Birrificio Mostodolce – Prato

4

Categoria: Birra, Locali

Un caso più unico che raro nella scialba scena birraria pratese, il Birrificio Mostodolce (con sede qui) ha aperto i battenti nell’ormai lontano 2001, ed è riuscito a resistere ai capricci della voluttuosa gioventù del luogo, tenendo in piedi un locale che si può certamente definire pionieristico da queste parti (anche se ricalca la scia di altri e più famosi birrifici della scena italiana). E’ infatti il microbirrificio toscano con più storia, anche se viene colpevolmente e inspiegabilmente ignorato nella Guida Alle Birre d’Italia 2009 di Slow Food Editore.

Le birre prodotte da questa microbirreria possono essere bevute nei due pub omonimi: il primo, quello storico, è a Prato (Google Maps), mentre l’altro, molto più recente, è a Firenze (Google Maps). Ammetto di non aver mai visitato il pub fiorentino, ma quando qualcuno di noi lo visiterà, se ci saranno differenze notevoli non mancheremo di parlarne. Per adesso, limitiamoci al locale di Prato e alle birre.

Birrificio Mostodolce - Prato

Il pub è forse un po’ piccolo ma accogliente, su due piani di ridotte dimensioni. La luce con tonalità gialle conferisce un aspetto molto particolare: se siete di queste parti, l’interno del Mostodolce non lo potete sbagliare con nessun altro locale. Ci sono 6 linee di spina, non sempre tutte occupate (parliamo di un microbirrificio, e, ahimè, a volte i fusti finiscono), e una piccola cucina sul retro che propone ottime focacce e schiacciatine: se volete, potete sicuramente cenare al pub, ma il punto focale rimangono comunque le birre. Potete prendere una birra da 0.30, 0.40 oppure 0.50, e c’è happy hour fino alle 21:00; la carta propone alcune birre fisse tutto l’anno (tranne brevi periodi in cui sono finite, ma in genere rientrano rapidamente), più alcune stagionali a rotazione, e negli anni sono venute fuori alcune novità interessanti. Se avete dei dubbi o curiosità sulla produzione delle birre o sull’impianto, non fatevi problemi a chiedere: dietro il bancone c’è sempre qualcuno disponibile per fare due chiacchiere e darvi delucidazioni.

La produzione classica del Mostodolce consiste in una chiara leggera (Pepita) di discreta fattura, che però non mi ha mai particolarmente colpito, in quanto una caratteristica fondamentale per le birre di quel tipo è, secondo me, la facile bevibilità: e la Pepita, invece, non è così beverina come la si potrebbe attendere. Difficile che riusciate a berne più di due o tre pinte in una serata senza che vi venga a noia, sebbene la prima risulti piacevole da bere. Più corposa la Morgana, con malti decisamente più presenti, e la Martellina, una birra al miele ben riuscita: nonostante il miele sia la componente dominante del gusto, la dolcezza non è eccessiva, ed è bilanciata dal finale amarognolo. E’ una birra diretta, senza dettagli nascosti o aromi sfiorati, ma rimane piacevole da bere. Infine, la Volpe Rossa: forte del secondo premio UnionBirrai nella sua categoria nel 2008, questa birra rossa ben luppolata e “maltosa” è certamente una delle più riuscite del Mostodolce. Adesso ha una ricetta piuttosto stabile, e la qualità è rimasta negli anni. Un tempo veniva prodotta anche una weiss (un po’ sciapita), che ora non vedo più da qualche tempo.

Altre birre sono presenti solo in periodi limitati dell’anno, e, se hanno successo, vengono in genere riproposte l’anno successivo, a volte con ricetta riveduta e corretta. Una tra le mie preferite è la stout (Black Doll), molto tostata, vellutata al palato e finale secco. Se vi piace il genere, da non perdere. Da pochi anni (forse solo dall’anno scorso?) ha fatto la comparsa anche una saison (Saison dell’Arco), facile da bere, con note erbacee, spezie (viene prodotta con pepe rosa, grani del paradiso e scorza d’arancia) e una carbonazione piacevole. Infine, due birre nel periodo di Natale: verso novembre/dicembre la Duff, prodotta con farina di castagne, particolare ma non mi ha mai colpito, e la novità di quest’anno Mardi Gras (a febbraio), una belgian strong dark ale che ha, a mio parere, una buona base, ma non ancora quel gusto caratteristico delle migliori birre di questo stile: la densità, la dolcezza e la corposità non le mancano, forse nei prossimi anni le verrà dato quel tocco in più che adesso secondo me le manca.

Giacomo

Commenti (4)

direi che hai reso perfettamente l’idea! :-)
stasera mi sa che ci torno…m’è preso voglia di una Volpe Rossa!

ps.
belle le foto….. :P

Grazie per le foto :)

Segnalo l’arrivo della Jackie Brown (che definirei amber ale, molto leggera come gradazione)

hai reso proprio bene l’ idea…cmq le birre li al mosto sono tutte buonissime, quelle scure poi sono fantastiche!

p.s. qualcuno sa quando riapre per le ferie???

mi manca tanto il mosto… :(

Riapre il 31 agosto! (non abito lì ma ho molti informatori ;) )

Scrivi un commento