di produrre birre si sia affinato notevolmente con risultati spesso ben superiori ai classiconi in questione. Una Pannepot Reserva se la gioca ad armi pari con una Rochefort 10. Una Speedway stout batte qualsiasi Samuel Smith in fatto di eleganza e bevibilità, senza rinunciare alla complessità. Nel campo delle sour ale e delle birre affinate in botte si sono fatti immensi passi avanti. Perché uno non dovrebbe bere più una Orval? Mi auguro che il motivo sia: perché l’ha già bevuta centinaia di volte. E comunque capiterà sempre di riberla prima o poi.