Sono arrivate anche in Italia le nuove produzioni Mikkeller, che vanno a completare il percorso “didattico” tanto amato da degustatori e publican.
Di cosa sa il luppolo Centennial? Toh, beviti questa Mikkeller e sei sistemato. Ideali per corsi di degustazione birraria, tanto amate dai feticisti dei luppoli, le birre della serie single hop della Mikkeller non mi hanno mai entusiasmato, pur trovandomi d’accordo con chi ne afferma l’indubbia utilità e direi anche necessarietà. Come spiegava un amico che conduce corsi, prima si faceva arrivare il luppolo apposta per la lezione del corso, con costi maggiori e benefici meno evidenti (un conto è dare a un corsista una birra, un conto fargli annusare un luppolo).

Visto l’incredibile successo della Single Hop Series, la Mikkeller ha pensato bene di coprire quella che (in tempi di birre palestrate da quintali di luppoli, specie americani) era la parte più oscura per tanti appassionati di birra: i lieviti. Trattasi di birre identiche in tutto e per tutto (acqua, malto, luppoli), tranne che per la scelta, appunto, dei lieviti. Lo stile prescelto è quello della strong ale, l’alcool fissato a 8%, i lieviti prescelti invece sono US Ale, Hefeweizen, Belgian Ale, Lager. Come nel caso della Single Hop Series, sono brassate alla De Proef in Belgio.
Così come cercheremo l’altra nuova serie didattica Mikkeller: vale a dire quella dedicata agli invecchiamenti in botte. Birra completamente identica e dalla gradazione importante (Black Hole da 13,1%) invecchiata in quattro tipi di botte diverse (bourbon, whisky torbato, rum, vino rosso). Le cercheremo a breve nei nostri locali di fiducia, per sapervi dire di più.












c’è anche il brett come mostrato in foto
Pur non avendo ancora assaggiato nemmeno una delle hop series, continuo a credere che siano effettivamente birre “utili”, per i neofiti. Hai senza dubbio per le mani un prodotto mirato a farti sentire questo o quel profumo/aroma/gusto. Sapere che inequivocabilmente quel “qualcosa” che senti è il tal luppolo per esempio, è di gran valore per chi ancora vaga di birra in birra chiedendosi quale sia di preciso l’aroma, chessò, del Cascade. Ti bevi una di queste e ti sei chiarito le idee, punto.
Detto questo, bisognerebbe però sapere a quale prezzo arrivano al consumatore, queste perle didattiche. Perchè se è vero che risultano “utili”, non è detto che siano nel complesso “gran birre” apprezzate dai più smaliziati, cioè che valga la pena berle anche per chi già conosce quegli ingredienti. Questo al bancone del locale o in un beershop può fare una bella differenza, imho.
Secondo me le hops (alcune più, altre meno) sono ottime birre. Ormai sono diventate le mie casual IPA per tutte le occasioni.
nota divertente: ho bevuto la 10, che sarebbe un mix di tutti e 10 i luppoli usati nella serie, ed il nelson è così caratterizzante che spicca subito tra tutto il resto
Io le S.H. non le trovo ottime, ma buone, forse discrete, e abbastanza stucchevoli. Certamente non le cose migliori di Mikkeller.
Per quanto riguarda le Single Hop, ho sempre pensato che più buone di un tot non potranno mai essere, indipendentemente dalla bravura del mastro birraio.
L’esempio perfetto lo ebbi bevendo una Single Hop (credo Tomahawk) seguita da una Stateside IPA, sempre Mikkeller. Un confronto impari davvero, impossibile utilizzare con profitto un solo luppolo per dare sia l’amaro, che l’aroma, che il gusto, proprio a causa delle caratteristice dei luppoli stessi.
La Stateside invece vantava un equlibrio davvero notevole, magari anche accentuato dallo squilibrio della birra precedente. E, per quanto mi riguarda, pur amando le birre estreme, continuo a credere che il pregio maggiore di una birra sia l’equilibrio.
Tornando in topic, sono curioso di assaggiare le Yeast Series: dato che ormai i luppoli inizio piano piano a riconoscerli, ho bisogno di nuove sfide
Le Single Hop stucchevoli? Per curiosità, Mattia, quali hai bevuto…? ^^
Personalmente, le trovo esattamente come dice Indastria: ottime, alcune più e altre meno. E questo al di là dell’aspetto didattico…
Non capisco poi il senso del discorso “più di un tot non potranno mai essere perché utilizzano un singolo luppolo”; è come dire che la macedonia (o un frullato) è più buona dei singoli frutti perché usa tutte le loro proprietà olfattive e gustative.
Ho sentito Cascade, Tomahawk, Nelson Sauvin, Amarillo, Centennial, Chinook e un assaggio di Simcoe. Ripeto: discrete ma stucchevoli. Buono il primo sorso, poi abbastanza noiose, sicuramente birre da provare almeno una volta e da prendere in caso di mancanza di grandi alternative.
le single non le trovo né squilibrate, né stucchevoli (tranne la nelson, ma solo un po’). Anzi il difetto di alcune potrebbe essere invece proprio la semplicità. Che poi è allo stesso tempo il loro pregio.
Proprio per questo le trovo ormai ideali come session IPA.
Tenendo presente che una est kent non è uguale a un simcoe, alcune le preferisco anche a birre più ricche come la stateside o la green gold.
CMQ certi luppoli (altri no, ovviamente) riescono a donare una complessità notevole alle birre, anche se usati singolarmente.
Diciamo che tra una SH e una Ipa di pari qualità (me ne vengono in mente mille, dalla West Coast Ipa, alla Lagunitas, alla Nogne O ecc…), farei fatica a prendere una SH.
Be’, mattia, ma se le trovi “noiose” non è che la birra sia fatta male o mediocre. Mi sembra più un problema tuo, scusa se mi permetto… ^^
Voglio dire: è brassata con un singolo luppolo, il gusto e l’aroma saranno esattamente quelli conferiti dal singolo luppolo. Nient’altro. Ovvio che una stessa single hop, fatta da due birrifici diversi, potrà differire di gusto (si pensi alle Centennial Mikkeller/Founders, che ho messo a confronto sul blog il mese socrso), ma di base sono in un certo modo perché lo prevede il luppolo.
E chi ha detto che son fatte male? Ne ho paragonato la qualità a prodotti di eccellenza (Lagunitas, Nogne ecc). Ma posso dire che personalmente mi stancano, no? Mi pare un’impressione soggettiva (e non un problema) sulla quale c’è poco da discutere. Così come dire che ne preferisco mille altre di Ipa (per di più la Founders da te citata – sentita giusto una settimana fa alla Founders stessa in Michigan – secondo me è superiore alla rispettiva SH di Mikkeller) sono, per me, di più grande soddisfazione?
Il fatto che sia fatta con un luppolo solo a me importa fino ad un certo punto: l’importante è che la qualità sia alta – e lo è – e che il mio gusto personale la trovi soddisfacente. Ecco, il secondo punto le SH non lo soddisfano mai al 100%.
ovvio che birre come l’alesmith IPA (o le altre che hai citato o che si potrebbero citare) siano capolavori del luppolo più delle single. Su questo penso siamo tutti d’accordo.
Ma è anche un paragone non calzante secondo me.
@ Indastria: sì, c’è anche il Brett, ovviamente. Ero anche convinto di averlo scritto.
@ tutti: io le trovo abbastanza noiose, anche se spesso molto gradevoli. Di una birra solitamente apprezzo la complessità e il bilanciamento tra gli ingredienti, poi nulla esclude che si possano fare birre monoluppolo di pregio.
@ Gabriele: a Göteborg ad esempio c’erano le single hop della Oppigards: quella stagionale (Amarillo Spring, alla spina al Rover) era a dir poco favolosa.
@mattia
Anche secondo me la Centennial di Founders è superiore alla rispettiva Single Hop di Mikkeller.
E nessuno vuole toglierti il piacere di trovare più soddisfazione in altre birre, né tantomeno di dirlo. Così come, e se hai capito diversamente mi dispiace, non c’era intenzione di supporre che i tuoi gusti fossero sbagliati.
Ciò che cercavo di dire, e lo ripeto senza nessun problema, è che le single hop sono così: prendere o lasciare. E nella loro limitatezza, nel bene o nel male che sia, per me non possono essere paragonate ad IPA che utilizzano due, tre, quattro luppoli.
Sono fatte esattamente come dovrebbero essere fatte, e sanno esattamente di ciò che dovrebbe sapere quel singolo luppolo. Ovvio che uno possa prediligere – per esempio – il Simcoe al Nelson, ma definire stucchevole o noiosa tutta una linea di birre, ciascuna delle quali incarna un singolo ingrediente base, atomico della birra in generale, be’, suona un pochino strano; senza alcuna provocazione, ma davvero mi viene in mente l’esempio della macedonia che ho fatto su…
Io ne ho bevute poche perche’ negli USA non si trovano cosi’ frequentemente, e quando si trovano, sono a caro prezzo. Sia per la bottiglia che per la spina. Ma di quelle che ho assaggiato, alcune mi sono piaciute molto (Simcoe su tutte), a livello di altre IPA che utilizzano piu’ luppoli.
Per niente stucchevoli; ma come si dice in Toscana, le opinioni sono come le palle: ognuno c’ha le sue
Curioso sulla serie lieviti. Ho trovato un rivenditore che tiene tutte le Mikkeller e spedisce anche, devo vedere quanto me le farebbe pagare.
@ giacomo: non è una citazione di Clint Eastwood?
@ alessio: si, ma sono abbastanza convinto di averla sentita dire anni fa al circolo ARCI in tempi non sospetti. Non so chi venga prima.
@gabriele
“Per quanto riguarda le Single Hop, ho sempre pensato che più buone di un tot non potranno mai essere, indipendentemente dalla bravura del mastro birraio.”
Assaggia le Amarillo di Mikkeller e di De Molen accanto alla cAmarillo di Narke, e scoprirai che anche una Single Hop può essere “più buona di un tot”. E non è l’unico esempio
@luca
“Sapere che inequivocabilmente quel “qualcosa” che senti è il tal luppolo per esempio, è di gran valore per chi ancora vaga di birra in birra chiedendosi quale sia di preciso l’aroma, chessò, del Cascade. Ti bevi una di queste e ti sei chiarito le idee, punto.”
Mah in genere una birra dovrebbe essere fatta per essere bevuta, non per le pippe mentali (provocazione
)
Ah ma io son d’accordo, è per quello che dicevo che le uniche cose davvero importanti sono la qualità del prodotto e il gusto personale
Il voto di ratebeer, per esempio, lascia il tempo che trova, a meno di non farsi condizionare da altri.
@tutti:
) avevano più o meno lo stesso “difetto”. Sono birre abbastanza spigolose, di difficile bevuta a meno che tu non sia un patito dei luppoli, meglio se sei patito di quel luppolo in particolare.
la mia espressione sul “più buone di un tot” è ovviamente basata sulla mia esperienza personale. Per ora, tutte o quasi le single hop assaggiate (direi una dozzina in tutto, di cui alcune giapponesi, a meno che altre non lo fossero a mia insaputa
La spiegazione che mi sono dato è che l’utilizzo sapiente di luppoli con caratteristiche diverse probabilmente rende più semplice conferire rotondità alla birra, cosa difficile da fare con un solo lupposo se certe caratteristiche proprio non ce le ha.
Oh, poi magari quello che io vedo come difetto per altri è un pregio, stiamo parlando di gusti, non di birre “sbagliate”.
@Andrea
La single della Narke mi manca, spero di provvedere presto. E se ce la fai prova a recuperare la Amarillo Cask Conditioned di DeMolen. Beccata al Wildeman il mese scorso e non riuscivo a smettere: pura poesia
E approposito delle pippe mentali… E’ un giochino che ogni tanto facciamo per passare il tempo, vai tranqillo che, almeno per quello che mi riguarda, la birra me la godo senza troppi compromessi
Se parliamo di didattica, allora perchè fanno tanto mercato???, Io da bevitore le bevo più che volentieri, da publican non le vendo, perchè l’operazione commerciale che c’è dietro è agli occhi di tutti…
Preferivo il Mikkel più ruspante di quando era Mike alla GB a fargli le birre, mi spiace constatare che nonostante l’enorme abbattimento di costi per lui col trasferimento (in parte) alla De Proef (con conseguente “imborghesimento” nel gusto, ma lì è puramente personale), i prezzi siano sempre molto alti…Questa è una critica che mi sento di muovere verso un prodotto che comunque apprezzo tantissimo.
Ok alla didattica, ma pensate forse che Mikkel aveva l’idea di fare il professore???
Certamente operazione commerciale… vuoi davvero che un birrificio, per quanto attento alla qualità dei prodotti e alla “didattica” che potrebbe permettere di apprezzare al meglio una buona birra, si metta a brassare birre con il solo scopo di vendere agli studiosi?
Sicuramente chi prova una di queste birre vorrà provare anche le altre, e giù soldi. Inoltre mi dà l’impressione che siano birre estremamente facili da fare, e potrebbero costare benissimo la metà, ma sono Mikkeller quindi di qualità, e giù soldi.
Non sono certo i primi a fare single hop, anche se forse sono i primi a sbandierarlo, e se confrontate la complessità di alcune single hop con queste vi accorgerete di quanta poca ricerca c’è dietro. Ora, sono comunque buone birre, per carità, ma a quel prezzo mi faccio una de molen o una hoppin frog tutta la vita.
@bugio
Concordo, anche se effettivamente la qualità nelle birre di Mikkel c’è eccome! Per il lato commerciale ricorda molto le operazioni delle case discografiche di qualche anno fa, il gruppo tira e giù cd live, raccolte di b-side, vinili colorati e minchiate varie…Tutta roba utile solo per collezionisti maniacali ma che nulla aggiungevano al valore del gruppo…a parte far cassa e spremere finchè c’è succo.
Cioè, beer geek breakfast tutta la vita, ma delle 100 versioni con caffè cagato da struzzi e amenità varie (che costa leggerissimamente troppo…) e botti contenenti Robbo dopo una sera al Mastro Titta, sinceramente non ne vedo il bisogno…Se non quello di far cassa per il produttore…
Abbiamo tanti esempi nostrani di come si cogliona la gente facendo soldi con la birra artigianale, e i produttori più lungimiranti (che su quel lato sono criticabili, ma comunque io li stimo!) che hanno anticipato le mode del momento hanno creato piccoli imperi su questo…tutto il mondo è paese.
Ah, e poi ho sentito di produttori ai quali fanno schifo le fermentazioni spontanee, ma di tanto in tanto ne spunta una nel loro catalogo…Ma che dovrei pensare, che fanno birre che a loro fanno schifo (provate a dirlo a Beppe Vento o Riccardo Franzosi di produrre una birra che a lui fa schifo…) oppure faccio il maligno e sospetto di cotte fallate messe in vendita per il farlocco di turno???
@ Colonna: d’accordo su tutto, il termine “didattiche” mica si riferisce ad alcun intento divulgativo di Mikkel, l’ho usato perché amici che conducono corsi e degustazioni le stanno usando in lungo e largo per comodità, e non posso che capirli.
Quanto alla simpatica passione di coglionare gli appassionati con produzioni improbabili, direi che c’è l’imbarazzo della scelta.
A proposito di coglionare, stiamo per preparare la nostra recensione della Guida Slow Food 2011.
@alessio: infatti non era riferito al tuo commento, è un luogo comune definire queste birre didattiche quando parte qualche critica di troppo, è un termine che ho usato spesso anch’io…
In bocca al lupo per la rece della guida Slow-Food, ho giusto accanto Andrea Camaschella che ha partecipato agli assaggi per la guida e con cui ho spesso scambiato opinioni…Vi leggerò con piacere, magari i commenti se li famo a voce
@Andrea Beh si parlava del pregio di essere un po’ unidirezionali.
E dal punto di vista di chi ha interesse a conoscere questo o quel luppolo le vedo come un prodotto più utile proprio perchè non c’è possibilità di confondersi o tenersi dei dubbi.
Non lo ho specificato prima ma per quanto mi riguarda, se prendessi una di queste birre per chiarirmi le idee su un luppolo, una volta bevuta non è detto che senta il bisogno di comperarla ancora.
Non vorrei affatto sminuire il lavoro di un birraio che come è già stato detto è molto bravo… ma lo spirito con cui potrei decidere di prendere “alla cieca” una single hop è simile a quello con cui mi procurerei una fiala di essenza. Scopi didattici, sperimentali.
Poi chissà, assaggiandole le trovo buonissime e le prendo ancora. Per ora però, la mia visione è meno poetica
beh, alla fine sono “semplicemente” delle IPA, più o meno buone a seconda dei gusti.
Non ti aspettare qualcosa di strano o veramente didattico