Somewhen in the New Year Beer Festival – The Evening Star, Brighton, UK
Categoria: Eventi
L’importanza di un festival musicale è data in primo luogo dal line-up, tutto il resto viene dopo; lo stesso si puo dire per l’equivalente manifestazione riguardante le birre, dove è la beerlist a fare da ago della bilancia. Dallo stadio allo scantinato, dalla fiera al bancone, il luogo può risultare in fin dei conti un’inutile, ma indispensabile, scenografia o, nei casi più fortunati, la ciliegina sulla torta. Ma andiamo per gradi, sicuramente non stiamo parlando di Glastonbury, e di conseguenza nemmeno del CAMRA Great British Beer Festival, bensì di un festival sicuramente più indie – prego i ragazzini con capelli alla Edward mani di forbice, Cheap Mondays e iPod con gli Arctic Monkeys negli auricolari di scusarmi, ma è al senso più letterale e nostalgico del termine a cui mi sto riferendo. Pubblicizzato unicamente da un foglio appeso dietro il bancone del mio pub di fiducia, l’Evening Star a Brighton, di cui vi parlerò il più presto possibile, il “Somewhen in the New Year Beer Festival” (anche il nome non è esattamente frutto di innumerevoli indagini di mercato, quanto più probabilmente di innumerevoli pinte) è l’emblema delle manifestazioni ad altissimo rapporto qualità/pubblico, un po’ come – per continuare il parallelismo tra birra e musica – un concerto dei Blur al Factory a Milano nel ’94, giusto per fare un esempio.
Passando ai fatti, il line-up affiancava, come ogni festival che si rispetti, importanti e sconosciute realtà nazionali ad affermate realtà mondial, per lo più made in USA.

Svolto nell’arco di un weekend, sfruttando 12 delle 14 spine disponibili, e con l’aggiunta di cinque barilotti da 15L da cui la birra veniva direttamente versata, il festival prevedeva la rotazione di 31 diverse birre:
Little Valley Red Dyke, Salopian Darkness, Leeds New Moon, Adur Velocity, Battledown Turncoat, Acorn Old Moor Porter, Bradfield Farmer’s Stout, Burton Bridge Top Dog Stout, Goachers Crown Imperial Stout, Harviestoun Old Engine Oil, Pictish Claymore, Saltaire Titus Black, Saltaire Texas Brown, Salopian Pick Pocket Porter, Ramsbury Deer Hunter, Hambleton Nightmare, Severn Vale Seven Sins, Elland Demon’s Eye, Ramsbury Rum Truffle, Hopdaemon Leviathan, Wickwar Station Porter, Elland 1872 Porter, Exmoor Beast, Dark Star Critical Mass 2007, Dark Star Imperial Stout, Stone (California) Smoked Porter, Stone (California) Arrogant Bastard, Schneider (Germany) Eisbock, He’Brew (New York) Genesis, He’Brew (New York) Jewbelation 12, Coney Island (New York) Albino Python.

Per vari motivi non sono riuscito a provarle tutte, ma la qualità media si è comunque rivelata estremamente alta. Mi permetto di stilare un podio con 3 vincitori ex aequo:
He’Brew (New York) Jewbelation 12: American strong ale prodotta per il dodicesimo anniversario del birrificio newyorkese, prodotta con 12 luppoli e 12 malti diversi, 12% vol. Birra ovviamente molto complicata, spiccano note di caffè, liquirizia e uvetta; mi permetto di consigliarne mezza pinta alla volta perchè di più potrebbe farla risultare stucchevole, a piccole dosi resta invece un capolavoro!
Stone Smoked Porter: il birrificio di casa a Escondido continua a stupire con questa porter resa speciale da un tocco di affumicatura, dato dal peat smoked malt, che emerge nel finale; soffice e cremosa al palato si fa apprezzare anche per una lieve ma piacevole luppolatura.
Dark Star Critical Mass 2007: natalizia della Dark Star, birrificio poco fuori Brighton gestito dai proprietari stessi del pub in cui questo festival è stato organizzato, è un’english strong ale con forti note di frutta tostata, frutti di bosco, cereali e cioccolato, con un lieve tocco amarognolo alla barley wine. L’invecchiamento di un anno ne ha ulteriormente esaltato corposità e malti, non compromettendone la bevibilità (potrebbe quasi esser una session beer), anzi rendendola ancora più desiderabile.
Lorenzo











