Come preannunciato, lo scorso weekend si è svolta la kermesse dedicata alle birre artigianiali italiane ed estere presso le Officine Farneto a Roma. Come la tappa meneghina, la scelta della location poteva esser migliore: le Officine Farneto, collocate nel bel mezzo di un area verde vicino lo Stadio Olimpico, si sono rivelate un’affascinante ma non propriamente funzionale scelta, alla quale si è aggiunta la sfortuna, considerato il nubifragio abbattutosi domenica sulla capitale che ha reso inagibile lo spazio esterno. L’affluenza del sabato pomeriggio è stata tutt’altro che elevata, rendendo l’esperienza assolutamente piacevole e vivibile, ma il costante aumento del pubblico, specialmente nel dopocena, ha costretto gli organizzatori a chiudere l’accesso alla manifestazione alle 23.30 (2 ore e mezzo dalla chiusura). Come scusante è importante precisare che il festival è andato oltre le ogni più rosea aspettativa!

Passando alla birra, la rappresentativa estera all’incirca eguagliava quella italiana e, personalmente, ho aprofittato della presenza di birrifici stranieri per degustare un po’ di birre di generale difficile reperibilità, ovviamente senza farmi mancare qualche buon prodotto italiano. Il mio personale plauso va ai quattro principali stand di casa: Domozimurghi Romani, Brasserie 4:20, Ma Che Siete Venuti A Fa’ e Mama Tequila. I primi con Rulles Estivale e – mi scuso – altre di cui avevo preso nota e diventate illeggibili nel foglietto degli appunti a causa di una macchia di birra; i secondi con una superba selezione di Southern Tier, De Molen e Mikkeller alla spina ben accompagnate da un’altrettanto vasta selezione di bottiglie tra le quali fuguravano Nøgne Ø, Port/Lost Abbey, Jolly Pumpkin; i terzi con un eccellente quartetto con De Dolle Boskeun, Great Divide Yeti, Cantillon Lou Pepe Framboise e Lambrate Ortiga; e gli ultimi con una buona selezione italiana di Orso Verde e Bi.Du. e Toccalmatto. Ottime birre accompagnate da cordialità, passione e professionalità! Da lodare e sottolineare inoltre che gli utili provenienti dalla presenza dei DZR al festival sono stati interamente devoluti a supporto delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.

Finiti gli elogi, permettetemi un paio di critiche. La prima è per lo stand Sierra Nevada, che offriva tre spine di Pale Ale – tutte e 3! Inoltre alla domanda se fosse possibile la degustazione della Stout, presente solo in bottiglia, mi è stato risposto che era solo possibile comprare la bottiglia – e fin qui nessun problema – ma non era possibile berla (!!!), in compenso avrei potuto berla fuori a patto di non farmi vedere. Non sono stato a chiedere per quale motivo perchè temo che la risposta mi avrebbe irritato ancora di più, dato che non vedo quale motivo ci possa mai esser per vietare di bere una birra a un beer festival, e voglio ben sperare che non ci fosse!
La seconda, oramai una costante dei festival italiani, riguarda il cibo: per quanto sia migliorato rispetto alla totale assenza a Rovigo o alla salamella argentina di Milano, la presenza di un solo stand, oltre a ovviamente permettere di fare i prezzi che si vogliono (5€ per un paninetto con la mortadella sono esagerati anche a Portofino), comporta lunghe e strazianti attese nell’ora di punta.

L’ultima critica è a livello generale: a) IBF sta per Italia (non International) Beer Festival, la presenza di ulteriori birrifici artigianali italiani – mancavano all’appello soprattutto quelli del nord – non sarebbe dispiaciuta a nessuno; b) il sito ufficiale elencava i birrifici presenti: beh, la presenza di una bottiglia – in italiano – non significa la presenza del birrificio… non dico che mi aspettassi il mastro birraio della Port a spillare i suoi prodotti, ma nemmeno solo la possibilità di comprare la bottiglia – un po’ di chiarezza non farebbe male!
Traendo le conclusioni: la qualità delle birre si è rivelata molto elevata (Great Divide Yeti, De Dolle Boskeun e De Molen Hel & Verdoemenis su tutti); il cibo per quanto buono, molto caro e non abbastanza per soddisfare tutto il pubblico giunto e il rapporto birrifici/distributori non abbastanza elevato. Insomma, i margini di miglioramento sono molti, ma questo era in pratica la prima edizione capitolina organizzata in maniera autonoma, il che lascia fiduciosi verso le edizioni future.
Lorenzo












A Milano il rapporto Italia/Estero era ben diverso, ma vedila dal lato buono.. hai potuto assaggiare grandi birre che come hai detto sono difficili da reperire
Il discorso dei birrifici presenti/rappresentati pare sia una costante in questa fila di eventi… in effetti ci vorrebbe maggiore chiarezza. Il monopolio della ristorazione certo non fa bene.. ma come avete visto a Milano erano in due e il discorso non cambiava molto ( stesso prezzo per i panini, che però devo ammettere mi sembravano ben farciti ).
Comunque non lamentiamoci troppo dai, almeno sono occasioni in cui fare due chiacchiere con i birrai
ma infatti io sono stato contentissimo di aver avuto l’opportunità di bere birre che difficilmente si trovano, soprattutto alla spina! ma allo stesso tempo credo che sarebbe meglio se ci fossero stati più birrifici italiani direttamente presenti!
In generale non mi lamento, ma si deve migliorare!
Si, su quello sono daccordo, soprattutto se si chiama “Italian” Beer Festival.
Non per fare l’avvocato del diavolo, eh, ma forsa hanno pensato “chissà quanta gente a digiuno di birra artigianale verrà… perchè con l’occasione non gli facciamo assaggiare più birre buone possibile ?”. O qualcosa del genere.. non so