La Birroteca di Greve – Greve In Chianti (FI)

Category : Locali

C’è chi ad avere un locale “interessante” per gli appassionati di birra ci arriva per gradi, chi quasi per caso, e chi invece già all’apertura ha ben chiaro un progetto in testa. E’ sicuramente il caso di Piso e Michela, che hanno inaugurato la Birroteca di Greve un mesetto fa con le idee ben chiare: una lista di bottiglie molto particolare, un menù ricco di ingredienti autoctoni e biologici e pure qualche idea per incentivare la pratica tanto in disuso (in Italia) del cosiddetto “guidatore sobrio”.

Ma andiamo per gradi. Gabriele (vero e proprio “Uomo del Giappone” del nostro blog) durante l’evento “Slow Beer” a Prato conosce Piso e Michela e viene a sapere della prossima apertura della Birroteca. Non riesce a presentarsi all’inaugurazione, ma un amico conferma una buona impressione. Approfittando di una mia visita in terra toscana, ci rechiamo insieme a Greve (dopo uno scollinamento nel cuore del Chianti e in una delle zone più belle della Toscana). Dopo qualche breve giro per la cittadina, complice anche un navigatore satellitare bizzoso, riusciamo a individuare la Birroteca e  a trovare parcheggio. La Birroteca si trova in uno slargo di via Vittorio Veneto (al 100) che è una vera e propria piazzetta.

Il locale è piccolino e molto accogliente, con un paio di linee di spina (entrambe della Hofbräuhaus di Monaco di Baviera) e un buon numero di birre in bottiglia. Le italiane sono soprattutto toscane (Amiata, Brùton, Olmaia, Cajun), ma non solo (l’ottimo e ormai onnipresente Ducato, più Cittavecchia e Almond 22), e rappresentano una presenza abbastanza compatta nella lista.

Le inevitabili belghe sono presenti in numero tutto sommato limitato rispetto alla media, e molto legato ai gusti dei gestori: diverse Dupont, qualche trappista (Orval, Westmalle, Rochefort)  e altro ancora, per un totale di poco meno di 30 bottiglie diverse circa.

La parte del padrone, caso abbastanza strano (e apprezzato), spetta all’offerta proveniente dai paesi di lingua inglese. Cominciamo con le scozzesi: il celebratissimo Brewdog apre le danze, con ampia scelta tra le loro proposte (comprese le spettacolari Paradox), poi Harviestoun e Orkney (di cui non finirò mai di apprezzare abbastanza la Red McGregor).

Gli inglesi probabilmente sono in testa per numero di bottiglie: tra i birrifici più noti in Italia di cui trovare ampia selezione alla Birroteca, non possiamo non menzionare Meantime, Ridgeway e St. Peter’s, tutti presenti con un ampio assortimento dei propri prodotti. La lista si chiude con le americane: potrete scegliere tra la totalità (o poco ci manca) delle Flying Dog e delle Anchor (come la Liberty Ale, forse la più famosa ale americana) e un paio di ottime Sierra Nevada.

In un’area come la provincia di Firenze, in cui la situazione birraia è abbastanza indietro rispetto ad altre regioni, qualcosa sta finalmente iniziando a muoversi. La Birroteca è un locale che non sfigurerebbe neanche in ben altri contesti, che non si mette in concorrenza con altri pub della zona ma va ad integrarsi nel panorama con un’offerta ampia, originale e di assoluta qualità. Se poi ci mettiamo anche che Greve in Chianti è proprio un bel posto dove si mangia benissimo, ben vengano altre iniziative del genere!

Brouwerij ‘t Ij – Amsterdam (NL)

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Category : Locali, Viaggi

La Brouwerij ‘t Ij nasce in un edificio occupato di Amsterdam nella prima metà degli anni ‘80 e prende il nome dal fiume che sfocia ad Amsterdam: per chi ha familiarità con la città, è il grosso canalone situato sul retro della stazione centrale. Ad avere l’intuizione di aprire un brewpub è Kaspar Peterson, compositore con all’attivo qualche successo nelle classifiche olandesi.

Dopo pochi anni il birrificio si trasferisce nella sede attuale al numero 7 di Funenkade, in un ex bagno pubblico adiacente a uno dei mulini più celebri della città. Negli anni, le produzioni si consolidano e ottengono menzioni su tutti i libri specializzati come una delle realtà più interessanti della produzione artigianale olandese e non solo, con menzioni sui libri di celebri esperti come Tim Webb (Good Beer Guide To Belgium & Holland, da qualche anno purtroppo limitata alla sola scena belga), Peter Van der Arend e del compianto  Michael Jackson che in un suo celebre libro di qualche anno fa attribuiva alla Brouwerij ‘t Ij di essere stata ispirazione per l’apertura del Birrificio di Lambrate.

Tutte le birre sono “biologiche” e ad alta fermentazione. Le birre sono tutte disponibili in bottiglie da 33cl. con il celebre logo (uno struzzo in campo bianco) su uno sfondo di colore diverso a seconda della birra.

Sei sono le produzioni disponibili tutto l’anno: la celebre Ijwit è una bianca ricca di carattere (7%) : nata come stagionale, è da tempo disponibile tutto l’anno a causa dell’enorme popolarità), la leggera Plzen (5%) è una bionda appena torbida, erbacea e ricca di luppoli, molto beverina. Poi c’è l’esercito delle “scure”: la più leggera è la Natte (6,5%), una dubbel che ripercorre, a modo loro, il percorso di alcune celebri dubbel trappiste (come Westmalle o Chimay rossa). La Zatte (bionda tripel da 9%) e la Colombus (9%, di colore ambrato intenso) sono veri e propri classici nei pub di Amsterdam, di facile reperibilità sia in bottiglia che alla spina. Chiude la fila la Struis (9%, trad. = struzzo), dolce, intensa e scura. Buona, ma un po’ troppo carica per il mio palato. Ad esse si aggiungono una manciata di birre stagionali di reperibilità più difficoltosa. Per quanto riguarda l’Italia, l’unico posto dove ho avuto modo di trovarle con una certa regolarità è la Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), di cui abbiamo parlato in occasione di diverse degustazioni o presentazioni di birre artigianali italiane, e che a quanto ci risulta è l’unico locale italiano che, anche per ragioni biografiche del gestore, ha sempre puntato con convinzione sulle artigianali olandesi (oltre alla ‘t Ij, anche Jopen, Us Heit, De Molen e tante altre ancora).

Il pub ufficiale è aperto in orari incomprensibili per un italiano (dalle 15.00 alle 20.00, ma non c’è chiusura settimanale) ed è sempre molto affollato, specie nelle rare giornate felicemente assolate come quella in cui l’abbiamo visitato, in cui si può sfruttare appieno i tavoli all’aperto. Pur non essendo meta turistica, è molto noto in città e frequentanto da una clientela internazionale molto variegata. La buona birra e l’atmosfera davvero suggestiva rendono facile socializzare e scambiare due chiacchiere in tutta tranquillità, tra una birra e l’altra. Un posto ideale per farsi qualche birra prima di cena, magari in uno dei tanti ristoranti indonesiani della città. Se siete ad Amsterdam fateci un salto, e scriveteci le vostre impressioni…

Brouwerij De Molen – Bodegraven (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Il 23 giugno 2009 sono finalmente riuscito a visitare la De Molen, forse il birrificio artigianale olandese più celebrato fuori dall’Olanda. Arriviamo in tarda mattinata a Bodegraven, una graziosa cittadina comodamente situata a una trentina di chilometri da Amsterdam, L’Aja, Rotterdam e Utrecht.

Seguiamo pigramente le indicazioni per il centro senza essere troppo sicuri che il mulino sia davvero lì. Un paio di giri per sensi unici, anche per aggirare un mercatino, e poi lo vediamo. Problema: è dall’altra parte del canale, e per raggiungere l’altra sponda bisogna fare un giretto fino al ponte successivo. Risolto questo piccolo intoppo, parcheggiamo e arriviamo alla meta con una decina di minuti di anticipo rispetto all’orario di apertura del ristorante e “sala degustazione”.

La giornata, come le altre del nostro breve viaggio, è incantevole: 27 gradi con un leggero vento e senza nubi all’orizzonte, tantissima luce che ci abbaglia e ci fa sentire fortunati (chiedete a chi vive in Olanda quante giornate così ci sono in un anno).

Dopo aver scattato un paio di foto ci accomodiamo, sulla sinistra c’è una piccola stanza adibita a beer shop (con un assortimento di grande interesse di olandesi, danesi, americane e altro ancora), sulla destra la saletta-ristorante, oltre il corridoio (superata la stanza sulla sinistra dove c’è il piccolo impianto) la “sala degustazione”.

La sala è arredata in modo rustico e dà direttamente sul canale. Dopo esserci accomodati cominciamo a pensare alla birra: le cinque birre alla spina, a parte una gradita eccezione (la ormai rinomata Hel & Verdoemenis – Inferno e Dannazione), sono birre molto beverine e di gradazione relativamente leggera rispetto agli standard a cui ci hanno abituato.

La Groene Hart (5%, si traduce come Cuore Verde: fa riferimento alla zona verde del randstad olandese in cui è situata Bodegraven) è fresca e rinfrescante, e rappresenta la loro versione di una birra bianca belga. Ho perso da tempo interesse nel genere (mea culpa, probabilmente), ma si lascia bere senza troppi problemi e senza grandi entusiasmi.

Subito dopo è la volta della Donder & Bliksem (5,9%, tradotta in Toni e Furmini, come diceva una maglia molto in voga tra i tifosi viola qualche anno fa), una birra chiara e leggera che rappresenta la loro versione di una pils ceca. Più torbida e alcolica della maggior parte delle originali (anche non filtrate) a cui si ispira, è erbacea e ricca di luppoli cechi. Una birra interessante ma che potrebbe essere ancora migliorata, anche se immagino che la De Molen preferisca concentrare i propri sforzi su altre produzioni.

Nel frattempo abbiamo ordinato anche qualcosa da mangiare: un ricco antipasto misto freddo ci conquista, mentre un paio di piccoli gruppi arrivano a far visita agli impianti di produzione. Alcuni di loro scelgono il modo migliore, vale a dire attraccando la loro barca sul retro del mulino, ed entrando con rara classe e gli sguardi stupiti (dei miei amici: di gite in barca sui canali olandesi ne ho fatte fino a perdere il conto, anche se è passato tanto tempo dall’ultima).

Ma torniamo alla birra: si prosegue  con la Pilz (5%): in pratica, una cugina della precedente a cui è stato riservato un trattamento atipico (luppolatura aromatica, forse americana), viene descritta come la loro versione di una kellerbier, è piacevole e beverina.

Con le bistecche invece arriva la Vuur & Vlam (Fuoco e Fiamma,  6,2%), una India Pale Ale  della De Molen equilibrata e senza le ruvidezze o l’aggressività di molte altre loro produzioni. Ce ne facciamo un paio di giri, un po’ per quanto ci è piaciuta, un po’ per evitare di crollare satolli e ubriachi sotto i colpi dell’amata Hel & Verdoemenis (11,9%).

Anche perché non possiamo stare mica qui troppo a lungo, dobbiamo lasciare i bagagli, parcheggiare la macchina e (dopo un paio di ottime birre al Westerdok) infilarci in metropolitana, ci sono gli AC/DC all’AmsterdamArena…

Birra e tecnologie: nuove frontiere del risparmio energetico

Category : Notizie in breve

Una buona notizia per il mondo della birra e anche per l’ambiente. Secondo quanto riportato qui, un ricercatore tedesco di nome Wolfgang Bengel ha ideato e sviluppato degli ingegnosi boiler in grado di abbattere buona parte dell’impatto ambientale causato dal processo di brassaggio.

Come? Riassumendo il contenuto dell’articolo, questi boiler a vapore sono in grado di bruciare gli scarti solidi (cereali) e allo stesso tempo di effettuare il trattamento anaerobico delle acque di scarto. In questo modo, si abbattono non solo le spese di trasporto e smaltimento degli scarti prodotti dagli impianti di produzione, ma anche (attraverso la produzione di carburante da biomassa ottenuto da questi scarti) la diminuzione del fabbisogno energetico complessivo.

Bengel, che si è basato sulle precedenti esperienze lavorative in Cina e Tailandia (dove aveva avuto modo di lavorare sul trattamento degli scarti del riso e della canna da zucchero) sostiene che si possa arrivare ad abbattere i costi energetici fino al 50% in questo modo.

Birra d’Estate alla Locanda del Monaco Felice, Suisio (BG)

Category : Eventi

Lunedì 22 giugno 2009 è cominciata l’estate nel migliore dei modi con una piacevole serata alla Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG). Per l’occasione è stata organizzata una serata intitolata (senza troppo sforzo di fantasia) Birra d’Estate, e sono state attaccati fusti di tre birrifici molto conosciuti dalla clientela fissa di Claudio: Bi.Du. di Rodero (CO), Orso Verde di Busto Arsizio (VA) e Toccalmatto di Fidenza (PR). A rotazione, assieme alle birre del Birrificio di Lambrate, occupano regolarmente un paio delle linee di spina della Locanda.

La mia presenza è stata una tappa purtroppo un po’ affrettata (ero in partenza per un viaggio che di lì a poche ore mi avrebbe portato in terra olandese: vi racconterò prossimamente) ma imperdibile.

La parte mangereccia era affidata a un buffet situato all’interno, mentre per bere e chiacchierare molti hanno approfittato dell’aria aperta e della presenza di un buon numero di appassionati per scambiare pareri e impressioni sulle ottime birre che si svuotavano con una certa rapidità.

Per l’occasione le birre prescelte da Claudio e dai mastri birrai sono state la Black Mamba del Bi.Du., la Rebelde dell’Orso Verde, mentre quelli di Toccalmatto proponevano due nuove birre, la Ambrosia e la Grooving Hop.

Che dire delle birre? La Rebelde (7,5%) si conferma ad altissimi livelli, una delle produzioni che più ci conquistano (assieme alla deliziosa Backdoor Bitter) di Cesare, mastro birraio di Orso Verde. Un sapore ricco di luppoli americani che aveva il solo “difetto” di essere conosciuto fin troppo bene dai nostri palati viziati e desiderosi di novità.

E le novità sono state assaggiate con piacere: le due nuove produzioni di Toccalmatto (che avevamo conosciuto qualche mese fa proprio in questo locale) sono una bianca di stile belga (Ambrosia, 4,5%) fresca ed estiva com’è proprio dello stile, e una golden ale (Grooving Hop, 4,3%) con degli inusuali luppoli neozelandesi che ha riscosso grande successo tra i partecipanti alla sera.

Successone anche per la Black Mamba (5%), la nera del Bi.Du. che non bevevamo da troppo tempo e che ci ha davvero stregato (ce la ricordavamo buona, non così buona). Saporita ed estremamente gustosa e beverina, ricca di luppolo, è stata una vera gioia per i nostri palati sempre assetati di grandi produzioni birrarie. Purtroppo si era fatto tardi, e una macchina ci attendeva per dirigerci a nord, dove avremmo pranzato alla De Molen di Bodegraven…

Birreggio 2009

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Category : Eventi

Birreggio 2009, giunto alla seconda edizione, si è svolto dal 2 al 5 di luglio in quel di Reggio Emilia, poco distante dallo stadio Giglio. Una sagra paesana tipicamente estiva con un contorno di appassionati di buona birra. Potrei riassumere in questa frase l’evento di quest’anno a cui ho partecipato la sera di sabato 4.

L’elenco delle birre proposte alla spina era particolarmente ghiotto, in cui si trovava una scelta di birrifici artigianali italiani e di nomi noti (per chi la sera non beve Nastro Azzurro ovviamente) di spine estere. Snocciolando i presenti, la formazione italiana la sera di sabato “schierava” le birre dell’Orso Verde (Rebelde, Vertigo, Chiara, Wabi e Backdoor Bitter quest’ultima rigorosamente spillata a pompa), quelle del Birrificio del Ducato (assaggiato la ViaEmilia) e del Birrificio Birrone. Tra gli ospiti esteri purtroppo ho mancato la serata delle Cantillon e sono arrivato agli sgoccioli dell’ultima Oerbier dell’ottimo De Dolle. In compenso come graditissima sorpresa ho trovato tre spine americane, assolutamente inaspettate e fuori programma, e nello specifico la Sierra Nevada Pale Ale, e due della Flying Dog (Snake Dog IPA e Classic Pale Ale). Il tutto all’aperto, con contorno alla serata di buona musica dal vivo caciarona (cover band Ac/Dc, Beatles, Rolling Stones e simili), tavolate mangerecce (fantastico il gnocco fritto) e tanta voglia di divertirsi.

Birreggio 2009

Fatta l’introduzione classica del “dove, cosa, quando ecc…” , lascio lo spazio a qualche considerazione personale. Innanzitutto apprezzabilissima l’idea di proporre a un pubblico non prettamente di appassionati la possibilità di assaggiare prodotti di qualità, in particolare italiani. Spesso nelle feste paesane abbonda musica, divertimento, quello che si vuole insieme ma accompagnato da pessima birra annacquata. Quindi mi trovo pienamente favorevole nello sfruttare questi eventi per promuovere prodotti di qualità ma che non debbano essere necessariamente di nicchia. Il prezzo (3 euro), sicuramente popolare e conveniente data la varietà di prodotti ha sicuramente aiutato il tutto. In aggiunta mi piace ricordare l’atmosfera molto conviviale dell’evento, con i birrai piuttosto disponibili al confronto (certo se mi avessero aperto la Oerbier…. ) con la voglia di conoscere e farsi conoscere. Qualche appunto lo dovrei fare sulla scelta dei bicchieri in plastica, anche se è comprensibile la difficoltà data la forma dell’evento nel dare bicchieri adatti per ogni birra. Altro aspetto meno scintillate è stata la “tendata salva patente”, idea grandiosa in sé ma purtroppo andata semi-deserta (probabilmente il tempaccio in arrivo non ha aiutato), lasciandomi praticamente unico coraggioso a dormire sotto le stelle. La cotta “pubblica” è stata una piacevole aggiunta, utilissima per i newbie completi in materia, e interessante trovata per gli homebrewer più scafati per condividere le proprie impressioni e esperienze sulla produzione artigianale..

Man mano che la serata andava alla sua conclusione, con un pubblico sempre più selezionato, la componente “passione” si è mostrata nei suoi lati più piacevoli. I classici “racconti di battaglia” di produzione, di viaggi, di sboronate alcoliche mi hanno ricordato come sia proprio dietro queste esperienze che sta crescendo una cultura del buon bere. Le conclusioni non possono che essere positive quindi, sperando che eventi come questo possano solo aumentare e rendere meno a macchia di leopardo la diffusione della birra di qualità.