Italia Beer Festival Roma

Archiviato in Eventi da lorenzo il martedì 21 aprile 2009 alle 18:40

Come preannunciato, lo scorso weekend si è svolta la kermesse dedicata alle birre artigianiali italiane ed estere presso le Officine Farneto a Roma. Come la tappa meneghina, la scelta della location poteva esser migliore: le Officine Farneto, collocate nel bel mezzo di un area verde vicino lo Stadio Olimpico, si sono rivelate un’affascinante ma non propriamente funzionale scelta, alla quale si è aggiunta la sfortuna, considerato il nubifragio abbattutosi domenica sulla capitale che ha reso inagibile lo spazio esterno. L’affluenza del sabato pomeriggio è stata tutt’altro che elevata, rendendo l’esperienza assolutamente piacevole e vivibile, ma il costante aumento del pubblico, specialmente nel dopocena, ha costretto gli organizzatori a chiudere l’accesso alla manifestazione alle 23.30 (2 ore e mezzo dalla chiusura). Come scusante è importante precisare che il festival è andato oltre le ogni più rosea aspettativa!

Passando alla birra, la rappresentativa estera all’incirca eguagliava quella italiana e, personalmente, ho aprofittato della presenza di birrifici stranieri per degustare un po’ di birre di generale difficile reperibilità, ovviamente senza farmi mancare qualche buon prodotto italiano. Il mio personale plauso va ai quattro principali stand di casa: Domozimurghi Romani, Brasserie 4:20, Ma Che Siete Venuti A Fa’ e Mama Tequila. I primi con Rulles Estivale e – mi scuso – altre di cui avevo preso nota e diventate illeggibili nel foglietto degli appunti a causa di una macchia di birra; i secondi con una superba selezione di Southern Tier, De Molen e Mikkeller alla spina ben accompagnate da un’altrettanto vasta selezione di bottiglie tra le quali fuguravano Nøgne Ø, Port/Lost Abbey, Jolly Pumpkin; i terzi con un eccellente quartetto con De Dolle Boskeun, Great Divide Yeti, Cantillon Lou Pepe Framboise e Lambrate Ortiga; e gli ultimi con una buona selezione italiana di Orso Verde e Bi.Du. e Toccalmatto. Ottime birre accompagnate da cordialità, passione e professionalità! Da lodare e sottolineare inoltre che gli utili provenienti dalla presenza dei DZR al festival sono stati interamente devoluti a supporto delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.

Finiti gli elogi, permettetemi un paio di critiche. La prima è per lo stand Sierra Nevada, che offriva tre spine di Pale Ale – tutte e 3! Inoltre alla domanda se fosse possibile la degustazione della Stout, presente solo in bottiglia, mi è stato risposto che era solo possibile comprare la bottiglia – e fin qui nessun problema – ma non era possibile berla (!!!), in compenso avrei potuto berla fuori a patto di non farmi vedere. Non sono stato a chiedere per quale motivo perchè temo che la risposta mi avrebbe irritato ancora di più, dato che non vedo quale motivo ci possa mai esser per vietare di bere una birra a un beer festival, e voglio ben sperare che non ci fosse!
La seconda, oramai una costante dei festival italiani, riguarda il cibo: per quanto sia migliorato rispetto alla totale assenza a Rovigo o alla salamella argentina di Milano, la presenza di un solo stand, oltre a ovviamente permettere di fare i prezzi che si vogliono (5€ per un paninetto con la mortadella sono esagerati anche a Portofino), comporta lunghe e strazianti attese nell’ora di punta.

L’ultima critica è a livello generale: a) IBF sta per Italia (non International) Beer Festival, la presenza di ulteriori birrifici artigianali italiani – mancavano all’appello soprattutto quelli del nord – non sarebbe dispiaciuta a nessuno; b) il sito ufficiale elencava i birrifici presenti: beh, la presenza di una bottiglia – in italiano – non significa la presenza del birrificio… non dico che mi aspettassi il mastro birraio della Port a spillare i suoi prodotti, ma nemmeno solo la possibilità di comprare la bottiglia – un po’ di chiarezza non farebbe male!

Traendo le conclusioni: la qualità delle birre si è rivelata molto elevata (Great Divide Yeti, De Dolle Boskeun e De Molen Hel & Verdoemenis su tutti); il cibo per quanto buono, molto caro e non abbastanza per soddisfare tutto il pubblico giunto e il rapporto birrifici/distributori non abbastanza elevato. Insomma, i margini di miglioramento sono molti, ma questo era in pratica la prima edizione capitolina organizzata in maniera autonoma, il che lascia fiduciosi verso le edizioni future.

Lorenzo


101 – Sassuolo (MO)

Archiviato in Locali da mattia il domenica 19 aprile 2009 alle 19:20

Ecco un altro locale che si merita il nostro apprezzamento: si tratta del 101 di Sassuolo, in provincia di Modena. E’ proprio nel centro della cittadina (mappa) che ha sede questo locale, aperto dal 1974, che con l’attuale gestione (dal 1997) sta avendo un notevole successo. Scoperto grazie ad amici 3-4 anni fa, il 101 nasce come enoteca, ma nel corso degli anni, a causa della passione per la birra dei proprietari, il numero di etichette birraie comincia a crescere di pari passo con la qualità.

101, Sassuolo (MO)

Ad oggi si possono contare circa una settantina di birre in bottiglia provenienti da Belgio, UK, Usa, Germania, Italia e non solo. Tra queste si apprezzano anche molte particolarità e birre a volte sconosciute, che assieme ad una costante ricerca di prodotti validi danno al cliente sempre l’occasione di provare qualcosa di nuovo. Per esempio si trova una linea artigianale scozzese con le buone Fraoch e Alba, alcune lambic della Cantillon, alcune bottiglie della Rogue e nei periodi natalizi un’ampia selezione di birre di Natale (tra le altre anche la Stille Nacht e la San Bernardus alla spina).
Per quanto riguarda le linee alla spina, il locale ne vanta sei: a parte la Forst che è fissa e una Weiss a rotazione, altre due spine vengono tenute per una Stout (attualmente c’è la buona Oyster della PorterHouse) e per la Birra del Mese: ogni 30 giorni infatti una spina viene cambiata. Negli ultimi mesi son state presenti, tra le altre, la Ciney Triple e la Chimay e nei prossimi giorni, probabilmente già da quesa settimana, ci sarà la XX Bitter – e qui un giro di assaggio non dovrà davvero mancare per chi, come me, adora il prodotto della De Ranke. Ma il vero capolavoro l’abbiamo volutamente lasciato per ultimo: il 101 è l’unico locale della provincia (almeno) che possa vantare di avere fissa alla spina la Westmalle Dubbel, che già da sola vale una visita.

Il nome deriva dalla ricorrenza del numero 101:  sono infatti proprio 101 i metri quadri, e all’atto di costituzione nel 1974, per aprire un club erano necessari 100 soci più un presidente. Il locale è diviso in tre ambienti, due sale ai lati, con circa un’ottantina di posti a sedere, e la grande stanza di ingresso, dove c’è il bancone e la cucina.
A proposito di cucina, anche se qui su PintaPerfetta non ne parliamo quasi mai, segnalo volentieri della eccellente qualità dei piatti, rigorosamente composti da ingredienti scelti e cucinati sul posto: il menù è sempre ben sostanzioso, ma ogni sera c’è almeno uno, se non due piatti extra-menù. Da segnalare anche un paio di piatti cucinati con birra: la superba salsiccia montanara (che in alternativa viene cotta nel vino) e l’anatra all’arancia e weiss, veramente squisita, che però ultimamente è stata temporaneamente tolta dal menù per lasciar spazio a qualcosa di più “invernale”.

La cucina del 101, Sassuolo (MO)

Per gli amanti di altre bevande alcoliche, si sottolinea la grande quantità di whisky e rhum a disposizione dei clienti, nonchè una notevole varietà di ottime etichette di vino, che spesso possono essere abbinate a formaggi artigianali e marmellate rigorosamente fatte in casa. Molto spesso il 101 organizza degustazioni con menù di abbinamenti cibo-birra: da non perdere!


Italia Beer Festival di Roma

Archiviato in Eventi da alessio il venerdì 17 aprile 2009 alle 16:40

Da oggi a domenica, con modalità simili all’edizione milanese di cui abbiamo parlato in lungo e largo un mese fa circa, si svolge alle Officine Farneto in via Monti della Farnesina 77  (Google Maps) l’Italia Beer Festival di Roma.

Gli orari sono gli stessi del festival lombardo (oggi dalle 17.00 alle 02.00, domani dalle 12.00 alle 02.00, domenica delle 12.00 alle 24.00), l’elenco espositori è un po’ più scarno, almeno nel numero, ma molto interessante:

3 Fonteinen (Belgio)
Baladin (Italia)
BI.DU. (Italia)
Birra Amiata (Italia)
Birra del Borgo (Italia)
Birrificio Atlas Coelestis (Italia)
Birrificio Baüscia (Italia)
Birrificio BOA (Italia)
Birrificio del Ducato (Italia)
Birrificio San Gabriel (Italia)
Cantillon (Belgio)
De Molen (NL)
Great Divide (USA)
Hoppin Frog (USA)
Hütt Brauerei (Germania)
Jolly Pumpkin (USA)
Kerkom (Belgio)
Lost Abbey (USA)
Mikkeller (Danimarca)
Nøgne Ø (Norvegia)
Orso Verde (Italia)
Port Brewing (USA)
Rulles (Belgio)
Sierra Nevada (USA)
Stazione Birra (Italia)
Southern Tier (USA)

Di questi resta da capire quanti saranno effettivamente presenti e quanti invece daranno i propri fusti in gestione agli stand dell’organizzazione (presumiamo la maggioranza o poco ci manca). Ad ogni modo, una ottima occasione per provare birre di difficile reperibilità e molto celebrate tra gli appassionati. Un beer festival quindi molto più improntato alla scena internazionale di quello milanese, che vedeva una prevalenza abbastanza netta dei birrifici italiani.

Ad accompagnare il tutto laboratori organizzati da Domozimurghi Romani e Associazione Degustatori Birra.

La parte ludica offrirà freccette e carrom (che a noi più che altro ricorda un vecchio classico di Elio), la parte del cibo è curata da Bir & Fud di Roma.

Che altro aggiungere? Il sito ufficiale, dove troverete una manciata di informazioni in più.

Noi di Pintaperfetta forse avremo un inviato in loco (Lorenzo) ma al momento la cosa è ancora da definire. Se andate, fateci sapere le vostre impressioni a info@pintaperfetta.com.


Birrificio Mostodolce – Prato

Archiviato in Birra, Locali da giacomo il mercoledì 15 aprile 2009 alle 11:00

Un caso più unico che raro nella scialba scena birraria pratese, il Birrificio Mostodolce (con sede qui) ha aperto i battenti nell’ormai lontano 2001, ed è riuscito a resistere ai capricci della voluttuosa gioventù del luogo, tenendo in piedi un locale che si può certamente definire pionieristico da queste parti (anche se ricalca la scia di altri e più famosi birrifici della scena italiana). E’ infatti il microbirrificio toscano con più storia, anche se viene colpevolmente e inspiegabilmente ignorato nella Guida Alle Birre d’Italia 2009 di Slow Food Editore.

Le birre prodotte da questa microbirreria possono essere bevute nei due pub omonimi: il primo, quello storico, è a Prato (Google Maps), mentre l’altro, molto più recente, è a Firenze (Google Maps). Ammetto di non aver mai visitato il pub fiorentino, ma quando qualcuno di noi lo visiterà, se ci saranno differenze notevoli non mancheremo di parlarne. Per adesso, limitiamoci al locale di Prato e alle birre.

Birrificio Mostodolce - Prato

Il pub è forse un po’ piccolo ma accogliente, su due piani di ridotte dimensioni. La luce con tonalità gialle conferisce un aspetto molto particolare: se siete di queste parti, l’interno del Mostodolce non lo potete sbagliare con nessun altro locale. Ci sono 6 linee di spina, non sempre tutte occupate (parliamo di un microbirrificio, e, ahimè, a volte i fusti finiscono), e una piccola cucina sul retro che propone ottime focacce e schiacciatine: se volete, potete sicuramente cenare al pub, ma il punto focale rimangono comunque le birre. Potete prendere una birra da 0.30, 0.40 oppure 0.50, e c’è happy hour fino alle 21:00; la carta propone alcune birre fisse tutto l’anno (tranne brevi periodi in cui sono finite, ma in genere rientrano rapidamente), più alcune stagionali a rotazione, e negli anni sono venute fuori alcune novità interessanti. Se avete dei dubbi o curiosità sulla produzione delle birre o sull’impianto, non fatevi problemi a chiedere: dietro il bancone c’è sempre qualcuno disponibile per fare due chiacchiere e darvi delucidazioni.

La produzione classica del Mostodolce consiste in una chiara leggera (Pepita) di discreta fattura, che però non mi ha mai particolarmente colpito, in quanto una caratteristica fondamentale per le birre di quel tipo è, secondo me, la facile bevibilità: e la Pepita, invece, non è così beverina come la si potrebbe attendere. Difficile che riusciate a berne più di due o tre pinte in una serata senza che vi venga a noia, sebbene la prima risulti piacevole da bere. Più corposa la Morgana, con malti decisamente più presenti, e la Martellina, una birra al miele ben riuscita: nonostante il miele sia la componente dominante del gusto, la dolcezza non è eccessiva, ed è bilanciata dal finale amarognolo. E’ una birra diretta, senza dettagli nascosti o aromi sfiorati, ma rimane piacevole da bere. Infine, la Volpe Rossa: forte del secondo premio UnionBirrai nella sua categoria nel 2008, questa birra rossa ben luppolata e “maltosa” è certamente una delle più riuscite del Mostodolce. Adesso ha una ricetta piuttosto stabile, e la qualità è rimasta negli anni. Un tempo veniva prodotta anche una weiss (un po’ sciapita), che ora non vedo più da qualche tempo.

Altre birre sono presenti solo in periodi limitati dell’anno, e, se hanno successo, vengono in genere riproposte l’anno successivo, a volte con ricetta riveduta e corretta. Una tra le mie preferite è la stout (Black Doll), molto tostata, vellutata al palato e finale secco. Se vi piace il genere, da non perdere. Da pochi anni (forse solo dall’anno scorso?) ha fatto la comparsa anche una saison (Saison dell’Arco), facile da bere, con note erbacee, spezie (viene prodotta con pepe rosa, grani del paradiso e scorza d’arancia) e una carbonazione piacevole. Infine, due birre nel periodo di Natale: verso novembre/dicembre la Duff, prodotta con farina di castagne, particolare ma non mi ha mai colpito, e la novità di quest’anno Mardi Gras (a febbraio), una belgian strong dark ale che ha, a mio parere, una buona base, ma non ancora quel gusto caratteristico delle migliori birre di questo stile: la densità, la dolcezza e la corposità non le mancano, forse nei prossimi anni le verrà dato quel tocco in più che adesso secondo me le manca.

Giacomo


Il mondo di Maurizio – Suisio (BG)

Archiviato in Eventi da alessio il venerdì 3 aprile 2009 alle 12:06

Una serata di degustazione abbastanza particolare e molto informale, quella svoltasi lunedì 30 marzo 2009 alla Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG), con la presentazione di birre di tre birrifici diversi e alla presenza dei mastri birrai Maurizio Cancelli (Birrificio di Lambrate, Manerba Brewery) e Raimondo Cetani (Hibu).

Del locale (che aveva già ospitato la presentazione delle birre Toccalmatto), piccolo e accogliente, riparleremo meglio in uno spazio futuro. Quanto alla serata, è cominciata in leggero ritardo (il cambio di ora del giorno prima ha ingannato molti, probabilmente) con il capolavoro della serata: la Ortiga, ultima produzione di Maurizio Cancelli per quelli del Birrificio di Lambrate. Che dire?

Una golden ale da 4,8% di alcool, fresca e beverina. Durante la presentazione ci viene raccontato come è nata, della visita ai produttori sloveni e del viaggio di ritorno con il veicolo pieno di luppoli freschi. Una birra che già amiamo, e che siamo sicuri diventerà la preferita di molti, specie durante l’estate, quando la sua beverinità probabilmente la renderà un classico dell’aperitivo al brewpub di via Adelchi (ma sospettiamo che lo sia già ora). Ad accompagnarla, Claudio e Carla propongono delle penne con fonduta al topinanbur.

Subito dopo è la volta di Raimondo Cetani che presenta la QoH (Queen of Hearts, vale a dire Regina di Cuori), una scottish ale dal colore ambrato intenso, abbastanza corposa per la gradazione (5,3%). Il principale obiettivo, spiegatoci diligentemente da Raimondo, era di creare una birra scura che possa essere molto beverina, che induca a bere un’altra birra e a non fermarsi lì. Non ci ha entusiasmato, ma si difende bene. Sarei curioso di provarla alla spina, dato che credo che sia una tipologia di birra che può dare il meglio con una buona spillatura. Ad accompagnarla, un ottimo brasato (alla QoH).

Per chiudere la serata dei crostoni con spuma di prosciutto ad accompagnare un’altra birra di Maurizio Cancelli, La Rocca della Manerba Brewery, brewpub situato sulla sponda bresciana del Garda. Equilibrata al punto giusto, è una birra dolce e corposa in stile belgian strong ale da 7,7%; quella di Andrea sapeva leggermente di tappo, ma è stato un problema fortunatamente isolato.

Tutte birre comunque promosse a pieni voti: se la Ortiga è sembrata decisamente la migliore, la terza è forse quella più raffinata e interessante.


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