Orobie Beer Festival – il mio report

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Categoria: Birra, Festival

L’Orobie Beer Festival 2010 è stato il primo dei due eventi estivi organizzati nel mese di luglio dalla sezione bergamasca di Mo.Bi., vale a dire la attivissima Compagnia del Luppolo.

Un evento molto atteso, sia per l’indubbia qualità dei birrifici già noti coinvolti che per la possibilità di poter conoscere le novità, sia in termini di birrifici che di nuove produzioni.

Ma andiamo per ordine. Sabato sono arrivato nel primissimo pomeriggio al The Dome, un locale che visto da fuori sembra un sogno di Fox Mulder dopo una abbondante peperonata, situato all’inizio della val Seriana in quel di Nembro (BG) e inaugurato poco meno di un anno fa da Michele Galati dell’Abbazia di Sherwood.

Giornata soleggiata e afosa, con gruppetti di appassionati che via via raggiungono il festival e fanno scorta di gettoni da degustazione. Il formato sembra un po’ replicare quello del Villaggio della Birra, con apertura limitata al sabato e alla domenica, ma che comincia già più o meno all’ora di pranzo (domenica) o subito dopo (sabato). La grossa differenza sta nell’offerta birraria, che in Toscana è dedicata soprattutto al Belgio, mentre qui è dedicata ai birrifici italiani, con la sola eccezione di un habitué degli eventi targati Michele Galati, vale a dire lo svizzero Jérôme Rebetez del BFM, che oltre a portare un paio di birre è presente nella giuria tecnica incaricata di decidere le produzioni migliori del festival. Come al Villaggio, l’apertura pomeridiana è amata soprattutto dagli appassionati, che nella tranquillità dell’assolato pomeriggio trovano l’habitat ideale per chiacchiere con i birrai o con amici e conoscenti che seguono con regolarità questi appuntamenti.

Decido di dedicare il sabato soprattutto alle scoperte e alle novità. Ma da cosa partire, con un’offerta così sterminata?  Da Extraomnes, vale a dire Luigi “Schigi” D’Amelio. Le birre presenti (in bottiglia) sono due, di chiara ispirazione belga, una blonde e una tripel. Assente la Saison, di cui pure qualcuno (ma non ricordo bene chi) mi aveva detto buone cose. Escludo, per temperatura e orario, la più corposa e mi dedico alla blonde. Una birra che mi ha colpito come poche tra quelle del festival, semplice, beverina e per niente banale, che già al primo sorso sembra un classico. Carine anche le etichette, semplici e di buon impatto visivo.

Di blonde in blonde, per il secondo assaggio faccio meno strada possibile, affidandomi allo stand confinante, vale a dire quello dei genovesi di Maltus Faber. La novità del festival è alla spina, e come il nome stesso suggerisce (Blonde Hop) è una versione della classica Blonde con dry hopping. Il risultato è notevolte, e risulterà una delle birre più apprezzate del festival.

Sempre nell’ottica di tenermi su birre leggere, raggiungo Maurizio Cancelli allo stand del birrificio Lodigiano. Maurizio è stato protagonista di diverse degustazioni e presentazioni alla Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), e in questi anni ci è capitato di assaggiare numerose produzioni nel suo peregrinare di birrificio in birrificio (BABB, Manerba, Lambrate, ora Lodigiano). La sua pils (anch’essa con dry hopping) non delude, anzi, e nel corso del pomeriggio avrò modo di chiacchierare con Maurizio di progetti per il futuro. Meno entusiasti i commenti dei conoscenti (non ho avuto modo di verificare) sulle altre due produzioni, in particolare la bitter pare non fosse troppo in forma.

E’ quindi il momento di raggiungere Valter Loverier, che sta dietro al banco e con passione e gentilezza spiega le sue birre. Che dire delle Loverbeer? Il mio primo assaggio di Madamin è stato circa una settimana prima del festival quando ho conosciuto Valter, e sono rimasto colpito, dopo le tante parole positive spese su di lui da amici e conoscenti che già avevano avuto modo di provare le sue produzioni. Nel weekend ho avuto modo di provare le altre due produzioni presenti e di riassaggiare la prima: la Beer-bera è vinosa e beverina, mentre la Papessa (l’unica delle tre servita alla spina) è una vera sorpresa, una imperial stout tutt’altro che scontata e moderatamente (per il genere) alcolica. Nella mia scala di gradimento, la Beer-Bera resta leggermente dietro alle altre due, ma sono tutte e tre produzioni entusiasmanti di un produttore originale che sta raccogliendo tutta la meritata attenzione.

Il resto del pomeriggio di sabato passa attraverso qualche scambio di battute con Paolo Polli (che promette scintille sulla guida Eurhop), la visione del partitone Germania-Argentina, un paio di assaggi di Zona Cesarini di Toccalmatto (purtroppo servita a temperatura eccessiva) e un giro da Enrico di Menaresta, per la nera Pan-negar (ottima come la ricordavo) e per bere una Verguenza ascoltando gli scambi di opinione tra Marco Valeriani (l’homebrewer che l’ha prodotta presso Menaresta) e Stefano Ricci.

Tra una birra e l’altra, ovviamente, c’è spazio anche per uno spuntino. Il numero di proposte è abbastanza limitato, la qualità buona, i prezzi onesti. Ottimi gli anelli di cipolla e il piattino di formaggio e salumi locali, buona anche la salamella, un po’ insapori invece i primi piatti.

La domenica invece scorre più tranquilla, quasi sonnacchiosa. Arriviamo appena in tempo per incrociare qualche amico presente fin dal pranzo, ma in generale c’è meno gente rispetto al giorno precedente. A differenza del giorno precedente, che ho dedicato soprattutto alle nuove produzioni, mi dedico a un giro di “ripassi” di produzioni note, magari non bevute ultimamente. Trovo la Wabi in forma strepitosa, e pur avendo buoni profumi e una discreta luppolatura in passato l’avevo trovata poco interessante. Saranno le 5 stelle appena ricevute da Slow Food, sarà la stagione propizia, ma non l’ho mai trovata così buona.

Tra una Groovin’ Hop (Toccalmatto) e un paio di produzioni toscane (BK di Olmaia e Contessa di Amiata, che in teoria sarebbe una IPA) trovo tempo e modo di fare il ripasso delle tre produzioni Bi.Du. presenti: SuperanAle, Black Mamba, Rodersch. La prima è una riscoperta e non la bevevo da almeno un anno e mezzo, per chi non la conoscesse è una specie di ArtigianAle con un’esagerazione di luppoli, la seconda la favolosa stout estiva di Beppe Vento, la terza invece ha reso popolare il genere kolsch tra i produttori artigianali italiani.

Ah, come accennavo sopra, c’era un concorso con giuria. I primi due posti sono andati a due produzioni gemelle di Maltus Faber (Blonde e BlondeHop, unica differenza nota il dry hopping sulla seconda), il terzo a un classicone di Menaresta (Bockstaele Dirk), quarta piazza sempre per Menaresta con la “birra ospite” Verguenza, quinto per la Madamin di Loverbeer. Una scelta (quella delle prime due) che mi lascia un po’ perplesso, perché se è vero che la birra è buona ed è giustamente piaciuta alla giuria, mi fa un po’ strano vedere due versioni della stessa produzione premiate insieme, e vedere al primo posto una delle poche birre in bottiglia di tutto il festival. Le altre posizioni non ci sono note, purtroppo, forse sarebbero servite a capire meglio la classifica finale.

Concludendo, il bilancio sulla prima edizione dell’Orobie Beer Festival è ampiamente positivo, e ci auguriamo che possa diventare un appuntamento fisso dell’estate birraria. Vi salutiamo con questa ultima foto…

(un ringraziamento a Moreno e Simona per le foto presenti sull’articolo e per gli scambi di idee e assaggi durante il festival)

Commenti (12)

non era il ORIBIE BEER FESTIVAL…..MA IL GALATI FESTIVAL!!!! MEDITATE GENTE MEDITATE!

Entro domani pubblicherò sul sito http://www.obf.bg.it la classifica completa.
La giuria ha lavorato alla cieca, diversamente che a Pasturana: i camerieri del locale portavano una brocca anonima e solo loro sapevano di cosa si trattava. Ovviamente per giudici così esperti non sarà stato tropppo difficile identificare subito quale birra fosse, ma si è tentato almeno di essere il più imparziali possibile.
Posso anticipare che la giuria popolare (anche se in pochi hanno votato) ha scelto come birra preferita la MF blonde hop… quindi, come a Pasturana, dove vinse Lovebeer, anche questa volta unanimità di consensi!
Non ho ben capito il senso commento sopra… se è una critica o meno!
L’organizzazione OBF è stata praticamente alla pari tra Compagnia del luppolo e Michele: i birrifici partecipanti li abbiamo scelti tutti noi (alcuni che avevamo chiamato, in questo periodo non potevano, come Lambrate, o non avevano birre da mandarci, come Montegioco), occupandoci anche di tenere i rapporti con i birrai, studiare la grafica ed i comunicati stampa, pubblicizzare l’evento su internet e sui giornali, assicurare i volontari per il festival, selezionare la giuria e prepare il materiale necessario.
Tutta la parte economica (costi e ricavi, non possiamo e non vogliamo entrarci) e la cucina sono stati a carico di Michele, che ha messo a disposizione il locale curando la logistica dell’evento.
Slowfood ha portato i prodotti tipici ed i fornitori.
Il bilancio della prima edizione per noi è positivo: i birrai erano soddisfatti, alcuni entusiasti (Maltus Faber, Schigi, Loverier). Tutti ci hanno segnalato che i “clienti” erano molto appassionati e curiosi, facevano tantissime domande.
Sabato s’era il locale era stipatissimo, dentro e fuori (decine di persone anche in piedi). Abbiamo spillato circa 2000 degustazioni e quasi 300 birre medie.
L’anno prossimo lo riproporremo di certo, cercando di correggere i problemi, ma per essere la prima volta non ci sono stati grossi guai e credo che la gente che è venuta abbia apprezzato.

Sabato sera… come abbia fatto a scrivere “s’era” è un mistero! ;-)

Ecco dov’e’ che ti sei bevuto quella lista sterminata di birre a meta’ pomeriggio! :D

Comunque, mi sembra davvero che sia stato un ottimo evento. Bene cosi’ e complimenti all’organizzazione – e ai birrai!

Birre servite alla giuria con la brocca..
Facendo i conti della serva, circa 450 litri di birra/15 birrifici presenti=poco piu’ di 1 fusto a birrificio di media.

IL GALATI FA’ ANCHE GLI STUFATI…PEPATI E SALATIIIIIIII MA SALATI……..

@brasao
Conti della serva un po’ sballati… Non ho capito se ti sei basato sui gettoni venduti, ma tieni presente che i numeri che ho indicato erano solo quelli del Sabato (mi sembrava si capisse). Quelli finali ancora non li so, perché me ne sono andato a casa alle 23.00, c’era ancora gente e non erano quindi ancora stati conteggiati i gettoni ai birrai. Quando li avrò ve li dirò, perché non abbiamo nessun segreto da proteggere… Magari riuscirò anche ad averli separati per birrificio. Però non sapremo mai di preciso se e quanta birra è avanzata ai birrai, perché le birre non sono state comprate da noi o dal Dome: ogni birraio vendeva direttamente e veniva pagato secondo i gettoni ritirati, fatturando poi alla fine l’effettivo consumo.
Comunque ad ogni birrificio era stato chiesto di portare due fusti per tipo di birra.
C’erano una quarantina di birre diverse (una trentina di spine ed il resto bottiglie): Extraomnes, loverier, maltusfaber, amiata, BFM hanno portato il grosso in bottiglia. Chi ha portato 4/5 birre ha portato magari solo un fusto per tipo.
Invece dei 1200l (30 birre x 2 fusti x20l) mettiamo quindi che siano stati solo 1000l.
Forse non tutte le birre sono finite, perché la Domenica c’è stata meno gente, ma, per fare un esempio, il Bidu verso mezzanotte del Sabato (la gente si è fermata fino alle tre di mattina della Domenica) ha chiuso il banco (suo e dell’orso verde) perché temeva di non averne più per il giorno dopo… Se il birraio è stato saggio, la Domenica non avrà aperto il secondo fusto se ormai era pomeriggio inoltrato e magari aveva ancora della birra da finire dell’altra tipologia portata.
Per quanto ne so i birrai erano soddisfatti della vendita. Era solo la prima edizione ed un minimo di taratura serve sempre. Probabilmente l’anno prossimo lo faremo di Venerdì e Sabato e con solo 10 birrai (max 3 birre a testa), diversi da quelli di quest’anno, che vorremo obligatoriamente tutti presenti.

Sbaglio sempre qualcosa… “obbligatoriamente”!

Gian, scusa, mi diresti perche’ sballati?
2000×0.15=300
300×0.5= 150
Quindi totale 450
Se i fusti sono da 30 litri non fa 15 fusti circa?
Noto un po’ di coda di paglia, la mia era una semplice considerazione.

Sballati perché, come ho scritto, ti sei basato solo su dati del Sabato.
Peraltro le “medie” erano da 0,3 ed i fusti (italiani) sono praticamente sempre da 20, soprattutto nelle Ale.
Coda di paglia? Sto dando tutti i dati più precisi che ho, ho anche linkato questa discussione sulla pagina dell’OBF… Non vedo proprio perché!
Siccome la mia prima preoccupazione è stata proprio quella che i birrai non ci rimettessero riportando indietro fusti non finiti, mi fa piacere precisare che non è stato così, anche se ovviamente qualcosa sarà avanzato: è impossibile finire tutto contemporaneamente e non lasciare poi senza beveraggio gli ultimi arrivati!

Altro dato: i birrifici effettivamente presenti col birraio erano 9/10: Almond 22 e L’Olmaia non c’erano e le loro birre non sono state pagate a gettoni secondo il consumo ma i fusti sono stati acquistati preventivamente ed in toto da Michele (infatti il totale dei gettoni che ho detto non tiene conto delle birre vendute al banco interno al locale, coprese quelle di BFM: sono solo quelli contati Domenica mattina, prima d’inizare a spillare per la seconda giornata, quando ce li hanno restituiti i singoli birrai); inoltre ExtraOmnes s’è fermato solo il Sabato (già lo sapeva, doveva andare al mare) ed ha venduto tutto, Maltus Faber ha venduto tutto, Cesare dell’Orso Verde era rappresentato da Beppe (le sue birre gli sono state pagate come se fosse presente, circa il doppio del prezzo al litro di quando si compra solo il fusto, ma in realta non c’era…).
Quindi direi che bisognerebbe dividere il totale dei gettoni per 9 od al massimo 10…
Per la precisione… :-)

Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare Gian per i puntuali interventi, e per la trasparenza con cui il giudizio è stato messo a disposizione di chiunque lo voglia leggere al di là delle prime posizioni.

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