Göteborg è la seconda città della Svezia e una delle più importanti città scandinave. Una ottima introduzione, a opera dell’amico Andrea C., era comparsa su Pintaperfetta già diversi mesi fa.
Lo scorso weekend ho potuto approfondire la scena birraria cittadina, e non sarebbe potuta andare meglio. All’ottimo panorama dei locali cittadini – che tratterò in articoli separati – si è infatti aggiunto l’annuale festival di homebrewing svedese, una vera e propria esperienza nell’esperienza.
Ed è proprio al festival che voglio dedicare il primo articolo del mio report svedese. Del festival stesso abbiamo avuto notizia da uno dei soci del Rover giovedì sera, mentre venerdì sera è stato un cliente del Rover a “notarci” e a invitarci a fare un salto. Si trattava di un appassionato homebrewer, che si presentava al festival con una sua Mild Ale (non eccezionale, a dire la verità).
Il festival si è tenuto in una palestra in legno ai margini di Göteborg, in una zona molto tranquilla anche per una città tranquilla, comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici (circa 10 minuti di tram dal centro cittadino). Scesi dal tram, improvvisiamo la ricerca del festival, la cui presenza era più intuita che segnalata da cartelli o indicazioni.
All’arrivo, la prima “traumatica” sorpresa: l’ingresso al festival costa la bellezza di 25 euro. Ci dicono anche che però una volta dentro si assaggia senza pagare, e il sorriso torna all’istante sui nostri assetati volti.
Entriamo, ci danno un braccialetto colorato per entrare e uscire dalla palestra (bagni e risciacquo bicchieri sono situati appena fuori), uno stampato con il programma (premiazioni ed eventi correlati) e la lista completa delle birre con tipologia, produttore e numero identificativo, oltre che al foglio per votare le produzioni preferite. E fin qui, tutto potrebbe sembrare comune a molti festival di homebrewing, ma le nostre esperienze ci dicono che spesso i prodotti di homebrewing sono ai limiti della potabilità.
Il festival è ancora relativamente tranquillo quando arriviamo, popolato ma non affollato. Ci sparpagliamo in giro, chi in cerca di una scura, chi di una india pale ale, chi a caso. Il responso è praticamente sempre positivo, produzioni interessanti, schede dettagliate di produzione e homebrewer contenti di spiegare le proprie produzioni ad altri appassionati.
Sorprende la professionalità dell’homebrewer svedese, che fa pensare che i confini con il professionismo siano in alcuni casi davvero sottili: nomi di prodotti accattivanti (che la nostra amica Nina ci traduceva in tempo reale), slogan, banner pubblicitari, etichette e tutto il possibile per attirare l’attenzione in un festival così concorrenziale.
Si passa quindi dal distinto gentiluomo qui sopra (ovviamente produttore di India Pale Ale) alla Nort Hole Rock’n'Roll Brewery, del tizio qui sotto. Uno slogan geniale (“We brew, we drink, we give you away what’s left”) e uno spillatore montato in una chitarra elettrica. Se non è genio, poco ci manca (e la birra era pure buona).
A conferma che anche la parte grafico-commerciale è presa in considerazione, un’idea bella e semplice, un concorso nel concorso: la migliore etichetta del festival, ovvero come trovare un modo simpatico e curioso per vivacizzare un festival.
Da sinistra a destra, dall’alto in basso in ordine di premiazione, con la prima che occupa tutto lo scaffale inferiore (a parte aveva un suo piccolo podio dedicato, con tanto di trofeo).
Un festival insomma interessante e dalle molte sfaccettature, pieno di appassionati e senza ubriaconi senza cognizione di causa, forse per il “passaparola” alternativo alla pubblicizzazione di massa, forse per la grande educazione degli intervenuti, forse perché un biglietto così alto scoraggia chi pensa di ubriacarsi in fretta e con poco.
Insomma, una giornata interessante e un’esperienza che rifarei senza esitazioni. Sperando di poter vedere anche da noi, prima o poi, un festival così bene organizzato e una scena di homebrewing così vivace e “agguerrita”.











