Revolution Brewing – Chicago (IL), USA

Categoria: Locali, Viaggi

Continuiamo il nostro viaggio nella vita notturna (e ubriacona) di Chicago con un brewpub di nuovissima apertura: Revolution Brewing, dotato anche di un utile sebbene poco aggiornato sito (non fidatevi della lista delle birre!). Situato nella zona di Logan Square (Google Maps), che è uno dei quartieri più ricchi di locali notturni, di tutti i generi, questo birrificio – con relativo pub – ha aperto i battenti da pochi mesi, credo a Febbraio o Marzo 2010. Il proprietario e mastro birraio è Josh Deth, che si è fatto le ossa lavorando alla Goose Island Brewery, ed ha poi deciso di tentare una strada per conto suo, prima con l’Handlebar, e adesso con questo birrificio.

Non lasciatevi ingannare dal nome o dal tema vagamente filo-sovietico dell’impostazione grafica: Revolution Brewing è un posto molto, molto sciccoso. Se vi aspettavate un largo capannone occupato da improbabili figli dei fiori spaesati nell’America capitalista, rimarrete delusi. Qui niente è lasciato al caso, e fin dall’arrivo si capisce che questo è un posto in per i giovani trendy, certamente frequentato da hipster, ma anche white collars e compagnia bella. Il primo segnale è dato dai tempi d’attesa: anche in mezzo alla settimana, se arrivate tra le 7 e le 8 di sera, non sperate di potervi mettere subito a sedere. Una mezz’ora di attesa è d’obbligo, ma per fortuna si può stare al bancone per bere qualcosa nel frattempo. Non che sia facile trovare spazio al bancone, perché questo posto sembra essere sempre dannatamente pieno: anche dando un’occhiata alle recensioni su ratebeer, si evince che, forse a causa dell’effetto novità, i clienti non mancano mai. Il secondo e più evidente segnale è dato dall’arredamento e dall’estetica del posto, tutto in legno e ottone: niente male, davvero niente male. Bancone ellittico al centro della stanza, cucina completamente in vista, così come l’impianto birrario in fondo alla stanza.

E’ d’obbligo verificare se la qualità della birra sia allo stesso livello della qualità del locale. Revolution Brewing offre circa 8 spine di birre proprie (che possono variare molto rapidamente, in quando servono solo birre fresche), una decina di birre ospiti, e una selezione di bottiglie di media grandezza. Ci hanno detto che nuovi fusti vengono riempiti ogni due settimane; per cui se qualcosa finisce prima dello scadere delle due settimane, non rimane che aspettare la mandata successiva. Le birre di Revolution Brewing sono molto varie come stili: ci sono mild ale, session ale, stout, porter, IPAs ed altro ancora. Tuttavia, nonostante la freschezza delle birre, la qualità non è ancora al livello dei brewpub di queste parti che ci hanno abituato così male: tutte le birre finiscono per essere un po’ sciapite, sebbene – intendiamoci – non siano mai cattive o mal riuscite, ed arrivano sicuramente alla sufficienza. Quando siamo andati noi, purtroppo il cavallo di battaglia del birrificio, la IPA, era finita; abbiamo ovviamente assaggiato tutte le altre birre presenti, tralasciando solo gli stili che proprio non piacevano a nessuno dei due.

La Workingman Mild è la più beverina fra le proposte; meno di 4 gradi, per una mild che tutto sommato ha una sua personalità, mantenendo un buon sapore nonostante la leggerezza della birra. Molto facili da bere anche la Logan Pride (session ale da 4.5%) e la Cross of Gold (un golden ale con un finale delicato di luppolo, secondo il mastro birraio – un po’ troppo delicato, secondo me), ma secondo noi non a livello della Mild. Non male la Iron Fist Pale Ale, un APA luppolato a secco con 4 varietà di luppolo (Amarillo, Cascade, Centennial e Chinook), dotata di un buon aroma, anche se me la sarei aspettata molto più pungente, visto tutto il luppolo teoricamente presente. Solo discreto il Mad Cow Milk Stout, onestamente il più dimenticabile del lotto.

Se non vi sentite avventurosi e volete evitare le birre Revolution, tra le spine ospiti e le bottiglie non mancherete certo di trovare qualcosa che vi piaccia: la selezione non è vastissima, ma è di buona qualità, con un po’ di belga e molte produzioni nord-americane.

E il cibo? Vista la sciccosità del locale, uno si aspetterebbe qualcosa di raffinato; e invece, trattasi di tipico cibo da pub americano, anche se con un’occhio alla qualità e delle variazioni interessanti: bruschette “fantasiose” (nel bene e nel male), buone insalate, pizze, classici burger (non sia mai che non riusciate a trovare un hamburger negli USA!) accostati a formaggi, verdure e spezie un po’ più inusuali. Senza farsi mancare le bistecche, se le volete. Ci sono anche alternative vegetariane – non molte, ma di tutto rispetto. Tutto sommato ne siamo rimasti più che soddisfatti, e anche i prezzi erano perfettamente in linea. In conclusione, un brewpub che fa dell’ambiente il suo punto di forza; le birre sono tutte molto bevibili e la qualità degli ingredienti è apprezzabile, ma manca loro quel carattere che, forse, arriverà col tempo.

Giacomo & Mattia

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