White Dog Dayz 2009

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Category : Birra, Eventi

Con un pò di ritardo scrivo dei White Dog Dayz, che si sono svolti a Rocchette di Guiglia (MO) durante il weekend e il ponte di fine Maggio – inizio Giugno. La location come tutti gli anni, è il Birrificio White Dog, immerso nelle prime montagne dell’Appennino Modenese.

La giornata non è delle migliori, il tempo è inclemente e l’acqua che scende abbondante: nonostante ciò, quando arriviamo c’è un buon manipolo di persone già con i bicchieri in mano, sfidando temporale e freddo.

Le birre servite sono 4: la Boot Hill APA, la Yellow Fever, la TDS Stout e la Porter Wagoner. Delle prime due, francamente, non posso dire granchè: sono birre normalmente bevibili, di non grande complessità e, probabilmente vista la giornata, non mi hanno particolarmente colpito proprio perchè troppo leggerine.

Le due migliori sono senza dubbio la Stout e la Porter: anche il resto della clientela le ha preferite a stragrande maggioranza. Sono birre decisamente più saporite, con la Porter che risulta migliore per gusto e corposità: la Stout, pur essendo buona, non è però troppo densa e piena.

Da segnalare l’ottima ospitalità di Steve e famiglia, che come sempre organizzano una bella giornata. Del resto, per chi non conoscesse la storia del Birrificio, tutto nacque anni fa quando Steve, inglese doc, si trasferì sulle colline modenesi aprendo un bel B&B, che pian pianino si trasformò, grazie alla passione sua e dei suoi amici inglesi, in un piccolo microbirrificio: questo, col tempo, è arrivato ad un buon livello di qualità, e le sue birre si riescono a trovare ormai anche nei centri di grande distribuzione (almeno in questa zona).
Tutto questo anche grazie all’assidua partecipazione a eventi, dalle piccole sagre (San Venanzio) fino a fiere e rassegne importanti come il Salone della Birra Artigianale e di Qualità e la fiera di Rimini.
Per ogni informazione, comunque, potete visitare il sito internet.

Discussione surreale

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Category : Varie

Ovvero, giovani homebrewer allo sbaraglio. Il dialogo riportato è da un forum che frequentano gli autori del blog.

Mattia: “Non so se voglio saperlo, ma cos’è una xxxx?”

Alessio: “L’artigianale che fa lui con i suoi amici, una lager al miele.”

Il giovane mastro birraio: “E’ quella prodotta artigianalmente da me e il mio socio…una lager aromatizzata al miele…”

Mattia: “Ah ok. Pensavo a qualche strano intruglio.”

Alessio: “Fino a prova contraria per me è uno strano intruglio.”

Il giovane mastro birraio: “Eheheh! No dai, questa è più apprezzata delle precedenti!”

Lorenzo: “Cos’avevate fatto prima??? La stout alla melanzana?”

Rogue Ales Public House – San Francisco (CA)

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Category : Birra, Locali

Ovvero il Paese dei Balocchi in California. A due passi da Washington Square Park, vicino al quartiere cinese e a quello italiano, nonché al quartiere a luci rosse per chi non sapesse come finire la serata, l’unico pub californiano della Rogue Ales è una tappa obbligata, se passate a San Francisco.

La Rogue Ales ha sede a Newport, nell’Oregon, e ha prodotto circa una sessantina di birre diverse, non pastorizzate e senza conservanti. La qualità degli ingredienti fa parte della loro filosofia, e quindi, nonostante la produzione sia elevata e si riescano a trovare le loro birre in varie parte del mondo (prevalentemente bottiglia perché trasportare i fusti è un problema, ma negli USA anche le spine sono sufficientemente facili da reperire), nella maggior parte dei casi non rimarrete delusi da quello che berrete.

Il brewpub con sede a San Francisco offre 40 linee di spina: una ventina di queste sono dedicate alla Rogue, mentre le altre ospitano birrerie artigianali locali (spesso a rotazione) o prodotti più noti, come la Guinness. L’impianto di spinatura è molto decorato, e ogni linea è immediatamente riconoscibile dal disegno o “statuetta” che si trova sopra (come il cadavere per la Dead Guy Ale, ad esempio); ci sono anche le informazioni sulla gradazione alcoolica. Un’esempio da seguire per l’utilità e il piacere alla vista. Poiché la Rogue è molto attenta agli abbinamenti col cibo, nel brewpub è anche possibile mangiare, e la qualità del cibo è più che discreta; i piatti sono comunque quelli tipici nordamericani, quindi panini/burger di vario tipo, insalate o chili, ma si lasciano mangiare volentieri.

L’interesse principale è ovviamente per le bevute: se non sapete cosa scegliere, potrete chiedere consigli o delucidazioni allo staff, molto cordiale e sempre disponibile a suggerire qualcosa o a dare più informazioni su una particolare birra. Ma c’è di meglio: se avete delle indecisioni, in genere non ci sono problemi a farsi dare due/tre bicchierini da assaggio, per poter scegliere con cognizione di causa. E’ bene approfittarne! Il prezzo delle pinte è poi assolutamente accettabile: 6 dollari, niente di cui lamentarsi da questo punto di vista. Quando il tempo atmosferico lo permette, sul retro del locale è stato creato un beer garden piuttosto rudimentale, ma efficace: si trova in una corte interna nel mezzo ad alcuni edifici, ma nel pomeriggio il sole è ben presente, quindi potete approfittarne per bere qualcosa sui tavoli di legno al sole o sotto gli ombrelloni. Segnalo anche alcune iniziative piacevoli, come il Meet the brewer del martedì, in cui mastri birrai di birrifici locali (uno alla settimana) sono presenti per rispondere ad eventuali domande o semplicemente bere una pinta in compagnia. Poiché la scena di San Francisco è ricca di microbirrifici, la materia prima certo non manca.

Se non avete mai bevuto qualcosa della Rogue, vi chiederete come sono le birre: beh, alcune sono dannatamente buone. Alla Rogue ci sanno fare, e nonostante la produzione molto variata (moltissimi gli stili disponibili), raggiungono alcuni picchi di eccellenza notevoli. Personalmente apprezzo molto le loro bitter, porter e stout: mi sento di suggerire senza problemi Mocha Porter (si sente il malto tostato, caffè, leggere note di cioccolato, ma è soprattutto apprezzabile l’amaro finale che bilancia perfettamente il tutto), Shakespeare Stout (incarnazione perfetta dello stile stout, senza eccessi, ma senza il minimo difetto: prevedete 5-10 minuti per avere una pinta spillata, in quanto deve riposare molto dopo la spinatura), Imperial Stout (devastante, aroma e gusto fortissimi che vi lasceranno senza fiato). Menzione speciale per l’Old Crustacean Barley Wine, medaglia d’oro 2008 allo World Beer Championship, davvero eccellente: denso, corposo, con un finale secco e decisamente luppolato per essere un barley wine. Ci sono però buoni esempi anche su birre meno scure e più tradizionali: American Amber, Dead Guy Ale. E’ sorprendente soprattutto la bevibilità delle loro produzioni, grazie al sapiente uso dei luppoli e dei malti per creare birre molto ben bilanciate. Se avete una serata libera davanti, potrete bere numerose pinte senza stancarvi mai, e sarà un’esperienza molto piacevole.

Jack Joyce, proprietario della Rogue Ales, nel brewpub a Newport.

Qui sopra: Jack Joyce, proprietario della Rogue Ales, nel brewpub a Newport.

Da notare che praticamente tutte le loro birre sono disponibili anche in bottiglia (che potrete acquistare al pub); a mia conoscenza, però, nessuna delle birre prevede rifermentazione in bottiglia, e quindi mi sento di consigliare la spina, quando possibile, in modo da apprezzare in pieno la freschezza e la vivacità delle produzioni. Pochissime le eccezioni: il barley wine sicuramente gioverebbe dall’invecchiamento, ma nella maggior parte dei casi si tratta di birre che danno il meglio se gustate fresche.

Piccola curiosità: la maggior parte degli autoctoni adora alla follia la Kells Lager; una pilsner dallo stile europeo, onesta ma che non mi ha colpito particolarmente. E ad un certo punto della serata, è entrato un tizio che ha avuto il coraggio di chiedere una Millers Lite in bottiglia… Da non crederci! Ma in generale, se siete amanti della buona birra in questo pub vi troverete in ottima compagnia! Da non perdere.

Giacomo
(P.S: non mi piace prendere in giro nessuno e le foto non le ho fatte io, poiché non avevo la macchina fotografica disponibile. Ringrazio i rispettivi autori delle foto)