Brasserie 4:20, Roma

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Categoria: Locali

Proseguiamo il viaggio birraio di Roma con uno di locali più famosi e più apprezzati: la Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Diverso, diversissimo da tutti gli altri locali romani che ho recensito o recensirò a breve, è aperto tre anni e mezzo e si trova in zona Portuense (mappamappa dettagliata), non lontano dal famoso mercato di Porta Portese. Tra i suoi “difetti”, sicuramente ha quello della non facile raggiungibilità (almeno per chi come me non conosce bene la città e le linee di trasporto pubblico): la metropolitana non gli passa nemmeno vicino, quindi, in mancanza di mezzi autonomi, suggerisco di visitarlo presto o di mettere in conto una bella camminata o una bella botta da tassametro.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Ricavato all’interno di vecchi magazzini, la Brasserie 4:20 è, al colpo d’occhio, uno dei locali più belli in cui mi sia mai capitato d’entrare, forse il più bello in assoluto: composto da un’unica enorme sala, si presenta con arredamenti scintillanti e di grande impatto visivo. Al contrario, rimane probabilmente un pò freddo, meno intimo e accogliente di altri locali… diciamo il posto adatto più per portare la ragazza o un paio di amici che quello dove andare a fare della gran baracca. Al piano di sopra, invece, presente una terrazza, dove c’è più possibilità di fare baccano, e dove troverete altre sei spine 🙂

Io ci sono stato due volte in quattro giorni, ed entrambe le volte mi son seduto a bancone, che è ampio e dà la possibilità di stare comodi (e non stretti stretti) anche nel caso si volesse mangiare qualcosa. A proposito di cibo, i piatti succulenti non mancano nel menù e la specialità è il pesce. I prezzi, d’altro canto, non aiutano troppo ad organizzare delle abbuffate.

Venendo alla scena birraia interna, bisogna dire che è di primissimo livello: se nell’articolo sul Mastro Titta elogiavo la classicità dei prodotti, la sicurezza che i grandi nomi storici possono dare alla clientela, il 4:20 basa la sua “politica” sull’esatto contrario… la sorpresa. La quasi totalità delle persone può tranquillamente entrare e trovare un sacco di birre sconosciute, anche io, pur conoscendo i prodotti di Alex, son rimasto colpito da nomi, etichette e sapori che non credevo nemmeno esistessero.

Le spine sono ben 34: quando son stato io, 17 erano attaccate e 11 no (non conosco lo stato delle sei spine al piano di sopra). Si trovavano tre Mikkeller (due delle quali della linea Single Hop, cioè fatte con un solo tipo di luppolo e spesso usate a scopo “didattico” per trovare profumi, aromi e sentori erbacei o fruttati), la meravigliosa Southern Tier Choklat (100 su ratebeer) – che è una stout talmente cioccolatosa (passatemi il termine) che se non fosse alcolica si potrebbe tranquillamente scambiare con una tazza di Nesquik – e la sorella Southern Tier Ipa (ratebeer 97), davvero notevole. Inutile aggiungere che qui le spine cambiano a velocità vorticosa.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Tra le bottiglie, si trovano tutte le Revelation Cat (etichetta – di proprietà di Liberati – che collabora principalmente con i danesi di Mikkeller e gli olandesi di De Molen), Mikkeller, tutte le Southern Tier, le Nogne O, Portbrewing, Hoppin’ Frog, Haandbryggeriet, De Molen… nomi da mozzare il fiato ma anche birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi: è l’altro lato della medaglia. Io ho assaggiato la Southern Tier Jah-Va che su ratebeer prende un “normalissimo” 100 e una ottima la Nogne O Dobbel Ipa (98). Perchè metto il voto di ratebeer (pur non essendo io un gran fan di voti e premi)? Perchè al 4:20 ogni spina ha segnalato voto e descrizione originale del famoso sito di rating.

In conclusione, posto eccezionale. Ma per mia personale convinzione, il 4:20 rimane il locale in cui chiudere la serata e non quello dell’aperitivo… in ogni caso, chapeau.

mattia

Commenti (14)

Southern Tier uber alles. Ho una Choklat in frigo.

Uhm… senza offesa, ma ho trovato il post un po’ contraddittorio.
Se parti dall’assunto di conoscere i prodotti di Alex, quali sono i nomi e le etichette che “non sapevi nemmeno esistessero”? E cosa intendi per “birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi”?
Non ho ben afferrato infine il senso dell’altro lato della medaglia…

Spiego subito.
Si possono conoscere i prodotti per tante vie. Per nome, per esempio, senza averli mai assaggiati, o, il mio caso, conoscere solo parte delle produzioni di un birrificio (per esempio sfido anche moltissimi super-appassionati a conoscere tutte le tipologie di birra prodotte da Mikkeller, che ne produce / ha prodotte più di 100; idem per De Molen, che conosco per le produzioni più “famose” ma molto meno per altre). Avrei potuto dire di conoscerle tutte, e non è vero, o dire che mi erano tutte completamente sconosciute, e non era vera nemmeno questa affermazione. Ho parlato di sorpresa perchè, pur pensando di conoscerne abbastanza, l’idea che avevo s’è dimostrata parzialmente errata, tutto qua. E questo è un punto a favore del locale: riuscire a sorprendere anche e soprattutto chi ha fatto ricerca, chi ne parla eccetera, è sicuramente un lato iper-positivo. Non trovi?
Per “birre di difficile degustazione” intendo birre non classiche o di generi comunemente trovabili (le classiche belghe, per esempio, le real ales, i generi classici tedeschi…). Innegabile, mi pare, che molte, moltissime etichette che Alex ha al 4:20 siano etichette “impegnative”: sono quasi tutte birre a cui si arriva dopo un percorso più o meno lungo (vuoi per via della gradazione alcolica, per lo stile, per il costo ecc…) che parte dalla Corona e arriva chissà dove. Tutti quanti noi abbiamo iniziato dalle birre leggere e commerciali, no? Non c’è mica niente di cui vergognarsi. Se siamo arrivati a birre complesse è merito della nostra “evoluzione” birraia.
“L’altro lato della medaglia” è che il nome “esotico” che spesso inquadra qualcosa di introvabile, in qualche caso, in questo a mio avviso sicuramente, è allettante dal punto di vista della caccia a una birra ma anche meno appetibile per chi, magari, preferisce le cose classiche e ha meno voglia (o soldi, per esempio) di provare qualcosa di nuovo.
Se ho spiegato male nell’articolo, mi scuso e spero questo commento chiarisca meglio la mia posizione.

mattia, il locale sarà anche difficile da raggiungere ma c’è ampia possibilità di parcheggio sia davanti al pub che nell’area di Piazza Nievo.
Io avrei speso due paroline sulla cucina, anche quella eccellente.

La grande quantità di parcheggi sottintende la possibilità di avere una autovettura disponibile a Roma. Per chi, come me, come scritto nell’articolo, è di (molto) fuori città e gira coi mezzo pubblici, è innegabile che il 4:20 non sia proprio comodo, soprattutto dopo un certo orario. Raggiungibile sì, ma non comodo.
Per la cucina, non ho avuto occasione di provarla. Me ne hanno tutti parlato molto bene, ma di ripetere le idee e le impressioni degli altri, non mi va. Quando avrò l’occasione (spero presto) di provare un qualche piatto, aggiornerò sicuramente l’articolo con le classiche due righe che riserviamo qui su pintaperfetta alla recensione delle cibarie. 😉

Io sono entusiasta del 4:20 dalle birre al cibo..ma soprattutto del personale: alla mano, non ti giudicano ( come invece è capitato al birefud dove un ragazzo con gli occhiali ha iniziato a fare una filippica su chi ama le birre molto luppolate che non ci capisce un cazzo etc. etc…io penso che ognuno abbia i suoi gusti)o per lo meno se lo tengono per sè e lo pensano e basta!!!..mi mette più in soggezione una persona che l’arredamento…quest’ultimo è una questione di soldi ..ma il buongusto o la capacità di scegliere le birre da mettere alla spina con i soldi non c’entra niente!Il bancone del 4:20 è il posto migliore dove farsi venire le ragnatele sui gomiti!!

Il 4:20 è il mio locale preferito. Una dritta brasso-gastronomica: provate un “Tiramistout” accompagnato con una IRS. Godrete, è assicurato. 🙂

@Mattia
Ho capito cosa intendi. Tuttavia, continuo a non essere molto d’accordo.
È chiaro che se hai voglia di una weizen/weizenbock/doppelbock, il 4:20 non è il locale più indicato (sebbene la Triple Hop Bock di De Molen-Revelation cat sia eccellente). Ma, questo vale anche per chi beve solo Tennents… 🙂
Perché farsi spaventare dall’esoticità – o presunta tale, visto che comunque Alex importa con attento raziocinio etichette dalla grande fama internazionale – del nome, allora? Non è che se la birra la fa Southern Tier devo automaticamente pensare, nel caso volessi prenderla, di stare per affrontare una birra troppo complessa o impegnativa per i miei standard. Anche perché ci sarebbe da discutere non poco sull’implicazione “birre di difficile degustazione -> non classiche”: la Rochefort 10, la St. Bernardus 12, le De Dolle, la Pannepot, ecc., sono nomi che hanno complessità da vendere dando gli schiaffi a tante americane. Ma sfido chiunque a dire che le trappiste o le strong ale belga non siano dei classici.
Poi sono d’accordo con te che possa essere spesso una questione di soldi a disposizione. Anche se i prezzi delle spine del 4:20 mi sembrano piuttosto in linea con tutta la scena romana…

@Michela
Al di là di Alex, che se lo becchi quando non c’è folla o non è occupato è una gran fortuna per le interminabili chiacchierate che ci si può fare, personalmente ho sempre trovato di una grandissima gentilezza e disponibilità Francesco, il suo “uomo” di maggior rilevanza al bancone.

Credo poi di aver capito a chi ti riferisci, a giudicare dalla descrizione, riguardo il bir&fud… 😉

Patrick ti rispondo al volo perchè son un pò di fretta e ho una degustazione a brevissimo.
Capisco il tuo punto di vista, ma quello che volevo rimarcare è semplicemente che può capitare, per via del discorso di “percorso birraio” di ognuno di noi, che il nome di (esempio) Mikkeller o di Haandbryggeriet dica nulla ai più, e trovarsi per di più a dover spendere 15 euro per una bottiglia da 66, capisci che un pò spaventa: nome sconosciuto + prezzo elevato = diffidenza (dal punto di vista del “novellino”). Perchè è ovvio e chiaro, e lo spero per Alex perchè vorrebbe dire avere un sacco di persone in più, che al 4:20 non entrano solo super-intenditori vogliosi di buttarsi e col portafoglio capace di sopportare una spesa di 50 euro per 3 birre…
E’ un locale straordinario, meraviglioso. Ma se abitassi a Roma, non sarebbe il “mio” locale.

A Michela dico che anche noi siamo stati trattati coi guanti di velluto (la prima sera) e abbastanza bene la seconda. La “freddezza stilistica” del locale non è che intimorisca, però, per quel che riguarda me, viene meno voglia di mettersi a fare delle chiacchiere con gli sconosciuti sullo sgabello a fianco.

Personalmente non posso parlare che bene del 4:20 proprio perché lo sento il “mio” locale. Adoro tutto di quel posto, dall’arredamento industriale, fino alla selezione delle birre.

Capisco che l’atteggiamento di alex da beer geek (anche un po’ sborone :D) più che da appassionato classico, possa lasciare spiazzati i più, ma è proprio quello il bello.

Senza contare che grazie a lui si riescono a bere birre IMPENSABILI per noi europei (e alcune rimangono impensabili anche per molti stati degli USA) fino a due tre anni fa. E se certi birrifici americani fossero più disponibili (ma hanno la testa di pietra :D) ne potremmo bere anche di più.
Paradossalmente ha abituato così bene il mercato (romano e non solo) che ormai sembra una cosa scontata bere una alesmith speedway; e invece non lo è affatto per la maggior parte degli esseri umani.

Posso giusto criticare il servizio non sempre al top (ma ormai ci si conosce e si perdona tutto) e i prezzi, naturalmente non popolari.
Anche se per i prezzi delle bottiglie si entra in dinamiche complesse (alcune son molto economiche, altre stranamente care)

Mentre la location mi sembra ideale; passa anche il tram vicino.

Provo a dire anche la mia in 2 righe (di più non posso permettermelo essendo stato al 4:20 solo una volta e abbastanza di fretta).

Locale di valore assoluto, sia per l’ambiente, sia per l’impianto, sia, soprattutto, per la varietà e la qualità dell’offerta. E’ uno di quei posti che non vorrei avere sotto casa, altrimenti sarei gonfio come un pallone e senza una lira 🙂
Capisco però la perplessità di Mattia: il 4:20 non è certo posto da avventori casuali, sia per i prezzi (della birra ma soprattutto del cibo, e non poteva essere altrimenti in un menu a base di pesce e molto molto curato) che per l’offerta (io ci sono passato in orario aperitivo, totalmente a stomaco vuoto, e ho fatto fatica a trovare qualcosa di leggerino per iniziare).
Poi, questo può essere visto anche come un lato positivo (“Solo birre rare e particolari, il sogno di ogni beer geek!!”) ma in una recensione c’è da tenere conto anche del risvolto della medaglia.
Ma ribadisco ancora: ce ne fossero di locali così!

“La grande quantità di parcheggi sottintende la possibilità di avere una autovettura disponibile a Roma.”

Su Viale Trastevere passa l’8, che nel weekend ha le corse prolungate fino alle 3 di notte. Dalla fermata Piazza Nievo, appena scesi dall’8, sono 400 metri a piedi, 300 se tagli per la stradina che costeggia il Lockness. Meno di 5 minuti a piedi 🙂

Riguardo la presunta freddezza del locale, io non la riscontro affatto. Arredamento elegantissimo (mi pacerebbe conoscere il nome dell’architetto) ma niente affatto freddo. Il menu scritto alla lavagna è “friendly”, i muri grezzi, i mattoni e sampietrini a vista, le luci soffuse, lo rendono un luogo magico specialmente quando è affollato. Ma per chi preferisce le atmosfere più “terra terra” e caciarone: c’è la terrazza al piano di sopra! Lì davvero è sempre una festa, specie in autunno o in primavera, quando è sovraffollata. Aggiungo una considerazione: il 4:20 ha prezzi leggermente troppo alti per quanto riguarda il cibo, ma i prezzi della birra sono in linea con la media! Parlo delle spine ovviamente, non ho mai acquistato in bottiglia preferendo farlo nei beer-shop. Se uno vuole mangiare spendendo poco può prendere patatine, tris di bruschette e mozzarella in carrozza, e ultimamente anche i trapizzini, oppure un dolce e spendere una cifra moderata, mangiando e bevendo però cose di grande qualità (dal piatto di pesce o il tagliere con suino nero siciliano dei nebrodi, fino alle economiche bruschette). Ultimamente poi fanno pure la birra a metà prezzo al pomeriggio. Il personale è gentile e competente e se hai dei dubbi ti fa assaggiare le birre prima di servirtele. Insomma, non è un locale che ti tiene distante, ma che ti accoglie bene e ti consente di mangiare e bere bene anche spendendo poco (scegliendo bene nel menu!). Un tempo a Roma per mangiare bene dovevi spendere una fortuna, oppure andavi nei pub o nelle osterie e mangiavi la solita roba da fraschetta cucinata alla bell’e meglio. Oppure mangiavi una pizza sottiletta con una peroni e una crocchetta surgelata. Oggi ci sono posti “alla bonci” o alla “alex”, dove puoi assaggiare cose grandiose (da mangiare e bere) senza spendere una fortuna e senza sentirti in soggezione (come nei ristoranti) se non ordini un menu completo, dagli antipasti fino al dessert. Ordini quel che ti pare.