Hop Cat – Grand Rapids (MI), USA

Categoria: Locali, Viaggi

Non molto tempo fa parlavamo della Founders, a Grand Rapids; sicuramente un gran bel birrificio, con un altrettanto ben gestito brew pub. Ora, quanti altri posti soprendenti ci potranno mai essere nella ridente cittadina di Grand Rapids, si chiederanno i miei venticinque lettori? Di preciso non lo sappiamo, ma almeno un altro c’è di sicuro: stiamo parlando di Hop Cat, votato terzo miglior “beer bar” al mondo su Beer Advocate. E si capisce che la ridente cittadina di Grand Rapids è ridente perché gli abitanti possono permettersi di essere felicemente alticci, con della buona birra di qualità assoluta.

Infatti Hop Cat, che si trova a circa 10 minuti a piedi dalla Founders (mica vogliamo costringere i clienti a guidare, se vogliono spostarsi da un posto all’altro?), presenta circa una cinquantina di spine con una varietà da lasciare a bocca aperta. Invece di focalizzarsi solo su alcune tipologie di birra, qui puntano sull’avere disponibile quasi tutto lo spettro del bevibile: dalle birre di frumento ai barley wine, passando per ogni sorta di ale (pale ale, old ale, amber ale, brown ale, IPA) e senza dimenticarsi stout, porter, lager, tripel. E altrettanto varia è la lista dei birrifici rappresentati: su 50 spine, troverete almeno una trentina di birrifici diversi, da ogni angolo brassicolo del mondo: la parte del leone ovviamente spetta agli Stati Uniti, ma non mancano le importazioni europee – Belgio, Germania, Regno Unito, Danimarca. Gli unici birrifici che sono presenti un po’ più in massa sono l’Hop Cat stesso (con 6-7 spine proprie), e la vicinissima Founders. A proposito di Danimarca, una nota di colore: parlando con uno dei gestori della selezione delle birre a fine serata, se non ricordo male i dettagli della conversazione, è saltato fuori che all’Hop Cat la Mikkeller è talmente apprezzata, che quando arriva la Geek Breakfast, metà cassa sparisce  magicamente appena aperta per colpa dei gestori stessi!  E poi si hanno problemi a trovarla sul menu…

La stessa varietà si riscontra nella scelta delle bottiglie. Che sono tante (sebbene non in numero così esagerato, credo di ricordare circa due pagine di menu), e stavolta, oltre ai paesi citati prima, si aggiungono Canada, Italia (Baladin, Panil), Norvegia (HaandBryggeriet, Nogne O – mai viste tante Nogne O in un posto solo!), Olanda (De Molen, De Scheldebrouwerij) e sicuramente mi scordo qualcosa. Tutte ottime birre, con una attenzione per le rarità, specialmente nel caso degli USA: birre vintage, cotte speciali, bottiglie commemorative, eccetera.

Sarebbe quasi insensato farvi una lista di tutto quello che potete trovare. Da quello che ho visto, e seguendo un po’ la rotazione (anche grazie al loro praticissimo sito ufficiale), qualsiasi birrificio americano di un certo livello c’è, oppure c’è stato, oppure ci sarà in un futuro prossimo. Non mancavano nemmeno i nomi a noi sconosciuti o quasi, quindi se avete voglia di sperimentare fidandovi della loro selezione, siete liberi di farlo.

Capitolo mangereccio: venite tranquillamente a cena in questo posto e non resterete delusi. Gli ingredienti sono, per quanto possibile, prodotti locali e spesso biologici, e il risultato sono piatti ottimi ed equilibrati: ci sono alternative vegetariane, piatti “salutari”, ma anche paninozzi ripieni di carne. A detta di Mattia, il miglior hamburger che avesse mai mangiato in USA (manzo brasato con Porter). I prezzi, sia per il cibo che per la birra, non sono popolari, ma nemmeno troppo elevati, e in nessun caso li ho trovati sproporzionati alla qualità di quello che veniva offerto.

Tutto rose e fiori, quindi? Quasi. Mi permetto di fare un paio di appunti, assolutamente personali e che non guastano l’esperienza nel suo complesso, decisamente molto, molto positiva. Primo: non ho apprezzato molto le loro birre. Il loro cavallo di battaglia dovrebbe essere la Sage Against the Machine (bello il nome!), un American Pale Ale con note di salvia; l’ho trovato mediocre, un po’ troppo erbaceo e senza quella luppolatura impeccabile che mi aspetto da un APA. Non convince nemmeno l‘Hoppopotamus, IPA troppo blando. Non si capisce perché, in mezzo alle birre migliori provenienti da tutto il mondo, debbano occupare 6-7 linee di spina con le loro produzioni che non reggono minimamente il confronto. Capisco favorire i prodotti locali, però… E questo mi porta al secondo punto: credo ci siano un po’ troppe Founders sulla lista. Ok, la Founders è uno dei miei birrifici preferiti, ma si trova a 10 minuti a piedi dall’Hop Cat – perché dovrei prendere una Founders qui, se posso trovarla direttamente dal produttore a prezzo più basso?

Chiudiamo con delle note più positive, perché questo posto si merita decisamente  i complimenti ricevuti: bello e accogliente l’arredamento, meraviglioso il logo del locale (basato sul famoso sketch di Le Chat Noir di Toulouse Lautrec), gentilissimo e cordiale lo staff, che è sempre disponibile a dispensare consigli, suggerimenti, assaggi e due chiacchiere con gli avventori. Il plauso finale va a Mattia, che dopo una giornata iniziata alle 3PM con la visita alla Founders e conclusasi in tarda serata all’Hop Cat (senza alcuna pausa intermedia dalla durissima attività del turista birraio), ha avuto il coraggio di affrontare in solitaria, agli sgoccioli della serata, una meravigliosa Great Divide 15th Anniversary Wood-aged Double IPA, in bottiglia da 75cl, della quale ho bevuto solo un assaggio (in quanto, ahimé, guidatore sobrio designato). Non credo se la scorderà molto facilmente!

Giacomo (testi)
Mattia (foto)

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