Nel primo report abbiamo parlato dell’amore dei giapponesi per la propria birra “industriale” e dei grandi marchi internazionali molto diffusi. In questo secondo ci dedichiamo alla birra belga e a dove berla a Tokyo. Innanzitutto, a Tokyo i cafè in stile europeo dove poter bere birra belga sono relativamente pochi rispetto ad altri generi di locale. Ma “relativamente pochi” in una città enorme e densa di cose come Tokyo significa comunque un numero decisamente sufficiente. Nella nostra breve permanenza abbiamo avuto modo di visitarne diversi in diverse zone della città, tutti facilmente raggiungibili con metropolitana o con i treni urbani della JR.
Il prototipo di cafè belga è un pub di dimensioni contenute, con arredamento in legno e frigo delle bottiglie in bella vista al centro del locale. Il numero delle spine è di solito limitato (da 3 a 5 circa), mentre il numero di bottiglie è di tutto rispetto (da 80 a 100 e oltre). La temperatura è sempre impeccabile (come la spillatura), mentre le bottiglie vengono spesso versate tutte in un colpo, come se il lievito in sospensione non esistesse, purtroppo. I locali tendono a somigliarsi davvero tanto, dall’arredamento alla scelta delle birre ai prezzi. Abbiamo scoperto che alcuni di essi sono in effetti parte di 2 distinte catene, che però si riforniscono probabilmente dal medesimo importatore, che ci pare di capire sia l’unico presente a Tokyo.
Le birre infatti tendono a essere più o meno sempre le stesse. Alla spina fa bella mostra di sè la Chimay “bianca” (leggermente più morbida della controparte in bottiglia, ottima) fiancheggiata da una o due bianche (Hoegaarden della Inbev e la nuova Vedett della Moortgat). In bottiglia la scelta è decisamente più ampia, con buona attenzione ad alcuni birrifici da noi molto amati (tipo Dupont, Het Anker, De Dolle, StFeuillien e più o meno tutte le trappiste), la totale assenza di altri, e una spesso sorprendentemente ampia lista di birre a fermentazione spontanea (Cantillon, Boon, Girardin e altre ancora). Le (poche) ragazze viste in questi locali invece erano sempre dedite a kriek o framboise.
Quasi tutti i pub di birra belga da noi visitati a Tokyo appartengono a questa categoria standard: Belgo (Shibuya), Favori (Ginza), Hemel (Shibuya). [NDGabriele: Anche i pub visitati nei miei viaggi precedenti (Les Hydropates, che però sembra non esistere più, Brussels e Frigo) non si discostavano affatto]. Solo uno fa davvero eccezione, per la passione messa dal gestore e per la sua particolare storia personale: il Bois Cereste, gestito da Masaharu Yamada nel quartiere di Akasaka.

Yamada-san ha vissuto diversi anni in Belgio come pianista jazz, e al suo ritorno in patria aprì quello che è probabilmente il pub belga più longevo del paese. La lista comprende oltre 140 birre in bottiglia, l’atmosfera è piacevole e rilassata e, di tanto in tanto, Yamada-san interromperà la musica diffusa per sedersi al piano (integrato al bancone!) e allietare la vostra serata. Una persona che sa trasmettere la sua passione per la birra, coltivata continuando a visitare il Belgio ogni anno per dedicarsi a tour di birrificio in birrificio.

Durante la nostra serata al Bois Cereste abbiamo avuto modo di conoscerlo e parlarci, condividendo la passione comune per la birra e le esperienze di viaggio (compresi gli album fotografici dei suoi viaggi in Belgio), il tutto mentre sorseggiavamo una Cervesia (Dupont) invecchiata in modo fantastico. [NDGabriele: il frigo di Yamada-san riserva sempre ottime sorprese, lo scorso aprile fu la volta di una Westmalle Tripel invecchiata che era davvero la fine del mondo]
Per concludere, l’impressione è che l’amore che i giapponesi hanno per la birra non li spinga comunque più di tanto verso cose più “esotiche”. I pub che abbiamo visitato, seppur sempre in giorni lavorativi, erano ben lontani dall’essere pieni, nonostante le piccole dimensioni. I più sono forse scoraggiati dai prezzi: alcune bottiglie da 33cl possono costare anche cifre vicine ai 10 euro, quelle da 75cl superano abbondantemente i 15. Probabilmente anche il fatto che esista un fornitore unico fa sì che la scelta delle birre rimanga sempre uguale a se stessa, non invogliando i clienti più curiosi. Di fatto, tra le birre proposte non se ne trovano di relativamente recenti (un birrificio su tutti, Rulles) e la moda del luppolo a tutti i costi non sembra essere mai arrivata in Giappone. Tutte cose dovute sicuramente a motivi geografici che rendono difficili i contatti diretti e lo scambio di informazioni tra pub e fornitori. Ma a parte questo sembra che davvero lo stile belga non sia esattamente nelle corde dei bevitori del Sol Levante. Questo si riflette perfettamente nella direzione che sta prendendo la scena dei microbirrifici in Giappone, di cui parleremo in maniera estesa nel prossimo post.
(testo e foto di Alessio e Gabriele)









La westmalle triple di Yamada-san l’ho assaggiata pure io!!
E pure il tavolo…..
Ebbene sì, lo ammetto…
Ho rovesciato mezzo bicchiere abbondante della miglior Westmalle Tripel mai bevuta in vita mia.
Però ho rimediato offrendo a tutti un giro di Bons Veux.