Degustazione birre Toccalmatto (Suisio, BG)

Archiviato in Eventi da alessio il giovedì 26 febbraio 2009 alle 12:23

Lunedì ventitré febbraio, alla Locanda del Monaco Felice (birreria decisamente interessante, su cui torneremo in futuro), s’è tenuta la degustazione del Birrificio Toccalmatto. Le penne – e le gole – di PintaPerfetta.com erano presenti in loco, per recensire la serata

Gli appassionati cominciano ad affollare la birreria poco dopo le venti: sfruttando il nostro potere politico veniamo sistemati al tavolo di Cinghio e Bruno, le due anime del Birrificio di Fidenza che sta incominciando a riscuotere consensi importanti da clienti e addetti ai lavori.

Riusciamo così ad apprendere e conoscere la loro storia professionale e quella delle loro birre: sono sette, ma durante la serata ne vengono presentate “solamente” tre.

Serata che parte in pompa Magna, con una ottima Rude Boy (5,6%) spillata a pompa - appunto – e abbinata a un tagliere di formaggi locali semistagionati davvero appetitosi. Una birra che già dal nome vuol essere dichiaratamente maleducata (il termine più utilizzato dai creatori) e aggressiva, ricca di luppoli e in stile I.P.A. Amara e intrigante, gustosa e fresca, con un bel corpo e ricca di personalità.  Promossa a pieni voti, sperando di poterla trovare in futuro anche al di fuori delle serate di degustazione. Magari sorseggiata con – in sottofondo – le note dei Clash.

Passando oltre il primo piatto e la prima birra, arriva il momento della salamella alla griglia (per ricordarci le grigliate estive, probabilmente) abbinata alla Re Hop (5%); una bottiglia dall’etichetta accattivante per una ale piacevole e beverina. Interessante la scelta dei luppoli, è un prodotto complessivamente più che riuscito, ma ci sembra di intravedere le potenzialità di miglioramento ulteriore.

Per finire, un ottimo brasato aromatizzato alla Fumé du Sanglier ((8,5%)): l’affumicatura dei malti con legno di faggio è curata dallo stesso Cinghio, che sfocia in una birra piacevolmente affumicata e godibile, che si esalta negli abbinamenti con carni saporite. Anche in questo caso l’etichettà è fumettosa e raffigura un cinghiale perplesso e sbuffante.

Nota a margine di Andrea
La Rude Boy è un’ottima birra, piacevole al gusto e molto ruvida, come appunto volevano i creatori. Non è una vera e propria IPA, ma certamente è un prodotto decisamente luppolato.
La Re Hop è una birra che ha un’ottima base, forse ancora un po’ grezza, ma la scelta dei luppoli ti lascia un buon sapore in bocca. Manca qualcosa per essere ai livelli d’eccellenza, ma certamente può piacere, e molto.
La Fumè è forse la birra più difficile da decifrare – anche perché il palato era quasi insensibile – anche se la presenza dell’affumicatura si sente in maniera molto decisa. Godibile è la parola giusta, aspettando di riprovarla.


Rimini, un altro punto di vista

Archiviato in Eventi da andrea il lunedì 23 febbraio 2009 alle 14:55

Riprendendo le parole di Mattia, Rimini è certamente la miglior fiera birraria d’Italia. Per questo, credo ci sia bisogno anche di sentire un’altra campana, anche per farsi un’idea più approfondita della cosa. Organizzata a Rimini e in un’area immensa, con anche altri settori coperti – se è chiamata Food&Beverage ci sarà un motivo -, è facilmente raggiungibile sia in macchina sia in treno. L’organizzazione può apparire molto rigida, soprattutto all’inizio, ma con un po’ di parlantina e capacità di vendersi si riesce ad accedere ovunque, anche tramite biglietti da visita (che nessuno andrà a controllare se veri o falsi).

Per entrare - Come già sottolineato da Mattia nel suo precedente post, bisogna pagare circa quaranta euro – per dovere di cronaca sono trentanove – per entrare, senza avere la possibilità di visitare tutti gli stand. Inoltre bisogna dimostrare di essere operatori del settore o di fare parte di un’azienda invitata. Io ho ricevuto il biglietto tramite TRK (che, fra l’altro, ringrazio), azienda operante nelle tecnologie satellitari per rintracciamento camion. Avuto il tagliando per entrare, serve qualcosa per attestare l’appartenenza alla ditta di competenza: il biglietto da visita in combinata con carta d’identità vengono tranquillamente presi in considerazione.

Gli stand - A parte i grandi colossi della birra, come Paulaner per fare un esempio, sono presenti anche vari distributori. Certamente degno di nota è lo stand Interbrau, che racchiude – tra gli altri – Augustiner e Chouffe. Molte le birre alla spina: dalla Chouffe Houblon, il prodotto meno conosciuto del nano ma eccezionale per chi adora le “luppolate”, alla Sierra Nevada pale ale, passando per Kwak, Tripel Karmeliet, Gouden Carolus Classic e Ambrio (nota di demerito), Saison Dupont e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una sorta di paradiso, anche se molto affollato.
Davanti allo stand Interbrau c’è quello, quasi gemellato, della Brooklyn Brewery: direttamente da New York, questo birrificio era presente con vari prodotti. Quelli provati mi hanno impressionato, in maniera favorevole: buona la Brooklyn Lager, color ambrato e gusto decisamente gradevole, pazzesca quella al cioccolato, con un sapore di cacao che persisteva in bocca. Meno buona delle tre, probabilmente, la Weiss: decisamente troppo forte per i miei gusti, anche se il sapore era già inquinato dalle bevute precedenti.

Italiani – Come ogni fiera che si rispetti, anche i microbirrifici della nostra Penisola sono presenti in quantità massiccia. Parto dal Ducato, uno dei miei preferiti: AFO spettacolare come al solito, alla spina fa sentire tutto l’aroma del luppolo, mentre la VIS è oramai una garanzia. Pure i più scettici – non faccio nomi – si stanno ricredendo.
Solita menzione per Lambrate, Bidù e Orsoverde, vere e proprie realtà del mondo artigianale italiano, con prodotti sempre nuovi affiancati ai propri cavalli da battaglia.
Dulcis in fundo, da Parma arriva il birrificio Toccalmatto, sponsorizzato dal mio barista di fiducia (Claudio, della Locanda del Monaco Felice), di cui parleremo domani. La data non è casuale, giacché stasera a Suisio – proprio nel locale di cui sopra – è in programma la degustazione dei prodotti, in abbinamento con pietanze scelte dallo (o dalla?) chef Carla.


Pianetabirra, Rimini

Archiviato in Eventi da mattia il venerdì 20 febbraio 2009 alle 17:37

Nella giornata di Lunedì 16, son stato alla fiera di Rimini per partecipare a Pianetabirra, un’importante rassegna annuale dedicata alla nostra amata birra. Anche gli anni scorsi avevo provato ad andare, ma ogni progetto era sempre naufragato poco prima per via delle difficoltà nel reperire i biglietti. Per accedere alla manifestazione, infatti, o si pagano circa 40 euro di ingresso, o si entra tramite una sorta di “accredito” che possono avere solo i titolari di locali o esercizi commerciali attinenti al mondo birraio. avere uno di questi inviti permette altresì di poter accedere a zone più particolari, come gli stand di Interbrau, di Eurosaga e altri grossi importatori.

Arrivato alle 9:40 di mattina, comincio a prendere familiarità con gli stands, e soprattutto con le spine. La prima che assaggio è la Sierra Nevada IPA, di cui tanto mi han parlato bene i colleghi del blog. Sul mio orologio sono le 9:55. Alla fine della giornata, le birre bevute saranno circa 25. Da ricordare le migliori, ovviamente: Chouffe Houblon, Gouden Carolus che rimane sempre eccellente, Saison Dupont, Rulles Estivale. Ci si sposta quindi verso l’area degli stand italiani, e si trovano i piccoli e forniti banconi delle solite note garanzie: Bi-Du, Orso Verde, Vecchio Birraio, Lambrate. In più, qualcosa di nuovo come Toccalmatto che ha cose veramente interessanti (soprattutto una affumicata) e la conferma dell’eccellenza per quel che riguarda la Verdi Imperial Stout del Birrificio del ducato (già sentita a Villimpenta in una bella serata organizzata da Degustabirra).

Molti altri stand decisamente più commerciali affollano gli enormi padiglioni, ma si può dire che non ci fosse molto altro tranne il reparto italiano e i grossi stand degli importatori.
Durante le varie chiacchierate intraprese, posso dire di aver mangiato assieme ai tre importanti rappresentanti della Augustiner, e di aver conosciuto di persona i mastri birrai di Abbaye des Rocs, Rulles, e i proprietari di Sierra Nevada e della Bosteels.

Infine, la mia opinione. Credo che Pianetabirra sia di gran lunga la miglior fiera del settore, ma mi sento di suggerire (a chi non potrà essere presentato da qualche titolare di locale) di valutare bene il costo dell’ingresso, in quanto le vere specialità sono all’interno di quegli stands che senza invito rischiano, ahimè, di diventare irraggiungibili. Consigliatissimo l’arrivo in prima mattinata di giorno feriale per evitare la ressa del weekend e del pomeriggio.
Mattia


Frères Berthom – Nancy, F

Archiviato in Locali, Viaggi da giacomo il venerdì 13 febbraio 2009 alle 16:57

In quasi tutte le città si riesce, con un po’ di fortuna, a trovare dei piccoli gioielli. Ed è il motivo principale per cui non mi dispero mai, anche se devo andare in posti che, di primo acchito, non ispirano la benché minima fiducia. Questo copione si è verificato anche a Nancy, non troppo popolata città dell’est francese. Cosa fare per allietare le serate? Niente di meglio di abbondanti pinte di birra. E dove trovare della buona birra in pieno centro? Ecco la risposta: Frères Berthom, accanto alla piazza del municipio (Place Stanislas), a meno di 5 minuti dalla fermata Point Central dell’unica linea di tram (Google Maps).

Un pub dall’aria molto familiare: l’arredamento è piacevole e un po’ rustico, nello stile delle statuette dei troll nordici che a volte si trovano in giro; i camerieri salutano sempre e chiedono come va, anche se mi hanno visto solo due volte in vita loro. E addirittura il proprietario si ferma a stringere la mano e a informarsi su cosa ci facciamo noi lì, volti nuovi in una città che, nel periodo delle vacanze scolastiche, è assai poco popolata.

Che cosa c’è di interessante in questo pub, su due piani ma comunque piuttosto piccolo? Sicuramente le linee di spina non sono male. Propongono varie birre della Duvel/Moortgat; in particolare, si trovano le tre Maredsous (6, 8 e 10), la Bel Pils, alcune della brasserie Achouffe a rotazione, Faro Lambic, Lindemans Kriek, più altre varie ed eventuali. Niente di eccezionale, ma fanno la loro figura. In questo momento c’è ancora la natalizia N’Ice, che però non mi ha mai colpito e quindi ho evitato. Le Maredsous, invece, sono secondo me più che oneste, e trovarle alla spina fa sempre piacere. La Maredsous 6 è una bionda molto equilibrata, la 8 una strong ale (scura) con un bel corpo ma non pesante, mentre la 10 è il cavallo di battaglia: una tripel ben fatta che però, a mio avviso, perde nettamente il confronto con i mostri sacri della produzione birraria belga. Fra le tre, la mia preferita è la 8: pur essendo scura, alla spina acquisisce quella freschezza che in bottiglia le manca, e si lascia bere molto volentieri.

Una nota interessante è la bontà della spillatura: le varie pinte che ho preso mi sono sempre arrivate spillate con ogni cura, e – si sa – la bevuta ne guadagna. Non potevano mancare anche varie trappiste in bottiglia, più tutte le altre bottiglie della linea Duvel/Moortgat. I prezzi sono accettabili: in happy hour una pinta costa circa 3 euro (con piccole variazioni in dipendenza dalle birre), mentre il prezzo sale fino a 6 euro dopo le 21:00.

Riassumendo, un ambiente molto familiare e amichevole, unito a delle birre alla spina non eccelse, ma sicuramente buone e servite con molta competenza, fanno di questo piccolo pub un buon posto dove passare le serate se vi trovate da quelle parti.

Giacomo
(nota: foto da cityvox.com)


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