Au Rendez-Vous des Belges

Category : Locali

Au Rendez-Vous des Belges

23, rue de dunkerque Paris (75010)

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La Gare du Nord è una delle principali stazioni ferroviarie di Parigi, arrivo abbastanza obbligato per i viandanti del nord (il nome non è casuale) e in particolare per i belgi.
Potrei aggiungere che si trova nel X arrondissement, che è la prima stazione come traffico di passeggeri della città, costruita tra gli altri da Léonce Reynaud e con una storia di oltre 150 anni.
A questo punto il lettore birraiolo dovrebbe porsi una domanda.

Perché questo cialtrone parla di stazioni, di storia, di facezie e non di birra?
Quella che sto cercando di scrivere in teoria dovrebbe essere la mia prima recensione, in teoria.
Invece mi trovo tra le mani una storia finita con l”introduzione, un tentativo tristemente abortito senza riuscire a bagnarsi le labbra.

Parto dal principio. La serata prevedeva una visita da “Au Rendez-Vous des Belges”, di fronte alla Gare du Nord, una zona teoricamente puntellata di locali per gli arrivi dal Belgio.
Essendo sostanzialmente nuovo di Parigi ci vado in compagnia del buon Giacomo portatore della soffiata sul locale, senza troppi dettagli ma con la promessa di buone spine e qualche bottiglia.
Dopo una breve ricerca arriviamo davanti a destinazione, si entra gentilmente invitati da un barista. Il posto è stranamente deserto (dopo si capirà il perché), presenta un arredamento piuttosto classico con i soliti richiami al Belgio e le abituali chincaglierie legate a marchi come Chouffe o Rulles.
Guardo l’ora, sono quasi le 9 e tre quarti di sera, a Parigi, in un pub vicino alla stazione, lo trovo vuoto e mi insospettisco.
Il sospetto dura pochissimo, si condensa in modo tangibile e solido sulla carta delle consumazioni.
Le spine effettivamente sono promettenti, tra le altre troviamo la Maredsous Blonde, la Chouffe Blonde, la Chimay Brune e la Leffe Blonde più altre 2/3 classiche/infide.
A memoria tra le bottiglie ricordo l’Orval e la Rochefort.

Il posto perfetto quindi?
Per nulla, perché accanto agli invitanti nomi di birra ci sono quei numeretti che per convenzione indicano il loro costo, in denaro ma in questo caso ricordano più una condanna penale, reato grave oltretutto. Una piccola (0,25 cc) alla spina ondeggia dai 4,50 ai 4,80 , le pinte a 9,50 e le bottiglie dai 6 a infinito. Il tutto ovviamente maggiorato di 0,50 dopo le 22, niente happy hours, niente sconti su grossi quantità. L’imbarazzo si scorge subito nei nostri sguardi, sto imparando che Parigi è una città cara, ma stavolta si è andato troppo in là.
Il disagio dura poco, giusto il tempo di capire che è meglio alzarsi, andare altrove e lasciare il Rendez-Vous ad avventori più facoltosi o al massimo a rapinatori a volto coperto e ben armati.

Se proprio vi trovate assetati nelle vicinanze, segnalo la Pinte du Nord in 38, Rue de St.Quentin, luogo abbastanza spartano, con spine praticamente imbevibili ma con la Duvel in bottiglia a 4,5.
Vista la piega che stava prendendo la serata, ci si è accontentati volentieri.

Report da Tokyo: parte 1, introduzione

Category : Viaggi

La reazione più comune riscontrata dalle nostre parti è un misto di stupore e incredulità, quando si parla di birra e Giappone.

Eppure, la storia della birra in Giappone non è poi tanto diversa da quella italiana: viene introdotta nel paese del Sol Levante dal 1850 circa e tra il 1869 e il 1899 nacquero i principali gruppi birrari che ancora oggi dominano il mercato locale (Asahi, Kirin, Sapporo, Suntory).

I primi tre sono marchi noti a chiunque abbia avuto occasione di cenare in un ristorante giapponese, mentre il quarto (almeno a livello di whisky) è ben noto a chi ha visto Lost In Translation.

Facendo un giro per le strade di Tokyo, e soprattutto all’interno dei mezzi pubblici, è impossibile non notare la quantità di manifesti pubblicitari dedicati alla birra, sicuramente molti più che da noi. Segno che il mercato interno è più che attivo e rivolto a diverse fasce di pubblico (facile trovare il manifesto della “Strong Seven”, la nuova forte della Kirin, accanto a quello della “Zero”, la birra dietetica della stessa marca). Sbaglia chi pensa che in Giappone si beva principalmente sake, shochu o altri liquori tipici. La verità è che ai giapponesi la birra piace, e ne consumano parecchia, sia a tavola che nei bar e nei locali.

Tant’è che la birra in Giappone può essere trovata più o meno ovunque, come del resto in Italia. Supermercati, bar, pub e persino distributori automatici agli angoli di strada. La parte del leone la fanno la Asahi e la Kirin che da sole raggiungono il 75% del mercato, soprattutto grazie ai loro prodotti di punta, rispettivamente Super Dry e Lager. Curiosità: se in Italia molti produttori industriali si dedicano a birre rosse e/o doppio malto come prodotto “alternativo” nella propria linea, in Giappone le linee sono decisamente più ampie e varie, e sono molto presenti le birre scure: i birrifici industriali propongono dark lager, i microbirrifici stout di vario genere.

Guarda dov’è il palazzo della Asahi a Tokyo!

<i>Il palazzo della Asahi ad Asakusa, giallo come la Super Dry, e con la “schiuma” in cima</i>

Per quanto riguarda le birre di importazione, esse hanno un mercato tutto sommato marginale e ristretto a pochi marchi di facile reperibilità: Guinness, Heineken e Bass si trovano senza grande sforzo, mentre tanti altri nomi molto noti a livello mondiale rimangono confinati al circuito dei pub inglesi o irlandesi.

E’ presente anche una scena molto vivace di microbirrifici, di cui parleremo tra qualche giorno in un post pieno di sorprese.

Se i prodotti più diffusi e noti anche da noi sono tutto sommato trascurabili per un amante della birra di qualità, c’è chi ha deciso di riservare una linea “speciale” per chi ama la buona birra.

Stiamo parlando della Sapporo e della linea Yebisu, e per approfondire (ma soprattutto degustare) ci siamo recati al Beer Museum Yebisu a Ebisu.

Un museo piccolo piccolo, essenziale, che illustra con pannelli in giapponese e inglese la storia della birra in Giappone, la storia della Sapporo, i manifesti pubblicitari storici. Le cose classiche, insomma. L’ingresso è gratuito, la struttura facilmente raggiungibile con treno/metro (fermata di Ebisu, ovviamente), e si può così avere accesso alla “tasting lounge”, luogo deputato all’assaggio dei prodotti “di qualità” della Sapporo.

Guarda dov’è il Beer Museum Yebisu

I vassoietti di assaggio nella tasting lounge

Si ha la scelta tra prendere il vassoietto “di assaggio” (4 bicchieri da 0,1L) oppure una pinta di una delle birre presenti (circa 6-7). Oltre alle Yebisu (premium e black) troviamo anche una weiss e un paio di ale niente male.

E prima di uscire, un piccolo gift shop in cui trovare merchandising di vario genere della Sapporo a prezzi più che abbordabili.

(foto di Gabriele, testo di Alessio e Gabriele)

Brooklyn Brewery

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Category : Locali

Brooklyn Brewery

79 N 11th St, Brooklyn, NY 11211

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La Brooklyn Brewery è un birrificio a Brooklyn, sul lato più vicino a Manhattan, e produce numerose birre, sia fisse che stagionali. E’ diventata un po’ un simbolo della scena birraria di New York: fondata nel 1984, la sua prima birra (Lager) non era nemmeno prodotta sul posto, ma è riuscita ad espandersi, fino ad essere diffusa adesso su tutto il territorio. Il suo cavallo da battaglia è ancora la Brooklyn Lager, che si trova alla spina in numerosi pub e in bottiglia anche nei supermercati.
Il venerdì sera, quando la birreria chiude per il weekend, c’è la serata aperta al pubblico e con 20 dollari si prendono 6 pinte: un prezzo assolutamente competitivo per essere nella Grande Mela. I 20 dollari danno infatti diritto ad un pacchetto da 6 gettoni, ognuno cambiabile al bancone con una pinta a scelta tra una quindicina di possibilità. Purtroppo alcune delle produzioni più ricercate non sono disponibili. Si possono scegliere solo le birre in fusto più diffuse (grave mancanza: non ci sono le stout), con una predominanza di ales, e tuttavia ci sono birre interessanti. E’ possibile mangiare all’interno dello stabilimento, anche se il il cibo non viene preparato sul posto: potete portarvelo da casa, o ordinare una pizza in un posto vicino. Il sabato pomeriggio è possibile fare la visita dello stabilimento; c’è anche un negozio, con merchandising di vario tipo.
Ho avuto quindi modo di assaggiare le seguenti Brooklyn:
Lager: la piu’ diffusa, una lager ambrata, con un sapore molto intenso e un corpo robusto, poco piu’ di 5 gradi, e un finale luppolato secco. In bottiglia non mi aveva convinto, ma alla spina acquista un bel corpo.
Weiss: birra piuttosto inutile, una weiss con lieviti quasi impercettibili, leggero aroma fruttato, ma blanda e sciapita. Niente a che vedere con la weiss della tradizione europea.
IPA: una ipa senza particolari note: non mi ha convinto. Acidulo non molto marcato, si beve rapidamente ma non è una specialità.
Blast: una IPA doppio malto, molto alcoolica (8.5 gradi), aroma fruttato, corpo pieno e rotondo, con una presenza di alcool marcata anche al gusto ma per niente spiacevole, finale speziato. Buona, vale la pena dargli almeno un assaggio.
Summer: ottima golden ale, buon sapore di malto all’inizio che passa rapidamente ad un luppolo persistente e marcato. Incredibilmente facile da bere, effettivamente il nome è azzeccato: d’estate, con il caldo, si beve molto, molto volentieri. Va giù liscia nonostante i 5.5 gradi. Ne ho bevuta una seconda da quanto era bevibile.

In sostanza: se siete a NY il venerdì sera, la Brooklyn Brewery è una visita obbligata. Buone birre alla spina, ad un prezzo che è impossibile da battere.

Nounnette

Category : Birra

Nounnette
Prodottoa da: Abbaye des Rocs (BEL)
Stile: Blonde
Imbottigliamento:10 Aprile 2008

La Nounnette non è certo una birra molto conosciuta, nè rinomatissima a dir la verità: prodotta dalla Abbaye des Rocs (www.abbaye-des-rocs.com), è la loro “terza birra”. Ma, assaggiandola bene, si fa valere eccome. Chiara, leggera anche se ha una gradazione sostenuta per una semplice “Blonde” (7%), si beve con estrema facilità. Non molto fruttata nè amara, è una birra da bere nelle stagioni calde o quantomeno di certo non è una birra invernale. Schiuma abbondante, non densissima e non molto persistente, ha un bellissimo colore giallo-oro, torbida al punto giusto. Il sapore è piacevole e ogni sorso disseta e fa venire voglia di berne immediatamente un altro.

L’Abbaye des Rocs, in Belgio al confine con la Francia (quindi parte Vallona), si trova nel paese di Montignies sur Roc. “Roc” che in realtà è poco più alto di un cavalcavia… il paese ha otto case (di numero) e la birra viene prodotta in un vecchio borgo che ora stanno rimettendo a posto. Per dire quanto la produzione sia artigianale (incredibile come la loro birra più famosa, la Montagnarde, si trovi alla Metro e in parecchi locali pur partendo da un’organizzazione così “familiare”), le etichette vengono incollate a mano, una ad una.

Per chi volesse fare un giro in Belgio, una delle tappe da consigliare.

Samichlaus Bier

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Category : Birra

Samichlaus Bier

Brauerei Schloss Eggenberg (Austria)

Stile: Doppelbock

Imbottigliata: 2007

Più unica che rara, forse la più rara. Opera del birrificio Hürlimann, è tuttora riconosciuta come la birra a più alto contenuto alcolico (14%), prodotta per vie tradizionali. Infatti, i lieviti generalmente utilizzati nella produzione di birra, differentemente da quelli responsabili della fermentazione di vino o Champagne, una volta raggiunto il 12% di alcool nel mosto di malto vengono inibiti dall’alcool stesso, forzando quindi l’interruzione della sua attività. Non è il caso di questo “super-lievito“, frutto di anni e anni di ricerca ad opera del birrificio padre di quest’eccezionalmente originale birra.

Inizialmente prodotta a Zurigo da Hürlimann a partire dal 1980, prevedeva una versione scura e una chiara, quest’ultima inevitabilmente destinata a non venire alla luce a causa dell’elevatissima densità (gravità originaria 1228). La birrà era comunque nata come una natalizia, veniva infatti prodotta solo il 6 dicembre, San Nicola, e invecchiata 10 mesi prima di esser imbottigliata, susseguentemente a una seconda fermentazione a basse temperature, imposta dai rigidi inverni elvetici – non esistono nella storia altri esempi di lager con un così lungo periodo di stoccaggio a basse temperature. Il caso volle che il risultante colore, nonostante l’iniziale riluttanza del produttore, fosse perfettamente in sintonia con le altre natalizie, tradizionalmente scure, nonostante sia utilizzato più malto chiaro che scuro. La sua produzione venne interrotta nel 1997, sette anni dopo l’acquisizione da parte del colosso Feldschlössen, che ritenne la sua produzione antieconomica; solo grazie alla spinta di molti appassionati e alla concessione della produzione al birrificio austriaco Schloss Eggenberg, che si occupò con l’avvento del nuovo millennio a riportarla alla luce, possiamo tuttora avere la fortuna di apprezzare questa singolare creazione.

Data l’elevata densità e il contenuto alcolico si presenta molto viscosa, con carbonazione e cappello pressoché assenti. Il color ruggine è dato da tre malti scuri e uno chiaro, i luppoli sono Styrian Goldings, Hallertauer e Hersbrucker. L’aroma, piuttosto complesso, è dato inizialmente da zucchero di canna, frutta secca, porto e malto tostato. Al palato cioccolato e malto sono dominanti, con quest’ultimo presente in un piacevolissimo finale di gusto, accompagnato da luppolo speziato e Cognac. Differentemente da quanto si possa pensare, dato l’altissimo contenuto alcolico, il gusto complessivo di questa lager è decisamente blando e cremoso, con l’alcool nascosto con grande maestria.

Particolarmente adatta all’invecchiamento, che porta a un finale più cremoso, è stata definita da Florence Fabricant, food&wine writer per il NY Times, come il miglior accompagnamento possibile per il cioccolato, persino meglio di un Madeira o un Malvasia.

Lorenzo

Duvel

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Category : Birra

Nome: Duvel
Prodotta da: Duvel-Moortgat (BELGIO)
Stile: Belgian Ale
Imbottigliamento: 2007

La Duvel (www.duvel.be) è una delle birre belghe più conosciute in Italia come nel Mondo, e una di quella con la maggiore reperibilità. E’ prodotta alla Duvel-Moortgat, tra Puurs e Brendocnk, due piccoli paesini tra Bruxelles ed Anversa, nel centro-nord del Belgio. La Duvel la si può considerare una delle “potenze” commerciali nel campo delle birre, in quanto negli ultimi anni ha sviluppato un notevole programma di rafforzamento, merchandising e marketing, per esempio acquistando la Maredsous e la Achouffe, promuovendo la propria etichetta in giro per il mondo e costruendo un nuovo e bellissimo centro visitatori. Centro visitatori che però ha un enorme difetto: al contrario di quasi tutte le altre Brouwerij si può “vivere” solamente grazie ad una visita guidata a particolari orari. Il locale sottostante, così come il negozio, sono ad appannaggio dei soli visitatori: scelta a dir poco bizzarra… in pratica alla birreria non vendono niente (nemmeno una bottiglia) a chi non fa la visita guidata di due ore, pur avendo ogni ben di dio al di là di una porta di vetro.

La birra di per sè, ha un bellissimo color giallo-oro, con una schiuma particolarmene vivace (attenti a versarla), densa ma non particolarmente persistente, e un deciso gusto alcolico. La gradazione di 8,5% però non risulta essere esageratamente forte e dà un piacevole sapore di retrogusto amarognolo, rendendo la Duvel simile per certi versi ad uno stile da “Tripel”. Decisamente frizzante, è a parer mio indicata come aperitivo o dopo-pasto.

La Duvel, che produce anche una sua variante di livello decisamente più basso – la Duvel Verte -, si trova principalmente in formato da 33cl e ogni tanto da 75cl. La bottiglia più grande, che risalta meglio il sapore e l’odore intenso e può far sì che la schiuma prenda i suoi spazi (teoria che vale per ogni birra), non è di facilissima reperibilità. Il magnum da 1,5 litri poi è difficilissimo da trovare e il suo prezzo è alto: spesso viene anche abbinato ad una coppia di bicchieri in una cassa di legno. La bottiglia del magnum, a parer mio, è una delle più belle bottiglie di birra in assoluto. Non esiste alla spina.

Mattia

Clichy’s Tavern

Category : Locali

Clichy’s Tavern

128 bis Boulevard de Clichy, Paris (75018)

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Inauguriamo la sezione Locali con un Bar à bières a due passi da casa mia: Clichy’s Tavern. Sull’esterno del locale recita: “15 birre alla spina, 135 birre in bottiglia”. Mi sento in dovere di verificare.

Il bar/ristorante ha un po’ di tavoli all’esterno, alcuni coperti da un tendone riscaldato, altri no, e molti tavoli all’interno, con un piano superiore che non ho visitato. L’arredamento è tutto in legno con molti ammennicoli colorati (cercherò di aggiungere una foto dell’interno non appena mi ricorderò di portare la macchina fotografica!), niente di speciale, ma funzionale. Propone un servizio ristorante non molto sviluppato, ma ci sono alcuni piatti a prezzo ragionevole: un menu moules et frites (cozze e patatine) con una pinta di Bitburger a 13.90 euro, oppure choucroute allo stesso prezzo. La mia ragazza afferma che le moules non sono male, tuttavia gli autoctoni dicono che ci sono posti migliori per mangiarle a Parigi (e parleremo anche di quelli, in futuro!). Ma quello che mi interessa di più è ovviamente il menu delle birre, e in effetti una nutrita sezione della carta è dedicata solo al mio obiettivo principale. Inizio a spulciare.

Le 15 linee di spina sono a tutti gli effetti presenti: c’è un sidro (Strongbow), Bitburger Pils, Maredsous blonde, Grimbergen, Blanche de Bruges, Faro, Chimay blonde,  Carlsberg Elephant, Kronenbourg, Desperados, Beamish Stout e Red, più una fantomatica Framboise, che non sono riuscito a capire a quale birra corrisponda, ma è catalogata tra le belga. In più, due linee di spina aggiuntive sono a rotazione tutti i mesi; adesso propongono Paulaner Oktoberfest e Chouffe. Assolutamente non male. I prezzi sono alti ma ahimè in linea con la vita parigina: generalmente 3.80 euro per la piccola (25cl), 7.40 per la pinta (50cl). In alcuni bar specializzati costano anche più di così. Una nota molto piacevole: tutte le birre che ho avuto modo di prendere qua sono state servite nel loro apposito bicchiere.

Non mi metto a contare le bottiglie, ma c’è una bella lista, divisa per paese. 3 olandesi (Trappe), 10 francesi (Ch’ti, Pelforth), una ventina di tedesche, 5 inglesi (Bass Pale Ale, Whitbread), almeno una cinquantina di belga. Tra queste, la sezione acida propone solo Mort Subite, Lindemans e Bellevue. Ci sono però alcune Chimay, Rochefort, Orval, Westmalle, Gouden Carolus (Triple e d’Or), Duvel, una Rodenbach, St Bernardus 12, Maredsous ed altre meno degne di nota. Il prezzo medio di una bottiglia è sui 6 euro, ma c’è un ampio margine di variazione a seconda della birra. Poche le bottiglie da 75 cl presenti.

In sostanza, un locale con una buona selezione di birre. Non ci sono rarità introvabili: anche se si vantano della loro vasta selezione, molte delle birre offerte sono assolutamente comuni, alcune non le berrei nemmeno sotto tortura. Però ci sono sicuramente delle spine degne di nota: Maredsous e Chimay blonde in primis, e, con un po’ di fortuna, le spine a rotazione propongono qualcosa di interessante. La Paulaner Oktoberfest, ad esempio, non è così scontata da trovare, la Chouffe alla spina è buonissima e si beve sempre volentieri. Quindi vale la pena passare da queste parti almeno una volta al mese per vedere cosa offrono di nuovo. I prezzi, come già detto, sono elevati ma in linea con gli altri bar à bières. Non vi consiglio di venire qua per fare una scorpacciata di birre in bottiglia perchè costano troppo secondo me, ma se avete voglia di qualcosa di buono alla spina, non rimarrete delusi.

Giacomo

Thomas Hardy’s Ale

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Category : Birra

Thomas Hardy’s Ale

O’Hanlon’s (UK)

Stile: Barley Wine

Imbottigliata: Gennaio 2007 (N° Q44948)

Prima di ogni commento, una breve nota storica nel caso di questa birra è necessaria. Originariamente era prodotta dalla Eldridge Pope in un paesino del Dorset, patria dello scrittore e poeta da cui questa ale prende il nome, è passata di mano nel 2003, dopo quattro anni dalla interruzione della sua produzione, alla O’Hanlon’s nel vicino ed elegante Devon.

Più che di una birra, si tratta di un’autentica prova di resistenza. Nata per invecchiare, è l’anello mancante tra la birra e il cognac. Il produttore stesso consiglia – quasi obbliga – a un’attesa di almeno 9 mesi prima della stappatura, anche se è caldamente consigliato aspettare di più; questa Real Ale infatti raggiunge l’apice dopo una decina d’anni, anche se chi ha avuto la fortuna e l’immane pazienza di aspettare 25 anni si è dichiarato estasiato del risultato raggiunto. Una sofferenza che viene ampiamente ripagata quindi.

Perché quindi recensire un’esemplare invecchiato “appena” 19 mesi? Beh, la curiosità era tanta e un termine di paragone per apprezzare un giorno il frutto di un’invecchiamento decennale era necessario. La prima cosa che si nota è l’incredibilile viscosità mentre la si versa nel bicchiere (che per la cronaca deve essere uno “snifter”, che purtroppo non possedevo a casa); il colore rosso ambrato opaco è proprio quello che mi potevo aspettare. Carbonazione e cappello pressoché assenti. Al primo sorso è la ciliegia a far da padrone, seguito da un imponente malto accompagnato da spezie dal gusto molto caldo e lieve alcool, con un finale felicemente luppolato e secco che invogliano a un successivo sorso; voglia che deve esser controllata dato che questa ale si presenta in bottiglie da 250mL. Bevibilità straordinaria, specialmente come dopocena.

Sono rimasto genuinamente impressionato, e ora l’attesa per provare il risultato dell’invecchiamento so che sarà ancora più difficile da sopportare, ma allo stesso tempo sono certo che non potrò esser deluso dal risultato.

Lorenzo

Gueuze 100% Lambic Bio

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Category : Birra

Gueuze 100% Lambic Bio

Cantillon (Belgio)

Stile: Lambic Gueuze

Imbottigliata: 7 Ottobre 2007

Cantillon Gueuze 100% Lambic Bio

Mi arrogo il diritto di iniziare la sezione Recensioni con una birra acida, il mio stile preferito.

Da pochi anni la Cantillon produce Lambic con prodotti dell’agricoltura biologica (frumento e malto d’orzo); questa è, al momento, la loro unica birra interamente fatta in questo modo. Per chi non lo sapesse, ricordo che le Lambic sono birre a fermentazione spontanea – ovvero, fermentano all’aria aperta a causa di batteri; le Lambic giovani hanno un sapore molto forte ed acido, quindi vengono spesso fatte invecchiare in botti di quercia per alcuni anni, generalmente tre, in modo da perdere parte dell’acidità. Una Gueuze è una birra che ha come base una Lambic invecchiata, a cui vengono aggiunte Lambic giovani per ridonare frizzantezza e creare un corpo piu’ complesso, facendo rifermentare in bottiglia.

Non fa eccezione questa Gueuze, dal bellissimo colore dorato, trasparente, con una schiuma densa che svanisce rapidamente. L’aroma è molto acido – agrumi e mela verde – e fa venire l’acquolina in bocca. Il gusto è forte ed è anch’esso acido, pungente, ma non in maniera eccessiva. La birra è corposa, e lascia una leggera nota di quercia, derivata dall’invecchiamento in botte, sebbene questo amaro sia molto lieve. Forte carbonazione, frizzante al punto giusto. Dopo ogni sorso viene voglia di prendere immediatamente il successivo.

Un’ottima birra, una gueuze tipica ma fatta con grande maestria, forse la più rappresentativa di questo stile. Può non essere facile da bere all’inizio per la sua acidità, ma anch’essa è dosata molto bene e non è mai eccessiva. Secondo me un buon punto di partenza per avvicinarsi alle birre acide.

Giacomo

Barmania

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Category : Eventi

E’ in programma questo weekend l’edizione 2008 di Barmania, una fiera-mostra che nel corso degli ultimi anni ha trovato sempre più spazio e successo. Come ogni anno, Barmania si svolge a Gonzaga (Mantova) nei padiglioni della Fiera Millenaria.
Già da due anni partecipo volentieri e vedo quanto impegno c’è dietro per migliorare un evento che, per chi è appassionato, è un vero Must. Quest’anno i padiglioni saranno aprti (ingresso gratuito) Venerdì, Sabato e Domenica, e come ogni anno a corollario ci sarà anche il mercatino di tutti gli oggetti da collezionismo (tappi, borriglie, etichette, insegne, lampade e tutto quello che è materiale o gadget da bar). Tra un acquisto e l’altro (pochi quest’anno perchè ormai non so più dove inchiodare le insegne birraie) bisognerà passare a dissetarsi a fianco del mercatino, dove ci sono i vari stand dei Microbirrifici e Birrifici Artigianali. Due anni fa la scelta era già buona (pur essendo andato di domeica mattina); nell’edizione 2007 erano all’incirca presenti una trentina di stands, cn un centinaio abbondante di spine disponibili. Ci son state addirittura “new-entries”, Birrifici che hanno avuto la loro “prima” proprio in quel di Gonzaga, come il Birrificio Freccia. Da ricordare anche il Birrificio Maivisto (Bergamo), che come ogni anno regala qualche perla.

Che altro dire? Non mancate…

Mattia

Per info:
Il volantino della manifestazione
www.barmania.it
Birrifico Maivisto