Un salto nell’Essex: Colchester

Categoria: Viaggi

Aeroporto London Stansted: il buon vecchio low cost Ryanair non delude mai (per dire che delude sempre). Appena atterrato mi dirigo verso la stazione dei pullman, e mentre i più salgono a ripetizione sui bus in direzione Londra-Victoria Station, io attendo i ben più rari mezzi che fan rotta verso la campagna. Voi direte: “Ma cosa ci viene a raccontare? Un posto di questo genere, a chi interessa?”.

Interessa, interessa. Perché chi ama il turismo birraio non si ferma davanti a nulla, che si tratti di numero di abitanti o estensione del territorio. Certo, va detto che io a Colchester ci sono capitato per lavoro, altrimenti forse non mi sarebbe mai venuto in mente di recarmi proprio lì…ma andiamo con ordine.

Una tappa nella provincia inglese non può davvero mancare: è proprio fuori dalle grandi città, dove meno lo si aspetta, che ci si può parare di fronte una sorpresa sfavillante. E per spezzare un’ulteriore lancia a favore della campagna, vi posso dire che solamente quest’anno, per la prima volta, l’ambito trofeo National Pub of the Year è stato vinto da un locale londinese…abbiamo così concesso qualche stimolo in più per gli scettici.

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In una città come Colchester la chiusura dei negozi entro le 17 e il calar del sole invernale ancora prima, comunicherebbe sentimenti di vuota desolazione anche alla grigia nebbia della bassa padana. Fortunatamente non tutto è come appare. La vita in realtà scorre argentina nei pub, assaliti nel tardo pomeriggio dai lavoratori stanchi e bisognosi di schiarirsi la gola. In effetti qui il pub, al secolo public house, mantiene fede al significato letterale del suo buon nome. Gli avventori fanno il loro ingresso solitari, come entrassero a casa propria, si siedono al bancone, ordinano da bere e aspettano qualcuno che abbia voglia di scambiare quattro chiacchere con loro.

Perché allora non seguire questa tradizione? Dico io.

Il primo locale sarà quindi THE ODD ONE OUT. Rinomato per l’abbondante offerta di cider e perry provenienti da tutta la contea: le piccole botti di plastica vengono posizionate in bella vista sul bancone, un foglietto di carta scritto a penna ci indica nome dell’azienda produttrice, grado alcolico e prezzo per pinta. Non per nulla questo sperduto pub è risultato finalista al concorso Cider & Perry Pub of the Year nel 2008.

Mai nome fu più azzeccato (odd one out = pesce fuor d’acqua, circa…): entrando si ha proprio la sensazione di essere corpo estraneo rispetto agli altri clienti, i quali seduti ciascuno nel proprio cantuccio, fanno quasi parte della mobilia, statici come se dovessero aspettare di essere immortalati in un quadro di Constable. Ed ecco la mia storia: da dietro un angolo, dopo avermi studiato per una mezz’oretta, ecco giungere un simpatico signore di Budapest, da una vita a Colchester, che ha voglia di parlare di Dio, di politica italiana, e dei miei viaggi in Ungheria. Prima di lui, per fortuna, mi hanno fatto anche compagnia una corpulenta moretta (Mauldons Black Adder) e una biondina ben luppolata (Crouch Vale Brewer’s Gold). Offerta dal mio amico ungherese ecco che invece arriva una pretenziosa pinta di sidro. Mai bevuto niente che mi abbia stupito tanto (e forse mai capiterà più): Crone’s Organic Cider, Rum Cask Aged! Ottimo sidro di mele da 7,5° alcolici invecchiato in botti di rum. Inutile approfondire il mio zizzagante ritorno a casa…

Rimanendo in “periferia” ci spostiamo di poco per entrare al FAT CAT. Accogliente. Al suo interno(!!), dopo aver osservato per 10 minuti un vecchio chino sulle proprie fatiche scendere da uno scalino, ho potuto assistere all’arresto di un borseggiatore, tra la tranquillità generale di tutti (cioè mia, del vecchio e della barista). Offre birre ben tenute, tra cui una della casa.

Non molto più distante merita menzione il NEW INN, gestito dal simpaticissimo Duncan Adkinson. Sotto la sua gestione il pub ha appena aperto, ma in realtà è un locale di vecchia data, passato più volte di mano. Le sue piccole dimensioni favoriscono la socializzazione. Ho quindi potuto scambiare due chiacchere col landlord, e tramite queste ho anche compreso meglio la situazione dei pubs in UK. Dopo l’avvento delle grandi catene, come ad esempio Wetherspoon (vedi sotto), le più modeste free-house rischiano di scomparire. Per essere chiari, e a voler utilizzare parole povere, la free-house sarebbe un locale con le pompe o le spine di proprietà, che può quindi decidere in autonomia quali birre servire. Nel nostro paese sono ancora pochi i locali che seguono questa direzione. Nel caso del New Inn, tre pompe in tutto, ben tenute, e all’impareggiabile prezzo di £2 ogni pinta, come offerta-lancio.

Che nostalgia mi sovrasta, se penso ai prezzi in Italia!

Ritornando ora verso il centro città, entriamo nel discusso THE PLAYHOUSE. Discusso in quanto appartenente alla grande catena Wetherpoon e quindi, per i camriani del posto, simbolo di consumismo. Concordo. Non si può però negare che il locale sia veramente suggestivo. Con grande isola-bar al centro, il pub è ricavato da un vecchio teatro; oltre al piano interrato, c’è la possibilità di sedersi in zona “platea” oppure in zona “palcoscenico”. Lì, sopra la propria testa, aleggiano i pannelli delle scenografie, le luci di scena e tutto il resto della brigata. Osservando dal palcoscenico si staglia la galleria, non accessibile ai clienti, ma festosamente addobbata con manichini-spettatori in stile retrò a grandezza naturale. Per fortuna niente di troppo kitch. Certo, il fine-settimana è facile trovare i buttafuori all’uscita (abovvvoooo), ma per il resto si mangia bene e a poco prezzo, senza dimenticare una decina di real ales diverse tra cui sbizzarrirsi! Sito del The Playhouse

Infine col FOX & FIDDLER, proprio di fianco al precedente, ci ritroviamo nuovamente immersi in una tipica atmosfera homemade. Infatti il cibo è fatto in casa. Troverete spesso una Mild, cosa ormai non così semplice nemmeno nella vecchia Inghilterra, malgrado gli sforzi del CAMRA. A me è toccata la Mighty Oak Oscar Wilde, forti sentori tostati e note di cacao.

Consiglio a chiunque volesse avventurarsi in queste zone di procurarsi l’apposita guida edita dal CAMRA (ce ne sono per tutte le contee del Regno Unito) oppure di spulciare la grande offerta online. Le informazioni più attendibili sono solitamente raggiungibili tramite i siti delle sezioni locali del CAMRA, in questo caso: http://www.colchestercamra.org.uk/

Buon viaggio!

Jacopo

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