Guida Alle Birre d’Italia 2011 – Slow Food

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Categoria: Birra, Varie

E’ uscita la Guida Alle Birre d’Italia 2011 di Slow Food, pubblicazione abbastanza attesa fosse anche solo per cancellare il triste ricordo dell’edizione precedente, un libro con ottime promesse (il primo a voler fotografare nei dettagli il crescente movimento birrario italiano) ma con numerose pecche. Doveva essere la nostra prima recensione, quella dell’edizione precedente, ma decidemmo di soprassedere, non sapendo bene da che parte affrontare quel curioso volumetto. Già la presenza di pagine pubblicitarie in un libro (specie in una guida) mi risulta strana, ma almeno era un po’ meno fuorviante dell’insertino di una nota multinazionale presente sulla Guida Alle Birre del Mondo del compianto Michael Jackson, edita anch’essa da Slow Food.

Tra le tante perle, ricordo la totale assenza del Mosto Dolce (storico brewpub di Prato con almeno un paio di produzioni di tutto rispetto) e la presenza di nomi improbabili come il brianzolo Novecento. Difetti prontamente corretti nella nuova edizione della guida, che si concede il lusso di giocare d’anticipo inserendo birrifici in via di apertura come Extraomnes (di Luigi “Schigi” D’Amelio, letteralmente atteso al varco da un bel po’ di gente con cui ha avuto vivaci confronti in rete) ed Endorama (dell’amico Simone Casiraghi).

La vecchia guida ci diceva che le birre alla spina non meritavano giudizio né, quindi, apprezzamento. Criterio un po’ surreale, anche perché ci sono stili birrari che in bottiglia perdono tanto, se non tutto. Inoltre, ci sembrava un modo un po’ pigro e snob di liquidare i brewpub e le loro produzioni: difetto non ancora superato. Il giudizio sulle bottiglie invece vedeva un profluvio di capolavori da quattro e cinque stelle, e anche i grandi nomi dell’industria (trattati a parte nel finale) non avevano grosse difficoltà a raggiungere le due-tre stelle.

Questo, in passato. Guardiamo avanti, guardiamo al futuro, affidandoci alle stelle, appunto. Sembra esserci stata una discreta revisione in basso, con un generale abbassamento del voto che ha colpito quasi tutti.

Sul web, si è partiti dall’anteprima dell’ottimo Andrea Turco (che ha curato la parte dedicata alla birra in rete, e che ci ha segnalato: grazie) che anticipa la lista delle birre-capolavoro, quelle birre talmente buone da meritare il massimo punteggio possibile. Lista che ha destato polemiche fin dai primi commenti, con diversi lettori che contestavano l’una o l’altra birra, o facevano ironia sulle (legittime) perplessità di Paolo Polli. Ve la copiamo pari pari, per chi non avesse ancora avuto occasione di poterla apprezzare:

Chocarrubica – Grado Plato
Draco – Montegioco
Elixir – Baladin
Erika – Baladin
Filo Forte Oro – Birra Pasturana
Frakè – San Paolo
Ipè – San Paolo
Isaac – Baladin
Mama Kriek – Baladin
Martina – Pausa Cafè
Mummia – Montegioco
Nora – Baladin
Panada – Troll
Quarta Runa – Montegioco
Sticher – Grado Plato
Strada San Felice – Grado Plato
Tibir – Montegioco
Tosta – Pausa Cafè
Tosta Cuvée Acida – Pausa Cafè
Xyauyù – Baladin
Amber Shock – Birrificio Italiano
ArtigianAle – BI-DU
Ghisa – Lambrate
Nubia – Orso Verde
Porpora – Lambrate
Rodersch – BI-DU
Scires – Birrificio Italiano
Tipopils – Birrificio Italiano
Wabi – Orso Verde
Admiral – 32 Via dei Birrai
Extra Brune – Maltus Faber
Triple – Maltus Faber
BIA Golden Ale – Ducato
Divinatale – Torrechiara
Panil Enhanced Final – Torrechiara
Re Hop – Toccalmatto
Skizoid – Toccalmatto
Via Emilia – Ducato
Winterlude – Ducato
Contessa – Amiata
La 9 – L’Olmaia
Duchessa – Birra del Borgo
Enkyr – Birra del Borgo
Genziana – Birra del Borgo
Re Ale – Birra del Borgo
Reale Extra – Birra del Borgo
Re Porter – Birra del Borgo
Bianca Piperita – Opperbacco
Blanche du Valerie – Almond ‘22
10 e Lode – Opperbacco
Maxima – Almond ‘22
Noscia – Maltovivo
BB10 – Barley
BB Evò – Barley
Toccadibò – Barley

Questi dunque i capolavori dell’arte birraria italiana, curiosamente concentrati in pochissime regioni di produzione, tanto che uno potrebbe pensare che l’autore si sia lasciato un po’ trasportare dall’entusiasmo, o, come temiamo, dalle simpatie.

Altrove, invece, il neo-mastro birraio Schigi (vedi sopra) in veste di maestrina dalla penna rossa offre le sue cinque stelle e tira la riga su alcune produzioni e ne aggiunge altre, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di aumentare le Baladin in lista, che assieme a Birra del Borgo occupano mezza lista delle eccellenze. Intendiamoci: a me, le birre del Borgo piacciono, specie alla spina. Della Genziana, provata in bottiglia un paio di volte, mi ha colpito la totale assenza dell’aromatizzazione promessa. Ma ammetto che un paio di assaggi non sono sufficienti a giudicare la complessità di una birra, e magari mi è capitata la bottiglia sfortunata. Lo stesso riesame me lo riservo per la collaborazione di lusso (con Sam Calagione della Dogfish Head) My Antonia, che almeno ha il pregio di spaccare gli appassionati tra chi la adora e chi no.

Da parte nostra, quello che notiamo è un grosso livellamento: una volta deciso che un birrificio fa roba buona, si sprecano le quattro stelle, con punte di cinque per le eccellenze e con un bel tre per le birre che a chi ha curato la guida non sono piaciute. Raramente (mai?) un birrificio “cinque stelle” si prende le due stelle per una produzione sballata, piuttosto si fa finta di nulla e si mette solo la schedina in breve senza valutazione, forse per non sporcare la scheda di qualche produttore più o meno intoccabile. A sentire i curatori, ogni birra valutata è stata assaggiata almeno tre volte. Io ho forti dubbi, specie per qualche “produzione speciale” che si è rivelata di difficile reperibilità pure nelle zone di produzione (un nome su tutti, per chi come me abita in Lombardia, può essere quello della Birra Madre di Menaresta, un frullato di lieviti impazziti di difficile valutazione: tre stelle).

A proposito di birre tre stelle: la mia più grande perplessità è proprio sulla presenza di moltissime birre liquidate con una breve scheda che riprende quasi calligraficamente la scheda del produttore e vengono liquidate con un giudizio medio senza troppi approfondimenti. Alcuni birrifici hanno una fila di stelle praticamente uguali per ogni birra prodotta, con una variabilità quasi assente. La sensazione è che le birre non siano state provate con la dovuta attenzione, perché la maggior parte dei birrifici ha un paio di prodotti di punta e un prodotto o due ai limiti della potabilità. Qui invece tutto è livellato sulla norma, come se al birrificio fosse stato assegnato un determinato punteggio e in base ad esso poi si fanno gli aggiustamenti del caso. Non si sa quindi se sarebbe utile pensare a un nuovo sistema di valutazione o se cancellare il sistema di stelle in tutto e per tutto.

Inoltre, quando leggo una guida birraria mi piace una certa personalità nelle scelte e anche nelle schede. Certo, c’è il rischio di sbagliare, di dire qualche fesseria, ma almeno si giustifica in qualche modo il proprio lavoro, o almeno si fa vedere che c’è un lavoro dietro. Fare il verso alla scheda del produttore, per quanto dettagliata possa essere, mi fa chiedere cosa una guida del genere aggiunga rispetto alla semplice lettura delle etichette, comodamente possibile sia nel proprio pub-beer shop di fiducia che, ancora più facilmente, sulle pagine web dei produttori stessi.

15 (quindici) euro sono tanti, per un libro con le inserzioni pubblicitarie. Inserzioni di prestigio, da un noto distributore di birra alla maggiore banca italiana, passando per il marchio più noto di caffè del Belpaese e il consorzio di una nota specialità casearia. Gente con i soldi, insomma, mica parliamo di una paginetta di qualche oscura associazione locale di appassionati.

Le cose più carine sono la breve scheda introduttiva al birrificio e la tabellina che in pochi simboli riassume le birre. Velo pietoso sulla chiocciolona Slow Food.

Giudizio finale? Compratelo se vi serve una sorta di elenco del telefono della birra italiana, con due linee guida su quello che va assolutamente evitato (birre da 1-2 stelle) e quello che andrebbe provato almeno una volta (birre dalle 3 stelle in su). A proposito, tra le birre da due stelle ci sono la Grigna, pils del Lariano, e la Dreher, che “colpisce per facilità di beva” (sic). Prosit?

Commenti (34)

[quote] uno potrebbe pensare che l’autore si sia lasciato un po’ trasportare dall’entusiasmo, o, come temiamo, dalle simpatie. [/quote]
Solo una precisazione: non c’è un unico autore, sono stati sguinzagliati per l’Italia parecchi personaggi, anche piuttosto competenti (siccome tutti l’hanno fatto gratis, senza nemmeno rimborso spese, sono stati mandati grosso modo nella loro zona di residenza), ed ognuno ha redatto le schede di 10/15 birrifici.
Ovvio che ci siano schede più dettagliate ed altre meno, a seconda della predisposizione alla ‘logorroicità’ dell’inviato (anche se poi alla fine una redazione centrale ha cercato, per quanto possibile, di uniformare), e magari qualcuno non si è sprecato troppo (non so, non ho ancora comprato la guida) ma sicuramente non c’è un ‘grande fratello’ che ha tirato le fila per dare punteggi alti o bassi predeterminati.
Anzi, per quanto ne so, chi era conosciuto per apprezzare o non gradire particolarmente un determinato produttore è stato mandato da un’altra parte…

Curioso come la zona dove abito io non sia stata praticamente trattata, se non per i birrifici più famosi – e dire che qua è davvero pieno.
Di Modena città manca il Gallia Omnia, che ha addirittura il brewpub. Manca il Birrificio Emiliano di Castelfranco Emilia (che è collegato ad un grosso locale di Modena che tratta in quasi esclusiva le loro birre artigianali). Manca Corte Mancina di Quattro Castella (RE). Mancano le birre fatte dal Dickinson Pub (prodotte da Boelens in Belgio).
Poi manca Dada di Correggio: su questa però c’è l’attenuante della novità del birrificio (così come Zion di Castelnovo di Sotto, anche questo completamente assente).

Cinque (+ le produzioni del Dickinson) birrifici fantasma nell’arco di 50km. Niente male come fotografia birraia della zona.

Non voglio dire che sia quello il caso, perché nello specifico non so chi se ne sia occupato, ma ti posso dire per certo che la politica editoriale è stata quella di non menzionare (se non, come tu dicevi, alla maniera di un elenco telefonico) i birrifici di cui sarebbe stato necessario criticare le birre troppo pesantemente perché veramente difettose o scadenti.
Ripeto, non voglio dire che sia per quello che mancano dei birrifici (so che con alcuni – non questi nello specifico, per lo meno non lo so – è stato impossibile, nonostante svariati tentativi di contatto, fissare un appuntamento, e quindi non sono presenti nella guida) ma si è preferito non danneggiarli parlandone male su una guida e nello stesso tempo non si è voluto mentire ai compratori parlandone bene…
Ti potrei fare i nomi di alcuni birrifici lombardi (uno bergamasco) visitati e non presenti nella guida perché non degni…

Posso dire la mia? Pessima recensione.

Di quelli da me citati, almeno due son sicuro che non siano proprio stati presi in considerazione. degli altri, sinceramente, non so.
Non capisco a sto punto, prendendo per buono – e non avrei motivi per dubitarne – quello che dici, come mai sia stata recensita la Dreher…

Paolo puoi esprimere le tue impressioni in maniera più dettagliata? Qui non facciamo pagare le parole 🙂

Scherzavo! Posso dirne un’altra?
Tu linki questo post sul blog di Deluso ” lo scroccone ” e poco poco dopo su MoBi qualcuno ti ri-linka. Il cerchio si chiude. Prosit.

Per i casi specifici chiedete direttamente a Giacu o ad Andrea Camaschella, che si sono occupati dell’elaborazione finale.
Andrea lo trovi facilmente su Facebook.

P.S. Non capisco nemmeno io cosa vuole dire Paolo…

@ Paolo: è una scelta tematica. Se DSOB parla delle stesse cose, come fa CDB, come fanno altri (anche sul blog di Paolo Polli, per inciso), va bene, almeno dal mio (nostro?) punto di vista. Ognuno dice la sua, e non è assolutamente detto che solo uno/una abbia ragione. Avrei più problemi, sia da consumatore che da publican, con recensioni/idee uguali.

P.S: il cerchio non si chiude se non per caso. Puoi crederci o meno, vivremo ugualmente bene

@ alessio
Certo, ma il mio ragionamento era leggermente più tortuoso, un po’ da matti, come mi ha definito deluso, ma lasciamo perdere.
ciao

Ah Paolo, una cosa che ieri notte non ricordavo. Io mattina ho postato il commento su DSOB, però non c’è la pubblicazione automatica. Sul forum di Mo.Bi. c’era la mia recensione ben prima che il mio link fosse approvato/pubblicato su DSOB, e Mattia può confermarlo (è stato lui a mostrarmi il link sul forum di Mo.Bi.).
Sempre che la cosa abbia importanza, cosa di cui dubito.

No, non ha importanza…

Purtroppo,come per il vino,anche nel mondo della birra artigianale si assiste allo sgradevole spettacolo di stelle,etichette,premi ecc. assegnati sulla fiducia e non sul reale valore della singola birra. Basti vedere i nomi dei più premiati,sono i soliti 5 o 6 che si alternano in Italia nei vari eventi,poi i premi “mondiali” ed “europei” vengono vinti da altri birrifici considerati outsiders solo perchè non fanno parte della casta,ma che fanno dei grandi prodotti.Sugli “esperti” squinzagliati per l’Italia ho i miei dubbi.Sul fatto che chi aveva avuto problemi con un birrificio è stato mandato altrove sono sicuro:il risultato è che gli “esperti” sono finiti a recensire le birre dei loro amici birrai!

Gli esperti sguinzagliati esistono davvero, Schigi era uno di quelli della precedente edizione, per questa edizione ne conosco almeno uno (mi ha contattato ieri dopo aver letto questo post) e sulla sua competenza non ho assolutamente niente da dire, lo conosco da parecchi anni.
Non sono nemmeno d’accordo sul discorso che fai sui premi, per inciso. 😉

Almeno un esperto lo conosco pure io,ed è tutto meno che esperto!!
Sui premi capisco il disaccordo ma credo che abbia dato all’occhio pure a te l’esagerato numero di 5 stelle assegnati a baladin e del borgo,questo senza mettere in dubbio la bontà dei loro prodotti e la capacità dei birrai.
E poi,riguardo alla “sudditanza psicologicobrassicola”,hai mai notato che certe birre se trovate non a posto vengono recensite(vedi microbirrifici.org) con un “da riprovare” oppure “forse una bottiglia sfortunata”,mentre altre vengono stroncate senza pietà?

@Balzallocchio
Su microbirrifici.org scrive chiunque (basta registrarsi), ed ovviamente può scrivere quello che vuole. Non c’è una valutazione ufficiale del sito. Come per ratebeer.com, che funziona allo stesso modo, l’attendibilità è nulla o comunque limitata a valutatori di cui ci si fida.
Per quanto riguarda i recensori, io ne conosco parecchi e sono tutti competenti.
Ogni scelta ovviamente è opinabile (penso che nessuna scelta di nessuna guida potrebbe ottenere unanime consenso, basta vedere le stelline assegnate da Tim Webb alle birre belghe sulla sua fondamentale guida, spesso discutibili) ma preferirei che si indicasse (come Schigi) quali altre birre avrebbero meritato la massima valutazione e quli tra le selezionate invece non ne sono degne.
Poi si sa che criticare è facile…

@Gilgam
Hai pienamente ragione,nessuna guida accontenterà mai tutti,io sono uno di quelli non contenti e mi sono permesso di farlo notare.Ognuno ha le sue idee,non è questione di facilità nel criticare,quando si esce con una guida si devono anche accettare eventuali pareri negativi.Avrei potuto anche citare le lumachine assegnate,che sono anche queste ai limiti dell’assurdo,come se chi non ha ricevuto la lumaca lavori in maniera peggiore degli altri senza curare le materie prime o la bontà del prodotto finale.
Il problema è che queste guide,così come anche i vari premi o classifiche,hanno un effetto sulle vendite(positivo o negativo)quindi andrebbero fatte in maniera più trasparente.Per esempio indicando i nomi di chi ha fatto le schede localmente,magari anche le date e i lotti dei 4 assaggi.

E’ stato chiesto dai valutatori di inserire almeno la sigla in calce alla recensione, ma slowfood ha risposto che non è nella sua politica e nella tradizione delle loro guide (mai fatto in altre) perché alla fine è un lavoro collegiale.
E’ stato proprio per non danneggiare commercialmente i birrifici che avrebbero avuto recensioni negative che si è deciso di non metterli proprio (meglio che parlarne male: così, come dimostrano i nostri interventi, si può pensare semplicemente che sono stati tralasciati o non visitati; in pratica ci si è fatti carico di possibili critiche per senso di responsabilità). Non ne ho la certezza matematica ma, al 99%, chi non c’è non è perché non è stato preso in considerazione ma perché è nelle condizioni anzidette.
Poi capisco benissimo che una guida possa essere criticata, vorrei solo evidenziare che il metodo di lavoro è stato serio e basato su scelte precise.

@ Balzallocchio: ecco, forse ci ritroviamo un po’. Però il paragone con il lavoro di Tim Webb (persona tra l’altro squisita e senza peli sulla lingua) e dei suoi collaboratori è inevitabile e, purtroppo per gli italiani, ingeneroso. Sulla Guida di Tim Webb la Huyghe (famosa in Italia per il marchio Delirium) passa con disinvoltura da 4 (Grand Cru) a 2 stelle (St. Idesbald Blond). Anche Silly passa senza problemi dalle 2 alle 4. Non solo: c’è un giudizio sul birrificio nel complesso che è meno ipocrita della lumachina Slow Food e ti riassume ciò che i curatori pensano del birrificio al di là dei singoli prodotti, che possono essere più o meno riusciti. Qui invece sembra esserci solo il giudizio sul valore del birrificio, che condiziona in modo decisivo quello sul singolo prodotto. Tipo: scordatevi che Borgo o Baladin possano fare una birra da 2 stelle, fosse anche solo per errore. Se la fa, la mettiamo senza stelle, non si sa mai chi potrebbe adirarsi. Anche la portata in termini di hl/anno è più intuitiva: anziché dare la cifra indicativa ti dà la dimensione del birrificio, che è un termine sicuramente più semplice per il lettore non esperto di sapere quante bottiglie fa. Tutto questo perché mi piace approfondire anche al di là di quelli che devono essere i tempi e gli spazi di un singolo post.
Una nota: qualcuno mi ha messo la pulce nell’orecchio dicendo che qualche produttore più furbo potrebbe aver mandato cotte speciali per la guida, cosa che non mi sento di escludere assolutamente. Sia per la fonte in sè che per la furbizia di un’operazione simile. Questa è una nota di merito ulteriore, in realtà, per Tim Webb, che si vanta di mandare “ispettori” anonimi proprio per evitare fregature simili. Poi nessuna guida è imbattibile di fronte a critiche di faziosità, ci mancherebbe, ma già la metodologia di assaggio sembra strana. Tipo: “devo fare una guida sponsorizzata da Slow Food, che resterà su tutti gli scaffali delle librerie d’Italia per almeno un anno e mezzo, mi mandi la tua birra che decido come parlarne?”
Come diceva Arbore in una nota pubblicità di quando ero bambino, “meditate gente, meditate”.

@alessio
[qiote]Una nota: qualcuno mi ha messo la pulce nell’orecchio dicendo che qualche produttore più furbo potrebbe aver mandato cotte speciali per la guida[/quore]
Non funzionava proprio così. Non era il produttore a mandare la birra a qualcuno od in qualche posto, era il valutatore a prendere appuntamento ed a recarsi in birrificio.
Può essere che i birrifici più grossi abbiano tenuto da parte bottiglie provenienti da cotte particolarmente fortunate, ma per gli assaggi alla spina e per i produttori minori tenderei ad escluderlo.
Riguardo alla guida di Tim Webb, è vero che i giudizi sulle birre sono variabili all’interno della stessa birreria (non proprio sempre, però, ha anche lui i suoi “preferiti”), ma a volte sono difficilmente condivisibili. Anzi, per quanto sia un libro inidispensabile per il turista birrario, per le utilissime informazioni sui birrifici, è proprio la valutazione dei loro prodotti il punto più debole. Su internet si trovano parecchie critiche al riguardo, ma anche nelle discussioni tra appassionati è capitato di palarne.

@Gilgam
Ti ringrazio per la spiegazione,in effetti la scelta di omettere i più disastrosi fà onore a Slowfood,ora magari si arrabbieranno i birrifici recensiti che diranno”io ci ho messo la faccia,è giusto che chi non è all’altezza venga stroncato”,ma così non si finisce più!
Le guide in sè stesse sono terreno fertile per questo genere di discussioni,chi viene recensito bene loda gli esperti,chi viene recensito male li scredita,vero è che forse più spazio al giudizio generale sul birrificio(senza lumachine!)sarebbe interessante, dal momento che si parla di fatti non di opinioni.Se tu mi inviti a visitarti e trovo in disordine e non pulitissimo lo scrivo,ti assicuro che il concetto di igiene varia molto da birraio a birraio,ho visto brew-pubs con l’impianto a vista in condizioni oscene,e magari piccoli birrifici che fanno birre oneste dove potevi mangiare direttamente per terra da quanto erano puliti.
La chiave di tutto è ,e sempre sarà,la degustazione.Sono davvero pochi in Italia quelli che sono in grado di valutare una birra senza farsi condizionare dall’etichetta,ho visto certi “degustatori”diventare piccoli piccoli dopo una degustazione alla cieca!!

@Gilgam.
Sul fatto che alcuni birrifici siano stati saltati a piè pari, non ci sono assolutamente dubbi. Dei tre che “seguo” in zona, mi son informato, nessuno ha avuto nessun tipo di visita, nè nel brewpub, nè nello stesso birrificio.
Capisco la scelta di soprassedere a quelle produzioni di modesta qualità, ma non la condivido. Perchè per alcune produzioni di birrifici particolarmente famosi si è preferito “dimenticarsi” delle stellette e per altri se non ci sono si parla subito di produzioni scarse?
Io sono sicuro che il lavoro di ricerca, in buona fede – ci mancherebbe – sia stato fatto a volte coi piedi… impossibile dimenticarsi di 5+1 birrifici nel raggio di 50km quando poi nella stessa zona vengono recensite (con profluvio di stelle) cose imbevibili o quasi: in questo caso pensare male è d’obbligo.

@mattia
Come già detto non so chi ha seguito la tua zona. Bisognerebbe chiedere a lui perché mancano molti birrifici proprio là (oppure a Giacu e Camaschella, come suggerivo più sopra, indicando di quali si tratta), anche se penso siano casi che rientrano in quanto già detto.
Posso solo ribadire il metodo: non si è andati solo dove si è stati invitati perché le visite non erano basate su inviti…
Sono stati contattati TUTTI i birrifici italiani, per quanto ne so nessuno escluso. Con alcuni non è stato possibile fissare un incontro né per mail, né per fax o telefono (non hanno mai risposto, potrei fare tre nomi in Lombardia). In alcuni si è andati e non si è trovato nessuno, nonostante l’accordo, oppure solo la segretaria od il proprietario (non il birraio) che non disitingueva una birra da una limonata (ed ha fattto assaggiare le bire alla spina attaccate quindici giorni prima), oppure era disponibile un quarto della gamma…
In questi casi, o quando le birre erano tutte scadenti, non si è pubblicata la recensione del birrificio.
Gli acquirenti della guida siano abbastanza saggi da rifornirsi dai posti recensiti e con buone valutazioni!

Io invece resto sicuro del contrario: chi ha seguito la zona, non la conosce o ha volutamente ignorato certi posti. Solo in seconda, terza ipotesi prendo la tua idea.
Sugli acquirenti, io invece spero siano abbastanza saggi, una volta stabilito che la qualità delle materie prime è di assoluto rispetto, di fidarsi esclusivamente del proprio gusto e solo successivamente, volendo, leggere le recensioni: altrimenti in Italia berremmo tutti solo Baladin.

Ogni opinione è rispettabile, ma allora io posso anche pensare che i birrifici non presenti in guida non la raccontino giusta…
Per quanto riguarda i consumatori, se hanno comprato la guida penso che ne sentissero il bisogno (io per esempio non l’ho comprata…) e spero che la usino (nel modo corretto), altrimenti han buttato i soldi. Poi si faranno un loro parere!

@Gilgam

io non ho ben capito le tue risposte.
stai giustificando le evidenti markette di questa guida ?
ti faccio notare che l’Italia ha terminato il mondiale con 2 punti.

Non giustifico nulla, a me Baladin nemmeno piace, né le birre né il personaggio.
Spiego solo come è stato impostato il lavoro per la realizzazione della guida perché è evidente che ci sono delle idee sbagliate.
Le markette sono nell’occhi di chi guarda, comunque. Le birre di Baladin vincono premi ovunque, anche a Pasturana lo scorso anno, che non è organizzato da slowfood (effettivamente il loro legame con Farinetti & C. può dare materiale ai diffidenti): nonostante alcuni giudici non amassero Teo, e controvoglia, dovettero riconoscere onestamente che la Nora era la miglior birra presente.

@Gilga

Mi sbaglierò ma sembra che ti arrampichi negli spechi.
Vogliamo parlare della @ di birra del borgo ?
Senza parlare male di nessuno, non ti suona strano come si è proposta questa guida,chi ha stravinto e chi invece non è stato manco calcolato?
I responsi europei dicono cose diverse sulla qualità delle nostre birre osannato birrifici che da noi vengono messi un po in disparte, strano no?
Ci sono delle situazioni troppo evidenti per passare inosservate, come il discorso birra provata in lotti o situazioni diverse quando alcune di quelle birre premiate sono produzioni uniche e sperimentali quindi o mentono sapendo di mentire o sono degli sprovveduti.
15 euro non sono pochi per leggere un depliant pubblicitario, basta andare al centro commerciale per riceverne chili gratis.

@alessio.

bella recensione e ottimi spunti di riflessione.

Ma dove mi arrampicherei? E perché poi? Nemmeno ho partecipato alla stesura della guida e non sono socio di slowfood…
A me non interessa difendere le scelte delle migliori birre (fatte comunque liberamente da persone diverse e competenti): posso anche dirti che non sono d’accordo su tutte, ma non è questo il punto. Voglio solo ribadire l’onestà di fondo dei valutatori, perché ne conosco diversi, e mi basta avere chiarito, siccome lo so bene, come è stata realizzata la guida.
Pensatela come volete. Giunti a questo punto è chiaro che ognuno resterà della sua idea.
Tenete solo presente che in Europa i birrifici premiati sulla guida (le cui birre peraltro nemmeno io bevo più da tempo), essendo più “vecchi” di altri, i riconoscimenti li hanno già ricevuti più volte negli anni passati ed ultimamente nemmeno si presentano a tanti concorsi.

Quando si realizza un’opera corale come questa, talvolta bastano due o tre collaboratori “inadeguati” (vuoi per incompetenza, vuoi per faziosità) per abbassare notevolmente il valore enciclopedico dell’opera stessa.
Per non parlare del fatto che nell’era di internet questo tipo di opera non ha più senso di esistere in formato cartaceo.

Detto questo, mi pare che abbiano ragione un po’ tutti. Mattia a dire che la sua zona è stata trattata alla cazzo di cane, Gilgam a dire che le idee alla base della guida erano fondamentalmente buone, Francesco ad evidenziare che qualche dato è oggetivamente poco condivisibile.

Purtroppo mi sa che non se ne esce, anche perchè come spesso succede la verità è probabilmente in mezzo.

Ecco, non ho aggiunto nulla alla discussione, ma almeno ho partecipato 🙂

Sabato e Domenica all’Orobie Beer Festival di Nembro come si legge sul sito http://www.obf.bg.it ci sono in giuria sia Luca Giaccone che Andrea Camaschella, che sono stati coinvolti a livello di recensori ma anche di coordinatori e revisori finali nella stesura della guida.
Siccome sono persone molto disponibili sono certo che se qualcuno ci facesse un salto e li interpellasse potrebbero chiarire ogni perplessità.

Non mancheremo, tra l’altro stavo preparando un breve articolo di segnalazioni di eventi in arrivo (OBF e non solo).

Ricordi il cerchio che si chiudeva? A quanto pare di “chiuso”, al momento c’è Thedarksideofbeer, al momento eh..
Voi sapete qualcosa, no perché era una mia lettura quotidiana.
ciao