Ecco il report dall’appuntamento 2008 di BirraNostra a Rovigo, che si è svolto durante tutto il weekend appena passato. Da cosa partire? Dall’organizzazione, che non è impeccabile. La location, seppur bella, rimane particolarmente spoglia e dà un pò l’idea del “vuoto”, avendo un enorme superficie disponibile e così pochi stand. Da rivedere inoltre il rapporto organizzatori-espositori, dato che inizialmente nessuno sembrava sapere dell’esistenza dei tappi e come questi funzionassero.
Praticamente inesistente il servizio di cibarie, con solo un paio di piatti disponibili, e non di grande qualità. Il venerdì, invece, l’unica fonte di sollievo per lo stomaco erano arachidi e grissini, gentilmente offerti dal Birrificio del Ducato e Freccia. La compartecipazione di Slow Food Veneto aveva fatto ben sperare e abbinare birre di qualità a prodotti nostrani non poteva esser più facile e azzeccato, ma evidentemente l’impegno nell’organizzare questo evento è stato pari allo sforzo pubblicitario. La scena delle birre artigianali italiane è senza dubbio in crescita, ma di certo questo evento non puo esser preso come modello per far conoscere queste al di fuori della solita ristretta nicchia di appassionati.
Gli stand presenti erano 10, per un totale di una 40ina di spine diverse, e alcuni nomi buoni non mancavano. A fianco del colosso Interbrau c’erano i più piccoli birrifici come Freccia, 32 via dei Birrai, Birrificio Italiano, Birrificio Lariano, White Dog Brewery, Amiata, MM 1989, Birrificio del Ducato e un paio “multi-marca”, tra cui uno che aveva un paio di spine di Baladin.
Venendo alle birre, scriviamo due diverse recensioni, che segnano il diverso punto di vista di chi di noi c’è stato.
1) Tolte le eccellenti spine che poteva vantare Interbrau (Chouffe, Gouden Carolus Tripel, Kwak, La Trappe) e le sue bottiglie, il resto degli espositori devo dire che non mi ha colpito in maniera eccessiva. Ho provato 11 diverse spine, più qualche assaggio qua e là, e in mezzo a cose buone che dopo elencherò, ho trovato anche qualche obrobrio allucinante. Tra le cose migliori, ho gustato una buona Weizen del Birrificio Lariano, due eccellenti bottiglie da 32 via dei Birrai (Curmi, una blanche, veramente ottima e la Audace) e una buona Strabionda dal Birrifico Freccia. Da segnalare anche una particolarissima Black Rebel Mint Stout del Birrificio Citabiunda di Neive (CN), una stuot corposa, con una bellissima e densa schiuma, con gusto a base di menta piperita. In fin dei conti non sono rimasto nè contento nè dispiaciuto, e probabilmente mi aspettavo qualcosina di più. (Mattia)
2) La delusione data dell’organizzazione precendentemente descritta è stata a mio avviso riscattata da qualche birra di buonissima qualità. Spiccano l’Audace di 32 Via dei Birrai (ottima golden ale rifermentata in bottiglia), la Cinabro del Birrificio Amiata (barley wine ben strutturata, che però mantiene un’ottima bevibilità); particolare menzione personale per il Birrificio del Ducato che ha portato una superba saison (New Morning), un’ottima imperial stout (Verdi) e una non inferiore APA (A.F.O.). (Lorenzo)
Durante tutti i tre giorni si son svolte varie attività collaterali, come la cotta di una birra, le degustazioni guidate da Lorenzo Dabove (in arte Kuaska), e vari incontri di abbinamento cibo-birra.
Nota dolente, i prezzi. Il sistema faceva sì che ogni degustazione (0,2 lt) alla spina costasse 2,50€ e ogni assaggio da una bottiglia, 3€… e fin qua può anche starci. Quello che continuo a non capire sono i prezzi delle bottiglie. Un sistema come quello italiano, che è emergente e poco conosciuto dal grande pubblico, avrebbe bisogno (a mio modo di vedere) di avere prezzi concorrenziali, invece ieri ogni bottiglia andava da un minimo di 7 ad oltre i 10 euro (la media era sui 8,50-9). E’ ovvio che allo stesso prezzio io-consumatore difficilmente sceglierò il prodotto di nicchia italiano, e mi getterò sul prodotto belga di cui conosco tutto, e di cui mi posso fidare. [Lorenzo: un mio amico ha preso 5 bottiglie di Verdi Imperial Stout dal Birrificio del Ducato per 20€, ma sinceramente non so se sia stata una cortesia o se quello fosse il prezzo "ufficiale". In ogni caso a me sembrano esagerati anche i 4/8 euro per bottiglia da 33/75cl belga, soprattutto tenendo conto che si era in fiera]
Altra cosa che mi va di dire. Negli ultimi mesi ho sentito svariate lamentele da parte di proprietari di locali nella mia zona, riguardo al costo dei fusti e, soprattutto, dell’impossibilità di trovare determinate birre. Nei fumi dell’alcol ieri mi son finto organizzatore di feste, e ho scoperto che i prezzi che mi venivano raccontati sono in realtà la metà. Non solo: la possibilità e varietà di spine accessibili anche a privati (a maggior ragione a chi ha un locale, partita iva e quindi una grande possiblità di vendita) è enorme, con eccellenti spine, alcune delle quali da noi inspiegabilmente introvabili.
Posso dire quindi che la fiera mi è piaciuta, ma l’ho trovata abbastanza “scarica” (anche un paio di gestori se ne lamentavano chiaramente). Il fatto di essere una fiera gestita da un circolo ristretto di birrifici ed appassionati non ha sicuramente aiutato, forse per il futuro si dovrebbe cercare di aumentare il numero dei produttori, per avere più qualità, più quantità, e va da sè, anche più movimento. [Lorenzo: se l'obiettivo è anche quello di allargare il proprio bacino d'utenza, un evento un po' più mediatico, magari organizzato con più criterio in una piazza di una grande città (Padova?), è sicuramente preferibile a un'esposizione non pubblicizzata, per di più locata in una delle fiere più disperse del Nord-Est]
Mattia e Lorenzo









Concordo in pieno, sia per le critiche a certe componenti del “sistema birraio” italiano sia per le recensioni delle birre. Ottimo lavoro per la Bianca dei 32(23) vie dei Birrari e la Weizen del Lariano.