Goose Island Brewpub – Chicago (IL), USA

Archiviato in Birra, Locali, Viaggi da giacomo il lunedì 26 ottobre 2009 alle 04:18

Chicago è una città fantastica, non ci sono dubbi. L’architettura di downtown lascia senza fiato: la skyline, una delle più dense del mondo, include bellissimi edifici, molti dei quali risalenti alla ricostruzione dopo il devastante incendio del 1871. Anche la vita culturale è all’altezza dello splendore architettonico: moltissimi concerti, musei, mostre, eventi (anche gratuiti) di vario tipo.

In un ambiente del genere, mi pare scontato che non possa mancare la buona birra. E infatti ce n’è in quantità, e non mi è mancato il divertimento nei giorni passati da quelle parti: iniziamo dalla birreria forse più famosa di Chicago. La Goose Island Brewery prende il nome dall’omonima isola nel nord-ovest, ed è una birreria artigianale che con gli anni si è evoluta fino ad avere una produzione di tutto rispetto: le sue produzioni sono esportate in 15 degli stati della nazione. Molte sono le birre sullo stile europeo, ma non mancano anche stili più tipicamente nordamericani; ad ogni modo, la produzione è molto, molto varia, e durante l’anno fanno la loro comparsa numerose stagionali.

Visto il successo delle birre, ci sono ben due brewpub nell’area cittadina di Chicago: uno a Lincoln Park, e l’altro, nel quale mi sono recato, a Wrigeyville (Google Maps). Molto vicino alla fermata della metropolitana Addison, sulla linea rossa (nemmeno 10 minuti a piedi di distanza), è facilmente raggiungibile dal centro città. Il locale è molto spazioso, e prevede un’area più simile ad un ristorante, con tavoli e sedie da “pranzo completo”, ed un’area più familiare ai frequentatori di pub. E’ possibile mangiare in entrambe le zone, ma io, più interessato alla birra, mi sono ovviamente posizionato nel luogo più vicino alle spine. Si notano subito oche disegnate ovunque, anche scolpite sull’impianto di spinatura: di certo non ci si può sbagliare sul fatto di trovarsi alla Goose Island. E l’impianto di spinatura è decisamente ben fornito: 20 le birre disponibili, più 3 “cask conditioned”. Mica male per un brewpub. Interessante anche la scelta di dedicare qualche linea di spina a birre ospiti, tutte scelte secondo il gusto personale del mastro birraio – il quale dimostra subito di saperci fare, perché le birre ospiti che trovo durante la mia visita sono: Sierra Nevada Southern Emisphere, Lagunitas Olde GnarlyWine 2008, e la sorprendente Half Acre Daisy Cutter. Mentre le prime due non hanno bisogno di presentazioni vista la notorietà dei rispettivi birrifici, alcune parole sulla Daisy Cutter sono d’obbligo: è un pale ale davvero ben fatto, con 5 varietà di luppolo bilanciate alla perfezione che conferiscono un aroma floreale molto, molto intrigante. Se ne avete la possibilità, assaggiatela.

Già con l’acquolina in bocca grazie alle ottime birre ospiti, decido che, per non fare torto a nessuno, sarebbe stata una buona idea assaggiare tutte le birre alla spina disponibili; la gentilissima cameriera non si spaventa, e anzi ci mettiamo d’accordo per farmi portare dei bicchieri da assaggio (15cl) di tutte le produzioni disponibili, uno per tipo. Con l’accompagnamento di un tagliere di formaggi locali (nel Midwest sanno il fatto loro – non sarà la Francia, ma non sono dei novellini in quanto a formaggio) , la serata si prospetta interessante.

Non mi soffermo su tutte le birre assaggiate, perché ci vorrebbe un’enciclopedia; ma alcune sono davvero degne di nota. In particolare ho molto apprezzato la Nut Brown Ale (un ale carico di malti tostati, un bel colore scuro, aroma di castagna), l’IPA (leggermente fruttata, discreta presenza di malti con un corpo medio, tripudio di luppoli nel finale – proprio come piace a me!), Harvest Ale (secondo loro una Extra Special Bitter, secondo me un pale ale; ad ogni modo buona, con un bel colore di rame, corpo robusto di malto, dolciastra con aromi d’uva, mediamente amara nel finale), Liquid Inspiration Stout (un’ottima “session beer”, facile da bere e piacevole al gusto, ben bilanciata senza particolari note forti), Night Stalker stout (un imperial stout che mi ha annichilito la bocca con la sua potenza; è un concentrato di stout, sia nel gusto, che nell’aroma, senza dimenticare la gradazione alcoolica), e il devastante Wheatmiser (wheat ale prodotto con 100% malto di frumento e luppoli pilsner, bollito a lungo, e lasciato invecchiare – una bomba da 9.5 gradi, molto denso). Ben riuscita anche la Matilda (Belgian ale di buona fattura, dove predomina la robustezza del malto, ma si percepiscono note speziate nel finale), forse il primo Belgian ale “made in USA” decente che bevo. Non lo definirei una specialità, ma almeno è passabile.

Non altrettanto riuscite, secondo me, le altre due birre in stile belga: Pere Jacques (Belgian strong ale decisamente anonimo a mio parere, nonostante il roboante 95% segnalato su ratebeer.com) e la sciapita Six. Non mi hanno entusiasmato nemmeno le due porter: una in onore del mai troppo compianto Michael Jackson (”beer hunter”, ovviamente), l’altra – leggerissima – S.O.B. Discreta la Pilsner, anche se non eccelsa; meno buona la Kolsch, ma forse è solo questione di mie preferenze sullo stile della birra.

Concludendo, che cos’altro devo aggiungere? Un brewpub con i controfiocchi. Se capitate nel raggio di 50 miglia, fate una deviazione ed andateci, non ve ne pentirete.

Giacomo


Barmania 2009

Archiviato in Birra, Eventi da mattia il giovedì 22 ottobre 2009 alle 18:54

Nello scorso weekend si è tenuta l’undicesima edizione di Barmania a Gonzaga, presso la Fiera Millenaria, rassegna che racchiude una mostra di scambio (poco, anzi nullo) e mercato (tanto) riguardante l’oggettistica da bar, le collezioni dedicate al mondo birraiolo e vinaiolo e più in generale tutto quello che poteva essere venduto. Oltre a questa zona, piacevole, nell’altro spazio era presente la rassegna sulle birre artigianali.

Per quanto mi riguarda, questa è la quarta edizione consecutiva a cui partecipo e, per quanto ci sia ancora qualcuno che dimostra di voler portare avanti con passione e volontà una rassegna ben organizzata, devo purtroppo notare come gli stands dei birrifici artigianali italiani nel corso di questi anni siano praticamente scomparsi. A “guardia” della tradizione, son rimasti solo Freccia (vicino di casa), SoràLamà, Maivisto, Gallia Omnia e gli ammirevoli “volontari” dell’associazione Degustabirra di Governolo.

E tutti gli altri stand, allora – chiederete voi – a chi erano riservati? La risposta è facile: a stand commerciali o a birre estremamente commerciali (Ceres, Hacker Pschorr, Spaten, Forst eccetera) o a locali della zona che presentavano le “loro” birre: Guinness, Harp e via scorrendo. Un solo locale ci ha colpito, ed è il Certe Notti di Reggiolo, che andrò a visitare a breve: tra le birre proposte, vi era la clamorosa Tripel Karmeliet, che quando si trova, come in questo caso, alla spina, vale davvero molto.

Tra le birre artigianali, quella che mi ha colpito di più è la “Gulp”, birra alla mela del birrificio SoràLamà di Torino, davvero buona e particolare, così come la “Slurp”, bionda abbastanza dolce, davvero piacevole. Da Gallia Omnia (di cui probabilmente recensiremo il nuovo Brew-Pub di Modena) mi è piaciuta la Stout dal nome praticamente impronunciabile: Catutarvos.

Il resto, molta molta pubblicità e poco altro. Va detto, a onor di cronaca, che la domenica a pranzo e primo pomeriggio (fin verso le 16) molti stand erano inspiegabilmente chiusi. Abbiam cercato, senza trovarlo, il perchè. Speriamo che nella prossima edizione si torni un pò all’antico, l’edizione 2007 e quella del 2008 furono davvero interessanti.


Göteborg (Svezia)

Archiviato in Viaggi da alessio il lunedì 19 ottobre 2009 alle 19:49

Alla voce malti e luppoli, Göteborg è una città straordinariamente viva. Bere buona birra è piuttosto semplice. Come nella miglior tradizione scandinava, trovare locali dove alzare il gomito non è per nulla complicato, anzi la tradizione birraia in questa cittadina nel sud della Svezia è davvero importante. Non è affatto strano imbattersi in un gruppo di signore sulla cinquantina fermarsi a chiacchierare davanti a una pinta dopo aver fatto la spesa. Ci sono molti locali distribuiti equamente in tutta la città dove poter scegliere tra un’ampia selezione di birre locali ed estere. Tra le birre locali da segnalare senza ombra di dubbio quelle prodotte dai birrifici cittadini Carnegie, Ocean e Dugges. Impossibile non trovare anche altre birre svedesi come Falcon, Nils Oscar e Oppigårds, per non parlare di assolute eccellenze come la Närke. Tra i principali locali da segnalare, al numero 12 di Andra Langgatan c’è il Rover, 19 linee di birre alla spina principalmente svedesi e ottima selezione di birre in bottiglia. Di nuovissima apertura l’Ol Repubblik (la Repubblica della birra), locale dove trovare 30 (si, 30!) linee di birra alla spina di provenienza principalmente belga, americana e svedese (Sveagatan, 25). Se siete in città (il pub è in Plantagegatan 1, una traversa della famosa Linneggatan) fate un giro al The Old Beefeeter Inn, locale di chiara influenza britannica. Una curiosità: il birrificio Dugges produce una Lager su misura per questo locale. Tradizionale ma da vedere anche il Dubliner’s, situato al 50B di Östra Hamngatan. Il 7:ans è una dei più antichi pub di Goteborg: aperto nel 1900, è un ritrovo di scrittori, musicisti e artisti in genere. Lo trovate al 7 di Kungstorget. Un consiglio, rilassarsi qui con un libro in una mano e una birra nell’altra è un’esperienza da provare. Infine in città ci sono due The Bishop Arms: al 6 di Järntorget (20 linee) e al 36 Kungsportsavenyn (25 linee). Entrambi sono caratterizzati da settimane a tema (un esempio: quella che si è appena chiusa è stata la settimana della Porter) e proprio per questo valgono la pena di essere vissuti almeno per una sera.

(articolo di Andrea C., il primo “ospite” su Pintaperfetta)


Cerveceria Trastos, Burriana [SPA]

Archiviato in Locali, Viaggi da mattia il mercoledì 14 ottobre 2009 alle 15:19

Chi conosce il mondo birraio sa benissimo che nella penisola iberica i capolavori sono rari, rarissimi. Le birre più famose provenienti dalla terra di paella e toreri, sono le tristemente note San Miguel, Cruzcampo, Damm, e le meno note Mahou e Alhambra. Roba da impallidire. E’ forse per questo che nasce l’esigenza di avere, anche in una cittadina di modeste dimensioni e tagliata fuori dal grosso giro turistico come Burriana / Borriana, un locale che riesce a offrire qualcosa di buono.

Non stiamo parlando del Kulminator di Anversa, per carità. Però il locale, gestito da due giovani fratelli (che curiosamente paiono avere origini italiane), si presenta come un lodevole “porto” per sperduti viaggiatori birrai. Situata sul lungo (molto lungo)-mare all’altezza del porto commerciale (mappa), la Cerveceria Trastos offre 6 spine, tra cui (quando sono andato io) le due Affligem blonde e Affligem rouge, una Grimbergen e le tradizionali birre spagnole. E’ però in bottiglia che il locale riesce ad emergere dal piattume generale, includendo non solo oltre 100 diversi tipi di birra da tutto il mondo, non solo la quasi totalità delle birre trappiste, ma anche prezzi davvero concorrenziali. Per fare un esempio, quando son andato io, una Duvel e una Achel Brune le ho pagate 4,50 euro. In totale.
La carta delle birre è in continua evoluzione e include parecchie etichette del Sudamerica, quindi non solo specialità ma anche qualcosa di esotico e difficilmente reperibile.

Il locale offre anche da mangiare con vari tipi di salumi, piatti caldi e degustazioni. Divertenti le gare dei tavoli (su richiesta): in un maxischermo un grafico in continuo aggiornamento ci sono le quantità di “liquidi” trangugiate, divise per ogni tavolo, dove si trova una spina. Le foto dei vincitori dei “concorsi” passati fanno veramente venire voglia di andare a dare una “lezione”, se non fosse per un problema: l’unica birra con cui è consentito sfidarsi è, ahimè, la Foster’s.

Quindi, se vi capiterà di passare per Burriana, cosa assai improbabile, sapete dove andare. Del resto, è facile trovare un buon locale a Bruxelles o Londra… e le imprese facili non danno particolare gusto, no? :-)


Villaggio della Birra 2009 (Bibbiano, SI)

Archiviato in Birra, Eventi, Viaggi da alessio il giovedì 8 ottobre 2009 alle 13:01

Il Villaggio della Birra si tiene ogni anno nello spazio antistante il TNT Pub a Bibbiano, frazione di Buonconvento (SI). L’edizione 2009 si è svolta sabato 5 e domenica 6 settembre, con la benedizione di un clima da favola (sole e caldo, ventilato specie nella giornata di domenica).

Attendavamo con molte aspettative questa edizione del Villaggio della Birra, per diversi motivi. Il primo è che né io né Gabriele ci eravamo ancora stati, pur avendo visitato il TNT Pub in più occasioni. Il secondo è che erano presenti tante birre e birrifici mai provati prima (Barley e Maltus Faber, per dirne un paio), e di cui avevamo sentito parlare parecchio bene da amici e conoscenti appassionati. Il terzo era la partecipazione dei mastri birrai e di una “leggenda” vivente come Tim Webb, autore della Good Beer Guide To Belgium (da parecchi anni testo di riferimento per tutti gli appassionati di birra belga) di cui recentemente è stata pubblicata la sesta edizione.

Ma andiamo con ordine. Siamo giunti al Villaggio nel primo pomeriggio di sabato 5 settembre, e dopo un’ampia scorta di gettoni-consumazione (con cui si pagava tutto: birra, cibo, e pure la maglietta del Villaggio) abbiamo cominciato il lungo e atteso giro di degustazione. Abbiamo trovato subito gli amici Piso e Michela della Birroteca di Greve, con cui abbiamo chiacchierato e passato buona parte del pomeriggio tra scambi di pareri e impressioni su ciò che provavamo. Su loro suggerimento siamo partiti dalla Zagara del birrificio Barley, fresca e invitante e con un piacevole retrogusto derivante dal miele di fiori d’arancio. Una vera scoperta, come del resto la loro Macca Meda, apprezzata tantissimo da molti dei presenti.

Il pomeriggio è passato tra sorsate di birre ben note, di quelle che almeno per noi erano vere novità , di molto relax e qualche snack. Nel tardo pomeriggio era previsto il talk show sul Belgio a cura di Lorenzo “Kuaska” Dabove (nella veste di conduttore e traduttore), con ospiti Tim Webb, il canadese Mike Tessier e Nino Bacelle della De Ranke (noti soprattutto per le adorabili XX Bitter e Guldenberg). Mentre il sole tramontava, si è chiacchierato tra aneddoti sul Belgio e altre amenità. La serata è proseguita con la musica dal vivo di una cover band tutto sommato apprezzabile e qualche altra birra.

La giornata di domenica è cominciata con estrema tranquillità: incontro tra homebrewer e mastri birrai organizzato da Mo.Bi., e in parallelo l’avvio della cotta pubblica con Laurent Agache della Cazeau (di cui, tra l’altro, abbiamo provato la interessante Saison, davvero particolare) e i ragazzi di Ars Birraria.

Particolarmente apprezzata tra gli assaggi pomeridiani la Kameleon Villaggio della Den Hoppert, prodotta e infustata per l’occasione: in pratica la loro Kameleon Tripel, microbirrificio belga totalmente dedito alla produzione di birre “bio”. In pratica si trattava della Kameleon Tripel “alleggerita” di qualche grado alcolico e con un gustoso dry hopping (Styrian Golding, se non vado errato).

Nel pomeriggio si è anche tenuta il laboratorio di degustazione con Kuaska e Tim Webb, dedicato come il resto del Villaggio a produzioni italiane e belghe. Tra le protagoniste la Rulles Estivale (piccola nota: davvero notevole la differenza tra la versione in bottiglia, provata in degustazione, e quella alla spina, con agrumi molto più in evidenza), la Hofblues (pregevole stout belga della ‘t Hofbrouwerijke), la favolosa e ormai diffusa XX Bitter della De Ranke, la curiosa e apprezzabile Maagd van Gottem (la vergine di Gottem, golden ale belga con un dry hopping in bottiglia – vedi foto – più unico che raro: luppolo galleggiante compreso) e la Macca Meda di Barley. Chiusura con la ottima Extra Brune del birrificio genovese Maltus Faber, di chiara ispirazione belga e destinata, oltre che alla degustazione immediata, all’invecchiamento in cantina. Ne è stata prova l’assaggio finale di un sorso delle produzione di un paio di anni fa, davvero eccellente.

Che dire dell’esperienza nel suo complesso? Le giornate sono state molto piacevoli, con una bella atmosfera e molta tranquillità. Un’esperienza da ripetere, per tantissimi motivi, a partire dalla passione con cui viene organizzato questo evento ormai storico e consolidato.

Sembra ci sia un po’ troppo scollamento invece tra appassionati e pubblico casuale, forse troppo, anche paragonando ad altri eventi simili in altre zone d’Italia. Sembra che nonostante tutti gli sforzi e l’ottima proposta che si rinnova di anno in anno, qualcosa ancora manchi per far decollare la passione nella gente della zona, giovani e meno giovani. A numeri ci siamo, perché l’affluenza è stata buona. Sembra un po’ mancare quel tipo di pubblico intermedio, anche non superesperto di birra, curioso e pronto a provare cose nuove e intriganti, capace di apprezzare al meglio le proposte più coraggiose dei mastri birrai che di anno in anno sono protagonisti di questo evento.

Una breve nota anche sui laboratori di degustazione: favolosa l’idea di farne due con Kuaska e Tim Webb, che sono andati ovviamente esauriti in prenotazioni prima dell’inizio del Villaggio. Qualche perplessità invece sul doppio laboratorio sigari e birra, per i quali ci sembra ci fossero posti liberi fino all’inizio del laboratorio stesso: forse uno era sufficiente, lasciando spazio libero a un terzo laboratorio dedicato a qualcosa di meno impegnativo dei sigari.

Alla fine si tratta comunque di un successo in tutto e per tutto per la manifestazione. E se è vero che molto del merito va alla qualità delle birre proposte, non possiamo fare a meno di citare l’ottima organizzazione di Gianni, Vanessa e tutto lo staff del TNT pub e di chi ha collaborato. Appuntamento quindi all’anno prossimo, dato che ora che finalmente abbiamo provato il Villaggio non credo che riusciremo a farne a meno.

Se volete vedere qualche altra foto scattata al Villaggio, potete cliccare qui.

’t Hofbrouwerijke


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