Guida pratica al Belgio rapido (parte III)

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Category : Viaggi

C’è un luogo, diventato ormai quasi mitologico, dove la birra non è soltanto importante, ma viene venerata. Ovviamente non dai frati che la producono, che traggono ispirazione da un’entità trascendente; ma da noi, che siamo senza alcun dubbio più votati all’immanenza, sicuramente si. Sto parlando della sperduta abbazia di St. Sixtus, a Westvleteren (Google Maps). Un luogo assolutamente impenetrabile: raramente, ad alcuni eletti viene concesso di entrare a visitare il birrificio, che si trova dentro il monastero; ma per i comuni mortali, non c’è speranza di avere altrettanta fortuna. Tuttavia, il posto val bene una visita, per due ragioni che si faranno subito evidenti: la prima è che, se avete seguito il nostro percorso fino ad ora e siete nella zona intorno Kortrijk (o Rubaix, o Brugges), potete arrivarci con meno di mezz’ora di macchina. In questo senso, occhio alle indicazioni: il monastero è sperduto tra campi pieni di barbabietole da zucchero OGM, ma arrivati a Westvleteren troverete dei cartelli che vi indicano la direzione – altrimenti è facilissimo perdersi. La seconda ragione, ben più importante, è che davanti all’abbazia c’è l’unico posto al mondo (un pub chiamato In de Vrede) dove potete bere a volontà la birra considerata da molti la più buona del mondo; un titolo un po’ pretenzioso, ma sicuramente sono tutti d’accordo nell’ammettere che quantomeno sia la birra più ricercata al mondo. Inutile aggiungere che tutte e tre le birre prodotte dai simpatici frati (la bionda Westvleteren 6 e le due punte di diamante Westvleteren 8 e 12) siano dei capolavori assoluti. Il sistema di vendita della birra è molto complicato; se non abitate in Belgio, è praticamente impossibile comprarne, ma a In de Vrede potete degustarla sul posto per tutto il tempo che vorrete. Dopo il primo sorso, avrete voglia di passare tutta la giornata lì (e anche la seguente, e quella dopo ancora…).

Inutile dire che a Vleteren non c’è nient’altro. Non sperate di poter dormire in loco (anche se è possibile dormire nel monastero dietro prenotazione, con una buona dose di fortuna; ma in questo momento l’ala per gli ospiti è in rifacimento, ed è chiusa). Se il vostro obiettivo è passare la giornata a In de Vrede e poi andare a dormire nel posto più vicino possibile, potete andare a Poperinge: ci sono meno di 15 minuti di macchina, la città è carina ed è fornita di vari alberghi, pub e ristoranti. Un’ancora di salvezza.

Tuttavia, sarebbe un peccato fossilizzarsi tutto il giorno a Westvleteren. Non perchè non ne valga la pena, ma perchè siete in una regione ricchissima di birrifici. Poco distante c’è Watou, con la Het Kapittel (di cui ha parlato Andrea) e il pub della St Bernardus. E un’altra perla vi attende ai solito 15 minuti di viaggio: De Dolle Brouwers, ad Esen (Google Maps la segnala approssimativamente qui, ma non è preciso: per arrivarci, andate ad Esen: superata la chiesa di Esen, è sulla destra dopo nemmeno 200 metri). Il pub annesso al birrificio De Dolle è aperto il sabato e la domenica fino alle 7 di sera, ed offre tutte le loro specialità alla spina: Arabier, Oerbier e la birra di stagione: nel periodo prenatalizio Stille Nacht, a inizio anno la stout. Noi abbiamo avuto la fortuna di andarci nel giorno in cui veniva presentata la Stille Nacht 2008: una delizia, come quella degli anni passati. I prezzi, ma non serve dirlo, sono irrisori. Potete anche comprare le loro birre in bottiglia (minimo nel pacco da 6), e si trovano alcune birre che non sono distribuite al di fuori della regione, come la Lichtervelds Blonde. Unico problema: dovrete trovare un guidatore in grado di ricondurvi all’albergo, perchè noi non abbiamo trovato nessun luogo dove pernottare a distanza percorribile a piedi. Ma Poperinge dista meno di 15 minuti, non dovrebbe essere troppo complicato arrivarci. E, onestamente, una visita alla De Dolle vale assolutamente la pena, per concludere in bellezza il vostro weekend birraio!

Giacomo e Davide
(foto: courtesy Bonaga & De Dolle Brouwers)

La Terra di Mezzo Irish Pub, Magazzino di Savignano (MO)

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Category : Locali

Anche se si chiama Irish Pub, in fondo lo è quanto una normale birreria, cioè per nulla. Il nome del locale è stato scelto a suo tempo dal bizzarro proprietario in base ai propri gusti letterari, e solo per quel motivo: dentro al locale non c’è praticamente nulla che ricordi le eroiche gesta di Frodo, Gandalf o gli oscuri poteri di Sauron, a parte i nomi dei panini e una piantina appesa alla parete.

Locale diviso in tre sale, si accede in quella di mezzo, dove si trova un lungo bancone. L’ambiente è comunque abbastanza accogliente, e ha sufficienti posti a sedere (una sessantina, ad occhio e croce), sia in tavoli piccoli che in ampi tavoloni di legno. Accedendo ad una delle altre due sale, si passa davanti alla “Cella”, che altro non è che il Menù ufficioso, ma sicuramente più preciso di quello ufficiale: dalla vetrata si può scegliere la propria bottiglia, più o meno come gli scicconi possono fare con l’aragosta al ristorante di lusso. Il vero menù ormai non è attendibile da tempo, e le birre in elenco sono state sostituite con altre etichette mesi orsono. Questa è una delle cose che possono piacere (come a me) o non piacere per nulla, dando chiaro segno di poca organizzazione.

Di bottiglie il locale è sempre fornitissimo, con ottime etichette, provenienti sia dal Belgio che da Stati Uniti, Bretagna, Germania. Ultimamente sono svariate le etichette di artigianale italiana, e la cosa fa piacere. I prezzi sono abbordabili.
L’impianto di spine, rifatto a fine estate 2007, è ben attrezzato ma scarsamente assortito (e soprattutto c’è pochissima rotazione), seppur possa vantare qualcosa di buono: praticamente fossilizzata da una vita la Leffe Rossa, un paio di Weiss (di cui una scura), si trova spesso la Blanche de Namur, una o due produzioni locali (White Dog Brewery e StataleNove), negli ultimi tempi han fatto comparsa anche alcune spine del Lambrate (la Ghisa) e di altri birrifici artigianali italiani.

Un punto veramente dolente del locale è purtroppo la gestione dei clienti, che sono spesso e volentieri in balìa dell’umore del proprietario, e, seppur ben serviti dalle ragazze che lavorano (che son simpatiche e, permettetemelo, neppure malaccio :-) ), rischiano di non essere proprio trattati coi guanti di velluto.

Terra di Mezzo Irish Pub
via Magazzeno 3133
Magazzino di Savignano sul Panaro (Mo)

Aggiornamento 01/12/2009
Dopo qualche tempo è neccessario un aggiornamento.

Il locale è (fisicamente) sempre lo stesso. Apre alle 21, quindi non presentatevi là troppo presto o in happy hour perchè trovereste tutto chiuso.
Il servizio devo dire che è migliorato. Le critiche rivolte sono sicuramente meno attuali che all’epoca, per cui siamo contenti che ci sia stato un ulteriore sforzo di miglioramento da parte del proprietario.

Cambiata anche la rotazione delle birre, che da quel che ho potuto vedere si è decisamente intensificata: difficilmente ora si potranno gustare le stesse birre per troppo tempo (a parte le birre “classiche”). L’ultima volta in cui sono andato – circa a fine Ottobre – c’erano 3 linee del Birrificio Orso Verde, Tripel Karmeliet, Blanche de Namur, la Levante di Statale Nove ed era appena finita la Chocolate Stout della PorterHouse, oltre ad altre linee che non ricordo.
La scelta delle bottiglie eccellente come al solito.

In più rispetto a un anno fa, anche una ulteriore scelta di piatti mangerecci (oltre a panini, piadine e stuizzichini vari).

Town Hall Brewery

Category : Locali

A volte ci sono segni del destino. Saranno stati i due bicchieri di Tawny Port di prima mattina, ma durante il viaggio di andata verso Minneapolis non potevo fare a meno di chiedermi: “Perchè Minneapolis alle soglie dell’inverno e non, che so, Rio de Janeiro?” Ma la risposta non è tardata ad arrivare. Town Hall Brewery (Google Maps), un posto dove vorrete assolutamente andare, se mai capitate in quella zona. Un Brewpub con la B maiuscola.

Non so se è il freddo che c’è da quelle parti, a spingere la popolazione autoctona a restarsene chiusa in un pub a bere birra; fatto sta che qua la birra la sanno fare, e bene. Il pub in questione è abbastanza grande, con due sale di cui una mette anche a disposizione un biliardo. L’atmosfera è calda, in contrasto col vento fuori. Subito si nota un bancone di grandi dimensioni, con varie linee di spina, e dietro delle lavagne su cui vengono scribacchiate le disponibilità del momento. Informandosi, si scopre che l’offerta consiste in 5 spine fisse per tutto l’anno, 5 a rotazione con delle stagionali, 2 birre on cask, più 5 birre ospiti (cioè non prodotte da loro), anch’esse a rotazione. Niente male. Tanto più che i prezzi sono ottimi: sui 5 dollari per una pinta, con possibilità di prendere caraffe da 1.5 litri a prezzo irrisorio, e una selezione di assaggi – stagionali o birre di tutto l’anno – a 9 dollari circa. Ci si chiede se la qualità sia all’altezza della fama che questo posto si è attirato nel tempo.

La risposta è semplice: si. Alcune birre sono dannatamente buone. Ci sono tornato varie volte, non so quante pinte ho bevuto, ma ho assaggiato tutto quello che avevano da proporre, e non ho mai trovato nulla sotto la sufficienza, scoprendo invece delle meraviglie. Non mi soffermo sulle spine che considero oneste, ma non esaltanti: Anniversary Tripel, Dunkel Weiss, California Amber , West Bank Ale, Bright Spot Golden Ale. Imitare gli stili europei, secondo me, non è mai una grande idea. La Tripel, sullo stile belga, è troppo dolce; la weiss poco saporita. Non male la California Amber e gli ale, ma tutto sommato non sono perfettamente riuscite. Però ci sono alcune birre da non perdere.

Masala Mama IPA: semplicemente il miglior IPA alla spina che abbia mai bevuto. Si apprezzano note fruttate: uva, agrumi; il malto, ben presente, conferisce una vena di caramello. Ma è il luppolo che fa da padrone, con un finale amaro ma ben bilanciato. La carbonazione, poi, è perfetta per renderla una birra da bere anche per tutta la sera.
Mango Mama IPA: l’IPA con una infusione di mango. Confesso che ero molto scettico su questo esperimento, ma una volta assaggiato ho spazzato ogni dubbio. Il corpo è lo stesso del Masala Mama, ma svanisce leggermente il malto in favore di un buon sapore di… mango. Può sembrare strano, ma posso assicurarvi che dopo la prima pinta avrete voglia di prenderne ancora.
Hope and King Scotch Ale: non sono un fan degli scotch ale, ma questo mi è piaciuto. A dominare il gusto è il malto, leggermente tostato, che da’ un sapore di caramello e cioccolata. Piuttosto dolce e quindi magari atipico, ma sicuramente ben fatto.
Black H2O Oatmeal Stout: stout vellutato (merito dell’avena), piacevolissimo da bere. Bellissimo colore nero. L’odore è quello tipico del caffè tostato; il gusto è poco accentuato, non invasivo, sempre di caffè e cioccolato scuro, dolciastro.
IPA e Stout on cask: immaginatevi le birre di cui sopra, più fresche, con un aroma più marcato, leggermente meno fredde in modo da poter apprezzare ogni sfumatura. Non penso di dover aggiungere altro.

Tra le birre ospiti, ricordo Duchesse de Bourgogne e Gouden Carolus Xmas; niente da obiettare, nemmeno su queste. Da notare che si può anche cenare, in questo brewpub: burger e insalate di vario tipo, ben fatti e con prezzi in linea col resto della città. Non aspettatevi nouvelle cuisine – ma questo non è una novità. Non è il cibo il punto forte della Town Hall Brewery, ma la grande varietà di birre, ognuna servita in un bicchiere adatto: nessuna sotto la sufficienza, alcune assolutamente eccelse. Come al solito, è bene evitare le imitazioni di stili europei; ma sugli stili più tipicamente statunitensi, ci sanno fare, e non poco.

Unica nota negativa: ad un mio amico hanno portato gli assaggi delle birre fisse invece che delle stagionali, come lui aveva ordinato; e nonostante l’errore fosse evidente, non c’è stato modo farglielo cambiare.

Giacomo