Campiglio – Oggiona S.Stefano (VA)

Categoria: Locali

In questi ultimi mesi sto setacciando la zona del basso varesotto alla ricerca di una buona pinta di birra. Nel mio gironzolare mi sono imbattuto in locali notevoli come la coppia della Compagnia del Luppolo, altre volte in baracci di cui mi risparmio la recensione (anche se forse con lo spirito giusto, ci starebbe) e altre volte ancora mi trovo davanti a opere incompiute. Questo articolo si riferirà all’ultima tipologia di locali, quelli che forse lasciano più l’amaro in bocca (e non parlo di ottimi luppoli.. ).

Campiglio, nome strano per un pub nella pianura padana, mostra subito all’entrata la sua vocazione birrofila con il sottotitolo ben in vista di “accademia della birra“. Ci sono andato convinto da un’amica, non esperta di birra ma entusiasta dal locale e dalla presentazione dei prodotti.

Dopo esserci stato devo ammettere che il locale gestito con passione da Ongaro Eugenio si presenta realmente bene. Spazioso, con decorazioni e gadget birrosi un pò ovunque e 8 spine in bella vista.  Le spine non sono però nulla di entusiasmante, con birre abbastanza ordinarie con l’Afflingem Blonde e Rouge, La Fisher, La Mc Farland, la Guinness e la Maredsous 10 (più altre che ho rimosso). Insomma, niente di clamoroso ma neppure malaccio. Il menu delle birre supera tranquillamente le 100 bottiglie, con una componente belga dominante, qualcosina di inglese e poco altro giusto per fare colore.

Come raccontavo poco sopra però, questo locale finirà nella mia casellina degli incompleti per due difetti piuttosto grossi, di cui uno non “rimediabile” almeno al momento. Innanzitutto chi serve la birra non ha idea di cosa serva nel vero senso della parola. Le ragazze ai tavoli sono gentili e carine, ma scambierebbe senza dubbio una Peroni per una Duvel.  Di conseguenza tutto il pub ruota dietro la figura di Eugenio che da sapiente di birra versa personalmente tutti i bicchieri e spina praticamente tutto.  In base alle possiblità passa anche volentieri al tavolo, scambia due parole, racconta in modo didattico e piacevole le birre che serve dando un tocco aggiuntivo e importante al servizio.

Il personale quindi sarebbe anche una cosa da poco conto (tranne quando si incappa in una serata caotica) , se non sorgesse il problema numero due, problema piuttosto grosso. I costi. Alti, realmente. Tutte le bottiglie sono sopra i 5,50 comprese birre dal prezzo popolare (Duvel, Kwak o Orval) con punte facilmente raggiungibili di 7/8 euro. Le bottiglie da 0,75 sono messe anche peggio con la base minima di € 12,5 (x una Chouffe) fino ai 14-15 in tranquillità.

Detto questo, il Campiglio è sicuramente un locale piacevole (evitate magari gli orari da partita di calcio per trovare meno ressa), ma da consigliare forse solo al principiante assoluto avvisandolo che oltre alla birra pagherà anche la sua spiegazione o il consiglio sempre pronto di Eugenio.

Per un consumatore più scafato e indipendente invece, resta il problema costi, che purtroppo a mio avviso ad ora è sufficiente per non promuovere completamente il locale.

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