Guida di sopravvivenza – Trento

Categoria: Beershop, Birra, Locali, PintaPerfetta

Trento è una città in cui “prima o poi ci si capita”, per il suo essere graziosamente turistica o per i mercatini natalizi o per la stagione sciistica invernale.
Bere birra a Trento però, birra buona, non è un’impresa così semplice come può apparire. Da questa premessa nasce la mia breve guida di sopravvivenza in una città in cui vivo da (troppi) anni e che purtroppo è ben distante dall’essere un’oasi felice per la birra artigianale e di qualità.
Innanzitutto uno degli ostacoli maggiori è dato dalla clientela stessa. I « giovani » sono in gran parte interessati alla quantità, al minor costo, allo sfondarsi di birraccia da happy hours, sbobba annacquata di cui potrei dire ogni male possibile. Dove invece gira la grana, tra i cosiddetti « borghesi », l’offerta e la storia vinicola è sufficiente a colmare le richieste affibbiando alla birra il ruolo che può avere un succo di frutta: dissetare se fa caldo o al limite sbronzare qualche adolescente alle prime armi.
Un ulteriore ostacolo è dato dalla presenza, quasi invadente nella zona, del birrificio Forst in quel di Lagundo, non troppo distante da Merano. La Forst probabilmente è uno dei rari esempi di prodotto altoatesino amato nel Trentino, dove un po’ per sana tradizione montagnina, un po’ per la classica chiusura provinciale italiana, si è portati a magnificare le lodi di qualsiasi cosa prodotta in loco e di diffidare di conseguenza delle novità portate dai « foresti ».
Quindi trovare un bar che serve Forst a Trento è come trovare una boulangerie a Parigi, impresa veramente semplice. Raccontare la Forst è piuttosto banale. Discreta pils, buona doppelbock ma rimane comunque un prodotto industriale.
Passando in rassegna i luoghi della città, non posso che iniziare dalla birreria Pedavena (di cui potete osservare il sito particolarmente trash, alzate il volume della casse e gustatevi l’intro… )
Da non confondere con l’omonima di Feltre, il Pedavena si trova poco fuori le mura, in zona ancora centrale e turistica.
Il locale è enorme, esteticamente invitante e attrezzato per ricevere le frotte di turisti alla ricerca di un luogo caratteristico per un pranzo e un boccale.
Il cibo è senza infamia e senza lode, anche per la quantità stile mensa di persone che al suo interno girano (per mangiare attraversate la strada, all’ottima Trattoria del Volt), mentre la birra è prodotta in casa.
La birreria segue la legge di purezza tedesca offrendo una lager piuttosto ordinaria, una bock non eccelsa e una buona Weiss. Il problema di fondo, a mio avviso, è nella gestione del locale : frenetica e a volte “dittatoriale” che poco punta sulla qualità del servizio e molto invece sulla velocità e sulla capienza e aspetto delle sale.
I baristi ruotano frequentemente (mentre la birra è sempre quella), non affinandosi mai e sembrando scelti più per la pazienza che per la competenza. Un ricordo su tutti è il mesto bicchiere della schiuma, preparato a parte e usato indistintamente su tutte le birre per il rabbocco in caso di necessità. Roba da bollino rosso a vita.


Altre alternative birrose purtroppo sono legate a locali, anche ben gestiti e curati, ma nati e tutt’oggi vissuti per il vino, che timidamente si affacciano nella mescita di birra.

Tra questi segnalo l’osteria della Mal’Ombra, nel sud della città e l’enoteca della Sgeva nella zona nord. Nel primo si trova la promessa perenne (spero prima o poi mantenuta) di 2 spine di birra artigianale e una lista di circa 15 bottiglie di birra artigianale italiana, con una tendenza dolente alle birre di castagne che personalmente non amo.
La Sgeva invece è ancora più rudimentale, con bottiglie di Baladin, Hy e Montegioco (se la memoria non mi tradisce), vendute però a prezzi esorbitanti.
Ultima segnalazione più speranzosa verso il futuro è data dall’enoteca Grado 12°, in pieno centro storico.
Enoteca di ottimo livello per quanto riguarda i vini, il personale impeccabile e la presentazione dei prodotti, negli ultimi mesi si sta progressivamente aprendo alla vendita di bottiglie di birra di qualità.
La rotazione dei prodotti è abbastanza costante, si intuisce il desiderio di provarci e nell’offerta di circa 30 bottiglie è spesso possibile reperire prodotti non banali (come la belga Embrasse o l’americana Brooklyn Local 1) e a prezzi invitanti.
Concludo questa breve rassegna, ricordando che questa è una guida di sopravvivenza. Trento ad oggi ha un’offerta limitata, forse in crescita e il meglio che posso consigliarvi è di passarci le vacanze, girare i mercatini, ma se non siete dei feticisti della Forst, bevete altrove.

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